Sonoviva
Un blog di denuncia, osservazione e critica possibilmente costruttiva
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Post n°363 pubblicato il 07 Febbraio 2012 da Superfragilistic
Nevica fitto fitto a Parma ed i fiocchi, grandi ed abbondanti, ricoprono le strade da poco tornate ad un aspetto quasi normale. Oggi sarà una giornata speciale, di quelle da ricordare, e la neve non è una bella notizia per chi ha bisogno che tutto sia agibile e veloce. Gli spalaneve passano a due a due liberando l'arteria principale e consentendo il deflusso del traffico e dei pulmann. I ragazzi vanno a scuola correndo e tirandosi palle di neve. Tra poco più di un'ora due nuove creature vedranno la luce: maschi, femmine, chi lo sa? Ma non è un aspetto importante della vicenda e ben altro è quello che conta. Care creature che presto verrete alla luce voglio dirvi che non so quale sarà il vostro futuro e se potrete vedere giorni migliori di quelli che noi, sciagurati nonni di una altrettanto sciagurata generazione, abbiamo preparato per i vostri genitori. Ma comunque sia ciò che oggi mi sento di augurarvi è che possiate sempre camminare con la testa alta, fieri delle scelte che farete, ribelli quanto basta per non assoggettarsi a nessun potere che si opponga alla vostra libera intelligenza. Che le vostre schiene non si pieghino mai per dare gloria a potenti di turno e che possiate vivere nella consapevolezza di far parte di un'unica comunità di uomini e donne uguali a prescindere dalla loro nazionalità, dal colore della loro pelle, dalla posizione sociale che occupano e che la solidarietà sia valore fondante delle vostre vite. Creature piccole ed innocenti che state per aprire gli occhi e che vedrete gli occhi buoni di una mamma e di un papà, non vi conosco ancora ma già vi amo, perché siete il frutto del mio frutto, perché siete il simbolo concreto dell'amore, perché semplicemente esistete. |
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Post n°362 pubblicato il 04 Febbraio 2012 da Superfragilistic
Finalmente un articolo che restituisce i meriti dimenticati dai pù circa il lavoro svolto dai due Governi Prodi, buttati giù dal 'fuoco amico', in materia di risparmi e vantaggi ai citadini. E se non ho letto male manca anche la citazione di quella norma che consente ad un neoassicurato di usufruire della classe di merito più bassa che esiste nel nucleo familiare di appartenenza. Oggi Monti ha fatto molto meno perché, e sembra che gli italiani se lo siano dimenticato, il Parlamento che lo sostiene è in maggioranza di centrodestra e quindi sostenuto da quelle classi che le privatizzazioni dovrebbero andare a colpire. Quindi la sinistra la faccia finita con il gioco al massacro di chi ha provato a fare riforme importanti oppure accetti di fare il gioco della destra usando le stesse armi che questa usa per gettare discredito sul centrosinistra. Senza aggiungere altro riporto dunque l'articolo comparso oggi sulla Repubblica a firma di Roberto Mania DOSSIERSu costi bancari, farmacie e telefoni ROMA - Il governo Prodi, con Bersani ministro, batte Monti. Almeno sulle liberalizzazioni. Il comunista di Bettola, formatosi alla scuola dell'amministrazione locale, con le sue "lenzuolate" ha fatto di più e meglio per aprire il mercato italiano, per ridurre i prezzi per i consumatori e migliorare i servizi, del professore bocconiano che da Commissario europeo alla Concorrenza colpì con una multa stratosferica il monopolista Bill Gates. Diciamo che se fosse un match di pugilato, il segretario del Pd vincerebbe ai punti. autostrada non ci si accorgerà del tetto introdotto per le tariffe. Si applicherà solo alle concessionarie future. E quella di Autostrada, per esempio, scadrà tra ben 23 anni.
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Post n°361 pubblicato il 02 Febbraio 2012 da Superfragilistic
Da qualche tempo mi sto guardando intorno e mi sto rendendo conto di non comprendere più cosa stia succedendo: quando ci saremmo aspettati la rivolta tutto taceva e nel massimo silenzio generale venivano compiuti ogni giorno veri e propri crimini contro i cittadini e l'Italia tutta: per dirne una si approfittava di un terrmoto per condurre una campagna propagandistica volta a far credere che si stava realizzando una grande operazione di ricostruzione, mentre, abbandonando il centro storico di una città come L'Aquila alla distruzione, si dava inizo ad una grande spartizione di denaro pubblico utile ad incrementare private ricchezze piuttosto che a ridare dignità e futuro ad un popolo tanto provato; si lasciava che le alluvioni seminassero morte e spazzassero via paesi ed attività connesse senza che i più ne avessero conoscenza, come in Veneto o in Basilicata, o nella bella Atrani; si lasciava a capo del CIPE un capo camorra della portata di Cosentino perché da lì curasse i malaffari dei Casalesi e non solo; si permetteva che gli aerei di Stato fossero frequentati da puttane di alto bordo chiamandole escort; si lasciava che simpaticamente una banda di inetti governasse, si fa per dire, la nostra Nazione accumulando grossi capitali personali; si faceva questo e tanto più di questo e nessuno pareva protestare, tanto meno i Siciliani la cui fedeltà al Cavaliere, espressa in modo compatto nelle urne, contribuiva a tenere in mano alle mafie la Repubblica. Nessuno protestava: magari i forconi arrivavano dalla Sardegna e manco riuscivano ad arrivare a Roma, mentre un Governo non si curava che i pastori venissero affamati dalle regole perverse di un'economia fatta per poche selezionate tasche. La sinistra si opponeva gridando e protestando nelle piazze ed evocando lo spettro della prossima rivolta che sarebbe scoppiata di certo spinta dalla fame e dalla povertà dilagante e dall'assoluta impossibilità di almeno 2 generazioni di trovare un posto di lavoro ed in ruolo nella società. Le famiglie, ognuno per quanto possibile, si trasformavano in eccezionali ammortizzatori sociali per i loro figli che non riuscivano a sopravvivere, specie se con famiglia, alla dilagante crisi che aveva portato impoverimento, disoccupazione e cassa integrazione, nella migliore delle ipotesi. Poi la crisi era degenerata ed il Paese era al limite del collasso e si profilava alto il rischio di non poter più pagare neanche gli stipendi agli occupati, figuriamoci mantenere quelli in difficoltà ; allora, spinti da un Presidente che aveva, a mio parere, troppo taciuto fino a quel punto, il Cavaliere ed i suoi sporchi servi avevano loro malgrado abbandonato il potere, anche se non del tutto, per affidare ad un tecnico la guida di una nave la cui unica possibilità sarebbe stata il colare a picco, portando con sé tutta l'economia europea. Il nuovo Governo rapidamente si metteva al lavoro iniziando con misure gravi ed impopolari ma, purtroppo, necessarie visto lo stato in cui ci avevano portato quelli di prima con quasi venti anni di regime che, in primo luogo, ci avevano fatto perdere credibilità e stima internazionale. Ho partecipato a tante lotte e non ho tralasciato alcuna azione atta a far crollare il vergognoso sistema che ci governava e di cui avevo imbarazzo e che generava al mio intimo rabbia e dolore profondo. Il vedere di nuovo l'Italia rappresentata da una personalità così illustre e stimata in tutto il mondo occidentale, mi dava di nuovo una speranza. Questo Governo, riprendendo temi che Bersani aveva già rapidamente affrontato nel povero Governo Prodi,spingeva sulla redistribuzione della ricchezza del Paese creando le ptemesse di un'Italia più giusta attraverso la messa in discussione di stili di vita orami consuetudinari per alcune categorie abituate a voler controllare l'intero mercato del lavoro attraverso l'imposizione di parcelle sempre troppo salate e molto sommerse che la povera gente doveva pagare per una prestazione professionale necessaria. Controlli venivano effettuati su esercenti e lavoratori dei pubblici esercizi riscontrando una larga fascia di sommerso e compiendo il miracolo della centuplicazione degli scontrini emessi e dei guadagni dichiarati per ogni singolo giorno. Lungi da me santificare il Governo in carica, ma bisogna riconoscere che fino ad oggi non c'era stato nessuno che aveva tentato di far pagare le tasse a chi non le paga e già questo è un traguardo non da poco; tra l'altro, il sapere che non esiste più l'impunità assoluta per coloro che da sempre fanno i furbi a nostre spese, dà un notevole apporto di ottimismo ed aumenta la voglia di collaborare pretendendo a nostra volta, il rilascio di una fattura per ogni prestazione ricevuta. Eppure proprio una certa sinistra che aveva saputo sottolineare la vacuità dell'immagine rispetto alla sostanza, fa ora lo stesso ragionamento del partito della destra che ci ha governato andando a scovare cose che possano demolire una sinistra sicuramente più moderata ma che ci piacerebbe criticare sui contenuti e non sulle forme. Esempio: la foto di Bersani davanti ad un boccale di birra mentre lima il discorso che dovrà tenere il giorno successivo, lungi dall'essere vista per quello che è, diviene termine di valutazione del Segretario politico del PD che, vivaddio, non avrà brillato per chiarezza nell'esposizione di un programma che non riesce ad uscire netto e delineato, ma che a me rassicura, nella sua solitudine davanti a quel boccale, più di qualcun altro circondato da folle acclamanti: per esempio Grillo, che alla prova dei fatti, abbiamo sentito criticare il diritto di cittadinanza per chi nasca in Italia o da cui abbiamo sentito dire che 'si stanno demonizzando e perseguitando igli evasori'. La critica fine a se stessa e distruttiva di quel poco di buono che c'è non fa parte della mia cultura e non ho mai fatto e creduto a persone per pura fede ma sempre ho provato a capire dove fosse il bene e dove il male e quale fosse la giusta via da intraprendere in un certo momento della storia. Anche sull'articolo 18 ho sfilato insieme a Cofferati ma che senso ha oggi difendere a priori un articolo di una legge che presuppone un diritto dei lavoratori quando i lavoratori non contano più nulla e vengono licenziati comunque o non vengono assunti affatto? Idiozia tutta italiana, fatta di slogans ormai vecchi, triti e ritriti, recitati più per confermare se stessi che per il bene dei lavoratori che, infatti, in massima parte condividono queste scelte governative così dure che almeno danno loro un poco di speranza che qualcosa possa cambiare, specialmente per i loro figli, e che il diritto al salario minimo venga garantito a tutti e non solo a chi può usufruire della cassa integrazione. Popolisti siamo e ci piace chi grida di più; ci appassioniamo anche dei forconi siciliani chiaramente pilotati dalla mafia, tutto va bene purché ci si opponga. Ed è la nostra generazione, che tante mete ha raggiunto ma tanti guasti ha prodotto, quella maggiormente responsabile di soffiare sul fuoco dei giovani ai quali poi, se ci viene chiesto di dare qualcosa in termine di garanzie, diciamo no. Non capisco quest'Italia, questa sinistra estrema, il dipietrismo becero, la protesta a tutti i costi, il ridicolizzare ciò che mediaticamente non buca, e mi chiedo se neanche questo periodo in cui qualcuno si sta prendendo cura di noi potrà servire per far rinascere la politica vera, fatta dalla gente e per la gente, quale sarà il futuro? |
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Post n°360 pubblicato il 13 Gennaio 2012 da Superfragilistic
Il voto che ieri ha sancito la fine della credibilità e legalità di un Parlamento di inquisiti da cui ormai la maggioranza assoluta del Paese si è da tempo dissociata, getta una pietra tombale sulle Istituzioni italiane e rivela a tutti di quali personaggi si componga quell'Assemblea, che nessuno di noi ha votato, che in teoria avrebbe il compito di esprimere i sentimenti e le volontà del popolo cui fa riferimento. In realtà le cose sono andate non diversamente da come era logico andassero visto che Cosentino è solo una delle pedine di quel vasto progetto posto in opera da parte dei poteri forti, di cui le mafie sono motore vitale, per dare copertura ai traffici loschi ormai ramificati in tutto il mondo. Le indagini in corso sono tante e riguardano diversi filoni che coinvolgono personaggi del passato e del presente e che ci parlano di un patto nato tra Stato e malavita organizzata secondo lo schema gelliano realizzato e compiuto attraverso il riciclaggio di denari sporchi. Denari forniti a Berlusconi affinché scendesse in politica, e di questo abbiamo parlato infinite volte in questo blog, e speravamo fosse giunto il tempo di pensare ad altro. La questione Cosentino non era fine al procedimento in corso avverso quest'ultimo, almeno non solo, ma ben altri erano i rischi che avrebbero corso in molti, compreso Bossi, le cui malefatte si sarebbero potute disvelare distruggendo in un sol colpo l'immagine di difensore del popolo padano contro le malefatte di Roma ladrona, di cui ormai egli è parte integrante. Cosa tra l'altro che i Padani, nella loro maggioranza, hanno ben compreso come intuiva Maroni nell'ascoltare i malesseri degli iscritti. Il fatto che Bossi non abbia ascoltato gli umori del suo popolo, la dice lunga sulla sua implicazione nei fatti di cui sopra. Ma tutto ciò ancora ancora potrebbe essere comprensibile visto di quali soggetti stiamo parlando. Quello che risulta odioso è il voto dei 6 radicali la cui difesa è passata da quella dei più deboli, a quella dei forti e criminali, in nome di una incomprensibile cosiddetta giustificazione pseudo legalitaria. Ci siamo tutti vergognati di ciò e pentiti per aver in altre occasioni sostenuto quel movimento; movimento che già aveva generato dei mostri come, ne dico 2 tra tutti, l'antiproibizionista Taradash, poi passato ai craxiani ed al PDL, e Capezzone che in verità già ai tempi in cui militava nei radicali, aveva tenuto una campagna contro i giudici ispirata da Pannella. Spero che questi personaggi, che abbiamo anche sentito ringraziare pubblicamente da parte di Cosentino, vengano prontamente espulsi dal gruppo PD nel quale si erano insinuati continuando però a tenere comportamenti di tal fatta. Nessun buonismo se il PD non vuole essere abbandonato da parte dei pochi che ancora vi fanno riferimento. |
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Post n°359 pubblicato il 11 Gennaio 2012 da Superfragilistic
Tag: alberghi gratis, avvocati, beni culturali, censurato chi parla, Dirigenti, Dirigenti gratis, gare truccate, giovani, imprenditori taglieggiati, imprese, ladri, liberalizzazione, Malinconico, no oneri, parafarmacie, professionisti, reati P.A, restauratori, segetari Dirigenti gratis, vacanze a spese ditte, via politica dallo Stato
Un'indagine IPSOS, presentata ieri dall'inossidabile Paglioncelli, ci fornisce un dato veramente inquietante per il 'ritorno alla normalità' di questo Paese: sarebbe infatti salito al 45 per cento il numero degli Italiani che dichiarano di non voler andare a votare alle prossime elezioni; questo sancisce, a mio parere, un giudizio del tutto positivo verso il coraggio e la competenza con cui questo Governo, fatto di tecnici non dediti alla politica e che con questa hanno poco a che fare, sta affrontando quelle questioni che ormai erano ritenute inaffrontabili ed insanabili dalla maggior parte dei cittadini. Cittadini frustrati nella loro vita quotidiana fatta di solitudine infinita e della quale già in larga parte i politici non si occupavano: quelli di destra perché non era certo loro priorità garantire il bene del popolo ma piuttosto quello delle caste; quelli della cosiddetta sinistra che, pur avendo capi a volte assolutamente capaci, sono rimasti sempre invischiati nei lacci di un inutile litigio fine a se stesso ed utile solo a far sì che rimanessero minoranza sconfitta. Perché alla fine non si può dire che la maggior parte degli Italiani era cogliona a volere Berlusconi o la Lega perché al numero dei votanti dobbiamo sempre togliere quella alta, altissima percentuale di persone che ormai avevano smesso di credere nella possibilità di attuare una politica di sviluppo ed ultile agli interessi del Dèmos, ossia del Popolo, di cui ci riempiamo la bocca ma che ha finito di esistere da molto. Abbiamo avuto un Prodi ed un Bersani che avrebbero potuto, attraverso soggetti qualificati di qualtà certo non inferiore a quelli che abbiamo oggi a governarci, porre in atto riforme importanti ed un sentore lo abbiamo avuto, per esempio, quando ci è stata tolta la tassa sulle ricariche telefoniche, o quando il passaggio attraverso un notaio non ha rappresentato più un obbligo nella vendita delle auto; o quando le assicurazioni sono starte chiamate ad una trasparenza nell'applicazione dei costi o all'obbligo, di cui oggi molti usufruiscono, di applicare ai congiunti conviventi che stipulano una polizza nuova, la stessa classe di merito del familiare già assicurato. Ci ha provato inoltre con la crezione delle parafarmacie, in cui ha potuo trovare lavoro un numero di farmacisti altrimenti emarginato da parte del sistema lobbistico. Ci ha provato con i tassisti ma, manco a dirlo, quelli romani, tutti del fascio, hanno inscenato osceni blocchi con tanto di manifestazioni con saluto fascista. Qualcuno a Roma ha provato a chiamare il taxi? ed è riuscito a trovarne uno? chiunque ci viva sa che è un'esperienza frustrante a cui si rinuncia da subito oppure si sottostà alla prenotazione con costi pazzeschi di diritti chiamata. Oggi se un medico vuole fornire una prestazione professionale ad un prezzo, ad esempio, di 50 euro, viene sanzionato dal prorio ordine e così un avvocato o un notaio per non aver rispettato le 'tariffe minime'; ma domani, con la liberalizzazione, un pool di medici o di avvocati o di notai, potrà fornire servizi a prezzi liberi, sottraendo quote di clientela agli strozzini di cui l'Italia è piena. Questo Governo di tecnici sta facendo quello che quel 45 per cento ormai disillusi, più quelli che si erano schierati da una certa parte politica, ancora credendo che di qualche valore possa essere depositaria ( ma ce ne vuole di fede! ) esulta nel sentire: far pagare le tasse a tutti per esempio; esulta del fatto che i professionisti o i poliambulatori dove allegramente si fatturava un intervento su 10, sentendosi il fiato sul collo potrebbero cominciare a cambiare atteggiamento. Ovvio che anche i cittadini devono cambiare stile ma una cosa è fare storie dal dentista sentendosi soli, altra è avere la certezza che lo Stato è con te e ti appoggia. La liberalizzazione dei servizi, se unita all'eliminazione delle mille difficoltà che oggi deve affrontare chi voglia aprire un'impresa, potrà determinare una feconda moltiplicazione di nuove idee pensate dai giovani e da loro realizzate attraverso l'unione di diverse professionalità in imprese di servizi di vario genere. Le ditte che oggi sono tornate al nero essendo costrette a chiudere perché troppi i costi rispetto alle entrate, potranno forse trovare nuovi spazi e rientrare così nel lecito da cui erano uscite loro malgrado. Ne conosco tante ed in particolare quelle di restauratori che, incredibile in una terra come l'Italia in cui si parla tanto a vanvera sui beni culturali risorsa del Paese, sono state affamate ( vedi altri post in questo blog su beni culturali e restauraori) quando abbiano applicato tutte le tutele previste per i lavoratori dipendenti, pagandone i relativi oneri. La faccenda Malinconico non è che una di quelle che riempiono le giornate di noi ( ed io sono ex da qualche giorno per scelta ideologica non avendo più la forza di vedere senza poter far nulla ed ora, in virtù di ciò, posso parlare ) dipendenti del Ministero per i Beni Culturali che abbiamo visto tutti i Soprintendenti, onesti e meno onesti ( secondo il parametro di quest'Italietta) usufruire di soggiorni gratuiti in hotel favolosi o in residenze extra lusso della Costiera amalfitana, giusto per dirne una. Ho personalmente raccolto le confidenze di imprenditori che sono stati costretti all'acquisto di beni di lusso, come ad esempio oggetti d'arte o di alto design, o a fornire di impianti ed accessori extra lusso 6 o 7 residenze del capo, in cambio dell'aggiudicazione di un appalto. Sono stata anche sottoposta ad un pocedimento di censura, poi naufragato in itinere, per aver denunziato cose molto meno gravi in un forum coperta da nickname. Allora la domanda finale che mi faccio e che si fa quel 45 per cento dei non votanti ipotetici: perché dovremmo tornare alla politica? con il rischio concreto di tornare indietro? ben vengano i tecnici se la loro azione è efficace per il bene comune. E così sia. |
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Post n°358 pubblicato il 06 Gennaio 2012 da Superfragilistic
Sdegno, riprovazione, sentimenti di indignazione, velate giustificazioni del tipo: 'si certo non è giusto ma non è così che si fa, si poteva usare più discrezione', disdette di prenotazioni e tante tante parole inutili sono seguite al bliz anti evasione che si è svolto a Cortina; e dire che qualche settimana prima la guardia di finanza aveva già visitato alcuni punti ristoro del Veneto e, manco a dirlo, proprio nei giorni dei controlli, si erano registrati vertiginosi aumenti della clientela che aveva raggiunto anche il 400 per cento: non così poco da far pensare a un caso. Non sarà che magari il popolo del laborioso nord, che lavorerebbe per sfamare e pagare i vizi e gli sprechi del sud, si ritrovi invece ad essere identificato come quello dei grandi evasori? Io, che al sud ci vivo, credo di aver sempre ricevuto lo scontrino nei bar che ho frequentato ed anche per un caffè, segno che gli stereotipi affollano di strane idee le menti delle persone che un mattino si svegliano e scoprono che, ohibò, vuoi vedere che il nord che non paga le tasse e che non pretende lo scontrino per quella usuale consumazione a base di superalcolici servita normalmente già alle prime ore delle fredde giornate invernali dei montanari, campa alle spalle di chi quelle tasse le paga? Un assurdo che sconvolgerebbe il comune sentire. E poi lo sdegnarsi se si criminalizzano quei turisti che al fisco hanno dichiarato una penosa situazione economica mentre le loro membra poggiano su comode auto di lusso, esibite come un simbolo sociale, questo sì che è un insopportabile atteggiamento tutto italiano. Io mi indigno ricordando quando, compilando i moduli per l'iscrizione universitaria dei miei figli, scoprivo di essere molto più ricca di tanti e in grado di pagare le tasse per intero, e di poter dunque contribuire a finanziare quei poveretti a cui di fatto ho pagato il diritto a studiare gratis o con un alloggio a disposizione. E me lo dicevano sempre i miei figli: 'mamma ma come mai il mio amico che è ricchissimo e che ha la barca non paga le tasse?' e cosa gli rispondi a un giovane in cui hai istillato il senso dell'onestà e della giustizia? in una simile società ne hai fatto un emarginato. Piccole soddisfazioni di coerenza personale e segreta speranza che qualcosa cambi e chisà che non sia arrivato il momento della resa dei conti e della fine di una sporca politica di tolleranza mille verso i furbi; se così fosse, e ne stiamo vedendo i prodromi, allora evviva il governo dei tecnici ed evviva la crisi che ha strozzato i poveri ed il ceto medio, o anche quello alto che paga il fisco, costringendo lo Stato a cessare con questa miope politica delle ladronerie autorizzate da una politica a sua volta ladrona. Mi è venuto il disgusto nel vedere e sentire i commenti dei vacanzieri spensierati e richissimi di Cortina che osavano sorridere della crisi, ridicolizzandola e mostrando strafottenza e superiorità di fronte ad un dolore che avvolge ormai la nostra Penisola: quel sarcasmo andava punito e subito. Credo che lo stesso effetto lo abbia fatto a chi ha deciso di non aspettare altro tempo per passare alle vie di fatto e questo mi fa sentire meno sola, finalmente. Certo l'Italia è un popolo di evesori e ne siamo circondati, e non sarà facile ma l'importante è che tale cammino ha cominciato a prendere la via giusta ad iniziare dal controllo bancario di tutte le operazioni ed a finire al controllo incrociato dei beni a disposizione dei poveri d'Italia: speriamo allora che non si fermi e che si vada avanti noncuranti delle assurde campagna di stampa di cui sopra; sarà facile se il popolo tutto lo vorrà e se non molleremo mai. Questo il nostro impegno presente e futuro, questo l'obiettivo principe di questo Nuovo Anno appena iniziato.
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Post n°357 pubblicato il 30 Dicembre 2011 da Superfragilistic
In questo penultimo giorno di un anno duro per tanti, non posso non rivolgere il mio pensiero alle donne, a tutte le donne del mondo: ognuna nella propria storia, con il proprio bagaglio di cose imparate e di realtà condivise, ognuna con il suo peso portato con schiena dritta e con un sorriso. Quanto deve alla loro silenziosa operosità la macchina del mondo nel suo girare quotidiano? Tanto: loro sono bimbe e poi madri, sono maestre e guide, loro sanno ascoltare in silenzio e prendersi cura di molti, attraverso di loro la specie umana compie il miracolo della vita: sono state elette e non avrebbe potuto essere per altro motivo che per la loro capacità di dare gratis anche senza ricevere; sia che si voglia essere credenti e pensare ad una superiore volontà divina, sia che si voglia semplicemente decidere che sia stata la natura ad autoprogrammarsi così, in ambedue i casi nulla è stato casuale. Di quelle stesse donne si parla troppo poco quando il loro corpo è umiliato, percosso, violato, preso a forza come trofeo di guerra o come estremo gesto di un amore malato, possessivo, violento, datore di morte. Amo le donne e la loro lieve concretezza, i gesti precisi ed accorti, la vitalità e l'impegno che vivono senza risparmiarsi e con coraggio. E perché non si taccia più riporto qui sotto alcuni brani tratti dall' OsservatorioIraq dove una blogger narra storie di ingiurie e violenze gratuite subite da parte delle donne nell'Egitto di Mubarak prima, in quello dei militari oggi, segno che la primavera è ancora lungi da arrivare e che la violenza e l'odio passano sempre per i corpi dei più deboli ed indifesi. Il brano si intotola LE DONNE SONO EROI e lo posto qui nella sua lingua originale mentre la sua traduzione può essere letta nel precedente link dell'OsservatorioIraq.
Antes de ayer tuvo lugar en El Cairo una manifestación sólo de mujeres para protestar contra la violencia del gobierno militar y los abusos cometidos contra los manifestantes en los últimos días. Una de sus víctimas, cuya imagen a dado la vuelta al mundo, era una mujer velada que fue golpeada con saña una vez que ya estaba inconsciente. Su vejación fue la chispa que catalizó la fuerza de una mayoría silenciada en el mundo árabe que ha participado de forma activa en la lucha por la democracia y que, sin embargo, ve su presencia relegada. El símbolo de la represión, una chica velada a la que después de golpear y semidesnudar un soldado tapa púdicamente (como si destrozarla la cara a un manifestante fuera mejor que exponer un cuerpo), no ha desvelado su identidad porque su familia es muy conservadora. Mostrar tu cuerpo en público no deja de ser una deshonra en el mundo árabe religioso, da igual que sea luchando por una buena causa o no. Tal y como expresaba la activista y twittera @egyptocracy "La violencia ejercida sobre esta mujer y no su desnudez deberían constituir el centro del debate". La manifestación en El Cairo y su hermana menor en Alejandría (para mañana se preveen marchas multitudinarias de mujeres en ambas ciudades) es también la respuesta a un sentimiento de impotencia que comparten muchas mujeres egipcias al ver que la revolución (o el comienzo de ésta) no ha conferido ninguna mejora a su situación. Como comentaba un grupo de mis estudiantes hace poco: "las revoluciones árabes no tienen nada que ver con nosotras, aunque las cosas cambien, las mujeres nos quedamos como estamos." Lo cierto es que, a pesar de que las mujeres han participado activamente en las manifestaciones en Egipto, la instrumentalización del movimiento por parte del islam político y una sociedad extremadamente conservadora, no parece que vaya a permitirles abrir una brecha a través de la cual conquistar su espacio. La imagen en Túnez (que muchos manifestantes se esforzaron por boicotear) y en Egipto de dos filas para votar, una de mujeres y una de hombres, da para pensar. La revolución tunecina, que parece la única cerca de completarse por el momento, da un rayo de esperanza ya que ha establecido el único gobierno con paridad absoluta del mundo. Sin embargo, las activistas de Tahrir, desde la caída de Mubarak, vienen denunciando acoso sistemático por parte de hombres en las manifestaciones. Tal y como comentaba @egyptocracy, "Si tengo que ir acompañada de un hombre a Tahrir, no quiero ir". El acoso a las mujeres y la violencia cotidiana aplicada sobre ellas (sin que ellas mismas identifiquen en muchas ocasiones esta violencia y siendo muchas veces ellas mismas partícipes de la misma) es un acto cotidiano en el mundo árabe y abarca un amplio espectro de representaciones: agresiones verbales en la calle, intimidaciones, toqueteos, miradas de desprecio, limitación del espacio público, separación en autobuses o espacios públicos (división entre espacios para hombres y para mujeres), discriminación en las leyes (respecto a las leyes de separación y divorcio, legislación que regulas los crímenes de honor, las herencias, étc...), violencia dentro del hogar, la carga del honor familiar, étc... Sin embargo, a pesar de estas discriminaciones, las mujeres son también el centro del mundo árabe: la madre es el centro del hogar. Y el hecho de que la mujer sea la encargada de guardar y representar todo el honor familiar es también, en cierto modo, representativo de su importancia. En este sentido, la reciente película libanesa "hala la wein?" (where do we go now?) plantea en clave de tragicomedia el poder de las mujeres como salvadoras del mundo árabe al más puro estilo aristofánico. En la manifestación del otro día podían verse y escucharse mezclas de eslóganes dirigidos tanto al gobierno militar como a la sociedad egipcia en general. Frases como "fuera, fuera gobierno militar. Militares, gentuza, las hijas de Egipto ... ", tus ojos son los sucios"; "basta de violencia"o hermosas dedicatorias al gobierno militar como ésta. Está de más decir que la revolución necesita a las mujeres y que las mujeres necesitan a la revolución. Las manifestantes egipcias han decidido visibilizar de forma clara que ellas son parte activa del cambio. La agresión continuada por parte de las fuerzas militares, testimoniada por muchas detenidas como la valiente Samira Ibrahim que relata el examen de virginidad al que fue sometida tras su detención en Tahrir bajo el mandato del gobierno militar, no han conseguido apartarlas del campo de batalla. Tampoco la discriminación sufrida por sus propios compañeros de lucha. O el intento de descrédito por parte de las mismas fuerzas del gobierno militar. En la siguiente foto de un periódico egipcio puede verse cómo los carteles de las manifestantes han sido cambiados para mostrar sujetadores azules, en referencia al color de la ropa interior que vestía la manifestante desnudada en las calles de El Cairo. Manifestándose, declaran que ellas son también víctimas del gobierno militar y que ellas son y quieren ser parte activa en su derrocamiento. Su visibilización es su mejor estrategia. Women are heroes.
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Post n°356 pubblicato il 23 Dicembre 2011 da Superfragilistic
FESTA DI NATALE CON CANDIDATE E LA NOSTRA OSPITE INDONESIANA In questo periodo dell'anno la mia giornata si riempie pervia di tutti quegli adempimenti necessari a ché le aspirazioni dei giovani studenti di andarsene per un periodo lungo o meno lungo a studiare all'estero, si concretizzino. Quest'anno sono state 26 le domande nella Provincia di Salerno: poche se si pensa alla vastità del territorio che ricade nei confini della più grande provincia d'Italia; molti se si considera l'arretratezza culturale e la limitata capacità di comprendere, da parte di scuole ed istituzioni in primis, l'importanza oggi di aprire la mente delle giovani generazioni ad una cultura e ad un'esperienza trasnazionale e trasculturale. Inoltre le famiglie, ma non certo tutte, sono in sofferenza economica a causa del peggioramento delle condizioni economiche generali del Paese e le borse di studio a fascia 0 o 1, quelle più economiche in quanto coperte con fondi di coloro che pagano per intero la quota, sono veramente limitate in numero. C'è stata una stagione in cui la Regione Campania ha finanziato il percorso didattico all'estero con borse destinate ai più meritevoli e bisognosi, che altrimenti non avrebbero potuto permetterselo, ed erano ben 26 i ragazzi che ogni anno, da tutta la Regione, hanno potuto usufruirne. Questa destra ignorante ha, coerentemente con le politiche nazionali, attuato il primo dei tagli alla cultura ed al diritto allo studio. Resta il fatto reale dell'arretramento tra nord e sud con quest'ultimo carente in quanto a programmazione della formazione dei propri giovani e non solo. La cultura, di cui un tempo era culla, non alberga più al sud e quando lo fa, perché di giovani promettenti ce n'è eccome, passa per altri luoghi che spesso sono città e luoghi di altri Stati, Europei e non, dove vengano riconosciuti - ma non sempre ché i tempi sono duri per tutti - i loro meriti e le aspirazioni. Allora sono costretti ad andare, se ne hanno la capacità e la forza, ed in questo senso una pregressa esperienza durante la loro adolescenza, crea le basi per una scelta consapevole e libera. Mi commuove soprattutto, quando entro nelle case dei candidati al concorso, conoscere persone, famiglie, madri e padri, sorelle e fratelli: la loro vita, e la partecipazione al vissuto di ognuno di loro, a volte l'inaspettata quantità di umanità e di valori etici condivisi, la loro attenzione così delicata gli uni verso gli altri, le loro forme di consociativismo che vanno oltre quello che ci viene rappresentato e che diventano sostegno per i più deboli e provati dalla vita. Si ritrovano a volte nei condomini o nelle parrocchie o altrove, perché non accettano una vita fatta di egoismo e senza condivisione. Insomma quello che questa società ci spinge ad eliminare dalla nostra cultura, rientra prepotentemente se promosso da parte delle famiglie che sono e restano nucleo fondante della società. Ora non resta che aspettare che le Commissioni si riuniscano per valutare i ragazzi ed i loro titoli: sono tutti col fiato sospeso aspettando di sapere come potrebbe essere per loro il 2012 ed il 2013: vivendo magari negli Stati Uniti o in Lettonia, o in Austria o in Nuova Zelanda, o ancora in Cina oppure in Argentina o in Brasile, con una famiglia che li accoglierà ed una scuola nella quale potranno trovare amici nuovi e nuovi modi di apprendere. Ma apettando ci scambiamo gli auguri di un mondo migliore e non più diviso, dove l'interculturalità sia un valore e non un'eccezione, in cui essere tutti fratelli e sorelle. BUON NATALE A TUTTI |
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Post n°355 pubblicato il 04 Dicembre 2011 da Superfragilistic
Torno a scrivere su questo blog dopo molti giorni: un po' perché l'evoluzione degli eventi che riguardano la vita di tutti noi suggeriva prudenza e piuttosto invitava ad una più attenta analisi dei fatti, un po' perché i fatti quotidiani erano volti all'attesa di eventi familiari di straordinaria importanza. Ma quale occasione poteva essere migliore di un viaggio in treno lungo abbastanza da lasciare spazio alla riflessione ed al commento su ciò che oggi si profila con più chiarezza nei contenuti e nell'impatto futuro sulla vita nostra, dei nostri figli e dell'intera società italiana? Abbiamo assistito in questi mesi ed anni al realizzarsi della piena sconfitta della politica che ha dimostrato di non essere assolutamente in grado di operare scelte coraggiose atte a non far crollare il paese Italia colpevole di aver mandato al potere chi non aveva nessun interesse a fare cose diverse da quelle che ha fatto. Abbiamo avuto un'opposizione debole e divisa su tutto, in puro stile intellettual-popolare. Abbiamo sopportato un sindacato incapace di agire in nome dei lavoratori con due delle più importanti sigle appiattite sulle scelte del Governo del Biscione e l'altra, con Susanna Camusso, in lotta per una causa condivisibile ma tanto lontana dalla pratica attuazione nelle realtà locali dove, più che la politica della qualità e del diritto del migliore, si è perpetrata quella del privilegio per i propri iscritti. È triste dirlo ma è stato così nella maggior parte delle realtà aziendali dove la CGIL ha posto condizioni sulla non licenziabilità più per i fannulloni che per i migliori screditando così, di fatto, la propria stessa ideologia. È andata così anche nella pubblica amministrazione dove per anni abbiamo dovuto assistere a questo pietoso spettacolo. Naturale dunque che siano proprio i migliori, coloro che hanno sempre lottato contro sprechi ed inefficienze, a sostenere la ineluttabile necessità dell'attuazione di misure che non fanno certo piacere ma che ben sappiamo essere indispensabili. Obiettivamente, di fronte al dramma dei nostri giovani privati del diritto fondamentale di entrare a pieno titolo nella catena produttiva italiana, risultano patetici i commenti drammatici sull'innalzamento a 41 anni per le donne e 42 per gli uomini dell'età contributiva necessaria per esercitare il proprio diritto alla pensione. Ugualmente, benché non sia certo un piacere sapere che noi, pensionati di domani, non avremo una indennità pari a chi ci ha preceduto, ciò dovrebbe farci vergognare un po' meno davanti ai giovani per i quali la speranza di una pensione resta tutt'oggi una chimera. Forse ci potremmo chiedere come potremo ancora sostenere i figli con introiti minori, ma su questo tema i tecnici posti lì a cercare di porre un rimedio efficace allo sfascio prodotto, introducono un concetto già consolidato in altri Paesi dell'area europea dove i contratti hanno una progressività che consiste nella possibilità data ai datori di lavoro di licenziare chi non rende, stabilizzando, nell'arco di tre anni, tutti gli altri ed aumentando loro la retribuzione ed i diritti; coprendo con un salario minimo garantito il disagio della disoccupazione ed inserendo di fatto i giovani nel tessuto sociale da cui oggi sono esclusi se non quando la classica botta in culo non permette loro di occupare posti. L'Italia, lo sappiamo tutti, è organizzata così: raccomandati e non e la politica non ha mai cercato di combattere questa profonda ingiustizia sociale così tanto funzionale al clientelismo imperante dei Partiti e delle sigle sindacali. Credo che gli Italiani sappiano bene questo e sapranno stringere la cinghia a fronte di un beneficio futuro per loro stessi e per i figli e nipoti. Lo starnazzare di un Angeletti e di un Bonanni o il populismo di un Di Pietro, non cambierà l'opinione di chi entra nel numero del 40 per cento che con la cosiddetta politica non vuole avere più nulla a che fare. Avessero preso prima provvedimenti ci saremmo potuti risparmiare gran parte di queste misure ed altre tre manovre precedenti i cui introiti si è mangiati l'aumentata remunerazione di titoli di Stato che nessuno vuole più. Ancora non si capisce perché nessuno se la sia presa con l'assoluta illegalità delle finestre mobili introdotte da parte del precedente Governo che, di fatto, costringevano i lavoratori a rimanere un anno e poi un mese all'anno in più dal 2012, senza che i contributi versati entrassero nel computo di quelli della pensione, ingiustizia questa che ha costretto tanti a cambiare programma di vita una volta raggiunti i fatidici 40 anni contributivi e trovatisi a dover restare al lavoro in assenza di una legge che avesse innalzato l'età minima contributiva. Ora tale finestra sarebbe assorbita e quindi, di fatto, recuperata nel raggiungimento del nuovo obiettivo. Ma di questo ho sentito parlare solo da Cofferati qualche sera fa mentre tutti gli altri hanno omesso tale informazione. Sono personalmente toccata da queste misure di cui non conosco al momento l'impatto che avranno su alcune scelte da me recentemente operate a favore del volontariato che avrei dovuto svolgere fino al 2015 in sostituzione del servizio nel Ministero per i Beni culturali, con decurtazione dello stipendio del 30 per cento ma con il proseguo dei versamenti contributivi fino al 40esimo anno che sarebbe stato nel 2014 salvo poi che avrei dovuto restare in questa situazione un altro anno e tre mesi in virtù della finestra mobile di ulteriori 3 mesi. Oggi, quando mancano meno di 30 giorni al mio esodo verso il volontariato, non so bene cosa avverrà ma credo che,assorbita la finestra, dovrei uscire definitivamente alla stessa data del 2015 ma con 41 anni di contribuzione. Non so ma mi adeguerò a quanto sarà deciso perché chi mi conosce sa bene che la mia scelta non è stata in ossequio a ragioni di convenienza, ma per l'impossibilità ormai a realizzare politiche e buone pratiche nel Ministero per i Beni Culturali in cui ho dato il massimo finché mi è stato concesso di farlo, come si può vedere sfogliando il mio blog, ma le cui alte professionalità sono state ridotte al silenzio ed alla inoperatività da scelte dissennate bipartisan. Nei prossimi giorni vedremo chiarire meglio i termini della manovra ma per ora lasciatemi gioire per il disappunto in cui i tecnici hanno lasciato i Parlamentari annunciando loro che devono dare l'esempio se vogliono che la gente creda ancora che ci sia un poco di giustizia ed equità nei sacrifici che le si richiede di fare.
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Post n°354 pubblicato il 17 Novembre 2011 da Superfragilistic
Tag: 15 ottobre, altezza d'uomo, banche, beni superflui, BRIGATE ROSSE, capire, cattivi maestri, cultura, dialettica, elezioni, ex sessantottini, ferito operatore, finanza, finanza e Governo, generazione 68, gioventù e violenza, Governo tecnico, ignoranza, il Fatto quotidiano, influenza su figli, invadenza generazionale, mutuo, politiche giovanili, proposte costruttive, ragionare, razzi, rinunciare ai beni, studenti contro studenti, uova contro Unicredit, violenza, vita minima
In queste ore si sta svolgendo a Milano la grande manifestazione degli studenti, proclamata in occasione della ricorrenza della Giornata mondiale dello Studente ma concomitante, certo non per una mera casualità, con la protesta indetta da da parte dei Cobas e del Cub. Tutto questo capita in un giorno cruciale i cui il costituendo Governo è alle prese con gli adempimenti relativi alla presentazione del programma ed alla verifica della fiducia nelle due Camere che compongono il nostro Parlamento. L'anima del corteo, già viziata a mio parere dagli eventi della scorsa manifestazione del 15 Ottobre, sta registrando inquietanti episodi che ci fanno temere nell'escalation di un clima di cui ora l'Italia non ha proprio bisogno. I giovani partecipanti hanno infatti subito dovuto fare i conti con le diverse correnti di pensiero che si sono registrate all'indomani dei fartti di Roma: da una parte una buona fetta attestata su di un netto rifiuto della violenza ed una dichiarazione d'intenti circa la costruzione di proposte concrete alternative alla politica delle grandi multinazionali della finanza; dall'altra tutta una serie di movimenti che giustificavano ed anzi piuttosto stigmatizzavano i comportamenti delle forze dell'ordine, premendo di fatto sull'acceleratore della violenza, vista come atto eroico e necessario. Solo così si può spiegare che questa mattina a Milano i primi scontri siano avvenuti non tra studenti e polizia ma tra studenti e studenti, ovvero tra movimenti in cui questi sono andati a confluire. L'evoluzione della manifestazione ha visto poi numerosi atti non proprio pacifici, come il lancio delle uova e quello di fumogeni, gettati ad altezza d'uomo, che hanno prodotto fino ad ora almeno una vittima innocente, l'operatore del Fatto quotidiano, investito da uno di questi razzi. Bisogna dire che il corteo si è diviso e gli episodi di cui sopra sono dunque da riferire all'ala estremista del Movimento che si è presentata all'appuntamento fornita di caschi e scudi di plastica e non solo per difesa personale. L'esito della manifestazione è anche in dissenso al Governo tecnico del prof. Monti evocato come la vittoria della finanza sulla politica e quindi indicato come il nemico da combattere insieme a tutti i simboli che rappresenta. Ed allora capita che, mentre i figli lanciano cose contro l'Unicredit, simbolo della Finanza, i loro genitori ne finanzino i crediti con il loro conto presso quella banca. Questo per dire che ho partecipato a diverse riunioni di movimenti fatti dopo il 15 Ottobre al fine di decidere le nuove strategie della lotta, ma mi sono trovata a dover ascoltare sermoni di veterosessantottini che sulla violenza di quel giorno disegnavano un idele ritratto del nuovo rivoluzionario chiamato ad abbattere il sistema finanziario. Non ritengo che si possa tacere davanti a quasti discorsi ed infatti, in controtendenza, ho fortemente interloquito dopo i loro interventi ricordando che troppo spesso la nostra generazione ha cercato di suggerire ai giovani le stesse strategie - e non quelle della prima ora ma quelle degli anni di piombo - usate dalla nostra generazione che hanno, a mio parere, distrutto gran parte dei benefici introdotti dal nostro movimento nel 68 giustificando la reazione repressiva e favorendo il nascere di una classe di giovani, quelli degli anni 80, tutti volti al loro io ed ai beni quanto più effimeri, la generazione dei paninari per intenderci, di cui molti ex sessantottini hanno finanziato i capricci. Allora ci dobbiamo chiedere quanto, in questi anni abbiamo spinto sulle loro scelte in un eroico tentativo ti tornare noi a quegli anni e quanto perché i giovani trovassero la propria strada. Demolire con concetti generalizzati ogni cosa non fa bene a chi è in cerca di valori di riferimento e soprattutto volersi mettere alla loro testa, anche solo psicologicamnte, per dirigerne i passi, è un vero atto di violenza generazionale di cui tutti oggi dobbiamo sentirci in colpa. Credo che qualcuno si debba fare un esame di coscienza se ancora i giovani sono portati a vivere un' altra stagione di violenza e se ritengono di avere una qualche responsabilità si fermino in tempo prima di gettare un'altra generazione nell'odio. L'odio non è produttivo e spesso degenera in manifestazioni che servono per imporre la repressione e la fine delle buone politiche costruttive, quelle che sole potrebbero dare una svolta alla situazione. L'altro giorno ho incontrato un giovane i cui genitori sono stati in carcere per aver partecipato ad un omicidio delle BR e lui lì ha trascorso con la madre un certo periodo della sua vita. In altre occasioni, parlando con lui di politica, ho potuto registrare l'assoluta mancanza di informazioni in merito ai fatti unita ad una volontà di non partecipare alle scelte elettorali non andando a votare. Poi si era presentato alle elezioni comunali e mi aveva chiesto il voto ed io gli avevo detto che non glielo avrei dato in quanto si presentava nello schieramento opposto, e lui mi aveva pregata all'infinito dicendo che potevo dare il voto disgiunto. Poi qualche giorno prima della caduta del Nano lo avevo incontrato e gli avevo partecipato la mia gioia per l'imminente caduta e lui mi aveva di nuovo detto che tanto non sarebbe andato a votare perché sono tutti uguali e che lui votava solo se stesso in quanto solo di sé aveva fiducia.....e che bisognava invece fare la rivoluzione. Allora io gli ho chiesto ( ha oltre 30 anni) ma tu lavori? e concretamente cosa vuoi fare? prendere le armi ed andare alla rivolta? no mi ha detto, ed allora io gli ho risposto che avrebbe fatto meglio ad andarsene piuttosto che fare una vita comoda con la mamma che paga e lui manco a cercarlo un lavoro. Ora l'ho rincontrato ed ironiocamente ha detto: è contenta signora che ora hanno messo al Governo i capi della finanza? Questo episodio mi ha fatto riflettere sulla poca preparazione e sulla facile influenza che si può avere su un giovane poco informato e la cui adesione ad un certo stile di vita non ha spesso alcuna logica né consequenzialità rispondendo più a logiche emulative spinte dagli eroicismi traslati dalle figure generatoriali che dalle proprie congruenti deduzioni. La cultura è la chiave di volta di tutto perché solo chi ha cultura ha gli strumenti utili all'analisi degli eventi e delle motivazioni. Molto diversi da lui i giovani indignati che disegnano praticamente le ipotesi di cambiamento di una società che ha smesso di mettere l'uomo ed il lavoratore al centro della scena umana, sostituendolo con l'effimera finanza. Ma non è facile fare discorsi quando poi ognuno di noi teme per il suo gruzzoletto, seppure magro, presso la banca con il quale spesso fa da ammortizzatore sociale ai figli ed in mancanza del quale sarebbe veramente tragico. Ho vissuto e vivo questo conflitto e non vedo molte vie d'uscita perché in caso di fallimento Italia non sarebbero certo i grandi ricchi ed i loro figli a farne le spese ma solo quelli delle famiglie normali che magari con le banche hanno fatto un patto per un mutuo utile ad acquistare una casa ( ma in altri Stati non è così scontato avere una casa di proprietà). Tutto ciò ci fa essere assolutamente contradittori e dovrebbe essere il concettto di proprietà e di beni minimi necessari quello che dovrebbe ispirarci. Saremmo pronti a rinunciare al superfluo ed a ridistribuire i beni in modo equo?
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