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Creato da appestato.am il 10/06/2007
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Si parte dalla preistoria e si arriva al 2008, quando Riccione onora un suo figlio illustre, Igino Righetti, ben noto in tutt'Italia e non soltanto a Rimini, riservandogli una piazzetta. E cancella il nome di don Emilio Campidelli, che era stato posto ad un viale. Don Campidelli era stato cappellano a San Lorenzino nella parrocchia retta da don Giovanni Montali, e poi suo successore dal 1959 al 1981. Quando gli subentrò sino al 1994 il primo direttore de "il Ponte", don Piergiorgio Terenzi.
Una curiosità del 1969. Arriva in Consiglio comunale la proposta (8.9.) di intitolare la via Flaminia al polacco Jan Palach, il giovane uccisosi a Praga per protestare contro i sovietici che avevano invaso la sua patria. Il 25.11. via Jan Palach ridiventa via Flaminia (pp. 420-422). Ovvero il trionfo dello stalinismo puro e duro.
Il volume di Francesconi colloca ogni notizia locale nel contesto nazionale od internazionale. Ad esempio, ampio spazio è dato alla rivoluzione francese per meglio comprendere quanto allora successe a Rimini e dintorni.
Circa i nomi delle località, consideriamo il San Lorenzino citato, ovvero San Lorenzo in Strada. In Romagna, spiega Francesconi, di San Lorenzo con qualche aggiunta ce ne sono altri 12, mentre quelli "lisci" sono 6. Altri casi hanno alle spalle storie più complesse. Un solo caso. Dai "curopolates", i bizantini addetti al palazzo, deriva Corpolò.
Il progetto del libro è spiegato dall'autore con la volontà di raccogliere nella mappa dei nomi lo spazio dei luoghi e lo sviluppo della storia nel tempo. E' un'idea molto moderna. Vi ritroviamo riflessi il gusto vertiginoso per le liste di Umberto Eco, e le più moderne teorie di chi propone di leggere il tempo nello spazio. Per questi due elementi, molti lettori e non soltanto quelli non specializzati, dovranno essere grati a Francesconi per la sua fatica.
Ovviamente l'autore non è responsabile della bontà di tutte le citazioni. In certi casi, ad esempio sulla storia medievale, preferiamo ricordare vecchie letture (come quelle di Antonio Carile, 1975), meno portate a semplificazioni fuorvianti.
Foto: www.inriccione.info
[05.02.2010, anno V, post n. 42 (1133), © by Antonio Montanari / "Il Ponte" Rimini, 2010. Mail.]
Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it
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Domanda: come si controllano i saggi che docenti universitari dalla molta prosopopea e dalla poca accortezza pubblicano per mantenere la cattedra? Lo dicevo con un insegnante ormai fuori ruolo per età, e con un prestigioso passato. Non ha contestato la mia opinione. Negli Usa la produzione scientifica dei docenti è esaminata di continuo. Da noi non si fa nulla.
Da noi anzi si fa di peggio. Si creano cattedre non per giovani, ma per pensionati che mai hanno insegnato in precedenza neppure in una scuola media. E' un sistema ridicolo, che umilia la cultura italiana. La cui sorte è affidata agli amministratori privati che finanziano gli atenei di periferia, ricavandone in cambio non effimero prestigio, ma ben precisi favori.
Fermiamoci alla constatazione, senza scendere in dettagli che non tutti possono decifrare non conoscendo i contesti in cui essi fioriscono. Di cose da dire e chiarire ce ne sono parecchie, eccome.
Web e giornali. Anna Masera nella sua odierna rubrica a p. 26 della "Stampa", scrive nel titolo: "Ma la carta resta indispensabile", riprendendo una ricerca americana.
Da cui emerge che si può aggregare soltanto ciò che si stampa. Giusto. Due riflessioni personali (se la definizione non è troppo ambiziosa). C'è forse più gente che legge a scrocco i giornali al bar, di quanta sfrutti le edizioni on line. Però si vogliono tassare gli strumenti elettronici, e non le consumazioni al caffè.
Giornali stampati. Se un foglio scrive una cosa inesatta, e voi glielo fate osservare con tanto di nome e cognome, vi censurano. Il web avrà commentatori ispidi ed anonimi, ma qualcosa fa.
La "Stampa" non mi pubblicò una lettera sopra un articolo relativo ad un passo di Leopardi, frainteso da Sebastiano Vassalli (2008).
Vorrei scriverne un'altra oggi sopra l'articolo della "Stampa" firmato da Maurizio Maggiani, dove parla della mia terra, la Romagna, delle sue "piade e piadine" (piada è la parola giusta, piadina l'orribile nome industriale che ha corrotto la parola giusta nell'uso comune), la Romagna che ogni anno ricorda la "trafila garibaldina". Dalla quale Maggiani parte per chiedersi chi abbia la colpa di aver rubato agli italiani l'epopea del Risorgimento.
Maggiani pone tra i sospettati anche Manzoni, uno che allora (durante il Risorgimento), "dava alle stampe una storia secentesca sul ruolo della Provvidenza Divina come dispensatrice di Giustizia".
Quella storia, se Maggiani mi perdona l'impertinenza che limito al blog (rinuncio alla lettera che sarebbe cestinata), non è come lui la sintetizza qui. E Manzoni è un gran bell'intellettuale vissuto fra Lumi e conversione. Non lo si può liquidare miserevolmente, come lui ha fatto, inebriato dal ricordo della "piada e piadina" della mia Romagna.
[17.01.2010, anno V, post n. 25 (1116), © by Antonio Montanari 2010. Mail.]
Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it
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(Tama fu l'iniziale pseudonimo, dal nome dell'alga Tamarensis, "alga rossa, quindi garibaldina", secondo un pensiero attribuito a Craxi, di cui si parlava nella prima puntata, settembre 1982...)
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Se nelle parole che uno dice, occorre invece pescare il retrogusto, il cappello si tiene mestamente in mano, come si faceva una volta quando passavano i funerali.
Minzolini è il direttore del più importante tg del servizio pubblico. In tale veste, si sente incaricato di una missione salvifica, dettare le istruzioni per l'uso della politica.
Eccolo così, la sera del 13 gennaio 2010, a spiegare al popolo pagante il canone, che un certo leader politico condannato per reati seri (con sentenze passate in giudicato), Bettino Craxi, è stato vittima di una congiura politica. E che per questo fatto merita di essere ricordato come un grande della Storia.
Al pari di papa Woityla, secondo Minzolini, Craxi ha contribuito a mettere in crisi l'Urss.
Occorre una certa dose di faccia tosta nell'avvicinare qualsiasi leader politico di qualsiasi Paese sparso nel mondo, ad una figura come quella di Giovanni Paolo II.
Basta un minimo di mancanza di pudore nel credere che un capo del governo italiano così coinvolto in quelle situazioni giudiziarie possa vedersi ripulito il certificato penale grazie all'azione svolta in campo internazionale per far cadere l'Urss.
Minzolini, il dettatore delle istruzioni per l'uso, insomma è costretto a fare tutta questa fatica per spiegare che, se oggi un certo signore (il quale occupa a palazzo Chigi la stessa poltrona che fu della buonanima di Craxi), si trova ad affrontare certi problemi giudiziari, non è colpa del suo libero arbitrio ma di un destino cinico e baro.
Dunque occorrerebbe risalire all'era del garofano per scoprire le cause dell'accanimento della magistratura contro Berlusconi. Per vedere quello che Minzolini ha definito "il vulnus che alterò i rapporti fra politica e magistratura. Un vulnus che per quasi un ventennio ha fatto cadere governi per inchieste che spesso non hanno portato da nessuna parte e che ha lanciato nell'agone politico i magistrati che ne erano stati protagonisti, che già per questo avrebbero dovuto dimostrare di non essere di parte". Fine dell'eccitazione del direttore del "TG1".
[14.01.2010, anno V, post n. 20 (1111), © by Antonio Montanari 2010. Mail.]
Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it
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I bugiardini sono le istruzioni dei medicinali. I bugiardoni sono quei tipi che ti vogliono conoscere, con profondo ossequio al debutto, e poco elegante fregatura alla fine. http://digilander.libero.it/appestato.am/rimini/bugiardoni.html ARCHIVIO:
Li smascheri con perfida eleganza, cuocendoli a fuoco lento. Proclamano inutilmente la loro correttezza. Che esiste solo nella cassa cranica che invano li accompagna nostro malgrado.
Un tizio mi chiede un saggio per la rivista della società di studi della sua valle. Gli invio una proposta, spiegandone tutto il contenuto. Tarda a rispondere. Poi si giustifica. Doveva avvisare il direttore della rivista.
Mi aspetto che il direttore della rivista mi contatti. Probabilmente si considera troppo alto e nobile per abbassarsi verso uno scrivano plebeo. Non mi contatta. Lo fa nuovamente invece il solito tizio con impareggiabile dialettica. Ma con logica poco attenta agli usi di mondo. Il suo saggio, mi dice, dovrà essere vagliato da un nostro redattore. Non lo ordina il medico, ma è prassi.
Il bugiardone pataccaro s'altera se gli si fa presente che queste non sono norme redazionali valide per un invito, semmai per un'offerta da parte di sconosciuto.
Mia nonna Lucia avvertiva i fenomeni sismici, indicandone l'origine sulle carte geografiche. A me succede con i ciarlatani dal bell'aspetto. Sento la loro puzza, anche se non li conosco di persona o se sono lontani.
Questo testo è ripreso dal sito
Cesena
Pagelle
Leghismi psichici
Antonio Montanari

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