arte e artisti
aspetti e problemi del mondo artisticoSono stato invitato ad esporre con l'associazione culturale "Armò-nia" Una cittadina che ha ben avviato una proficua collaborazione con i Gruppi e Associazioni artistiche, che ritiene la cultura uno degli aspetti qualificanti dell'Amministrazione e che sta dando un grosso imput all'arte. Lo spazio espositivo è accogliente e prestigioso, ed ha una buona capienza, non ci sono barriere architettoniche. A Caselle T.se, dove risiedo, non esistono spazi espositivi. La ex sala giunta adibita per mostre, non ha motivo di visita, bisogna salire piani di scale e non viene identificata come "spazio artistico", perchè durante le esposizioni viene utilizzata per tutto e di più! Non si è in grado di creare un "luogo accessibile" che nel tempo diventi lo "spazio dell’arte", una sorta di spazio sociale per sostare, chiacchierare, con una programmazione espositiva continua in grado di ospitare mostre per tutto l’anno. Sarebbe certamente un vantaggio quello di creare una comunicazione artistica permanente, ma anche di valorizzare i talenti artistici del territorio, e la conseguente attivazione di una ulteriore proposta per l’ampliamento dell’offerta turistica. A Caselle si pensa esclusivamente al cibo, a creare nuovi mercati, a promuovere i prodotti "slow", ed una sensibile disponibilità elargitiva di contributi per sagre e notti bianche. Associazione Artistico-culturale "Armò-nia"
Lo spazio di cui ci è stata concessa la dotazione è Chiesa dell'Antica Pieve, spazio espositivo del Comune di Settimo, nel centro cittadino.
Fondazione ECM
Presentano:
Mostra di arte contemporanea:
"Stile Libero"
Spazio espositivo; Chiesa della antica Pieve, P.zza Alpini, Settimo Torinese
Dal 28 Maggio al 2 Giugno 2008
PRESENTAZIONE SABATO 31 MAGGIO ORE 18,00
Orario; Lun/Ven: 17-19,30 Sab/Dom: 10-12/17-20
'Stile Libero'
ESPONGONO:
Tatiana Bortolozzi
Gian Luigi Braggio
Carla Bresciano
Ivan Cambiolo
Francesco La Porta
Mario Mondino
Alessandro Paliddo
Barbara Penna
Tancredi Pistamiglio
Michele Privileggi
Stefano Rollero.
" STILE LIBERO"è una manifestazione promossa dall' Associazione 'Armò-nia' di Settimo Torinese. Nata per rafforzare il lavoro comune e la creatività degli artisti del territorio.
Presenta la mostra Antonio Zappia, noto critico, con la passione innata per l'arte, un' impegno svolto per contribuire alla sua diffusione.
Alla 'Pieve' sarà presentato un 'excursus visivo' di innumerevoli tecniche e stili: pittura, scultura, arti plastiche, fotografia, installazioni. Un contenitore di espressioni diverse ma con un unico obiettivo, raccontare il piacere estetico.
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'CIELI SU TORINO' Il silenzio e l'insolito.
Acrilico su pannello di compensato, 150 x 110 (2008)
Spero di far cosa gradita nell'invitarVi alla lettura della sottostante motivazione che mi ha ispirato a comporre il quadro.
Un significato che non si sovrappone al senso più autentico della composizione, alla mia intima essenza artistica.
Bisogna aprirsi all'opera d'arte come ad una sorta di esperienza mistica perchè susciti emozione...
L'opera: 'CIELI SU TORINO' sarà esposta nell'ambito della mostra collettiva organizzata dalla Associazione Artistico-culturale 'Armò-nia' di Settimo Torinese presso lo spazio espositivo; Chiesa della Antica Pieve, P.zza Alpini, Settimo Torinese ( addiacente alla Biblioteca Civica 'Gasti'.) dall' 28 Maggio al 2 Giugno 2008. (Appena disponibile pubblico brochure dell'evento).
La chiamavano la piccola Parigi. ".....E i flussi di vita che l'attraversano nelle strade simmetriche si riducono a sorde vibrazioni lungo le venature chiare che l'incrinano."
Nei primi del 1700 Vittorio Amedeo II chiamò a Torino un giovane abate palermitano che aveva compiuto a Roma i suoi studi e la cui fama si diffuse in Europa: Filippo Juvarra.
Cresciuto alla scuola dell' arte barocca, l'abate architetto si era poi tuffato nelle forme classiche dei monumenti romani.
Il nuovo architetto messinese riusciva a dare un nuovo assetto alla città.
Città che di per se’ già stava mutando, incalzata dalla spinta dei tempi, dalle nuove strutture organizzative delle campagne e da quelle produttive, che determinavano un impellente bisogno di allargare i confini con grandi vie di comunicazione.
Molti nobili, legati alla corte e allo Stato con alte cariche lasciavano i castelli per prendere dimora in quella che veniva definita 'la piccola Parigi': Il fervore costruttivo si estese in eguale misura anche a filande, officine, cartiere, negozi, richiamando i primi immigrati : siciliani, sardi, e lombardi che abbandonavano la campagna per cercare a Torino lavoro e benessere.
Cominciava a nascere, con l'eco stravolgente della rivoluzione francese ,una dimensione torinese puramente barocca, meno sfarzosa, con lo scopo di stupire e suscitare meraviglia.
Possiamo vedere la città attraverso la descrizione dei grandi viaggiatori del Settecento e del secolo Romantico: Ghoethe, ad esempio, ebbe a dire "Torino è una delle più belle, oltre che delle più antiche città d'Europa".
Altrettanto appassionati i sentimenti del poeta Alphones de Lamartine: "Je ne me figurais pas une ville auissi belle que Turin....Plus j'avance, plus je vois d'autres villes, moins j'espére de retrouver jamais Turin".
Dopo Vittorio Amedeo e i suoi successori fino all'alba del 1 Gennaio 1861, Torino nella sua "charme", aumenta la sua prorompente teatralità, per le vie di Torino, nei ristoranti e nei caffè si vedevano deputati e senatori di quel primo parlamento italiano: Garibaldi, Verdi, Bixio, D'Azeglio, La Marmora, Crispi, Cadorna, e naturalmente Cavour.
Torino Capitale contava 186.000 abitanti. Si aprirono Ambasciate e Ministeri, ed ogni settore lavorativo ne risentì beneficamente: intanto continuava il cammino della rivoluzione industriale, e le nuove idee.
Ma presto avvenne quello che ai torinesi sembrò l'inizio della fine: la capitale trasportata a Firenze.
L'alto prezzo di questa rinuncia forse, permise all'identità dei torinesi di rimanere immutata.
Qui sta forse il destino di Torino. Una città che per rimanere nella storia non può fermarsi mai.
Si possono ricordare importanti traguardi che hanno accompagnato il cammino del suo progresso, fu ad esempio la prima città a realizzare l'illuminazione elettrica ed i grandi eventi mondiali: L'Esposizione Internazionale del 1884, con la creazione del Borgo del Valentino, nel 1911 con la grande Esposizione Universale, (a ridosso del borgo Medievale era sorta una vera e propria città, stupefacente ed eterogenea, ora liberty, ora arabeggiante, tutta stucchi, cupole, statue. (Un mondo incantato e affascinante, che rimase a lungo nella memoria.)
Da ricordare l'esposizione internazionale per il centenario dell'Unità d'Italia del Maggio 1961, fino alle recenti Olimpiadi invernali.
Torino si esprime rivoluzionando l'impostazione sabauda: in una discussione al "caffè Burello" di Corso Vittorio angolo via Rattazzi, il 1 Luglio 1899 si trovavano alcuni amici; Giovanni Agnelli, Luigi Scarfiotti, Emanuele Bricherasio, Roberto Biscaretti di Ruffia, Michele Ceriana Mayneri, Alfonso Ferrero di Ventimiglia, Luigi Damevino, Carlo Racca. Questi, accumunati da un forte spirito imprenditoriale, decidono di investire complessivamente ben ottocentomila lire per un progetto relativo ad una invenzione americana che, sfruttando l'energia termica di un motore alimentato a benzina, consentiva rapidi trasporti.
Esattamente dieci giorni dopo nasce la "Fabbrica Italiana di Automobili di Torino", il cui atto costitutivo viene registrato presso il notaio Torretta di via Arsenale 6 a Torino. Quello che succede successivamente è storia nota.......
E' un vero peccato....
Questa Torino del 2008 con il "Grattacielo della Banca Intesa-Sanpaolo" progettato da Renzo Piano, sconvolge la Torino taurinorum, la città del barocco e liberty, rovinando le suggestioni degli antichi palazzi, vie e chiese, il suo aspetto esoterico, i suoi straordinari scorci visivi, la sua architettura.......
A Torino la costruzione di edifici di grande altezza ha riguardato casi sporadici : a parte l'edificio di Alessandro Antonelli, pensato come "Tempio Israelitico" ma adibito poi a museo e chiamato Mole Antonelliana, diventato simbolo della torinesità, ( così come i 'toret', le piccole fontanine che un tempo dissetavano i passanti con un' ottima acqua proveniente da Balme).
Orgogliosamente oggi la Mole espone il Museo Nazionale del cinema. Pensare che alla fine degli anni '70 l'Assessore Costa Magna adibiva a suo uso personale una 'tavernetta' nei locali sottostanti la Mole, invitava i suoi amici e conoscenti ad allegre bevute di buon vino...) Fu poi Diego Novelli a dargli lo sfratto.
Il primo vero grattacielo ( La torre Littoria di Piazza Castello) viene costruito a celebrazione dell'ammodernamento di Via Roma ( anni '30 ) dopo la devastazione e demolizione delle architetture barocche preesistenti, per ordine del Duce.
Ogni importante città doveve avere una via centrale per le parate delle camice nere! A questo si aggiunse la corposa speculazione di Assicurazioni, Banche, etc, operata già in nome della sicurezza ("via prostitute e mendicanti dal centro cittadino!").
Il tema grattacieli riemerse nel dopoguerra (1948) : l'edificio di via Santa Teresa, il Reposi, di via XX Settembre, il grattacielo di Piazza Solferino. Questi edifici rimasero per lungo tempo privi di legittimità, costruiti cioè senza licenza edilizia, a testimonianza del fatto che all'epoca le decisioni in quanto a forme, luoghi e quantità si rivelassero di competenza esclusiva degli operatori privati.
La voglia di 'modernità' con la costruzione in centro di grattacieli proseguì nel corso degli anni '50/'60.
Torino in quel tempo, impegnata a fronteggiare le ondate migratorie che tutti conoscono, difficilmente si permetteva operazioni celebrative di virtù che non fossero direttamente legate alla produzione manifatturiera: così naque il grattacielo Lancia in Borgo San Paolo, quello della SIP in Corso Inghilterra, in restauro non per le esigenze dei cittadini bensi’ per diventare il Palazzo della Provincia, (ente che dovrebbe sparire!!!!) infine quello della RAI a Porta Susa, bello e ingombrante, nato per ragioni di visibilità aziendale, meno per quelle produttive, che rimase a lungo disabitato.
Questo indica che la realizzazione dei grattacieli ha rilevato nel tempo l'aspetto episodico, in ogni caso contrastante con l'impostazione architettonica della città, della sua "forma urbis". Infatti la realizzazione del grattacielo di 180 metri di Renzo Piano sulla Spina 2 area centrale nella zona Ovest di Torino, rovinerebbe lo "skyline" ottocentesco della Città, ben valorizzato dai giochi olimpici.
Il secondo gigante in vetro e acciaio ( il nuovo Palazzo della Regione Piemonte) spunterà nel 2010 nella zona occupata dalla fiat lungo via Nizza, alto 155 metri progettato da Massimiliano Fukas.
Secondo Guido Montanari, Storico urbanista, il problema non è la qualità del progetto di Piano, ma il contesto in cui si colloca.
Luca Mercalli, presidente della Società Meteorologa Italiana, dice che il nuovo grattacielo rappresenterà l'emblema dell'insostenibilità ambientale applicata "a scenari caratterizzati da bassa densità energetica".
Le considerazioni del famoso architetto Piano possono essere affascinanti, come l’idea sulla multifunzionalità, ma chiunque visitasse il centro storico di Torino si renderebbe conto che quest'opera e' assolutamente fuori da ogni schema architettonico della citta', nonchè l'impatto panoramico a colpo d'occhio risulterà devastante. Inoltre la cornice delle alpi e in primo piano la mole antonelliana, insieme al grattacielo saranno paragonabili ad una scarpa da cerimonia ed uno zoccolo.
In definitiva per motivi di interesse economico (matrimonio bancario e la giunta del Sindaco Chiamparino) "tutto si compie"! Nella carrellata che ho trascritto, tratteggiata dagli eventi significativi della Città del Museo Egizio, di Don Bosco, dei Savoia, degli Agnelli, della Sindone, di Cesare Pavese, Gipo Farassino, Norberto Bobbio, Rita Levi di Montalcini, della Fiera del libro, e delle Olimpiadi. Ebbene basterà dunque recarsi al ponte Sassi dove Salgari consumò i suoi anni e alzare gli occhi al cielo per vedere il nuovo e trionfante grattacielo, tripudio della new economy, e per un attimo come in un gioco mentale, quella prospettiva annullerà il silenzio e l'insolito.....
Voglio terminare questa riflessione di presentazione della mia opera con un pensiero colto dal Blog di Adriano Celentano
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Succede a Caselle Torinese.. Ho dovuto ritirare dalla mia mostra personale l'installazione-provocazione: "Staremo tutti bene" (opera metaforica e ironica, una provocazione artistica che racconta la diffidenza verso la casta della partitocrazia, alle frivole promesse negli slogan della campagna elettorale.) definita scomoda...bella democrazia...sempre meglio!
"Pressioni sulla titolare della caffetteria", ovviamente lanciate da ignoti...forse anche un pochino goffi e stupidi...ma comunque indizio di qualche idea di libertà !
(Costituzione della Repubblica Italiana: Art. 21.Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. )
Descrizione installazione: Un'urna elettorale da cui esce una mano che afferra ossa tricolori spolpate, quelle degli italiani!
ARTE CON UN RICHIAMO STORICO E SPIRITUALE
L’estro di Stefano Rollero neppure in questa esposizione, nei locali della Caffetteria dei portici di Palazzo Mosca, ha mancato di stupirci e sollecitarci con un messaggio artistico legato, da una parte, al misticismo di chiaro intento medievale e, dall’altra, quello potico-economico.
L’artista caselle del collage è approdato, in questo caso, ai colori spalmati dal pennello per delineare un’intensa immagine spirituale. Una figura severamente mistica come richiamo per un riscatto dal consumismo superfluo, dalla distrazione astratta ed indifferente con un messaggio salvifico.
Un’opera significativa che, abbandonata la tela, è stata dipinta significatamene sulla porta massiccia di un immaginario monastero del tempo che questo artista sa recuperare, colorare e riempire di luce e di suoni. Una voce dell’anima che giunge attraverso il canto iniziatico e riflesso nelle spesse mura del luogo, che è sacro.
Tutto questo immaginario viene costruito nella figura del frate accogliente che, come una divinità, regge il mondo in una mano e in una contemplazione estetica apre la porta che conduce al senso dell’eternità.
Rollero scava nel profondo e l’immagine, costruita nel turbinio dell’arte pittorica, si apre in un dialogo con il visitatore e schiude l’infinito.
In un’altra opera, invece, c’è la condanna dell’irresponsabilità politica che ha portato il Paese all’impoverimento economico e culturale. L’artista, come diceva il filosofo, è il termometro del tempo e lo rappresenta spesso come un anticipatore. Per questo ci si chiede chi ha le carte in regola per gridare – com’è stato fatto – allo scandalo o addirittura alla "censura", se una installazione racchiude in sé un messaggio molto pertinente alla situazione economica dell’Italia? Ogni cittadino di questo Paese ha un debito pubblico (gennaio 2008) di 29.000 euro all’anno. Con questa situazione si può fare a meno di sapere che l’urna elettorale racchiude i colori drammatici del tempo o che l’affarismo mafioso dilaga?
Chi ha responsabilità politiche cerca di occultare questa situazione e sovente ci riesce, ma poi si sente dire, dalle opposte parti politiche, che "siamo ridotti all’osso" e l’artista, con immediatezza, ha costruito il messaggio. Tuttavia, anziché discuterne nel merito si è voluto farlo togliere; che dire, se non ripetere che in noi uomini regna il bene e il male, il male e l’ignoranza ed è pure gratuita.
Antonio Zappia.
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Una lettera ritrovata per caso, nella soffitta di una casa di campagna in seguito ad una sua ristrutturazione, in una scatola di scarpe avvolta da polvere e ragnatele, assieme a vecchie foto, immagini sacre, cartoline, un vecchio porta spiccioli, una piccola tabacchiera in legno, di cui è dubbia l'appartenenza.
Una dichiarazione, una vera confessione d'amore, una lettera umile di un presunto suonatore di strumento musicale di fine '800. L'autore quasi sicuramente apparterrebbe al mondo rurale e contadino di quel periodo. Desiderava sicuramente conquistare una ragazza in quel tempo di rarefatta spiritualistica del contesto sociale,in cui la sua sarebbe stata un'impresa piuttosto ardua, seppur nella sua ingenuità fosse conscio di ciò che voleva. Un' espressione sentimentale essenziale, composta ( per la cultura e scolarità di quel periodo) da semplici sentimenti,di sicuro veri.... Mi sembra una lettera davvero antica come quelle dei bei romanzi di una volta, dei poemi, è romantica e appassionata per definizione. Poco importa la preparazione lessicale o grammaticale, l'importante è come il pensiero viene espresso, in quale modo si manifesta il sentimento. Chissa quale fosse l'età del compositore, forse un ragazzo, magari scriveva con penna e calamaio di notte al lume di candela, o forse al fuoco notturno tra gli odori della stalla......forse era la sua prima lettera rivolta ad un amore novello dalle 'pallide mani e dita rosse...' Verso la fine dello scritto, sorprende il connubbio romanticismo-ironia : ' L'inchiostro nero, foglio verde, il nostro amore non si perde'.
Questo mi ricorda la canzone 'Lettera d'amore' di Roberto Vecchioni,in particolare: "....le lettere d'amore non sarebbero d'amore se non facessero ridere, non aver paura, non aver mai paura di essere ridicoli: solo chi non ha mai scritto lettere d'amore fa veramente ridere......"
"Una lettera d'amore di altri tempi..."
Un momento di pensieri negli echi della sera....
un pensare languido, che sosta sulla soglia del cuore..
sfuggono le frasi......
Un sentire d'immensa solitudine voluta e odiata
ma voglia di tenerezza, dolcezza, calore...d'amore."
Questo è tutto riguardo alla lettera, Dalla lettura viene fuori l'idea di affiancare la lettera alle tempere e collages. Ho tentato di trasferire nella tela la lettera, con tracce e segni, parole e immagini....Imbrigliare il senso antico e contadino di intimo sentimento del vivere mai scontato ma venato da un senso di speranza, attesa... Il mio lavoro rappresenta una riflessione fra passato e presente, una proposta che ripropone il mito pasoliniano della civiltà contadina, una mia precisa volontà di lasciare che le cose parlino da sè, come un'invito a ritrovare un senso nel rapporto diretto con la terra, il ruotare delle stagioni, l'esprimere i sentimenti con pudica semplicità. ( nella foto: opera di collages plurimaterico, 55x45-2007)
( testo integrale della lettera)
"Dichiarazione d'amore" autore sconosciuto.
La firma incompresibile riporta cognome e due nomi.
Vi amo, i vostri occhi mi dicono che voi potete essere verso di me crudele, esprimere il vostro bel viso: La vostra bella immagine , è per questa ragione veramente ho deciso di volervi chiaramente parlare per dirvi tutto l'amore che il mio cuore sa provare; sia gentile , vorrei che le sue belle colorite labbra a dirmi di si, così, sollevarmi e liberarmi da tante angosce.
Vorrei ammirarvi ed appoggiarmi sulla vostra fiducia, desiderando infine di diventare la mia unica amica, abbiate però la gentilezza di avvertirmi se foste impegnata, sulla vostra buona volontà, e grazie ad oltre conquista, perchè in tal caso mi farei forte sfondandovi il cuore di quei ostacoli: per avervi, se non avessi ciò che spero di averlo, mi accontenterei di posare le mie labbra sulla vostre candide mani, sotto il chiaro della luna: delle belle fiammelle, mentre le vostre dita rosse mi accarezzerebbero, le pallide mani; mi sembra di vedervi in questa gioia immortale, sperando che vorrete accontentarvi; e farvi qualche serenata, per lasciare al mio cuore una speranza buona e rara mentre io suonerò.
Io sarò contento se vorreste accettare un facciolino, ho un mazzolino di rose, dal vostro balcone, perdonatemi e abbiate un pochino d'amore per me, e così sarò più contento e sodddisfatto. L'inchiostro nero, fofglio verde, il nostro amore non si perde; se mai fammi sapere se mi dici di no; ma riga si e una no.
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L'amico scultore Giovanni Borgarello, organizza una performances di un giorno sotto riportata.
L’opera d’arte "Merda in comune"
L’inaugurazione del 10 giugno avrà luogo a Cambiano, in via D’Ovia, entrando in paese dalla circonvallazione
La scelta dello scenario non è casuale, ma simbolicamente evocativa della capacità del grano di trasformare – riciclandola in messi copiose - la famosa merda di cui il Comune è grande produttore attraverso la nota discarica e gran distributore mediante il mitico sistema fognario, al punto da costituire nei fatti una sorta di record, continuamente migliorato, che prima o poi entrerà di diritto nel libro del Guiness dei primati.
E’ stata infatti ampliata – dopo adeguata rianimazione – la mefitica e mitica discarica e prosegue l’allargamento delle non meno celebri fogne, secondo i ben noti canoni.
L’opera "Merda in comune" si ispirò alla tristissima vicenda della costruzione di una grossa discarica nel territorio comunale destinata a smaltire i rifiuti di molti comuni del chierese e di Carmagnola, a poca distanza da zone residenziali: è costituita da un monolito di pietra con incisa sopra per l’appunto la scritta "merda in comune" su cui campeggiano due statue rappresentanti due individui nell’inequivoca posizione di chi esplica i propri bisogni fisiologici. In molti intravidero – per chissà quale arcano motivo - in costoro le silhoulettes del sindaco Emma Mariotto e del vicesindaco Michele Mammolito, che, a ruoli invertiti, reggono a tuttoggi, con record di longevità cadreghinista, le sorti della giunta municipale: ad alcuni la rappresentazione parve eccessivamente icastica e dal contenuto intrinsecamente troppo crudo.
In realtà essa è più che mai attuale e rappresentativa: infatti la discarica, su cui evidentemente gravitano ingenti interessi, doveva essere da tempo chiusa, mentre è ancora pienamente attiva e si susseguono ampliamenti e rimodellamenti. Vorrei ricordare che l’USL non ha mai dato parere favorevole alla costruzione della discarica, e che il sistema di pretrattamento dei rifiuti, tanto strombazzato dai nostri amministratori, non è mai stato costruito, nonostante siano decorsi oltre dieci anni.Queste sono solo le osservazioni più evidenti, ma tante sarebbero le doglianze da enumerarsi. Probabilmente agli amministratori non interessa affatto la salute dei cittadini, visto che continuano a perseguitare chi, come me, sta dalla parte dell’ambiente e del rispetto delle cose e delle idee altrui: infatti nel dissequestrarmi l’opera che senza diritto alcuno avevano trafugato, mi chiedono ora (sic!) il pagamento dell’affitto per il locale in cui me l’hanno rinchiusa, dopo averla fatta oggetto di vandalismi mediante picconatore varie, il cui effetto malamente hanno cercato di far scomparire con grossolano restauro.
L’opera mi è stata richiesta da molte persone interessate, ma ho voluto che restasse nel luogo dove il diritto di espressione artistica è stato negato, a ricordo di un brutale atto intimidatorio contro il libero pensiero e la libera espressione artistica.
Vi aspetto numerosi per un’inusuale festosa giornata!
Giovanni Borgarello
informazioni :
Tel. studio Borgarello 011 9457302
Privileggi - 339 6589999
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il 03/02/2007 alle 01:06