COME UN'AQUILA
Il volo della mente: incessante, instancabile, senza meta e senza confini, senza vertigini, e maestoso come un'aquila eterna. Jim Morrison
IL PENSIERO

Come un uccello legato ad un filo vola da una parte e dall’altra e non trova un luogo ove posarsi e infine si rifugia proprio là dove è legato, similmente il pensiero dell’uomo, dopo aver vagato qua e là, non trovando un luogo dove fermarsi, alla fine si rifugia nel respiro, giacchè al respiro è legato il pensiero….
Se si colpisse un grande albero alla radice, esso perderebbe la linfa, ma continuerebbe a vivere. Similmente, se lo si colpisse al tronco, o alla cima, perderebbe linfa, ma continuerebbe a vivere.
Penetrato da quella sostanza che lo fa vivere, succhiando avidamente la linfa dalla terra, esso dimora nella gioia.
Ma se quella sostanza che lo fa vivere abbandona un ramo, esso secca; un secondo secca; un terzo, secca.
Se tutto quanto l’abbandona, tutto secca.
Similmente sappi dunque che ciò che è abbandonato dalla sostanza che lo fa vivere, muore.
E’ da questa sostanza sottile che tutto è animato: essa è la sola realtà, essa è lo spirito….
E tu non sei che Quello!
Chandogya Upanishad
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Leggo… ”Belen sotto accusa…”, criticata su Facebook perché “ Ma non sta mai con suo figlio?” Accusa de che dico io? Di tenerci alla sua persona? Di non annullarsi per il figlio? Ma se una neo mamma va in palestra per tenersi in forma o riacquistarla, non può? Oppure dalla parrucchiera, piuttosto che l’estetista, piuttosto che sono cavoli suoi dove va e cosa fa. Significa trascurare il pupo? Siamo abituati all’immagine di mamma per sempre, mamma solo mamma non più donna, e magari trascurata? L’immagine della mamma 24 ore su 24 con la tetta sempre disponibile, con le crepe agli occhi per mancanza di sonno, vedi allattamento ogni 3-max se va bene 4 ore ma può pure essere ogni ora con il figlio attaccato, che finiscono per sentirsi sfinite…a volte pure un po’ depresse e frustrate, accusate magari dal neo papà di non essere più donne ma solamente mamme, è meglio? Be’ dubito che Belen sarà una mammina frustrata e dubito che il pupo sarà lasciato solo e ben venga, tanto più che può permetterselo, perché i neo papà molto spesso se “mammina” perde linea e interesse per lui…si guardano pure intorno.
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La tua coscienza è il metro della schiettezza del tuo egoismo.
Ascoltala attentamente.
“ Siamo tutti liberi di fare qualsiasi cosa vogliamo” egli disse quella notte. “Non è, questo, semplice e limpido e chiaro? Non è un modo fantastico di far funzionare l’universo?”
“Quasi. Hai dimenticato un aspetto assai importante” dissi io.
“Davvero?”
“Siamo tutti liberi di fare qualsiasi cosa vogliamo purchè non danneggiamo qualcun altro” lo rimproverai.
“So che lo pensavi, ma dovresti dire quello che pensi.”
Vi fu un improvviso fruscio strascicato nell’oscurità, ed io scoccaci un rapido sguardo a Donald.
“Hai udito?”
“Sì. Sembra che ci sia qualcuno…” Si alzò e si fece avanti nell’oscurità. A un tratto rise e pronunciò un nome che non riuscii ad afferrare. “Okay” lo udii dire. “No, ci farà piacere averla con noi…non sarà necessario girare qui attorno…venga, è il benvenuto, davvero…”[…]
[…] Shimoda mi interruppe prima che avessi potuto pronunciare la parola. “Richard, il nostro ospite stava parlando e tu glielo hai impedito. Continui la prego, signore; il mio amico è un po’ impulsivo.” “Taci!”
Ero sorpreso a tal punto che tacqui, e rivolsi con lo sguardo una sorta di terrorizzata domanda all’uomo, strappato alle tenebre a lui congeniali dai riflessi del nostro fuoco.
“La prego di capire. Non ho voluto nascere io vampiro. E’ stata una disgrazia. Non ho molti amici.
Ma devo avere una certa piccola quantità di sangue fresco ogni notte altrimenti mi contorco in preda a dolori spaventosi, e se rimarrò senza ancora a lungo non potrò vivere! La prego, soffrirò moltissimo…morirò…se non mi consente di succhiarle il sangue…soltanto una piccola quantità, non me ne occorre più di una pinta.” Venne avanti di un passo veso di me, leccandosi le labbra, pensando che Shimoda, in qualche modo mi dominasse e potesse costringermi a sottomettermi.
“Ancora un passo e ci sarà sangue, e come. Mi tocchi, compare e morirà…” Non lo avrei ucciso, ma volevo immobilizzarlo, per lo meno, prima che parlassimo ancora. Dovette credermi, poiché si fermò e sospirò. Si voltò verso Shimoda. “Hai dimostrato la tua tesi?”
“Credo di sì. Grazie.”
Il vampiro alzò gli occhi su di me e sorrise, del tutto a suo agio, divertendosi enormemente, un attore sulla scena al termine dello spettacolo.
“Non berrò il tuo sangue, Richard” disse in un inglese amichevole, perfetto, senza il minimo accento. Mentre lo guardavo, svanì come se avesse spento la propria luce…in cinque secondi era scomparso.
Shimoda si rimise a sedere davanti al fuoco. “Come sono contento che tu non pensi quello che dici!”
Stavo ancora tremando saturo di adrenalina, pronto a battermi contro un mostro. “Don, non sono sicuro di essere tagliato per queste cose. Forse faresti meglio a dirmi che cosa sta succedendo. Come, ad esempio, che cosa…era quello?”
“Quello era un vampiro della Transilvania” disse lui, con un accento ancor più spiccato della creatura. “O, pe essere esatto, quello era il pensiero-forma di un vampiro della Transilvania. Se ti capita di voler dimostrare una tesi, e pensi che qualcuno non ti stia ascoltando, fagli apparire dinanzi un pensiero-forma per dimostrare quello che intendi. Pensi che abbia strafatto, nel suo caso, con il mantello, le zanne e un accento come quello? Ti ha spaventato troppo?”
“Il mantello era di prim’ordine. Don. Ma si trattava del più stereotipato e strambo…Non mi sono spaventato affatto.”
Lui sospirò. ”Oh bene. Ma hai afferrato il punto, almeno, ed è questo che conta.”
“Quale punto?”
“Richard, comportandoti così ferocemente con i mio vampiro, facevi quello che volevi fare, pur pensando che un’altra persona ci sarebbe andata di mezzo. Ti ha detto persino che avrebbe sofferto se…”
“Ma voleva succhiarmi il sangue!”
“Ed è quello che facciamo a tutti quando diciamo che soffriremo se non vivranno a modo nostro.”
Tacqui per molto tempo, pensandoci su. Avevo sempre creduto che fossimo liberi di fare come ci piaceva, purchè non nuocessimo agli altri, e questo non concordava. Mancava qualcosa.
“ A lasciarti interdetto” egli spiegò “è una massima accettata da tutti che si dà il caso sia impossibile. La massima è quella del nuocere a qualcun altro. Scegliamo noi, noi stessi, se lasciare che gli altri ci nuocciano o non ci nuocciano, in qualsiasi circostanza. Siamo noi a decidere. Il mio vampiro ti ha detto che avrebbe sofferto se non lo avessi lasciato succhiare? E’ una decisione sua soffrire, una sua scelta.E quello che tu fai al riguardo è una decisione tua, una tua scelta: dargli il sangue; ignorarlo; immobilizzarlo; trafiggergli il cuore con un ramo di agrifoglio, è libero di opporre resistenza, in qualsiasi modo voglia. E così via, scelte, scelte.”
“ Se prospetti la cosa in questo modo…” “Ascolta” disse lui ”è importante. Siamo tutti. Liberi. Di fare. Qualsiasi cosa. Vogliamo. Fare.”
Richard Bach-Illusioni
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Arrivare al pronto soccorso d’urgenza con l’ambulanza a sirene spiegate e trovare all’ingresso della struttura ospedaliera un intasamento, da un lato la stretta stradina che percorre il tratto verso il padiglione del p.s. bloccata da auto in coda sia in un senso che nell’altro all’uscita. Dall’altro una botte per il rifornimento del gas ospedaliero a bloccare l’altro percorso, impossibile per il mezzo di soccorso andare avanti o indietro senza dover attendere minuti che non si sa potrebbero anche essere fatali o preziosi per la vita di una persona. Il colmo sarebbe morire all’ingresso di un ospedale solo perché l’ambulanza era impossibilitata a raggiungere il padiglione del pronto soccorso. Speriamo se la sia cavata.
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più ne mangi più ti tira su, salvo poi piegarsi in due dal mal di pancia se si fa indigestione e piangere quando la bilancia inesorabilmente ti ricorda che il cioccolato che hai mangiato ora si trova spalmato sui fianchi e la panza. |
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