Creato da antropoetico il 05/11/2010

Antropoetico

La poesia lascia il segno nel cuore di chi ama.

 

delusioni

Post n°1215 pubblicato il 28 Giugno 2015 da antropoetico

Deludenti delusioni irridono ridenti punti di vista fuori dai denti.

 
 
 

Gog - romanzo ep. 13

Post n°1214 pubblicato il 27 Giugno 2015 da antropoetico

Finalmente la lettura della lettera scritta da Gog riprese:

"Ecco io sono il buio, colui che vive nelle tenebre, all'oscuro e che osserva. Ciò che mi è accaduto ha cancellato la mia vita nella luce. Il sole non riesco più a guardarlo, non mi tocca più perché il male ha reso nero ogni cosa: Il passato. il presente e il futuro. Ho ghiaccio nelle vene e uccidere è diventato il gesto simbolico con cui far conoscere alla luce la mia esistenza invisibile e impenetrabile. Perché ho ucciso coloro che facevano parte della classe in gita il diciannove luglio del millenovecentonovantassette? In dieci anni te lo sarai chiesto molte volte. Li ho uccisi perché colpevoli, perché se io sono il male loro sono stati l'abominio, perché se io sono una piaga per la società loro hanno sporcato la mia anima con un marchio invisibile. Per loro quella notte fu solo un gioco di società, qualcosa di cui ridere. Ridevano mentre io piangevo, godevano mentre io subivo. Nessuna pietà, nessuna compassione, tutti uguali nelle loro sfaccettature. Compagni di violenza sul mio corpo in un rituale animalesco. Cosa avresti fatto tu in una situazione del genere? Se ti avessero preso e avessero infierito sulle tue carni molli, se ti avessero trattato come bestia da macello? Una notte intera è lunga prima che arrivi l'alba e il tempo sembra dilatarsi come avviene al tuo corpo preda degli spiriti malvagi. Che avresti fatto Johnatan se per una notte intera avessero infierito in un perverso gioco di squadra su tua moglie o sulla tua adorata figlia? Non credi che sia stato solo "umano" e lecito che io li abbia uccisi, uno alla volta? Non ti sei mai chiesto perché nessuno di loro ti ha mai parlato di quella notte? Pensaci. Molti di loro hanno capito che ero io a braccarli dopo le prime epurazioni compiute eppure hanno taciuto sull'irracontabile. Ognuno di loro era meritevole della morte (romani cap. 06 vers 23). Fossi stato come loro li avrei torturati per una notte intera ma io amo la purezza, il taglio netto e le lame affilate. Ti chiederai se, con il tempo, qualcuno di loro si fosse pentito per il gesto commesso. Sì ma il pentimento non cancella la colpa e il ben non riempie il male. Il male rimane, esiste, segna nel profondo. Il male diventa il motivo di vita quando hai perso ogni ragione d'esistenza. Meritavano solo il mio disprezzo, nulla di più (salmo 91 vers. 12). In quei giorni di sofferenza trovai conforto nella bibbia che m'insegno di Dio. Dio è buono ma non perdona, non esenta dalla pena. Il bonaccione e l'uomo di poco valore lasciano che tutto passi senza conseguenze, il giusto paga e ripaga. Ti chiederai perché non abbia agito subito ma aspettato diversi anni per la mia vendetta. Semplice. Non ero pronto, nè mentalmente e neppure fisicamente. Sono stato bravo vero? La mia non è pazzia ma pianificazione. Non me la sono presa con innocenti, non ho commesso errori, ho colpito nel segno. La giustizia degli uomini avrebbe permesso che essi se la cavassero con poco o niente, la mia ha estirpato le radici profonde dell'errore. E adesso ti chiederai che cosa c'entrino tua moglie e tua figlia con tutto ciò. Nè tu, nè loro eravate presenti la notte di luglio. Voi siete senza colpa, tutti e tre ma tu sei un amministratore di giustizia, un tutore della legge, uno che dovrebbe prevenire le ingiustizie e ancora non sai cosa sia il male. Sei ignaro o incosciente per meglio dire e quindi ti manca un tassello per far giustizia a dovere. Toccherò tua moglie e tua figlia per rafforzare la tua integrità morale, sarà il dolore della loro perdita che ti permetterà di giocare la partita al mio livello e forse di vincere con la tua luce sulle mie tenebre. Lo facco per essere il tuo maestro.

Con stima Gog di Magog."

Iniziò subito la discussione. Vespa aveva la bava alla bocca con un piatto del genere da servire al popolo italiano sempre affamato di tragedie e drammi e io me ne andai, con ancora le parole del killer nelle orecchie. Un fastidio come un ronzio di zanzare.

 
 
 

Pietre rotoloanti

Post n°1213 pubblicato il 27 Giugno 2015 da antropoetico

Silenzio e desolazione,

crepe e fratture,

svuotamento da cerino bruciato,

decomposizione di motivi.

Nell'indifferenza, nella dispersione

fra mille grida inascoltate.

Mani al cielo per toccare un dio che non c'è,

piedi scalzi su pietre brucianti.

Urla senza volume, tecnologie di freddo contatto,

progresso regresso che non è lo stesso.

Stoico pensiero, storto sparviero sulle carni di ciò che resta

e un volo nel precipizio.

Pietre rotoloanti.

 
 
 

Baleno d'arcobaleno

Post n°1212 pubblicato il 27 Giugno 2015 da antropoetico

Dolce l'immersione dell'anima nel sogno,

un tuffo nel blu questo cuore nella piscina dei pensieri.

Cerco mondi d'acqua in cui affondare,

freschi e salati e da cui riemergere in giochi di luce

cavalcando delfini d'idee.

Un sole nuovo e acceso a brillare per me

come diamante incastonato nella sede dei motivi

che porti estate nei miei giorni.

Luce e riflessioni verso la pace nello spazio interiore

di sentimenti ed emozioni. Un baleno d'arcobaleno

di gioia impropria.

Il sogno che supera la realtà e diventa mito.

 
 
 

Prima che arrivi il sonno

Post n°1211 pubblicato il 26 Giugno 2015 da antropoetico

E' bello vestirsi di notte,

spogliarsi dagli abiti

prima che arrivi il sonno.

Lasciarsi andare

dal cerimoniale del vivere nel giorno

per abbracciare il cuscino dei sogni

cadendo sul letto liberati dalle pantofole.

Sgualciti, disadorni, semplici come

le parole che non servono più.

Venerdì sera chiuso in una stanza,

protetto dal mondo e dalla sua follia

sotto il cielo di un soffitto appeso alle ragnatele

guardando foto e quadri di un tempo

scalzato via dal presente.

Restare così aspettando l'onda giusta

che stacchi la spina fino all'alba di domani.

Il cuore e il cevello pronti al riposo

rallentano i ritmi ed è piacere andare sotto le lenzuola fresche

come il soffio di un respiro lieve.

 
 
 

Gog romanzo ep.12

Post n°1210 pubblicato il 26 Giugno 2015 da antropoetico

Il pessimismo di mia moglie durò ancora una decina di minuti. A dargli lo stop la chiamata provvidenziale di Mallory.

- Ti prego dammi buone notizie.

- Ciao Johnatan. La gita è stata al santuario di Oropa, il 19 luglio era un sabato. Risulta un pernottamento presso l'albergo "Belvedere", anzi cena, pernottamento e ripartenza a domenica dopo pranzo. Si tratta di una struttura piccola e fuori mano. la scolaresca di allora occupò tutte le poche stanze. Nell'albergo oltre a docenti, studenti e i tre gestori, non vi era nessun altro. Fu scelto dalla direzione scolastica per il basso costo. Sai, il taglio delle spese...

- Chi erano i gestori?

- Un classico. Una famigliola. Marito alla cassa, moglie in cucina e figlia a servire ai tavoli. L'attività esiste tutt'ora ma i genitori sono andati in pensione. Ho parlato con la figlia che nel frattempo si è sposata.

- Ha fatto qualche osservazione? Si ricorda dei particolari di allora?

- Nulla di strano. Niente che possa indicare eventi particolari.

- Bisognerà che ci rechiamo sul posto. Hai recuperato tutti i giornali locali usciti dal 20 luglio 1997 fino alla fine di agosto? Cerchiamo una connessione. Gente morta, persone scomparse, casi di coma, situazioni di follia o paradosso. Adesso abbiamo due elementi importanti: la data dell'evento, la presenza in quel giorno di tutte le vittime. Sappiamo quando e dove, ci manca il cosa e il perché. Gog o è l'attuale gestrice della locanda o, per forza dev'essere qualcuno che ha subito qualcosa nella notte tra sabato e domenica.

- Capo ma Gog è un maschio. Ha una voce da baritono e una corporatura difficilmente confrontabile con quella di una donna. Lo sai.

L'osservazione del mio vice appariva corretta. In effetti, nelle rare occasioni in cui eravamo andati vicino a prenderlo nulla di lui indicava femminilità. La voce, i modi, perfino l'odore ricordavano più quelli di un maschio selvaggio. C'era addirittura una componente animalesca o almeno così l'interpretavano i miei sensi.

- Hai ragione, certo. Domani mattina trasferisco moglie e figlia in una struttura protetta e poi potremo concentrarci sull'albergo di Oropa.

- Dove li metterai?

- Preferisco non dire nulla adesso.

- Jhonatan non ti fidi più di me?

- Non dire stupidaggini! Non vorrei solo che il telefono fosse sotto controllo. Gog ci ha anticipati così tante volte che mi è venuto il sospetto che intercetti le nostre chiamate coi cellulari.

- Oppure potrebbe avere un complice nella polizia.

- No, questo lo escludo. Non ha un interesse economico in questa vicenda. la sua è la vendetta di una mente malata contro chi gli ha fatto del male.

- Scusa un attimo.

Di sottofondo sentii la radio dell'auto ma senza intuirne davvero il significato.

- Allora Mallory?

Non mi piaceva aspettare. Non avevo la calma e la pacatezza del mio aiutante.

- Questa poi.

- Cosa? Cosa vuoi dire?

- Non ci crederai Johnatan. In radio segnalano l'arrivo di una busta anonima al "Corriere della sera" da parte di Gog contenente una lettera intestata a te. Il pazzo ti ha scritto.

La cosa mi disorientò parecchio. Inusuale questa apertura così eclatante da parte di colui che era riuscito a mantenere l'anonimato più assoluto fino ad allora. Immediatamente pensai a un cambio di strategia. Ora voleva apparire, spiegare, mostrare le sue ragioni.

- Cosa ha voluto raccontarmi?

- Guarda a breve sul tg1 ci sarà un'edizione straordinaria. Dagli un'occhiata.

- Ma che vuoi che me ne freghi. In tv diranno le solite cazzate. Voglio il testo e in fretta.

- Faccio il possibile Johnatan. Appena ho informazioni più precise ti richiamo.

Comunque ero curioso. Per cui scesi di corsa alla ricerca di un televisiore acceso e lo trovai nella sala ricevimento parenti dove già una discreta folla fra degenti e visitatori si era formata. la sigla del tg1 si sentiva nell'etere.

"Interrompiamo le trasmissioni per trasmettere il testo integrale e in esclusiva del serial killer che ha fatto sparire dall'immaginario collettivo Jack lo squartatore. Una lettera indirizzata al commissario Cassieri. Dopo la lettura del documento seguirà un dibattito di Bruno Vespa con l'intervento del ministro dell'interno e del capo della polizia".

Uno straordinario del genere voleva dire ascolti e incassi record e quei filibustieri della tv pubblica avevano già bruciato le tappe alla faccia mia e dell'indagine rendendo immediatamente pubblico un documento riguardante l'inchiesta senza che ne fossi a conoscenza. Mi feci largo tra la gente dando qualche spintone e guardando con la faccia storta i miei vicini di gomito. Il testo prese a scorrere sullo schermo, letto nel frattempo da una formidabile voce fuori campo. Meglio che la Divina commedia di Dante Alighieri narrata da Benigni:

"Ti scrivo, amico mio. Lo so, dirai che non sei amico mio e magari ti arrabbierai solennemente. Ma si può essere amici unilateralmente. Sei l'unico con cui abbia abuto uno scambio d'emozioni negli ultimi dieci anni e perciò ti sento vicino. Sei la persona a cui voglio confidare la mia anima e colui a cui chiederei di darmi il colpo di grazia. Strano che proprio io parli così, non è vero? Io che ho tagliato la testa, sgozzato con il coltello ben ventiquattro persone. Qualcosa di abominevole per la maggior parte delle persone, un gioco raccapricciante. Devo spiegarti cosa avviene tra il bene e il male. Se il bene è la luce, il sole, il male è l'ombra. Nel momento in cui sei colpito dalla luce dietro a te compare un'ombra, un riflesso nero, qualcosa si stacca dalla carne. E' inconsistente, s'allunga, s'accorcia, a volte scompare ma è lì vicino a te il lato oscuro. A volte l'ombra diventa il tuo compagno di giochi, l'amico che non giudica, non critica ma che ti osserva. Il male è così. E' dentro di noi e a volte la troppa luce lo tira fuori. Per paradosso lo porta alla luce. Senza luce non si vedrebbe e forse non esisterebbe. In un mondo buio non ci sarebbero ombre non è vero?  - Continua dopo la pubblicità -

Maledette interruzioni per gli spot promozionali proprio nel momento topico.

 

 
 
 

Poco pił in lą

Post n°1209 pubblicato il 26 Giugno 2015 da antropoetico

Effimero stromir di rondini,

viandanti in cieli familiari

in volo verso casa.

Delicati colori pastello,

man mano resi intensi

dal sole estivo,

tinteggiano soleggiate giornate di fine primavera.

Risveglio poco dopo l'alba

davanti a una finestra, pertugio sull'assonnato mondo,

nell'anima, finalmente, calma interiore.

Poco più in là la vita.

 
 
 

Il bacio della vita - romanzo ep. 15

Post n°1208 pubblicato il 25 Giugno 2015 da antropoetico

<<Bravissimo comandante, la sua compagna sarà spesso felice>> commentò Francesca, incuriosita dai modi di un uomo apparentemente severo ed integerrimo. <<A volte partono i bombardamenti, per bacco! E lì bisogna correre a nascondersi!>> Raul incrociò le braccia, squadrando Francesca e sentenziò in modo provocatorio con un pizzico di soddisfazione <<Le femmine sanno come spaccare i maroni ad un uomo>> L’unica donna presente in quello spazio occupato da uomini temprati dalla guerra, sentendosi chiamata in causa non poté far altro che difendersi << Voi tutti santi vero? Superficiali, sessuomani, inutili, insensibili>> <<Basta, basta!>> La voce di Vittorio autoritario e dimesso al tempo stesso sancì la fine delle ostilità <<La brigata si arrende! Figliola hai vinto>>. Pronunciò il verdetto di resa scattando di nuovo sull’attenti, girando subito dopo lo sguardo verso Raul. <<Motivo della visita?>> <<Voglio contribuire allo spirito del reggimento, donando un cane come simbolo dell’associazione>> Vittorio si passò il dito sul baffone bianco <<Un cane?>> <<Lui, si chiama “Tre”>> <<Insomma un cane incompleto>> <<Già, ne manca un pezzetto>> <<Reduce di guerra in Libia?>> <<No. Segato da una macchina fuori dal giardino di casa>> <<Allora è una vittima civile non un reduce di guerra>><<Esatto, ma la gente non lo sa e lui ha bisogno di una casa. Di stare con i suoi simili>> Vittorio s’inginocchiò e battendo le mani sulle ginocchia invitò il cane ad andare da lui. “Tre” ci pensò un attimo e poi si avvicinò strisciando, mettendosi subito dopo a pancia all’aria in segno di sottomissione. <<Per bacco, sa come avvicinarsi all’obiettivo>> Fu proprio in quell’istante che il cielo aprì le cateratte e cominciò a scaricare acqua sulle teste delle persone, spingendole a trovare un riparo. <<Venite nel mio ufficio>> disse Vittorio correndo come un ragazzino di vent’anni davanti a loro. <<Andiamo>> gli fece eco Raul prendendo per mano Francesca. Tra le gambe lo scodinzolare festoso del cagnolino. <<Raul lo prendo ma ad una condizione>> <<Condizione?>> <<Sì, una, una soltanto>> <<E quale?>> <<Mi dovrai invitare il giorno che ti fidanzi con una donna. Porterò la mia “beretta” d’ordinanza e sparerò sei colpi per aria!>> <<Scordatelo, non succederà mai. Con le donne  ho chiuso>> Vittorio sgranò gli occhi <<Figliolo! Non ammetterai la disfatta completa!>> <<Ho perso su tutta la linea, kaput>> <<Ma smettila!>> intervenne Francesca mimando la scena di dargli un calcio nel culo <<Uomini! Bambinoni fragili, uffa!>> Vittorio si mise le mani sui fianchi <<Voi due non me contate giusta, secondo me>> <<Comandante per carità! Nulla di quel che può pensare>> <<Nulla, nulla? Guardate che il tempo passa. Alla vostra età io sbaciucchiavo tutte le donne che potevo. Quando diventi una vecchia ciabatta come me con una piastra di metallo in testa non restano che i dolcetti e la televisione. Datevi da fare! E’ un ordine!>> Francesca si sentì imbarazzata. Non le era mai passato per la testa una storia con Raul ma, adesso, sollecitata, a guardarlo bene non era poi da buttare. <<Vittorio, mi garantisci che il cane starà bene qui con te?>> <<Darò l’ordine alla compagnia. Tutti lo adotteranno, parola mia!>> Anche questa volta era andata. Le scelte di Raul avevano dato casa a molti degli occupanti pelosi del canile ma il tempo stringeva e la mente veloce di Francesca se ne rese conto. <<Sono rimasti altri quattro cani, fra cui “Scarface” e “Birillo”, ce la faremo?>> <<Ogni cosa a suo tempo, amica mia, non bisogna avere fretta>> <<Forse tu non ti rendi conto che mancano solo due giorni alla chiusura della struttura. Due giorni, capisci?>> <<Senti, per tutta la vita ho dovuto correre. Non sempre il più veloce è quello che arriva prima>> <<Avrai anche ragione ma io mi sento ansiosa, li amo tutti, uno per uno, come figli miei>> Negli occhi di Francesca, lo sguardo materno e la femminilità nel suo lato più dolce e misterioso cercavano di spingere l’azione al massimo. <<La logica, bisogna seguire la logica>> <<D’accordo ma sappi che ti ritengo responsabile>> Raul s’innervosì, l’avevano sempre caricato a molla di responsabilità. Prima la famiglia, nella quale aveva sempre dovuto essere il migliore in tutto a cominciare dalla scuola e il più stabile negli equilibri scassati del matrimonio fallito fin dal principio dei genitori, arrivando a nascondere le sue fragilità per dare forza e senso alle loro vite. Poi il lavoro, l’illusione che l’assegnazione di compiti importanti fosse il riconoscimento morale non ottenuto nell’infanzia. Le corse, i problemi  da risolvere, l’aspettativa di risultati sempre migliori, le vite e i destini di colleghi meno capaci, legati alla sua gestione gli avevano regalato solo  la delusione finale di essere stato sfruttato, come un limone, fino all’ultima goccia. <<Francesca il mondo non lo salverò io, non dipende da me ogni stramaledetta cosa che succede. Accontentati, faccio quello che posso>> disse Raul schiacciando a fondo il pedale dell’acceleratore e partendo come un razzo sulla strada del ritorno. Francesca, sorpresa da quella reazione che di logico e razionale non aveva proprio nulla ebbe paura. <<Per favore, rallenta, mi viene da vomitare>> ma lui niente, sempre più veloce, attraversando un semaforo tra il giallo e il rosso. <<Per favore! Ho paura Raul. Mi parli di logica e poi ti comporti così?>> La macchina proseguì veloce ancora qualche minuto, in sorpassi improbabili, poi di colpo il guidatore spericolato riprese il controllo di sé. <<Scusami, cazzo, scusami davvero. Non so cosa mi succede a volte, mi sono comportato come un coglione>> Francesca non sapeva cosa dire. E’ difficile commentare la follia. Decise quindi di starsene zitta e con la mano ben stretta alla maniglia di sicurezza posta sopra la portiera. Una mezz’ora dopo, attraversato il traffico di punta,  i due si ritrovarono nel parcheggio di fronte al canile. Non fecero tempo a spegnere il motore che videro Monica correre loro incontro con l’espressione piena di angoscia. <<Avete visto Roberta?>> <<No>> rispose deciso Raul <<Almeno, non oggi>> seguito a ruota da Francesca <<Perché, cos’é successo?>> <<Da ieri sera è sparita, non è tornata a casa e nessuno l’ha più vista. Ho chiamato tutti gli amici e i conoscenti ma nulla>> <<Non mi sembra il caso di esagerare le cose, magari ha avuto qualche contrattempo politico, sai che frequenta il partito>> Monica fece cenno di no con la testa, sembrava una fontana pronta a riversare una pioggia d’acqua <<Non è da lei, non l’ha mai fatto. Se entro stasera non arrivano  sue notizie domani ne denuncerò la scomparsa>> Francesca l’abbracciò cercando di rassicurarla mentre Raul notò l’arrivo del padre di Penny dall’ufficio con passo calmo e mani in tasca. <<Ciao Gabriele, tu che ne pensi?>> <<Donne! Sai come sono>> gli rispose alzando le spalle e dipingendosi in faccia un sorrisetto da presa in giro << Magari se l’è filata con quel ragazzo che la tampinava>> <<Cavolo. Aveva un fidanzato? Non lo sapevo>> <<Non proprio un fidanzato. Sai come sono i giovani d’oggi. Per quello che so io si frequentavano e  magari hanno deciso di farsi il fine settimana in qualche posticino romantico per conoscersi meglio visto che oggi è venerdì>> Monica si svincolò  dall’abbraccio di Francesca  e si portò faccia a faccia con il vecchio genitore di Penny <<Ma lei è sparita da ieri sera! Perché non ha avvisato nessuno? Gabriele tu la conosci. Come fai a pensare che sia tutto a posto?>> <<Cerco solo di non farmi prendere dal panico. Aspettiamo ancora domani>> <<Gabriele ha ragione>> confermò Raul <<In fondo non sono passate neanche 24 ore>> La preoccupazione era palpabile ma sembrava aver colto maggiormente le donne che gli uomini. <<Va bene, ragazzi. Mi sento stanco, per oggi basta. Vado a casa, ho un paio di cose da mettere in ordine. Francesca fammi una cortesia, dai da magiare a “Birillo”, oggi era così mogio, non ha toccato cibo>> disse con fare paterno Gabriele. <<D’accordo>> rispose lei.

 

Capitolo 6 Raul sospetta

 

A Raul sembrò strano che il vecchietto non avesse chiesto nulla su come era andato l’appuntamento della giornata per sistemare “Tre”, ma concluse che la cosa fosse dovuta alla preoccupazione per la sparizione di Roberta. <<Vuoi un passaggio?>> gli chiese prontamente. <<Ragazzo, ti ringrazio ma le mie povere gambe vogliono sgranchirsi e scricchiolare. Camminare è la ginnastica di noi vecchi! A domani!>> gli rispose lui incamminandosi lungo il viale. <<Dai, dacci una mano anche tu, non vorrai lasciarci qui da sole!>> La richiesta di Monica non lasciò scampo A Raul che decise di accontentarle <<Il vostro uomo è qui>>. <<Piantala di scherzare>> fu il commento secco di Francesca, esacerbata prima dalla guida spericolata che si era dovuta sorbire e poi dalla scomparsa dell’amica. <<Ho capito, vado a mettere via gli attrezzi nel giardino e  a chiudere l’acqua dell’abbeveratoio>> <<Bravo, ecco, così ti rendi utile>> gli fece eco sorridendo Monica. Le due donne tenendosi sotto braccio s’ immersero nel loro chiacchiericcio andando ad infilarsi nell’ufficio per prendere il cibo da dare a Birillo. <<Donne e chi le capisce?  Trovarne una tutta giusta è davvero difficile>> si disse Raul cominciando a raccattare, uno dopo l’altro, i vari attrezzi per il giardino. Rovistando nell’erba per tirare su la canna si sentì pungere un dito <<Ahi! Per la malora!>> L’impulso di fronte al dolore era partito a razzo giungendo subito al cervello <<Ma cosa diavolo.. >> Il primo pensiero fu quello di essere stato pizzicato da un insetto, ma poi si accorse che, in realtà si trattava di un piccolo orecchino spezzato. Raul l’osservò ben bene, infilandolo subito dopo nel taschino della giacca. Non diede un particolare significato alla cosa. D’altronde quel posto era frequentato assiduamente dalle amiche di Penny e giocando con i cani poteva benissimo essere lì da chissà quanto tempo. Rimesso tutto a posto era ormai ora di chiudere i cancelli e di tornarsene a casa per gustare il meritato riposo. Francesca e Monica lo stavano aspettando, appena al di là della cancellata, entrambe con le mani incrociate sotto il seno a dimostrazione dell’ansia che avevano in corpo per la  scomparsa dell’amica. <<E’ vostro?>> chiese Raul, mettendo sotto il loro naso, il pezzo del gioiello trovato. <<Ma questo è l’orecchino che le ha regalato un paio di settimane fa il ragazzo con il quale stava uscendo >> commentò, prendendolo tra le sue mani, Francesca. Le donne sono attente osservatrici, specie di quello che si indossa. <<Ne sei sicura?>> <<Strano che sia ridotto così, in genere Roberta tiene molto da conto le sue cose. Questi, tra l’altro, sono d’oro>> <<Non potrebbe averlo rotto giocando con i cani?>> <<Certo, ma quello che è davvero insolito è che non ne abbia parlato, che non ci abbia chiesto di aiutarla a cercare>> <<In effetti, essendo anche di metallo prezioso… Tu Monica cosa ne pensi?>> <<Non so che dirti ma adesso ho i brividi. Certo Roberta avrebbe fatto il possibile per recuperarlo, se non altro per non fare brutta figura con il suo ragazzo>> Raul era perplesso ma decise di non alimentare sospetti inutili, di non generare ulteriore agitazione alle donne. <<Facciamo così. Francesca tieni tu l’oggetto e aspettiamo domani. Roberta sarà felice che l’abbiamo ritrovato. Io arriverò alle nove in punto, voglio cercare di sistemare “Birillo”. Ormai abbiamo solo due giorni prima della chiusura definitiva>> <<E se domani mattina non ci sono ancora notizie di Roberta?>> chiese Francesca. <<Allora ne denunciamo la scomparsa. E’ l’unica cosa da fare>> Con questa frase Raul salì in macchina e salutò le sue amiche ma nonostante le avesse rassicurate l’istinto cominciava a dirgli che qualcosa non andava e che non c’era tempo da perdere. Se Roberta aveva perso l’orecchino quel giorno, allora si doveva per forza concludere che era stata al canile. Con Gabriele presente tutto il giorno fino al loro arrivo, difficilmente avrebbe potuto esserle accaduto qualcosa e passare inosservato. Era anche vero che, secondo quanto detto dalle amiche, lei era scomparsa già dalla sera precedente o almeno così pareva. In ogni caso, dopo aver fatto un giro alla sede del partito e ai posti che Roberta era solita frequentare, decise di passare a casa di Gabriele per confrontarsi con lui. Anche se il vecchietto non lo aveva mai invitato, Raul era a conoscenza dell’indirizzo e sapeva essere un villetta costruita negli anni 60. Una di quelle quadrate in pianta con sotto la cantina  e il box adiacente. Ai suoi occhi la casa mostrò appieno i suoi anni, la tinteggiatura cominciava a scrostarsi e la ruggine affiorava sulla cancellata, dipinta chissà quante volte in quei cinquant’anni. Inoltre era attraversata dai nerboruti rami di un glicine molto sviluppato. In alcuni punti la forza della pianta aveva piegato il ferro cavo, in altri, il legno del tronco sembrava essersi letteralmente fuso con la struttura della recinzione. Raul concluse che, d’estate, avrebbe dovuto essere un gran bel vedere con tutti i colori propri del glicine. Suonò il campanello sentendone il gracchiare dall’interno della casa eppure tutto appariva fermo, immobile, disabitato. Le finestre erano serrate dietro le persiane di legno, non filtrava alcuna luce, anche adesso che si era vicini al calar della sera. Eppure Gabriele aveva detto chiaramente che sarebbe andato a casa. Raul pigiò di nuovo il tasto del campanello, questa volta con maggior insistenza, osservando attentamente per scrutare l’eventuale minimo movimento ma nulla, nessuna risposta. Lo fece una terza volta facendo ruggire a lungo il suono stridulo di quell’aggeggio, dentro di lui cominciò a temere che fosse successo qualcosa anche a Gabriele.  Un altro se ne sarebbe andato, ma nella testa di Raul c’era una determinazione come non ne aveva avuta più ormai da molti anni. Doveva vedere in faccia il  vecchio padre di Penny. Si guardò in giro in tutte le direzioni per scrutare se vi fosse qualcuno ad osservarlo e con uno scatto felino salì sul muretto alla base della cancellata nel tentativo di scavalcarla. Proprio in quel momento, dal buio cupo del giardino, gli arrivò la voce di Gabriele. <<Non si fa, non si viola una proprietà privata, ragazzo!>> Raul si sentì colto in fragranza di reato come un comune ladro ed in imbarazzo come un imbecille <<Scusami, davvero sono costernato. Ma ho avuto paura che ti fosse successo qualcosa. Non mi hai risposto benché abbia suonato il campanello più volte>> Il padre di Penny venne sotto il raggio di luce del lampione adiacente alla casa lasciando vedere il suo faccione paffuto e sorridente e disse <<Chi vuoi che se lo pigli un vecchio come me? Semplicemente non ho sentito perché ero nel box a fare dei lavori alla mia auto. Da giovane ho lavorato presso un meccanico e mi è rimasta la passione. Le piccole riparazioni me le faccio tutte io, sai roba come il cambio dell’olio, le pastiglie dei freni>> <<Accipicchia, scopro sempre cose nuove su di te. Mi sa che potresti scrivere un libro sulla tua vita>> Gabriele lo guardò in modo particolare tra il compiaciuto e l’ironico, tirando fuori, nel frattempo, dalla tasca posteriore del jeans scolorito e bucato, uno straccio col quale prese a togliersi il nero dalle mani <<Già, anche se non sono uno che ama stare al centro dell’attenzione, posso dire che di cose ne ho combinate nella mia vita, belle e brutte>> <<Come tutti>> aggiunse subito Raul <<Posso entrare? Ho trovato una cosa al canile, credo sia di Roberta>> <<Adesso? Subito?>> <Capisco di essere piombato all’improvviso, ti chiedo solo cinque minuti. Almeno poi andrò a casa più sereno>> <<Ok, ma non ti spaventare per il caos, vivo da solo da quando è morta Penelope e fare le pulizie non è il mio forte>> Gabriele acconsentì, tirando a sé il pesante cancello del passo carraio e facendo cenno a Raul di avviarsi lungo il vialetto che conduceva all’ingresso principale. I due entrarono prima nel corridoio, raggiungendo subito dopo la sala. <<Accomodati. Una birra?>> <<Vada per la birra>>rispose Raul al suo ospite. Sulla pareti, bisognose evidentemente di una ripassata, quattro ritratti dentro cornici lavorate e imbevute in oro ritraevano Penny fin dalla sua giovane età come ad immortalare fasi precise della sua crescita. La ricerca della definizione dei particolari era maniacale, dettagliata e minuziosa a tal punto da ricordare opere d’arte del tardo ottocento. Raul rimase a bocca aperta e non appena Gabriele rientrò con le due pinte di birra non riuscì a stare zitto <<Sono meravigliosi questi quadri, sembrano fuori dal tempo, non dirmi che…>> <<Sì, li ho dipinti io, ricordi presi dall’infanzia di mia figlia. Man mano che cresceva  sentivo il bisogno di immortalarla sulla tela>> <<Ma sei bravissimo, davvero, credimi, sembrano capolavori d’altri tempi>> <<Non esagerare, solo qualche colpo di pennello>> Gabriele gli porse la pinta e lo invogliò al brindisi. I due ingollarono una buona sorsata delle fresche bionde. Raul voleva sapere di più <<Ma ne hai dipinti altri?>> <<No, solo per Penny. Niente prima e ne dipingerò ancora solo uno>> <<Uno? E quale?>> <<Lei, nella camera ardente>> Raul sentì un brivido lungo la schiena e un movimento delle budella <<Non credi che sarà come torturarti? Non sarebbe meglio ricordarla come in questi quadri? Piena di vita, la morte è sconsolante>> <<Sento che lo devo fare e lo farò. L’ho amata da viva e desidero amarla anche da morta>> <<Promettimi che non ti lascerai andare, che non ti farai passare per la testa pensieri brutti>> Gabriele sorrise con un ghigno malefico <<Ho imparato a convivere con i problemi e i cattivi pensieri. Cambiamo discorso, che hai trovato?>> <<Questo>> disse Raul mettendo sul tavolo il pezzo d’orecchino spezzato <<Le ragazze dicono che è di Roberta, l’ho trovato vicino alle canne per bagnare il giardino>> Gabriele lo prese con le dita e se lo fece passare più di una volta  davanti agli occhi <<Potrebbe, certo e allora?>> <<Tu sei assolutamente certo, vecchio mio, che Roberta non sia venuta al canile oggi o ieri sera?>> <<Certo al cento per cento no, semplicemente io non l’ho vista. E poi potrebbe essere lì da chissà quanto tempo questo frammento, non credi?>> <<Sì, sì, hai ragione, ma qualcosa in questa testa bacata che ho mi dice che c’entra con la scomparsa di Roberta>> Gabriele si sparò quasi mezza birra in una sorsata potente, addolcendo lo sguardo come un padre con un figlio <<Pensavi anche che mi fosse successo qualcosa ma io sono qui vivo e vegeto. Roberta è una ragazza, chissà dove sarà adesso, magari a far l’amore con qualche figliolo>> L’osservazione di Gabriele era logica ed arguta e Raul non voleva urtare la suscettibilità di quel povero vecchio. In fondo era a casa sua, nella sua tana piena di ricordi. Pensò bene di cambiare discorso <<Nel primo quadro, quello a sinistra hai ritratto Penelope appena nata vero?>> Gli occhi del vecchio istintivamente andarono verso la tela <<Aveva un paio di mesi di vita. Che meraviglia la vita nel suo sbocciare vero?>> <<I bambini sono germogli nel giardino della vita.



 

 
 
 

Almeno per un po'

Post n°1207 pubblicato il 25 Giugno 2015 da antropoetico

Riflessi di luce

imbrigliati nei bagliori dell'anima

siamo carne di spirito.

Angeli resi consistenza in questo mondo di vivi

con sangue ed emozioni a correre nelle vene,

ci muoviamo sulla scia del tempo e del destino

cercando di dare corpo ai sogni.

Perché l'immaginazione ci vuole liberi di volare

ed eroi per sempre.

Lampi di coscienza a sbrigliare la materia

nell'alchimia d'energia che ci tiene insieme.

Almeno per un po'.

 
 
 

Gog romanzo ep.11

Post n°1206 pubblicato il 23 Giugno 2015 da antropoetico

Quando arrivai in prossimità dell'ospedale, chiamai Mallory e lo informai della cosa:

- Venti luglio 1997. Guarda se in questa data è successo qualcosa in quella maledetta scuola.

- Perché proprio quel giorno? Insomma, parli di una data precisa, un evento circostanziato, definito.

Il mio vice cominciava con i suoi mortiferi interrogativi e i suoi logorroici giri di parole. Aveva questo vizietto e spesso mi urtava i nervi come se quello sotto interrogatorio fossi io.

- Prova ad indovinare! Un indizio di Gog, un pizzino lasciato a una banda di giovani tamarri alla stazione Garibaldi.

- Non il solito versetto biblico?

- No, no. No. Questa volta una data, Ci dovrebbe condurre verso il motivo per cui ha tagliato la gola a tutta quella gente.

- Strano. Non mi ci raccapezzo. Dopo dieci anni di testi sacri ora una semplice data?

- Te lo spiego io. Ci sta considerando degli  inetti, dei veri incapaci. D'altronde come dargli torto visto che ci si è sempre sfilato via dalle mani?

- Johnatan non ho mai visto nella mia carriera un assassino dare indizi, segnalazioni  chi lo  vuole incastrare. Mi sembra una prosopopea inutile, una mossa sbagliata, un autogol. Qual'è la logica?

- Secondo me ora non gli importa più di essere catturato. La sua missione, lo scopo della sua vita si è concluso con l'uccisione del tipo alla palestra. O forse è talmente vanitoso da voler far conoscere il dramma della sua vita. Il problema è che , adesso, nel mirino ci sono Karol e Laura.

- Brutta storia capo.

- Bruttissima. Per cortesia, visto che sei ancora lì alla scuola concentrati sul venti luglio. Voglio tutto, anche ciò che appare irrilevante.

- Sarò i tuoi occhi e la tua mente, scartabelllerò dappertutto in modo inpeccabile.

- Il mio fiuto mi fa pensare a una gita scolastica in qualche luogo. Visto che la vittima non è uno dei ragazzi della classe posso solo concludere che, in quel tal giorno, loro ne abbiano combinata una molto grave.

- Un fatto goliardico? Uno scherzo da studentelli con la puzza sotto il naso?

- Peggio. Io immagino scene da "branco". Solo una violenza di tal genere avrebbe potuto scatenare una tale furia omicida.

- Ma se così è, perché agire solo otto anni dopo'? Il primo delitto, quello del Mesciani è avvenuto nel 2005. E poi avrebbe potuto  denunciare gli autori appena subita la violenza.

- Credo che certe cose rimangano dentro e non tutti ce la fanno a denunciare. Ha dovuto metabolizzare. Controlla anche sui giornali, nei mesi successivi eventuali casi sorti agli onori, anzi meglio, ai disonori della cronaca.

- Pensi che l'abbiano sodomizzato?

- E' una pista. Ti lascio. Sono in ospedale, salgo da Karol. Chiamami subito se scopri qualcosa. Ciao.

Quando arrivai da mia moglie la trovai intenta a leggere una rivista di moda e di tanto gossip. Tipico atteggiamento rilassante femminile. Chissà cosa ci scrivono di così interessante in "Novella2000". Vedere tutto sotto controllo, gli agenti al loro posto, mia figlia dormire nel lettino come un angioletto e Karol più distesa fu una bella boccata d'ossigeno in una giornata piena di anidrite carbonica. Sorrisi mentre lei allungò il collo per ricevere i miei baci. Da tempo avevamo preso l'abitudine dei tre baci. Uno sulla fronte, uno sulle labbra ed infine uno sul collo. Un rito che faceva sentire la mia donna speciale, unica.

- Amore. Forse ci siamo. Finalmente una pista seria per sapere davvero con chi abbiamo a che fare.

Le luci erano soffuse, calde e l'atmosfera della sera stava confluendo in quella della notte.

- Nostra figlia potrà fare le cose che abbiamo fatto noi? Conoscere l'amore e le emozioni?

- Sì. Prima o poi questa storia finirà e tutto tornerà come prima.

La vidi adombrarsi come quando in una giornata di piena luce il sole viene coperto da un nuvolone. Era chiaro che, nonstante le mie rassicurazioni, la paura ormai era costantemente dentro di lei.

- Ho già sentito il giudice e il questore. Oltre la scorta, vi traferiranno in un luogo sicuro e protetto per qualche tempo.

- Per qualche tempo? Un mese, un anno, dieci anni? Chissà se e quando finirà. Io non credo che tutto tornerà come prima. Quando si rompe qualcosa, puoi rimetterne assieme i cocci ma le crepe restano.


 

 
 
 
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