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LA RABBIA DI NAHUM E LA SPERANZA DI SION83. A Nume Supremo elevato dai Giona, nel vate di razza Javè si sprigiona: su Ninive stessa Nahum il profeta sterminio decreta. Parola del nume di nome Terrore, celeste geloso che serba il rancore, che spappola i monti ed inonda le valli fischiandoci i falli. L’editto è stilato: quel ventre di boria non abbia in futuro né nome né storia. Su chi flagellava si volga il flagello. Sconquasso. Macello. Tesori a montagne, madame e marchesi in stracci volare per altri paesi rimira, tu Ninive, a natiche fuori! Grugnisci e poi muori! Né sai quanta festa faranno poi tutti: è morta la tigre che umani prosciutti portava a brandelli alla tana dei ghiotti mai sazi tigrotti. ... Visione di Nahum di Elkosh. Javè è un dio geloso e vendicatore... Il suo furore divampa come il fuoco... Egli farà una totale distruzione della terra di Ninive... Ha dato l’ordine: il suo nome non abbia futuro... Un distruttore sale contro Ninive... E’ spogliata nuda e portata via; le sue serve gemono come colombe... Predate l’argento! Predate l’oro! ... Quivi il leone sbranava per i suoi cuccioli... Guai alla città di sangue... Eccomi a te, dice il Signore: ti alzerò la veste fino alla faccia... e tutti quelli che sentiranno parlare di te applaudiranno alla tua sorte: su chi non è passata la tua malvagità? (Nahum) ISAIA SPERANZA GIUDIA 84. Ma prima che Giona la pieghi alla pace e mentre l’arreso le attizza la brace, non passa indolore la Ninive cruda nemmeno su Giuda. Se ad Efrem mai più governanti concede, qua in trono Zecchia suo suddito siede, colui che l’Assiro svezzò per pupillo zelante e tranquillo. Ed è per il Libro il perfetto monarca che ogni idolo infrange e gli eretici marca, benché, per pagare il tributo che deve, dissangui la pieve e il tempio denudi del suo vasellame, di utensili e fregi d’argento e di rame. Finché l’Isaia non mostra in arrivo Javè redivivo: l’Egitto s’è armato a sventar la minaccia che viene dal nord; e Sionne l’abbraccia. Fidente in quel forte ed atavico aiuto, rifiuta il tributo. Ezechia figlio di Achaz regnò... ventinove anni in Gerusalemme... Egli soppresse i culti delle alture, frantumò le statue, abbatté l’idolo di Astarte... E il dio fu con lui, sì che riuscì in tutte le imprese. Si ribellò al re d’Assiria... Sconfisse i Filistei... Lasciò che Shalmaneser distruggesse Samaria... Poi Sennacherib... conquistò tutti i fortini di Giuda... Ezechia si arrese... Allora fu costretto a strappare dalle porte del tempio e dagli stipiti le lame d’oro... (II Re 18 e Isaia 36, che passa dal profeta foloassiro al profeta filoegiziano)
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