Creato da arw3n63 il 27/06/2012

COME UN'AQUILA

Il volo della mente: incessante, instancabile, senza meta e senza confini, senza vertigini, e maestoso come un'aquila eterna. Jim Morrison

 

Spugnole

Post n°1195 pubblicato il 20 Novembre 2017 da arw3n63
 

 

Era nato su quella terra, possedeva quella terra e da quella terra, in qualche modo, era posseduto. Il tempo era passato e lui era abbastanza lucido da capire che a un certo punto aveva smesso di seguirlo. Forse quando le automobili avevano cessato di essere una magia e avevano cominciato a essere una seccatura, forse quando il ghiaccio non era più stato qualcosa di esotico, portato in paese con un motocarro da un uomo che vendeva i pani da conservare in ghiacciaia ed era diventato un semplice prodotto da coltivare in un frigorifero, con l'unico concime di una spina infilata in una presa di corrente.

Forse era stato allora che aveva detto basta.

Gli era successo più o meno come per il fucile. Quando tornava a casa mentiva a se stesso e a chi lo incontrava dicendo di essere stato a caccia. E anche quel rituale avrebbe messo da parte, se non fosse stato per Federico, il figlio di un suo amico che lavorava in Comune. Quel ragazzo gli faceva superare indenne la burocrazia annuale per il rinnovo della licenza, un documento che gli permetteva di continuare a comperare delle cartucce che non avrebbe usato.

Si chiedeva a volte cosa avrebbe risposto nel caso qualcuno gli avesse domandato se era ancora vivo.

Il vecchio si considerava solo un contadino, anche se aveva letto libri e sapeva cose. La sera, quando guardava il telegiornale, capiva quello che dicevano, anche se a volte, fra tante parole, non c'era proprio nulla da capire.

Tuttavia percepiva, in qualche modo, che il mondo che lo circondava non gli apparteneva più. E lui, d'altronde, era consapevole di non appartenere più a quel mondo. Si sentiva, per così dire, in prestito, finché il suo tempo fosse scaduto. Si accontentava di essere uno spettatore, ancora per un po', finché qualcuno, da qualche parte, avrebbe spento lui come lui spegneva il televisore prima di andare a letto.

[…] Per qualcuno era difficile da capire, ma in campagna quasi mai c'era l'incanto, quasi sempre c'era la realtà. L'incanto era una gita domenicale, una passeggiata fra i boschi, una settimana a casa di parenti o amici, era vivere in mezzo alla campagna ignorandola. E ancora il tempo mentiva, nascondeva la realtà fatta di sveglie prima dell'alba, lavoro duro, conoscenza, esperienza e fatica. Tutti quelli che ci provavano arrivavano a comprenderlo, non tutti quelli che lo comprendevano riuscivano ad accettarlo.

Giancarlo era diverso.

Lui era un contadino.

Nuovo, motorizzato, automatizzato, ma pur sempre un contadino.

Il trattore si fermò alla sua altezza. Il vecchio ammirò la tecnologia della macchina, ben diversa da quelle di un tempo. Adesso i trattori avevano lo stereo e l'aria condizionata e fanali che rischiaravano il buio come se fosse giorno. Un uomo, da solo, poteva fare in una notte quello che una volta facevano molte persone in molte giornate di lavoro. La testa di Giancarlo si sporse dal finestrino. Il suo sorriso era uno sbuffo chiaro sul viso abbronzato. Alzò leggermente la voce per coprire il rumore del motore che girava al minimo.

[…] Si sedette e guardò i funghi sul tavolo. L'indomani avrebbe fatto le tagliatelle. Avrebbe preparato l'impasto come faceva sua madre, senza acqua, solo con le uova, come si usava per onorare i giorni di festa. Avrebbe tirato la sfoglia con il mattarello fino a farla diventare sottile sottile, poi l'avrebbe cosparsa di farina e l'avrebbe avvolta fino a formare una specie di grosso sigaro. L'avrebbe tagliata, con la misura irregolare che hanno sempre le tagliatelle fatte a mano. Avrebbe preparato il condimento per la pasta con le spugnole, facendole leggermente rosolare nel burro appena imbiondito, perché non perdessero sapore ma lo dividessero col sugo.

Avrebbe telefonato a Giancarlo per invitarlo a mangiare la pasta. Gli piaceva quel ragazzo.

Se avesse avuto un figlio avrebbe voluto che fosse come lui.

Pensò alla differenza fra Giancarlo, che sarebbe stato un contadino Anche se avesse vissuto mille chilometri lontano da lì, e Sandro, che non lo sarebbe stato mai neanche se avesse vissuto lì per mille anni.

Scosse la testa.

La sola cosa che poteva fare adesso era telefonare a quel ragazzo che guidava un trattore come una macchina di lusso e guardava negli occhi dritto con gli occhi. Lì, nella cucina, seduti davanti a un piatto di tagliatelle e a un bicchiere di vino buono, lo avrebbe ascoltato parlare e dopo gli avrebbe raccontato la storia di Campo Duro.

Forse non avrebbe capito ma forse avrebbe accettato anche senza capire…

Più tardi, mentre già stava a letto, al buio, capì di aver preso la decisione giusta. Si voltò su un fianco e si addormentò quasi subito, con quel sonno senza corpo che solo i ragazzi hanno.

 

Tratto da: Pochi inutili nascondigli-Giorgio Faletti

 

 
 
 

Mani piccanti

Post n°1194 pubblicato il 16 Novembre 2017 da arw3n63
 

Mettiamo il caso che vi venga la voglia di cucinare peperoni fritti, magari gli ultimi che il vostro orto vi ha regalato durante l’intera stagione e conservati in frigo fino ad ora e che tra questi che voi credete essere  “dolci”, si nasconda più di un malefico peperone piccante.

Solo che ve ne accorgete dopo averli puliti e tagliati a strisce e saltati in padella.

Perché a saperlo prima avreste indossato dei guanti onde evitare che le mani si impregnassero di capsaicina, cioè quella sostanza responsabile del bruciore alle dita e alle mani e che conferisce la piccantezza al peperone.

Guai a toccarsi qualcosa…ad infilarsi le dita nel naso, in bocca, o…qualunque altra parte, in particolare  le mucose  e soprattutto gli occhi, pena…un bruciore bestiale.

A chi non è mai capitato?

Già a saperlo prima però…

Ma quando ormai il “danno” è fatto come fare per eliminare il bruciore dalle mani?

C’è chi  suggerisce  il metodo con alcool e latte, chi l’olio ma anche altri metodi casalinghi quali aceto, pomodoro, chi usa il sale e chi lo sgrassatore Chante Clair.

Se funzionano non lo so, ho provato solo a oliarmi le mani, attendere qualche minuto e poi lavare con acqua calda e detersivo dei piatti, poi arriva Giù col metodo “Giù” , mai sentito prima.

“ lavati le mani con l’Amuchina e poi sciacqui e rilavi con il sapone delle mani.”

“ Ma ho già provato con l’olio! Poi ho assaggiato le dita…buone! Sembra  che non pizzichino più o quasi, pure il disinfettante? “

Vabbè lava e rilava a furia di lavare o si consumano le mani oppure il piccante in qualche modo se ne va.

 

immagine dal web

 
 
 

La giusta prospettiva

Post n°1193 pubblicato il 14 Novembre 2017 da arw3n63
 

 

 

Capita a volte di sentirsi dire con dispiacere  di “non aver colto un caso nella giusta ottica”.

Considerando che non esiste un solo punto di vista, “ottica”, perché il punto di vista è un modo distintivo di vedere le cose, una prospettiva personale perché  dispiacersi? Quale dovrebbe essere la “giusta ottica”? La propria o quella degli altri?

Casomai io parlerei di un’ottica o prospettiva diversa e benvenga che non vediamo tutti le cose dalla stessa prospettiva.

 

 
 
 

La prima della classe

Post n°1192 pubblicato il 13 Novembre 2017 da arw3n63
 

Immagine dal web

 

 

Vi è mai capitato, magari da bambini, di voler essere qualcun altro? Guardare con una certa "invidia"  la prima della classe ai tempi della scuola?

La bambina con le treccine bionde, seduta composta in prima fila tra i banchi o nella foto di gruppo in cortile, col sorriso dipinto sul viso come  a dire “eccomi, presente”, mentre tu stretta tra due maschietti, in mezzo a due sedie con lo sguardo triste ed imbronciato a causa del sole che ti colpisce gli occhi.

Lei, quella che alzava sempre la mano, che non soffriva di timidezza, sempre la risposta giusta quando veniva interrogata, quaderni ordinati, mai dimenticato qualcosa, che portava quasi ogni giorno un mazzo di fiori alla maestra?

Sempre freschi e belli appena colti, come il fiocco rosa del suo  grembiulino bianco immacolato…. sempre in ordine, anche lei figlia unica ma di genitori un po’più attempati per l’epoca e che probabilmente l’avranno desiderata a lungo.

Il desiderio di essere lei, al suo posto, mentre tu eri una bimba timida, poco seguita a casa perché entrambi i genitori lavoravano e che i voti guadagnati, non da prima della classe, erano merito solo della tua volontà e impegno, così come diceva la maestra.

L’unica volta  che papà decise di raccogliere e preparare  un mazzetto di fiori da portare alla maestra, i fiori arrivarono in classe che già incominciano a sfiorire ed appassire.

 

Ecco la prima della classe, per intenderci, compagne fino alle medie, poi alle superiori quando intraprendiamo lo stesso percorso di studi ma in classi diverse, ma lei non smette di essere tra le prime del gruppo che si raduna alla mattina fuori dalla stazione in attesa di andare a scuola.

Poi la mia decisione di staccarmi dal gruppo di cui mi sento solo lo sfondo di una tappezzeria e finalmente la mia autostima decolla.

Sarà anche la prima della classe ma io posso farcela da sola senza di loro.

Poi si cresce, si portano avanti progetti di vita, si dimentica, ci si perde di vista.

Ci si rivede dopo tanti anni, lei è cambiata ma anche io lo sono, più socievole e loquace di quanto ero da bambina e non perde l’occasione di farlo notare.

Ricontrarla in fila per il proprio turno in una farmacia, lei alle cene dei coscritti non partecipa mai, scambio di saluti e due chiacchiere su come va, la famiglia….. ma dopo tanti anni non provo più "quell'invidia" per lei.

E'decisamente cambiata e fisicamente anche un po’ sciupata.Le vicissitudini della vita l’hanno portata a perdere quel fascino da "prima della classe" ....o forse  semplicemente  smesso di collocarla in alto, su di un piedistallo.

Mi osservo e osservo lei…..le rughe, i capelli….le treccine bionde sono ormai un lontano ricordo...mi sento fortunata a non essere lei.

 

 
 
 

La pietà

Post n°1191 pubblicato il 13 Novembre 2017 da arw3n63
 

 

Ragazza stuprata a Bologna, parroco su Facebook: "Non provo pietà" | Poi il sacerdote si scusa con una nota

Don Lorenzo Guidotti lo ha scritto in un post sulla sua pagina Facebook. E sempre sul social ha replicato: "Il mio non è un attacco alla ragazza, ma un tentativo di far pensare gli altri ragazzi e i loro genitori"

"1) Frequenti piazza Verdi (che è diventato il buco del cu*o di Bologna, e a tal proposito Merola sempre sia lodato!) 2) Ti ubriachi da far schifo! Ma perché? 3) E dopo la cavolata di ubriacarti con chi ti allontani? Con un magrebino? … a quel punto svegliarti semi-nuda è il minimo che ti possa accadere... dovrei provare pietà? No!" scrive il parroco di San Domenico Savio (quartiere San Donato). E conclude con una dura riflessione sulle nuove generazioni: "La dobbiamo piantare!! A voi giovani, ragazzi e ragazze: ma non lo vedete che vi fanno il lavaggio del cervello?!? Ve lo state facendo mettere in quel posto e dite pure grazie!"

Il messaggio ha suscitato diverse polemiche e non è mancata la replica di Don Guidotti, sempre su Facebook: "Il mio non è un attacco alla ragazza, ci mancherebbe, ma un tentativo di far pensare gli altri ragazzi e i loro genitori... e, magari, anche chi amministra la cosa pubblica". E poi ha aggiunto: "Vogliamo aspettare la seconda vittima, la terza, la quarta, ecc? IO NO!"

L'arcidiocesi di Bologna: "La Chiesa si dissocia" - L'arcidiocesi di Bologna ha subito precisato che le parole di don Lorenzo Guidotti corrispondono "ad opinioni sue personali, che non riflettono in alcun modo il pensiero e la valutazione della Chiesa, che condanna ogni tipo di violenza". In una nota firmata da monsignor Matteo Zuppi, viene riportata una dichiarazione con cui don Guidotti si scusa con la ragazza che ha denunciato lo stupro.

Le scuse del sacerdote - Dopo l'intervento del vescovo, anche il sacerdote, in una nota diffusa dalla curia, si è scusato pubblicamente con la giovane per il post. "Ho sbagliato, i termini, i modi, le correzioni. Non posso perciò che chiedere scusa a lei e ai suoi genitori se le mie parole imprudenti possono aver aggiunto dolore, come invece accadrà leggendole".

 

Bisognerebbe riflettere certo…invito a pensare sono d’accordo…Don compreso, magari usando altri termini e modi.

Le parole hanno un peso, sempre.

Anch’io mi dissocio dalle parole del Don, non è ciò che ci si aspetta di leggere da un ministro di fede e seguace dell’insegnamento di Gesù, se non prova pietà lui allora chi dovrebbe?

E le scuse  con il riconoscimento dell’errore sono arrivate anche tramite il programma delle Iene, ben vengano.

 

 
 
 
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Vero? :-))
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Brava fai bene!A saperlo però :-) Perchè se si mimetizzano...
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Eh sì di solito funziona...a furia di lavar le mani si...
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il 20/11/2017 alle 12:12
 
La mollica di pane non la sapevo, comunque sia i bruciore...
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