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L'angolo di Jane

Tutto su Jane Austen e sui libri che mi piacciono!

L'ANGOLO DI JANE

Benvenuti nel mio blog!

Questo spazio è dedicato a recensioni di libri e film, ai miei racconti,  a riflessioni personali di varia natura e soprattutto a Jane Austen, una delle mie scrittrici preferite.

Sono una stella del firmamento
che osserva il mondo, disprezza il mondo
e si consuma nella propria luce.
Sono il mare che di notte si infuria,
il mare che si lamenta, pesante di vittime
che ad antichi peccati, nuovi ne accumula.
Sono bandito dal vostro mondo
cresciuto nell'orgoglio e dall'orgoglio tradito,
sono il re senza terra.
Sono la passione muta
in casa senza camino, in guerra senza spada
e ammalato sono della propria forza.

(Hermann Hesse)

 


 

 

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Cloud Atlas. L'atlante delle nuvole - David Mitchell

Post n°939 pubblicato il 14 Dicembre 2012 da bluewillow
 

Titolo: Cloud Atlas. L'atlante delle nuvole. Titolo originale: Cloud Atlas Autore: David Mitchell Traduzione: Luca Scarlini, Lorenzo Borgotallo Casa editrice: Frassinelli pag: 597 costo: 14,90 €


“Ho passato le due settimane trascorse nella sala da musica a rielaborare i miei frammenti di quest'anno, in un « sestetto per solisti che si sovrappongono », per pianoforte, clarinetto, violoncello, flauto, oboe e violino, ognuno nella sua chiave, dimensione e colore. Nella prima sezione, ogni assolo è interrotto da quello che segue, nella seconda ogni interruzione vine ripresa, in ordine. Un pezzo rivoluzionario o un trucco banale? Non lo saprò finché non è finito e per allora sarà troppo tardi, ma è la prima cosa a cui penso quando mi sveglio e l'ultima prima di addormentarmi, anche se J è nel mio letto. Deve capire: l'artista vive in due mondi. “

Queste le parole del musicista Robert Frobisher, uno dei sei personaggi principali di Cloud Atlas, riguardo alla propria opera che, guarda caso, si intitola proprio “L'atlante delle nuvole”.
La musica di Frobisher è una immagine speculare dell'opera scritta e questo bellissimo ed originale libro è costruito proprio in modo da armonizzare le sei differenti “voci” dei suoi protagonisti: sei differenti storie si intrecciano l'una all'altra, legate dal filo forte, ma forse non sempre visibile, di un karma segnato dall'opposizione all'istinto predatorio degli uomini. Ogni storia è ambientata in un tempo e in un luogo differente, dal XIX secolo fino ad un'epoca post-apocalittica. Le prime cinque storie si interrompono più o meno a metà, una sesta, il tema centrale, ambientata nel futuro più lontano, è invece completa, poi le storie interrotte vengono riprese nella sequenza inversa di apertura.
A legare le sei storie ci sono eventi apparentemente casuali, ma in realtà guidati da una specie di destino, o meglio karma: ogni personaggio ritrova un pezzo del precedente, di cui legge il diario, le lettere o osservando un film tratto da una delle storie narrate, e finisce per portare a termine, nella propria esistenza, quella piccola o grande parte di compito che costituisce l'insieme delle sue “reincarnazioni”, tutte segnate dal non accettare supinamente la fredda violenza del mondo.
Le sei storie non differiscono solo per l'ambientazione e i personaggi, ma anche per tecniche narrative.

“Il diario del Pacifico di Adam Ewing” apre il “sestetto” con un diario che si immagina sia stato pubblicato in forma di libro, come deduciamo dalle note al testo, dal figlio dello stesso Ewing, per divulgare la straordinaria esperienza del padre.
L'ambientazione è il sud Pacifico del XIX secolo, più o meno intorno alla Nuova Zelanda, dove il notaio Adam Ewing si è dovuto recare, dalla originaria San Francisco, per notificare alcune volontà testamentarie. Nel corso del viaggio per mare Ewing si scontrerà con la ferocia degli uomini che hanno colonizzato le isole, costringendo maori e morori, questi ultimi gli abitanti originari delle isole di Chatam, ad un nuovo sistema di vita che li piegati, distruggendo la loro cultura.
Nel corso del viaggio Ewing incontrerà un uomo, il dott. Henry Goose, inizialmente percepito come amico, ma che finirà per incarnare, sia nei pensieri che nelle azioni, la mentalità del predatore senza scrupoli, capace di costruirsi una nuova morale adatta a giustificare le sue azioni.
Il viaggio darà a Ewing la scossa necessaria per abbandonare la parte dell'uomo inerte di fronte alla violenza altrui e per trovare la determinazione per cambiare la realtà in prima persona.

Il secondo “tema”, “Lettere da Zedelghem”, è quello del musicista Robert Frobisher ed realizzato secondo la tecnica del romanzo epistolare, con missive indirizzate all'amico Sixsmith, forse suo ex-amante. L'ambientazione è quella degli anni '30 del '900, fra le due guerre. Robert Frobisher è un musicista pieno di debiti, figlio diseredato e rinnegato di una buona famiglia inglese, bisessuale, determinato a trovare un modo di comporre musica.
Per avere una forma di sostentamento, dopo essere fuggito dall'Inghilterra per debiti, finisce in Belgio, dove si offre come aiutante di un vecchio musicista malato, Vyvyan Ayrs, a cui si presenta, praticamente imponendosi, come “braccio” per mettere su carta le note che l'artista debilitato non riesce più a scrivere. Il ruolo di Frobisher diventerà in realtà molto importante per Ayrs che si appoggerà sempre di più alla sua capacità creativa, piuttosto che alla propria. Robert verrà coinvolto in una relazione con Jocasta, la moglie di Ayrs, ma finirà per rendersi conto, infine, di essere stato solo usato da entrambi.
Frobisher è il compositore de “L'atlante delle nuvole”, un sestetto musicale che rappresenta idealmente la struttura con cui è costruito il libro ed è anche colui che trova “Il diario del pacifico di Adam Ewing”, che abbiamo letto all'inizio.

Il terzo “movimento”, “Mezze vite. Il primo caso Luisa Rey”, è costruito invece come un classico romanzo hard-boiled, con voce narrante in terza persona, ambientato nel 1975 in California, a Buenas Yerbas. La coraggiosa giornalista Luisa Rey conosce per caso l'anziano Rufus Sixsmith, colui al quale erano state indirizzate le lettere di Robert Frobisher, che è ora un fisico di fama, rimanendo intrappolata in un ascensore con quest'ultimo durante un black-out.
Sixsmith è in fuga da un pericolo: ha tentato di mettere i bastoni fra le ruote ad una agenzia nucleare che vuole costruire un impianto in una zona estremamente pericolosa. E' il solo ad aver steso un rapporto che potrebbe impedire la costruzione di un impianto nucleare nelle isole Swanneke.
Luisa Rey verrà coinvolta in un pericoloso intreccio di potere e corruzione, rischiando più volte la propria vita, ma riuscendo infine a riportare una vittoria.

La quarta voce del sestetto è quella de “La tremenda ordalia di Timothy Cavendish”, raccontata nella forma di romanzo- autobiografia, con voce narrante in prima persona, ambientato presumibilmente ai nostri giorni (vista la presenza di cellulari). Cavendish è un editore che per sfuggire a degli sgherri che lo minacciano per non aver pagato uno dei suoi scrittori, che è anche un uomo assai poco raccomandabile ed un assassino, ma la cui storia Cavendish stesso ha sfruttato per vendere milioni di libri, finisce, per rimanere intrappolato, per una serie di coincidenze, in un ospizio per anziani, nel quale è ricoverato contro la sua volontà.
“Aurora House” si rivelerà essere una specie di campo di prigionia per anziani, dove si tenta di piegare tanto la volontà quanto il fisico degli occupanti. Poco prima di essere “catturato”, Cavendish aveva ricevuto il manoscritto di un libro interessante, “Mezze vite” di Hilary V. Hush, in cui si raccontava la storia di Luisa Rey.
Quello di Cavendish è il racconto di una rocambolesca fuga, da cui verrà tratto un film.

Il quinto “movimento”  “Il verbo di Sonmi-451” (che è la mia parte preferita del romanzo), è realizzato con la tecnica dell'intervista alla protagonista, ed è ambientato in un futuro distopico, presumibilmente in Corea, nel quale gli esseri umani hanno raggiunto una fase molto avanzata della manipolazione genetica, riuscendo a creare gli “artifici”, creature dall'aspetto umanoide, ma utilizzate per svolgere i compiti che i “purosangue”, gli uomini “tradizionali”, ritengono faticosi o pericolosi. Sonmi-451, che risponde, in questa parte del libro, alle domande di un “archivista”, è un artificio, una creatura nata in una utero-vasca per essere una “servente” in una delle tante “mangerie” Papa Song (una versione ultra-distopica di McDonald's), dove per diciannove ore al giorno vive solo per servire ai tavoli, pulire ed essere servizievole. Le serventi hanno poca memoria, perché il loro cibo, il sapone, contiene sostanze che cancella i loro ricordi. Per dodici anni dovranno lavorare nella mangeria per “ripagare l'investimento” del loro creatore, ma poi potranno andare ad Alleluia, un'isola delle Hawaii dove vivranno felici e libere, o almeno così credono.
Una compagna di Sonmi, Yoona-939, sembra però liberarsi sempre più dai condizionamenti, “ascendendo” ad uno stato maggiore di consapevolezza e ribellandosi al suo destino di schiava.
Questo risveglia la stessa Sonmi, che finisce per anch'essa per “ascendere”.
Sonmi verrà portata via dalla mangeria da un gruppo di uomini che si presenteranno prima come scienziati e poi come rivoluzionari: il loro obiettivo sarà quello di sfruttare Sonmi e la sua capacità di ragionare come un essere umano, per di più estremamente intelligente, per scardinare il vecchio sistema di potere. Sonmi-451 dimostrerà, alla fine di questo brillante pezzo di romanzo, di essere ascesa oltre i limiti che i suoi manipolatori credevano potesse raggiungere, trovando proprio fini nelle macchinazioni altrui.
Sonmi è legata al resto degli altri protagonisti per il fatto di aver visto il film tratto da “La tremenda ordalia di Timothy Cavendish”.

La sesta voce e parte centrale del romanzo, l'unica parte del libro non divisa in due, è costituita da “Sloosha Crossing e tutto il resto”, ed è ambientata in un futuro post-apocalittico, in un'isola delle Hawaii, dove il verbo di Sonmi ha attecchito, il mondo degli Antichi è collassato, a causa di inquinamento, guerre e radiazioni, e l'umanità è tornata ad uno stato semi-selvaggio.
Il protagonista e voce narrante, in un linguaggio costruito volutamente in maniera gergale e rozza, è Zachry, ultimo appartenente alla tribù dei valligeri che venerano Sonmi.
Il mondo è tornato ad uno stato pre-tecnologico, ma la ferocia degli esseri umani è rimasta la stessa. I Kona, tribù senza scrupoli, minacciano continuamente la tribù di Zachry, il romanzo si apre infatti con l'omicidio, da parte dei Kona, del padre del protagonista e il rapimento del fratello Adam.
I “Prescienti”, ultimi a possedere l'antica tecnlogia, inviano una loro rappresentante, Meronima, per vivere con i valligeri. Sarà proprio la casa di Zachry ad ospitarla e il contatto con la donna aprirà a Zachry un nuovo modo di guardare a se stesso e all'umanità, ma gli offrirà anche la visione di uuna storia che sembra non cambiare mai, ripetendo sempre lo stesso ciclo di nascita, morte e distruzione.

Molti dei protagonisti di “Cloud Atlas” hanno una strana macchia sulla pelle, a simboleggiare il loro legame attraverso vite diverse: potrebbero essere reincarnazioni, ma anche solo individui legati da una affinità nello spirito che si mostra nella carne.
Leggere questo volume è come affrontare sei libri in uno, tutti scritti alla perfezione, in cui si affronta in molti modi diversi il tema della rapacità umana, declinata in varie sfumature: la sopraffazione personale come nel caso di Robert Frobisher, l'avidità che cancella gli interessi comuni come in quello di Luisa Rey, per finire nella dissoluzione del senso di umanità come nel distopico mondo di Sonmi, dove tutti chiudono gli occhi su una nuova forma di schiavitù.
Che siano ambientate nel passato, nel nostro mondo o nel futuro, è del presente che, in maniera estremamente brillante, parla David Mitchell e delle possibilità, non sempre rosee, che scaturiscono da forme estreme di consumismo e manipolazione delle masse.
Un libro originalissimo che consiglio a tutti i lettori curiosi che amano quando un libro li sfida a trovare il bandolo della matassa e a trovare le corrispondenze tra la propria realtà e le distopie altrui, forse non tanto lontane come potrebbero apparire.

Da questo libro è stato tratto un film dei fratelli “Matrix” Wachowski dall'omonimo titolo “Cloud Atlas”; questa edizione del volume contiene una prefazione dell'autore che descrive come sia stato felice dell'esperienza di vedere trasformate in immagini le sue parole.

Commenti al Post:
Eric_Van_Cram
Eric_Van_Cram il 16/12/12 alle 10:06 via WEB
questo sembra interessante, magari me lo prendo :)
 
 
bluewillow
bluewillow il 16/12/12 alle 14:58 via WEB
Ŕ uno dei libri pi¨ belli che ho letto quest'anno, se non il migliore :)
 
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