Creato da antica_taverna il 15/05/2010

Antica Taverna

In Vino Veritas

 

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Simposio

Post n°21 pubblicato il 14 Settembre 2010 da antica_taverna

Dioniso

 

« Beviamo.
Perché aspettare le lucerne?
Breve il tempo.
O amato fanciullo, prendi le grandi tazze variopinte,
perché il figlio di
Zeus e di Sèmele
diede agli uomini il vino
per dimenticare i dolori.
Versa due parti d'acqua e una di vino;
e colma le tazze fino all'orlo:
e una segua subito l'altra. »

 
(Alceo, traduzione di Salvatore Quasimodo)

Per i Greci il vino era il dono di Dioniso, divinità giunta da remote terre asiatiche, ed era l’essenza stessa della civiltà; l’ebbrezza che esso causava era vista come una compensazione degli affanni della vita, a patto di farne un uso giudizioso. I Greci, infatti, bevevano raramente vino puro e avevano piena coscienza dei rischi che comportava un uso smodato. Sul retro di molte kylikes di età arcaica compaiono spesso dei grandi occhi spalancati. Sollevando la tazza alle labbra e inclinandola per bere, gli invitati si trovavano ad indossare quasi una maschera che ricorda indubbiamente il volto della Gorgone, una delle più selvagge e feroci creature del mito.

I giochi

Oltre al bere e al conversare, i convitati si dedicavano a vari intrattenimenti ludici, in genere indovinelli ed enigmi, attestati in considerevole numero: il lessicografo greco Giulio Polluce (II Secolo d.C.), nel suo Onomastikon, arriva ad enumerarne addirittura cinquantadue.

Una libagione simposiaca in una pittura vascolare attica a figure rosse da Vulci (480 a.C.). Museo del Louvre

Il kòttabos

Il gioco più diffuso, ampiamente testimoniato da pitture e vasi, era il kottabos (Kòttabos o Cottabo). Esso consisteva nello scagliare le ultime gocce di vino rimaste nella tazza (làtax o latàghe) a colpire dei piattelli (plàstinghes) collocati su un'asta di bronzo (rhàbdos kottabikè). A volte i piattelli erano posati in equilibrio precario e il successo consisteva nell'andare a segno con la goccia facendoli cadere gli uni sugli altri con un sonoro clangore.
La kylix veniva appoggiata al polso con una presa imperniata sull'indice. La proiezione del liquido, da posizione quasi sdraiata, era accompagnata da un calibrato gesto di lancio il cui successo doveva richiedere una notevole destrezza se
Sofocle, non a caso, arriva a riferire come tra i Siculi fossero in molti ad andar fieri più di un successo al kòttabos che di un riuscito lancio di giavellotto.

Non è da dargli torto visto che il gioco, oltre a conservare chiare tracce dei significati augurali e sacri attribuiti agli antichi riti del versare per terra il vino (libagioni), si connotava anche di una valenza erotica, non minore di quella del gesto atletico del lancio del giavellotto. Il gesto ludico infatti, otre che da eleganti e precisi movimenti, era accompagnato dall'invocazione del nome della persona di cui si desideravano i favori.

Il Kottabos in una raffigurazione attica a figure rosse su una Kylix esposta al Louvre (510 a.C.)

La fortuna di un genere letterario

Dal banchetto conviviale greco, divenuto palestra di sapienza, nacque un genere letterario che ebbe cultori specialmente fra i socratici (Platone e Senofonte su tutti). La successiva letteratura conviviale prese a modello quei primi esempi e trasformò il genere in vero e proprio dialogo; esso fu usato in età ellenistica per opere di erudizione (Plutarco, Ateneo, Macrobio), mentre ebbe carattere parodistico e caricaturale con Luciano e con Petronio.

 

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Commenti al Post:
fronteverde
fronteverde il 21/09/10 alle 22:20 via WEB
un saluto!! a presto gennaro
 
giglio_2009
giglio_2009 il 24/09/10 alle 11:51 via WEB
Tesoro, finalmente vedo che hai ricominciato a scrivere! Un abbraccio, Giglio
 
LA_FENICE_68
LA_FENICE_68 il 21/03/11 alle 01:35 via WEB
QUESTO BLOG E' UNA MERAVIGLIA!!!!....JULIAN
 
 
antica_taverna
antica_taverna il 26/03/11 alle 01:12 via WEB
Grazie mille Julian!!!;-)
 
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Il Vino...

divina essenza...

dal sapore dolce o secco...

frizzante o liscio...

nettare degli Dei

di cui Bacco è il padre!

 

 

 

Il termine "vino" ha origine dal verbo sanscrito vena ("amare"), da cui deriva anche il nome latino Venus della dea Venere. Lo stesso termine sanscrito deriva da una radice proto indoeuropea *win-o- (cf. l'ittita: wiyana ,il licio: Oino, l'antico greco οῖνος - oînos, il greco eolico ϝοίνος - woinos). Dal termine latino vinum, anche attraverso la rielaborazione delle lingue celte, ebbero luogo molte delle denominazioni nelle altre lingue.

 

 

Vino vino
lascia in me il tuo mito
inebria...stordisci i miei sensi
profuma l' aria dei tuoi soavi incensi

cela il dolor
rinfranca il mio cuor
regalami amor...
delle donne risveglia il calor

regalami contentezza
con la tua piacevole ebrezza
sapore...tepor...
dolce...incantevole don!


- Antica_Taverna -

 

Suonatrice di Cetra
(detta anche Lira)

 

Decorazione vaso antico raffigurante  Ermes, Argo ed Io, Kunsthistorisches Museum, Vienna (Austria)

 

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