Creato da antropoetico il 05/11/2010

Antropoetico

La poesia lascia il segno sul cuore di chi ama.

 

Il cuoco alla corte del re ep. 18 ( romanzo )

Post n°876 pubblicato il 19 Ottobre 2014 da antropoetico

<<Non ho dote, lo sai vero? Solo poche cose. Sono la figlia di un cuoco. Forse non è giusto che tu ti accontenti di una come me>> Paolo l’adagiò sul muretto poco distante e, di nuovo, si buttò ai suoi piedi. <<L’oro tu ce l’hai dentro te, nel tuo cuore, in quegli occhi belli e tempestosi, nelle labbra succose come un pomodoro maturo e nell’armatura degli affetti che custodisci. Tu mi farai felice. Quale somma può mai valere tanto? Sposami, dimmi che lo vuoi anche tu>> Angela avvicinò a sé il suo uomo, l’abbracciò, rimettendolo in piedi e infine lo baciò in un modo in cui non aveva mai osato prima. Un bacio pieno di passione. <<Lo voglio, l’ho sempre voluto. Tu sei il sogno che diventa realtà>> Un secondo bacio, poi un terzo fino a quando l’applauso di un gruppo di soldati spezzò l’incantesimo. Talmente presi dalle loro effusioni amorose, essi non si erano resi conto di aver dato spettacolo e scandalo. Ma gli schiamazzi erano di gioia, la felicità comune e condivisa con il loro camerata che, finalmente, convolava a giuste promesse di matrimonio. Angela scappò via di corsa emozionata dall’accaduto che le prospettava un futuro nuovo  e romantico e al tempo stesso per la vergogna di essersi mostrata così sensuale in pubblico. Paolo sguainò la spada e l’alzò al cielo lasciandosi andare a un grido liberatorio <<Per il re, per la regina e per la mia sposa!>>  Al suo rientro  nelle cucine con il fiato in gola, Angela vide il padre intento ad arrostire qualcosa. Sul tavolaccio notò delle bucce di pere e mele. <<Padre, ho una notizia meravigliosa da comunicarti!>> Il suo viso appariva acceso più della brace nel forno. La gioia le sprizzava fuori da ogni dove. Ermanno si rialzò da vicino al fuoco dove si era accovacciato a guardare e la fissò addolcendo lo sguardo. << Tutta tua madre. Anche lei assumeva la stessa luminosità nel viso>>. Un genitore aspira sempre alla felicità dei figli e vederla confusa e gioiosa faceva bene al cuore. <<Paolo mi ha chiesto in sposa>> Non era certo una notizia inaspettata ma, certo, prematura rispetto alle aspettative del padre. <<Sono felice allora per te. Paolo è un uomo serio, deciso e indubbiamente degno. Mi spiace solo che non ti avrò più con me. Resterò solo>> Angela percepì il sottile filo di malinconia dipingersi sul volto del padre che, dopo aver perso la moglie, ora sentiva vicino il volo fuori dal nido della figlia. <<Noi ci saremo sempre con te. E poi ti darò tanti nipotini! Io ti vorrò sempre bene>> Ermanno l’abbracciò con nel cuore un gioia malinconica. <<Quando verrà ufficialmente a chiedermi la tua mano?>> <<Fra un paio di giorni, prima voleva parlare con il capo della guardia per la dispensa dalle attività militari per almeno una settimana e anche con il vescovo per adempiere il rituale necessario>> <<Insomma, sta già preparando tutto>> << Vuole che le cose siano fatte a regola d’arte il mio tesoro.>> <<Sia amore fra voi, che la gioia regni nella vostra casa>> Nell’aria un profumo insolito cominciò a farsi sentire dalla pentolaccia nel forno. <<Padre cosa stai cucinando? Sembrano patate quelle nel forno ma l’odore è di frutta e le bucce sul tavolo  sono di pere e mele>> <<sua maestà mi ha chiesto di preparare qualcosa di speciale per la cena di omani sera con la duchessa Rosa Binda in Montechiari. Vuole sorprenderla con qualcosa d’insolito. Essendo donna di mondo ha assaggiato diversi piatti in giro per le nazioni>> <<Posso assaggiare?>> <<Non sono ancora cotte e poi sto pensando di mischiarle con patate e carote, l’armonia del gusto ci dovrebbe guadagnare>> <<Vado allora, le assaggerò domani. Sono curiosa da matti!>> La sera dopo l’arrivo al Castello della duchessa non passò certo inosservato. Usava presentarsi a bordo di una carrozza completamente bianca a parte di profili dorati condotta da due cavalli nero corvino, un nero così nero da farli confondere con la notte da lontano. Il guidatore invece indossava una livrea blu. Quello che colpiva era la perfetta sincronia di andatura dei cavalli, frutto di una condivisione dell’incarico pluriennale. A riceverla all’ingresso, indossando l’uniforme da cerimonia rosso fuoco il maresciallo della guardia reale. <<Benvenuta madame, il re mi ha incaricato di porgerle i suoi più calorosi saluti>> Lo disse facendo un inchino tanto perfetto quanto veloce appena dopo essersi tolto il cappellaccio. <<Duchessa, abbia la compiacenza di seguirmi. Il re la sta aspettando nella sala delle ottave>> Rosa Binda in Montechiari allungò il piede fuori dalla carrozza mentre la sua mano sbucava da dietro la tendina nera e subito il maresciallo si affrettò a darle il suo sostegno. <<Grazie. Così lei è il nuovo maresciallo dopo Baldassarri. Pover uomo, che brutta fine>> <<Così il re ha voluto. Mi ha concesso un onore che non mi meritavo. Spero di essere all’altezza del compito>> <<Il suo nome, di grazia?>> <<Ottone Pertico, dei Savoca>> La duchessa sorrise con lo sguardo furbo e malizioso. Sapeva di avere ancora fascino nonostante l’età non più da ragazzina e non perdeva occasione per esercitarlo. La sala degli ottavi era una delle più belle del Castello. Il re la predisponeva, a motivo della sua forma ottagonale, solo in occasione di cene particolari. Averlo fatto per la duchessa rappresentava un segno di stima molto importante dato che la società era attenta all’etichetta e al rango delle persone. Più volte i consigli e le segnalazioni di Rosa Binda in Montechiari avevano permesso al re di adottare scelte giuste e di sventate i pericoli contro la corona. Gli affreschi raffiguranti scene di caccia e di cucina nelle loro tinte pastello e la luce del grosso lampadario centrale con tutte le sue candele accese rendevano l’atmosfera conviviale e rassicurante. La cosa insolita fu che il re, a differenza del protocollo normalmente usato, aveva organizzato la cena per due, escludendo la regina e i figli. Il suo potere era assoluto e nessuno si sarebbe minimamente sognato di mettere in discussione le sue scelte. La duchessa, appena lo vide entrare nella sala fece l’inchino di rispetto e saluto e baciò la mano del suo re. <<Ti trovo in perfetta forma mia cara>> In effetti il seno di lei spiccava dentro l’abito verde elettrico a completare ed esaltare un fisico ancora asciutto e tonico. <<Gli anni passano, ogni giorno faccio ginnastica per modellare un corpo ancora degno di questo nome>> Il re sorrise e l’invitò ad alzarsi e ad accomodarsi a tavola. Nei suoi occhi una luce birichina che la duchessa conosceva bene.

 
 
 

I battiti fino alla calma

Post n°875 pubblicato il 18 Ottobre 2014 da antropoetico

Svuotato da ogni energia

resta solo un buco nella memoria.

Gravitazionale abbandono alla vita

seduto su di una sedia,

osservando il graduale mutare delle stagioni.

Il movimento eterno che processa attimi, giorni e notti,

la vita che ti striscia addosso

nel suo tumultuoso varco verso la sopravvivenza,

una corrente d'energia che trapassa l'impasto di carne e spirito

ma subito riprende la via, lasciandoti avvolto nella sua scia.

Tutto si muove ma tu no.

Resti fermo, composto, stabile nell'occhio del tuo uragano,

escluso dal moto, dalla rotazione verso ciò che circonda.

Una pace senza pace, una sconfitta in decadenza,

privata dai motivi. Una guerra persa prima dell'epilogo.

Il corpo ubbidisce, percepisce la scena immaginata

dal cuore e rallenta i battiti fino alla calma.

 

 

 
 
 

Sera

Post n°874 pubblicato il 17 Ottobre 2014 da antropoetico

Stridule voci

nel giardino delle campanule

di rosso cremisi vestite.

Sotto il cielo grigio a scomparire

resta fermo il vento. Immobile.

Se ne accorgono le volpi argentate

che l'aria sta per mutare pelle.

Letargo di volontà ormai alle porte

di un nuovo autunno

vestito dall'arancio di foglie caduche.

Mormora e gorgheggia

solo il torrente

mosso dal vital serpeggiare d'acque

in caduta libera.

E finalmente è sera.

 
 
 

Dieci denari

Post n°873 pubblicato il 13 Ottobre 2014 da antropoetico

Lasciami il cuore a battere.

Non più tempo di spiagge e palpitazioni,

finito l'acerbo rituale del connubio animale

lasciami sul marciapiedi dell'emozione.

Che diventi prostuta sdentata

nei viali dell'altrui beatitudine

io che sono anima in fallo.

Lasciami scaldare al falò

lungo la strada dei camion

non mi perdo più nei sogni

ma alzo la gonna alla vita per quello che è

e mi vendo in un sorriso di disprezzo.

Mi vendo per dieci denari,

dieci piccoli pezzi del tuo desiderio.

 

 
 
 

Deflazione emotiva

Post n°872 pubblicato il 13 Ottobre 2014 da antropoetico

E l'anima si decompone

in deflazione emotiva

flagellata dalla mancanza di valore.

Entra in crisi sistemica

l'energia che non trova mercato,

crolla nella disoccupazione emotiva.

Anni senza un lavoro morale su cui insistere,

esercitare un bisogno. Anni senza un impiego.

Messi in soffitta dal destino,

ombrelli a prendere polvere,

desiderosi di pioggia battente

ma il cuore chiude il portone

E' l'anima che si sfoglia

come un giornale troppo vecchio,

fragile come polvere di farfalla.

E' l'anima che il vento della ragione disperde.

 
 
 

La pioggia e la notte

Post n°871 pubblicato il 09 Ottobre 2014 da antropoetico

Non c'è vita in questo delitto senza il morto

in cui tutto succede e nulla accade

eppure lascia tracce dentro la speranza.

Si spegne l'alba, ancor prima che sia giorno

e la notte impera mentre l'anima impara.

Si vive, si esiste ascoltando una canzone,

la parola del buon samaritano che indica la via.

"Di là, laggiù"

Si vive fingendo normalità

nella plastica confusione di un mondo diverso.

Un giallo senza poliziotto, una trama

seduta ad un caffè assaporando un aperitivo.

Insomma un film senza regista

ma pieno di fotogrammi che si stampano sulla pelle.

E poi finalmente la pioggia e la notte.

 
 
 

La crisi di valori

Post n°870 pubblicato il 09 Ottobre 2014 da antropoetico
 

 

Possiamo raccontarcela come vogliamo,  addolcendo la pillola, possiamo credere che la crisi sia una conseguenza dell’ingresso in Europa, esclamare a gran voce che con altri politici al potere nell’ultimo ventennio le cose sarebbero andate diversamente  ma la realtà è essenzialmente un’altra. Anzi due. La prima  consiste nel mutamento degli equilibri economici globali. E’ ovvio che l’arrivo delle nuove superpotenze economiche ha spostato l’asse della finanza mondiale cancellando così le certezze di lavoro e conseguentemente di vita soprattutto nei paesi occidentali. Un cataclisma paragonabile a uno tsunami partito dall’America e sbarcato nell’ultimo quinquennio in Europa da cui sarà difficile riprendersi. Difficile ma non impossibile, a condizione che si punti su quei settori dove ancora la si può spuntare dal punto di vista tecnologico e/o strategico. La seconda, ben più grave e devastante ci parla di una caduta dei valori senza precedenti, di una crisi culturale, morale, intellettuale che fa dell’Europa in generale e dell’Italia in particolare, un paese decadente. E’ il nostro modo di essere, d’interpretare la vita a risultare essere sbagliato dall’inizio alla fine. Dagli anni ottanta in poi è prevalso, infatti, un modello sociale basato sull’arrivismo e sul menefreghismo. L’esaltazione del proprio io a scapito degli altri, il passare davanti agli altri senza merito ma con degli stratagemmi, l’occupazione sistematica dei posti “sicuri” e ben remunerati di gente amica dell’amico, parente di Tizio e Caio senza che ne avessero titolo. Il posto, la sedia e lo stipendio da favola senza alcun attaccamento, interesse al lavoro. Per molti lavorare ha finito per rappresentare  una inutile perdita di tempo se ci si può intascare uno stipendio vivendo nella “nullafacienza” (passatemi il termine). I veri parassiti non sono certo gli imprenditori costretti comunque a “muovere il culo” per far quadrare i conti, molto spesso costretti a diventare evasori fiscali per sopravvivere ma piuttosto tutti quelli a cui è stato regalato uno stipendio, una pensione, un rimborso, un contributo grazie a una tessera, a un rapporto corrotto o clientelare. Di fatto in Italia milioni di persone vivono  ancora oggi a spese della collettività nascosti nelle varie strutture statali e parastatali. Ed ecco dunque, specie in meridione, la corsa a cercare sistemazioni del genere. Le finte malattie, le sovvenzioni non dovute, gli incassi delle pensioni dopo la morte del titolare magari tenuto dentro un surgelatore in casa. La cultura che si è diffusa è basata sull’essere più furbi degli altri, al farla franca magari derubando una filiale della posta per due milioni di euro sapendo che grazie alla prescrizione non si verrà condannati. Il sistema è corrotto fin dalla più piccole cose. A chi di noi non è capitato di vedere il solito furbetto di turno cercare di passare davanti mentre siamo in coda e a volte riuscirci con regolare conseguente incazzatura? Per non parlare dei fenomeni di bullismo, delle baby gang che indicano chiaramente quanta poca educazione ai valori abbiano ricevuto quelli che erano bambini ieri, oggi sono ragazzi e  saranno gli uomini di domani. Tutte questo cose non possono essere le basi solide per una civiltà matura e responsabile. Il problema principale è la scuola, la formazione dall’inizio. Gli studenti oggi non hanno rispetto nemmeno per gli insegnanti, come non lo hanno i loro genitori sempre pronti a gridare contro i maestri piuttosto che alla giusta severità nei confronti dei figli. Ci aspettiamo che giovani incapaci di distinguere fra il bene e il male, il giusto e lo sbagliato siano persone migliori una volta adulti? Senza impiantare nelle menti fresche il seme buono della giustizia, della condivisione, dell’amore, del rispetto, l’albero che poi ne emergerà non produrrà buoni frutti ma prodotti marci. Il vero investimento del paese può solo partire dall’educazione che deve essere strenuamente promossa da genitori e da insegnanti in stretta collaborazione. La scuola non dovrebbe fornire solo informazioni ma anche formazione, valori positivi. Gli atteggiamenti punitivi o quelli restrittivi, i divieti continuamente inseriti non serviranno a nulla. Chi è delinquente a guidare continuerà a farlo fregandosene del ritiro della patente ( cosa a cui stiamo assistendo), il truffatore non verrà certo fermato da una condanna tra l’altro solo teorica in molti casi, lo scansafatiche continuerà a gingillarsi nel suo ufficio perché per lui sarà normale. Senza valori andremo di male in peggio.

 

 

 

 

 
 
 

Dentro l'oscuro, in bilico

Post n°869 pubblicato il 08 Ottobre 2014 da antropoetico

Amami adesso,

scendi la mano sulla testa

e cerca i miei occhi con il tuo sguardo.

Ora è il tempo, il giorno, il giudizio,

l'attimo appeso senza ricordi.

Amami mentre lascio che accada,

scendi dall'ideologia al reale che si consuma,

amami adesso che l'anima s'accartoccia

e preme sullo spirito per non lasciarlo andare via.

Amami, scendi le tue labbra su questo corpo ferito,

porta il sole dentro l'oscuro in bilico.

Amami per te mentre scendi dal piedistallo

frantumando il pregiudizio,

lasciati trapassare dal cristallo e baciami.

Scendi a me su questo letto

come angelo di bene e di male vestito,

toccami, leccando le ferite.

Pulisci il ghetto del mio io

e poi gettami nel fuoco dell'inferno.

 
 
 

Frammenti di te ( dedicata a Giorgia)

Post n°868 pubblicato il 06 Ottobre 2014 da antropoetico

Dentro la spiaggia di questo dolore

hai messo i piedi nudi e la voce.

Hai camminato sui pezzi di vetro

con l'anima da farfalla e la danza del cuore.

Hai lasciato frammenti di te al mondo

perché io non sia solo. Cammini con me.

Melodia che cuce ferite, che rammenda

il quotidiano, che sa ciò che accade.

Tu ci sei e ci sarai, succo divino

quando l'anima andrà in avaria.

Parole incastrate nella strofa,

la musica che si sposa con la voce,

il sogno che regala secondi a vite normali,

senza l'uso di frasi banali, frasi dolci,

versi d'emozione, prima e dopo ogni ragione.

Giorgia che diventa luce.

 
 
 

La vita siamo noi

Post n°867 pubblicato il 05 Ottobre 2014 da antropoetico
 
Tag: noi

Noi che non ci conosciamo

chiusi nei gusci delle nostre paure.

Noi che passiamo la sera

giocando con l'immaginazione

rapiti dall'emozione.

Noi che ci svegliamo e dobbiamo ricominciare

in un freddo mattino.

Noi sulla panchina davanti al pallido sole

a cui fare l'inchino.

Sempre noi a piangere di nascosto

mentre cerchiamo di capire ciò che non si può accettare.

Noi a correre a perdifiato con la musica in testa

inseguendo sogni che non accadranno mai.

Noi, testardi, determinati a volte come pareti di roccia.

Noi che buttiamo la spugna, che lasciamo che sia

e poi ci pentiamo.

Noi e i nostri sensi di colpa, le parole rimaste chiuse

nell'armadio dei ricordi.

Noi che amiamo con la gioia libera, senza un perché.

Noi infreddoliti alla sera con una tisana in mano e il cane accucciato

lì vicino.

Noi, i genitori, i figli, sempre noi.

La vita siamo noi.

 
 
 
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LA POESIA SALVERÀ IL MONDO

Questo blog ama ogni espressione artistica, l'arte, la passione e l'emozione. La poesia è un lampo di luce.

 

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