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Creato da antonio.gambini il 12/02/2007

Morte Di Gambini

Racconti

 

 

1859 - On the Origin of Species

Post n°702 pubblicato il 07 Gennaio 2012 da antonio.gambini
 

Sull'origine delle specie di Darwin. La frase conclusiva recita:

"There is grandeur in this view of life, with its several powers, having been originally breatherd by the Creator into a few forms or into one; and that, whilst this planet has been circling on according to the fixed law of gravity, from so simple a beginning endless forms most beautiful and most wonderful have been, and are being evolved."


In italiano la potremmo tradurre come: "C'è qualcosa di grandioso in questa idea della vita, con le sue infinite potenzialità, originariamente infuse dal Creatore in pochissime o in una sola forma; e, mentre questo pianeta ha continuato a roteare seguendo le immutabili leggi di gravità, da un inizio così semplice infinite forme, bellissime e meravigliose, si sono evolute e tuttora si evolvono".

 
 
 

IL SENSO CARNESCIALESCO DELL'ESISTENZA

Post n°701 pubblicato il 21 Dicembre 2011 da antonio.gambini
 
Tag: CANDY

Il Carnevale nel Medioevo: il contributo di Bachtin.
Lo studioso russo Michail Bachtin (1895-1975), nel libro “L'opera di Rabelais e la cultura popolare. Riso, carnevale e
festa nella tradizione medievale e rinascimentale” uscito nel 1965, dà particolare rilievo al capovolgimento di valori
(il materiale al posto dello spirituale, il basso al posto dell'alto, il ventre e il sesso al posto della testa, il comico al posto del
serio, il popolo al posto dei potenti) che si realizza durante il Carnevale medievale e rinascimentale. Tale capovolgimento
era proprio delle feste popolari non ufficiali, e dalla tradizione popolare passerà alla "letteratura carnevalizzata ", a quel tipo di
letteratura, cioè, che assume la prospettiva "altra" del Carnevale dando vita così a un mondo "alla rovescia " rispetto a quello
tradizionale che è invece rispettoso delle consuete autorità e dei valori "normali".
I divertimenti di tipo carnevalesco e le azioni o i riti comici ad essi collegati avevano un ruolo enorme
nella vita dell' uomo del Medioevo. Oltre al carnevale propriamente detto, con tutte le sue azioni e
processioni complicate che occupavano per giorni interi le piaz ze e le strade, si celebrava la «festa dei
folli» (festa stultorum) e la «festa dell'asino»; ed esisteva anc he uno speciale «riso pasquale» (risus
paschalis ) libero, consacrato dalla tra dizione. Inoltre, quasi tutte le feste religiose avevano un loro aspetto
comico, pubblico e popolare, anch'esso consacrato dalla tradizione. Questo era il caso, per esempio, del le
«feste del tempio», accompagnate di solito da fiere, con il loro apparato ricco e vario di divertimenti
pubblici (vi si esibivano giganti, nani, mostri, bestie «sapienti»). L'atmosfera carnevalesca dominava
anche la rappresentazione dei misteri e delle sotie 1s. E regnava egualmente in alcune feste agricole, come
la vendemmia (vendange), che era celebrata anche in città. Il riso accompagnava anche le cerimonie e i riti
civili della vita di ogni gior no: buffoni e stolti vi partecipavano sempre e parodiava no tutti i diversi
momenti del ce rimoniale serio (proclamazione dei nomi dei vincitori di un torneo, cerimonie per la con -
cessione di diritti feudali, vestizione di cavalieri, ecc.). E nessuna festa aveva luogo senza che vi
mancassero elementi dell'organizzazione comica come, per esempio, l'elezione, per il periodo della festa,
di re e regine «per burla» (roi p uor rire2).
Tutte queste forme di riti e spettacoli organizzati in modo comico erano molto diffu se in tutti i paesi
dell'Europa medievale, ma si di stinguevano per la loro ricchezza e la lo ro complessità nei paesi di cultura
romanza, e in particolare in Francia. [...]
Tutte queste forme, organizzate sul principio del riso, presentavano una differenza estremamente netta, di
principio si potrebbe dire, rispetto alle forme di culto e alle ceri monie ufficiali serie della chiesa e dello
stato feudale. Esse rivelavano un aspetto comple tamente diverso del mondo, dell'uomo e dei rapporti
umani, marcatamente non ufficiale, esterno alla chiesa e allo stato; s embravano aver edificato accanto al
mondo ufficiale un secondo mondo e una seconda vita, di cui erano partecipi, in misura più o meno
grande, tutti gli uomini del Medioevo, e in cui essi vivevano in corrispondenza con alcune date par ticolari.
Tutto ciò aveva creato un particolare dualismo del mondo 3 e non sarebbe possi bile comprendere né la
coscienza culturale del Medioevo, né la cultura del Rinascimento senza tenere in considerazione questo
dualismo. L'ignorare o il sottovalutare il riso popo lare del Me dioevo porta a snaturare il quadro di tutta
l'evoluzione storica della cultura europea nei secoli seguenti. [...]
Il carnevale, in opposizione alla festa ufficiale, era il trionfo di una sorta di liberazione temporanea dalla
verità dominante e dal reg ime esistente, l'abolizione provvisoria di tutti i rapporti gerarchici, dei privilegi,
delle regole e dei tabù. Era l'autentica festa del tempo, del divenire, degli avvicendamenti e del
rinnovamento. Si opponeva ad ogni perpetuazione, ad ogni carattere def initivo e ad ogni fine. Volgeva il
suo sguardo all'avvenire incompiuto. Un significato del tutto particolare aveva l'abolizione di tutti i
rapporti gerarchici. In effetti durante le feste ufficiali le differenze gerarchiche erano mostrate in modo
evidente: in esse bisognava apparire con tutte le insegne del proprio titolo, grado e stato, e oc cupare il posto
assegnato al proprio rango. La festa consacrava l'ineguaglianza. Al contra rio, nel carnevale tutti erano
considerati uguali, e nella piazza carnevalesc a regnava la for ma particolare del contatto familiare e libero
fra le persone, separate nella vita normale — non carnevalesca — dalle barriere insormontabili della loro
condizione, dei loro beni, del loro lavoro, della loro età e della loro situazione fam iliare.
(Michail Bactin, L’opera di Rabelais e la cultura popolare. Riso, carnevale e festa nella tradizione
medievale e rinascimentali)


_________

1 Soties: satira dialogata del teatro francese del XV-XVI secolo i cui personaggi appartengono ad un
immaginario popolo degli stolti, allegoria del mondo reale.
2 “re per ridere”
3 Due concezioni del mondo opposte: quella ufficiale da un lato e quella carnevalesca dall’altro.

 
 
 

LOW

Post n°700 pubblicato il 07 Dicembre 2011 da antonio.gambini
 
Tag: ARTE

 
 
 

QUADRATI MAGICI

Post n°699 pubblicato il 20 Novembre 2011 da antonio.gambini
 
Tag: ARTE

Quadrato “del Satorcon la scritta doppiamente palindroma, ossia leggibile indifferentemente da sinistra, da destra, dall’alto e dal basso:

Questo quadrato è visibile su un numero sorprendentemente vasto di monumenti sparsi in tutta Europa, dalle rovine di Cirencester (Inghilterra) a Oppède (Francia) a Santiago di Compostela (Spagna). In Italia il quadrato “del Sator” si trova, tra le altre località, su un lato del Duomo di Siena e nella Certosa di Trisulti (FR). Ma quello più celebre (e più antico) fu rivenuto nel 1925, inciso su una colonna degli scavi di Pompei; da qui il nome di “latercolo pompeaiano” con cui spesso ècitato. La frase riportata dal quadrato è di dubbia interpretazione, anche perché non si tratta di latino “puro”. Qualcuno ha proposto una interpretazione letterale del tipo “il seminatore Arepo (nome proprio) tiene con cura le ruote”. Ma pare molto più probabile che il seminatore di cui si parla sia un riferimento religioso al Creatore; segnaliamo solo due tra le numerose traduzioni che sono state elaborate: “Il seminatore, sul suo carro (arepo) tiene le opere del creato” oppure “Il seminatore con il suo carro dirige con cura le ruote (nel senso di sfere celesti)”.Ancora, è stata suggerita l’ipotesi di un riferimento all’Apocalisse, osservando che le lettere del quadrato possono comporre una croce con la scritta “PATERNOSTER” che si incrocia sulla lettera N. Avanzano 2 “A” e 2 “O” che, messe ai quattro estremi della croce, indicherebbero l’alfa e l’omega, ossia il principio e la fine.
In questo caso, il quadrato sarebbe in realtà una croce dissimulata, un sigillo nascosto in uso tra i primi cristiani ai tempi delle persecuzioni.
 

Nella famosa incisione di Albrecht Dürer "La melanconia" si trova un quadrato magico di tipo simmetrico.

Dürer non spiegò mai il simbolismo contenuto in questa sua opera, ma la maggior parte degli studiosi è d'accordo sul fatto che essa rappresenti lo stato d'animo depresso del pensatore, incapace di passare all'azione. Nel Rinascimento il temperamento malinconico era ritenuto una caratteristica del genio creativo; era la malattia degli studiosi "che una pallida maschera di pensiero fa sembrare ammalati": questo concetto, che gli intellettuali brillanti siano spesso incapaci, come Amleto, di prendere delle decisioni, è, in una certa misura, ancora vivo fra noi.

Nell'incisione di Dürer strumenti scientifici e di carpenteria giacciono inutilizzati al suolo attorno alla figura disordinata e meditabonda della Melanconia. I piatti della bilancia sono vuoti, nessuno sale sulla scala, il levriero dormiente è mezzo morto di fame, il cherubino alato aspetta la dettatura, mentre il tempo passa nella clessidra in alto. La sfera ed il tetraedro, curiosamente troncato, suggeriscono la base matematica dell'arte del costruire. Apparentemente la scena è soffusa di luce lunare. L'arcobaleno lunare, che si incurva su ciò che sembra essere una cometa, può significare la speranza che lo stato di abbattimento passi.

I quadrati magici di quarto ordine furono collegati con Giove dagli astrologi del Rinascimento e si credeva che combattessero la malinconia, che era di origine saturnina.  Questo può spiegare il quadrato nell'angolo in alto a destra dell'incisione di Dürer. Il quadrato è detto simmetrico perché ogni numero sommato al numero simmetricamente opposto rispetto al centro dà sempre 17. Vi sono inoltre molti gruppi di quattro celle (oltre alle righe, alle  colonne e alle diagonali principali), che danno come totale 34, la costante del quarto ordine; per esempio, le quattro celle d'angolo, le quattro  celle centrali, i quadrati di due per due d'angolo. Un quadrato di questo tipo può essere costruito con un  procedimento incredibilmente semplice. E' sufficiente scrivere in una disposizione quadrata ed in ordine di successione i numeri da 1 a 16 e poi invertire le due diagonali: il risultato è un quadrato magico simmetrico. Dürer ha scambiato le due colonne intermedie di questo quadrato (il che non cambia le sue proprietà) in modo che le due celle centrali della riga inferiore indicassero l'anno in cui egli fece l'incisione (1514).

 
 
 

Marx vittoriano

Post n°698 pubblicato il 19 Novembre 2011 da antonio.gambini
 

«Il capitale è lavoro morto che come un vampiro vive succhiando il lavoro vivo»

 

 
 
 

il riscatto id rosybindi

Post n°697 pubblicato il 12 Novembre 2011 da antonio.gambini
 

 
 
 

ALLELUIAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA

Post n°696 pubblicato il 12 Novembre 2011 da antonio.gambini
 

FINALMENTE SI E' DIMESSSSSSO

 
 
 

L'Italia sotto le bombe d'acqua

Post n°695 pubblicato il 10 Novembre 2011 da antonio.gambini
 

"Incuria, cementificazione, condoni edilizi, mancanza di una cultura della prevenzione: ecco tutte le cause dei nubifragi"
06/11/2011
Mario Tozzi
In gergo si chiamano «bombe d’acqua». Bastano pochi minuti, come è accaduto a Genova,
perché un inferno di acqua e fango trascini via tutto.
Il rischio di alluvioni e inondazioni riguarda molte città italiane, molte delle quali «non sono affatto
attrezzate con piani di evacuazione in caso di emergenza», avverte Mario Tozzi, geologo del Cnr e
presidente del Parco nazionale dell’Arcipelago Toscano, noto a tutti gli italiani per il suo
programma Tv "Gaia- Il pianeta che vive". Gli esperti lo dicono da tempo: le piogge eccezionali,
sempre più frequenti negli ultimi anni anche a causa dei cambiamenti climatici, possono innescare
fenomeni estremi. In Italia, le città in pericolo sono molte: Napoli, Palermo, Bologna, Roma,
Messina. Il motivo? «Sotto il loro suolo», spiega Tozzi, «scorrono dei corsi d’acqua che a partire
dagli anni Trenta sono stati progressivamente tombati per costruirci sopra. Ma i fiumi devono avere
la possibilità di respirare, di sfogarsi. Se li restringiamo in piccoli canali è la fine. Sotto la città di
Napoli, ad esempio, scorre il Simeto, a Palermo il Kemonia e il Papireto, a Bologna il Reno. Tutti,
sono delle potenziali bombe ad orologeria.
Genova, da questo punto di vista, è un caso esemplare purtroppo. La città nel passato si
estendeva fino al quartiere Marassi, poi è stato tombato il Fereggiano e gli altri affluenti e si è
continuato a costruire sopra con le conseguenze che sappiamo».
L'idrofobia urbana è un effetto dell’eccessiva antropizzazione, ha spiegato Legambiente nel
rapporto “Ambiente Italia 2011”: l’acqua, in pratica, non viene assorbita a sufficienza a causa
dell’eccessiva impermeabilizzazione del suolo. Il record nostrano di impermeabilizzazione del
suolo, si legge nello studio, lo detiene Napoli con il 62,3 per cento del territorio che ha difficoltà ad
assorbire l’acqua. A seguire Milano con il 61,6 per cento, Torino con il 54,7, Monza con il 48,2,
Brescia con il 44,1, e infine Padova con il 41,5 per cento.
Soluzioni immediate non ce ne sono. Occorre fare prevenzione, un leit-motiv ripetuto
puntualmente dopo ogni tragedia e puntualmente disatteso, e soprattutto scelte politiche diverse.
«Bisogna smetterla», spiega Tozzi, «di varare Piani casa nelle zone a rischio e fare condoni edilizi.
Anche dopo Genova, molti politici hanno puntato il dito contro la cementificazione selvaggia. Ma la
responsabilità dei condoni di chi è, se non di chi governa? Inoltre», prosegue, «vanno allestiti dei
piani di evacuazione, come succede in tante città del mondo, da far scattare in caso di emergenza.
New York, ad esempio, qualche mese fa è stata fatta completamente evacuare per l’allarme
uragano. I nostri sindaci, da questo punto di vista, devono essere più coraggiosi. Infine, da alcuni
territori come Sarno, in Campania, dove dopo l’alluvione del 1998 si è tornati a costruire di nuovo,
la gente deve andarsene via».
La cementificazione selvaggia è l’altro imputato. «La Regione Liguria», fa sapere Tozzi, «ha
varato di recente un Piano casa che permette di costruire a soli tre metri di distanza dai fiumi e
non più a dieci. Poi non possiamo lamentarci quando accadono queste tragedie. Costruire
selvaggiamente impedisce al terreno di assorbire in modo naturale l’acqua come una spugna».
Secondo il dossier di Legambiente, ogni anno vengono “consumati” oltre 500 chilometri quadrati di
territorio. In sostanza, è come se ogni quattro mesi spuntasse in Italia una città delle stesse
dimensioni di Milano. I cambiamenti climatici sono l’altra causa che innesca fenomeni atmosferici
rovinosi. Secondo l’ultimo rapporto della Commissione intergovernativa sul cambiamento climatico
(Ipcc), le calamità più pericolose per l’uomo da qui alla fine del secolo saranno le ondate di calore,
con diversi giorni consecutivi di temperature estive superiori di 9 gradi centigradi rispetto alla
media, nonché le piogge violente.
Le alluvioni estreme che durano solo un giorno, come quelle che stanno funestando l’Italia in
questi mesi, quadruplicheranno la propria frequenza, avvenendo non più una volta ogni
vent’anni ma una ogni cinque. L'incremento delle alluvioni nel nostro Paese è un fenomeno già
osservabile: dagli anni Novanta le alluvioni sono aumentate: ce ne sono state due nel ‘95 e nel ‘96,
una nel ‘98, due nel 2000, una nel 2003 e due nel 2008, per poi passare a tre nel 2009 e a quattro sia
nel 2010 che nel 2011. «Dobbiamo fare un passo indietro e rispettare di più la natura», conclude
Tozzi.

 
 
 

Kudrjavka (ricciolina)

Post n°694 pubblicato il 05 Novembre 2011 da antonio.gambini
 
Tag: ESTERI

Cinquant’anni fa, il 3 novembre 1957, l’Unione Sovietica lanciava nello spazio lo Sputnik 2, con a bordo il primo essere vivente, la cagnetta Laika.

Il vero nome dell’animale era Kudrjavka (ricciolina) così chiamata dall’accalappiacani che l’aveva catturata randagia per strada, mentre è stata spesso chiamata anche Muttnik (da "mutt" che in inglese significa bastardino e dal nome della capsula "Sputnik"). 


Il terribile allenamento
Fra i possibili cani recuperati per l'esperimento, Laika si dimostrò la più disponibile a sopportare i terribili esercizi previsti da Oleg Gazenko, lo scienziato che coordinava l'addestramento dei cani destinati agli Sputnik: per abituare gli animali agli angusti abitacoli dei satelliti, un mese prima del lancio li si chiudeva in gabbie strettissime e mal imbottite che di fatto impedivano ogni movimento; e per allenarli al rumore e all'accelerazione dei razzi vettori li si sottoponeva a trattamenti in centrifughe simili a quelle di una lavatrice.

Gazenko, oggi novantenne, recentemente ha voluto fare autocritica sui suoi metodi: "Gli esperimenti su animali è fonte di dolore per tutti noi. Noi trattiamo loro come bambini che non possono parlare. Più passa il tempo e più questo mi dispiace: non lo farei più". E su Laika: "Dalla missione non ricavammo abbastanza per giustificare la morte di quel cane".

Il lancio in orbita

La capsula spaziale Sputnik 2 era attrezzata per il supporto vitale e portava cibo ed acqua ma non prevedeva il rientro, quindi la sorte di Laika era segnata fin dall’inizio della missione. La capsula era inoltre attrezzata con sensori tali da permettere il monitoraggio dei segnali vitali del passeggero come pressione sanguigna, battiti cardiaci e frequenza del respiro.

Secondo fonti della Nasa, Laika fu inserita circa tre giorni prima del lancio, con le deiezioni raccolte in un sacchetto interno alla capsula. Dopo il terrore del lancio e ritrovata la calma in orbita, Laika fu sentita dai controllori di volo consolarsi mangiando la sua pappa gelatinosa.


Il mistero sulla triste fine di Laika
Fino a poco tempo fa era certo che, dopo il lancio dello Sputnik 2 dal cosmodromo di Baikonur, Laika fosse arrivata viva in orbita ma già dopo l’entrata in orbita i dettagli della sua sorte erano incerti. Esistono infatti diverse versioni dei fatti tra loro contrastanti. Secondo alcune Laika morì poche ore dopo l’entrata in orbita mentre altre stimano che Laika sopravvisse per circa dieci giorni (ipotesi inverosimile poiché le batterie che alimentavano i sistemi dello Sputnik 2 si esaurirono dopo circa sei giorni). La versione ufficiale dell’epoca data dal governo sovietico è che Laika sopravvisse per «oltre quattro giorni».


Tuttavia, nell’ottobre 2002 furono resi noti i risultati di nuove ricerche compiute da uno scienziato russo, Dimitri Malashenkov, che rivelarono che Laika sopravvisse unicamente per un periodo compreso tra le 5 e le 7 ore dopo il decollo a causa degli sbalzi di temperatura caldo - freddo.


Lo Sputnik 2 proseguì il suo viaggio compiendo oltre duemila orbite per poi bruciare il 14 aprile 1958 al rientro nell’atmosfera terrestre. Nella primavera del 2007 è stata rilasciata un’ultima versione ufficiale che confermerebbe quanto fin dall’inizio si era ipotizzato, ma che le autorità sovietiche del tempo fecero di tutto per nascondere: per un malfunzionamento del sistema di respirazione dello Sputnik 2 la cagnetta Laika morì solamente dopo 20 minuti dal decollo.

 
 
 

ENCYCLOPEDIA OF BRITAIN

Post n°693 pubblicato il 05 Novembre 2011 da antonio.gambini
 
Tag: CANDY

the phrase was first spoken by Oliver *Cromwell in 1653 when forcibly ejecting the remaining members of the *Long*Chamberlain. Parliament: 'You have sat too long here for any good you have been doing. Depart, I say, and let us have done with you. In the name of God, go!' The passage was used by Leo Amery on 7 May 1940 in his attack on Neville

 
 
 

In God’s name, go! [FinancialTimes]

Post n°692 pubblicato il 05 Novembre 2011 da antonio.gambini
 

Ts&Cs and Copyright Policy for more detail. Email ftsales.support@ft.com to buy additional rights. http://www.ft.com/cms/s/0/9c118294-06fc-11e1-90de-00144feabdc0.html#ixzz1cpWSPhc8

In God’s name, go!

In a Group of 20 summit that fell well short of what was needed, the world’s most powerful leaders were powerless in the face of the manoeuvres by two European premiers: George Papandreou and Silvio Berlusconi.

The similarities between the two prime ministers are striking: both men rely on a thin and shrinking parliamentary majority and they are both squabbling with their own ministers of finance. Most importantly, they both have a dangerous tendency to renege on their promises at a time when markets worry about their countries’ public finances. There is, however, one important difference: having reached €1,900bn, Italy’s public debt is so high that its potential to destabilise the world economy is way above that of Athens.

MoreOn this storyOn this topic

The good news, of course, is that Italy is still a solvent country. However, the interest rate on its debt is becoming ever less sustainable. The spreads between Italian and German 10-year bonds have doubled over the summer. Yesterday, they reached a euro-era record of 463 basis points and would have probably been higher if the European Central Bank was not buying Italian bonds. Although Rome can sustain high interest rates for a limited time period, this process must be halted before it becomes unmanageable. Next year Italy has to refinance nearly €300bn worth of debt. As the eurozone crisis has shown too well, once spreads have risen, they are extremely difficult to bring down.

The most troubling aspect is that this is happening even as Italy has agreed, in principle, to the structural reforms recommended by Europe and the G20. That the International Monetary Fund will monitor Rome’s progress can only be a good thing. However, this risks being undermined while the country retains its current leader. Having failed to pass reforms in his two decades in politics, Mr Berlusconi lacks the credibility to bring about meaningful change.

It would be naive to assume that, when Mr Berlusconi goes, Italy will instantly reclaim the full confidence of the markets. Clouds remain over the political future of the country and structural reforms will take time before they can affect growth rates. A change of leadership, however, is imperative. A new prime minister committed to the reform agenda would reassure the markets, which are desperate for a credible plan to end the run on the world’s fourth largest debt. This would make it easier for the European Central Bank to continue its bond-purchasing scheme, as it would make it less likely that Italy will renege on its promises.

After two decades of ineffective showmanship, the only words to say to Mr Berlusconi echo those once used by Oliver Cromwell.

In the name of God, Italy and Europe, go!

 
 
 

André Gide

Post n°691 pubblicato il 23 Ottobre 2011 da antonio.gambini
 

la mélancolie n'est ferveur retombée

 
 
 

Il pilota italiano Marco Simoncelli è morto oggi a Sepang, durante il Gran Premio di Moto GP in Malesia

Post n°690 pubblicato il 23 Ottobre 2011 da antonio.gambini
 
Tag: CRONACA

Marco Simoncelli era nato a Cattolica (Rimini), aveva 24 anni e nel 2008 era stato campione di 250, la categoria immediatamente inferiore alla Moto GP in cui aveva esordito nel 2010. Il suo soprannome era “Supersic”, perché in televisione, nella sovrimpressione della classifica durante le gare, il suo cognome veniva abbreviato in “Sic”. Sin dagli esordi, Simoncelli si era distinto per il suo talento precoce e lo stile di guida aggressivo e funambolico. La sua grande statura non gli permetteva una posizione ideale in partenza, il che lo costringeva spesso a rimontare dopo aver perso posizioni al semaforo verde. Celebre anche la sua folta capigliatura riccia, che lo ha caratterizzato nel corso della sua carriera.

 
 
 

la colpa è sempre del maggiordomo

Post n°689 pubblicato il 22 Ottobre 2011 da antonio.gambini
 

 
 
 

patatine fritte e diabolico omaggio

Post n°688 pubblicato il 18 Ottobre 2011 da antonio.gambini
 
Tag: CANDY

 
 
 

PROCLAMA

Post n°687 pubblicato il 18 Ottobre 2011 da antonio.gambini
 

O POPOLO ITALIANO TI RINGRAZIO

CHE PER C°ç*$RE NON BISOGNA PAGARE IL DAZIO.

SE DEVO PULIRMI IL C#+O DALLA Cç@#§A

NON DEVO USAR CARTA BOLLATA.

ITALIANI FATE QUESTO!

OGGI QUESTO, DOMANI IL RESTO!

 
 
 

INFORMAZIONI UTILI

Post n°686 pubblicato il 18 Ottobre 2011 da antonio.gambini
 
Tag: CANDY

Per attaccare un bottone, serve l'ago.

Per andare a pesca, serve il lago.

 
 
 

il dettato della MammA

Post n°685 pubblicato il 18 Ottobre 2011 da antonio.gambini
 

Anche per il Piemonte scoccò l'ora delle grandi decisioni.

Il 23 marzo, quando Carlo Alberto dichiarò guerra all'Austria.

Siamo in attesa di altre scoccate.

Scocca oggi, scocca domani. A voi la conclusione.

Se son rose, fioriranno.

Chi vuol essere lieto sia.

 
 
 

ROSA, ROSAE

Post n°684 pubblicato il 17 Ottobre 2011 da antonio.gambini
 
Tag: CRONACA

Rosa Louise McCauley Parks, dite Rosa Parks (4 février 1913, Tuskegee, Alabama États-Unis - 24 octobre 2005, Détroit, Michigan), est une couturière qui devint une figure emblématique de la lutte contre la ségrégation raciale aux États-Unis, ce qui lui vaut le surnom de mère du mouvement des droits civiques de la part du Congrès américain.

Parks est devenue célèbre le 1er décembre 1955, à Montgomery (Alabama) en refusant de céder sa place à un passager blanc dans un bus. Arrêtée par la police, elle se voit infliger une amende de 15 dollars le 5 décembre ; elle fait appel de ce jugement. Un jeune pasteur noir inconnu de 26 ans, Martin Luther King, avec le concours de Ralph Abernathy, lance alors une campagne de protestation et de boycott contre la compagnie de bus qui dura 381 jours. Le 13 novembre 1956, la Cour suprême casse les lois ségrégationnistes dans les bus, les déclarant anticonstitutionnelles.

 
 
 

melancolia e angoscia per il futuro di BLYTHE

Post n°683 pubblicato il 16 Ottobre 2011 da antonio.gambini
 
Tag: CANDY

 
 
 
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Milano, 12 dicembre 1969 h 16.37
Una bomba esplode nella sede della Banca nazionale dell'agricoltura
Piazza Fontana
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Spesso il male di vivere ho incontrato:
era il rivo strozzato che gorgoglia,
era l'incartocciarsi della foglia
riarsa, era il cavallo stramazzato.

Bene non seppi, fuori del prodigio
che schiude la divina indifferenza:
era la statua nella sonnolenza
del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato.


 

 

THE BRIDE OF THE MONSTER - BELA LUGOSI

 

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GLASNOST

"Il mondo … questo grosso essere assurdo. Non ci si poteva nemmeno domandare da dove uscisse fuori, tutto questo, né come mai esisteva un mondo invece che niente. Non aveva senso, il mondo era presente dappertutto, davanti, dietro. Non c’era stato niente prima di esso. Niente. Non c’era stato un momento in cui esso avrebbe potuto non esistere. Era appunto questo che m’irritava : senza dubbio non c’era alcuna ragione perché esistesse, questa larva strisciante. Ma non era possibile che non esistesse.

 
Voglio dire che, per definizione, l’esistenza non è la necessità. Esistere è essere lì, semplicemente : gli esistenti appaiono, si lasciano incontrare ma non li si può mai dedurre. C’è qualcuno, credo, che ha compreso questo. Soltanto ha cercato di sormontare questa contingenza inventando un essere necessario e causa di sé. orbene, non c’è alcun essere necessario che può spiegare l’esistenza : la contingenza non è una falsa sembianza, un’apparenza che si può dissipare; è l’assoluto, e per conseguenza la perfetta gratuità. Tutto è gratuito, questo giardino, questa città, io stesso. E quando vi capita di rendervene conto, vi si rivolta lo stomaco e tutto si mette a fluttuare … ecco la Nausea".

"Eravamo un mucchio di esistenti impacciati, imbarazzati da noi stessi, non avevamo la minima ragione d'esser lì, né gli uni né gli altri, ciascun esistente, confuso, vagamente inquieto si sentiva di troppo in rapporto agli altri. Di troppo: era il solo rapporto ch'io potessi stabilire tra quegli alberi, quelle cancellate, quei ciottoli. Invano cercavo di contare i castagni, di situarli in rapporto alla Velleda, di confrontare la loro altezza con quella dei platani: ciascuno di essi sfuggiva dalle relazioni nelle quali io cercavo di rinchiuderli, s'isolava, traboccava. Di queste relazioni (che m'ostinavo a mantenere per ritardare il crollo del mondo umano, il mondo delle misure, delle quantità, delle direzioni) sentivo l'arbitrarietà; non avevano più mordente sulle cose. Di troppo, il castagno, lì davanti a me, un po' a sinistra. Di troppo la Velleda…
 
Ed io - fiacco, illanguidito, osceno, digerente, pieno di cupi pensieri - anch'io ero di troppo. Fortunatamente non lo sentivo, più che altro lo comprendevo, ma ero a disagio perché avevo paura di sentirlo (anche adesso ho paura - ho paura che questo mi prenda dietro la testa e mi sollevi come un'onda). Pensavo vagamente di sopprimermi, per annientare almeno una di queste esistenze superflue.
 
Ma la mia stessa morte sarebbe stata di troppo. Di troppo il mio cadavere, il mio sangue su quei ciottoli, tra quelle piante, in fondo a quel giardino sorridente. E la carne corrosa sarebbe stata di troppo nella terra che l'avrebbe ricevuta, e le mie ossa, infine, ripulite, scorticate, nette e pulite come denti, sarebbero state anch'esse di troppo: io ero di troppo per l'eternità"

(JP Sartre, La nausea)
 

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