Creato da antropoetico il 05/11/2010

Antropoetico

La poesia lascia il segno sul cuore di chi ama.

 

Mi troverai

Post n°961 pubblicato il 25 Febbraio 2015 da antropoetico

E non avrò paura,

perché tu mi verrai a cercare.

Seguirai la scia, i segnali, l'odore,

non mi lascerai.

Ci lega il pensiero,

filo invisibile e sincero,

corda che nessuno vede.

Mi tirerai fuori dal buio,

allungherai le mani sull'orlo del precipizio.

Sarai tu ad afferrarmi dal salto nel nulla.

La vita non mi farà del male

avvolto nella luce e il calore

che generi per me.

Mi lasceranno tutti girando le spelle,

sparirò dai ricordi e dalla memoria.

Passeranno giorni e notti,

albe colorate e freddi inverni

ma tu sarai con me.

Mi troverai e io vivrò in quell'attesa

piena di gioia e appartenenza.

Piangerò,

quando vedrò, ancora una volta, i tuoi dolci occhi.

 
 
 

Ceruleo e nuvole

Post n°960 pubblicato il 24 Febbraio 2015 da antropoetico

Scivolare in un pensiero lentamente,

fino a perdersi nell'inconscio,

lentamente sfumare.

Il fumo di una sigaretta in controluce.

Staccare la tappezzeria del cuore

da questo mondo per sentire il muro ruvido

dove abbiamo inchiodato i sentimenti.

Sentirli vivi, accarezzarli a fior di tatto.

Negli occhi delicatamente chiusi

cieli vestiti di ceruleo e nuvole.

Sono sempre stati lì ad aspettare te.

Il sangue riprende il suo corso.

 
 
 

Azzurra farfalla

Post n°959 pubblicato il 23 Febbraio 2015 da antropoetico

Fiori colorati

nel trasporto del vento estivo

a seguire il sole all'albeggiare.

Calore e colori in trepidante gioia

volteggiano all'intorno.

Profumi di madre terra si spandono nell'aria

e canti dall'allegri uccelli

suonano l'arpa del cuore.

Vivi ricordi di semplice purezza

sorgono dai campi arrossati

dalla mano dell'uomo.

Volteggia e rimbalza con grazia

un'azzurra farfalla,

libera e felice.

 
 
 

Preghiera dello sconfitto

Post n°958 pubblicato il 22 Febbraio 2015 da antropoetico

Dammi forza mio "Io"

perchè non so chi sia Dio

ma vivo su questa terra

costretto da me stesso all'oblio.

Passeranno gli anni

e nessuno guarderà la galera,

l'infima strega vestita da chimera,

finirà così, semplicemente negli affanni

il trascinare membra da inverno a primavera.

Chiedo forza a me stesso

di tirare innanzi il carro senza perdere la via,

scalando il monte della vecchiaia

con dignità di facciata,

lasciando l'anima disimpegnata

infine cadere su sassi e ghiaia.

Sia l'orgoglio con la sua forza,

l'indicibile germoglio

a tenermi sul filo dell'inerzia.

Con lo scudo di cartone

mi piego, umiliato, alla forza della vita

che cancella l'oggi, facendolo già ieri domani.

 
 
 

Pessimismo

Post n°957 pubblicato il 22 Febbraio 2015 da antropoetico

Non si nasce pessimisti. E' inimmaginabile che un bambino appena nato lo sia già di suo. Sono le esperienze della vita che scolpiscono, un martellata ala volta, ciò che diventiamo facendo di noi sculture di gioia o architravi cupi con la faccia distorta. La vita, infatti, modella di continuo la nosta essenza spirituale con quello che ci accade. L'ottimista si sente tale perché nella sua vita prevalgono esperienze positive, stima e apprezzamento da chi lo circonda. L'evento negativo si presenta come l'eccezione e non la regola. Ha cioè costantemente, periodicamente un supporto generato dall'ambiente in cui vive. Da qui la speculare considerazione riguarda a chi vive la vita come una sconfitta. Difficile guardare il futuro con ottimismo quando si passa da un fallimento all'altro, quando si percepisce il "momentum" storico del contesto sociale in cui si vive come un tempo senza possibilità. Il pessimista infatti tende ad avere una visione dell'universo come nemico sempre pronto ad accanirsi. Si sente addosso la "sfiga" e vive i rari successi della vita come frutto della casualità. Col tempo la malavisione della vita si cuce addosso, diventa una seconda pelle, un callo talmente duro da farci sentire noi solo quando respiriamo il malessere quotidiano come ossigeno. In tale condizione ormai cronicizzata, diventa naturale, fisiologico fallire in ogni impresa che ci si pone davanti. L'impostazione sbagliata fin dall'inizio impedisce di costruire solide fondamenta. Ci si lascia andare. Ci si prova sì, si fa un tentativo spinti dall'esempio di successo di qualcun'altro ma dentro di noi sappiamo già che, immancabilmente, falliremo. In realtà l'ottimista è il prodotto furtuito di una serie di componenti positive quali un'ambiente idoneo capace di fornire svariate possibilità d'emergere, familiari già predisposti alla visione positiva, un tempo ricco di creatività e rinnovamento, l'assenza di gravi impedimenti di salute. Gli esempi di gente che reagisce a tutto, anche a un fatto gravissimo come la perdita delle gambe o a una malattia fortemente invalidante, sono rari e spesso rappresentano solo la facciata mostrata in pubblico da chi ha subito il danno. Un conto è perdere la gambe ed essere plurimilionari e un conto da operaio in cassa integrazione. Inutili poi le sterili considerazioni di molti che cercano di darti una scossa facendoti ragionare su quanto tu sia in realtà fortunato in paragone a quelli che muoiono in guerre, sono paralizzati su una sedia a rotelle o che non godono del benesere del nostro tempo ( Sempre che lo si possa considerare tale ). Ognuno ragiona osservando il suo piccolo mondo, quello che percepisce, che può toccare. Non riusciamo nemmeno a immaginare la vita di un indios mezzo nudo perso nella foresta amazzonica ma sentiamo benissimo l'amarezza, la malinconia, l'abbattimento che ci accompagnano nella vita come sottofondo musicale. E' la nostra melodia, quella che, nel profondo c'identifica. Siamo noi.

 
 
 

Dieci euro in tasca

Post n°956 pubblicato il 19 Febbraio 2015 da antropoetico

Così scemo da essere ancora normale.

La vita muta, il mondo mostra il vero volto

e io con la mia valigetta di cartone.

Lotto senza motivo, vivo nel respiro malefico,

reggo l'urto dell'onda, per istinto.

Crolla tutta ma io vado al lavoro,

pago bollette, penso che forse farò le vacanze

quest'anno.

Mi sento cretino nel fare quello che gli altri si aspettano,

come marionetta a cui tirani i fili e dipingono un sorriso idiota,

inanimato.

Ma sono qui e vado avanti chiedendomi il perché.

Nel silenzio che è solo mio, ascolto musica d'annata.

Domani tutto avrà il colore del sole e il sapore

di un dieci euro in tasca.

 
 
 

Risveglio

Post n°955 pubblicato il 19 Febbraio 2015 da antropoetico

Solari fili di luce cercano casa

transitando nei pertugi della tapparella

e questa luce racconta il giorno che inizia.

Stropicciare il letto nel caldo abbraccio delle coperte,

sentire i muscoli tendersi e l'occhio intento a mettere a fuoco,

eccola la vita che torna.

Il profumo del caffè bussa biricchino da dietro la porta socchiusa

accompagnato dal magistrale borbottio.

La cucina accoglie ed è magnificenza girare il cucchiaino

prima di sorseggiare il dolce amaro.

 
 
 

L'inizio che ingoia la fine

Post n°954 pubblicato il 18 Febbraio 2015 da antropoetico

Godo nella sconfitta

e gioisco nel male che infetta,

lascio che avvenga la disfatta.

Lasciarmi andare, fuggire contro una lama

che taglia, esatta.

Voglio il buco che libera,

il sangue che cola e imbratta

la faccia di coloro che assistono

con il pollice verso, con lo sguardo distorto,

con la gioia dell'invidia.

Sì, voglio il giusto componimento

dell'infausta precettazione,

il giudizio senza appello,

la condanna liberatoria,

la moratoria della coscienza.

Voglio un colpo in bocca,

la rabbia di chi si sente perduto,

il bacio di Giuda,

il seme che si disperde e muore.

L'inizio che ingoia la fine

in un tempo senza tempo.

 
 
 

Momento

Post n°953 pubblicato il 17 Febbraio 2015 da antropoetico

Questo il tempo,

ora il momento

in cui intingere le dita

nei colori del cielo

per lasciare segni sul volto.

Ora è il tempo,

questo il momento

per respirare la pace

prima della guerra.

L'anima si riempie di blu, di giallo, di rosso,

rito per l'arrivo della battaglia,

l'anima raccoglie sassi

mentre prega lungo il sentiero,

spera pace ma sente il grido della vendetta,

l'approssimarsi del fato.

 
 
 

Anno felix

Post n°952 pubblicato il 17 Febbraio 2015 da antropoetico

E' quasi offensivo il modo in cui si viene trattati dai mezzi di comunicazione di massa, riflesso di una classe politica povera d'idee e ricca di slogan. Ben lungi dall'essere gufi, corvi, cassandre dell'ultima ora, si rimane comunque pietrificati davanti allo scintillio sbandierato di essere addirittura prossimi a un "anno felix". La classe dirigente dimostra tutta la sua abilità a cavalcare le notizie utilizzandole per promuovere l'azione di governo. La colpa della crisi è tutta sulle spalle dei commercianti, evasori inveterati dal primo all'ultimo, dal salumiere che chiude bottega allì'imprenditore che ha portato i soldi in Svizzera mentre quasi non si parla delle mafie, le uniche organizzazioni con abbondanza di liquidità e in forte espansione in tutti settori alla faccia delle leggi e delle iniziative intraprese contro la corruzione e i traffici illeciti. Ci si chiede come mai tanto accanimento contro i poveracci in ritardo con il pagamento dell'inps, con le cartelle dell'Equitalia e così poca iniziativa contro i grandi malavitosi del paese. Non vengono toccati gli stipendi e le pensioni d'oro, si agisce contro un benzinaio che è intervenuto contro gente armata di mitra, se ne vanno le aziende, sparisce la produzione, abbiamo la metà della popolazione disoccupata ma dobbiamo sentirci felici. Contenti che la crisi sia ormai, praticamente alle spalle. Solo l'utile idiota può credere che vi sia davvero una ripresa in atto. Il fatto che quest'anno si sia andati quasi a pari come pil e vengano formulate  stime ottimistiche per il 2015 dipende da fattori esterni. Il costo del petrolio in primis sceso a livelli, inaspettatamente bassi, che di fatto diminuisce il costo di qualunque prodotto e servizio, e l'euro in discesa sul dollaro al punto tale da determinare una spinta all'export. Il debito italiano è salito ancora, sempre più in alto, nonostante la furibonda aggressione fiscale in ogni dove della società italiana. La realtà è sempre tristemente la stessa: "Più incassano e più i soldi se ne finiscono chissà dove". Se lo stato dovesse incassare 100 miliardi di euro in più, subitaneamente il debito si allinereebbe senza alcuna riduzione e con scarsi benefici per la popolazione. Se a questo aggiungiamo il continuo tagliare fondi alle regioni, alle province, ai comuni, alla sanità senza alcun risultato alcuno se non quello che i vigili urbani cominciano ad essere percepiti non più come tutori dell'ordine, come protezione vicina alle nostre casa, ma piuttosto come esattori dello sceriffo di Nottingham, armati di cartelle, autovelox e amenicoli vari e che in ospedale si corre il rischio di entrarci vive e uscirne morti dopo una bella degenza nei corridoi, c'è poco da stare allegri. Indegno poi lo spettacolo in parlamento dove la lotta si fa aspra solo sulle questioni che interessano poco o nulla agli italiani. La pochezza culturale va a braccetto con l'intrigo del malaffare mentre la barca affonda. A questo aggiungiamo la ciliegina sulla torta di un'invasione incontrollata di stranieri di ogni etnia accumunati fra loro dalla miseria e della disperazione, a volte anche dallo spirito criminale contrapposti a noi per cultura, tradizione, visione del mondo che non cercano l'integrazione alla nostra società ma piuttosto d'imporre la loro. Altro che anno "felix", aspettiamoci l'arrivo dell'inferno.

 
 
 
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