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Un blog creato da antoniotre82 il 27/10/2008

MAI DIRE BLòGGHESE

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LA VERITA'

Da qualunque parte sia la verità, essa non può mancare di uscire illuminata dalle prove. Essa ha un fascino segreto e un potere invincibile sugli animi; presto o tardi giunge a sottometterli. Noi siamo fatti per conoscerla, e quando invece abbracciamo l'errore, siamo sedotti e legati dalla sua somiglianza con la verità, perchè essa non è sempre egualmente sensibile e palpabile; qualche volta l'errore prevale per ignoranza, si accredita con l'opinione, si afferma si consolida con l'uso; l'errore assume allora tutte le apparenze della verità, e acquista sugli animi un dominio che sembra indistruttibile. Quando la verità così offuscata e dimenticata incomincia a riapparire, essa si ritrova con tutti gli svantaggi della novità, e vede alzarsi contro di sè quelle proteste che l'errore suscita, nel proprio interesse, ogni volta che viene enunciata. Soltanto a forza di esami e fatiche, al prezzo di una discussione lunga e laboriosa essa riconquista l'autorità perduta, e finalmente si manifesta con quella certezza alla quale l'evidenza ha posto il suo suggello. Il suo possesso è allora assicurato, essa non fugge più dopo essere stata lungamente disputata e acquistata con una ricerca ostinata, che una contraddizione sostenuta ha reso più profonda e più seria.

(Guillaume La Trosne)  

 
 
 
 
 
 
 

LA VERITA' 2


È sentimentalismo inutile pensare che la verità semplicemente in quanto tale abbia un qualche potere intrinseco, negato all'errore, di prevalere contro le segrete e il rogo. Gli uomini non hanno piú zelo per la verità di quanto non ne abbiano spesso per l'errore, e un'adeguata applicazione di sanzioni legali o anche soltanto sociali riuscirà in generale ad arrestare la diffusione di entrambi. Il reale vantaggio della verità è che quando un'opinione è vera la si può soffocare una, due, molte volte, ma nel corso del tempo vi saranno in generale persone che la riscopriranno, finché non riapparirà in circostanze che le permetteranno di sfuggire alla persecuzione fino a quando si sarà sufficientemente consolidata da resistere a tutti i successivi sforzi di sopprimerla. (John Stuart Mill)

  • Dopo aver eliminato l'impossibile, ciò che resta, per improbabile che sia, deve essere la verità. (Arthur Conan Doyle/Sherlock Holmes)
  • Tale è la forza del vero che, come il bene, è diffusivo di sé. (Adso ne Il nome della rosa)
 
 
 
 
 
 
 
 

 

 

CAPITALISMO: UN SISTEMA ECONOMICO, O UNA PENA CAPITALE?

Post n°103 pubblicato il 08 Giugno 2010 da antoniotre82
 

Veniamo al secondo post fra quelli che hanno come argomento un modello di Stato alternativo a quello convenzionale. Nel primo parlai dell’energia e feci degli accenni generali all’economia capitalista e globalizzata scrivendo del suo sostanziale fallimento nel giro di pochissimo tempo. In questo vi parlerò più diffusamente e dettagliatamente proprio dell’economia, sia di quella classica che di quella del lavoro, cercando di prospettare un modello rivoluzionario adeguato ai tempi che corrono ed in linea con la giustizia sociale ormai diventata un optional.

Son convinto che la situazione attuale, che vede al centro della scena l’inizio del collasso epocale dell’economia di mercato, sia dovuta principalmente alla superfluità e ad un’iperproduzione (quel fenomeno che si potrebbe genericamente chiamare “surplus produttivo”, qui inteso come eccedenza) e alla cattiva organizzazione dei settori, lasciati liberi di autodistruggersi e indebitarsi, distruggendo con loro centinaia di migliaia di incolpevoli tramite un effetto domino sul mercato, in nome della libertà economica e della libera concorrenza.

Quest’ultime ovviamente devono esserci, ma è il modo di organizzarle che è sbagliato: in un sistema economico totalmente libero l’imprenditore non ha limiti nel possesso di patrimonio e reddito. Siccome questi due fattori non si creano dal nulla (ne parlavo nel post precedente: in economia non esistono operazioni a saldo zero) ma hanno bisogno di partecipazione, investimenti e sfruttamento, e dato anche che nel commercio lo scopo imprenditoriale (eccezion fatta per le cooperative) è lucrativo (cioè si costituisce un’impresa e l’azienda non per uno scopo altruistico, ma per arricchimento personale, in barba a quanto sancito nell’art.  41 della Costituzione) quasi sempre l’imprenditore si trasformerà in un lupo, e i lupi per loro natura cosa fanno? Sono dei predatori e la loro selvaggina preferita è il “bestiame da pascolo” localizzato in recinti ben precisi (aree economiche). “Il bestiame da pascolo” in un sistema economico capitalista sono i consumatori-proletari, e a niente servono tutte le associazioni e le misure adottate in loro tutela.

Il sistema è così sterminato e caotico che la soccombenza (altrimenti detta in ambito giuridico “debolezza contrattuale”) del consumatore è intrinseca al modello, è essenzialmente fisiologica, e qualsiasi misura è solo un tappino in una diga enorme che crea disuguaglianze estreme. Molti beni e servizi vengono fatti passare per necessari, e attraverso operazioni di marketing e branding vengono creati nuovi stili di vita e nuovi “bisogni”che vanno ad aumentare il costo della vita, inducendo le pecore a gestire il proprio reddito senza nessun criterio, non cioè secondo la loro volontà e con la mentalità tendente al risparmio tipica del consumatore, ma secondo le volontà del mercato che vuole il maggior consumo possibile in modo da arricchire i produttori.

Non fatevi ingannare da chi dichiara che “Se la produzione aumenta si innesta un circolo virtuoso che fa aumentare anche la ricchezza generale”, perché questo non è quasi mai vero, ed anzi a volte è deleterio, a causa di alcune dinamiche che richiedono lunghe e non facili spiegazioni che non farò in questa sede (ne accenno solo qualcuno: costi di produzione ed ambientali più alti; un aumento di produzione non implica necessariamente anche un aumento dei posti di lavoro o degli stipendi; un’offerta di una gamma più vasta di beni e servizi, sia quantitativa, che qualitativa,  non implica necessariamente anche dei consumi più alti; un aumento di produzione costante richiede una domanda fissa stabile nel tempo, ma la domanda come si sa, è per definizione elastica e variabile nel tempo e nello spazio; un aumento di produzione non equivale necessariamente ad un innalzamento della soglia dei bisogni ed esigenze umani)

Tuttavia, così come cambia la Storia, cambia anche l’economia, e siamo approdati ad un periodo storico in cui le pecore hanno imparato qualche trucchetto per raggirare lo sfruttamento. Stufi di essere trattati come cavie, stufi di continue prese in giro e vessazioni, stanno iniziando a ragionare e razionalizzano i loro consumi e risparmi, lasciando i lupi a sfamarsi in altri modi. Questo fenomeno viene detto “calo dei consumi” e viene fatto passare per una conseguenza dell’abbassamento dei redditi, ma questo è vero solo in parte, dal momento che, il calo dei consumi, può anche essere una precisa scelta e convinzione del consumatore che, per principio comportamentale e morale, decide di diminuirli eliminando il consumo di quei beni e servizi ritenuti inutili e superflui. In questa situazione se i lupi vogliono continuare a fare il mestiere da lupi allora devono trovare altri espedienti.

Questi espedienti si concretizzano in due realtà.

In primo luogo la truffa suddivisa in varie tipologie: falso in bilancio, evasione fiscale,  sedi all’estero, emissione di strumenti finanziari nonostante disavanzi insanabili occultati ai sottoscrittori dei titoli, mancata trasparenza, ecc ecc.

In secondo luogo la richiesta di credito alle banche, con il conseguente indebitamento da parte delle imprese. Tale processo ha comportato un avvicendamento nel ruolo dei lupi, gli imprenditori da lupi si son trasformati anch’essi in pecore deboli , hanno ceduto il passo ad un’altra tipologia di lupi: banche ed agenzie di credito, che ora hanno una vasta categoria di persone da poter spennare: imprenditori e consumatori, entrambi sempre più bisognosi di soldi, dal lato degli imprenditori per mandare avanti le aziende ed evitare fallimenti, dal lato del consumatore per tirare a campare.

Questo accade per due motivi. Il potere d’acquisto della moneta si è dimezzato negli ultimi 10 anni. La spinta inflazionistica sommata alla stagnazione dell’economia (cosiddetta stagflazione) coincide con l’entrata in vigore dell’Euro. Sarà un caso? Per me assolutamente no. L’Euro ha creato degli effetti shock imprevedibili e consistenti sui cambi in quasi tutto il mercato europeo, effetti di tipo psicologici e sociali che solo di riflesso si possono definire economici, tant’è vero che la crisi economica in Europa (sia del circuito produttivo, che di quello occupazionale) è iniziata già prima del 2000, cioè nel periodo in cui gli Stati dell’unione europea si preparavano alla conversione delle loro monete, non sapendo ancora a cosa andavano incontro.

Il passaggio dalle monete nazionali all’Euro fu fatto giocando praticamente a mosca cieca e, saggiamente, il Regno Unito, fiutando il pericolo dato dal disorientamento sociale del cambio, non aderì alla moneta unica.

Negli Stati Uniti e in tutti gli altri paesi non interessati dall’Euro, invece, la crisi è arrivata soltanto dopo il crollo bancario nel 2008 della finanziaria Lehman Brothers, che non dipese affatto da un fattore monetario, ed è bene anche sottolineare che fu un crack di un’azienda privata inserita nel libero mercato, con sede nel paese con l’economia più forte al mondo, dunque fu un crollo totalmente distaccato da ogni manovra governativa, ma provocato esclusivamente da persone giuridiche private. Questo crack gigantesco innestò una reazione a catena nelle borse internazionali, andando a peggiorare la già critica situazione europea.

Questo accade perché il sistema monetario è ormai completamente disancorato dalla parità aurea (cosiddetta tesaurizzazione o riserva monetaria). Il denaro viene emesso senza copertura ed immesso in circolo: tutto il denaro emesso senza parità è sostanzialmente carta straccia, vale a dire che una parte della moneta in circolazione ha un potere d’acquisto pari a zero.

Ciò crea una falsa ricchezza, un effetto moltiplicatore sulla svalutazione monetaria e un’inevitabile aumento vertiginoso del debito generalmente inteso (debito privato più debito pubblico, provocati dall’aumento dei tassi d’interesse più alti che a loro volta producono meno investimenti o impossibilità nelle restituzioni delle somme) e un arricchimento sempre più spropositato di pochissime persone che si ingrassano grazie a manovre speculative, dovuto alla mancanza di decisioni coraggiose e alla mancanza di tetti e regole precise e ferree in qualsiasi settore e in qualsiasi ambito.

Il debito non è nient’altro che la richiesta di un prestito da parte di un soggetto, con la promessa che la somma ricevuta sarà restituita, maggiorata degli interessi, ad una data scadenza. Già a partire da questo dato è chiarissimo tutto il fallimento dell’economia capitalista: un sistema economico che ammette il debito come un fattore naturale, è un sistema già fallito in partenza, perché non si può pretendere di produrre ricchezza dal nulla in modo completamente distaccato dall’economia reale, affidandosi solo sulle promesse e le speranze che tutto vada sempre bene.

In soldoni, in cosa si traduce tutta questa giungla economica? In una sola parola: povertà, sempre maggiore, e sempre più diffusa.

Io mi pongo solo una domanda: perché tutto questo? Perché sempre più persone devono soffrire in nome di un modello che ormai è morto e sepolto? Perché la nostra serenità deve dipendere da un indice di borsa o da una percentuale d’interesse?

E’ come mantenere in vita uno zombi che sta andando in putrefazione e puzza ogni giorno di più. A che serve avere un peso morto sulle spalle che di questo passo trascinerà anche noi nella tomba? Come si pretende di lasciare al libero gioco di imprenditori e consumatori la microeconomia, se già questo termine contiene da una parte la nozione di massimo profitto, e dall’altra quella di risparmio, che sono contrapposte e non trovano mai, spontaneamente, un equilibrio macroeconomico ed anzi creano degli squilibri enormi e cronici?

Come dicevo nel post precedente, tutti si prodigano nel trovare soluzioni ai problemi di questo sistema, ma nessuno parla mai di altri sistemi.

La domanda sorge spontanea: cosa bisogna fare senza correre il rischio di perdersi in parole inutili o dare solo dimostrazioni di virtuosismi accademici che tirano in ballo ripetitivamente le solite teorie Keynesiane, Marxiane e Marshalliane, ormai stracciate dalla globalizzazione e dalla presenza di debiti pubblici che doppiano i PIL?

Le risposte nel prossimo post, nel quale esporrò la mia idea di modello economico alternativo che non contempla né la moneta, né le banche, nè la finanza, né tasse né imposte, nè il sistema di previdenza sociale. Il lavoro, da mera aspettativa dei cittadini affinchè la Repubblica attui le condizioni più favorevoli di occupazione, diventa un diritto soggettivo (eliminando così la disoccupazione strutturale, quella ciclica e quella involontaria) e allo stesso tempo un dovere del cittadino, di tipo civico, pressappoco come era strutturato il servizio di leva fino a qualche anno fa.

Alla prossima.

 
 
 

L'ENERGIA

Post n°102 pubblicato il 27 Maggio 2010 da antoniotre82
 

Sono sempre stato un sostenitore di un’uguaglianza sostanziale fra gli uomini, quanto più perfetta possibile. Per uguaglianza sostanziale intendo l’uguaglianza delle proprietà, dei mezzi, delle attività, come teorizzava il comunismo, che noi tutti oggi condanniamo perché l’esempio più vistoso di un modello di Stato comunista, cioè L’URSS, fu una terribile dittatura e sbagliò certamente nei metodi applicativi, ma l’ideologia di base non si può certo dire che fosse malvagia o misantropa dato che propugnava l’idea che tutti gli uomini sono nati uguali e da uguali devono vivere, senza distinzioni di sorta, nella totale libertà di tutti.

Parlo di uguaglianze nelle manifestazioni empiriche della vita, ma non nell’individualità data dall’essenza, dall’identità, dallo spirito e dalla personalità: quelle vanno ovviamente tutelate sempre e comunque.

 In una serie di post cercherò di esporre un modello di Stato che negli anni mi è venuto in mente, ovviamente da perfezionare, certamente utopistico e grossolano, ma che, a mio parere, se perfezionato potrebbe realizzare la felicità di tutti, purchè si rinunci ad un aspetto che rovina attualmente il mondo e lo sta portando alla rovina sociale: l’avidità legalizzata. Per combattere questa piaga dell’umanità lo Stato deve essere rigorosissimo, pur sempre rispettando le libertà e le regole democratiche per il bene comune di tutti e per il raggiungimento di un benessere massimo, collettivo e diffuso. Esporrò questo modello di Stato in vari punti.. In questo vi parlerò dell’energia.

ENERGIA

L’uomo è sempre più schiavo cronico di quel sistema economico che va sotto il nome di capitalistico e consumistico, nonchè globalizzato, e più gli anni passano più mi pare che stiamo andando verso un baratro, un punto di non ritorno che è dato dalla saturazione di ogni settore del mercato. L’economia di mercato attuale è un fenomeno storico recentissimo: ha poco più di un secolo e, se leviamo la fase della rivoluzione industriale e i periodi dei conflitti mondiali, rimangono poco più di 60 anni, gli unici in cui si può parlare di economia di mercato vera e propria. Se invece prendiamo in considerazione il mercato finanziario è ancora più recente, dato che lo spostamento dei capitali in tempo reale per vie telematiche è stato reso possibile solo dall’innovazione informatica affermatasi negli anni ‘90: dunque da 20 anni appena (la borsa italiana fu resa telematica nel ’91).

Già da questo dato si può capire come si parli di fenomeni di cui non conosciamo ancora bene gli effetti e le conseguenze, se non in modo estremamente approssimativo. Un po’ come quando si utilizzava l’amianto; tutti costruivano i tetti con quel materiale, salvo poi scoprire, anni ed anni dopo, che era cancerogeno e andava rimosso. Peraltro l’amianto è un oggetto, qui invece si parla di effetti di lunghissimo periodo, quasi sempre astratti, che si basano su previsioni e studi che puntualmente si rivelano errati nella quasi totalità dei casi. L’economia non è una scienza esatta, ed è improprio anche definirla una scienza. E’ la pretesa dell’uomo di saper badare a sé stesso per sempre, ed è anche, allo stesso tempo, la pretesa di inferire un ordine ed un rigore a dei sistemi improntati invece al caos e all’imprevedibilità

Nient’altro che un insieme di teorie che si perdono e diventano evanescenti quando entrano in circolo nella marea dei grandi numeri, un’accozzaglia di ipotesi che aspettano la conferma della realtà per trovare riscontri. Se poi il riscontro non arriva…pazienza! Intanto, mentre gli “esperti” tentano in maniera invana e patetica di far quadrare il cerchio al grido di “aspettiamo tempi migliori”, sempre più gente si impoverisce e le disuguaglianze aumentano di anno in anno vertiginosamente e vistosamente

Sento sempre parlare di argomenti fumosi come crescita del mercato, sviluppo, aumento del PIL (indicatore di ricchezza ormai falsatissimo ed obsoleto), e non si parla mai dei costi che tutto questo comporta. Proprio questi costi sono i limiti insuperabili del mercato, e a me pare davvero strano che, nessuno fra i cosiddetti “economisti” parli del vero problema (che non è affatto la recessione periodica e strutturale del ciclo economico) e dica cioè che il problema principale è che il mercato non è espandibile all’infinito, ma ha dei confini che sono delimitati appunto dai costi, sia umani che materiali relativamente alle risorse, che ambientali relativamente all’impatto che il sistema produttivo odierno ha sugli ecosistemi del pianeta.

Nessun economista fa i conti con questa realtà: tutti i periodi economici che si “analizzano” sono quelli passati, quelli attuali, e quelli a breve/medio termine, come quando si sente affermare “la crisi sta per finire, inizierà una fase di espansione del mercato e la curva del ciclo economico riprenderà a salire, con conseguente giovamento per tutti: cittadini, imprese, conti pubblici”. Che cosa fantastica! Peccato, però, che tutti si fermino al medio e lungo periodo, e nessuno parli mai del lunghissimo periodo, che è quello che più dovrebbe preoccuparci dato che, se si iniziano a considerare seriamente, con decisione e coraggio, i problemi che il lunghissimo periodo comporta, potremmo già da oggi trovare soluzioni che ci libererebbero dallo schiavismo economico creato dai soliti potenti per fini egoistici, in cui siamo caduti senza neanche accorgecene e in cui ci troviamo sempre più in catene fatte d’acciaio inossidabile. Non ho mai sentito parlare nessun economista di una “rivoluzione economica” (a parte i “decrescisti” e il modello economico cosiddetto Venus project); semplicemente si limitano a studiare gli  effetti del sistema, ma non propongono mai sistemi totalmente nuovi ed alternativi che ci liberino dallo schiavismo monetario e materialistico.

Non si può avere crescita economica senza conseguenze negative e senza sacrifici. Nell’economia, che è il regno della teoricità, vale però anche un principio assoluto e rigoroso, se vogliamo anche tragico, e cioè: se escludiamo le donazioni, non esistono operazioni a saldo zero. Chiunque abbia un minimo di dimestichezza con la materia economica sa bene che, se qualcuno guadagna, qualcun altro, in quello stesso momento, sta perdendo proprio a causa del realizzo di quel guadagno. Questo rapporto di causa-effetto fra guadagni/costi e crediti/debiti è connaturato al sistema; è così per ogni transazione economica, anche le più insignificanti.

Il problema principale di qualsiasi economia e società sono le risorse, incominciando dalla risorsa madre: l’energia. La stessa società civilizzata non esisterebbe senza energia. Non possiamo produrre o fare assolutamente niente senza questo bene e non possiamo produrlo illimitatamente: anche in questo campo dunque si hanno dei limiti. Esistono varie fonti da cui poter trarre energia, le più utilizzate attualmente sono: idrocarburi, carbone, nucleare, solare, eolica. Iniziamo a vedere che tipo di energia serve ad una ipotetica società futura. L’energia dovrà essere senz’altro ecosostenibile, altrimenti più se ne produce, più si danneggia il pianeta e più mettiamo a repentaglio il benessere che la stessa energia vorrebbe creare, per non parlare dei problemi alla salute che tutto questo comporta, tanto da mettere in pericolo la nostra stessa sopravvivenza. Pertanto eliminiamo subito le forme di energia inquinanti, e cioè: idrocarburi, carbone, nucleare, fotovoltaico.

Ebbene sì, avete letto bene, il fotovoltaico è inquinante, anche se non direttamente nel processo di produzione dell’energia, ma nel lungo periodo non produce meno scorie delle altre energie. Questo perché le celle solari non hanno una durata infinita, ma dopo un certo periodo le prestazioni tendono a diminuire considerevolmente (dopo circa 25 anni) fino ad annullarsi completamente. Una volta che le prestazioni sono insufficienti per la produzione dell’energia richiesta tutti gli impianti fotovoltaici andranno smantellati e rinnovati, e tutto quel materiale non sarebbe totalmente riciclabile, contribuendo così ad un’iperproduzione di rifiuti da smaltire e trattare.

Ho fatto due calcoli sia per rendere l’idea, che per divertimento. Ipotizziamo che, solo in Italia, ogni provincia installi impianti fotovoltaici per un totale di 1 ettaro (10.000 metri quadri, senza contare i pannelli privati) allora avremo ben chiaro in che tipo di guaio andremmo a cacciarci se già da oggi iniziamo ad investire massicciamente in questa forma di energia.

1 ettaro di superficie fotovoltaica per provincia, le province italiane sono 109, questo vuol dire oltre 1Km quadro (ossia oltre 1.000.000 di metri quadro) di prodotto da dover smaltire ogni 20/25 anni con costruzioni di impianti per il trattamento di questi rifiuti, il che significa altri soldi pubblici da spendere. Ogni 25 anni una superficie da 1Km quadro da accatastare da qualche parte nell’attesa (e nella speranza) che venga tutta riciclata, ammesso che si possa riciclare, perché questo è quello che ci viene raccontato dalle imprese che producono celle solari che ovviamente non hanno alcun interesse a parlare male del loro prodotto, ma sarà poi vero?

Tutto questo solo in Italia. Bisogna poi estrapolare questi dati estendendoli a tutti gli Stati del mondo (o almeno a quegli europei), tenendo conto che sono calcoli eseguiti per difetto e non per eccesso, inoltre sempre immaginando, in modo ottimistico, che tutto il materiale venga effettivamente riciclato. Si può ben comprendere, dunque, come non si farebbe altro che creare un ulteriore problema ecologico e ulteriori costi di gestione indiretti. Da tutte queste considerazioni si può concludere che il fotovoltaico è sì una fonte di energia di gran lunga migliore rispetto ai combustibili fossili e al nucleare dato che non produce rifiuti tossici, ma pur sempre di rifiuti si tratterebbe.

Un altro aspetto di cui tener conto è il materiale con cui si producono le celle solari. Il materiale più usato attualmente è il silicio, il secondo elemento per abbondanza sul nostro pianeta dopo l’ossigeno, ma abbondanza non vuol dire illimitatezza e rinnovabilità. Una risorsa limitata comporta dei costi di produzione e trasformazione, senza tener conto dei materiali plastici a cui viene mischiato il silicio, che riciclabili non sono.

Quando si parla del ciclo dei rifiuti, bisogna inoltre fare affidamento sulla buona gestione dello stesso da parte delle autorità governative sia nazionali che locali,  e tutti noi sappiamo la situazione dei rifiuti in Italia che, oltre ad essere inefficiente, crea anche sprechi ingentissimi e le solite situazioni clientelari, corruttive, e mafiose.

L’unica risorsa che rimane per produrre energia elettrica è infine l’eolico. Costi di produzione da sostenere una sola volta, manutenzione praticamente inesistente, impatto ambientale zero, energia totalmente rinnovabile. Cosa potremmo volere di più? C’è chi dice che le pale eoliche “deturperebbero i paesaggi”, o sarebbero “rumorose”, ma a questo si ribatte facilmente rispondendo che i siti dove posizionare le pale certo non mancano, e anche ammesso che le pale dovessero vedersi in qualche luogo nelle vicinanze urbane, di interesse naturalistico, o sottoposto a vincolo paesaggistico, non sarebbe la fine del mondo, perché sicuramente il gioco vale bene (benissimo) la candela. Oltretutto si potrebbero installare anche in mare.

A mio parere è una fonte di energia straordinaria, da sfruttare e incentivare al massimo e ad oltranza. Se davvero vogliamo liberarci dal bisogno energetico e dall’inquinamento sprigionato nelle fasi di produzione, dobbiamo accettare il fatto di avere pale eoliche su tutto il territorio.

Se rifacciamo i conti già fatti per il fotovoltaico, e cioè supponendo che per ogni provincia italiana si installino (ovviamente nei siti più ventosi e tenendo conto delle dimensioni di ogni singola provincia) 15 parchi eolici da 18 pale eoliche ciascuno (dico 15 parchi perché un parco eolico è meno costoso e occupa meno superficie di un campo fotovoltaico, e dico 18 pale perché è il riscontro da me più verificabile, fornito dal parco eolico di Surbo nei pressi di Lecce, ma potrei indicare cifre molto più alte) si avranno 270 pale eoliche per provincia.

270 pale eoliche, per 109 province, per un totale di 29.430 pale eoliche sul territorio italiano che assicurerebbero energia a sufficienza in eterno a tutti, senza nessun costo nel tempo e senza nessun tipo di inquinamento, e sempre senza tener conto delle eventuali pale eoliche private da poter installare sui tetti delle case che produrrebbero ulteriore energia per la reti elettriche domestiche.

Se pensiamo che il parco eolico costruito a Surbo è formato da 18 turbine in grado di soddisfare il fabbisogno di circa 34.000 famiglie (fonte: Wikipedia), allora possiamo comprendere tutta la straordinarietà e la potenza di questa fonte di energia se venisse applicata all’intero territorio italiano. Nella sola provincia di Lecce, 15 parchi eolici da 18 turbine ciascuno, potrebbero perciò fornire energia ad oltre 510.000 famiglie, vale a dire oltre la metà della popolazione della provincia.

Se aggiungiamo soli altri 5 parchi eolici per provincia, e ciascuno lo arricchiamo di 2 pale eoliche in più, il numero di famiglie soddisfatte aumenta esponenzialmente e, trasportato a livello nazionale, arriverebbe a superare il fabbisogno dell'intera popolazione italiana di una decina di milioni di unità. Che dire…c’è solo da rimanere affascinati.

Tutta questa energia verrebbe impiegata anche per il trasporto su strada, da coadiuvare con la tecnologia all’idrogeno, anch’essa da sviluppare ed incentivare ad oltranza. In questo senso, la ricerca e la scienza sono fondamentali per la produzione di nuovi combustibili e il miglioramento dei sistemi produttivi di quelli già esistenti. Il benessere e la sopravvivenza delle società dipendono moltissimo dalla capacità dei laboratori scientifici di mettere in campo nuove tecnologie da utilizzare su larga scala. Scienza e buonsenso sono gli unici veri fattori che possono migliorare questo mondo.

Senza l’applicazione di questi due fattori preziosissimi al progresso e al tessuto civile siamo destinati ad un continuo affanno che, col tempo, diventerà un collasso irreversibile. Se non facciamo qualcosa già da oggi la felicità per le generazioni future potrebbe diventare un miraggio da vivere solo nei libri di Storia.

Al prossimo post.

Errata corrige: il post è stato rivisto per errori di calcolo relativi alle superfici fotovoltaiche (per la precisione le equivalenze non erano esatte). Nel caso in cui avessi dovuto ingenerare opnioni sbagliate sull'argomento, mi scuso con tutti coloro che, per dimenticanza, non abbiano rilevato l'errore. La matematica non è mai stata il mio forte.

 
 
 

LO STERMINIO DEGLI INNOCENTI

Post n°101 pubblicato il 12 Marzo 2010 da antoniotre82
 

Stavolta vi parlerò di un argomento che esce fuori dai temi che finora ho trattato nel blog, ma che considero della stessa importanza, anzi, direi anche più importante delle questioni prettamente ideologiche, perché ha un effetto diretto ed immediatamente percepibile sulla realtà: il vegetarismo/veganismo.

Sono vegetariano da circa tre mesi, da anni volevo diventarlo, ma non ci avevo mai pensato seriamente e trattavo la questione con trascuratezza per via di una serie di motivi: egoismo, menefreghismo, benessere, altri pensieri per la testa. Siamo troppo presi dalle nostre schiocche faccende quotidiane che ci fanno vivere da burattini per poter pensare a queste questioni. In questo post cercherò di convincervi di quanto sia inutile, stupido ed inumano, continuare in questa sciocca mattanza degli animali, uno sterminio dalle cifre mostruose che solo a sentirle fa accapponare la pelle: miliardi di esseri viventi sterminati per la nostra avidità.

D’ora in avanti, invece di usare il termine carne, userò un termine più appropriato, e cioè “animale morto”, perché anche l’uso delle parole è fondamentale in questo campo. Dire “fettina” o “bistecca” è solo un eufemismo, certamente è molto meno impressionante che dire “pezzo di animale morto” o “lembo di carne tagliato da una carcassa”. Alcuni termini sono stati inventati solo per non far disgustare la gente e invogliarla a comprare pezzi di animali uccisi, alimentando così questo mercato indegno.

Cercherò di evitare gli argomenti ovvi che di solito si tirano in ballo quando si parla di vegetarismo, come quello dei siti dei mattatoi posti in periferia per tenere lontano lo schifo e le urla agli occhi e le orecchie della gente che vive con la testa sotto la sabbia, o del fatto che, se dovessimo ammazzare gli animali con le nostre mani o se i mattatoi avessero le pareti di vetro, probabilmente saremmo tutti vegetariani. Questo perché, a quanto pare, non sono argomenti che sembrano sensibilizzare le masse: pur vedendo con i propri occhi i video disgustosi ed orribili delle mattanze e pur essendo a conoscenza del trattamento che viene riservato agli animali, la maggior parte delle persone rimane carnivora nella maniera più stoica possibile, vivendo in uno stato di perenne ipocrisia ed illusione, e magari affermando di amare anche gli animali facendo così un’insensata  distinzione fra i cosiddetti “animali domestici”, “animali da cortile”, “animali da macello”, come se alcune specie fossero meno animali di altre e quindi più meritevoli di essere ammazzate. Ci si dichiara troppo facilmente animalisti, quando invece delle volte proprio chi si dichiara tale sbrana i poveri animali mangiandoseli, magari sorridente e soddisfatto a fine pasto...

Se si afferma di amare gli animali, si devono amare TUTTI gli animali: dal più piccolo, al più grande, altrimenti non se ne ama nessuno davvero e sono soltanto parole vuote.

Parto dal presupposto, fondamentale, che si vive ugualmente, e senza alcun tipo di problema, anche senza mangiare animali morti, anzi, si vive anche meglio e in media più a lungo, come alcuni  studi scientifici hanno dimostrato. Lasciate perdere chi vi dice che la carne è indispensabile alla nostra dieta e al nostro organismo: quando non sono delle leggende metropolitane o dei luoghi comuni, sono proprio delle terribili menzogne (mentono anche i nutrizionisti, il che è gravissimo). Allo stato attuale non esiste nessuna prova, che si possa definire tale, che una dieta vegetariana o vegana possa provocare qualsiasi tipo di danno, semmai invece è stato ampiamente provato il contrario: cibarsi di animali morti può essere cancerogeno. Se fosse vero che una dieta vegetariana è nociva per la salute, i milioni di persone che da anni la seguono dovrebbero essere già tutte ricoverate in ospedale o nella tomba, cosa che evidentemente non accade.

L’uomo odierno non è un animale carnivoro, è un animale onnivoro e non subisce danni se sceglie di mangiare alcuni alimenti piuttosto che altri, ovviamente con l’accortezza di variare ed essere informato su quali apporti di sostanze può fornire un determinato alimento per non avere delle carenze. Non siamo leoni, animali esclusivamente carnivori, e non siamo pecore, animali esclusivamente erbivori: siamo esseri umani e da tali dobbiamo possibilmente comportarci, anche se capisco che ad alcuni comportarsi da umani riesce davvero difficile (dato che sono più bestie delle stesse cosiddette bestie).

La maggior parte delle persone mangia le carcasse degli animali senza un preciso motivo. Il motivo non è quello nutrizionale, e non è neanche dovuto ad una scelta precisa, dal momento che tutti siamo cresciuti in un ambiente agiato e siamo stati abituati sin da piccoli a poter mangiare di tutto, inclusi i poveri animali, senza stare a farci troppe domande sul perché e il come. Crescendo abbiamo imparato a dare per scontata la presenza di animali morti nei nostri piatti. Niente di più che una consuetudine culinaria.

I prodotti di origine animale fra la maggioranza delle persone vengono considerati, il più delle volte inconsciamente, prodotti industriali come possono essere dei biscotti, la cioccolata, un pacco di crackers, ecc ecc: lo compri, lo prepari, lo mangi.

Chi non prova tenerezza vedendo un bel coniglietto bianco? O una mucca che pascola beata? Eppure entrando in una macelleria possiamo vedere anche un coniglio scuoiato ed appeso, dei tranci sanguinolenti di coscia di mucca o di un cavallo, ma rimaniamo impassibili e non proviamo ribrezzo. Non colleghiamo ciò che vediamo, l’animale morto, a quello che era, cioè un animale vivo: interviene una sorta di processo mentale che ci impedisce di percepire la realtà e comprenderla, come se le “fettine” provenissero non da corpi di esseri viventi, ma fossero dei prodotti creati dal nulla in fabbrica, come si fa con la plastica o attrezzi in metallo, per poi essere esposti nei negozi ed essere comprati. Agisce nella testa, in pratica, una finzione mentale dovuta al fatto che non siamo direttamente noi ad uccidere e smembrare l’animale. Diamo tutto per scontato e normale, ci diciamo che alla fine qualcuno deve pur fare questo “lavoro”; noi stiamo pagando per avere quella merce ed è quindi un nostro diritto averla e consumarla e nessuno può contestare la nostra scelta. Vorrei vedere quanti amanti della carne sarebbero disposti ad uccidere con le proprie mani un povera e dolcissima mucca indifesa che non ha la forza di contestare un bel niente…

Ammazzereste mai il vostro cane per mangiarlo? In Cina li mangiano…

Un altro alibi (perché di alibi si tratta) ricorrente e sbandierato da chi mangia gli animali morti è il dire: “Gli animali fanno parte della catena alimentare; l’uomo da sempre li ha cacciati e mangiati. E’ tutto un circolo”. Mors tua vita mea, dicevano i latini: davvero da persone incivili a pensarci bene, andrebbe bene in bocca ad un indigeno primitivo, ma non in quella di un cittadino europeo vivente nel terzo millennio. Tuttavia, rispetto ad altri, è un argomento relativamente ragionevole, che potrebbe essere dettato dalla coscienza personale e dalla concezione filosofica della vita e del mondo animale. Le coscienze e le idee personali non dovrebbero essere messe in discussione stante la piena libertà di tutti, se non fosse però per alcuni aspetti che ne dimostrano tutta l’illogicità e l’inesattezza. Anche i nazisti avevano delle coscienze e delle convinzioni personali, eppure qualcuno doveva assolutamente fermarli perché erano idee obiettivamente pericolose e mortali che non giovavano a nessuno.

Una prima critica che si può muovere alla tesi della catena alimentare è questa: l’affermare che gli animali esistano esclusivamente per la loro presunta funzione di “sfamare”, vorrebbe dire che alcune persone vedono negli animali soltanto del cibo ambulante che non aspetta altro che essere macellato a nostro gusto e piacimento, e non degli esseri viventi. In pratica si stravolge il significato ontologico delle cose e degli esseri. Per queste persone un animale è cibo, ed esiste perché è destinato ontologicamente a diventare cibo, e non esiste invece per la sua individualità di essere vivente appartenente ad una determinata specie. Dunque quasi una risorsa da sfruttare per la sopravvivenza del nostro genere, secondo una regola che dovrebbe pertanto essere “Se non è umano, va mangiato” (peraltro anche la carne umana è buona da mangiare) come se non si avesse altra scelta e si fosse obbligatoriamente vincolati a questa necessità. E’ un po’ come dire che un tavolo esiste non per la sua precipua funzione di appoggiarci sopra degli oggetti, ma per il fatto che può essere trasformato in legna da bruciare. Ma se si vive, mettiamo caso, all’equatore, che senso ha distruggere un tavolo per accendere un fuoco e scaldarsi? E’ un atto inutile e sciocco, proprio com’è inutile per saziarsi, ammazzare un animale in un paese occidentale, quando invece ci sono migliaia di altri alimenti da poter mangiare.

L’argomento del mettere l’uomo in cima alla catena alimentare sta in piedi solo se si nega totalmente la realtà occidentale attuale, e cioè: l’uomo è un essere ormai iper evoluto da secoli; la caccia non rientra più fra le sue attività; è libero dal bisogno e dall’istinto di sopravvivenza. In pratica per poter dare una logica alla tesi che gli animali fanno parte della catena alimentare, bisogna giocoforza far regredire l’uomo e sostenere che siamo ancora dei cavernicoli armati di lancia che, per sopravvivere e non diventare cannibali, vanno nella foresta in cerca dell’animale da uccidere, arrostire, e mangiare, come se l’agricoltura non fosse mai stata inventata. Dunque per dare una giustificazione all’atteggiamento assunto dagli umani carnivori bisogna idealmente eliminare la civilizzazione, la modernizzazione, bisogna cioè dire che l’evoluzione della specie è tutta una formalità, ma sostanzialmente siamo ancora all’età della pietra. Siamo gli esseri più intelligenti del mondo, ma per l’aspetto alimentare, tutto sommato, possiamo ancora rimanere alla preistoria e continuare ad ammazzare e  cibarci degli animali come facevano i nostri antenati che non avevano scelta sul cosa mangiare e quanto mangiare.

Atro argomento a “sostegno” della tesi che gli animali “vanno” mangiati e quello del dire “Loro (gli animali) però ammazzano gli altri animali”. Questo è l’argomento più demenziale e ridicolo di tutti e dimostra tutta la stupidità ed immaturità di chi lo sostiene. E’ lo stesso atteggiamento di un bambino all’asilo che, per giustificare le proprie malefatte alla maestra, accusa gli altri compagni e dice di averli visti fare cose peggiori. Peraltro non ha alcun senso paragonare un animale dotato di ragione com’è l’uomo, ad un animale che agisce per istinto e non ha capacità di scelta. Chi afferma simili idiozie mette sullo stesso piano uomo e animali, dimostrando così che si autoconsidera una bestia al pari del leone che ammazza una gazzella, non perché il leone decide che quel giorno vuole mangiare carne, ma perché non ha scelta tra il vivere o il morire di fame. E’ quella la sua natura, che risponde alla legge animalesca della giungla, e non può farci niente.

Qualcuno potrebbe dire che anche nella natura umana c’è il nutrirsi di altri esseri viventi, ma anche in questo caso si deve negare la realtà. La natura dell’uomo nei secoli è cambiata, basti pensare solo al fatto che eravamo degli ominidi più somiglianti ad una scimmia (animale peraltro prevalentemente vegetariano e frugivoro) che ad un essere umano del genere Homo sapiens sapiens. Ad esempio anche l’accoppiamento, come moltissimi altri istinti, è nella natura dell’uomo, eppure con il passare delle ere abbiamo imparato a controllarlo, a trasformarlo e dominarlo, e a non farlo davanti a tutti come lo fanno gli animali, perché siamo dotati appunto di intelligenza e ragione. Anche l’ammazzarci fra noi farebbe parte della nostra natura, eppure tutti aborriamo la guerra e l’omicidio, e nella continua evoluzione le varie civiltà hanno elaborato le leggi giuridiche e le relative pene, che servono affinché questo non accada, in modo da elevare l’uomo a qualcosa di superiore e di diverso dal resto del mondo animale e valorizzare quel quid in più che ci contraddistingue e ci pone in cima alla scala evolutiva.

Non parlo poi di quanto siano sconvenienti per l’economia mondiale gli allevamenti di animali e di quanto contribuiscano a peggiorare la fame delle popolazioni africane, altrimenti il post diventa chilometrico, e risparmio anche la dimostrazione di prove biologiche e anatomiche schiaccianti che dimostrano che l'uomo non è un animale carnivoro, quindi mi accingo a concludere.

Noi dobbiamo operare per migliorare questo mondo, non per peggiorarlo. Non possiamo essere vittime inermi del consumismo e dell’egoismo quando ci sono in gioco gli animali. Possiamo fare a meno di sterminarli mortificando il loro infinito fascino e la loro infinita bellezza, svuotandoli di ogni significato e valore. Abbiamo il privilegio di possedere una facoltà di scelta e dobbiamo sfruttare al meglio questo dono. Noi abbiamo un potere assoluto su di loro, possiamo amare gli animali, tutelarli, farli vivere e donare loro il diritto alla vita, perché mangiarceli? Perché essere egoisti nutrendoci degli animali? Solo perché ci piace il “sapore” dei loro corpi smembrati e cucinati? Un "sapore" vale più di un principio morale o di una vita?

Si può cambiare, e da questo cambiamento dipende il concetto stesso di vita che ogni individuo possiede. Noi possediamo la pietà, i sentimenti, il perdono, l’empatia, la consapevolezza del dolore; prima di mangiare carne guardate negli occhi un animale che sta per essere portato al macello: potrete cambiare idea e continuare a farlo vivere evitando una sofferenza atroce, una sorte orribile che in teoria potrebbe spettare anche all’uomo, se solo esistesse un altro essere più evoluto e grosso di noi.

Come ultima cosa vi prego di guardare qualche video su questo sito  http://laverabestia.org/ . Forse, dopo aver guardato vi fermerete a rifletterete, e vorrete contribuire come me nel cambiare qualcosa. Tutti noi nel nostro piccolo possiamo fare moltissimo, le nostre scelte alimentari possono salvare la vita a molti animali. Diventare anche solo vegetariani è già un passo importante. Sono consapevole che una completa liberazione degli animali non potrà mai avvenire, la gente è totalmente insensibile a questi argomenti, ma se avrò contribuito alla non uccisione di un singolo essere vivente, o aver convinto anche solo uno di voi, sarò ugualmente felicissimo. Essere adeguatamente informati è il primo passo verso il pieno rispetto degli animali.

A noi non costa nulla cambiare, abbiamo solo da guadagnarci sotto tanti aspetti. A miliardi di animali invece costa la vita, cioè tutto quello che si può sperare di avere in questo mondo. Facciamo tutti parte di questo pianeta, uomini ed animali, lo condividiamo insieme. Anche loro, essendo venuti alla luce, hanno diritto ad un’esistenza in linea con la loro natura, liberi dal dolore e dalla sofferenza.

La loro libertà e felicità dipende esclusivamente da noi. Doniamogliela e saremo anche noi più felici. Spetta a noi difenderli, amare gli animali è un nostro dovere, forse la forma più alta di spiritualità che si possa raggiungere.

Non mangiamoli, non sfruttiamoli. Siamo esseri umani, non bestie affamate.

 
 
 

IL NATALE CHE NON C'è

Post n°100 pubblicato il 18 Dicembre 2009 da antoniotre82
 

Eccoci arrivati, puntualmente come ogni anno, al periodo natalizio.

Già da alcune settimane i paesi hanno cambiato volto con le varie decorazioni luminose sia private che pubbliche, le tv trasmettono incessantemente pubblicità natalizie, il traffico è aumentato a dismisura per via della caccia ai regali in negozi che, se potessero, sarebbero aperti 24hsu24; canzoncine con cori di bambini si sentono qui e lì, persone vestite da babbo natale vanno in giro per le vie a chiedere elemosina, pupazzi meccanici con le stesse sembianze piazzati all’ingresso dei negozi di giocattoli, con una cassetta a fianco per imbucare le letterine che contengono le speranze dei bambini di poter ricevere il loro giocattolo preferito, agenzie di viaggio con all’interno coppiette che programmano le loro vacanze bianche, centri commerciali presi d’assalto con le auto parcheggiate in tripla fila, se non proprio una sull’altra.

E’ questo lo scenario tipico che si può vedere uscendo da casa, un’atmosfera frenetica piena di entusiasmo, voglia di fare e di andare in giro.

Una festività fantastica che tutti aspettiamo con impazienza, credenti e non, soprattutto per le vacanze che ne derivano che, tradotto in soldoni, vuol dire niente lavoro. Ed è proprio questo il motivo principale per cui regna l’entusiasmo: il riposare, il dolce far niente, avere la mente libera per dedicarsi a sè stessi e alla famiglia.

Solo che per il clero cattolico questa gioia del riposo dal lavoro viene fatta passare per la gioia dovuta all’attesa della nascità di Gesù, e questa idea viene talmente inculcata e messa in circolo che, alla fine, le persone inconsciamente si autoconvincono davvero che si preparano a festeggiare la nascita dell’idolo cristiano, e non a trascorrere un periodo di libertà fisica e mentale, che è la caratteristica principale che contribuisce a creare l’aria di festa ed ha il suo momento culminante il 25 dicembre.

Bisogna cioè capire quanto di religioso sia rimasto nel Natale (ammesso che sia rimasto qualcosa).

La secolarizzazione è ormai straripante e irrefrenabile, tanto più che siamo nell’era della globalizzazione e della grande distribuzione organizzata, e ci si deve chiedere se una festa che alle origini era cristiano-cattolica, possieda ancora quei caratteri sacrali e rituali che erano esclusivi fino ad appena un cinquantennio fa.

Io direi che quei caratteri, se non sono completamente persi, poco ci manca, e tutto fa presupporre che nei prossimi decenni saranno un lontano ed antico ricordo.

I contorni laici e secolari del Natale non sono più dei contorni, ma sono diventati la principale struttura portante dell’intera festività; hanno rimpiazzato completamente e irreversibilmente quella che era la sostanza religiosa che si identificava nella grotta e nel Gesù bambino, che ormai viene raffigurato esclusivamente nei presepi, allestiti più per dare prova artistica del proprio ingegno e ricevere i complimenti dei visitatori, che per devozione. Senza contare i presepi viventi, manifestazioni non religiose, ma eventi di attrazione turistico-territoriale come può essere la tipica musica popolare di ogni regione o l’enogastronomia.

Tant'è vero che, anche in un paese ultracattolico come l'Italia, l’immagine del Natale è ormai rappresentata al meglio dall’albero di natale addobbato, simbolo laico e quindi più diffuso, per non parlare di Babbo Natale visto così come ci ha abituati a vederlo raffigurato la Coca Cola: un omone barbuto e canuto, grassotto e panciuto, vestito di bianco e rosso a bordo di una slitta trainata da renne.

I regali superano le preghiere, gli acquisti e i negozi superano le messe e le chiese, l’albero supera il presepe, Babbo Natale supera Gesù bambino: questo a dimostrazione dell’importanza (sarebbe meglio dire della superfluità) ormai sempre più decadente del cristianesimo nel terzo millennio.

Ricordiamocene quando si parla di radici cristiane del nostro paese (fatto questo del tutto arbitrario che sovverte la Storia strumentalizzandola, dal momento che le radici dell'Europa, e in particolare dell'Italia, sono rigorosamente pagane e le prove certo non mancano e anzi si sprecano, basti pensare, per fare un esempio, all'etimologia dei nomi dei giorni della settimana o dei mesi) e della presunta importanza del crocifisso come simbolo identitario, e riflettiamo anche quando si tenta, ed anzi si pretende, di far passare la religione come un elemento culturale imprescindibile di una società che invece è sostanzialmente ed irreversibilmente laica e secolarizzata a tutti gli effetti.

Forse, ad essere meno ipocriti, ci guadagneremmo tutti in serenità e armonia, soprattutto in questo periodo dell'anno in cui bisogna essere più buoni.

P.s.: cercando su Google un'immagine che andasse bene per questo post ho digitato la parola "Natale". Nelle prime 10 pagine non compare neanche l'ombra di un Gesù bambino nè tanto meno quella di un presepe o qualsiasi altro simbolo religioso (eccezion fatta per un trio di angioletti alla terza pagina e una natività alla quinta). Fate la prova voi stessi.

 
 
 

IL POPULISMO MEDIATICO DI BERLUSCONI (di Umberto Eco)

Post n°99 pubblicato il 16 Dicembre 2009 da antoniotre82
 

Riporto il pensiero di Umberto Eco, preso dalla partecipazione al programma di Rai3 "Che tempo che fa" in occasione della presentazione del suo libro "A passo di gambero", che fa capire al meglio come l'Italia con il berlusconismo stia attraversando un periodo di svuotamento di ogni principio democratico e sia ormai cronicamente arenata in un regime di dittatura dolce fondato sul populismo mediatico. La democrazia viene ridotta ad un contenitore vuoto, le regole sono carta straccia, le istituzioni sono valide sono formalmente, ma sostanzialmente vengono soppiantate dal populismo.

Cos’è il populismo mediatico? Ce lo spiega Eco; ecco le sue parole:

"Il populismo è una forma di governo che si regge sull’appello diretto al popolo a cui richiede la legittimità.

Ora: il popolo non esiste, cos’è il popolo? Non sappiamo cos’è il popolo, tanto è vero che la democrazia, come diceva anche Fossati, sarà un pessimo regime, ma è ancora il migliore, perché invece di rifarsi ad una visione mitica del popolo si basa sul criterio di maggioranza con la presenza di un parlamento; può darsi che la maggioranza abbia torto, ma è ancora la forma di governo migliore. L’appello al popolo vuol dire invece l’appello ad un figmento, a qualcosa di inventato, scavalcando la mediazione parlamentare.

Ora, le dittature eliminano i parlamenti (come Mussolini che inizia il suo discorso a Montecitorio dicendo “potrei fare di quest’aula sorda e grigia un bivacco per i miei manipoli", lo dice nel 1922; nel giro di qualche anno poi lo fa sul serio), ma non è necessario instaurare dittature in periodo di regime massmediatico, cioè si può creare questa finzione che è appunto il popolo. Non si dimentichi che una volta il nostro presidente del consiglio (Berlusconi n.d.r.) ha detto: “Non accetto di essere giudicato da un magistrato perché io sono stato legittimato dal popolo, mentre lui è al suo posto per concorso”.

Dopodichè se mi viene l’appendicite non mi faccio operare dal chirurgo perché non è stato eletto dal popolo, ma è arrivato a quel posto per concorso, non mando i bambini a scuola perché il maestro non è stato eletto dal popolo, non salgo sull’aeroplano perché il pilota non è stato eletto dal popolo...

Questo dire “io mi lascio giudicare solo dal popolo”, vuol dire fare del populismo, cioè creare questa finzione che sarebbe il popolo che è quello che ti dà ragione".

 
 
 

L'ITALIANO MEDIO-MEDIOCRE

Post n°98 pubblicato il 14 Dicembre 2009 da antoniotre82
 

50 “QUALITà” DELL’ITALIANO MEDIO:

1 - Giocatore di lotto e lotterie varie, compratore di gratta e vinci

2 - Assiduo spettatore di reality show

3 - Cattolico non praticante (non conosce neanche una singola questione religiosa, crede per abitudine e perché gli si dice di credere)

4 - Cultura generale da licenza elementare

5 - Buona forchetta

6 - Calciofilo (nella quasi totalità dei casi tifoso di una squadra fra le seguenti: Juventus, Milan, Inter, con conseguenti sfottò adolescenziali fra le varie tifoserie)

7 - Qualunquista, superficiale e pressappochista su questioni politiche

8 - Qualunquista, superficiale e pressappochista su questioni storiche nella migliore delle ipotesi,  nell’altro caso le ignora totalmente

9 - Fumatore

10 - Idolatra per la propria auto

11 - Informato esclusivamente dai Tg

12 - Fan di Vasco Rossi

13 - Scarsa proprietà di linguaggio

14 - Scarsa conoscenza della grammatica

15 - Elettore di Berlusconi

16 - Patriottico, ma allo stesso tempo vuol andare via dall’Italia

17 - Caffeinomane

18 - Perbenista e buonista in ogni situazione

19 - Favorevole alla tortura e pena di morte per pedofili e stupratori (ma clemente con gli assassini)

20 - Difensore della sacralità della famiglia, ma fedifrago e favorevole al divorzio

21 - Superstizioso

22 - Crede che democrazia e maggioranza siano due termini assolutamente identici

23 - Competenza cinematografica che non va oltre la commedia erotica all’italiana

24 - Crede che l’omosessualità sia qualcosa da curare

25 - Applaude ai funerali di qualcuno famoso o morto in circostanze tragiche

26 - Vuole il crocifisso in luoghi pubblici, ma poi lo fa mancare in casa propria

27 - A priori considera eroe qualsiasi militare che muore in una missione all’estero, anche se in quel momento stava semplicemente cazzeggiando o guidando un mezzo

28 - Scende in piazza se vince la nazionale, ma rimane seduto se vuole far cambiare qualcosa nel paese in cui vive

29 - Pensiero filosofico sulla vita e sul mondo pressoché inesistente o estremamente confusionario e/o contraddittorio

30 - Pensiero personale su varie tematiche sociali pressoché inesistente o estremamente confusionario e/o contraddittorio

31 - Condanna la mafia, ma poi fuma erba e va pazzo per i gangster movie americani e sogna una vita come quella dei personaggi, identificando la mafia esclusivamente con Cosa Nostra e Totò Riina

32 - Compra cellulari da 500 euro con miliardi di funzioni, ma li usa solo per effettuare chiamate

33 - Conoscenza nulla del significato della parola laicità, è sempre dalla parte della chiesa anche se della chiesa sostanzialmente se ne fotte

34 - Ultra geloso della propria ragazza/moglie (se gliela guardi inizia a ringhiare, anche se tu ne avresti tutto il diritto avendo lei una minigonna inguinale e le tette praticamente di fuori e in aggiunta ti fissa negli occhi, se non proprio nelle parti basse)

35 – Se di destra inneggia a Mussolini dicendo “boia chi molla!”, se di sinistra inneggia a Che Guevara dicendo “hasta la victoria siempre!”. L’italiano medio-mediocre di centro non esiste

36 - Devoto di Padre Pio

37 - Lettore esclusivamente di quotidiani o riviste. I libri sono totalmente sconosciuti

38 - Pacifista, ma se è allo stadio accusa una trasformazione degna di Mister Hyde

39 - Pettegolo e curioso su questioni amene, ma assolutamente indifferente alle questioni serie

40 - Crede che le crisi economiche siano sempre colpa dei governi

41 - Ha nostalgia della lira, ma se domandi chi era raffigurato su un taglio qualsiasi di banconota non sa rispondere

42 - Ha sempre ragione e pretende sempre rispetto, anche quando sproloquia e non sa di cosa sta parlando

43 - Crede che parole come post scriptum e ultimatum provengano dall’inglese

44 - Inconsapevole su quanto venga condizionato dalla pubblicità e dalla TV

45 - Bevitore di birra

46 -  Soffre di complessi di inferiorità nei confronti dei personaggi famosi

47 - Viene mosso da compassione, ed è sensibile nei confronti della morte, solo se questa è catastrofica (tipo terremoti, stragi, esplosioni di bombe) e viene messa in risalto dai media. Delle persone che muoiono silenziosamente di fame se ne fotte altamente

48 -  Se possiede un collegamento internet, lo usa solo per chattare e per altre questioni amene

49 - Un italiano medio-mediocre, pur essendo obiettivamente tale, leggendo questi punti non si riconoscerà in nessuno di essi, per via del cinquantesimo punto, l’ultimo e il più importante

50 - L’italiano medio-mediocre è maledettamente e cronicamente testardo, ingenuo, orgoglioso, ostinato, fanatico.

Trovate un solo valore in queste caratteristiche e scoprirete il “valore” complessivo della nostra nazione. Buona fortuna e, se vi va, aggiungete altre chicche a questo straordinario elenco di invidiabili virtù.

 
 
 

LIKE A VIRGIN: UNA DELLE TANTE FAVOLE CATTOLICHE

Post n°96 pubblicato il 08 Dicembre 2009 da antoniotre82
 

Ed ecco a voi la sintesi di una delle tante barzellette demenziali cattoliche : l’immacolata concezione.

E' il festeggiamento di un evento di fantasia accaduto ad una donna inventata, alla quale un bel giorno un bellissimo angioletto (l’arcangelo Gabriele) rivelò che sarebbe rimasta incinta per opera di un ectoplasma incorporeo rispondente al nome di “Spirito Santo” (forse Santo di nome e Spirito di cognome).

Tutto questo avvenne immmacolatamente, ossia la nostra wonder woman del terzo millennio, alias la Madonna, rimase vergine prima, durante e dopo il parto.

Ovviamente questi argomenti fanno ridere noi razionalisti, se non fosse però che milioni di persone ci credono realmente e provocano perciò compassione e sfiducia nell'intelligenza umana che stenta a progredire e pretende di innalzare la mitologia spicciola a verità indiscutibile, creando così delle ripercussioni sociali (e politiche) assolutamente da non sottovalutare.

Questo dogma della concezione è relativamente recente, lo mise in circolo Pio IX nel 1854 con la bolla Ineffabilis Deus. Ovviamente nessuno osò contestare e criticare: se lo dice il Papa è vero. Avrebbe anche potuto dire, mediante una bolla o una costituzione apostolica, che la Madonna aveva la forma di un drago sputa fuoco, o di un centauro dalle sembianze androgine, la gente ci avrebbe creduto lo stesso senza fiatare.

Formalmente dovremmo essere nel terzo millennio ma, valutando la credulità popolare e la superstizione religiosa ancora diffusissime, a volte mi domando se siamo davvero entrati in una nuova era, o è solo un conteggio convenzionale che segna il trascorrere del tempo che in sé non ha però nessun valore di progresso e sviluppo sociale reali all’interno delle comunità cosiddette occidentali.

Se molti sono disposti a credere, ancora nel 2010, a queste assurdità fiabesche, c’è seriamente da chiedersi se il mondo ha mai conosciuto l’epoca  dapprima del Rinascimento, e poi dell’Illuminismo, con i loro concetti universali di umanesimo e razionalismo.

Oggigiorno la portata di questi elementi che più hanno contribuito a far progredire i valori civili e democratici, nonchè all'ottenimento di fondamentali conquiste scientifiche, sembra essere dimenticata ed è come se non fossero mai avvenuti.

I cristiano-cattolici hanno dimenticato di aggiornare i calendari e lo hanno dimenticato da quasi due millenni: le lancette del tempo per loro sono ferme al Medioevo…ma di chi è la colpa di questo lampante anacronismo esasperato e razionalmente immotivato?

Ci sono delle cause scatenanti che portano gli individui a credere nelle assurdità nonostante vivano immersi in un’era tecnologica e del sapere a portata di mano? La risposta è certamente affermativa, tanto più che le cause che conducono l’uomo a non abbandonare la credenza nella mitologia medievale sono fra le più manipolative, subdole, condizionanti e incisive, ed hanno una potenza psicologica-strumentalizzante elevatissima.

Le cause sono da ricercare in due ambiti: il primo (ed il più importante) di carattere sociologico ed istituzionale che segue le regole del marketing con operazioni di convincimento, il secondo di carattere personale e soggettivo.

Il primo corrisponde al lavaggio del cervello, al condizionamento e all’indottrinamento che circa il 90% degli individui che nascono in Italia ricevono (subiscono) sin dai primi anni di vita. Nei primissimi periodi in cui un bambino acquista la capacità di comprendere le parole si inizierà a sfruttare la sua ingenuità cominciando a bombardarlo di parole ed immagini, inculcando nella mente concetti religiosi a cui ovviamente crederà non avendo la capacità di discernimento e nella maggioranza dei casi se li porterà dietro per tutta la vita. Chi si fa carico di questo lavoro certosino è la chiesa cattolica, ovvero sia la Vaticano S.p.a., in modo da poter avere sempre e costantemente assicurati i propri seguaci che servono ad un solo fine: la detenzione del potere sia istituzionale che economico.

Il secondo aspetto è quello dell’ambito personale della credenza-credulità, che si riassume al meglio nella frase di Karl Marx “La religione è l’oppio dei popoli”. Moltissimi cercano rifugio nella credenza per colmare le proprie lacune, la loro incapacità di comprendere il mondo ed accettarlo per come è, contando solo su sé stessi e sull’uomo. Si affidano e confidano in entità immaginarie così come il bambino spera di poter ricevere un dono da Babbo Natale a cui crede incondizionatamente, trovando conforto e sollievo. La credenza religiosa è, come diceva Isaac Asimov, "la coperta di Linus, il pollice da succhiare, la sottana cui aggrapparsi”. Insomma un palliativo contro la sorte avversa, l'illusione che esista qualcosa che ci aiuti e ci dia fiducia, al pari del ferro di cavallo in casa, o il cornetto rosso appeso allo specchietto retrovisore in auto.

Poco importa poi se, per seguire la religione, bisogna compiere un atto che ripugna alla stessa dignità dell’uomo ed è profondamente offensivo della nostra natura di esseri pensanti: mandare in soffitta la propria intelligenza e ridursi al rango dei muli testardi.

Ma, a quanto pare, i cattolici hanno un non so che di masochistico nella loro fede e sono ben disposti e felici nel fare a meno della propria razionalità (o forse sono semplicemente incapaci di usarla);  vanno fieri delle loro deliranti credenze tanto che addirittura festeggiano le loro fiabe e sono realmente convinti che tali non siano. Anzi, più sono assurde, più sembrano esserne contenti.

La festa dell’immacolata concezione ne è la prova. Buon sonno della ragione a tutti loro.

 
 
 
 
 

DIO E' UN INGANNO UNIVERSALE CHE SERVE A TRASFORMARE L'UOMO IN UN PECORONE

Post n°94 pubblicato il 12 Ottobre 2009 da antoniotre82
 

Si racconta che dio è infinitamente buono e misericordioso, ma anche che ha creato l’inferno, ha fatto venire il diluvio universale, ordinato eccidi, sacrifici umani in suo onore e distrutto due città, Sodoma e Gomorra, procurando così migliaia di vittime innocenti,  da fare inorridire al confronto Hitler, Stalin, e tutti i regimi sanguinari  di tutti i tempi.

Allora, o è falso quello che ci racconta la bibbia, e quindi cade l’ipotesi dell’esistenza di dio (trascurando per un momento il fatto che la bibbia è obiettivamente e chiaramente della pura e assoluta mitologia fantastica che solo gli squilibrati possono affermare essere vera) o un siffatto dio è infinitamente sadico e malvagio e, in questo caso, si cadrebbe in contraddizione con quello che affermano le “sacre” scritture.

Quindi, anche in questo caso, cade l’ipotesi dell’esistenza di dio. La verità è che un siffatto dio è stato inventato da tiranni sadici e dispostici e a loro immagine e somiglianza, che sono buoni e misericordiosi solo se i loro sudditi , come schiavi e servi, si adeguano ai loro voleri.

Così questo dio diventa l’alibi dei potenti,  la figura virtuale ed immaginaria di padroni e governanti che sfruttano la credulità popolare dei greggi, per terrorizzare i propri sudditi trasformati in pecore ammaestrate, minacciarli di tremende vendette ultraterrene, e tenerli così sottomessi al loro dominio. D’altronde, cosa sono le processioni, se non una sfilata di pecore ammaestrate a dovere dai loro pastori?

Dio non è altro che uno specchietto per le allodole, un inganno mastodontico, trascurato ed ignorato, imposto subdolamente, subito passivamente: solo gli ingenui e i privi di dignità possono cascarci.

La nostra concezione di dio deriva dall’antico dispotismo orientale ed è una concezione indegna di uomini liberi (Bertrand Russel).

 
 
 

L'APPRENDISTA ASTRONAUTA

Post n°93 pubblicato il 15 Agosto 2009 da antoniotre82
 

Oggi, oltre a festeggiare Ferragosto, si festeggia anche una bellissima ed eccentrica festa cattolica (come se non bastassero già tutte le altre sparse durante l’arco dell’anno), vale a dire l’assunzione in cielo della nostra beata sempre vergine Maria, altrimenti detta “la wonder woman dei tempi andati”.

Dovete sapere che questo è un dogma proclamato da papa Pio XII nel 1950 con la costituzione apostolica  Munificentissimum Deus. Prima che questo uomo intelligentissimo sbattesse la testa su qualche spigolo e si facesse venire in mente questa stronzata da immettere fra le altre tantissime stronzate che popolano il mondo religioso, la sanità mentale di molti fedeli era per così dire salva non dovendo credere anche in quest’altra offesa all’intelligenza umana che era loro forzatamente propinata.

Ma bisogna dire che i fedeli nel ‘50 erano già un passo avanti nell’abolire totalmente le loro capacità razionali, dovendo credere anche in molti altri dogmi demenziali, ad iniziare da quello dell’immacolata concezione sancito questa volta da quel mattacchione di papa Pio IX (che Garibaldi definiva “la più nociva fra le creature, perché egli, più di nessun altro è un ostacolo al progresso umano, alla fratellanza fra gli uomini e popoli”) nel non troppo lontano 1854 (si era già abbondantemente superata l’epoca post-illuminista) con la bolla Ineffabilis Deus.

Questo simpaticissimo ed originalissimo dogma afferma invece che la Madonna rimase vergine prima durante e dopo il parto, come non si sa, forse la fecondazione in vitro era già stata inventata e si procedette con il trasferimento dell’embrione di nostro signore Gesù Cristo prodotto dall’unione dello spermatozoo dello spirito santo con il santissimo ovulo della madonna, in qualche vasca di incubazione affinché il feto si sviluppasse, come si vede nel film Matrix , i cui ideatori pensavano di aver scritto la trama più fantascientifica del mondo, questo però prima che venissero a conoscenza del dogma dell'immacolata concezione che fece esclamare loro: “Cazzo! Ci hanno battuti! Questa sì che è fantascienza!”.

Per non parlare poi del fatto che la Madonna rimase incinta non per opera di suo marito Giuseppe (che doveva invece ricorrere di nascosto a metodi onanistici per soddisfare le proprie voglie sessuali), ma appunto per opera dello Spirito Santo, che è il nome di un ectoplasma con l'abitudine di fecondare le belle donne, facente parte di un altro esilarantissimo dogma, cioè quello della trinità: Dio Gesù e lo Spirito Santo sono contemporaneamente la stessa persona, un po' come il motto dei moschettieri "uno per tutti, tutti per uno" (solo che loro erano tre persone distinte, in comune hanno solo che anch'essi sono personaggi di fantasia). Non chiedetemi però come una donna possa farsi mettere incinta da suo figlio, perché non saprei darvi una risposta senza risultare a tratti pornografico ed incestuoso, così che alla fine sarei io il peccatore, cosa che voglio evitare per non subire il tremendo castigo divino.

Dovete solo credere che sia stato così e non siate capricciosi nel voler trovare per forza il pelo nell’uovo, siate compiacenti per piacere, perchè dovete stare sempre a polemizzare?!

Per inciso faccio presente, per l’ennesima volta e per chi ancora non lo sapesse o facesse finta di non saperlo, che per considerarvi cattolici dovete credere in tutti i dogmi proclamati dalla chiesa. Basta anche che non ne accettiate solo uno, e non potrete più definirvi cattolici. Quindi non vi rimane che credere che la Madonna sia salita in cielo come un razzo, anima e corpo (tengo a sottolineare anima e CORPO, cioè un corpo volante) e che sia stata messa incinta da suo figlio che è allo stesso tempo Dio ed è allo stesso tempo un poltergeist, e in seguito Dio si suiciderà per salvare l’umanità dai casini che lui stesso aveva creato.

Mamme messe incinta dai figli trasformati in entità…padri felici e contenti fatti cornuti dai fantasmi…è abbastanza difficile come situazione familiare, però risulta anche più avvincente devo dire. Se la sacra famiglia non avesse avuto questi mirabolanti contorni da telenovela brasiliana frammisti ad aspetti degni di un film dei ghostbusters, probabilmente sarebbe stato difficile trovare gli spunti per scrivere tutta la favoletta del vangeli e noi non avremmo potuto leggere questa "straordinaria" opera letteraria. Chi di noi non ha mai letto il vangelo?

Alzi la mano chi non l’ha mai letto….eeeeehh quanti!! Ok ok, sorvoliamo anche su questo come abbiamo fatto riguardo alla misteriosa verginità della Madonna. Non vorrei che si iniziasse a pensare che siate dei credenti senza aver mai letto il vangelo e, nel caso ci fosse davvero qualcuno che non l’ha mai letto e che ugualmente crede senza sapere nulla di quello in cui crede, lo tolgo io dall’imbarazzo passando oltre.

Nell’iconografia cattolica l’assunzione viene rappresentata da Maria con lo sguardo supplicante rivolto al cielo, e degli angeli che la aiutano nella sua lunga ascesa (senza tute spaziali, né caschi pressurizzati o bombole per l'ossigeno).

Ma non vorrete mica rimanere indifferenti davanti ad una simile mirabolante immagine! Se la Madonna può volare allora riesce anche facile immaginare che essendo dotata di qualsiasi super potere, può anche fare a meno dell’ossigeno. Naturale no?

Spero solo per gli angeli a cui toccò il difficile compito di sollevarla che la madonna non fosse un'obesa, altrimenti chissà che faticaccia che avranno fatto poveretti, arrivarono a destinazione tutti sudati ed esausti.

Siamo in periodo di avvistamenti di stelle cadenti…se doveste vederne una in cielo per non peccare di blasfemia non siate precipitosi nell’esprimere un desiderio: potrebbe trattarsi della Madonna che sta ascendendo lentamente al cielo, o forse sarà dotata di un propulsore come quelli degli space shuttle e starà salendo a velocità vertiginose.

Chissà se a quest’ora sarà arrivata alla fine dell'ascesa. In attesa che arrivi alla stazione dell’isola che non c’è, qui tutti la pregano e sperano che non si sia congelata nell’atmosfera, rimanendo ibernata in orbita a fare compagnia a qualche satellite artificiale.

Come non credere in queste bellissime storielle religiose? D'altronde alla fine non ci chiedono molto, in fondo si tratta "solo" di mandare in soffitta la nostra razionalità; cosa volete che sia per un essere umano? Ma sì, che sarà mai, sono favolette innocue. Torniamo al Medioevo, che si fottano queste inutilissime facoltà mentali, possiamo anche farne a meno, è così bello ridurci al rango degli australopitechi! Fateci sognare, non svegliateci per favore, vogliamo rimanere bambini con le nostre assurde consolazioni e speranze riposte in esseri immaginari, viva le Madonne volanti, viva gli angeli, viva gli ectoplasmi, il nostro pianeta è piatto, il mondo è stato creato in 7 giorni, il Sole gira intorno alla Terra, viva gli asini con le ali, viva Pinocchio, i folletti, i draghi, Peter Pan, Capitan Uncino, Babbo Natale e i Power Rangers!

Comunque, vera o inventata che sia, questa storia  ha stimolato lo spirito di competizione fra i paracadusti ed i piloti acrobatici di aerei d'alta quota che in questi giorni si impegnano a superare l’impresa della vergine. Intanto qui da noi si aspetta la prossima apparizione della Madonna per insignirla della medaglia che le attesta il record di altitudine.

I commissari del guinness stanno già organizzando la cerimonia, il tutto accompagnato dal concertone finale in suo onore dell’omonima cantante Madonna Louise Veronica Ciccone che, per l’occasione, vestirà con una tunica bianco/azzurrina, indosserà un vistoso rosario al collo, e il suo capo sarà adornato da un’aureola con su scritto “Like a virgin”.

Buon Ferragosto a tutti, con questi presupposti sarà sicuramente...DA FAVOLA (o fantastico se preferite).

 
 
 
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Gli uomini temono il pensiero come null’altro al mondo, lo temono più della rovina,  persino più della morte. Il pensiero è sovversivo e rivoluzionario, distruttivo e terribile; il pensiero è spietato col privilegio, con le istituzioni stabilite e con le consuetudini confortevoli; il pensiero è anarchico e non conosce legge, è indifferente all’autorità, incurante della collaudata saggezza dell’età. Il pensiero getta lo sguardo nel baratro dell’inferno e non se ne spaventa. Vede l’uomo, puntolino evanescente, circondato da insondabili profondità di silenzio; ciononostante si comporta orgogliosamente, impassibile quasi fosse il signore dell’universo. Il pensiero è grande, rapido, libero, è la luce del mondo e la gloria suprema dell’uomo.

(Bertrand  Russell)

 
 
 
 
 
 
 
 
 

LA VITA è BELLA

Questa fede nell'uomo e nel suo futuro mi dà, persino ora, una tale forza di resistenza che nessuna religione potrebbe mai darmi... Posso vedere la verde striscia di erba oltre la finestra ed il cielo limpido azzurro oltre il muro, e la luce del sole dappertutto. La vita è bella. Possano le generazioni future liberarla da ogni male, oppressione e violenza e goderla in tutto il suo splendore.

(Lev Trotsky)

 
 
 
 
 
 
 

LA MIA MODESTIA

Il ragionamento tante volte mi coinvolge anche in cose che non dovrei sapere, e così ragionando scopro che capisco meglio di quelli che ne sanno di più, che però in questo caso ne saprebbero meno, in quanto io ne so il doppio.

(Barnaba in Innamorato pazzo)