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Esami a settembre: ritorno al passato?

Post n°11 pubblicato il 04 Settembre 2007 da anppiemonte

Come è noto, il ministro Fioroni ha detto che sta valutando se ripristinare gli esami di riparazione di settembre. E’ evidente che il ministro ha finalmente preso atto della crisi del sistema dei “debiti” come strumento per gestire le lacune formative degli studenti: i debiti trascinati anno dopo anno bloccano la crescita culturale dei ragazzi.

Fioroni ha affrontato il problema dei debiti nel decreto ministeriale numero 42 del 22/05/2007 relativo alle “modalità di attribuzione del credito scolastico e di recupero dei debiti formativi nei corsi di studio di istruzione secondaria superiore”, dove si stabilisce che i debiti siano tutti recuperati entro la fine del quarto anno di corso: “Di norma, l'alunno salda il debito formativo nel corso dell'anno scolastico immediatamente successivo a quello in cui il debito medesimo è stato contratto. Tenuto conto della natura delle carenze residue o di particolari situazioni che abbiano comunque impedito il completamento del recupero intrapreso, il Consiglio di classe, nello scrutinio finale del penultimo anno, può decidere di concedere all'alunno la possibilità di estinguere il debito, o la parte residua di debito, nel corso dell'ultimo anno. Il Consiglio di classe deve motivare la decisione assunta di promuovere alla classe terminale l'alunno che non abbia saldato il debito formativo contratto nella terzultima classe, specialmente nel caso in cui l'alunno medesimo sia promosso con debito formativo relativo anche alla penultima classe” ( Art. 3, comma2).

Naturalmente, il ripristino degli esami di riparazione sposterebbe il recupero dei debiti dall’anno scolastico successivo all’estate tra un anno scolastico e l’altro. Ciò imporrebbe alle scuole di avviare iniziative di recupero estivo: a meno che si pensi che l’attività estiva per colmare le lacune gravi pesi solo sui ragazzi e sulle famiglie, come invece avveniva nel nostro sistema scolastico fino agli inizi degli anni novanta.

Proprio questo è il problema. Attività di recupero estive si scontrano con grandi ostacoli. Da un lato molti docenti si dedicano, tra giugno e luglio, agli esami di stato, d’altro lato le motivazioni per gli insegnanti a promuovere corsi estivi sono davvero esigue: motivazione didattiche e motivazioni economiche. E poi quanto davvero le famiglie gradirebbero un’innovazione del genere?

Insomma le difficoltà legate a una simile iniziativa sono sotto gli occhi di tutti. Ciò non significa che siano insormontabili: ma sarebbe necessaria una ristrutturazione di molti aspetti dell’organizzazione scolastica, con un convinto rilancio dell’autonomia delle singole istituzioni e una forte valorizzazione della professionalità docente. In altre parole, più risorse, più libertà di organizzare i tempi dell’attività scolastica, maggiori riconoscimenti economici ai docenti.

Quest’ultimo aspetto è, d’altra parte, già evidente nelle attività di recupero in corso d’anno, al di fuori dell’anno scolastico. Le ore extracurriculari con attività di recupero sono particolarmente gravose in ragione del fatto che richiedono un’accurata preparazione e impongono ritmi serrati nel loro svolgimento. Eppure la loro remunerazione è ferma ormai da anni (cioè da più contratti) a una misura esigua: è uno straordinario pagato davvero poco e quindi poco appetibile, una sorta di prolungamento sottopagato di un lavoro già di per sé avvertito come sottopagato. Proporre semplicemente ai docenti una loro estensione ai mesi estivi non può essere la soluzione convincente.

 
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INAUGURAZIONE DEL SITO NAZIONALE PER I DOCENTI: LA PROPOSTA DELL'ANP PER IL RINNOVO DEL CONTRATTO 2006-2009.

Post n°10 pubblicato il 18 Luglio 2007 da anppiemonte

La sede nazionale dell’ANP apre una sezione dedicata ai docenti (http://www.scuolaefuturo.it/): una sezione con documenti concernenti i temi di battaglia del nostro sindacato, ma anche con news e commenti sulla realtà quotidiana del lavoro degli insegnanti.

Il punto di partenza – come per il Forum di ANPPIEMONTE – è la carriera docenti: una rivendicazione cara alla nostra associazione, ora articolata nella forma di una proposta di contratto.

Certo noi non potremo sederci al tavolo delle trattative, ma ora Aran, Governo e Sindacati rappresentativi sanno che nel mondo della scuola non è assente chi vuole un confronto serio ed è portatore di soluzioni incisive sul tema della carriera dei docenti.

Governo e Sindacati rappresentativi - che hanno riconosciuto in documenti ufficiali l’esigenza di introdurre la meritocrazia a scuola (si veda il blog n° 6) - si impegnino a trovare soluzioni efficaci al problema della promozione della professionalità degli insegnanti: in altre parole, mettano da parte le Commissioni di studio sull’argomento che in questi anni si sono succedute e producano un contratto in grado di sfidare davvero la nostra proposta.

A tutti i colleghi, un invito a frequentare con assiduità il nostro sito nazionale (http://www.scuolaefuturo.it/).

Noi, nei prossimi blog, commenteremo gli aspetti più interessanti e innovativi della nostra proposta contrattuale.

 
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DIRiTTI SINDACALI: LA RAPPRESENTATIVITA' NAZIONALE

Post n°9 pubblicato il 16 Giugno 2007 da anppiemonte

Le norme che regolano la rappresentatività nazionale impongono condizioni molto ardue per ogni nuovo soggetto che voglia affacciarsi alla vita sindacale: il 5 % dei consensi tra i lavoratori del comparto come media tra gli iscritti e i voti conseguiti nelle elezioni RSU.

Non è sconveniente stabilire una soglia minima di rappresentanza: la frammentazione al tavolo della contrattazione non è cosa buona.

Ma è singolare il meccanismo elettorale, che impone la presentazione delle liste a livello di singola scuola: un po’ come se, alle elezioni politiche generali, la presentazione delle liste elettorali dei partiti dovesse avvenire comune per comune, anzi quartiere per quartiere.

In questo modo, ovviamente, è favorito chi dispone di un radicamento da lungo tempo sul territorio, e dunque può permettersi di presentare liste nella maggior parte delle scuole. Per gli altri, la soglia del 5 % diventa un muro quasi invalicabile. E’ ovvio constatare che, se un uguale procedimento fosse applicato alle elezioni per il Parlamento, molti partiti non avrebbero possibilità di esprimere propri esponenti in Parlamento.

Ma l’aspetto più singolare è un altro. Con l’attuale sistema gli elettori– docenti e personale ATA –vedono ridotta la loro possibilità di scelta di voto: sono obbligati a considerare solo chi si candida all’interno del proprio Istituto.
In fondo, nel momento dell’elezioni sindacali si impone agli elettori di fermare il loro sguardo entro i confini delle proprie scuole, dove magari non è presente la lista sindacale che vorrebbero votare: ogni aspirazione a orizzonti più ampi è preclusa. E poi, ovviamente, i voti così ottenuti vengono fatti valere a livello nazionale!

 
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CHE COSA SIGNIFICA ‘SINDACATO PROFESSIONALE’.

Post n°8 pubblicato il 02 Giugno 2007 da anppiemonte

La nostra Associazione si è proposta fin dalle origini come un ‘sindacato professionale’, prima dei dirigenti scolastici, poi di tutti i professionisti della scuola. Lo scorso 22 maggio, nel suo discorso al Forum della Pubblica Amministrazione, il nostro Presidente, Giorgio Rembado, ha sintetizzato efficacemente che cosa ciò significhi:
 - “rappresenta interessi professionali, anziché chiedere tutela per coloro che mancano di professionalità;
- si fa carico della domanda di qualità dei servizi erogati avanzata dalla collettività per saldare il patto tra fruitori del servizio e professionisti incaricati di renderlo: e da questo patto fa scaturire i riconoscimenti economici e di carriera per i propri rappresentati;
- non difende le categorie rappresentate contro il paese e contro i cittadini, ma le categorie in quanto attrici dello sviluppo e dell’interesse generale;
- non fa dell’assistenzialismo e dello statalismo il cuore della propria azione;
- promuove il merito e ne chiede il riconoscimento e la valorizzazione;
- contrasta l’omologazione e l’appiattimento, nemici giurati di qualsiasi forma di incentivazione e di (ri)motivazione professionale;
- punta all’arricchimento delle competenze dei componenti la categoria rappresentata attraverso la leva della formazione in servizio”.

E’ evidente che gli ultimi tre punti di questo discorso sono l’esplicitazione del punto primo e la base per realizzare quanto indicato negli altri punti. Cioè:
1) promuovere il merito e l‘arricchimento professionale vuol dire rappresentare gli interessi professionali, spingere più in alto chi ha una professionalità spiccata, offrire a chi è meno adeguato nel suo lavoro la via per un miglioramento professionale.
2) promuovere il merito e l‘arricchimento professionale significa conciliare l’interesse di categoria e l’interesse più generale del Paese, che chiede alla scuola formazione e istruzione di livello.

Insomma, una scuola deprofessionalizzata non serve a nessuno e umilia sia i suoi lavoratori sia i suoi fruitori.

 
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APPELLO AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Post n°7 pubblicato il 20 Maggio 2007 da anppiemonte

Ecco il testo dell'appello, pubblicato sul quotidiano "La Repubblica" di domenica 20 maggio 2007.


"Signor Presidente,

i dirigenti e i docenti delle scuole italiane si rivolgono a Lei per segnalare i gravi rischi che l'esercizio del diritto all'istruzione sta correndo nel momento attuale.

La legge finanziaria per il 2007 ha cambiato le regole per i finanziamenti alle scuole, facendoli opportunamente confluire in un'unica asssegnazione, con cui coprire tutte le necessità. Nel far questo, ha però omesso di fissare l'entità delle risorse ad un livello corrispondente alle esigenze effettive, ponendo così le premesse per gravissime difficoltà di funzionamento.

La situazione si presenta particolarmente critica per quanto riguarda le supplenze, che in passato venivano finanziate a consuntivo, secondo le necessità concretamente verificatesi. Era in tal modo garantito, sia pure con qualche ritardo, il pagamento dei compensi al personale interessato. Questa possibilità è venuta meno: esaurita la dotazione attribuita, non si potranno più pagare gli stipendi.

Ancora: nessunna somma è stata stanziata per coprire le maggiori spese degli anni precedenti, quelle che fino allo scorso anno avevano consentito di far fronte alle necessità accertate.

L'aver sottostimato il fabbisogno corrente ed il non aver tenuto conto del saldo negativo precedente ha determinato per le scuole una sofferenza finanziaria valutabile ad oggi in quasi un miliardo di euro: un fardello insostenibile, sotto cui l'esercizio del diritto all'istruzione rischia di finire schiacciato.

Le conseguenze si stanno già manifestando: nell'impossibilità di pagare i supplenti, i dirigenti sono costretti a non chiamarli più. Troppo spesso le classi rimangono prive non solo di didattica ma anche di una vigilanza che tuteli l'incolumità dei più giovani; le scuole sono costrette ad arrangiarsi, ricorrendo ai più vari espedienti organizzativi e trascurando la missione primaria di assicurare un'istruzione di qualità; i dirigenti devono destreggiarsi fra il malcontento dei genitori, i ricorsi dei supplenti non pagati, i rischi derivanti dalla impossibilità di garantire la sicurezza ed il funzionamento delle istituzioni loro affidate. E siamo solo a maggio. Cosa accadrà alla ripresa delle lezioni, nel mese di settembre?

Signor Presidente,

La Repubblica che in Lei si riconosce non può più a lungo tollerare il protrarsi di tale situazione, con le conseguenze che nessuno potrebbe volere, ma che saranno nei fatti inevitabili: il diritto all'istruzione diventerà un 'enunciazione teorica sempre più svincolata dalla realtà quotidiana. La scuola di tutti, invece di essere strumento di ristoro delle iniziali disuguaglianze e garanzia della parità dei diritti, si trasformerà in un ulteriore strumento di discriminazione fra i cittadini.

I dirigenti delle scuole - che intendono onorare fino in fondo il mandato loro affidato dalla comunità nello spirito del precetto costituzionale - non vogliono rassegnarsi a questo scenario. Sono convinti che nessuno nelle istituzioni possa responsabilmente restare indifferente. Sono certi che Lei, Signor Presidente, si farà interprete di questo appello e porrà in atto tutte le iniziative che la Sua alta carica Le consente, per far sì che la scuola di tutti continui ad essere sede di formazione e strumento di sviluppo per il nostro paese.

Giorgio Rembado
Presidente nazionale Anp/CIDA"

 
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CARRIERA DEI DOCENTI E CONTRATTO: QUANDO LA SVOLTA?

Post n°6 pubblicato il 05 Maggio 2007 da anppiemonte

 

Lo scorso 6 aprile è stato sottoscritto da governo e sindacati il “documento sulle linee generali e sulle priorità dei rinnovi contrattuali 2006 - 2009”. Per quanto concerne la scuola, l’accordo fa discutere per almeno per due motivi.

Le risorse disponibili per gli aumenti retributivi non consentono alcun ‘salto’ in avanti, verso quegli stipendi europei da tutti indicati come auspicabili e necessari: cifre irrisorie (100-130 euro lordi al mese a regime?) per cercare di star dietro all’inflazione; inizio degli aumenti dal 1° gennaio 2007 (ma il contratto non è scaduto il 31 dicembre 2005?), con la quota più significativa dal 1° gennaio 2008.

L’aspetto più interessante pare tuttavia quello dedicato alla promozione della professionalità. Il capitolo “Sistemi di classificazione professionale definiti in sede contrattuale”  prevede che “ad eliminare ogni forma di automatismo contrattuale ai fini delle progressioni professionali, .. la progressione professionale si svolga per quote predeterminate del personale, in modo da assicurare reale selettività e, soprattutto, considerando, quale requisito di partecipazione e valutazione ai fini del passaggio economico, non l’anzianità di servizio, requisito meramente automatico, ma l’esperienza professionale acclarata da adeguati titoli di servizio e culturali secondo i principi di effettiva meritocrazia

Abbiamo letto bene: “secondo i principi di effettiva meritocrazia”! Sembra che ciò che il nostro sindacato da alcuni anni propone cominci ad essere recepito. Almeno sulla carta. E almeno in parte. Noi infatti crediamo che la “progressione professionale” debba essere definita in sede legislativa, e non, come qui si prevede, “in sede contrattuale”.

Non si tratta solo di sfiducia nella possibilità che in sede di contratto si cambi veramente qualcosa: eppure le vicende di questi anni giustificano tale scetticismo. Per noi la nostra professione ha una qualità pubblica tale che merita il riconoscimento dell’organo legislativo per eccellenza: il Parlamento Noi vogliamo uno ‘scatto’ in avanti della ‘politica’: e siamo convinti che sarebbe uno ‘scatto’ in avanti di tutta l'Italia.

 
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PROFESSIONALITA' E CARRIERA DOCENTE E ATA

Post n°5 pubblicato il 27 Aprile 2007 da anppiemonte

I docenti e gli ATA della provincia di Torino iscritti e simpatizzanti di ANP e ANQUAP si incontreranno

giovedì 3 maggio 2007 alle ore 15.30 presso il L.S. "G Ferraris" di Torino (c.so Montevecchio 67)

per discutere e proporre iniziative sul tema:

"LA CARRIERA CHE NON C'E'. Contro l'appiattimento le proposte di ANP-ANQUAP/CIDA per valorizzare il personale della scuola".

Tutti i lettori del blog interessati alle nostre posizioni sindacali e professionali sono invitati a partecipare.

 
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PER UN SALARIO DEI DOCENTI «DECENTE».

Post n°4 pubblicato il 20 Aprile 2007 da anppiemonte

Che cosa significa un salario europeo per i docenti ? Come dire, un salario dei docenti ‘decente’ ?

Basta andare sul website del Ministère de l’Éducation National. Il Ministero francese dell’Educazione nazionale  tiene a mettere ben in evidenza perché Oltralpe valga la pena fare l'insegnante: dalla sua homepage  con un paio di link porta rapidamente ai salari (http://www.education.gouv.fr/cid2654/carriere.html: provate a fare qualcosa del genere su www.istruzione.it).

Per lo strato superiore dei professori di scuola, gli agrégés – quelli con alle spalle una laurea quadriennale con tesi e una successiva specializzazione – le cifre sono le seguenti :

Salaire mensuel net minimum (1)

Salaire mensuel net maximum (1)

Stagiaire

1 423 €

1 423 €

Après 2 ans de carrière

1 944 €

1 944 €

Après 10 ans de carrière

2 226 €

2 384 €

Après 20 ans de carrière

2 939 €

3 082 €

Après 30 ans de carrière

3 082 €

3 615 €

Ovviamente, si aggiungono eventuali indennità e assegni familiari, nonché scatti ulteriori di carriera. Questo l’esempio che lo stesso Ministero fa subito dopo :

« Un professeur agrégé, 2 ans de carrière en ZEP avec trois H.S.A. : 2 435 € net mensuel.
Un professeur agrégé, 30 ans de carrière, professeur principal avec trois H.S.A. (18 heures) : 4 264 € net mensuel ».

Ecco, questi sono stipendi europei!

 
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E I COMPENSI PER GLI ESAMI DI STATO DEGLI ANNI PASSATI?

Post n°3 pubblicato il 15 Aprile 2007 da anppiemonte

Siamo alla vigilia del nuovo esame di stato, ed è appena stato firmato il protocollo d’intesa per il nuovo contratto:  ma i compensi per le “maturità” degli anni scorsi non sono ancora pervenuti alle scuole!

 

A   dire il vero, questi compensi rappresentano solo una parte dei finanziamenti che le nostre scuole ancora attendono per il passato.  Il 14 febbraio il viceministro Mariangela Bastico ha quantificato in 425 milioni di euro il debito sulla spesa corrente: un quarto è relativo agli esami di stato degli ultimi anni (http://www.pubblica.istruzione.it/ministro/comunicati/2007/140207.shtml). Per queste sofferenze il 22 marzo il ministro Fioroni ha scritto al ministro Padoa Scioppa (http://www.pubblica.istruzione.it/ministro/comunicati/2007/220307.shtml).

Il nostro sindacato è intervenuto più volte a sollecitare ciò che appare evidente: che ogni governo assolva agli impegni presi dal governo precedente (http://www.anp.it/usr/news/detail.bfr?rec_id=460) .

 

Ma dietro le cifre vi sono i docenti. E il caso degli esami di “maturità” è rivelatore di un disagio più ampio. L’insufficienza di risorse per gli anni passati ha avuto effetti a tutti i livelli: è sufficiente pensare ai ritardi nel pagamento delle ore di supplenza in eccedenza di orario, una forma di flessibilità che varrebbe la pena di incentivare, non di mortificare.

 

Somme esigue? Quelle degli esami di stato possono arrivare talvolta a una cifra pari a un anno degli  aumenti previsti da un contratto nazionale.

 

Insomma, è evidente che la serietà dei progetti per il futuro della scuola si misura anche sulla volontà e sulla capacità di assumersi le responsabilità ereditate dal passato.

 
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NASCE IL BLOG DI ANP: E PARTE DALLA CARRIERA CHE NON C’È

Post n°2 pubblicato il 28 Marzo 2007 da anppiemonte

Nasce qui il blog dell’Associazione Nazionale Presidi e Alte Professionalità della Scuola della Regione Piemonte.

Nasce da un’idea scaturita nel corso degli incontri tra i docenti dell’associazione nella provincia di Torino, poi discussa e approvata in sede di Staff Regionale.

Nasce come spazio di dibattito tra “professionisti della scuola”, docenti e dirigenti, sui problemi del mondo in cui tutti noi lavoriamo.

Naturalmente, i temi trattati saranno quelli da sempre più a cuore del nostro sindacato, ma ci occuperemo anche di questioni riguardanti l’attualità della vita scolastica.

A tutti un invito a partecipare attivamente al dibattito.


LA CARRIERA CHE NON C’È

Il punto di partenza della discussione è uno dei temi a noi più cari: la professione docente. Per il nostro sindacato, il docente è un professionista.

Si legge nel “Dizionario di sociologia” di Luciano Gallino (Edizioni UTET), alla voce “Professioni”: “Una professione è un’attività lavorativa altamente qualificata, di riconosciuta utilità sociale, svolta da individui che hanno acquisito una competenza specializzata seguendo un corso di studi lungo e orientato precipuamente a tale scopo. Così intesa, una professione conferisce di norma a chi la svolge un prestigio e un reddito medio-alti o alti …”. Il secondo aspetto, quello socio-economico, è – o meglio dovrebbe essere - la conseguenza del primo, quello, come dire, socio-culturale: come non riconoscersi?

Nella convinzione che sia necessario far emergere la nostra “professionalità invisibile”, l’ANP – ma non è l’unica proposta – si batte perché sia disegnata una carriera per i docenti.
Il tema è scottante. Due problemi si pongono in modo evidente:
- È giusto introdurre una forma di carriera per i docenti? Non bastano forse le attuali forme di differenziazione?
- Si possono individuare meccanismi di selezione il più possibile oggettivi, che non lascino spazio a forme di arbitrio?

La proposta ANP (la potete leggere qui: http://old.anp.it/news/carriera.doc) tenta di rispondere all’una e all’altra questione. La sostanziale staticità economica e di status della condizione dell’insegnante è una delle ragioni profonde di demotivazione. La carriera aprirebbe prospettive di sviluppo professionale stabile: prospettive ben oltre l’attuale VII livello degli inquadramenti del personale dello Stato, su fino al nono, e ancora oltre.

Ovviamente, la carriera si baserebbe su criteri oggettivi e coinvolgerebbe tutti, sia gli insegnanti che si concentrano sulla didattica (anche solo la didattica nella propria classe), sia quelli che concorrono alla gestione dell’organizzazione scolastica. Inoltre non comporterebbe sovraordinazioni gerarchiche: altrimenti, che professionisti saremmo?
Insomma, la carriera andrebbe a sostituire - potenziandole e, nel contempo, trasformandole radicalmente - quelle poche forme di incentivazione e differenziazione di compiti che oggi esistono, e che, come si sa, non sono permanenti. In altre parole, la carriera sarebbe il riconoscimento di una professionalità che nel tempo si approfondisce e si rafforza, diventando sempre più qualificata e accedendo a livelli sempre più alti di competenza, che meritano uno stabile riconoscimento.

Tutto questo merita di essere discusso: e questo è lo spazio adatto. Portate qui le vostre esperienze, le vostre idee e le vostre proposte!

 
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Benvenuti!

Post n°1 pubblicato il 25 Marzo 2007 da anppiemonte
Foto di anppiemonte

E' da oggi attivo il blog della sezione regionale ANP del Piemonte (sito: www.anppiemonte.it ). Siamo lieti di ospitare le Vostre osservazioni, commenti ecc. su temi di interesse comune. Buona navigazione!

 
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