ap[punti di vista]
la mia pelle e' una terra... un grido che nessuno ascolta... io sono un secolo di silenzio e di argilla, un campo tracciato dalla notte, il mio corpo e' un incendio

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Ci allontanano… E noi ci amiamo di piu'. Belle mani colori braccia e menti, fertili e ferite. Belli e incazzati. Ogni giorno, ogni momento, soprattutto adesso, ci accorgiamo che nemmeno la politica puo' dividerci. Confusi si… tanto… lo siamo stati. Anche lui ci ha confusi. Confusi da belle parole deliranti e potere mistico. Voleva farci credere una storia nuova, una ventata di delicatezza, un germoglio sotto terra energico e resistente. Ma a noi fortifica la secca politica! Ci spinge verso l'alto, perche' ci racconta la vita. Ci racconta la vita vera e il senso di tanti fatti incomprensibili. E vediamo che la sofferenza ahi me e' normale, che il disagio e' inevitabile, che la realta' che viviamo non ce la siamo immaginata. Non siamo folli. Diventiamo cristalli, cristalli plasmati di sale e morbidi sorrisi. Sorrisi buoni e pensieri in-contaminati. Ribelli, mica scemi. Uniti. |
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Tra le ultime vicende politiche che suscitano amarezza e stupore e una Puglia migliore che se ne va… ritorno al vecchio discorso degli operatori non sanitari. Ma torniamo a noi. Tutti gli operatori non sanitari che finora hanno prodotto una cultura sociale diversa, rispetto a chi, suo malgrado, si trova a dover affrontare il disagio della sofferenza, sono fuori. La manifestazione a Bari aveva una priorita', piu' triste e piu' urgente, che pero' si integra sostiene e garantisce quei principi sociali-culturali che danno senso valore e forza al pensiero ''non sanitario''. Basti pensare alla legittimazione del TSO per esempio, che fu contaminato da un escamotage ''consolante'' per evitare un referendum nazionale, o ai molti atteggiamenti sanitari fatti di abusi e contenzioni - nonostante le contenzioni siano illegali -, o l'ultima vergognosa proposta da parte di un'equipe di psichiatri-elettricisti che pensano di riadattare il vecchio elettroshock ai giorni nostri. Etc... Apparentemente sembra tutto scontato e forse accettabile da chi non e' addetto ai lavori, da chi non ha avuto la disavventura di conoscere il dolore di certe realta', della sofferenza interiore che gia' spaventa, da chi fa del proprio lavoro uno strumento approssimativo ignorando ogni forma di crescita personale e professionale. M la trama della storia con la linea conservatrice che tra poco la Regione imporra' ai cittadini pugliesi, non puo' quindi distaccarsi da tutte quelle opportunita' di crescita, integrazione, programmi e progetti atti ad impedire differenze, emarginazione e diversita'. Non puo'. Tra una manciata di mesi gli operatori culturali, creativi, sociali, che finora hanno dato uno stile dignitoso alla salute mentale, dovranno lasciare il loro posto per dare spazio a chi permettera' la messa a norma dei Centri Diurni, a chi potra' fornire solo ed esclusivamente competenze sanitarie e assisitenzialistiche. Ben presto quindi questi luoghi che hanno visto passare artisti, eventi e attivita' di un certo spessore culturale, si trasformeranno in una specie di ramo secco dei vari CSM, una passerella delle diverse qualifiche professionali sanitarie, un intrattenimento per pazzi da portare in gita con l'infermiere se stanno buoni e se ci sono soldi. |
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ilPaeseNuovo 21 marzo 2008 la denuncia di un sistema che invece di curarlo emargina il disagio mentale la psichiatria nel tritacarne politico se la sanita' paga l'assenza di etica di Valentina Sanso' Ho carta bianca. Ma nessun pensiero nella testa. Perche' quando hai troppi pensieri per la testa, alla fine, non hai nessun pensiero. Si annullano l'uno con l'altro ed e' impossibile coagulare il tutto in qualcosa che abbia senso compiuto e che quindi sia comprensibile agli altri. Questo sfilacciamento del pensiero ha una matrice. E questa matrice e' da cercare molto indietro nel tempo, nei mesi e negli anni. Probabilmente e' necessario pronunciare parole molto in voga negli ultimi tempi, come la 'sindrome del precario', la 'sfiducia dei cittadini nelle istituzioni', la 'distanza delle istituzioni dai problemi della vita quotidiana', 'i disastri della sanita' pubblica'. Ma tutte queste parole e altre ancora devo utilizzare per spiegare questo tempo duro. Tempo il nostro che vede tutte queste 'formulette' condensarsi nella stessa situazione, quella che ci vede protagonisti da diversi anni del lavoro sfibrante di creare le basi teoriche e pratiche per poter lavorare. Si', la maggior parte del nostro tempo e delle nostre energie e' impiegato a lavorare per poter lavorare. Per il nostro lavoro vero e proprio oramai sono rimaste ben poche risorse. E infatti, non funziona piu' tanto bene.
Ma di che cosa sto parlando? E' una domanda piu' che lecita. Altrimenti questo e' solo uno sfogo personale. Lo e', ma ha dietro tanti contenuti che riguardano tutte le persone che abitano la nostra regione e in una certa misura anche la nostra nazione. Parlo della politica sanitaria in materia di salute mentale. O di psichiatria, che dir si voglia. Un termine o l'altro designano la stessa cosa se il senso di questa distinzione, che va cercato nel modo di approcciare il 'problema', si perde nelle pratiche e nelle politiche che vengono messe in atto. Salute mentale parla del lato positivo della medaglia, pronunciando queste parole se ne auspica il raggiungimento fin dalle intenzioni nelle pratiche di cura, ci si riferisce di piu' alla totalita' della persona, si toglie protagonismo e supremazia allo psichiatra, si amplia lo sguardo e ci si apre ad un ventaglio di possibilita' che
la psichiatria da sola non conosce. Ma quanto di tutto questo si attua in materia nell'agire e nel legiferare quotidiano? Quanto ascolto si da' all'operatore non dottore, alla persona direttamente coinvolta nella vicenda patologica, al territorio che esprime la sua assoluta peculiarità rispetto al resto del pianeta? Quanto ampio e' quello sguardo quando l'unica cosa a dettar legge e' il danaro e la quadratura dei conti? La Puglia, probabilmente senza fare eccezione nel contesto italiano, da trent'anni a questa parte ha visto nascere nel suo territorio una molteplicità di strutture riabilitative psichiatriche, enti ecclesiastici e cooperative, che, convenzionati con le ASL, si occupano della residenzialita' a alto, medio e basso impatto (comunita', gruppi appartamento, centri diurni). Il denaro pubblico in questo 'settore' della sanita' e' gia' risicato perche' la psichiatria da sempre e' la cenerentola di tutte le medicine. Poi due terzi di questo denaro finisce nel privato. Ogni volta che la sanita' si fa privata, qualunque sia la ragione che l'ha fatta nascere, diventa un affare economico. Questo e' necessario tenerlo bene a mente. In questo caso non posso mettere in dubbio, ad esempio, che le cooperative nate per occuparsi di questo delicato ambito della nostra vita sociale siano nate con le migliori intenzioni, allo stesso tempo pero' non posso non pensare che le stesse per esistere debbano far quadrare i loro conti alla fine del mese, come tutte le aziende. Cosi' a trent'anni dall'entrata in vigore della legge 180 (che sanciva la fine dell'istituzione manicomiale) anziche' festeggiare, se ci si ferma a fare un bilancio, ci si puo' solo indignare. Ancora di piu' se ti trovi in una regione con un governo come quello pugliese. Il Presidente Vendola diceva, in campagna elettorale e ripete ancora oggi, di avere molto a cuore questo tema. Ma e' necessario un impegno speciale per affrontare i problemi che ci sono, non basta far quadrare i conti e tenere buone le famiglie dei pazienti. Bisogna mettere le mani nella cosa piu' delicata con cui un amministratore possa mai avere a che fare: l'etica e la cultura di qualcosa. L'etica e la cultura della salute mentale, il cui indirizzo e' stato stabilito con la legge Basaglia, poco ha a che spartire con le politiche della Regione Puglia. Se i diritti dei cittadini non vengono tutelati, se troppo diffusamente c'e' un abuso della farmacologia, se gli investimenti sono sbilanciati nel privato, se i servizi territoriali non vengono attrezzati per essere efficienti, se a 'vincere' sono sempre gli interessi economici e il potere di pochi. Se nelle maglie di questo sistema le vite si spezzano e il filo conduttore di una biografia si smarrisce nel trattenimento della persona in struttura, utile come retta quotidiana da incassare, e nell'intrattenimento della stessa in una situazione di fruttuoso e conveniente stallo. Se non si riconosce alla persona con disagio psichico lo stesso diritto di qualunque ammalato a guarire e a lasciare la struttura sanitaria. Sono una delle 30 figure non sanitarie che si occupa dell'intero funzionamento dei centri diurni della Asl Lecce Nord. Ci occupiamo di riabilitazione ma questa parola non ci piace. Ci occupiamo della vita delle persone in cura, non portando loro assistenza, ma facilitando il loro approccio alla vita e alle relazioni, utilizzando la creativita' come mezzo espressivo ma soprattutto come campo di sperimentazione del cambiamento. Opportunamente non abbiamo una formazione sanitaria. Ci rapportiamo alla 'parte sana' della persona e quella cerchiamo di incoraggiare per portare quella persona all'autonomia per gestire o sconfiggere la malattia. In questa Regione, benche' in qualunque protocollo terapeutico l'espressivita' e la creativita' siano mensionate come fondamentali strumenti di cura e benche' nei regolamenti inerenti i centri diurni le figure professionali non sanitarie siano contemplate come utili al processo di riabilitazione, ebbene in questa Regione (e forse in molte moltissime altre) questo lavoro puo' essere espletato solo da enti privati, perche' la sanita' pubblica non ha lo strumento legislativo per includere queste figure nella pianta organica dei CSM. Da ormai un anno e mezzo stiamo cercando di portare l'attenzione su questo aspetto proponendo alla Regione di farsi promotrice di una regolamentazione che, per quanto ne sappiamo, non esiste in nessun altro luogo d'Italia dove a fare da padrone sono sempre cooperative di servizi o enti ecclesiastici e dove il servizio pubblico non puo' che appaltare questo genere di pratica al privato (con tutto quello che ne comporta). In questa parte del Salento sono quasi dieci anni che, attraverso un rapporto di co.co.co. stretto direttamente con la Asl, noi operatori lavoriamo in questo senso dimostrando che questa strada non solo e' possibile ma funziona e fa registrare successi terapeutici e punte di avanzamento della progettazione terapeutica che niente hanno da invidiare a realta' come Trieste (dove tutto e' incominciato!), facendo oltretutto risparmiare tanto denaro pubblico. |
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Antonucci: ''Stop alle costrizioni "Il malato di mente e' un individuo capace di capire e di decidere" spiega il dottor Giorgio Antonucci, medico e psichiatra toscano che lavoro' al fianco di Franco Basaglia FIRENZE ''LA FOLLIA'' e' una condizione umana. In noi la follia esiste ed e' presente come lo e' la ragione. Il problema e' che la societa', per dirsi civile, dovrebbe accettare tanto la
Federica Cappelletti |
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''0.N.L.U.S.'' SEZIONE PUGLIESECOMUNICATO STAMPA
Psichiatria Democratica Pugliese esprime il proprio dissenso sull'attuale stesura del Regolamento Regionale relativo all'organizzazione delle strutture riabilitative psichiatriche, attualmente all'esame della Commissione Sanita'. Va subito chiarito che il dissenso non riguarda la parte del regolamento relativa all'adeguamento contrattuale degli operatori delle strutture riabilitative psichiatriche, anzi ci si auspica l'estensione del riconoscimento dei diritti a tutti i lavoratori del privato convenzionato e accreditato dell'intera Regione. Ci chiediamo come sia possibile, ancora oggi, contrariamente agli intenti di principio dichiarati dall'attuale Governo regionale, operare scelte politiche che non sono in grado di arrestare il processo di indebolimento del servizio pubblico che e' sempre piu' carente di
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