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Creato da bluewillow il 31/03/2006

L'angolo di Jane

Tutto su Jane Austen e sui libri che mi piacciono!

L'ANGOLO DI JANE

Benvenuti nel mio blog!

Questo spazio è dedicato a recensioni di libri e film, ai miei racconti,  a riflessioni personali di varia natura e soprattutto a Jane Austen, una delle mie scrittrici preferite.

Sono una stella del firmamento
che osserva il mondo, disprezza il mondo
e si consuma nella propria luce.
Sono il mare che di notte si infuria,
il mare che si lamenta, pesante di vittime
che ad antichi peccati, nuovi ne accumula.
Sono bandito dal vostro mondo
cresciuto nell'orgoglio e dall'orgoglio tradito,
sono il re senza terra.
Sono la passione muta
in casa senza camino, in guerra senza spada
e ammalato sono della propria forza.

(Hermann Hesse)


 

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Anonymous - Film

Post n°714 pubblicato il 30 Novembre 2011 da bluewillow
 

Chi era davvero quella penna geniale che rispondeva al nome di Shakespeare? A causa delle scarsissime notizie che sono filtrate per secoli sul bardo di Stratford, da sempre molte voci si rincorrono sul fatto che William Shakespeare fosse solo il prestanome di qualcuno più importante, desideroso di mostrare al mondo il proprio talento senza rivelarsi al pubblico, per non incorrere nella pesante censura che giudicava i nascenti teatri come qualcosa di pericolosissimo e potenzialmente sedizioso, in grado di eccitare in modo indesiderato le folle.
Il regista Roland Emmerich e lo sceneggiatore John Orloff riprendono nel bellissimo "Anonymous" una delle tesi più accreditate sul potenziale vero scrittore che si nascondeva dietro il nome di Shakespeare, ovvero quella che vede in Edward de Vere (Rhys Ifans), sedicesimo conte di Oxford, il vero volto del più geniale drammaturgo di tutti i secoli. Il film inoltre intreccia abilmente al nome di de Vere quello di molti altri sospettati di essere Shakespeare, facendo in modo che siano coinvolti tutti nel complotto per nascondere l'identità del bardo: Ben Jonson (Sebastian Armesto),  Christopher Marlove (detto Kit), il conte di Southampton, il conte di Essex, la regina Elisabetta d'Inghilterra (Vanessa Redgrave) sono ad esempio tutti toccati in qualche modo, anche involontario, dalla "grande bugia" che riguarderebbe Shakespeare e sono proprio gli stessi nomi che vengono periodicamente citati come vera possibile identità del drammaturgo.
Grande escluso da questa ricostruzione è solo Francis Bacon (Francesco Bacone), il filosofo da più fonti citati come l'unica personalità dell'epoca abbastanza colta da poter essere identificata seriamente con Shakespeare.
Il nodo fondamentale riguardo alla figura di Shakespeare, e con cui si apre il film attraverso la voce di un attore che, sul palco di un teatro, nella nostra epoca, cerca di spiegare al pubblico perché il nome di Shakespeare nasconderebbe una grandissima truffa, è relativo soprattutto al fatto che il poeta non lasciò nessuna opera scritta di suo pugno, nemmeno un sonetto, neanche un minuscolo pezzetto di una commedia o di un dramma. Questo ha fatto nascere il sospetto che in realtà lo Shakespeare di Stratford on Avon fosse quasi analfabeta (anche se molte teorie moderne lo contestano aspramente), tesi rafforzata dal fatto che all'apertura del suo testamento, fra le tante proprietà elencate minuziosamente non c'era neanche un libro, nemmeno un manoscritto che egli lasciasse in dono alle due figlie. Poiché è certo che Shakespeare ebbe un'istruzione non molto elevata, in scuole di second'ordine, l'unico modo in cui avrebbe potuto raggiungere una cultura così vasta, come quella che egli dimostra nelle sue opere, che citano fenomeni scientifici, leggi, usi di altri paesi, è che egli si sia auto-istruito, come fece ad esempio il collega Ben Jonson, altro eminente drammaturgo e poeta. Ma mentre Ben Jonson viveva praticamente circondato dai libri e ne possedeva a tonnellate, perché invece Shakespeare non ne aveva neanche uno?
Dopo la breve introduzione in epoca moderna, il film si sposta nel passato, per poi rimanervi fino alla fine della pellicola, dove Ben Jonson viene catturato dai soldati di Lord Cecil, consigliere della corona, e picchiato perché riveli dove si trova qualcosa d'importante.
Iniziano poi una serie di flashback, con molti salti temporali che coprono diversi momenti tra la fine XVI secolo e l'inzio del XVII (e che qualche volta confondono un tantino lo spettatore), in cui viene illustrato come Edward de Vere, conte di Oxford, divenne l' "Anonymous" del titolo.
Il giovane Edward, affidato alle cure del vecchio Lord Cecil, è un poeta in erba e sensibile. Dopo essersi macchiato di un omicidio involontario (più o meno), avvenuto esattamente come in Amleto quando muore Polonio ( il padre di Ofelia) viene ricattato da Cecil, che gli impone di sposare sua figlia, per impadronirsi del suo ingente patrimonio, e di abbandonare per sempre la scrittura.
In un futuro successivo, Edward de Vere desidera ardentemente rovesciare Lord Cecil e suo figlio, molto influenti sulla regina Elizabeth: egli intuisce che il teatro, divenuto di gran moda, è un modo molto subdolo di eccitare le folle, per questo chiama il drammaturgo Ben Jonson e gli affida i suoi scritti, imponendogli di farli passare per propri. Le sue opere sono piene di pungenti riferimenti ai suoi nemici, mostrati come abili manipolatori (sarebbe un Cecil ad esempio Polonio in Amleto, ed Enrico III nell'omonimo dramma), che ai moderni apparirebbero sfuggenti, ma che invece sarebbero stati ben chiari per qualcuno dell'epoca.
Ben Jonson, sopraffatto dalla richiesta, prima accetta, ma poi si pente, perché non vuole essere la voce di un altro,  e affida ad un guitto ubriacone e assai allegro, che risponde al nome di William Shakespeare, il compito che egli stesso dovrebbe svolgere.
Ovviamente il successo di Shakespeare è immediato e clamoroso, facendo dell'attorucolo, prima sconosciuto, il nome di teatro più celebre d'Inghilterra.
Una delle cose più belle del film è il modo in cui il regista ha saputo rendere il modo trascinante in cui le opere di Shakespeare colpivano il pubblico: nel ristretto spazio della platea le persone acclamavano gli attori, li incitavano ad affrontare il nemico che sarebbe apparso di lì a poco e se l'attore chiedeva al pubblico sostegno, gli spettatori commossi si facevano avanti per stringerglisi attorno, come se ciò che accadeva sul palco, per un istante, fosse vero. In quell'epoca perduta forse il teatro era più emozionante di qualunque film pieno di effetti speciali del mondo moderno: un'esperienza collettiva che univa, eccitava gli animi, offriva nuovi interessanti punti di vista. Non stupisce affatto che i potenti lo ritenessero pericoloso: cosa c'è di più potente di ciò che arriva dritto al cuore?
La vicenda di de Vere è però ancora più complicata di quanto appare: da sempre innamorato della regina Elizabeth, in realtà è al suo cuore che egli mira.
Qui forse la vinceda narrata in Anonymous si fa troppo complicata, direi anzi contorta, coinvolgendo anche i figli illegittimi della regina (che in questa versione ne ha diversi, ma non ho idea di quanto questo possa essere ritenuto vero da un punto di vista storico) che sarebbero il conte di Essex e il conte di Southampton, quest'ultimo nato dalla giovanile relazione di Elizabeth proprio con de Vere.
La storia si fa poi davvero poco credibile quando si arriva a ventilare la possibilità che lo stesso de Vere sia in realtà il frutto di una gravidanza indesiderata di una sedicenne Elizabeth, rendendo questo film un mash-up fra la teoria del complotto universale ed "Edipo re". Il celebre "rasoio di Occam", per cui bisogna evitare le ipotesi aggiuntive a quella principale, farebbe sottili fettine delle teorie esposte in "Anonymous".
Nonostante tutto la pellicola è ben congegnata, anche se a volte si ha qualche momento di incertezza nel capire dove ci si trovi temporalmente fra un flashback e l'altro, ed è veramente splendido nei costumi, nell'interpretazione degli attori e anche nel doppiaggio.
Il suo merito principale è però, a mio avviso, di aver saputo rendere in modo davvero emozionante cosa fosse il teatro all'epoca di Shakespeare, quando arte di così elevato livello riusciva ad arrivare con forza a persone di ogni genere.
Personalmente la tesi di Anonymous non mi ha convinta del tutto. Non mi piace immaginare uno Shakespeare ignorante e truffatore, soprattutto perché si cercano di cucire addosso a qualcuno che era semplicemente un genio, come mai nessun altro prima o dopo di lui, i limiti di una vita normale: conosceva 29.000 termini diversi, aveva conoscenze in tanti campi del sapere, perciò non poteva essere un uomo di bassa estrazione sociale? Mi sembra questa una tesi assai povera, ci sono esempi, anche in epoca moderna, di persone che dal nulla, senza istruzione superiore, sono perfino riuscite ad elaborare teorie nuove in campo matematico, non può quindi esistere un genio linguistico, capace di trarre nutrimento anche dal poco che il William Shakespeare di Stratford-on-Avon può avere incontrato sul suo cammino? In fondo non sappiamo quasi nulla della sua giovinezza, quali biblioteche abbia consultato, quali viaggi abbia fatto.
Che non abbia lasciato in eredità i suoi scritti non prova nulla: a quell'epoca essi venivano considerati una proprietà collettiva degli attori, per cui restavano a chi continuava a rappresentarli.
Il mistero di Shakespeare è forse destinato a rimanere tale: è in fondo il mistero che si cela sempre dietro l'arte, quando diventa universale.

 
 
 
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