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Superfragil...
   
Creato da Superfragilistic il 30/07/2008

Sonoviva

Un blog di denuncia, osservazione e critica possibilmente costruttiva

 

 

19 Maggio 2012 - BRINDISI COLPITA ORRIBILMENTE-

Il dolore, lo sgomento, la paura di rivedere uno spettacolo che ha funestato tanti anni di un passato tanto buio del quale non si è ancora scritta una definitiva parola di giustizia. Delitti compiuti colpendo nel mucchio, senza scegliere le vittime ma seminando sangue, morte e orrore.

Oggi la mano di uomini, per cui la pietà non è neanche una parola e tantomeno un sentimento, ha colpito con straordinaria ferocia la parte migliore della nostra comunità, quella di cui fanno parte i nostri figli e le nostre figlie, quella di cui fanno parte quella schiera di professori che trasmettono la cultura e la conoscenza per formare giovani consapevoli e liberi. Ma la libertà di pensiero non piace a chi vuole che rimaniamo proni al volere delle mafie e dei poteri. Nell'Istituto Morvillo si andava oltre il comune insegnare, perché i valori dell'antimafia facevano e fanno parte del suo stesso DNA, a partire dal nome, e continuando con l'impegno nel trasmettere il valore della legalità, del rispetto, della lotta civile contro lo strapotere della mafia. Perché anche se si trattasse di un atto legato ad una nuova strategia della tensione, sempre alla mafia si dovrebbe pensare ed ai tentacoli velenosi che s'insinuano nella peggiore politica e negli interessi finanziari enormi legati ai traffici illeciti di ogni tipo. Questa mafia ha bisogno che nulla cambi e si nutre dell'ignoranza e della paura: non dobbiamo perciò mai finire di stringerci in un immenso abbraccio fatto di compassione, di dolore immenso ma anche, e soprattutto, di voglia di rimanere insieme a  combattere perché sia la parte migliore a vincere a discapito del male che vorrebbe prendere il sopravvento. 

 
 
 

PARMA LABORATORIO POLITICO

Parma piazza Garibaldi

 

 

Ormai da diversi mesi osservo la realtà politica italiana e mondiale da un luogo che, per una serie di coincidenze verificatesi nella mia vita, non è quello dove ho trascorso la maggior parte degli anni della mia ormai lunga vita. Parlo di Parma che è diventata un po' la mia terza città dopo Roma che mi ha dato inatali e formazione culturale; Salerno che ormai mi ospita - suo malgrado - da tanti anni e dove sono nati e cresciuti i miei affetti familiari, ed infine Parma per l'appunto. 

Qui ho ritrovato un po' della serenità d'animo che, negli ultimi anni, era sempre più corrosa dalla netta sensazione che nulla potesse cambiare; il sud, così bello, colorato, vario, fantasioso, baciato dagli dei, deve purtroppo fare i conti con una mentalità che include in sé alcuni concetti che fanno da substrato ad una diffusa cultura camorristica. Atteggiamenti che vengono assunti per abitudine, certo non per cattiveria e nemmeno con consapevolezza e che possono essere sintetizzati in brevi frasi o in parole che fano da sfondo a quel modo di vivere e ne sono l'essenza. Provo ad esprimerne alcuni che forse possono far sorridere chi qui non è costretto a viverne le conseguenze: 'fottitenne; va buo'; fatti i cazzi tuoi; se non ti sta bene vattene, nessuno ti prega di restare; chi te lo fa fare; pensa a campa'.....nun ci c...à u c.....o.

E questo a livello verbale ma la vita è fatta anche di altre cose tipo il rispetto di alcune regole che aiutino tutti a vivere meglio e che vengono abitualmente non rispettate senza che ci si chieda quanto ciò renderà la vita più difficile all'altro; per esempio se parcheggio sulle strisce o davanti ad uno scivolo; per esempio se passo con il rosso; o se getto per terra i rifiuti; o se lascio che il mio cane insozzi con le sue cacate il prato; o se non mi curo del fatto che suonare il clacson ad ogni pié sospinto può nuocere alla salute mentale di qualcuno. Potrei andare avanti per molto ma non servirebbe a rappresentare meglio quanta fatica ci voglia a vivere in una siffatta Babele. La mancanza di coscienza di essere una comunità di persone e del concetto di bene comune è, a mio parere, ciò che fa sì che anche la politica o la mala politica possa attecchire attraverso un diffuso sistema di connivenze e di interessi privati che si utrono di uno sfrenato individualismo, per di più mascherato dal vogliamoci bene.

Quello che ho imparato a Parma da questo popolo è stata la dignità e la consapevolezza del dirio di citadinanza, che hanno mostrato quando hanno avuto la forza ed il coraggio di scendere in piazza tutti i giorni, tutti insieme, per cacciare il primo cittadino che avevano eletto ma che si era macchiato di colpe spendendo soldi del Comune e realizzzando uno straordinario buco nel Bilancio. Scandendo slogans e dicendo al popolo italiano di fare come loro per cacciare Berlusconi ( allora era ancora al Governo), hanno costretto il Sindaco, ancorato alla poltrona, alle dimissioni.

Una nemesi storica la loro, che si realizza con la cacciata del pidiellino sindaco; e forse questo senso di colpa non ha mai finito di affliggere i parmigiani, da sempre elettori del PCI prima e del centrosinista poi; ma è così scontato pensare che un partito, come il PDL, che aveva conquistato la maggioranza alle scorse elezioni amministrative ( per colpe dell'ex ex sindaco PD naturalmente) potesse, a pochi anni di distanza, essere affossato arrivando ad uno scarso 4 per cento? è scontato? sarebbe potuto accadere in Campania dove cambiare non è un lussso che ci si può prendere senza che il malaffare ne dia il consenso?

Ed invece qui è accaduto ed è anche accaduto dell'altro: alle primarie del centrosinistra alle urne non è andato quasi nessuno, diciamo circa 6.000 persone ed il candidato,  Bernazzoli, attualmente Presidente della Provincia, è stato scelto in quel modo facendo finta che  il popolo della sinistra si fosse espresso. Molto meglio sarebbe stato annullarle quelle primarie; invece la politica dei soliti ha deciso non solo di candidarlo, ma movimenti da Sinistra ecologia e libertà, passando dall'IDV di di Pietro per racchiudere tutti i movimenti progressisti, lo hanno sostenuto. Intanto un giovane 'nessuno' per la politica, ma stimato per il suo impegno civile, tal Pizzarotti, si presentava con il Movimento 5 stelle di Grillo. Lui dice che Grillo manco lo conosceva ma ha imbastito un programma, lo ha diffuso e la gente, nel disperato panorama delle offerte della sinistra e delle altre circa 8 liste varie tra quelle della destra e quelle civiche, ha creduto in lui e lo ha votato. Hanno paura a Parma, città da sempre bandiera dei servizi, del welfare e dell'integrazione, di perdere quello che hanno conquistato negli anni. Sono consapevoli che i casalesi sono arrivati fin qui; ne parlano, si indignano, partecipano alla vita di tutti i giorni e non si sottraggono alla condivisione delle responsabilità civili. Ho visto una ragazza sgridare un giovane che, trovato privo del biglietto del pullmann, aveva iniziato una diatriba contro il controllore; l'ho sentita dire a quel ragazzo che non aveva il diritto di risponder male ad una persona che stava solo facendo il proprio lavoro. Ho ammirato quel non tacere, quel non farsi i 'cazzi propri', il non fottersene. Ho visto 2 insegnanti dopo la scuola andare in soccorso di un ragazzo i cui compagni, 'per gioco', avevano gettato sulla neve e colpito con quella sul volto fino a fargli uscire il sangue dal naso. Non le ho viste girarsi dall'altra parte ed andare oltre, ma ho sentito che hanno telefonato prima alla famiglia del ragazzo e poi a quelle degli aggressori. Non hanno detto 'so' guaglion'' oppure non hanno detto' la prossima volta spacca tu il naso a loro'.

Ho avuto sempre un sorriso, un buongiorno ed un'attenzione quando sono entrata in un negozio ed anche l'edicolante presso cui ti fermi per un fuggente istante, non manca di augurarti una buona giornata. 

Cosa voglio significare con ciò? già li sento i miei conterranei che mi obiettano: ' e resta a Parma!', mostrando così di non aver capito quale sia il mio cruccio: che in un posto molto meno baciato dagli dei di quanto non sia la nostra straordinaria terra, ci sono uomini e donne capaci di scegliere il proprio futuro e di mettere in gioco equilibri che sembravano intoccabili come quelli della politica di questo orribile periodo italiano. 

A scanso di equivoci: a me Grillo non è mai piaciuto in generale, ma davanti ad una concreta alternativa di cambiamento, fatta di serie proposte, non posso fare a meno di alzare le mani e di batterle al coraggio di questa Città. E se Pizzarotto, come alcuni che pure lo hanno votato, non avrà, ad esempio, la forza di andare a chiedere prestiti alle banche, vista la situazione di dissesto del suo Comune, c'è ora qualcuno, e di molto importante, che ha deciso di tendergli una mano, come si può leggere nelle sue stesse dichiarazioni nell'articolo linkato qui sotto. 

Nel mio piccolo ho fatto la mia campagna elettorale ed i miei sondaggi e vedo che le cose potrebbero andare bene. Incrocio le dita e condivido con voi questo articolo in cui lo stesso Pizzarotti spiega chi sarebbero i suoi consiglieri e soprattutto il criterio di selezione perché il meglio possa essere messo al servizio della città che diventerebbe così uno straordinario Laboratorio politico.

http://diariodellacrisi-parma.blogautore.repubblica.it/2012/05/17/pizzarotti-i-miei-5-assessori/comment-page-1/#comment-14300

 

 

 

 
 
 

RIAPPROPRIARSI DELLA VITA

                                         

 

Ricomincia da qui, dal giorno dopo il primo turno delle Amministrative, la riflessione su cosa siamo diventati e come stia cambiando il nostro modo di vivere il personale quotidiano; credo che ognuno di noi si renda conto dei mutamenti che sono avvenuti intorno e, cosa molto più grave, all'interno delle nostre stesse anime, se così vogliamo definire quell'area intima e di pura energia che detta il nostro stesso essere e ne segna il percorso. Per quanto mi riguarda, mi accorgo che, mio malgrado e nonostante abbia sempre cercato di porre in atto consapevoli politiche di vita, trovo difficoltà a trovare una qualche concentrazione nelle cose che faccio; ogni cosa sembra necessariamente fermarsi ad un livello superficiale e non certo perché non ci sarebbe la voglia di giungere nel profondo, ma proprio per una sopraggiunta incapacità, ad esempio, di porre in standby ogni rumore interno ed esterno fino a giungerre a quel livello di 'desertum' interiore necessario per poter ascoltare la semplice melodia che solo da un cuore e da una mente libera da condizionamenti si può sprigionare.

Non so voi, ma io non riesco a sedermi a leggere, durante la giornata, per oltre un tempo molto molto limitato e spesso devo leggere e rileggere lo stesso periodo perché la mia mente comunque viene catturata e distratta da pensieri contingenti. Questo provoca anche un impoverimento della capacità di restituzione delle sensazioni vissute, una limitata possibilità di una ricerca preventiva di dati e documenti finalizzati all'approfondimento delle notizie; fatto questo che  fa propendere, piuttosto che ad un serio approccio e contributo di idee attraverso il ragionamento condiviso in un blog, al più rapido condividere su Facebook. Ed è proprio questo il massimo male possibile, proprio dalla sua nascita faccio derivare il progressivo impoverimento del pensiero pensato; un po' come quelle ricerche fatte fare oggi a scuola in cui i ragazzi, inserito in google l'argomento, giungono su Wikipedia dove, con un semplice clic possono copiare ed incollare notizie e nozioni - chissà se esatte - che neanche leggono. Avendo lavorato per una vita nella ricerca di documenti nel Ministero per i Beni Culturali ed essendo stata educata alla lettura approfondita ed all'analisi, ricordo ben altri tipi di procedimenti. Si leggeva, si collazionava, si estrapolava, si costruiva una sintesi ragionata delle informazioni fino a produrre la propria ricerca. A volte si partiva da documenti inediti per accrescere la conoscenza di altri in uno scambio fatto di osmosi. Allora, se guardo alla mia attuale incapacità che solo in minima parte, secondo me, è da imputare all'età, mi chiedo cosa sia stato e quale sia ancora il danno prodotto sulle giovani generazioni che non avendo per lo più conosciuto altro che questo nulla, non hanno neanche la minima percezione di ciò che hanno perso.

Chiaro che la possibilità di manipolazione di una coscienza che non è abituata ad approfondire concetti ed a farli crescere attraverso proprie acquisizioni con carattere di originalità, è altissima e rende le ultime generazioni   spesso incapaci di sostuirsi, in modo concreto ed originale, al nulla che ci governa in ogni campo. Fa tristezza a volte sentire gli interventi pappagalleschi dei giovani dissidenti o indignati che parlano nelle trasmissioni televisive, diciamo così, di sinistra. Ancora più tristi sono quei 'sondaggi ' lanciati da Michele Santoro da Servizio pubblico  attraverso Giulia, di per sé simpatica ed anche intelligente, ma in cui la domanda già contiene la risposta spesso superficiale e pericolosamente destabilizzante. E di conseguenza perdono di consistenza anche le azioni di rivalsa contro nemici creati ad hoc da certi media e dalla colpevole stampa. Gli organi che sarebbero preposti ad innalzare il livello culturale del popolo, fanno invece da volano ad una becera ripetizione di concetti proposti come assiomi, tranne poi tirarsi indietro  quando i fatti assumono le tinte fosche di un gesto eclatante. Dai il caso del tipo che non aveva pagato il canone e che aveva sequestrato mezzo Ufficio delle imposte, rovinandosi la vita e rischiando di rovinarla ad altri: quando ho ascoltato la notizia ( w la radio ) mi è subito venuto in mente il Bombarolo di De André che sceglie di diventare tale e già pensa ai commenti della sua ex ed alle interviste che questa concederà e di come si sporgerà dalle prime pagine, unica vincitrice di una partita nata persa, insieme agli  organi di stampa, da sempre al servizio del potere costituito ed in cerca di notizie piccanti attraverso le quali poter infilare il coltello nella carne viva, rigirandocelo più che può perché il dolore sia il massimo possibile.

Questi parte dei presupposti su cui si basa oggi la nostra Società che, privata di altri ben più solidi valori, frettolosamente liquidati come negativi, sono stati sostituiti dall'attuale sistema di relazioni o di non relazioni. La solidarietà, la condivisione, l'amore, il perdono, la mutua assistenza, la semplicità, la parsimonia, la pudicizia, l'altruismo, la giustizia, l'equità, la cultura, il bello, la musica, il canto, le arti,......potrei continuare per pagine: tutto cancellato, tutto inutile. Hanno distrutto Dio per costruire il regno del denaro a cui sono collegati tutti i difetti del vivere di effimero. 

 

 
 
 

PER ANGELA

Post n°369 pubblicato il 30 Aprile 2012 da Superfragilistic
 

 

 

Ricordo come fosse ieri, ed invece ne sono passati di anni!,  quando entrasti insieme al tuo compagno nel nostro giovane pazzo ufficio, in tempi in cui la fantasia e l’entusiasmo erano compagni del lavoro quotidiano. Due perfetti yippies, venuti ancora più dal sud, alla ricerca di una nuova cornice ad una storia fatta d’amore e di tanta sofferenza vissuta nelle precedenti vite. Lui con la sua barba che gli dava un’aria misteriosa, tu con il piglio da gitana con tanta voglia di trovare un luogo dove porre fine al nomadismo di un’anima inquieta. Vi ricordo felici e sorridenti, pieni di voglia di ricominciare senza però lasciarvi alle spalle più di quanto fosse opportuno e giusto lasciarsi. Tu Angela diventasti madre delle sue figlie e lui lo fu del tuo. Angela, di te non ricordo mai una cattiveria, mai uno sgarbo ma sempre una grande sincerità e franchezza anche nell’affrontare opinioni diverse dalle tue. Ricordo il nostro rapporto fatto di momenti in cui le mie rigidità si scontravano con la tua amorevole voglia di giustificare. Ricordo le tue incazzature e le tue battaglie vissute sempre a testa alta. Eravate due ma uno tu e lui e presto questo divenne carne ed ancora ho nella mente il ricordo del giorno in cui ci incontrammo nella Banca d’Italia: Pina, tu ed io, tutte e tre con il pancione: tre storie, tre vite tanto diverse e non posso fare a meno di riflettere su come, di noi tre, sia rimasta solo io a poterlo raccontare. Gli occhi si velano di pianto ed anche se le contingenze della vita mi hanno portato, durante questi mesi, lontano da qui, mai il tuo volto e la tua cara persona sono andate lontano dalla mia mente e dal mio cuore.

Cosa posso dire? Beh qualcosa in cui credo profondamente ed in cui anche tu credevi tanto profondamente dopo un percorso che ti aveva portato alla fede: tu stai ora nel caldo luogo dell’amore dove ognuno di noi anela tornare. Lo dico senza retorica e con grande fede condivisa. Sei proprio lì dove per una vita hai teso arrivare anche se no, non potevi farlo, perché c’era qualcuno a cui serviva ancora che tu fossi qui. E che sentirà la tua mancanza, per sempre.  Angela, nel venire a porgerti l’ultimo saluto, sarà questo che vorrò dirti e condividere con te.

Dimmi come farai a stringere ancora tra le tue braccia protettive i tuoi figli; dimmi come potrai stringere ancora tra le tue braccia il tuo amato sposo. Ti voglio bene Angela ed un giorno sono certa che ci incontreremo ed allora non ci sarà più nessuna morte a separarci. 

 

 
 
 

L'ITALIA DI OGGI RIPIEGATA SU SE STESSA

                     

 

SABATO 31 MARZO DALLE 17 ALLE 19
A LARGO ARGENTINA- davanti alla LIBRERIA FELTRINELLI

SIT IN CONTRO LA GUERRA PROMOSSO DA RETE NOWAR ROMA

CONTRO LE MINACCE DI NUOVE "GUERRE UMANITARIE" IN SIRIA, IN IRAN

CONTRO IL COINVOLGIMENTO DELL'ITALIA IN NUOVE MISSIONI DI GUERRA

CONTRO LE SPESE MILITARI, CONTRO L'ACQUISTO DEI CACCIABOMBARDIERI F35

PER RILANCIARE IL RIPUDIO COSTITUZIONALE DELLA GUERRA

 

 

Questo l'invito che ormai, a quasi un mese di distanza, mi ritrovo a leggere di nuovo. L'avevo messo in standby con l'intenzione di riprenderlo per un mio nuovo post. 

Oggi mi chiedo quante persone abbiano partecipato all'evento e quanto ancora sentiamo il bisogno di esprimere un dissenso per questo incredibile fiorire di guerre targate come missioni di pace. Siamo distratti dai nostri problemi che nulla sarebbero se li confrontassimo a quanto stanno vivendo quelle popolazioni per le quali la nostra malata 'democrazia' si è impegnata in prima persona. I nostri telegiornali, le trasmissioni di approfondimento, i talk show, ovvero tutte  quelle fonti di 'informazione' che raggiungono un pubblico vasto e molteplice, ci parlano dei nostri squallidi personaggi politici o antipolitici, della borsa, dello spread, del debito, della finanza in generale e dei problemi che una sparuta parte della popolazione, per nulla rappresentativa di un popolo, ha creato, ma nessuno più parla dell'uomo, della sua dignità, della violenza che si esercita su di lui; nessuno più ci racconta quello che sta avvenendo in Egitto, in Libia, in Siria, in Afganistan, in Iraq ed in ogni altro luogo in cui in qualche modo gli ordini precedenti sono stati sovvertiti ma dove forse ancora non esiste una via alla normalizzazione.

Un tentativo forse è stato quello compiuto da Presa diretta che ha dedicato lo scorso 2 Aprile una puntata speciale alla Libia ed a quanto è avvenuto e sta avvenendo a partire dalla morte del dittatore e che invito  chiunque non l'abbia fatto a guardare collegandosi al sito Rai.

Da questa visione ho appreso che in Libia non è mai esistito un ordinamento dello Stato che prevedesse una gestione del territorio e delle popolazioni, ma ogni cosa era gestita direttamente da parte del capo e della sua tribù e che quindi ora non c'è nessuno che possa rimettere in moto quella macchina che non esiste. Ho appreso che la violenza, il sopruso, l'odio e tutto quello che la guerra insegna, sono ormai divenute il vero patrimonio del popolo libico e la carneficina, lo stupro, la vendetta, l'odio il nuovo patrimonio di uno Stato allo sbando. Dunque che fine hanno fatto tutte le nostre idee sul cambio degli equilibri in Europa, sulla nuova frontiera dell'economia, sulle potenzialità di una terra, la Libia, che non vuole più essere sfruttata per quello che ha sotto terra ma che aspetta chi l'aiuti a valorizzare quello che ha di visibile? Ci pensa la Turchia a prendere il posto che abbiamo lasciato vuoto diminuendo le pratiche burocratiche che impediscono di fatto il libero movimento, ovvero abolendo il visto per i Libici che così velocemente possono curare i propri affari muovendosi senza aspettare i tempi lunghi che l'Italia prevede per concedere l'ingresso.

E della Siria chi piange i morti di tanti innocenti, donne e bambii? chi si sente in dovere di non tacere? Il sangue ci viene mostrato all'ora di pranzo sui telegiornali, giusto quel poco per farci abituare, dopo che ci hanno somministrato la nostra buona dose di Bossi, il trota, le olgettine,Ruby rubacuori, i diamanti, il Grillo parlante,la CGIL dissidente, Angeletti e compagnia cantando. Ma quella piccola dose quella si, non ce la fanno mancare, e mischiata a tanta banalità serve ad assuefarci e non farci capire quanto sta accadendo.

Per tornare all'Italia, se non ci fosse stato finalmente mostrato il film sull'Aquila della Guzzanti, qualcuno avrebbe mai saputo che quel popolo è stato tenuto in segregazione ed in arresto dentro un recinto di reti invalicabili protette, si fa per dire, dalle forze armate? E chi avrebbe saputo che ai giornalisti è stato negato l'accesso e l'intervista a quei poveretti trattati alla stregua di detenuti? Io lo sapevo in parte in quanto colleghi del Ministero per i Beni Culturali, andati su input dello stesso Ministero che aveva da subito costituito una lista di massimi esperti della ricostruzione, non sono stati fatti entrare nel centro di L'Aquila dove invece il loro contributo sarebbe stato fondamentale per evitare una così terribile dispersione e distruzione di storia, arte, architettura che poi equivale alla vita stessa di un popolo devastato.

Insomma questo nostro sfrenato individualismo in cui nulla più ci tocca, e parlo soprattutto dei giovani, non è casuale ma frutto di una politica costruita ad hoc per modificare il nostro senso di appartenenza ad una comunità più larga che non si fermi nei confini della nostra piccola realtà quotidiana ma abbia la voglia di espandersi fino ad abbracciare un'umanità intera. Tutto è a carico dell'ONU e delle strutture internazionali, la cooperazione è svilita ed annientata ed il primo taglio, e non solo in Italia, è stato fatto sui fondi e sulle risorse umane. Certo perché non è un problema che investe solo l'Italia ma che parte da lontano e che ha creato un mostro che gestisce da ben altri punti di vista la sofferenza di popoli che, credendo di trovare la libertà, hanno spesso trovato un nuovo padrone. Investire per sfruttare e che la libertà non sia un valore. 

 
 
 

I COMPAGNI: UNA CATEGORIA FUORI DALLA STORIA?

sciopero metalmeccanici settembre 1969

 

Nei giorni seguiti alla rottura della trattativa tra Sindacato e Governo sulla nuova legge che dovrà regolamentare il mercato del lavoro, abbiamo visto crescere e farsi a volte anche esasperata la lotta degli operai contro le nostre Istituzioni; ci sono stati gesti clamorosi come quello di bruciare le tessere elettorali, ed altri  non condivisi come quello di dar fuoco alla bandiera d'Italia. Il punto dolente l'articolo 18 e la sua modifica ritenuta dalla CGIL, l'unica che ha espresso da subito dissenso, un vulnus alla storia del lavoro italiano fatta di lotte pregresse attraverso le quali  il fiero popolo operaio era passato dal più bieco sfruttamento al riconoscimento di alcuni dei diritti fondamentali cui ogni essere umano, e tanto più un lavoratore, aspira in quanto uomo e quindi persona degna di dignità.

Le lotte furono dure ed i lavoratori, vero motore di un'economia in sviluppo, avevano la forza per sostenerle ed ancora mi sembra di vedere  il fiero incedere dei Metalmeccanici a Roma alla fine degli anni '60.

Purtroppo durante i molti anni che ci separano dalla firma di quello Statuto che risale al 1970, le cose sono di gran lunga cambiate: il debito pubblico ingigantito dalle politiche clientelari e populistiche, il profitto dei padroni - quelli delle grandi imprese soprattuttto, - enormemente aumentato, il lavoratore sempre meno considerato, l'economia diretta verso altre fonti molto più facili di guadagno come   la finanza. D'altra parte anche il lavoratore è cambiato ed ha cominciato a vedere la possibilità di condurre una vita secondo gli schemi dettati dai media, dove possedere un televisore molto grande o un cellulare di ultima generazione, dove acquistarlo ai figli ancorché piccoli, appariva l'appagamento di un bisogno primario. Gli operai allora hanno cominciato a rivolgersi anche ad altri partiti politici ed a sentirsi un po' meno compagni. Prova ne è stata la massa di voti che la classe operaia ha riversato sul novello Dio che avrebbe dato loro un avvenire ancora migliore visto il successo che dalla sua stessa figura emanava attraverso i rotocalchi popolari, le trasmissioni.

Questo da una parte mentre dall'altra i compagni del Sindacato o del PCI o dei vari movimenti di estrema sinistra, incuranti dei mutamenti  profondi intervenuti nella società italiana, hanno continuato a fare finta che nulla fosse mutato ed a vivere di passato piuttosto che di proiettarsi nel presente e nel futuro. Sempre gli stessi slogan, sempre le stesse battaglie e, tranne piccoli sprazzi di luce, sempre autoreferenziali. Intanto crescevano i nostri e loro figli, generazioni perse e dimenticate a cui veniva tolto il diritto alla vita autonoma e libera negando il lavoro e la possinìbilità di migliorare la propria condizione rispetto a qualla dei loro padri; padri che continuavano ad autocompiacersi della propria bravura nel fare il 68, del loro eroico passato insuperabile da parte dei figli di cui si esaltavano le gesta non appena si profilava un'occupazione a scuola: segno che il ragazzo stava imboccando la giusta strada verso la lotta per i diritti e sarebbe stato di certo un ottimo compagno.

E poi un giorno ci si svegliava e ci si accorgeva che la crisi aveva travolto l'Italia e tutti quei buoni borghesi che per anni avevano rappresentato la sinistra rivestendo anche cariche sindacali magari all'interno delle pubbliche amministrazioni, si risvegliavano ancor più  compagni e si coalizzavano per difendere lo status quo dei garantiti e dei meno garantiti ma comunque di coloro per i quali avevano 'lavorato' conquistandosi una 'rendita di posizione', ovvero la rispettabilità ed il potere sugli iscritti e simpatizzanti.

Non credo, e scusatemi se sono franca, nella verginità di chi oggi rivendica l'intoccabilità dell'art.18 se non altro perché, ad articolo 18 vivo e vegeto, l'Italia è piena di lavoratori licenziati, di aziende chiuse, di piccole ditte individuali costrette al fallimento, di imprenditori che non reggono al dolore per dover negare uno stipendio ai propri dipendenti grazie ai quali hanno potuto vedere, in anni forse neanche tanto lontani,  il fiorire di un'economia che si era portata dietro il benessere anche della classe operaia. Credo che la difesa dell'articolo 18 - ed io sono tra i 3 milioni che hanno sfilato a Roma in un tempo ormai lontano e tanto diverso contro la sua abolizione - serva oggi, mutatis mutandis, al Sindacato ed al PD, per non 'sputtanarsi' davanti agli elettori. Elettori che da un bel pezzo si sono distaccati da una politica di cui non capiscono più l'utilità e che resta lontano da loro. Ci si dovrebbe curare di attirare coloro che dalla politica sono andati via e che dichiarano di non votare o che già da anni sono entrati nel numero degli astensionisti che, presi tutti insieme, raggiungono percentuali che di questi tempi la politica si sogna e che segnalano della grande disattenzione, certo non casuale, verso fasce di lavoratori precari, per lo più giovani e donne, disoccupati; ma anche piccoli imprenditori che, non avendo delocalizzato ed avendo preferito mantenere qui la produzione impiegando i lavoratori altamente specializzati che presso quello aziende si sono formati, hanno visto disinteresse verso le riforme che avrebbero potuto portare un miglioramento nella compromessa situazione italiana. 

Chiaro che l'accordo sull'articolo 18 sarà fatto, è notizia di oggi, ma occorrerà tirare la coperta fino a scoprire un po' di quella parte debole, i giovani, cui verranno negati alcuni miglioramenti nel rapporto contrattuale tanto di loro, che non pagano tessere e magari manco votano più, chi se ne frega. 

Così i compagni avranno di che essere fieri, per aver agito a favore della classe operaia, e potranno ancora dire che grazie ai compagni della CGIL l'articolo 18, baluardo della giustizia sociale, è salvo.

Ed a me, che obietto a qualcuno di loro, che rivendica con fierezza l'appellativo di compagno ( sul quale si è costruita credibilità e leadership), la lontananza di questo appellativo dalle vicende complesse attuali ed il fatto che l'autodefinirsi tale già di per sé allontana i giovani che non capiscono di che parli, con post riportati in quella fiera della superficialità che è Facebook, viene spiegato che:

 

'Ci sono tanti modi per definirsi in una dimensione comune. alcuni si chiamano cittadini, altri paesani, altri patrioti, qualcuno addirittura camerata. Poi ce ne sono altri che si definiscono compagni. C'è qualcosa di sbagliato? forse si se associa a tremende esperienze storiche. Onestamente e sinceramente mi onoro di essere fra quelli che ai tempi di Mao si chiamavo compagni. E' un termine che ha accompagnato una visione di eguaglianza e di giustizia sociale. Non è con l'abolizione del termine che si abolisce ciò che ci sta dietro. Il Comunismo è finito da venti anni, ma le lotte sociali ci sono ancora, l'ansia di giustizia e di eguaglianza non sono scomparsi. Io sta da questa parte, non da oggi, mi conosci bene. E tu? da che parte stai oggi?

Io rispondo: dalla parte dei giovani cui questa società italiana ed europea ha negato il futuro; sto con le piccole ditte che chiudono perché non riescono a sostenere i costi delle tasse e perché devono competere con chi lavora a nero; sto con i precari e con quelli che dell'articolo 18 non hanno mai usufruito perché semplicemente per loro non esisteva; sto con chi dignitosamente stringe la cinghia senza fa rumore; sto con chi non ce la fa, sia esso operaio o imprenditore, sto con chi lavora nel volontariato per alleviare le sofferenze di tanti e dare un piatto caldo a chi non se lo potrebbe permettere. Cerco anch'io di fare la mia parte come sempre ho fatto, senza sentire il bisogno di una classificazione di garanzia, quella di compagna, che di fatto spesso crea muri e barriere. 
Mi piace a questo proposito citare il mio caro amico Franz che curiosamente, proprio in coincidenza con questa mia polemica su Facebook sul termine compagno, espone la sua di impressione durante la manifestazione di Milano del Comitato no-debito' cui ha partecipato con il movimento di Giulietto Chiesa cui aderisce da tempo, sottolineando il fastidio di questo protagonoismo a tutti i costi fatto di slogan vecchi ed ormai privi di qualsiasi significato:

http://franzblog2.wordpress.com/2012/04/02/milano-da-occupare/

Meglio sarebbe meno dottrina e più concreto impegno, come quello, ad esempio del citato amico Franz appena citato.

P.S. La complessità dell'argomento ha reso necessarie alcune sintesi ed ha lasciato spazi vuoti e temi non toccati. Chi vuole può arricchire o stimolare la discussione su altri aspetti. 

 

 

 

 
 
 

LA CRISI DEI BLOG

     

Torno a voi dopo un lungo silenzio, di certo il più lungo dalla nascita di questo blog che ha registrato nei primi anni della sua vita,  punte di presenze fino al numero di mille al mese, che per me era un bel numero, fino a scendere a poche decine. Certo colpa del mio silenzio e del senso di vuoto anche interiore che un misterioso virus ha fatto crescere in noi in un progressivo svuotamento delle anime. Sento che ci siamo tutti impoveriti e che questi anni di squallore morale che hanno contrassegnato un triste periodo della nostra storia che non verrà dimenticato, hanno in qualche modo invaso nel profondo ognuno di noi. La crescita poi di sistemi di comunicazione rapida, mi riferisco a Facebook in particolare, hanno reso più superficiale il nostro esprimerci. Ognuno si sente protagonista nel condividere qualcosa con qualcuno ma raramente arricchisce di contenuti quel qualcosa che resta rapido scorrere. Ciò che prima veniva espresso in lunghi o meno lunghi post nei  nostri blog, oggi viene bruciato in frettolosi clic e la nostra capacità di analisi dei fatti viene man mano perdendosi come attitudine in quanto non praticata. Proprio come un corpo senza esercizio fisico si fiacca, così accade anche alle nostre menti se per troppo tempo non vengono stimolate ad esercitare il potere di comprensione e di critica dei fatti. Il che è poi direttamente collegato alla conoscenza che delle cose e dei fatti si ha o non si ha. Ma quanti si informano? e quali sono i canali che ci rendono informati delle cose e degli accadimenti? ed in un momento così difficile e sofferto della nostra Italia in cui ci appaiono come fantasmi viventi tutti quegli uomini e quelle donne che da un giorno all'altro hanno perso il lavoro, il futuro, la dignità, in giorni così abbiamo veramente voglia di occuparci di altro? non abbiamo la serenità per farlo.

Sento di voler trovare una nuova direzione verso cui andare per riprendermi le idee e la passione che qualcuno, in modo sottile e viscido, ha cacciato via da me spegnendomi la voglia e la determinatezza ad esprimere, per mezzo di parole, ciò che provo, sento, capisco guardandomi intorno, magari anche un poco più lontano da questi confini.

 
 
 

LO SCANDALO DI GRAZZIANISE

AEROPORTO GRAZZIANISE

 

La Giunta della Campania ha approvato, solo un giorno fa la, a mio parere, scandalosa risoluzione del PD circa la trasformazione dell'aeroporto di Grazzianise, oggi militare e commericle, in 'scalo internazionale'. L'importanza della decisione starebbe tutta nell'oppurtunità offerta alla provincia di Caserta di conoscere una stagione di grande sviluppo sotto ogni profilo. Ciò che avrebbero strappato in Consiglio regionale i due membri del PD casertano, in aggiunta al via libera a Grazzianise, sarebbe una rassicurazione circa la rete di aeroporti campani, tra cui quello di Salerno Costa d'Amalfi situato nel Comune di Pontecagnano. La scelta di Caserta, già auspicata da Cosentino, notoriamente referente dei Casalesi che a Caserta hanno per così dire residenza ufficiale, lascia attoniti in quanto sostenuta dal PD senza che venga espressa la seppur minima perplessità sulla reale necessità di una siffatta struttura a pochi chilometri da un aeroporto, quello di Napoli, oggi divenuto grosso scalo gestito dagli inglesi e che serve praticamente tutta la Campania, compresa la frangia estrema crocevia di  tre province: quella di Salerno, quella di Avellino e quella di Potenza ovvero la Basilicata. Un enorme bacino di utenza che fino ad oggi ha dovuto e deve spostarsi fino a Napoli o Roma per poter usufruire del trasporto aereo; e non è cosa da poco se si considera l'aperità del territorio in cui valli e catene montuose creano percorsi che videro scorrere parti importanti di storia, come quella dei monaci greco-bizantini che si spostavano dall'oriento creando dalla Calabria alla Campania una rete di eremi; o come quella più recente e mai troppo raccontata dei briganti che approfittando di quella tipologia di territorio, si nascondevano in grotte ed anfratti. 
Tutto questo per raccontare una difficoltà  oggettiva  di trasporti cui si ovvia oggi con qualche strada a scorrimento veloce che però non riesce ad annullare le distanze chilometriche che fanno della provincia di Salerno la più vasta d'Italia. In quest'ottica sarebbe stata una scelta di gran lunga migliore quella di far ripartire l'aeroporto di Salerno che, con la pista raddoppiata, andrebbe a coprire una vasta rete di utenza con offerte anche nel campo del Low cost visto l'nteresse gia manifestato dalla Ryanair che, dal Costa di Amalfi, potrebbe far partire vettori diretti in località battute dai giovani che oggi devono raggiungere Ciampino o Bergamo. Ma la giunta di centrodestra guidata da Caldoro vuole affossare Salerno che, con la gestione De Luca, di segno opposto, sta realizzando una rivoluzione in ogni campo, da quello dell'architettura e del disegno degli spazi, a quello del rilancio della Città non come piccola provincia ma città con dignità europea anche nella qualità dei servizi. 

La Regione così, con la decisione su Grazzianise, oltre a garantire al malaffare casertano e casalese la possibilità di mettere le mani sul movimento di denaro, sceglie di boicottare una possibilità di sviluppo per un territorio della sua stessa giurisdizione non per una giusta ratio, ma solo per volontà politica. La stessa Regione aveva già bloccato la partenza di una metropolitana ormai pronta che tanto bene avrebbe fatto al traffico di Salerno.

Pare comunque che di segno opposto alle decisioni di Caldoro sia ciò che nel merito ne pensa il Governo Nazionale che avrebbe invece intenzione di sbloccare i fondi per il raddoppio della pista dell'aeroporto di Salerno mentre si sarebbe espresso contrario a quello di Grazzianise ritenuto inutile on quanto il bacino di utenza sarebbe già coperto da quello di Napoli. Staremo a vedere.

 

 

 

 
 
 

IL PAESE DELLA CORRUZIONE

 

Oggi la Corte dei Conti, per l'ennesima volta, ci avverte che la corruzione non è un problema risolto ma anzi, si sviluppa come un enorme blob invadendo ed interessando ogni livello della pubblica amministrazione. Cosa che ben sa chi ha avuto la fortuna di poter lavorare al servizio della comunità nazionale come è stato per me che, per quasi quarant'anni, ho ritenuto di essere una privilegiata e non per il lassismo in cui versa ma, appunto, perché avevo il privilegio di lavorare in un campo, quello dei beni culturali, che mi consentiva di rendere un importante servizio attraverso il recupero, la valorizzazione, la gestione di un immenso patrimonio. 

Ma quello che ho visto e contro cui ho combattuto è stata una rete di corruzione che, seppure limitata a pochi, aveva sempre la proprietà di essere spalmata su vari livelli: in primo luogo il Dirigente, quindi il fido collaboratore, e dopo un certo numero di impiegati che, considerato l'andazzo, non esitavano a prendre una fetta della torta, piccola, ma pur sempre una fetta, inseguendo il sogno di essere parte del tutto. Lo si vedeva nella concessione dei permessi o nella gestione delle gare che, da parte di alcuni Dirigenti, era il momento più importante dell'attività annuale: quello in cui si poteva fare il 'do ut des' ovvero io ti invito alla gara facendo in modo che tu te la aggiudichi e tu mi fornisci un bene materiale - per esempio un pezzo di antiquariato o un oggetto di design - o una prestazione professionale gratuita ed una manutenzione sui miei beni personali.

Secondo il vecchio detto che recita 'il pesce puzza dalla capa' - ovvero è sempre dall'alto che parte l'input, ognuno seguiva  allo 'zompi chi può'. Ovvio che, a fronte di questa situazione, c'è sempre stata una percentuale alta, la maggioranza, di professionisti e di impiegati seri e preparati, con alto senso morale, ma impotenti a cambiare le cose e costretti a vederle senza potersi esprimere ché si rischiava pure la censura. Al mio ultimo Dirigente, una giovane donna sarda venuta sbandierando il valore della legalità quale bene fondante della sua attività, nel corso di una conversazione, mi sono sentita in dovere di rappresentare una tendenza in uso, ovvero quella di chiedere alla ditta alla quale si intendeva far vincere la gara, di fornire l'elenco delle altre imprese da invitare previo accordo con le stesse; e manco a dirlo la sua risposta era stata: 'lo so,, si fa dappertutto', lasciandomi nello sbigottimento ma non in silenzio: infatti, davanti ad un così basso profilo anche del male .- sinceramente c'è stato di meglio! - ho reagito rinfacciandole che allora la doveva finire di parlare di legalità e che se in Campania c'era la Camorra, lei ne faceva parte visto che non intendeva cambiare i giochi. Incredibile a dirsi ma mi ha anche dato ragione. 

Ora mi chiedo: ma se non cambierà il criterio di nomina dei Dirigenti e se questi saranno sempre scelti secondo logiche di partito ed anche, mi fa male dirlo, di sindacato, come potremo cambiare? Io mi sono arresa ed ho deciso di andare via dedicando, con riduzione dello stipendio, i miei ultimi anni al volontariato assai più proficuo. 

Ho progettato e seguito restauri ed ho sempre fatto atttenzione che le Ditte impegnate avessero i requisiti e non lavorassereo a nero mentre molti miei colleghi, in nome di un populismo del tipo ' peveri ragazzi devono lavorare anche loro' oppure del tipo' tu stai sempre a guardare le leggi, sei una poliziotta' hanno permesso a ditte prive dei requisiti di appropriarsi dei pochi lavori che oggi, stante la crisi economica, vengono ancora finanziati, con il risultato che le ditte in regola, non potendo sostenere i costi del loro essere onesti, hanno gradualmente chiuso o sono passate in nero. Impossibile per chi era in regola denunciare l'abuso compiuto con il beneplacito di funzionari e Dirigenti dello Stato, in quanto sarebbe costato loro la cancellazione dalle ditte chiaate per i lavori pubblici.

Ma dove sono i controlli? Alla fine aveva ragione chi diceva che il male assoluto ero io visto che il malaffare va sempre avanti. Malaffare che si serve anche dell'ignoranza e non solo della disonestà infatti la mia stessa Dirigente e molti funzionari neanche conoscono quali debbano essere i requisiti per fare il restauratore....tutto vero e confortato dalla poca chiarezza operata da parte del competente Ministro di turno.

Le auto blu: utilissime per il servizio dei dipendenti che altrimenti si vedono costretti a non svolgere attività ispettiva, vengono per lo più usate per scarrozzare dall'aeroporto ala sede il Dirigente e dalla sede all'aeroporto: almeno prima i Soprintendenti andavano con l'auto blu sul territorio di competenza, a seguire cantieri o a sovrintendere manifestazioni culturali ma oggi la qualità. così come per i politici, è scesa anche per i Dirigenti  e mentre prima si rubava facendo anche qualcosa per la comunità, oggi si ruba ognuno per sé senza preoccuparsi della decenza.

Figuriamoci quando i soldi da spartire sono tanti come nella Sanità: le cifre crescono enormemente e le coruttele sono direttamente proporzionali alla inefficenza della Regione in cui i servizi si trovano; così, per assurdo, chi vive in una Regione dove la politica sanitaria è inesistente, oltre a pagare nelle mancate prestazioni l'inefficenza, si rassegnerà a pagare in nero perché un servizio che gli spetterebbe gratis gli sia erogato.

Ho speranza, oggi per la prima volta da molti anni, che tutto questo possa cambiare sempre che il Parlamento, che non ha cessato di essere composto dai soggetti che ben conosciamo, non ostacoli l'azione dei Ministri e del capo del governo: gli umori delle persone che si incontrano tutti i giorni parlano in positivo, almeno qui a Parma dove da un po' mi trovo; non so nel sud visti i numerosi interessi che verrebbero calpestati se si cominciasse a fare sul serio. 

 
 
 

VITA

        

 

Nevica fitto fitto a Parma ed i fiocchi, grandi ed abbondanti, ricoprono le strade solo da poco tornate ad un aspetto quasi normale. Oggi sarà una giornata speciale, di quelle da ricordare, e la neve non è una bella notizia per chi ha bisogno che tutto sia agibile e veloce. Gli spalaneve passano a due a due liberando l'arteria principale e consentendo il deflusso del traffico e dei pulmann. I ragazzi vanno a scuola correndo e tirandosi palle di neve. 

Tra poco più di un'ora due nuove creature vedranno la luce: maschi, femmine, chi lo sa? Ma non è un aspetto importante della vicenda e ben altro è quello che conta.

Care creature  che presto verrete alla luce voglio dirvi che non so quale sarà il vostro futuro e se potrete vedere giorni migliori di quelli che noi, sciagurati nonni di una altrettanto sciagurata generazione, abbiamo preparato per i vostri genitori. Ma comunque sia ciò che oggi mi sento di augurarvi è che possiate sempre camminare con la testa alta, fieri delle scelte che farete, ribelli quanto basta per non assoggettarvi a nessun potere che si opponga alla vostra libera intelligenza. Che le vostre schiene non si pieghino mai per dare gloria a potenti di turno e che possiate vivere nella consapevolezza di far parte di un'unica comunità di uomini e donne uguali a prescindere dalla loro nazionalità, dal colore della loro pelle, dalla posizione sociale che occupano; e che la solidarietà sia valore fondante delle vostre vite. 

Creature piccole ed innocenti che state per aprire gli occhi e che vedrete gli occhi buoni di una mamma e di un papà, non vi conosco ancora ma già vi amo, perché siete il frutto del mio frutto, perché siete il simbolo concreto dell'amore, perché semplicemente esistete.

 
 
 
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