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Creato da appuntidivista il 15/12/2007

ap[punti di vista]

la mia pelle e' una terra... un grido che nessuno ascolta... io sono un secolo di silenzio e di argilla, un campo tracciato dalla notte, il mio corpo e' un incendio

 

 

uniti

Post n°33 pubblicato il 10 Maggio 2008 da appuntidivista
 

Ci allontanano…
E noi ci amiamo di piu'.
Belle mani colori braccia e menti, fertili e ferite. Belli e incazzati.

Ogni giorno, ogni momento, soprattutto adesso, ci accorgiamo che nemmeno la politica puo' dividerci.
Confusi si… tanto… lo siamo stati.

Anche lui ci ha confusi.
Confusi da belle parole deliranti e potere mistico.
Voleva farci credere una storia nuova, una ventata di delicatezza, un germoglio sotto terra energico e resistente.

Ma a noi fortifica la secca politica!
Ci spinge verso l'alto, perche' ci racconta la vita.
Ci racconta la vita vera e il senso di tanti fatti incomprensibili.
E vediamo che la sofferenza ahi me e' normale, che il disagio e' inevitabile, che la realta' che viviamo non ce la siamo immaginata.

Non siamo folli.

Diventiamo cristalli, cristalli plasmati di sale e morbidi sorrisi.
Sorrisi buoni e pensieri in-contaminati.

Ribelli, mica scemi.

Uniti.

 
 
 

''vuoto per pieno''

Post n°32 pubblicato il 23 Marzo 2008 da appuntidivista
 

 

Tra le ultime vicende politiche che suscitano amarezza e stupore e una Puglia migliore che se ne va… ritorno al vecchio discorso degli operatori non sanitari.
Poca cosa, in fondo, se si pensa al buio fitto che ci attende, all'impotenza di chi si e' imbattuto in certi circuiti psichiatrici, alla sofferenza di chi con dignita' e coraggio continua a resistere, al grande ''ritorno'' di certe pratiche che nessuno di noi attendeva… soprattutto se il tutto e' scandito da un governatore di sinistra… estremista, sovversivo, diverso e via discorrendo.

Ma torniamo a noi. Tutti gli operatori non sanitari che finora hanno prodotto una cultura sociale diversa, rispetto a chi, suo malgrado, si trova a dover affrontare il disagio della sofferenza, sono fuori.

Nonostante tutto hanno continuato ad incontrarsi, tutti insieme, come sempre, in prima linea con gli utenti (sconcertati e preoccupati). Scritto articoli, interventi in rete, organizzato riunioni, telefonate, incontri con dirigenti e sindacato, ecc... infine il 6 marzo tutti a Bari sotto gli uffici della Regione Puglia a manifestare contro il Vuoto x Pieno. Il tutto condito da un forte stress e un enorme disagio economico.

La manifestazione a Bari aveva una priorita', piu' triste e piu' urgente, che pero' si integra sostiene e garantisce quei principi sociali-culturali che danno senso valore e forza al  pensiero ''non sanitario''.
Protestare contro il Vuoto x Pieno, per gli operatori non sanitari, significa difendere quei diritti imprescindibili di ogni essere umano, diritti e bisogni di chi si trova co/stretto a dover affrontare conflitti e disagi personali e sociali.
Non solo. Il paradosso e' che in ben 18 anni l'autenticita' di certe pratiche ha fornito notevoli risparmi all'Azienda, ha dato un taglio diverso ad alcune attivita' che per anni hanno messo sempre al secondo posto gli utenti, consolidando culture istituzionali e non sociali. Non significa quindi e soltanto dover tutelare un posto di lavoro, come alcuni pensano, ma soprattutto ed essenzialmente portare avanti un modus operandi che appartiene a chi crede e difende diritti umani indiscutibili. Diritti che hanno visto Basaglia sostenitore di un pensiero mai espresso per quello che era negli intenti, un pensiero che nel tempo, purtroppo, e' stato piu' volte offeso da compromessi politici/economici e da ''intromissioni'' volutamente superficiali che attraverso i media raccontano altro.

Basti pensare alla legittimazione del TSO per esempio, che fu contaminato da un escamotage ''consolante'' per evitare un referendum nazionale, o ai molti atteggiamenti sanitari fatti di abusi e contenzioni - nonostante le contenzioni siano illegali -, o l'ultima vergognosa proposta da parte di un'equipe di psichiatri-elettricisti che pensano di riadattare il vecchio elettroshock ai giorni nostri. Etc...

Apparentemente sembra tutto scontato e forse accettabile da chi non e' addetto ai lavori, da chi non ha avuto la disavventura di conoscere il dolore di certe realta', della sofferenza interiore che gia' spaventa, da chi fa del proprio lavoro uno strumento approssimativo ignorando ogni forma di crescita personale e professionale.

M la trama della storia con la linea conservatrice che tra poco la Regione imporra' ai cittadini pugliesi, non puo' quindi distaccarsi da tutte quelle opportunita' di crescita, integrazione, programmi e progetti atti ad impedire differenze, emarginazione e diversita'. Non puo'.

Tra una manciata di mesi gli operatori culturali, creativi, sociali, che finora hanno dato uno stile dignitoso alla salute mentale, dovranno lasciare il loro posto per dare spazio a chi permettera' la messa a norma dei Centri Diurni, a chi potra' fornire solo ed esclusivamente competenze sanitarie e assisitenzialistiche.

Ben presto quindi questi luoghi che hanno visto passare artisti, eventi e attivita' di un certo spessore culturale, si trasformeranno in una specie di ramo secco dei vari CSM, una passerella delle diverse qualifiche professionali sanitarie, un intrattenimento per pazzi da portare in gita con l'infermiere se stanno buoni e se ci sono soldi.
In fondo, quali altri risultati potrebbe offrire un luogo strutturato in quel modo? Ma la faccenda piu' preoccupante che in questi ultimi mesi si sta trascurando e' che probabilmente questi nuovi spazi potranno rappresentare l'ennesima testimonianza della malattia, rafforzando cosi' la necessità e la ''collaborazione'' con le residenziali psichiatriche, i ricoveri, etc... Regolamentando e affermando quindi l'utilita' del Vuoto x Pieno.
"Sfumature" per qualcuno...

 
 
 

Post N° 31

Post n°31 pubblicato il 22 Marzo 2008 da appuntidivista
 

ilPaeseNuovo 21 marzo 2008


la denuncia di un sistema che invece di curarlo emargina il disagio mentale
la psichiatria nel tritacarne politico
se la sanita' paga l'assenza di etica

di Valentina Sanso'


Ho carta bianca. Ma nessun pensiero nella testa. Perche' quando hai troppi pensieri per la testa, alla fine, non hai nessun pensiero. Si annullano l'uno con l'altro ed e' impossibile coagulare il tutto in qualcosa che abbia senso compiuto e che quindi sia comprensibile agli altri. Questo sfilacciamento del pensiero ha una matrice. E questa matrice e' da cercare molto indietro nel tempo, nei mesi e negli anni. Probabilmente e' necessario pronunciare parole molto in voga negli ultimi tempi, come la 'sindrome del precario', la 'sfiducia dei cittadini nelle istituzioni', la 'distanza delle istituzioni dai problemi della vita quotidiana', 'i disastri della sanita' pubblica'. Ma tutte queste parole e altre ancora devo utilizzare per spiegare questo tempo duro. Tempo il nostro che vede tutte queste 'formulette' condensarsi nella stessa situazione, quella che ci vede protagonisti da diversi anni del lavoro sfibrante di creare le basi teoriche e pratiche per poter lavorare. Si', la maggior parte del nostro tempo e delle nostre energie e' impiegato a lavorare per poter lavorare. Per il nostro lavoro vero e proprio oramai sono rimaste ben poche risorse. E infatti, non funziona piu' tanto bene.
Ma di che cosa sto parlando? E' una domanda piu' che lecita. Altrimenti questo e' solo uno sfogo personale. Lo e', ma ha dietro tanti contenuti che riguardano tutte le persone che abitano la nostra regione e in una certa misura anche la nostra nazione.
Parlo della politica sanitaria in materia di salute mentale. O di psichiatria, che dir si voglia. Un termine o l'altro designano la stessa cosa se il senso di questa distinzione, che va cercato nel modo di approcciare il 'problema', si perde nelle pratiche e nelle politiche che vengono messe in atto. Salute mentale parla del lato positivo della medaglia, pronunciando queste parole se ne auspica il raggiungimento fin dalle intenzioni nelle pratiche di cura, ci si riferisce di piu' alla totalita' della persona, si toglie protagonismo e supremazia allo psichiatra, si amplia lo sguardo e ci si apre ad un ventaglio di possibilita' che
la psichiatria da sola non conosce. Ma quanto di tutto questo si attua in materia nell'agire e nel legiferare quotidiano? Quanto ascolto si da' all'operatore non dottore, alla persona direttamente coinvolta nella vicenda patologica, al territorio che esprime la sua assoluta peculiarità rispetto al resto del pianeta? Quanto ampio e' quello sguardo quando l'unica cosa a dettar legge e' il danaro e la quadratura dei conti?
La Puglia, probabilmente senza fare eccezione nel contesto italiano, da trent'anni a questa parte ha visto nascere nel suo territorio una molteplicità di strutture riabilitative psichiatriche, enti ecclesiastici e cooperative, che, convenzionati con le ASL, si occupano della residenzialita' a alto, medio e basso impatto (comunita', gruppi appartamento, centri diurni).
Il denaro pubblico in questo 'settore' della sanita' e' gia' risicato perche' la psichiatria da sempre e' la cenerentola di tutte le medicine. Poi due terzi di questo denaro finisce nel privato. Ogni volta che la sanita' si fa privata, qualunque sia la ragione che l'ha fatta nascere, diventa un affare economico. Questo e' necessario tenerlo bene a mente.
In questo caso non posso mettere in dubbio, ad esempio, che le cooperative nate per occuparsi di questo delicato ambito della nostra vita sociale siano nate con le migliori intenzioni, allo stesso tempo pero' non posso non pensare che le stesse per esistere debbano far quadrare i loro conti alla fine del mese, come tutte le aziende.
Cosi' a trent'anni dall'entrata in vigore della legge 180 (che sanciva la fine dell'istituzione manicomiale) anziche' festeggiare, se ci si ferma a fare un bilancio, ci si puo' solo indignare. Ancora di piu' se ti trovi in una regione con un governo come quello pugliese.
Il Presidente Vendola diceva, in campagna elettorale e ripete ancora oggi, di avere molto a cuore questo tema.
Ma e' necessario un impegno speciale per affrontare i problemi che ci sono, non basta far quadrare i conti e tenere buone le famiglie dei pazienti. Bisogna mettere le mani nella cosa piu' delicata con cui un amministratore possa mai
avere a che fare: l'etica e la cultura di qualcosa. L'etica e la cultura della salute mentale, il cui indirizzo e' stato stabilito con la legge Basaglia, poco ha a che spartire con le politiche della Regione Puglia. Se i diritti dei cittadini non vengono tutelati, se troppo diffusamente c'e' un abuso della farmacologia, se gli investimenti sono sbilanciati nel privato, se i servizi territoriali non vengono attrezzati per essere efficienti, se a 'vincere' sono sempre gli interessi economici e il potere di pochi. Se nelle maglie di questo sistema le vite si spezzano e il filo conduttore di una biografia si smarrisce nel trattenimento della persona in struttura, utile come retta quotidiana da incassare, e nell'intrattenimento della stessa in una situazione di fruttuoso e conveniente stallo. Se non si riconosce alla persona con disagio psichico lo stesso diritto di qualunque ammalato a guarire e a lasciare la struttura sanitaria.
Sono una delle 30 figure non sanitarie che si occupa dell'intero funzionamento dei centri diurni della Asl Lecce Nord. Ci occupiamo di riabilitazione ma questa parola non ci piace. Ci occupiamo della vita delle persone in cura, non portando loro assistenza, ma facilitando il loro approccio alla vita e alle relazioni, utilizzando la creativita' come mezzo espressivo ma soprattutto come campo di sperimentazione del cambiamento. Opportunamente non abbiamo una formazione sanitaria. Ci rapportiamo alla 'parte sana' della persona e quella cerchiamo di incoraggiare per portare quella persona all'autonomia per gestire o sconfiggere la malattia. In questa Regione, benche' in qualunque protocollo terapeutico l'espressivita' e la creativita' siano mensionate come fondamentali strumenti di cura e benche' nei regolamenti inerenti i centri diurni le figure professionali non sanitarie siano contemplate come utili al processo di riabilitazione, ebbene in questa Regione (e forse in molte moltissime altre) questo lavoro puo' essere espletato solo da enti privati, perche' la sanita' pubblica non ha lo strumento legislativo per includere queste figure nella pianta organica dei CSM.
Da ormai un anno e mezzo stiamo cercando di portare l'attenzione su questo aspetto proponendo alla Regione di farsi promotrice di una regolamentazione che, per quanto ne sappiamo, non esiste in nessun altro luogo d'Italia dove a fare da padrone sono sempre cooperative di servizi o enti ecclesiastici e dove il servizio pubblico non puo' che appaltare questo genere di pratica al privato (con tutto quello che ne comporta). In questa parte del Salento sono quasi dieci anni che, attraverso un rapporto di co.co.co. stretto direttamente con la Asl, noi operatori lavoriamo in questo senso dimostrando che questa strada non solo e' possibile ma funziona e fa registrare successi terapeutici e punte di avanzamento della progettazione terapeutica che niente hanno da invidiare a realta' come Trieste (dove tutto e' incominciato!), facendo oltretutto risparmiare tanto denaro pubblico.

 
 
 

Post N° 30

Post n°30 pubblicato il 18 Marzo 2008 da appuntidivista
 

Antonucci: ''Stop alle costrizioni
Son ben altre le terapie''


"Il malato di mente e' un individuo capace di capire e di decidere" spiega il dottor Giorgio Antonucci, medico e psichiatra toscano che lavoro' al fianco di Franco Basaglia

FIRENZE

''LA FOLLIA'' e' una condizione umana. In noi la follia esiste ed e' presente come lo e' la ragione. Il problema e' che la societa', per dirsi civile, dovrebbe accettare tanto la
ragione quanto la follia. Invece incarica una scienza, la psichiatria, di tradurre la follia in malattia allo scopo di eliminarla. Il manicomio ha qui la sua ragion d’essere''.
Partendo da questo convincimento Franco Basaglia rivoluziono' l'universo delle malattie mentali: bandi' l'usanza degli internati, elimino' le sbarre, consacro' il dialogo come via d'uscita dal disagio psichico. Il suo percorso comincio' a Gorizia dove, fin dal 1962, il promotore della legge 180 che in Italia ha imposto la chiusura dei manicomi, adotto' metodi nuovi per curare i malati di mente. Al suo fianco, nel 1969, chiamo' il dottor Giorgio Antonucci, medico e psicanalista toscano che un anno prima aveva lavorato a Cividale del Friuli, nel primo ospedale civile aperto come alternativa ai manicomi.
''A Gorizia - racconta Antonucci che ancora oggi, da Firenze dove vive, si adopera affinche' i problemi della mente siano risolti con le 'buone maniere' - dicemmo basta alla violenza, all'elettroshock, alla cintura di forza, agli abusi, agli psicofarmaci e alla solitudine coatta a cui erano obbligati questi malati nel nostro Paese. Tentammo di far capire al mondo esterno che i 'matti' non esistono, e aprimmo le porte al dialogo con i pazienti e con i loro familiari''.
Uno dopo l'altro li liberaste dalla condanna dell'oblio.
''Decretammo il passaggio da una situazione di assoluta esclusione del malato dalla vita quotidiana a un graduale reinserimento nella societa'. Dimostrammo, insomma, che i manicomi potevano essere superati''.
Toglieste loro le catene dello stigma.
''Distruggemmo l'impostazione carceraria di questi ricoveri forzati, portammo i pazienti a ragionare. Ci rendemmo conto che se un individuo confessa di essere perseguitato dal Kgb, puo' volerci comunicare molte sue angosce''.
Tormenti che potevano essere superati parlando.
''Certo non affrontati con l'elettroshock o con gli psicofarmaci. Il malato di mente e' un individuo capace di capire e di decidere. Di stabilire se uscire o no dal suo male. Nelle strutture chiuse, invece, passava la vita a passeggiare, stordito dai farmaci neuroplegici. E ne era tristemente consapevole. Noi lo facemmo sentire una persona, non piu' un soggetto da studiare''.
Poi arrivo' la legge Basaglia.
''Si', anche se non rispecchio' in pieno la volonta' di Franco. Basta leggere i suoi scritti per rendersene conto. Basaglia non avrebbe mai condiviso il trattamento sanitario obbligatorio (Tso), ne' istituito servizi d'igiene mentale pubblici come quelli moderni''.
Non fu quindi Basaglia a stimolare la riforma?
''Basaglia voleva riformare il sistema psichiatrico. In realta' la 180 fu voluta dal Parlamento per evitare il referendum sulla chiusura dei manicomi, chiesto dai radicali di Pannella. Ma questa legge, cosi' com'e' strutturata, non piaceva a Basaglia. Almeno non del tutto''.
Pero' la legge e' del '78 e Basaglia mori' nell'80. Due anni di tempo per dire la sua ce li ha avuti.
''Basaglia si rese conto che qualcosa era comunque cambiato nel modo di curare i malati, quindi la contesto' ma alla fine l'accetto'. Era lo stesso un passo in avanti''.
La legge fu una rivoluzione culturale e medica, basata sull'umanizzazione del sistema psichiatrico. Come cambierebbe oggi la 180?
''Al tempo la 180 fu una legge di rottura. Della Basaglia oggi abolirei i Tso, dando piu' spazio al rispetto della liberta' personale''.
Rimessi in liberta' i malati, il peso della loro gestione e' ricaduto pero' sulle famiglie. Cio', nonostante alcune malattie siano pericolose anche per la societa'.
''Ognuno di noi puo' essere pericoloso. Le malattie mentali vanno affrontate dunque senza paura, anche se mancano specialisti in grado di curarle senza psicofarmaci ed elettroshock. Certo, ridurre il malato a una larva e' piu' facile che aiutarlo a guarire''.
E se una famiglia vuol proteggersi dalla paura dell'imprevedibile?
''L’antagonismo tra la famiglia e il malato di mente c'e' solo se la prima vuol disfarsi del secondo. Altrimenti collabora e puo' riportarlo alla vita normale''.
Che cosa si potrebbe fare, quindi, per aiutare i malati e le loro famiglie a uscire da questo dramma esistenziale?
''Universita', politica e istituzioni dovrebbero darsi da fare per creare una cultura piu' umana nella cura delle malattie psichiche. Altro che elettroschock... ''.

Federica Cappelletti

 
 
 

Post N° 29

Post n°29 pubblicato il 18 Marzo 2008 da appuntidivista
 

''0.N.L.U.S.''

SEZIONE PUGLIESE


COMUNICATO STAMPA

 

Psichiatria Democratica Pugliese esprime il proprio dissenso sull'attuale stesura del Regolamento Regionale relativo all'organizzazione delle strutture riabilitative psichiatriche, attualmente all'esame della Commissione Sanita'.

Va subito chiarito che il dissenso non riguarda la parte del regolamento relativa all'adeguamento contrattuale degli operatori delle strutture riabilitative psichiatriche, anzi ci si auspica l'estensione del riconoscimento dei diritti a tutti i lavoratori del privato convenzionato e accreditato dell'intera Regione.
E’, invece, in totale dissenso con il comma 4 dell'art. 9, relativo alla riconversione delle prestazioni residenziali in esubero nel privato, in prestazioni di assistenza riabilitativa psichiatrica non residenziale e, quindi, essenzialmente domiciliari (ivi compresa l'ADI).
Questo significa concretamente che i due terzi della spesa psichiatrica continueranno
ad essere devoluti al privato convenzionato, impedendo ai Centri di Salute Mentale  di essere aperti 12 ore e di avere le risorse per le attivita' socio - riabilitative.
Se tale articolo, sulla cui applicabilita' nutriamo dubbi anche sul piano giuridico, dovesse passare, i Centri di Salute Mentale potrebbero essere  ''espropriati'' degli interventi domiciliari di supporto al paziente e alla famiglia, che sono specifici del loro lavoro di cura.
Si ripeterebbe quello che e' gia' successo dieci anni fa in Puglia quando la gestione delle attivita' riabilitative territoriali venne quasi totalmente appaltata ai Centri Diurni gestiti dal privato convenzionato.

 

Ci chiediamo come sia possibile, ancora oggi, contrariamente agli intenti di principio dichiarati dall'attuale Governo regionale, operare scelte politiche che non sono in grado di arrestare il processo di indebolimento del servizio pubblico che e' sempre piu' carente  di
personale e di risorse economiche per le attivita' socio - riabilitative. I Centri di Salute Mentale, funzionando sempre di piu' come semplici ambulatori che erogano controlli farmacologici e, nel migliore dei casi, qualche psicoterapia, hanno ormai perso la loro capacita' di essere spazi di incontro e di scambio nei quali costruire percorsi concreti di emancipazione dei pazienti attraverso le esperienze di socializzazione, di gruppi di auto aiuto, di formazione al lavoro e di cooperative.
Questa situazione di sbilanciamento di fondi verso il privato convenzionato richiama alla mente situazioni analoghe verificatesi negli anni scorsi in altri settori della sanita' pugliese con esiti fallimentari. Inoltre, e' in evidente contrasto con l’impegno regionale di potenziamento dei servizi psichiatrici pubblici territoriali, come indicato nel DIEF /2007.
C'era stata l'illusione, lo scorso anno,  di poter finalmente aprire i Centri di Salute Mentale per 12 ore al giorno perche' quelle disposizioni stabilivano  un aumento del personale e l'introduzione in ogni CSM di nuove figure professionali quali gli educatori e i terapisti della riabilitazione psichiatrica, fondamentali per l'assistenza domiciliare.
In realta' questo potenziamento dei CSM non avverra' perche', ancora una volta, nel momento in cui viene richiesto un risparmio della spesa sanitaria, si penalizza solo il servizio pubblico. 
Queste posizioni di dissenso sono gia' state chiaramente esplicitate dai componenti di
Psichiatria Democratica presenti all'interno del Nucleo Tecnico Regionale e in occasione di incontri ed audizioni con l'Assessore alla Salute in presenza di rappresentanti degli Enti Gestori, dei Sindacati e di Societa' Scientifiche.
Si auspica, quindi,  che nei successivi passaggi del regolamento in questione, prima della definitiva approvazione, le forze politiche si rendano conto dei concreti rischi di smantellamento dei servizi pubblici territoriali di salute mentale e pongano rimedio alle modifiche recentemente proposte, riproponendo il provvedimento dello scorso
luglio.  


Sezione Pugliese di Psichiatria Democratica


Bari, 13/03/2008

 
 
 
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