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L'ECONOMIA GLOBALE SI E' ESPANSA DI MENO DI QUANTO ATTESO NEL 2011

L’ECONOMIA GLOBALE SI E’ ESPANSA DI MENO DI QUANTO ATTESO NEL 2011
Brigid Fitzgerald Reading
www.earth-policy.org/indicators/C53/
Earth Policy Release
16 Febbraio, 2012
Gli indicatori Eco-Economici sono 12 tendenze che l’Earth Policy Institute usa per misurare i progressi nel costruire un’economia sostenibile.
Dato il modo in cui adesso il mondo fa affari, la crescita economica è una misura della crescente pressione sull’ambiente.
L'economia globale è cresciuto del 3,8% nel 2011, un calo dal +5,2 per cento del 2010.
Gli economisti avevano previsto un rallentamento, ma questa è stata una crescita ancora minore del previsto, grazie al terremoto e allo tsunami in Giappone, ai disordini nei paesi produttori di petrolio, alla crisi del debito in Europa, e una ripresa stagnante in USA.
Mentre le economie più ricche faticano a riprendersi dalla crisi finanziaria del 2008-09, i paesi più poveri affrontano i prezzi elevati del cibo e la disoccupazione giovanile crescente.
Nel frattempo, la disuguaglianza del reddito in crescita e lo sconvolgimento ambientale sfidano le nozioni convenzionali di salute economica.
Il valore totale dei beni e servizi prodotti a livello mondiale nel 2011 è stato di 77.200 miliardi di dollari, il doppio rispetto a 20 anni fa.
L'economia globale si ampliò in media del 4% l’anno nel decennio che portò al rallentamento del 2008 e alla contrazione del 2009.
Le economie industriali in genere sono cresciute di circa il 3% ogni anno nei 10 anni precedenti la recessione, ma solo del 1,6% nel 2011.
Le economie in via di sviluppo, che crebbero in media di circa il 6% annuo nel decennio prima della recessione, sono cresciute del 6,2% l’anno scorso.
L’Asia in via di sviluppo è stata responsabile per il 25% del prodotto economico globale nel 2011.
L’economia cinese, la seconda più grande del mondo, è cresciuta del 9,2% nel 2011, producendo $11,1 miliardi in beni e servizi.
CIò fu un’espansione molto più lenta rispetto al suo tasso pre - recessione del 14% del 2007.
L’India, il cui prodotto interno lordo (PIL) è cresciuto del 7,4% fino a $4.400 miliardi nel 2011, ha superato il Giappone, diventando la terza economia più grande del mondo.
(Vedi dati su www.earth-policy.org.)
Per il 2011 la crescita delle economie asiatiche in via di sviluppo è stata un po’ smorzata dal disastro in Giappone, che ha perturbato le catene di approvvigionamento globali per le auto, l’elettronica, e altri settori.
L'economia giapponese ha preso pure un colpo, calando dello 0,9% a $ 4,3 miliardi nel 2011.
Molti paesi industrializzati lottano ancora per riprendersi dalla Grande Recessione.
La produzione economica in molti di loro, in particolare in USA, Regno Unito e Russia, è stata di circa il 10% più bassa nel 2011 di quanto sarebbe stata senza la crisi, secondo la stima del Fondo Monetario Internazionale (FMI).
Il rallentamento del 2011 nei paesi industriali ha anche diminuito il flusso di ricchezza verso le economie in via di sviluppo.
Un’intricata rete di indebitamento tra i membri dell’Unione Europea pose le basi per una crisi del debito che avrebbe reso i mercati finanziari globali più volatili nel 2011.
Alcuni paesi, notate la Grecia, accumularono debiti che non sono in grado di rimborsare.
I paesi prestatori, notate la Germania - la quinta economia più grande al mondo, con un PIL di $ 3,0 trilioni nel 2011 - sono stati riluttanti a intervenire in loro aiuto.
I guai dell’Europa sono proseguiti nel 2012, quando le agenzie di rating hanno declassato 10 paesi, tra cui Francia, Italia e Spagna, nel mese di gennaio e febbraio.
Gli USA rimangono la più grande economia del mondo nel 2011 con un PIL di $ 14,8 miliardi, ma l’attività economica è stata più debole del previsto poiché lo stimolo alla spesa pubblica non bastò a stimolare la domanda privata.
Gli USA sono uno dei pochi paesi ricchi, dove i tassi di disoccupazione del 2011 erano ancora superiori rispetto a prima della recessione, e le aspettative di reddito familiare erano bassine.
Standard & Poor alimentò le preoccupazioni sulla salute fiscale in USA quando abbassò il rating del debito in agosto e l’incertezza sul come i politici dovrebbero affrontare queste sfide mise a dura prova i mercati finanziari globali. La crescita lenta nell’economia più grande trascinò giù tutta l’economia globale.
Anche se non colpiti duro dalla Grande Recessione, nel 2011 i paesi in via di sviluppo affrontarono delle sfide, dalla disoccupazione giovanile - che è aumentata a livello globale negli ultimi anni - agli alti prezzi del cibo.
Il maltempo, le scorte di cereali basse e gli alti prezzi del petrolio contribuirono ad aumentare il costo del cibo, un gran peso per le famiglie povere che spendono tantissimo per questo.
Gli alti prezzi alimentari possono contribuire all’insicurezza alimentare globale e alla povertà, la Banca Mondiale stima che i prezzi elevati del cibo alla fine del 2010 spinsero altri 44 milioni di persone in condizioni di estrema povertà.
Questi fattori probabilmente contribuirono a innescare le rivoluzioni che hanno spazzato tutto il Medio Oriente e il Nord Africa. Quel disordine contribuì agli alti prezzi del petrolio che rallentarono i consumi nelle economie industriali. I suoi prezzi arrivarono a $ 120 al barile ad aprile, e scesero a circa $ 100 a agosto.
Il Qatar, dove più della metà del reddito nazionale proviene dal petrolio e dal gas naturale, ha il più alto reddito medio del mondo: quasi 103 mila dollari a persona.
Gli Stati Uniti e la Cina hanno redditi medi (misurati in termini di PIL per persona) di $ 48.000 e $ 8,000 per persona, rispettivamente.
La Repubblica Democratica del Congo, uno stato fallito afflitto dalla corruzione del governo e dai conflitti violenti, ha il più basso reddito medio del mondo, meno di $ 350 per persona.
Così il più alto reddito medio nazionale del mondo è ormai quasi 300 volte il minore.
Nel dicembre 2011, l’Organizzazione per la Cooperazione Economica e lo Sviluppo ha riferito che il divario tra ricchi e poveri si è ampliato in molti paesi industriali negli ultimi decenni.
Ad esempio, negli Stati Uniti tra il 1984 e il 2008 (l’ultimo anno per il quale sono disponibili dati), i redditi tra il 10% delle famiglie più ricche è cresciuto di quasi 4 volte più veloce dei redditi del decimo dei più poveri.
Anche la Cina ultimamente è cresciuta più diseguale nonostante la forte crescita economica.
Sorprendentemente, il Brasile ha ridotto la disuguaglianza e la povertà allo stesso tempo negli ultimi dieci anni mentre aumentavano i redditi sia tra i ricchi che tra i poveri.
Quando la distribuzione del reddito è molto disuguale, la mobilità sociale è limitata e la crescita contribuisce poco al ridurre la povertà.
L’alta disuguaglianza di reddito minaccia anche la stabilità politica e danneggia tutta l’economia.
Un articolo pubblicato nel 2011 dal magazine IMF Finance & Development ha rilevato che una maggiore uguaglianza dei redditi è ancora più importante per sostenere la crescita economica dell’apertura al commercio, della governance democratica, degli investimenti esteri, dei tassi di cambio competitivi, o del debito estero.
Il nostro sistema economico richiede la crescita costante per mantenere a galla i governi e le famiglie, ma i sistemi naturali alla base dell’economia non possono sostenere i consumi senza fine. Il PIL misura la produzione economica, ma non riflette i limiti ambientali, le rese sostenibili, o come i danni ambientali di oggi minano la prosperità futura.
E non riesce a distinguere una crescita economica che allevia la povertà e rafforza la società da ciò che inquina l’ambiente, danneggia la salute, o in modo sproporzionato arricchisce le grandi società e le persone molto ricche.
Diversi indici offrono misure più sfumate di benessere.
Ad esempio, nel 2011 la Norvegia era in testa secondo l’indice di sviluppo umano del Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite che incorpora l’aspettativa di vita, gli anni di scolarità e il reddito medio.
Gli Stati Uniti erano al quarto posto e la Cina si attesta al numero 101 su 187 paesi.
Gli Stati Uniti si collocano meno favorevolmente in indici che pesano il negativo impatto ambientale.
Il Global Footprint Network (GFN) calcola l’Impronta Ecologica dell’umanità mettendo a confronto il consumo di risorse con la capacità della terra di reintregrarle.
Se i sistemi naturali della terra fossero come una dotazione, allora la sua capacità annua di rigenerazione è come gli interessi maturati - l'importo che può essere speso ogni anno, senza esaurire il capitale.
Il GFN rilevò che entro nel 2007, l'impronta ecologica dell’umanità superò “l’interesse” annuale della terra del 50 per cento.
Insieme, gli Stati Uniti e la Cina consumano quasi la metà di ciò che la natura può fornire a un livello sostenibile.
Nell’ attuale sistema economico, la crescita, il benessere in aumento e la crescita media della popolazione significano più consumo, più distruzione ambientale e più rifiuti prodotti.
Questo modello di sviluppo occidentale sta fallendo: se tutti sulla terra condividessero quello dell’americano medio, servirebbero più di 4,5 pianeti per sostenerci, secondo GFN.
Senza una visione più completa di salute economica e di migliori modi per misurarla, voleremo alla cieca su un percorso di declino economico e di collasso.
# # #
I dati e le risorse aggiuntive su www.earth-policy.org.
Sentitevi liberi di inoltrare queste informazioni ad amici, familiari e colleghi!
Media Contact: Reah Janise Kauffman
Research Contact: Brigid Reading Fitzgerald
Earth Policy Institute
1350 Connecticut Avenue NW, Suite 403, Washington, DC 20036

tradotto da F. Allegri il 02/07/2012
Franco Allegri è presidente dell'associazione Futuroieri, è laureato in scienze politiche, nel 2008 riuscì a prevedere e spiegare il fallimento di Lehman Brother prevedendo anche la data del 18 settembre, da agosto 2009 spiega il litigio tra Berlusconi e Fini come causa prima del governo Monti.
Traduce scritti politici e si occupa di cittadinanza.
Si dedica alla libera informazione politica ed economica e traduce le lettere di Michael Moore, Ralph Nader e Lester R. Brown.
Su Facebook è Futuro Ieri.

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