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LaPinha
   

formidabili i 70

Trenta..ehm anni e non sentirli... Dedicato alle "pinhe" Ale, Ross e Tici, ai nostri teucci e alle nostre nostalgie.

 

E ADESSO PROVATE A NON COMMUOVERVI...!

 

Abbiamo tutti un sogno una fotografia
una canzone prigioniera in un jukebox
che ci ha lasciato un segno un po' di nostalgia
in quell'estate al mare intorno ad un falò
e c'era una chitarra che non smetteva mai,
era così la nostra Isola di Wight…
Abbiamo tutti dentro una periferia
una ragazza un plaid una domenica
noi che avevamo sempre voglia di andar via,
noi che eravamo pazzi dell'America
e tutto era più bello, o ci sembrava a noi,
ma come passa il tempo dai vent' anni in poi….

Come passa il tempo,
come si butta via,
io che non sono un santo
ed ho sbagliato tanto in vita mia….
come passa il tempo
che non ripassa mai
va come una Seicento,
e quei ragazzi dentro siamo noi…….
come passa il tempo

Abbiamo tutti un albero che non c'è più
e tutti almeno un verso di una poesia
un cinema all'aperto ed un maglione blu
prestato ad un amore che è volato via…
ci credevamo eterni, ci credevamo eroi,
ma il tempo se ne frega e passa su di noi….
come passa il tempo,
sulla felicità,
noi non abbiamo vinto
ma viviamo e il sogno va più in là…..
come passa il tempo
va dove tutto va,
va e ci sembra lento,
ieri era tanto tempo fa
tanto tempo fa……..

 

ECCOMI QUI!

Perchè un blog sugli anni '70? Perchè sono gli anni della mia infanzia...e appartengono al secolo scorso...! Per ricordarli con chi c'era, e raccontarli a chi non c'era ancora.
Perchè sono gli anni dell'ultimo scudetto del Torino e delle matite minamì. Di Mike Bongiorno pettinato come la Orsomando che faceva pubblicità alla grappa Bocchino. Gli anni di Orzowei e di Furia cavallo del west.
Erano gli anni in cui Qui Quo e Qua non usavano ancora internet o il cellulare, e trovavano tutte le risposte sul Manuale delle Giovani Marmotte. Gli anni dell'austerity e di Atlas Ufo Robot.
Gli anni di... cedo la parola a voi, ai vostri ricordi e alle vostre nostalgie!

Comunque la pensiate, e di qualunque annata siate, benvenuti ad anni 70!

 

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allora aboliamo anche la scuola

Post n°593 pubblicato il 20 Novembre 2009 da LaPinha

Da sempre la scuola funziona così: al mattino ascolti le lezioni e prendi appunti, e al pomeriggio ti chiudi in camera tua e fai i compiti, che poi vuol dire: studiare e svolgere gli esercizi. Un vero supplizio. Un tempo, tipo quarant’anni fa, poteva anche avere un senso: alla tivù c’erano solo due canali e i programmi del pomeriggio duravano solo un’oretta, più o meno dalle cinque alle sei; i centri commerciali, dove andare a vagolare per ore ciondolando da un negozio all'altro con gli amici, non esistevano.

Gli animatori maghi giocolieri non c’erano e quindi le mamme non organizzavano megafeste di compleanno per i loro pargoli a cui invitare quaranta bambini urlanti; fare corsi di aikido, pallacanestro, tiro con l’arco, giapponese, cucina indiana non usava; lo snowboard non era ancora stato inventato e quindi i ragazzi non si buttavano per tutta la domenica da cime innevate tornando alle due di notte pieni di birra (a proposito: non esistevano neanche le notti bianche e quindi non veniva in mente a nessuno di passare la notte in mezzo a una piazza del centro scolandosi dieci bottigliette di birra). Ma soprattutto non erano ancora nati: il computer, il gameboy, l'iPod, il nintendo, la microbar detta anche «macchinetta», la playstation, il cellulare, xfactor, internet, twitter, facebook, youtube e il grandefratello.

Poveri noi
Quindi, cosa potevano mai fare i poveri ragazzi di quarant’anni fa, come potevano mai passare il tempo, impegnare la mente e il corpo, dove andavano nel pomeriggio, cosa s'inventavano, se non di stare chiusi in casa a leggere, studiare e fare i compiti?
I compiti sono stati per noi che oggi abbiamo cinquant’anni, diciamocelo, il nostro unico passatempo. Se no, ci saremmo sparati. Vivevamo in un mondo così povero e vuoto. Niente caos, rumori, clacson, impegni, stage. Nemmeno un piccolo corso di orientamento o un convegnino sul multiculturalismo. Una vita piatta e scialba. Avevamo solo i libri (e il lego e l’idrolitina…), poveri noi! Certo che leggevamo come matti e guai a chi ci distoglieva! Certo che sgobbavamo chini sui quaderni a finire la versione, fare le equazioni e scrivere in bella la parafrasi di un canto di Dante. Lo facevamo perché non avevamo niente dalla vita, niente!
Ma oggi… Come si fa a riempire ancora di compiti i ragazzi? Quale mente antiquata e perversa può ancora pensare che siano utili? Utili a cosa, poi, a imparare latino e greco, a usare la logica argomentativa, a saper scrivere, e magari anche a capire un romanzo dei primi del 900, come quell’astruso, ostico, incomprensibile e assolutamente inutile Pirandello (che infatti nessuno dei giovani d’oggi capisce più, e che tutti giustamente si rifiutano di leggere)?
Ma via, cerchiamo di essere moderni! Cerchiamo di stare al passo coi tempi e di essere meno bacchettoni reazionari! Basta con questi benedetti compiti, che rovinano la vita a tutti: ai giovani, ai quali tolgono la libertà beata di non fare nulla dal mattino alla sera; alle madri e alle nonne, che devono farli al posto loro sobbarcandosi pagine e pagine da studiare invece di fare shopping con le amiche; agli insegnanti che, masochisti come sono, passano le notti a correggerli, umiliando poi con uno squallido voto i poveri studenti, costretti per la frustrazione ad andare dallo psicologo o riempirsi di psicofarmaci!

La soluzione finale
Benedetto il Canada! Quello sì che è un paese civile, con tribunali lungimiranti. Come mi piacerebbe che l’Italia seguisse l’esempio e liberasse i giovani dal cappio dei compiti a casa! Anzi, direi di più: oggi la scuola stessa è diventata un fardello intollerabile; diciamoci le cose come stanno, ci disturba, ci ingombra inutilmente la vita, opponendosi alla nostra felicità e al nostro sacrosanto diritto di divertirci! E basta, facciamola finita una buona volta, siamo coraggiosi e andiamo fino in fondo: aboliamo la scuola.

(da "La Stampa" del 20 novembre 2009)

Ringrazio Paola Mastrocola, autrice del pezzo, per aver espresso così bene esattamente quello che penso.

 
 
 

la (sempre) peggio gioventù

Post n°592 pubblicato il 07 Novembre 2009 da LaPinha

Non vorrei ripetermi, ma comincio a essere alquanto preoccupata per la meglio gioventù che questi anni stanno sfornando: dopo il ragazzino che, visto che non sapeva che fare, ha pensato bene di impiccare un cane (se fossi stata sua madre gli avrei personalmente spezzato le ditine delle mani una per una), arrivano in rapida successione: quelli che marchiano a fuoco un compagno per vedere che effetto fa, quelli che sparano dalla finestra perchè si annoiavano, e dulcis in fundo, il demente che si barda con sciarpa e pistola giocattolo e si autofilma preannunciando una strage a scuola. I genitori, invece di fargli il proverbiale culo a capanna, asseriscono che ovviamente trattasi di ragazzate.

Ora: posto che a quindici anni si è tutti più o meno scemi, mi si permetta di dire che le ragazzate sono altre: rompere un vetro giocando a pallone o rubare le mele del vicino, forse, non certo mettere a repentaglio la vita altrui perchè sei un demente scervellato e hai genitori più scervellati di te che prendono pure le tue difese.

Nè a me nè ai miei amici o alle mie compagne (e giuro che non ci sono Premi Nobel fra di noi) è mai venuto in mente di dare fuoco ai compagni, di darla a destra e a manca per comprarci il 33 giri degli Wham! o di minacciare stragi a scuola fotografandoci con la Polaroid. Al massimo si telefonava a scuola da un telefono a gettoni per dire che c'era una bomba, ma ci sgamavano sempre.

Non so dire cosa sia cambiato, dove sia finito il cervello e il cuore di certi esemplari di razza umana, ma direi che c'è da preoccuparsi. Perchè questi gentlemen, imbottiti di telefonini, Ipod, pay tv e Internet hanno dichiarato, nessuno escluso, di avere agito "per noia". E mi viene in mente che trent'anni fa, con due reti televisive e il telefono a disco beige, riuscivamo a non annoiarci. E se ci annoiavamo, incredibilmente non andavamo a dare fuoco ai barboni. Uscivamo con gli amici, guardavamo la tv e -misericordia- a volte leggevamo perfino un libro.

 
 
 

una storia degli anni 70

Post n°591 pubblicato il 18 Ottobre 2009 da LaPinha

Un giornalista accompagnò un amico a comprare il giornale. Entrati nell'edicola, l'amico salutò gentilmente il giornalaio, che si limitò a grugnire qualcosa in risposta. La stessa cosa accadde quando lasciarono l'edicola. L'amico, educatamente augurò buona giornata, ma l'edicolante non si disturbò neppure a rispondere.

Il giornalista chiese: "Ma è così scortese tutti i giorni?"

"Sì", rispose l'amico.

"E allora perchè continui a essere gentile con lui, visto che lui è così maleducato?" si stupì il giornalista.

"Perchè" rispose l'amico "non voglio che sia lui a decidere come devo comportarmi".

 

Questa è una storia che ho letto trent...ehm, parecchi anni fa sul libro di lettura dell'epoca, Progetto Uomo.

Non chiedetemi perchè, ma non l'ho mai dimenticata, e mi torna in mente ogni volta che ho a che fare con una persona non esattamente gentilissima. E incredibilmente, funziona sempre!

 
 
 

news dal fronte

Post n°590 pubblicato il 03 Ottobre 2009 da LaPinha

Mi scuso per la latitanza forzata ma sono alle prese con una deliziosa traduzione bancaria lunga come la Treccani e interessante come un libro di Bruno Vespa che mi sta togliendo dieci anni di vita.

Ci si risente, prima o poi, preferibilmente prima.

 
 
 

sempre più in alto, mike!

Post n°589 pubblicato il 08 Settembre 2009 da LaPinha

Ho sempre pensato che il giorno in cui Mike Bongiorno sarebbe morto, se ne sarebbe andato con lui un pezzo enorme della storia della Tv (quella con la T maiuscola) italiana.  Lo penso ancora di più oggi che Mike ha fatto i bagagli e se ne è andato per davvero, con le sue gaffes incredibili, i suoi campioni in bianco e nero, la signora Longari che gli è caduta sull'uccello, o forse no (pare si tratti di una leggenda), le pettinature improponibili, le scalate al Cervino sbronzo di grappa Bocchino sigillo nero e i fiati alle trombe di Turchetti. Con le puntate di Scommettiamo il giovedì sera, il cavallino Michele, Pio Ics e il perfido Signor No.

Se ne è andato un uomo che sapeva fare bene il suo mestiere. Nella tv di oggi, cosa più unica che rara.

Buon viaggio, Mike. Sempre più in alto!

 
 
 

addio al papà dell'ape maia

Post n°588 pubblicato il 01 Settembre 2009 da LaPinha

Il cartoonist statunitense Marty Murphy, creatore e disegnatore del popolare cartone animato «L’ape Maia», è morto nella sua casa di Los Angeles all’età di 76 anni. La notizia della scomparsa, che risale a giovedì scorso, è stata data oggi dalla nipote dell’artista, Judy Kaenel Czajka, al «Los Angeles Times». La notorietà di Murphy è legata soprattutto alle avventure dell'insetto, tradotte in 43 lingue e trasmesse in oltre cinquanta paesi. Creata e disegnata nel 1975 da Marty Murphy, la serie è tratta dai racconti «L’Ape Maia e le sue avventure» (1912) e «Il popolo del cielo» (1912) dello scrittore tedesco Waldemar Bonsels (1881-1952).

In Italia Maia arrivò nel 1979, trasmessa su Raiuno: qui i simpatici disegni di Murphy e la celebre canzone cantata da Katia Svizzero («Vola, vola l’Ape Maia...») conquistarono da subito i più piccoli. Il cartone «L’ape Maia» fu realizzato grazie a una co-produzione tedesco-giapponese dalla Apollo Film e dalla mitica Nippon Animation. Marty Murphy ha lavorato come fumettista per 45 anni per la rivista «Playboy», dove esordì con le sue strisce ironiche nel 1963. Sul mensile «Playboy» ha pubblicato complessivamente 348 lavori a fumetti. Nel mondo dei cartoni animati, Murphy esordì nel 1962, collaborando alla realizzazione del film «Mister Magoo's Christmas Carol», per entrare poi nello staff di Hanna-Barbera.

Tra i suoi lavori per l’animazione figurano numerosi episodi di «Fritz the Cat» ed ha scritto tanti soggetti per «DuckTales», l'avventurosa serie con protagonisti i paperi disneyani,  «Garfield and Friends» e «Tom and Jerry». Per la Nippon Animation ha creato la serie «Bambino Pinocchio» ed ha scritto il soggetto di «Little Nemo». Murphy lavorò con grande soddisfazione alla creazione di «L’ape Maia», da lui stesso pensata come ricca di contenuti educativi e pedagogici, un cartoon intramontabile in cui dietro la descrizione delle scoperte di Maia, c’è la crescita interiore della protagonista, la ricerca del suo ruolo nella comunità delle api. Maia è intelligente, curiosa, impaziente di scoprire il mondo, di conoscere nuovi amici, di non fermarsi alle apparenze. Tutta la vasta gamma di personaggi che incontra, non sono altro che i modelli di altrettanti «esemplari» della società umana.

(Da "La Stampa", 1 settembre 2009)

 
 
 

dum dum, questo sconosciuto

Post n°587 pubblicato il 28 Agosto 2009 da LaPinha

Miei piccoli fans,

ho ricevuto questo messaggio. Data la mia giovanissima età non sono in grado di aiutare Donatella, ma magari qualcuno fra di voi...

Vorrei chiedere a tutti gli amici del blog un aiuto: sto da sempre cercando disperatamente una foto e qualcos'altro di DUM DUM, uno scimpanzè che compariva in un telefilm degli anni '70 di cui, purtroppo, non ricordo nemmeno il nome.
Mio fratello compirà a novembre 40 anni e all'epoca, quando aveva visto in tv lo scimpanzè, aveva sentenziato (aveva davvero pochi anni!!): da oggi dovete chiamarmi DUM DUM!!!!
Vorrei fargli una sorpresa per il suo importante compleanno: qualcuno mi aiuta?

Grazie e complimenti a tutti, Donatella

 
 
 

le magliette di sandokan

Post n°586 pubblicato il 17 Agosto 2009 da LaPinha

Inguardabili magliette acquistabili per corrispondenza dal Club degli Eroi (mah) o reperibili al mercato di zona  negli anni d'oro della tigre della Malesia. Alla modica somma di seimila lire si poteva acquistare la parure completa così tutta la famiglia poteva pavoneggiarsi e sentirsi Sandokan nel profondo. Con l'acquisto 3x2 si potevano inoltre ricevere in omaggio gli ambiti occhio e dente di tigre (ignobili collane 100% plastica).

 
 
 

disco bambina - fantastico 1979

Post n°585 pubblicato il 03 Agosto 2009 da LaPinha

Alzi la mano chi di noi, bambine degli anni 70, non ha mai :

1) sognato di fare la spaccata come Heather Parisi tentando pietosamente di infilarsi il piede nell'orecchio e disancandosi orrendamente.

2) cercato di imitare le tutine indossate dalla suddetta Heather srotolandosi addosso carta igienica a metraggio.

3) sognato di sposare Enzo Avallone, in arte Truciolo, ignorando che era giusto un filo gay.

4) esclamato, riguardando questo video vecchio di trent'anni, "Minchia, quant'era brava!"

La leggenda vuole che Heather Parisi abbia ottenuto il suo primo contratto con la Rai esibendosi sulla scrivania di Pippo Baudo. Non sotto, come pare sia la norma oggi.

(Dedicato a chi ritiene che la Gregoraci sia una ballerina.)

 
 
 

tre anni e non sentirli!

Post n°584 pubblicato il 23 Luglio 2009 da LaPinha

E con questo sono tre. Tre anni a parlare di grappe Julia, Gazebi, canzoni orribili, calze all'uncinetto e dolcevita, scamiciati e apparecchi ai denti, cosa che probabilmente ha ridotto drasticamente il mio già esiguo numero di sinapsi. Però è stato divertente.

Quindi, ancora una volta, grazie a tutti quelli che passano di qui, e a quelli che ritornano. A quelli che negli anni 70 non c'erano e a quelli che lasciano i loro ricordi. Il blog lo fate anche voi, insieme a me, quindi buon terzo compleanno a tutti! E adesso diamo il via ai festeggiamenti!

 
 
 

le caprette segnatempo

Post n°583 pubblicato il 16 Luglio 2009 da LaPinha

Le caprette segnatempo risalgono alla fine degli anni 70 e ai primi anni 80, quando, orfani di Bernacca e delle sue isobare e prima dell'avvento del terrificante Giuliacci non ci rimaneva che farci le previsioni del tempo in casa: trattavasi di inguardabili soprammobili nelle fogge più inquietanti (dal putto zufolante alle pastorelle alle caprette appunto) che avrebbero dovuto avere la caratteristica di cambiare colore a seconda del tempo. Il condizionale è d'obbligo in quanto si ricordano casi di gente che si fidava ciecamente del sublime oggettino ed è uscita in costume e ciabatte perchè l'angelo della statuetta era azzurro cianotico ed è stata ritrovata ibernata due isolati dopo, La variante era che si uscisse in cappotto e anfibi perchè l'angelo era più rosa di una coniglietta di Playboy e si schiodasse per un'isolazione entro dieci minuti.

(Si ringrazia Delleprof per il prezioso ricordo)

 

 
 
 

i portagioielli con le conchiglie

Post n°582 pubblicato il 09 Luglio 2009 da LaPinha
Foto di LaPinha

Speravo che certi orrori fossero ormai ben nascosti al sicuro nella nostra memoria, ma in un negozio di Monterosso (non esattamente affollatissimo, per la verità) ho rinvenuto questo terrificante portagioie conchigliato in finta madreperla, in gran voga negli anni 70, quando con i dodici sacchi di conchiglie raccolti l'estate prima ad Andora si decorava di tutto, dal portafoto col trisnonno defunto al suddetto urrido portagioie talmente brutto che non ci si metteva dentro manco la dentiera, altro che i gioielli di famiglia.

 
 
 

metti la canottiera

Post n°581 pubblicato il 11 Giugno 2009 da LaPinha

Strumento di seduzione in accoppiata con le già citate e letali mutande a coste a vita alta (il concetto di vita alta finiva in genere sotto l'ascella), la canottiera era parte integrante del bambino dal 1 settembre al 20 agosto in quanto doveva proteggerci dai temuti e potenzialmente letali colpi d'aria che avrebbero potuto colpirci verso ferragosto. "Metti la canottiera che poi mi sudi e ti ammali" ci intimavano le nostre rilassatissime madri stregate dalla pubblicità dualblu dove c'era un cretinetto che correva su e giù in mutande e canottiera come un tamarro qualsiasi. Il fatto che molto più probabilmente saremmo schiattati per un colpo di calore non sembrava importare a nessuno.

 

 
 
 

guarda dove metti i piedi!

Post n°580 pubblicato il 24 Maggio 2009 da LaPinha

Urlo di battaglia di ogni madre anni '70 che si rispetti (insieme al già citato "mettiti il golfino"), "Guarda dove metti i piedi" è alla base di un arcano che ci ha tolto il sonno per decenni e che resta tuttora da risolvere.

La frase presupponeva infatti che si avanzasse come cercatori di funghi con l'occhio fisso in terra onde evitare di inciampare e/o infilzarsi il piede in uno dei chiodi arrugginiti che nella fantasia malata dei nostri genitori proliferavano a ogni angolo. Un attimo di disattenzione e il tetano ci avrebbe colti e saremmo morti più rigidi di un quarto di pollo congelato (quello che si dice far crescere bambini rilassati e sicuri di sè).

Ora, appare evidente che camminare guardando per terra inevitabilmente prima o poi conduce ad andarsi a schiantare contro un lampione, la vicina di casa, la vetrina del panettiere e il 63 sbarrato. Ergo, magari non ti trapassavi i piedi da parte a parte ma ti fracassavi il setto nasale, che in subordine non è da meno.

Ma quando ti aspettavi un po' di materna comprensione, la risposta era sempre "Avevi solo da guardare dove andavi"!

Capirete ora che risulta difficile guardare davanti e in terra contemporaneamente. A pensarci bene, potrebbe essere questa la causa del proliferare di tappi neri all'occhio che ci hanno abbellito per tutti gli anni '70. Nel vano tentativo di guardare per terra e davanti contemporaneamente siamo diventati tutti più strabici di Polifemo.

 
 
 

la peggio gioventù

Post n°579 pubblicato il 29 Aprile 2009 da LaPinha

"Madri che pretendono di entrare a scuola per allattare il bambino di cinque anni. Genitori inviperiti perché la classe è stata spostata al secondo piano e la scuola non accetta di alleviare la fatica dei figli caricando gli zaini in ascensore. Madri che chiedono di non portare alla materna il bimbo quando piove e altre - molte altre - che «pretendono» dalle scuole elementari l’autorizzazione a far saltare un numero imprecisato di lezioni per partecipare a casting e riprese cinematografiche. La preside si è sentita dire che "in giardino devo coprire di terra tutte le radici, altrimenti i bambini inciampano."

(da "La Stampa", 29 aprile 2009)

Confesso, mi piacerebbe  incontrare qualcuno di questi personaggi. Per sapere che effetto fa avere un QI pari alla temperatura media invernale di Mosca (-20). Mi affascina il vuoto pneumatico che alberga in certe menti.

Confesso inoltre le seguenti drammatiche angherie che venivano perpetrate sui ragazzini della mia generazione e invoco l'intervento di Telefono Azzurro sia pure con un certo ritardo.

1/ venivamo mandati a scuola a piedi. Nel caso piovesse, non si richiedeva l'intervento della Protezione Civile. Davanti a scuola non c'era la sfilata di SUV posteggiati in dodicesima fila perchè il pargolo non si bagnasse. Ci si bardava con l'impermeabile e gli stivaletti rossi che tingevano i piedi che sembravano colorati con l'Uniposca e via andare. Fra parentesi, bambini obesi se ne vedevano ben pochi, chissà perchè.

2/ di quanto pesasse la nostra cartella, non gliene fregava sostanzialmente niente a nessuno. Se ti veniva la scoliosi ti iscrivevano al corso di nuoto, rimedio universale per qualunque malattia, dall'asma al gomito del tennista. Se qualche madre avesse proposto l'installazione dell'ascensore a scuola per non affaticare le nostre fragili spalle sarebbe stata internata ipso facto.

3/ essendo, tranne rare eccezioni, discretamente roiti, a nessuno veniva in mente di portarci ai casting. Al massimo ci mettevano in piedi sul tavolo a dire la poesia a Natale.

4/ il cortile della mia scuola era fatto in pura ghiaia. A nessuno è mai passato per la testa di moquettarlo per salvaguardare le nostre sacre ginocchia. E così siamo caduti, ce le siamo sbucciate (senza che la maestra venisse denunciata), abbiamo frignato un po' e incredibilmente ci siamo rialzati.

Perchè prima o poi da qualche parte si inciampa sempre. E' rialzarsi da soli che è difficile, se c'è sempre stato qualcuno che ci ha tirato su.

 
 
 
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Un blog di: LaPinha
Data di creazione: 23/07/2006
 

EMIL DI LONNEBERGA... PIÙ 70 DI COSÌ!

 

BENVENUTI... O BENTORNATI!

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Quando sarai stanco di viaggiare

Attraverso il tempo e attraverso il mare

Oltre alle città oltre il confine

Del mondo che si sposta dentro le cartoline

Quando sarai stanco di giocare la partita

Che detta le sue regole finché non è finita

Quando sarai stanco di non vincere più niente

Vienimi a cercare puoi trovarmi qui

Quando sarai stanco di aspettare

Leggi le mie lettere

E vienimi a cercare

Vivo la mia vita tra i papaveri e il grano

Il cielo è trasparente il mondo gira piano

E c’è un camino acceso e coperte sui divani

La notte sopra il tetto e il correre dei cani

E sentirai l’odore della bella primavera

E suoni di campane tra gli echi della sera

E conterai le stelle nella notte senza luna

Vienimi a cercare io ti aspetto qui

(Mimmo Locasciulli - Lettere dalla Riserva)