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Post n°194 pubblicato il 09 Luglio 2012 da aranceacolazione
Perchè io già di mio di parole ne ho poche. E quando ce l'ho, le scrivo male. Quando le penso, le dico male. Non conosco il motivo di tutto questo. Ho chiesto in giro: ho ricevuto milioni di risposte diverse. Io le risposte giuste non le trovo mai, e spesso resto attonita e senza fiato. Ho sentito fosse giusto stare in silenzio. Perchè la vita è comunque piena di occasioni, per chi resta ancora: lacrime e sorrisi si alternano in un circo, dolorosissimo a volte, comunque straordinario. Tu che non ci sei più hai lasciato vuoti tanti luoghi, tanti spazi. Certo verrai ricordata, dai nostri pensieri, dal nostro affetto, dalla nostra rabbia quando ti associamo alla caducità e all'ingiustizia di una vita che è così potente da lasciarci schiacciati. |
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Quando torno a casa parto senza valigia. Ritrovo tutto quello che mi serve, e anche di più. Anche quello di cui negli anni avrei dovuto liberarmi e che invece mi investe suscitandomi sempre nuove emozioni. Mi metto a riguardare le vecchie foto, a sfogliare gli antichi libri di scuola, a rileggere lettere stropicciate e ad ascoltare la musica della mia adolescenza. Volti e storie si riaffacciano alla mente, i ricordi si affollano nell'angusto spazio della mia stanza. Ritrovo gli spartiti ingialliti dentro ai cassetti vicino al pianoforte: dovrei riaccordarlo, tornare ad esercitarmi. Me lo ripropongo ogni volta, ma quando me lo ritrovo davanti mi limito a contemplarlo e ad accarezzare i tasti. A Bologna non c'è spazio per un oggetto così ingombrante, ma morirei se dovessero togliermi questo pezzo di vita. Mi stendo sulla sabbia e immagino di far muovere le dita suonando il fruscio delle onde. |
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ciao a te. Bene. E dopo questo messaggio ricevuto ritorna la fiducia nel futuro, nella gente. E' meraviglioso sentirsi parte di questa umanità sincera, generosa, profonda, cosciente dei propri limiti ma nello stesso tempo fiduciosa nelle sue possibilità. Grazie a te, o sconosciuto immantinente cestinato. Mi hai risollevato la giornata, e visto che si sta avvicinando il mio compleanno - che notoriamente vivo in uno stato tra il catatonico e il depressivo - mi hai regalato nuovi buoni motivi per festeggiarlo: di psicopatici ne sto incontrando tanti e invece di rammaricarmi del fatto che morirò zitella, dovrei compiacermi e complimentarmi con me stessa per avervi schivati tutti con destrezza. |
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Niente perchè, niente ma, niente se. Va come deve andare, mi dispiace che lo stupore non mi appartenga più. Mi arrabbio con un cuore che continua a battere dentro un corpo che non lo vuole ascoltare. Non vado dove lui mi porta: è un navigatore sbagliato. Sento solo quello che sentono le mie orecchie, vedo quello che vedono i miei occhi. Vado dove mi portano le mie gambe. E adesso che siamo di nuovo soli, c'è di nuovo tutto da rifare. Sognare ancora, ma non con te. |
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Vuoi sapere se mi mancherai? |
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Post n°188 pubblicato il 12 Luglio 2010 da aranceacolazione
Organizzare un lungo periodo di vacanze con le tasche perennemente vuote è un fatto che ha provato a logorarmi negli anni, ma non c'è da farsi prendere dal panico. La parte più difficile è inghiottire i sensi di colpa e continuare a camminare a testa alta tra la gente che percepisce il tuo progressivo abbandonarsi all'ozio, e ti conficca sulla schiena pugnalate di livore con gli occhi. Superati questi primi momenti di disagio, il resto si affronta a piccoli passi, con un rigoroso programma che abbia come obiettivo: riempire significativamente il vuoto. |
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Post n°187 pubblicato il 16 Giugno 2010 da aranceacolazione
Ed io passeggio per la via pensando ai cazzi miei, quando sento una vocina timida che mi chiama da lontano e mi volto. Un biondino si avvicina: sta farfugliando qualcosa in una lingua che non riesco a distinguere. Dopo avere prestato più attenzione a come parla e riuscendo a scartare il francese ed il russo, decido che è inglese, o che quantomeno mi sta parlando in una lingua anglofona. Adesso non so dove egli sia. Se vi trovate attorno un tizio biondo e spaesato che vi racconta di essersi perso mentre cercava la Pinacoteca di Bologna, ve l'ho mandato io. |
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C'č un tempo per ricevere dei no. C'č un tempo per pronunciarli. C'č una tenerezza infinita che mi regala quel tuo sussurrarmi mi piaci con aria gią affranta prima di ascoltare la risposta. Avevo indovinato il perchč non mi chiedevi pił di ballare con te, anche se ho preferito sentirmelo dire. Dammi tempo, mi hai chiesto. Tutto il tempo che vuoi. Spero di poter tornare presto stretta tra le tue braccia, a trattenere il fiato nel tentativo di seguirti, nei passi di un vorticoso giro di giostra. |
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Per fortuna c'era il cineforum. Andavano a cinema a piedi e tornando - fumando parole fatte di vapore acqueo - lei gli raccontava l'ultimo di Reisnais, ma gli raccontava anche di come a scuola fosse stata impegnatissima a costruire strani cappelli per la recita dei suoi bambini. Era stata tutto il giorno ad inventarsi forme bizzarre, a ritagliare stoffe e cartoncini colorati, ad applicare nastri, paillettes, bottoni. Ci pensi, gli diceva, non è buffo, Coco Chanel ha iniziato proprio dai cappelli. Gli raccontava di come avesse attorcigliato un nastro lunghissimo e vermiglio intorno ad una tuba che aveva avvolto di velluto rosso, e di come avesse incollato per visiera una veletta trasparente e ricamata, riciclata da una vecchia bomboniera. Era allegra. Le piaceva che lui stesse ad ascoltare cose che per altri potevano sembrare di poco conto, mentre le passava una mano tra i capelli. |
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Post n°181 pubblicato il 11 Maggio 2010 da aranceacolazione
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Post n°177 pubblicato il 16 Aprile 2010 da aranceacolazione
Ora, c'è questo papà che ogni tanto viene a prendere suo figlio a scuola, che somiglia vagamente a Terence Hill. Il papà, non suo figlio. Dovete sapere - non mi chiedete perchè - che di Terence Hill da bambina io ero follemente innamorata. In cameretta non avevo posters di Claudio Baglioni o dei Queen come tutte le mie amiche normali e sane di mente. C'era Terence Hill. Col cappello da cowboy calato sulla faccia, stava sdraiato su una specie di lettiga trainata da un cavallo. Con mio fratello abbiamo passato anni piazzati sul divano davanti ai suoi film. A mio fratello piacevano perchè con Bud Spencer finiva sempre che si davano tutti delle grandi botte. Divertenti, per carità, ma io avevo un vantaggio maggiore: oltre a spassarmela per le risse demenziali, mi perdevo negli occhi di questo tizio con la sua penosa camicia a quadretti e fantasticavo su quanto sarei stata felice insieme a lui su quella lettiga. Ma sto divagando. Dicevo, c'è questo papà che me lo ricorda moltissimo, il che mi ha portato ad una tragica riflessione. La donna che se l'è sposato e ha procreato con lui ha accanto l'uomo della mia vita. A me resta la locandina di Continuavano a chiamarlo Trinità al capezzale del letto. POSTILLA. |
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Mangio una mela, coi libri di scuola, ma non sono un'Albachiara perchè non riesco a smettere di fumare e mi abboffo di nutella quando posso. Con le belle giornate torno su Penelope Pitstop, che è il nome che ho dato alla mia bicicletta (tralascio qui delle spiegazioni che sarebbero lapalissiane per i più informati) e, quando ho finito di lavorare, girovago per la città senza meta. Ed elaboro. Che insegnare matematica quest'anno in fondo non mi è dispiaciuto: basta trovare dei modi creativi per non renderla monotona da studiare. Tutto sommato è anche divertente, e piuttosto che affidarmi ai problemi del libro me ne invento io sempre di nuovi. Riempio i fogli di schizzi e di fantasia. I miei bambini mi danno soddisfazione. Alcuni mi hanno detto che la mia non è una lezione ma uno "spettacolo di matematica"; altri mi hanno fatto notare che, quando ho finito di spiegare e di scriverci sopra, la mia lavagna assomiglia a quella degli scienziati pazzi che si vedono nei cartoni animati. Continuo a pedalare girovagando per la città senza meta. Oggi c'è il sole. |
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Post n°175 pubblicato il 11 Aprile 2010 da aranceacolazione
Chi festeggia i compleanni in primavera dovrebbe organizzarli sempre così: un bel pic-nic sul prato, a mangiare sulla tovaglia e giocare a pallone, stare sdraiati al sole a chiacchierare, leggere o sonnecchiare. S'è anche tentato di far volare un aquilone, ma non ci siamo mica riusciti. Ci abbiamo provato tutti a turno, anche in squadre da tre (uno reggeva l'aquilone, uno correva per fargli prendere quota e l'altro dava filo) ma - memore di un lontano ricordo di bambina in cui l'aquilone crollava ogni volta in terra dopo due secondi di volo incerto - abbiamo deciso alla fine di dare la colpa agli alberi e alla mancanza di vento. |
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