Renato è un fatto di fede da La stampa
Post n°631 pubblicato il 28 Novembre 2009 da and8482carl
| | | | <!--OAS_RICH('SpotLight_01');//--> | | |  |  | | LUCA BEATRICE |  | Ne sono successe di cose, dall’ultima volta in cui Renatino nostro ha calcato i palchi torinesi. Gli sono stati dedicati ben tre libri, biografie romanzate miste a perfette esegesi storico-critiche. Nel 2007 chi scrive ha dato alle stampe «Zero », un atto di fede assoluto per il performer più artista e stravagante della musica italiana. Quindi, nei mesi scorsi, è stata la volta della lettura sociologica diTommasoLabranca, «Da Zero a Zero», e infine la precisa compilazione del critico musicale Massimo Del Papa, poetico fin dal titolo «Ti vivrò accanto». Al pari delle rockstar internazionali, Renato viene studiato e al contempo idolatrato, non da ieri ma daoltre trentacinque anni. Da «Il dono», uscito nel 2005, mancavano nuove tracce zeriane su disco, digiuno troppo lungo per noi zeromatti. Lo scorso marzo la svolta, ovvero la decisione di uscire con un album di inediti completamente autogestito. E' la prima volta nella storia della discografia italiana che un artista importante non si avvale di una major o di un'etichetta indipendente affermata per la produzione, il marketing e soprattutto, la distribuzione del proprio album. Non sono nuovi gli scontri tra Renato e le regole del mercato musicale, anzi in diversi brani il Nostro ha usato toni aspri e polemici,ma questa rottura sa davvero di definitiva. Insomma, poteva prendersi un rischio davvero eccessivo e invece «Presente» è andato benissimo. Un lavoro ricco e generoso composto da ben 17 tracce riassuntive di tutti i registri stilistico tematici dell' autore romano. Il trentesimo album di una carriera cominciata nel lontano 1973. Da segnalare la presenza di Mario Biondi nell'esaltante duetto di «Non smetterei più» e il fortunato videoclip per il singolo «Ancora qui», interpretato dai sorcini vip, alcuni davvero insospettabili, che recitano un collettivo omaggio a Renato: da Asia Argento a Raul Bova, da Elena Sofia Ricci a MassimoGhini, da Rodolfo Laganàa Morgan… «Zeronovetour», partito da Acireale e giunto finalmente a Torino, dove Renato suonerà per due sere, domenica 29 e lunedì 30 novembre al Palaolimpico (organizza Set Up) promette le solite mirabilia. Prima che il Vate entri in scena passano sul palco gli ologrammi dei costumi più celebri, la tutina del «Triangolo » e il mantello con le punte del «Carrozzone», l'abito bianco di «Niente trucco stasera» e quello giallo di «Non sparare», mentre una voce fuori campo alza a mille la tensione ricordandoci che l'emozione di oggi è la stessa che provava, anni fa, la nostra mamma.Finalmente Renato entra in scena, di nero vestito, sulle note di «Vivo», uno dei suoi pezzi migliori, del 1977. Ed è l'apoteosi. Cosa è cambiato da allora, da quel ragazzetto alto e magro, vestito da Pierrot e truccato come Ziggy Stardust, che fu capace di infilarsi tra la canzone melodica sanremese e i cantautori politicanti? Al di là dell'aspetto fisico, dei segni del tempo che Renato ostenta sul volto e sul corpo senza nessuna paura, ritroviamo lo stesso Zero di sempre. Il mondo è cambiato, lui è rimasto uguale. Non si lancia più nei balletti spericolati diun tempoil Renato versione 2009, che tra meno di un anno ne compirà sessanta. Sempre di più punta sulla voce calda e pastosa, ulteriore conferma che il grande interprete della musica italiana è lui. Una volta clown e manichino, oggi crooner e chansonnier (nella tradizione di Aznavour), elegante in frac nero senza mai rinunciare al senso dello spettacolo. L'energia c'è sempre e se non basta il resto lo mettiamo noi, i sorcini. «Quattro, tre, due, uno… Zero ». Sarà la centesima volta che andrò a gridarlo aspettando l'uscita del Mio Renato. Sarà lo stesso rito, la medesima cerimonia eppure «ogni volta dirò che è la prima volta» (citazione dall'archeologia zeriana di «Salvami»). Poche cose sono davvero irrinunciabili nella vita, una è proprio il concerto di Renato Zero. Se lui è da queste parti lo inseguo, attratto dalle note del pifferaio di Hammelin come migliaia e migliaia di altri sorci. E sempre sarà una notte che mi sembrerà eterna, dove il riso si mescolerà al pianto. Grazie Renato, grazie davvero. |
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Inviato da: studiofuturo
il 25/11/2011 alle 02:44
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il 29/11/2010 alle 15:40
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il 24/11/2010 alle 13:51
Inviato da: cherytamtam
il 14/10/2010 alle 21:39
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il 27/09/2010 alle 21:09