Creato da bluewillow il 31/03/2006

L'angolo di Jane

Tutto su Jane Austen e sui libri che mi piacciono!

L'ANGOLO DI JANE

Benvenuti nel mio blog!

Questo spazio è dedicato a recensioni di libri e film, ai miei racconti,  a riflessioni personali di varia natura e soprattutto a Jane Austen, una delle mie scrittrici preferite.

Sono una stella del firmamento
che osserva il mondo, disprezza il mondo
e si consuma nella propria luce.
Sono il mare che di notte si infuria,
il mare che si lamenta, pesante di vittime
che ad antichi peccati, nuovi ne accumula.
Sono bandito dal vostro mondo
cresciuto nell'orgoglio e dall'orgoglio tradito,
sono il re senza terra.
Sono la passione muta
in casa senza camino, in guerra senza spada
e ammalato sono della propria forza.

(Hermann Hesse)

 


 

 

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La tigre della notte - Alfred Bester

Titolo: La tigre della notte (conosciuto anche come “Destinazione stelle”) Titolo originale: Tiger! Tiger (conosciuto anche come “The Stars My Destination”) Autore: Alfred Bester Traduzione: Vittorio Curtoni Casa editrice: Mondadori Collana: Urania Collezione pag: 248 costo: 5,90 €

Dopo aver letto “La tigre della notte” (pubblicato in Italia anche con il titolo “Destinazione stelle”), potrete probabilmente annoverare nel vostro vocabolario personale un nuovo sinonimo di odio: Vorga!
La Vorga-T:1339 è infatti la nave che ha l'impudenza di abbandonare il marinaio spaziale Gully Foyle al suo destino, mentre passa vicino al relitto della “Nomade”, sul quale Foyle naviga disperso fra le stelle, al limite della sopravvivenza. Sarà proprio l'azione crudele della Vorga a far scattare la scintilla in Gulliver Foyle, uomo di bassa estrazione e cultura col seguente stato di servizio:

“Cultura: nessuna
Capacità: nessuna
Meriti: nessuno
Raccomandazioni: Nessuna
Uomo dotato di forza fisica e di un potenziale intellettuale bloccato dalla mancanza di ambizioni. Minimo spreco di energie. Lo stereotipo dell'uomo comune. Forse uno shock inatteso potrebbe risvegliarlo, ma il reparto Psicologia non riesce a trovare la chiave d'accesso. Non raccomandato per ulteriori promozioni. Foyle è finito in un vicolo cieco”.


L'inspiegabile malvagità della Vorga, che prima si avvicina a Foyle, facendogli sperare nella salvezza e poi si allontana, abbandonandolo a morte certa, accende il meccanismo che trasforma l'insignificante Gully Foyle in una macchina da guerra, capace di scovare dentro di sé risorse inaspettate, con il risultato di trasformarlo in un novello Edmond Dantès il cui unico scopo diventa vendicarsi del torto subito. Il riferimento a “Il conte di Montecristo” di Dumas non è casuale: questo volume è una declinazione sci-fi della celebre opera dello scrittore francese, con tanto di imprigionamento, fuga e “abate Faria” nei panni della determinata e ribelle compagna di prigionia Jisbella McQueen che si occuperà di trasformare l'impulsivo ed ignorante Foyle in qualcuno capace di usare il cervello.
Non solo Gully si salverà, ma inizierà una caccia spietata a coloro che lo hanno lasciato al suo destino, durante la quale si imbatterà in rappresentanti di mega-corporation come Presteign dei Presteign, sarà coinvolto in complotti spaziali nella guerra fra i Pianeti Esterni e i Satelliti Esterni, conoscerà l'amore sotto forma di una donna dall'anima ancor più nera della propria, scoprirà intromissioni dei servizi antispionaggio, e finirà in una gigantesca macchinazione alla base della quale si trova il PyrE, una misteriosa sostanza che potrebbe far esplodere l'intera via Lattea e che, guarda caso, si trovava proprio sulla Nomade.
La vendetta di Foyle non sarà però senza conseguenze ed imprevisti per lo stesso, la prima delle quali sarà di finire, in preda all'ira, su un minuscolo asteroide dove i selvaggi locali gli tatueranno la faccia con una maschera da tigre che lo renderà orribile, in un certo senso portando all'esterno ciò che brucia all'interno.

Alfred Bester allestisce una complicatissima commedia nera a sfondo fantascientifico, dai toni a volte surreali e spesso politicamente scorrettissimi, ma che lascia sempre spazio all'umorismo, per quanto davvero molto corrosivo. L'ambientazione è quella del XXVII secolo, in un futuro in cui si è acquisita la capacità ti teletrasportarsi, attraverso il cosiddetto “jauncto”, che consente di saltare da una destinazione all'altra, purché si conoscano con esattezza le coordinate e si sia capaci di visualizzare la destinazione, facoltà che la mente umana in realtà possiede da sempre grazie alla presenza della sostanza tigroide. “Cogito ergo jauncto” sembra essere il nuovo “Cogito ergo sum”.  La nuova società è dominata da mega-ricchi, riuniti in clan e corporazioni, che impongono il loro volere con il denaro. In questo mondo futuristico le donne sono però in una ben misera condizione, poiché la capacità di teletrasportarsi ovunque ha portato a rinchiuderle per evitare loro di essere aggredite, anche se in questa storia vedremo un paio di personaggi ribelli, donne determinate a non farsi sopraffare, anche se non sempre del tutto positive come individui. La vita è resa inoltre incerta dalla perenna guerra, commerciale e militare, fra i Pianeti Interni del sistema solare ed i Satelliti Esterni.

Gully Foyle è un personaggio atipico nella fantascienza, un protagonista che, pur avendo subito dei torti, è in realtà un antieroe, un uomo preda dei più oscuri istinti, dal linguaggio spesso brutale, che commette lungo la strada ogni sorta di delitti: furti, omicidi, rapimenti, ricatti, violenze, abbandono dei suoi stessi amici; niente è abbastanza terribile per Gully Foyle pur di ottenere la sua agognata vendetta.
Eppure anche il nostro Foyle è destinato, come il Conte di Montecristo, ad una evoluzione interiore,  che lo porterà a provare orrore di ciò che è diventato e a capire finalmente cosa fare di tutto quello che  in cui si è trasformato ed di tutto ciò che ha capito lungo questo complicatissimo percorso, quando si rifiuterà di essere l'ennesima pedina in un gioco di grandi e tenterà di portare la sua nuova consapevolezza anche alle persone comuni, da sempre ignorate ed oppresse dalla storia, ponendo fine alla perenne guerra fra Pianeti Interni e Satelliti Esterni:

“Ci vuole una guerra per farvi spendere. Ci vuole una situazione di merda per farvi pensare. Ci vuole una sfida per rendervi grandi. Per il resto del tempo, ve ne state con le mani in mano. Porci! D'accordo, per la miseria! Io vi sfido, io. Vivete o morite, e siate grandi. Fate scoppiare tutto quanto e rendete l'anima a Cristo, oppure venite da me, e io vi farà grandi. Morite, per la miseria, oppure venite a cercare me, Gully Foyle, e io vi farò grandi. Vi regalo le stelle. Vi rendo uomini!”

La rabbia da tigre di Gully Foyle probabilmente vi contagerà e vi sembrerà incredibilmente in tono con questo momento storico, anche perché “La tigre della notte” è un romanzo modernissimo, di cui stenterete a credere che sia stato pubblicato per la prima volta nel 1956 e che deve aver influenzato più di uno scrittore di SF, fra cui certamente (ci giurerei) Douglas Adams.
Non posso negare che avrei preferito che Gully fosse un po' meno cattivo e un po' meno volgare nel suo linguaggio, ma Alfred Bester deve aver calcato la mano per rendere più sorprendente la sua conversione, in questo autentico pezzo da collezione nell'ambito della letteratura sci-fi. Se all'inizio di questa storia Gully ha come destinazione solo la morte, disperso nello spazio a bordo di quel che resta della Nomade, alla fine invece ha tutto l'universo davanti e l'obiettivo sono le stelle, come dovrebbe essere per ognuno di noi, quando finalmente troviamo le risorse capaci di portarci verso la grandezza.

E come direbbe Gully:

Gully Foyle is my name
And Terra is my nation
Deep space is my dwelling place
The stars my destination

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