Creato da driver64 il 30/07/2006

animabio

....MAKE LOVE NOT WAR!

 

 

Femmine

Post n°271 pubblicato il 27 Luglio 2017 da driver64

Un maschio adolescente prova un po' timore e un po' di invidia nei confronti di una coetanea già esperta e che abbia avuto più partner, questo è comprensibile, però dopo il primo rapporto un giovane uomo dovrebbe sentirsi alla pari, consapevole di saper fare l'amore e consapevole di saper donare piacere alla partner, un piacere " unico" come unica è la personalità, l' individualità di entrambi e unica e irripetibile è l' "alchimia" che entrambi hanno creato incontrandosi. Una donna tuttavia è la prima a sminuirsi, è lei stessa a degradarsi quando teme di sentirsi oggetto o peggio teme di sentirsi "usata" nel contesto dell'incontro con un uomo e nell'attività sessuale. Una donna, siamo d'accordo, può essere laureata, colta, dirigente, imprenditrice, primaria,occupare un posto socialmente rilevante, ma...in camera da letto e nel letto...ci entra nuda. Nell'incontro ci sono due sessi e due ruoli e il ruolo femminile comporta il presupposto di rendere disponibile e accessibile il proprio corpo, lo schiudersi, il ricevere e l'assecondare, l'abbandonarsi el'abbandono di ogni autocontrollo. Comprendo che non sia semplice sollevarsi sulle punte e tuffarsi, bisogna sentirsi di farlo ed avere fiducia e semmai la tua cultura e consapevolezza di essere donna dovrebbero aiutarti a prendere slancio e a non temere l'altezza e l'acqua e l'incontro con essa. Non è l'altezza a doverti apparire più amichevole né l'acqua diventare " protettiva", ma sei tu ad abituarti ad entrarci con eleganza e souplesse. Sono le tue forme, le tue areole, la tua sensualità e il tuo piacere nel viverti femmina a risvegliare il desiderio di un uomo e sancire il suo ritorno e permanenza con te , non le tue idee, capacità umane e professionali o i ruoli e la gerarchia sociale, tu prof o manger e lui ambulante di frutta e verdura. Ma certo anche l'affettività è importante, ma un uomo, anche il più caldo, rispettoso,leale e innamorato ne vive un decimo scarsino di quella che provi tu per lui. Perció ragazze e donne cercate di superare timori, false interpretazioni di ciò che dovrebbe darvi un uomo o una relazione oppure di come un uomo dovrebbe " considerarvi" , se l'amore è un banchetto lui è il convitato, voi non siete commensali, siete la sua portata principale. Potete invero rappresentare il sushi o la tartare, la carbonara o la parmigiana, "bistecca o caviale" ma non perdete dignità o integrità nel rappresentare il suo " pasto nudo".

 
 
 

mavaffancookie

Post n°270 pubblicato il 11 Marzo 2016 da driver64
 

come tutti gli internauti mi sono accorto che  da qualche tempo ad ogni ingresso di ogni sito o pagina web appare un bizzarro ammonimento "questo sito fa uso di cookie eccetera eccetera, se cominci a navigare li accetti altrimenti esci. Se non ti va eccetera ecceter vai a questa pagina eccetera eccetera..." pagina che quasi sempre è in inglese oppure  in informatichese-legalese...ma in conclusione "NON SERVE A NIENTE" è di fatto inutilizzabile  perchè rinvia a procedure misteriose difficiliissime da effettuare e soprattutto labili, fate girare qualsiasi programma di pulizia disco e siete "punto e a capo":  i ccokies che tracciano le tue ricerche, frequentazioni abitudini rimangono dove sono. Certo terroristi e smanettoni  crackere hacker se ne "fottono", perchè dispongono di software canali e di conoscenze specifiche per  infischiarsene dei cukys ma la stragrande maggiornaza degli internauti "no" e onestamente siamo stufi di fare gli utili idioti o farci trattare da imbelli.Vogliamo trasparenza, "glasnost" ed efficienza  e soprattutto poter chiaramente annullare ed eliminare i cookies che non vogliamo che non sono quelli del sito  che stiamo navigando ma quelle di terze parti  ovvero traccianti e  con finalità commerciali e lo vogliamo fare con un unico click una volta per tutte  e senza svantaggi. Tecnicamante è possibilissimo, ma "non lo vogliono fare" la riprova che "internet" è sostanzialmente "un business" tipo "far west" nella peggiori delle anticipazioni di quegli autori come Orwell, Philip Dick Pohl & Kornbluth avevano preannunciato e ogni (debole) tentativo di (minima) regolamentazione ed equità viene deliberatamente vanificato...Internauta...alza la voce e protesta contro questa vile ipocrisia.

 
 
 

Fratelli e sorelle..buonasera!

Post n°269 pubblicato il 06 Febbraio 2016 da driver64

 uno iato lungo due anni, ma non è che vi abbia dimenticato. Solo che le motivazioni di postare e bloggare e raccontare.... languivano...

 
 
 

Vajont e TAV, analogie e riflessioni su fatti differenti ma uniti dalla stessa logica.

Post n°268 pubblicato il 08 Ottobre 2013 da driver64
 

Come molti sapranno domani nove ottobre 2013 cadranno cinquant'anni esatti dalla strage del Vajont, invito tutti a soffermarsi su questo anniversario mesto e poco onorevole della nostra storia recente e a seguire su Rai RadioTre le varie trasmissioni sull'argomento, a documentarsi ulteriormente, a mantenerne vivo il ricordo e soprattutto a trarre dal racconto di quella vicenda, dalla sua genesi, dalla sua dinamica alcune riflessioni e ad applicarle ai fatti del presente, perché solo così una rimembranza come quella assume un significato, e il presente significa TAV, treno ad alta velocità.
L'obiettivo del Vajont non era solo produrre un po' di energia elettrica, necessaria o indispensabile, ma impiegare sostanzialmente le insolite dimensioni della valle e il suo naturale restringimento per regimare il Piave e "usarlo" come un generatore e distributore di energia idraulica destinata ad altre centrali, e ciò secondo la logica del tempo, secondo la logica del profitto e soprattutto nonostante ogni altra considerazione di carattere economico non speculativo e di interesse sociale ed ecologico relativo al territorio, concetti inusuali in quel periodo. 

Il sistema TAV non è una comune linea ferroviaria il cui obiettivo è "collegare" due località geografiche distanti, ma la sua concezione riguarda il "risparmio il tempo del viaggio" avendo come termine di paragone la velocità commerciale degli aeroplani e nonostante gli ostacoli posti dal terreno, malgrado ogni altra considerazione di carattere economico "non speculativo" e di rispetto del territorio.

Le ingenti spese iniziali dovute alla natura incoerente del terreno, invece di suggerire l'abbandono dei lavori "costrinsero" i realizzatori del Vajont a escogitare delle "varianti" in corso d'opera per aumentare le dimensioni del bacino, questo sempre al fine di recuperare le spese e aumentare la "redditività"dell'opera secondo la logica del massimo profitto.

Le problematiche inerenti a questa modifica sono all'origine dei primi concreti problemi di incompatibilità geologica con il territorio e con la popolazione e della mobilitazione popolare dei residenti e contro il quale la committenza e il realizzatore dell'opera reagirono con durezza e lo stato si rivelò distratto con la comunità locale e sostanzialmente prono agli interessi del proprietario della diga.

Le problematiche inerenti al percorso del TAV invece sono dall'origine "consustanziali" all'opera stessa e all'origine dei primi concreti problemi di incompatibilità con il territorio e con la popolazione residente, contro la quale la committenza e il realizzatore dell'opera reagiscono con durezza tramite militarizzazione del territorio e lo stato si rivela "totalmente indifferente" rispetto alla comunità locale e sostanzialmente prono agli interessi del proprietario dell'opera, dietro la quale ci sono dei privati e delle banche che hanno anticipato le spese della costruzione e ne vogliono rientrare con lauti interessi.

 In pratica le forze dell'ordine pagate dalle tasse dei cittadini anche contrari al TAV difendono gli interessi di privati e di banche per un'opera destinata non al progresso della valle o alla riqualificazione del territorio, ma esclusivamente a "generare il massimo profitto" per gli investitori privati.

Cinquant'anni or sono a schierarsi con la popolazione fu una singola giornalista, una donna che faceva parte dello schieramento progressista e contro di lei si scatenarono le ire del costruttore, oggi contro le popolazioni delle valli c'è l'arrogante albagia di un ministro della repubblica che tuona contro i "terroristi" e con la sicumera violenta di un Gauleiter proclama che l'opera si farà, malgrado ogni considerazione sull'impatto ambientale e sulle comunità locali i cui interessi evidentemente sono trascurabili e irrilevanti nei confronti di quelli dei potentati economici. Ieri il ruolo dello stato nel favorire in ogni modo il capitale privato, avvenuto sia nella costruzione sia nel passaggio di consegne fra privati e d ente nazionalizzato, oggi con immutata arroganza la difesa di un'opera carissima nei costi e nel danno ambientale in un paese "fragile nel territorio" che però vede fra cementificazione degli argini, inquinamento locale e generale, diminuzione del territorio agricolo, seconde terze quinte case, villette a schiera e maxiopere come il TAV un grado di antropizzazione e dissesto non allarmanti ma catastrofici. Su questo quadro raggela non solo il silenzio, ma anche l'incoerente e autolesionista condotta dei progressisti un tempo unici difensori della gente delle vallate, ora invece pienamente in sintonia con l'interesse privato e lo scempio ambientale, persino con il sigillo del Presidente della Repubblica che condanna gli atti contro i cantieri, ignorando che cinquant'anni fa all'indomani della strage anche lui come tutto il PCI e l'Unità furono definiti "sciacalli" perché avevano previsto i fatti del Vajont. Ora semplicemente chi si oppone allo scempio delle valli è un "terrorista". Potremo definirla evoluzione culturale di un potere sempre più vorace e sempre più lontano dai cittadini che dovrebbe rappresentare. Come potranno il Presidente Napolitano e Letta e tutto il PD domani ricordare quella strage facendo finta di niente e nello stesso tempo approvare supinamente il TAV?  

 

 

 

 
 
 

The Parbuckle Show

Post n°267 pubblicato il 17 Settembre 2013 da driver64

Ho seguito le fasi del raddrizzamento della Costa Concordia sui canali Sky; di là dal fatto tecnico con le sue implicazioni e i suoi costi e di là dal lato umano costituito dal triste ricordo del naufragio sono rimasto spiacevolmente sorpreso dalle conferenze stampa che si sono succedute e più trascorreva il tempo e più il mio disappunto si trasformava in delusione e persino irritazione per com'erano gestiti questi incontri con la stampa nazionale ed estera che in quel momento rappresentava l'opinione pubblica.

Per primo devo stigmatizzare la presenza e gli interventi del "prefetto" Gabrielli che non so a quale titolo e a quale fine in pratica era attribuito il ruolo di portavoce e moderatore, ma che dico, il ruolo di vero e proprio Master Of Ceremony e padrone di casa dilagante e insindacabile.

Il suo tono, ieratico e retorico, era stemperato da numerose imprecisioni linguistiche e concettuali che involontariamente lo rendevano ridicolo, ma in una circostanza così delicata la sua approssimazione verbale faceva pensare a una superficialità e una supponenza ben lontana dalle competenze richieste e non commisurata alla delicatezza del momento e dalle incognite dell'operazione di recupero; inoltre il malcelato atteggiamento di diffidenza verso i giornalisti (che ripeto, rappresentavano "noi" gente comune) era in totale contraddizione con lo spirito delle conferenze stampa che appunto dovevano rappresentare un momento d'informazione puntuale accurata e serena su quanto stava accadendo, ma è stata tutt'altro, cioè una stonatissima e ringhiosa autocelebrazione.

Nella fattispecie il compito della Protezione civile era di "sorveglianza" e di "rappresentanza" da parte del governo e dello stato sul territorio nei confronti dei privati che gestiscono il recupero, quello che non comprendo è perché esporsi mediaticamente più e quanto gli "artefici dell'operazione" e addirittura sovrapporsi a loro e pretendere di gestire le loro comunicazioni.

Il disagio e l'artificiosità della situazione, infatti, apparivano tangibili sia nelle facce dei giornalisti e nelle loro domande rare ed esitanti e nelle risposte nervose e al limite della freddezza da parte del prefetto Gabrielli che rispondeva nella maggior parte dei casi oppure stabiliva quale rappresentante del team era qualificato a rispondere, seguendo evidentemente un preciso piano e una discrezionale divisione di ruoli del qualte tuttora non comprendo il significato.

Altrettante difficoltà di comunicazione venivano appunto dai rappresentanti dei team che invece di leggere semplici resoconti del lavoro cominciato ed in corso e delle prospettive immediate, parevano intimiditi e schiacciati dalla personalità di Gabrielli più che viversi quali sereni protagonisti del loro difficile lavoro e renderci compartecipi delle loro difficoltà e rassicurandoci con le loro scelte razionali e prudenti ( e ciò avrebbe dovuto costituire la finalità di quelle conferenze stampa).

Altra stonatura i ringraziamenti e i riconoscimenti reciproci: non era proprio l'occasione per "lodare" eventuali sinergie fra pubblico e privato, almeno non con quell'enfasi perché il privato è semplicemente il responsabile di quella tragedia e di quel danno e cavare le castagne dal fuoco, risanare, ammendare non è motivo di soddisfazione ma "dovere" e si fa, si paga, si toglie il grave incomodo frutto di errori umanissimi e brama di profitto e si rimborsa si rifonde la comunità, ma ripeto con umiltà, sottotono e senza "inchini" reciproci, parola quanto mai appropriata, semmai inchini di scusa verso le vittime della tragedia e della comunità del Giglio che ha visto e vede sconciato il suo ambiente.

Parte dell'indegno spettacolo anche quell'inutile e volgarissimo tabellone con quel titolo da film con Steven Seagal con i nomi degli sponsor  che fa pensare appunto al deteriore e approssimativo e scandalosamente strumentale sistema di illustrare l'operazione con finalità essenzialmente  autopromozionali per tutti i convenuti.

Purtroppo anche il Presidente Letta non è stato immune da inutili trionfalismi,sarebbe stato sufficiente  espriemere  "sollievo e soddisfazione" a nome della comunità, non certo "orgoglio" per una tecnologia e per il ruolo delle parti, soprattutto il ruolo dei i privati che come si è visto nel caso del naufragio hanno adoperato la tecnologia a sproposito nella ricerca del profitto.

L'impressione è che come nel caso del dimissionato Bertolaso la Protezione Civile sia appannaggio di figure che sfruttano il loro ruolo e compito istituzionale come passerella mediatica e non perdono occasione di lustrare la propria personalità più che lasciar parlare il loro lavoro; lavoro che in questa circostanza doveva essere si di sorveglianza che è invece stato adoperato come passerella per soddisfare le smanie di protagonismo di un prefetto che è un dipendente dello stato e remunerato con le nostre tasse.

Sono rasserenato per il buon compimento dell'operazione e che il lungo percorso per il risanamento dell'isola sia cominciato bene, ma non posso che sentirmi insoddisfatto da chi è preposto ad assolvere questi incarichi e non vorrei che questa sgangherata e fuori luogo esibizione mediatica fosse in realtà sintomo di problemi futuri.

Da questa tragedia trasformata in "successo" ed evento mediatico ancora una volta si coglie lo stacco fra chi detiene un qualsivoglia potere o gestisca interessi privati e noi comuni cittadini trattati appunto come "destinatari" o "target" da usare per fini commerciali o di autopromozione personale. Davvero è intollerabile come viene distorta e piegata l'informazione e artefatta la comunicazione anche in un caso "sfavorevole" come questo.

 

 

 
 
 
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