
Cari Amici;
Sotto trovate il testo di una lettera aperta che ho scritto sullo stato (deprimente) della cultura ai Castelli Romani. Dovrebbe essere pubblicata sul diffusissimo quotidiano "Cinque Giorni" di martedì. Vi invito a leggerla e, se lo riterrete opportuno, ad intervenire con un vostro pezzo sempre da spedire al giornale con l'auspicio di aprire un dibattito a mio giudizio necessario.
Saluti
LETTERA APERTA
URGE UN PIANO REGOLATORE UNITARIO
PER LA RINASCITA CULTURALE E SOCIALE DEI CASTELLI ROMANI
di DANIELE PRIORI*
Signor Direttore;
Sento ora più che mai la necessità di scrivere questa lettera aperta che indirizzo a Lei, a tutti i lettori di Cinque Giorni ma soprattutto alle amministrazioni civiche dei comuni dei Castelli Romani.
Scrivo al termine di una settimana e nel bel mezzo di una stagione culturale a germinazione pressoché spontanea che, nella fattispecie a Marino, città dove mi trovo principalmente ad operare, sta cogliendo i migliori risultati. E lo faccio proprio ora per non poter essere accusato di cercare alibi in seguito a qualche flop che pure può capitare persino all’interno dei migliori e più organizzati cartelloni di eventi.
Scrivo, dunque, e denuncio all’inizio di questo nuovo anno che la vita culturale dei Castelli Romani langue sempre di più. Un’asfissia di idee organiche, di programmazione, di fede vera nella proliferazione e nel circolare virtuoso di idee e passioni che sta letteralmente tramortendo la società dei Castelli Romani, in particolare, purtroppo i ragazzi che nascono, crescono, studiano e vivono qui.
Parlo, nello specifico, all’indomani di un dialogo privato e serio che spero però, anche attraverso queste mie umili righe e negli interventi che vorranno seguire, possa diventare pubblico e finalmente davvero costruttivo.
Dialogando, quindi, con i miei amici e collaboratori più stretti, personaggi che nascono nel nostro territorio ma anche illustri nomi della cultura capitolina, siamo arrivati a una conclusione non lusinghiera, anzitutto per chi, come chi scrive, vuole continuare a credere nella rinascita culturale, in nome di una tradizione radicata e di vicende mondane, neppure troppo lontane, che nel tempo hanno coinvolto i nostri territori. Abbiamo iniziato a raccontare di nuovo gli anni che nei decenni trascorsi hanno dato lustro ai Castelli. Lo stiamo facendo con “Il secolo di Moravia” con cui Marino, unica città d’Italia assieme a Roma, sta celebrando, benedetta ufficialmente dal Fondo Moravia, dallo scorso mese di novembre e fino al prossimo novembre 2007 il centenario della nascita dello scrittore romano che a Marino ha trascorso un periodo della sua vita e che alla nostra città si è ispirato nella stesura dei suoi “Racconti romani”. Oltre a Moravia, l’impegno lodevole e, quello sì, innovativo e professionale dei ragazzi dell’associazione culturale NuMus (www.numus.it) ha già dato modo di ricordare una grande marinese come la poetessa Vittoria Colonna e il padre dell’ermetismo, Giuseppe Ungaretti che a Marino ha trascorso otto anni, ispirando numerose sue poesie a questi territori. Come si vede, ma questa è cosa arcinota, detta e ridetta, l’humus non manca. A mancare, ahinoi, sono però i contadini. Come disse qualcuno ben al di sopra di chiunque: la messe è tanta ma gli operai sono pochi.
Serve, dunque, uno sforzo sostanzioso in più da parte di tutti noi ma non soltanto da noi, appunto.
Non bastano più, infatti, delle sacche di impegno sparse a macchia di leopardo. Iniziative coraggiose e lodevoli ma pur sempre solitarie. Ce ne siamo accorti semplicemente guardandoci negli occhi e, a dispetto dei successi di pubblico, sentendoci ugualmente come piccoli e raminghi Giovanni Battista: voci che gridano nel deserto.
Per poter sperare davvero, dunque, in una rinascita che nello stesso tempo sappia tenere viva da un lato l’identità castellana, senza però aumentare a dismisura i venti chilometri che ci separano da Roma, fino a tramutarli in un abisso in cui per primi i personaggi della cultura capitolina temono di cadere collaborando con noi, si dovrà provvedere alla svelta, cominciando ad essere competitivi ma anche affascinanti. Favorendo davvero il concetto di cultura diffusa che non sia solo il fumo negli occhi di questa o quella amministrazione per questo o quel fine sempre primario e più importante rispetto a ciò che, invece, dovrebbe animare per primo le azioni che negli ambiti amministrativi sono diretti a favore della cultura. Come non pensare, ad esempio, al momento topico della stesura del Bilancio. Ben vengano, poi, iniziative come, ne cito una, la Notte bianca di Albano. Marino non resti fossilizzato attorno a una Sagra dell’Uva che continua ogni anno a essere cristallizzata in un Medio Evo di idee da basso impero che certamente neppure Leone Ciprelli, il poeta fondatore, avrebbe amato. Genzano attorno all’Infiorata incentivi gli incontri in biblioteca, li renda ciclici, favorendo ove si manifestano come si sono manifestate, anche lodevoli iniziative private. Si segua l’esempio di Frascati che resta caso isolato nei Castelli Romani di organicità e continuità nell’organizzazione di eventi culturali che oltre a promuovere i vari campanili facciano da sveglia in un contesto sociale generalmente abbastanza depresso nel quale i giovani che, per un caso o per un altro, non hanno la fortuna o la volontà di frequentare assiduamente Roma nelle loro serate rischiano la morte cerebrale.
I politici, i sindaci ma anche gli assessori alla Cultura che dovrebbero essere più competenti e partecipi, dovrebbero accorgersi di questi vulnus. Voglio davvero sperare, anche in nome del mio piccolo impegno e della mia età fortunatamente giovane, che siamo ancora in tempo per salvare il salvabile. Mi auguro davvero, a conclusione di questa lettera aperta che spero originerà qualche risposta e dal mondo culturale ma soprattutto dagli amministratori e dai politici dei Castelli, si possa favorire un miracolo vero, senza virgolette né ironia. Un miracolo ancora possibile che si deve concretizzare in nome dei giovani nati negli ultimi trent’anni nei Castelli Romani ai quali la politica deve davvero troppe risposte. Concludendo questa mia, dunque, mi auguro che a fronte dei tanti piccoli interessi che soprattutto negli ultimi trent’anni hanno bloccato la vita politico-amministrativa di questi territori: interessi legati soprattutto a un’edilizia sempre più selvaggia e a piani regolatori sempre più latitanti o alla meglio conniventi, si possano da principio superare le differenze che dividono un comune dall’altro e, a partire magari dal secondo semestre di questo 2007, si possa iniziare a pensare ad una sorta di Piano Regolatore della Cultura dei Castelli Romani. Area culturale una e molteplice, capace però di farsi forza proprio iniziando ad unire le forze per dare vita a una rinascita sociale necessaria quanto possibile, come dicevo, ma che, nello stesso tempo, non può davvero attendere oltre.
Inviato da: marranza
il 13/03/2007 alle 18:41
Inviato da: bast_dent
il 28/02/2007 alle 13:48
Inviato da: Anonimo
il 18/01/2007 alle 12:22
Inviato da: semiinnamoro
il 18/01/2007 alle 11:14
Inviato da: Anonimo
il 15/12/2006 alle 19:44