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        <title>attac nella locride</title>
        <description>il blog della rete locridea di attac - siamo il granello di sabbia che fermerà l'ingranaggio del sistema neoliberista</description>
        <link>http://blog.libero.it/attaclocride/</link>
        <lastBuildDate>Fri, 20 Nov 2009 00:30:49 +0100</lastBuildDate>
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        <category>Politica e Societá</category>
        <category>Varie Politica e Societá</category>
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            <title>LIBIA: 443 RIFUGIATI ERITREI DETENUTI A MISRATAH RISCHIANO L’ESPULSIONEPubblicato venerdì 20 ...</title>
            <link>http://blog.libero.it/attaclocride/3054326.html</link>
            <description>&lt;div class=&quot;content_content&quot;&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;L’osservatorio sulle vittime dell’immigrazione clandestina&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;FORTRESS EUROPE http://fortresseurope.blogspot.com&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;ROMA - All’indomani dei tragici naufragi al largo di Lampedusa e in acque libiche, costati la vita ad almeno 16 persone, di cui 11 disperse in mare, Fortress Europe denucia: 443 richiedenti asilo politico eritrei detenuti in condizioni allarmanti in Libia rischiano l’espulsione. Tra loro anche 60 donne, di cui una incinta all’ottavo mese; e 7 bambini, il più piccolo di soli tre mesi, nato in carcere ad aprile.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;L’osservatorio sulle vittime dell’immigrazione clandestina, insieme all’associazione eritrea Habeshia, è riuscita a stabilire un contatto all’interno del centro di detenzione di Misratah, dove i 443 sono detenuti da un anno. La fonte ha chiesto l’anonimato per motivi di massima sicurezza. Le testimonianze raccolte sono confermate dai responsabili dell’ufficio dell’Alto commissariato delle Nazioni unite (Acnur) di Tripoli, che a maggio hanno visitato i prigionieri e che in queste ore stanno trattando con le autorità libiche per impedire il rimpatrio dei rifugiati.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La bambina di tre mesi, detenuta con la madre, soffre di dermatite, non ha avuto nessun vaccino e non ha accesso a nessuna assistenza medica. Dorme per terra, come tutti gli altri detenuti. Non ci sono letti. La notte ci si incastra, la testa accanto ai piedi del vicino. Ammassati fino a settanta persone in stanze di sei metri per otto. Entro quattro settimane, dovrebbe nascere un secondo bambino, la madre è incinta all’ottavo mese. Nelle celle il caldo è insopportabile, non ci sono ventilatori, e l’aria è appesantita dalle fetide esalazioni che salgono dagli scarichi dei bagni, che quando si intasano riversano liquami sui pavimenti. I principali problemi di salute dei detenuti, oltre a scabbia e dermatiti, sono malattie polmonari, attacchi asmatici, problemi intestinali, e gastriti. Durante le prime settimane di detenzione alcune donne sono state struprate dagli agenti. Almeno sette persone sono state ricoverate per esaurimento nervoso.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Nel centro di detenzione di Misratah, 250 chilometri a est di Tripoli, ormai sono rimasti soltanto gli eritrei. Somali, etiopi, sudanesi, sono stati trasferiti, a Kufrah e a Sebha sostiene l’Acnur, nel deserto al confine con il Niger e il Sudan. Qui, dicono le testimonianze dei sopravvissuti sbarcati sulle coste siciliane - e raccolte nel libro “Mamadou va a morire”, Infinito edizioni - da anni continuano le espulsioni in pieno Sahara, dalle quali ci si salva soltanto acquistando, anche direttamente dalla polizia, un nuovo biglietto per Tripoli e poi per l’Italia.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Le testimonianze raccolte da Fortress Europe e Habeshia parlano di tre tipi di arresti. Nella maggior parte dei casi, intercettazioni in mare della Guardia costiera libica, sulle rotte per la Sicilia. Ma anche arresti in strada, in seguito a controllo dei documenti; e infine vere e proprie retate notturne, a Tripoli. Alcuni denunciano di essere stati trasportati in commissariato ancora in pigiama e di aver lasciato tutti i propri beni a casa. E i propri documenti. Sì perché molti degli eritrei sono in possesso dello status di rifugiati politici. I numeri ce li dà l’Acnur: 114 rifugiati, riconosciuti dalle rappresentanze Acnur in Etiopia e Sudan, e 3 persone sotto la diretta tutela della sede di Tripoli. Tutti gli altri sono comunque potenziali richiedenti asilo politico, poiché disertori dell’esercito eritreo.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;“Ancora una volta - dichiara Gabriele Del Grande, fondatore di Fortress Europe e autore di “Mamadou va a morire”, Infinito edizioni - il diritto all’asilo politico è ostaggio delle politiche di contrasto dell’immigrazione clandestina”.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Il commissario Ue per Giustizia, sicurezza e Libertà, Franco Frattini, aveva inviato nei giorni scorsi una lettera ai ministri degli Interni di undici paesi africani e della sponda meridionale del Mediterraneo, chiedendo la loro disponibilita’ a partecipare alle missioni di pattugliamento di Frontex, l’agenzia Ue per il controllo delle frontiere, per arginare il flusso dell’immigrazione clandestina. Una posizione condivisa anche dal ministro degli interni italiano, Giuliano Amato, che già nel gennaio 2007 dichiarava: “Vedo con soddisfazione che la collaborazione operativa tra le autorità libiche e il Dipartimento italiano di Pubblica sicurezza, sta dando buoni frutti”.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Altro che buoni frutti. Oltre 1.500 migranti irregolari sono stati arrestati in Libia nel mese di giugno 2007, e a maggio erano stati 2.137. La Libia ha già deportato eritrei, nel 2006 e prima ancora nel 2004, a più riprese, anche su un volo pagato dall’Italia. Il 27 agosto 2004 uno degli aerei venne dirottato dai deportati eritrei a Khartoum, in Sudan. 60 dei 75 passeggeri vennero riconosciuti rifugiati politici dall’Alto commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite. In patria avrebbero fatto la fine dei 223 deportati da Malta tra settembre e ottobre del 2002. Tornati in Eritrea, furono detenuti e torturati. Lo hanno testimoniato ad Amnesty International i pochi riusciti a evadere, oggi rifugiati politici nel Nord America e nei Paesi scandinavi. Trattenuti prima nella prigione di Adi Abeito e poi, in seguito a un tentativo di fuga, nel carcere di massima sicurezza di Dahlak Kebir, molti di loro sono stati uccisi.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;http://fortresseurope.blogspot.com&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;p&gt; &lt;/p&gt;&lt;div class=&quot;content_footer_article&quot;&gt;&lt;div class=&quot;data&quot;&gt;Pubblicato venerdì 20 Luglio 2007&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;</description>
            <pubDate>Sun, 29 Jul 2007 09:17:00 +0100</pubDate>
            <guid>http://blog.libero.it/attaclocride/3054326.html</guid>
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            <title>Basi USA in Italia, in Europa ed in Medioriente</title>
            <link>http://blog.libero.it/attaclocride/2999093.html</link>
            <description>&lt;div class=&quot;content_content&quot;&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Le 107 Basi Usa (Air-Force, Navy, Army, NSA) in Italia: Chi “comanda” in Italia? Tra le basi USA più conosciute e meno conosciute, da Nord a Sud della Penisola, Regione per Regione:&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Trentino Alto Adige&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Cima Gallina (Bolzano): Stazione telecomunicazioni e radar dell’USAF. Monte Paganella (Trento): Stazione telecomunicazioni USAF.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Friuli Venezia Giulia&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Aviano (Pordenone, Friuli): la 16ma Forza Aerea ed il 31° Gruppo da caccia dell’Aviazione U.S.A., nonché uno squadrone di F-18 dei Marines. Rivolto (Udine): Base USAF. Maniago (Udine ): Poligono di tiro dell’US-Air-Force (USAF). S. Bernardo (Udine): Deposito munizioni dell’US-Army. Roveredo (Pordenone): Deposito armi USA.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Veneto&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Istrana (Treviso): Base US-Air-Force (USAF). Ciano (Treviso): Centro telecomunicazioni e radar USA. Vicenza: Comando SETAF, Sud Europe Task Force; Quinta Forza aerea tattica (USAF); Deposito di testate nucleari. Camp Ederle (Vicenza): Q.G. NATO; Comando SETAF dell’US-Army; un Battaglione di obici e Gruppo tattico di paracadutisti USA. Tormeno (San Giovanni a Monte, Vicenza): depositi di armi e munizioni. Longare (Vicenza): importante deposito d’armamenti. Verona: Air Operations Center (USAF). e Base NATO delle Forze di Terra del Sud Europa; Centro di telecomunicazioni (USAF). Affi (Varese): Centro telecomunicazioni USA. Lunghezzano (Varese): Centro radar USA. Erbezzo (Varese): Conselve (Padova): Base radar USA. Monte Venda (Padova): Antenna telecomunicazioni e radar USA. Trieste: Base navale USA. Venezia: Base navale USA. San Anna di Alfaedo (Venezia): Base radar USA. Lame di Concordia (Venezia): Base di telecomunicazioni e radar USA. San Gottardo, Boscomantivo (Venezia): Centro telecomunicazioni USA. Ceggia (Venezia): Centro radar USA.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Lombardia&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Ghedi (Brescia): Base dell’US-Air-Force (USAF). Montichiari (Brescia): Base aerea (USAF).&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Piemonte&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Remondò (nel Pavese): Base US-Army. Antenna radar NSA. Cameri (Novara): Base aerea USA con copertura NATO. Candela-Masazza (Vercelli): Base d’addestramento dell’US-Air-Force e dell’US-Army, con copertura NATO.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Emilia&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Monte S. Damiano (Piacenza): Base dell’USAF con copertura NATO. Monte Cimone (Modena): Stazione telecomunicazioni USA con copertura NATO. Parma: Deposito dell’USAF con copertura NATO. Bologna: Stazione di telecomunicazioni del Dipartimento di Stato Americano. Rimini: Gruppo logistico USA per l’attivazione di bombe nucleari. Rimini-Miramare: Centro telecomunicazioni USA.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Liguria&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Finale Ligure (Savona): Stazione di telecomunicazioni dell’US-Army. San Bartolomeo (La Spezia): Centro ricerche per la guerra guerra sottomarina. Spezia: Centro antisommergibili di Saclant.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Marche&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Potenza Picena (Macerata): Centro radar USA con copertura NATO.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Toscana&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Livorno: Base navale USA. Camp Darby (tra Livorno e Pisa): 8° Gruppo di supporto USA e Base dell’US Army per l’appoggio alle Forze statunitensi al Sud del Po, nel Mediterraneo e nell’Africa del Nord. Coltano (Pisa): importante base USA/NSA per le telecomunicazioni; Deposito munizioni US-Army; Base NSA. Pisa (aeroporto militare): Base saltuaria dell’USAF. Monte Giogo (Massa): Centro di telecomunicazioni USA con copertura NATO. Poggio Ballone (Grosseto) - tra Follonica, Castiglione della Pescaia e Tirli: Centro radar USA con copertura NATO. Talamone (Grosseto): Base saltuaria dell’US-Navy.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Sardegna&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La Maddalena-Santo Stefano (Sassari): Base atomica USA, Base di sommergibili, Squadra navale di supporto alla portaerei americana «Simon Lake». Monte Limbara (tra Oschiri e Tempio, Sassari, in Sardegna): Base missilistica USA. Sinis di Cabras (Sassari).: Centro elaborazioni dati (NSA). Isola di Tavolara (Sassari): Stazione radiotelegrafica di supporto ai sommergibili della US Navy. Torre Grande di Oristano: Base radar NSA. Monte Arci (Oristano): Stazione di telecomunicazioni USA con copertura NATO. Capo Frasca (Oristano): eliporto ed impianto radar USA. Santulussurgiu (Oristano): Stazione telecomunicazioni USAF con copertura Nato. Perdas de Fogu (Nuoro): base missilistica sperimentale. Capo Teulada (Cagliari): da Capo Teulada (Cagliari) a Capo Frasca (Oristano): all’incirca 100 km di costa, 7.200 ettari di terreno e più di 70.000 ettari di zone Off Limits: poligono di tiro per esercitazioni aeree ed aeronavali della Sesta flotta americana e della Nato. Decimomannu (Cagliari): aeroporto Usa con copertura Nato. Aeroporto di Elmas: Base aerea dell’US-Air-Force. Salto di Quirra (Cagliari): poligoni missilistici. Capo San Loremo (Cagliari): zona di addestramento per la Sesta flotta USA. Monte Urpino (Cagliari): Depositi munizioni USA e NATO. Cagliari: Base navale USA.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Lazio&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Roma-Campino (aeroporto militare): Base saltuaria USAF. Rocca di Papa (Roma): Stazione telecomunicazioni USA con copertura NATO. Monte Romano (Viterbo): Poligono saltuario di tiro dell’US-Army. Gaeta (Latina): Base permanente della Sesta Flotta USA e della Squadra navale di scorta alla portaerei «La Salle». Casale delle Palme (Latina): Scuola telecomuncicazioni NATO su controllo USA.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Campania&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Napoli: Comando del Security Force del corpo dei Marines; Base di sommergibili USA; Comando delle Forze Aeree USA per il Mediterraneo. Napoli-Capodichino: Base aerea dell’US-Air-Force. Monte Camaldoli (Napoli): Stazione di telecomunicazioni USA. Ischia (Napoli): Antenna di telecomunicazioni USA con copertura Nato. Nisida: Base US-Army. Bagnoli: Centro controllo telecomunicazioni Usa per il Mediterraneo. Agnano (nelle vicinanze del famoso ippodromo): Base dell’US-Army. Cirigliano.(Napoli): Comando delle Forze Navali USA in Europa. Licola (Napoli): Antenna di telecomunicazioni USA. Lago Patria (Caserta): Stazione telecomunicazioni USA. Giugliano (vicinanze del lago Patria, Caserta): Comando STATCOM. Grazzanise (Caserta): Base saltuaria USAF. Mondragone (Caserta): Centro di Comando USA e NATO sotterraneo antiatomico. Montevergine (Avellino): Stazione di comunicazioni USA.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Basilicata&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Pietraficcata (Matera): Centro telecomunicazioni USA/NATO.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Puglia&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Gioia del Colle (Bari): Base aerea USA di supporto tecnico. Punta della Contessa (Brindisi): Poligono di tiro USA/NATO. San Vito dei Normanni (Brindisi): Base del 499° Expeditionary Squadron; Base dei Servizi Segreti: Electronics Security Group (NSA). Monte Iacotenente (Foggia): Base del complesso radar Nadge. Brindisi: Base navale USA. Otranto: Stazione radar USA. Taranto: Base navale USA; Deposito USA NATO. Martina Franca (Taranto): Base radar USA.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Calabria&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Crotone: Stazione di telecomunicazioni e radar USA/NATO. Monte Mancuso (Catanzaro): Stazione di telecomunicazioni USA. Sellia Marina (Catanzaro): Centro telecomunicazioni USA con copertura NATO.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Sicilia&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Sigonella (Catania): importante Base aeronavale USA (oltre ad unità della US-Navy, ospita diversi squadroni tattici dell’US-Air-Force: elicotteri del tipo HC-4, caccia Tomcat F14 e A6 Intruder, nonché alcuni gruppi di F-16 e F-111 equipaggiati con bombe nucleari del tipo B-43, da più di 100 kilotoni l’una!). Motta S. Anastasia (Catania): Stazione di telecomunicazioni USA. Caltagirone (Catania): Stazione di telecomunicazioni USA. Vizzini (Catania): Diversi depositi USA. Isola delle Femmine (Palermo): Deposito munizioni USA/NATO. Punta Raisi (Aeroporto): Base saltuaria dell’USAF. Marina di Marza (Ragusa): Stazione di telecomunicazioni USA. Monte Lauro (Siracusa): Stazione di telecomunicazioni USA. Sorico: Antenna NSA. Augusta (Siracusa): Base della VI Flotta USA e Deposito munizioni. Centuripe (Enna): Stazione di telecomunicazioni USA. Niscemi (Sicilia): Base del NavComTelSta (stazione di comunicazione US-Navy). Trapani: Base USAF con copertura NATO. Pantelleria: Centro telecomunicazioni US-Navy e Base aerea e radar NATO. Lampedusa: Base della Guardia costiera USA; Centro d’ascolto e di comunicazioni NSA.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Basi Aeree USA in Europa:&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Tra le più importanti&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;in Gran Bretagna: nome della base: Alcombury (località: Huntingdon; provincia o regione: Cambridgeshire); Molesworth (Huntingdon, Cambridgeshire); Upwood (Ramsey, Cambridgeshire); Fairford (Fairford, Gloucestershire); Feltwell (Thetford, Norfolk); Lakenheath (Lakenheath, Suffolk); Mildenhall (Mildenhall, Suffolk); Croughton (Croughton).&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;In Germania: Brasschaat (Mannheim-Sandhofen, Baden-Wuerttemberg); Heidelberg o Patton Barracks (Heidelberg, Baden-Wuerttemberg); Stuttgart (Stuttgart-Echterdingen, Baden-Wuerttemberg); Giebelstadt (Giebelstadt-Wuerzburg, Bayern); Grafenwoehr (Grafenwoehr, Bayern); Hohenfels-CMTC (Hohenfels-Regensburg, Bayern); Katterbach Barracks (Ansbach, Bayern); Storck Barracks (Illesheim, Bayern); Schweinfurt-Conn Barracks (Schweinfurt, Bayern); Armstrong Army Heliport (Buedingen, Hessen); Hanau-Fliegerhorst Kaserne (Hanau, Hessen); Wiesbaden (Wiesbaden-Erbenheim, Hessen); Rhein-Main (Frankfurt/Main, Hessen); Geilenkirchen (Teveren, Nordrhein-Westfalen); Ramstein (Ramstein, Rheinland-Pfalz); Sembach (Kaiserslautern, Rheinland-Pfalz); Spangdahlem (Spangdahlem, Rheinland-Pfalz); Einsiedlerhof (Kaiserslautern, Rheinland-Pfalz).&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;In Islanda: NAS Keflavik (Reykjanes).&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;In Norvegia: Sola Sea (Sola Sea); Stavanger (Stavanger). In Danimarca: Thule (Thule, Groenlandia). In Olanda: Soesterberg (Soesterberg). In Belgio: Brasschaat (Brasschaat). In&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Francia: Istres (Marsiglia).&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;In Ungheria: Taszar (Pecs).&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;In Spagna: NAS Rota (Rota); Moron (Sevilla); San Vito (San Vito).&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;In Portogallo: Lajes Field (Terceira Island, Azores).&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;In Bosnia Herzegovina: Camp Comanche.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;In Macedonia: Camp Able Sentry (Skopje); Camp Monteith-Army (Gnjilane); Camp Bondsteel-Army (Urosevac).&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;In Grecia: Souda Bay (Chania, Creta).&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;A Cipro: Akrotiri (Akrotiri).&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Questo, senza prendere in conto le facilità di attraversamento dello spazio aereo, di atterraggio, di rifornimento e di supporto logistico accordate - de iure o de facto - agli aerei ed agli elicotteri militari statunitensi, dalla Svizzera, dal Lussemburgo, dall’Irlanda, dall’Austria, dalla Slovacchia, dalla Repubblica Ceca, dalla Slovenia, dalla Croazia, dalla Romania, dalla Bulgaria, dalla Georgia, ecc.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Basi dell’Esercito USA in Europa:&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;In Germania: Divisioni: 1st Armored Division, Weisbaden; 1st Infantry Division, Wurzburg; 2nd Brigade, 1st Armored Division, Buamholder; 7th Army Reserve Command (ARCOM), Schwetzingen; Corpi d’Armata: V Corps, Heidelberg; Comandi: U.S. Army Europe (USAREUR); Combat Maneuver Training Center; Landstuhl Regional Medical Center.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;In Bosnia: Camp McGovern, Camp Dobol.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Nel Kossovo: Camp Bondsteel.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Basi Navali USA nel Mediterraneo:&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Oltre quelle italiane che abbiamo già visto:&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;in Francia: Marsiglia e Tolone.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;In Spagna: Alicante, Barcellona, Benidorm, Cartagena, Malaga, Palma de Maiorca e Rota.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;In Grecia: Atene-Pireo, Corfù, Rodi e Suda-Bay.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;In Egitto: Alessandria.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;In Israele: Haifa.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;In Turchia: Istambul, Izmir, Mersin e Iskenderun.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Senza tener conto, naturalmente, delle facilità d’ormeggio e di rifornimento permanenti o saltuarie concesse all’US-Navy dal Marocco, Tunisia, Gibilterra, Malta e Cipro.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Basi Aeree USA nel Vicino Oriente:&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Da Nord a Sud di questo scacchiere (tra le più importanti):&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;in Turchia: Incirlick-Adana (39simo Air Expeditionary Wing), Izmir, Corlu, Konya, Diyarbakir, Batman e Mus;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;nel Kirghizistan: Manas, Ganci (regione di Bishkek);&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;nell’Uzbekistan: Karshi;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;nel Tagikistan: Tagikistan;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;in Afghanistan; Mazar-e-Sharif, Kandahar, Khost (Paktia), Bagram (Charikar, Parvan);&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;nel Pakistan: Dalbandin, Jacobabad;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;nel Kuwait: Ahmed al-Jaber, Ali Al Salem, Camp Doha,;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;in Arabia Saudita: Prince Sultan (alla periferia di Riad), King Abdul Aziz (Dhahran), Eskan Village, King Fahd (Taif), King Khaled (Khamis Mushayt), Al-Kharj;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;negli Emirati Arabi Uniti: Al Dhafra/Sharjah (763esimo Squadrone dell’Expeditionary Air Refueling);&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;nel Qatar: Al Udeid, Al-Sayliyah;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;nell’Oman: Thumrait (305esimo squadrone dell’Air Expeditionary Force), Masirah , Seeb;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;nel Bahrein: Sheik Isa (Sitrah);&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;a Gibuti (Corno d’Africa): Baracche Le Monier;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;nell’isola di Diego Garcia (Oceano Indiano): Diego Garcia Air Force.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Basi Navali USA nel Vicino Oriente:&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;In Egitto: Hurgada (Mar Rosso);&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;a Gibuti: Le Monier;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;nell’isola di Diego Garcia: US Naval base and support facilities;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;nel Bahrein: Juffar (Golfo arabo-persico):Quartier generale della V Flotta americana.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Basi dell’Esercito USA nel Vicino Oriente:&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Nell’Uzbekistan: Karshi (10a Divisione di montagna USA)&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;in Afghanistan: Mazar-e-Sharif, Pul-i-Kandahar, Kandahar;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;nel Pakistan: Pasni, Jacobabad e Khowst;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;in Giordania: Muafaq Salti;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;nel Kuwait: Camp Doha/Ad-Dawhah (Quartier Generale della Terza Armata U.S.A), Ali al-Salem.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Basi “Echélon” in Europa:&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Gestite e coordinate dal Comando generale statunitense della NSA (National Security Agency) di Fort Meade (nel Maryland), organizzate in cooperazione con i servizi segreti britannici GCHQ (Government Communications Head Quarters), canadesi CSE (Communications Security Establishment), australiani DSD (Defence Signals Directorate) e neo-zelandesi GCSB (Government Communications Security Bureau), e spesso mimetizzate sotto le mentite spoglie di banali imprese di telecomunicazioni private, le Basi d’ascolto, di spionaggio elettronico e d’elaborazione dati del programma americano «Echélon» (che già dispone - oltre alle usuali “stazioni” di spionaggio che sono integrate nella normale rete diplomatica e consolare statunitense nel mondo - di una ventina di satelliti spia della National Reconaissance Office - del tipo Keyhole, Mercury, Sigint, Parsae, Comint, Orion/Vortex, Mentor, Trompet, ecc. - e di una trentina di Boeing RC-135 che giorno e notte - da centinaia di chilometri, nel cielo - sono in grado di intercettare, registrare e controllare - e, se necessario, “piratare”... - qualsiasi comunicazione radio, telefonica, fax, cellulare ed internet, e persino fotografare e decifrare - con una risoluzione di meno di 10 cm., come nel caso dei satelliti «Advanced KH-11» e «KH-12» - l’indirizzo di una cartolina postale che state innocentemente spedendo ad un vostro caro amico o ordinario conoscente...) coprono praticamente l’intero pianeta, con all’incirca 4’000 “antenne” disseminate nei diversi paesi (molte volte completamente all’oscuro di tutto...) del mondo. In Europa, le principali Basi del programma «Echélon» - che agiscono sotto l’egida dei Comandi regionali USA di Morenstow e di Menmith Hill, in Gran Bretagna, e di Bad Aibling, in Germania (Baviera) - sono installate nelle seguenti località: da Nord a Sud: in Islanda: Keflavik; in Lituania: Vilnius; in Estonia: Tallinn; in Lettonia (Latvia): Ventspils; in Finlandia: Santahamina; in Svezia: Karlskrona, Muskö e Lovön; in Norvegia: Borhaug, Jessheim, Fauske/Vetan, Randaberg, Kirkenes, Skage/Namdalen, Vardo e Vadso; in Gran Bretagna: Belfast (Irlanda du Nord), Brora e Hawklaw (Scozia), Chicksands, Culm Head, Cheltenham, Digby, Menwith Hill, Irton Moor, Molesworth, Morwenstow, Londra (Palmer Street); in Danimarca: Aflandshage, Almindingen, Dueodde-Bornholm, Gedser, Hjorring, Logumkloster; in Olanda: Amsterdam e Viksjofellet; in Germania: Frankfurt, Bad Aibling, Ahrweiler, Hof, Achern, Bad Münstereifel, Darmstadt, Braunschweig, Husum, Monschau, Mainz, Rheinhausen, Stockdorf, Pullach, Vogelweh; in Francia: Parigi (GIX: Global Internet Exchange), Strassburgo e Grenoble; in Austria: Neulengbach e Konigswarte; in Svizzera: Merishausen e Rüthi; in Croazia: isola di Brac ed aeroporto di Zagreb-Lucko; in Bosnia-Erzegovina: Tuzla; in Spagna: Playa de Pals, Pico de las Nieves (Grande Canaria), Manzanares e Rota; in Portogallo: Terceira Island (isole Azores); a Gibilterra (Gibraltar) in Albania: Tirana, Durazzo (Durrës) e Shkodër; in Grecia: Iráklion (Creta); nell’isola di Cipro: Ayios Nikolaos;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Basi «Echélon» nel Vicino Oriente:&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;In Turchia: Istanbul, Izmir, Adana, Agri, Antalya, Diyarbakir, Edirne; in Israele: Herzliyya (Q.G. dell’Unità 8200), Mitzpah Ramon, Monte Hermon, Golan Heights Monte Meiron; nel Pakistan: Parachinar; nel Kuwait: Kuwait-City e l’isola di Faylaka; in Arabia Saudita: Araz, Khafji; negli Emirati Arabi Uniti: Az-Zarqa, Dalma, Ras al-Khaimah e sull’isola di Sir Abu Nuayr; nell’Oman: Abut, Khasab, isole di Goat e di Masirah, penisola di Musandam; nello Yemen: isola di Socotra (in costruzione).&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;dal sito: www.disarmiamoli.org&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;p&gt; &lt;/p&gt;&lt;div class=&quot;content_footer_article&quot;&gt;&lt;div class=&quot;data&quot;&gt;Pubblicato martedì 17 Luglio 2007&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;</description>
            <pubDate>Tue, 17 Jul 2007 11:12:00 +0100</pubDate>
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            <title>LO “SCUDO ANTIMISSILISTICO” USA/NATO INIZIA A FUNZIONARE</title>
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            <description>&lt;div class=&quot;content_content&quot;&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Rilanciamo la Petizione popolare in tutte le mobilitazioni del movimento nowar&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Comunicato della Rete nazionale Disarmiamoli!&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La sospensione del trattato CFE per la riduzione degli armamenti convenzionali da parte della Russia è un segnale molto preoccupante. Dopo mesi di false trattative, nelle quali il cowboy d’oltre Oceano ha imposto una classica visione dei rapporti diplomatici intrisa del peggior colonialismo, la risposta del governo russo viene dipinta dai mass media occidentali come provocazione, sfida, scelta arrogante e simili.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Leggendo le cifre e i rapporti di forza sul campo, si scopre però che la Russia di oggi non ha neppure la quantità di armi convenzionali permessa da quegli accordi che oggi sospende. Senza spendere una parola in difesa di un sanguinario “capitano d’industria” qual è Vladimir Putin, appare evidente lo scopo dell’attuale campagna stampa.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Il nuovo clima da “guerra fredda” è determinato oggi dall’arroganza dell’amministrazione statunitense e NATO, impegnate in una offensiva politico militare di vasta scala, di cui il cosiddetto “scudo antimissilistico” è solo la punta avvelenata di un iceberg di guerra.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;I missili in Polonia, il radar repubblica ceca, il coinvolgimento diretto dell’Italia nel progetto con la ratifica di un trattato semiclandestino da parte del governo Prodi, sono parte integrante di una strategia aggressiva che segna profondamente l’Europa centro meridionale.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Il sostegno occidentale all’’indipendenza del Kosovo ( fuori e contro gli accordi di Kumanovo che formalizzarono lo sgretolamento della Jugoslavia dopo i bombardamenti “umanitari” nel 1999), le nuove basi USA/NATO in Romania, Bulgaria, Albania, Italia (Vicenza), i quotidiani massacri in Afghanistan ad opera della “nuova” NATO uscita dal vertice di Washington del 24 aprile 1999, l’ inserimento diretto di Israele nel sistema bellico Atlantico, sono i dati più evidenti dell’atttuale modello economico occidentale, nascosto sotto il manto ideologico della cosiddetta “guerra infinita”: il WARFARE.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;L’Europa condivide ed affianca attivamente queste politiche di guerra. L’Italia di Prodi si è subito adeguata, a partire dall’incremento astronomico della spesa militare contenuto nella legge finanziaria.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Il movimento contro la guerra ha preso coscienza di questo scenario, iniziando un cammino di resistenza attiva a politiche belliciste bypartisan.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La lotta delle popolazioni vicentine è la punta di diamante di una ripresa complessiva della mobilitazione, come dimostrato con la grande manifestazione del 9 giugno a Roma.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Di fronte all’escalation in atto, gli strumenti di resistenza a queste politiche dovranno essere molteplici, permettendo al movimento di dispiegarsi sui territori con iniziative, campagne , mobilitazioni di vario tipo, legittimandolo agli occhi di una opinione pubblica quotidianamente bombardata dalle deformazioni di un altro potente strumento di guerra: il sistema massmediatico. Non sfugge a nessuno il silenzio tombale degli organi di stampa nazionali sul coinvolgimento diretto dell’Italia nel nuovo progetto bellico statunitense, grazie alla firma di un misterioso accordo quadro USA / Italia da parte del governo Prodi.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La petizione popolare contro lo scudo antimissilistico si conferma come una importante campagna di massa, proposta da alcuni mesi al movimento in previsione degli attuali sviluppi del confronto Est Ovest.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Il dossier che accompagna la raccolta delle firme contro lo scudo è un formidabile strumento di controinformazione ed attivizzazione sui territori, che può rafforzare ed accompagnare le mobilitazioni contro la base al Dal Molin.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Sollecitiamo tutte le realtà di movimento, i singoli militanti nowar a usare questo strumento, scaricando i moduli dal sito di disarmiamoli ed usandoli nei banchetti e nelle mobilitazioni dei prossimi mesi.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La Rete nazionale Disarmiamoli!&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;http://www.disarmiamoli.org info@disarmiamoli.org&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;p&gt; &lt;/p&gt;&lt;div class=&quot;content_footer_article&quot;&gt;&lt;div class=&quot;data&quot;&gt;Pubblicato martedì 17 Luglio 2007&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;</description>
            <pubDate>Tue, 17 Jul 2007 11:10:22 +0100</pubDate>
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            <title>Acqua: è stata una campagna straordinaria. Così deve continuaredi Marco Bersani (ATTAC Italia)</title>
            <link>http://blog.libero.it/attaclocride/2999074.html</link>
            <description>&lt;div class=&quot;content_content&quot;&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;406.626 donne e uomini&lt;/strong&gt; hanno firmato la legge d’iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dell’acqua : un risultato straordinario, che premia un lungo percorso di costruzione partecipativa e includente della campagna di raccolta firme, una forte connessione tra le lotte territoriali e il loro necessario intreccio per fare di esse un’unica, articolata, vertenza nazionale.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La campagna per la ripubblicizzazione dell’acqua, dopo sei mesi di capillare lavoro in ogni angolo del Paese, &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;è oggi tema nazionale&lt;/strong&gt; ed è entrato nell’agenda politica istituzionale, quell’agenda del “Palazzo”, sempre più interessato a come ridislocare le stanze interne, sempre più restio ad aprire le finestre per capire cosa si muove nella società.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Abbiamo sicuramente ottenuto il primo, e forse il più importante, risultato politico : &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;oggi la consapevolezza sociale sulla questione dell’acqua e dei beni comuni è molto più diffusa di ieri.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Oggi le vertenze territoriali aperte possono contare su un più forte sostegno collettivo e su una riconoscibilità reciproca che ne permette la diffusione e il consenso.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Oggi, nei luoghi dove vertenze territoriali non erano aperte, sono nati presidi democratici, luoghi di attenzione fertile e di mobilitazione possibile, che potranno risultare decisivi per il proseguio della nostra comune lotta.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Ma soprattutto, in questi sei mesi di dibattiti, iniziative, mobilitazioni e carovane, &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;il movimento per l’acqua ha acquisito una nuova consapevolezza di sé e della propria forza&lt;/strong&gt;, una preziosità che dovremo saper conservare, ora che abbiamo verificato il consenso popolare, ma che abbiamo davanti a noi la battaglia più dura, quella del consenso politico.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;406.626 firme. Nessuno può più dire “Io non lo sapevo”. Ma dobbiamo anche essere consapevoli della responsabilità che ci siamo collettivamente assunti e della necessità comune di proseguire ed approfondire la lotta.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Alcuni risultati parziali li abbiamo invero ottenuti. L’acqua è stata esclusa da ogni volontà di ulteriore privatizzazione insita nel DDL Lanzillotta, la Camera dei Deputati ha approvato il provvedimento di moratoria su ogni privatizzazione in corso e futura. &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Ma dobbiamo essere assolutamente consapevoli che nulla può essere dato per scontato, e che solo con l’approfondimento della lotta potranno essere conquistati nuovi e definitivi risultati. &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Dobbiamo &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;estendere e approfondire le lotte territoriali&lt;/strong&gt; e saper costruire intorno ad esse, oltre alle ormai conosciute vertenze in corso, nuovi “casi nazionali”; dobbiamo saper contrastare quanti negli enti locali, anche in risposta alla nostra campagna per la ripubblicizzazione, stanno accelerando i processi di privatizzazione; dobbiamo estendere, laddove ce ne siano le condizioni, situazioni di mobilitazione permanente e di pratiche come l’autoriduzione popolare delle tariffe. &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Dobbiamo, in poche parole, inceppare in più punti e anche economicamente, i meccanismi di messa sul mercato e di valorizzazione finanziaria di un bene comune come l’acqua.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;E dobbiamo &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;tenere alto anche il carattere nazionale della vertenza&lt;/strong&gt; sull’acqua, evitando che la forte e radicata mobilitazione che abbiamo costruito si riduca ad una lobbistica attesa che la legge faccia il suo corso nelle commissioni parlamentari. Dobbiamo ottenere che il provvedimento di moratoria sulle privatizzazioni in corso e future venga definitivamente approvato al Senato; dobbiamo ottenere che la legge venga da subito inserita nella Commissione Ambiente della Camera; dobbiamo costruire una piattaforma di lotta anche in previsione della prossima Legge Finanziaria. &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Dobbiamo, in poche parole, costruire una forte mobilitazione che approdi verso la seconda metà di ottobre a una grande manifestazione nazionale per l’acqua e per i beni comuni, contro le privatizzazioni e per uno nuovo spazio pubblico, contro la solitudine competitiva e per una nuova democrazia dal basso.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Dobbiamo dotarci di strumenti, agili e articolati a seconda delle diversità territoriali, ma che permettano una accumulazione di forza e di saperi: &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;coordinamenti locali, per ATO o regionali, a seconda delle situazioni e delle esigenze.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;E finalmente mettere in piedi &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;l’osservatorio sull’acqua&lt;/strong&gt;, come elemento di coagulo di conoscenza e di servizio alle mobilitazioni, costruendolo collettivamente e dal basso, così come abbiamo imparato a lavorare in questi anni.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;E dobbiamo costruire, territorialmente e nazionalmente, &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;una forte alleanza con quegli Enti Locali che hanno deliberato il loro appoggio alla legge d’iniziativa popolare&lt;/strong&gt; e che, in alcuni casi (l’acquedotto del Monferrato e Rieti) hanno deciso di anticipare la legge, fuoriuscendo dalle gestioni attraverso SpA a qualsiasi titolo.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Da ultimo, ma non per importanza, la lotta sull’acqua potrà avere futuro se non la pensiamo e pratichiamo come una lotta specifica e chiusa in sé e &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;se saremo capaci di mettere a disposizione la nostra esperienza perchè altre vertenze possano rafforzarsene e reciprocamente costruire connessioni non solo sentimentali, bensì politiche, di lotta e di pratica partecipativa.&lt;/strong&gt; La nostra lotta ha una propria storia, una propria piattaforma e un proprio radicamento politico-culturale e territoriale e, come tale, ha un suo proprio percorso. Ma anche dalla permeabilità verso altre esperienze e dalla capacità di costruzione di un pensiero e di una mobilitazione forte su tutta la questione dei beni comuni naturali e sociali, dipenderà l’esito di un percorso di cui oggi abbiamo vinto la prima tappa, e di cui da domani dovremo riprendere il cammino.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Oggi sappiamo che possiamo farlo con più fiducia, intelligenza collettiva e determinazione.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;p&gt; &lt;/p&gt;&lt;div class=&quot;content_footer_article&quot;&gt;&lt;div class=&quot;data&quot;&gt;Pubblicato lunedì 16 Luglio 2007&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;</description>
            <pubDate>Tue, 17 Jul 2007 11:09:01 +0100</pubDate>
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            <title>Roma: Dopo l’aggressione di Villa Ada, costruiamo la risposta democratica alla violenza ...</title>
            <link>http://blog.libero.it/attaclocride/2988220.html</link>
            <description>&lt;div class=&quot;content_content&quot;&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;incontro promosso dall’Arci&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;giovedì 19 luglio ore 17.30&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;sala Arci via Monti di Pietralata 16 Roma &lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;L’attacco fascista a Villa Ada ha acceso i riflettori su un fenomeno che a Roma, e non solo, ci pare assolutamente preoccupante e che merita attenzione da parte di tutte le forze democratiche della città.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;In questi anni sono aumentati a dismisura, fino ad assumere un carattere di orribile regolarità, le aggressioni operate da gruppi neo-fascisti e neo-nazisti ai danni di centri sociali, luoghi di aggregazione culturale, persone di sinistra, migranti, gay, lesbiche, transessuali.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;L’omicidio di Renato Biagetti, ragazzo di 26 anni, quasi un anno fa a Focene è l’episodio più tragico e doloroso di questa catena di violenza. E per lui verità e giustizia devono ancora arrivare.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Non dimentichiamo, in questo quadro, le frasi antisemite e naziste che da anni appaiono in alcuni quartieri, a deturpare le saracinesche di esercizi commerciali appartenenti a cittadini della comunità ebraica.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Crediamo che in questi anni in troppi, nelle istituzioni, nelle forze politiche e anche in tanta parte della società civile abbiamo guardato con distrazione a questo fenomeno.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Poco si è fatto per evitare la lenta ma inesorabile legittimazione di ideologie e culture che sono al bando per legge nel nostro paese e che tali devono rimanere.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Si è prodotta una logica sbagliata, che rischia di porre l’aggregazione fascista, nazista e razzista sullo stesso piano della radicalità espressa da esperienze di autorganizzazione sociale e partecipazione democratica.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Vogliamo offrire una occasione di incontro e di discussione a tutti coloro che, anche a causa dei fatti di Villa Ada, hanno colto la gravità del problema.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Le organizzazioni e le strutture più colpite in questi anni hanno prodotto una conoscenza dei fatti che pensiamo sia importante socializzare, per avere un quadro chiaro della realtà oggettiva, in modo che ciascuno possa riportare questi elementi nella propria organizzazione e decidere quali forme di impegno assumersi, da solo e insieme con altri.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Siamo convinti che può essere largo lo schieramento di coloro che non vogliono vivere in una città dove sia pericoloso camminare in alcune zone, dove si debba aver paura di andare a un concerto, dove nel paesaggio urbano siano normalmente inclusi simboli, slogan, linguaggi, sedi e azioni che dovrebbero rimanere ben chiusi nella cantina della storia.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;L’Arci invita tutte le organizzazioni sociali, le istituzioni, le forze politiche interessate a una discussione su questi temi ad un incontro che si terrà&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;giovedì 19 luglio alle ore 17.30&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;presso la sala Arci, via Monti di Pietralata 16 Roma&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;p&gt; &lt;/p&gt;&lt;div class=&quot;content_footer_article&quot;&gt;&lt;div class=&quot;data&quot;&gt;Pubblicato giovedì 19 Luglio 2007&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;</description>
            <pubDate>Sat, 14 Jul 2007 16:43:39 +0100</pubDate>
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            <title>Vicenza: Assemblea nazionale No Dal Molin</title>
            <link>http://blog.libero.it/attaclocride/2988218.html</link>
            <description>&lt;div class=&quot;content_content&quot;&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Da più di un anno Vicenza è attraversata da un movimento popolare forte e radicato che si oppone alla costruzione di una nuova base militare presso l’aeroporto Dal Molin. Decine di migliaia di vicentini sono scesi in piazza, assemblee ed iniziative partecipatissime si svolgono settimanalmente in città, azioni vengono effettuate contro la costruzione della base. Vicenza si è messa in cammino, ha costruito relazioni con chi lotta in Val di Susa contro la Tav, con il Patto del Mutuo Soccorso, con i comitati contro le servitù militari dalla Sardegna ad Aviano e con tantissime altre realtà italiane, europee e statunitensi.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Ci siamo incontrati a Vicenza in occasione delle manifestazioni, così come in Val di Susa e a Roma il 9 di giugno. Ora vi chiediamo di tornare a Vicenza, di essere insieme alle cittadine e ai cittadini di Vicenza per bloccare i lavori di costruzione del più grande insediamento di guerra del sud-est Europa. Vogliamo difendere insieme a voi i beni comuni, ed allo stesso tempo fare di questa nostra battaglia un bene comune prezioso per tutti.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Vogliamo innanzitutto ripercorrere le fasi che hanno caratterizzato questi mesi di lotta:&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;img class=&quot;spip_puce&quot; alt=&quot;-&quot; src=&quot;http://digiland.libero.it/blog/puce.gif&quot; /&gt;  la prima fase che noi individuiamo è quella del rifiuto del progetto e del tentativo, attraverso la mobilitazione popolare, di bloccarne l’approvazione da parte del Governo locale e centrale.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;img class=&quot;spip_puce&quot; alt=&quot;-&quot; src=&quot;http://digiland.libero.it/blog/puce.gif&quot; /&gt;  la seconda fase è quella “ribellione” al “non mi oppongo” del Governo Prodi comunicata dai telegiornali serali del 16 Gennaio; la città è insorta indignata e non ha accettato questa imposizione. Le iniziative si sono susseguite fino alla grande manifestazione nazionale del 17 febbraio che ha visto almeno 150 mila persone sfilare pacificamente per le strade di Vicenza.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;img class=&quot;spip_puce&quot; alt=&quot;-&quot; src=&quot;http://digiland.libero.it/blog/puce.gif&quot; /&gt;  la terza fase è quella della resistenza ai lavori per la realizzazione del progetto, caratterizzata da azioni come l’occupazione della Basilica Palladiana e il taglio dei cavidotti per fibre ottiche posati nei pressi del Dal Molin.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Dopo che il governo Prodi ha ufficializzato, attraverso l’ambasciatore statunitense Spogli, il si alla nuova base Usa al Dal Molin, si è aperto al nostro interno un dibattito sulle forme della resistenza ai lavori e sulle prospettive future della nostra lotta.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Proponiamo, quindi, a tutte/i un incontro nazionale a Vicenza dove le donne e gli uomini del Presidio Permanente proporranno il percorso di opposizione alla realizzazione della nuova base Usa; un percorso che, per noi, deve unire locale e globale, perché vogliamo sì difendere la nostra terra, ma anche costruire un futuro senza basi di guerra.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Vicenza, 5 luglio 2007&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Per adesioni: &lt;a class=&quot;spip_url&quot; href=&quot;mailto:comunicazione@nodalmolin.it&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;comunicazione@nodalmolin.it&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;p&gt; &lt;/p&gt;&lt;div class=&quot;content_footer_article&quot;&gt;&lt;div class=&quot;data&quot;&gt;Pubblicato sabato 14 Luglio 2007&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;</description>
            <pubDate>Sat, 14 Jul 2007 16:42:33 +0100</pubDate>
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            <title>Report dell’incontro nazionale della Rete Disarmiamoli! (Roma 30/6)</title>
            <link>http://blog.libero.it/attaclocride/2944670.html</link>
            <description>&lt;div class=&quot;content_content&quot;&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;www.disarmiamoli.org info@disarmiamoli.org 3381028120&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Il secondo incontro nazionale della Rete Disarmiamoli ha raccolto alcuni primi, importanti risultati del lavoro svolto dallo scorso 10 febbraio, data di lancio del progetto di Rete nazionale.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Nell’introduzione Roberto Luchetti ha evidenziato i passaggi fondamentali che hanno portato alla grande manifestazione nazionale dello scorso 9 giugno, per la riuscita della quale tutte le realtà presenti all’incontro si sono impegnate a fondo.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La grande manifestazione del 17 febbraio a Vicenza contro la base al Dal Molin, la manifestazione nazionale del 17 marzo contro la presenza delle truppe in Afghanistan e su tutti i fronti di guerra, il corteo di inizio settembre contro Israele ed al fianco della resistenza dei popoli libanese e palestinese.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Manifestazioni che parlano di un processo di progressiva autonomizzazione del movimento dalle compatibilità del cosiddetto “governo amico”, coronate dalla plateale rottura del 9 giugno scorso, giornata nella quale la sinistra di governo, contrapponendo alle parole d’ordine del movimento una ipotesi di manifestazione edulcorata da qualsiasi critica all’esecutivo Prodi, ha clamorosamente perso la sfida di piazza&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Il vuoto spettrale di Piazza del Popolo confrontato all’enorme partecipazione al corteo del movimento ha espresso più d’ogni altra parola lo stato d’animo di quel “popolo NoWar” che in questi anni ha riempito le strade con manifestazioni di massa.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Il progetto “Disarmiamoli!” ha contribuito in questi mesi, insieme con altre realtà di movimento, a far sì che gli obiettivi della lotta contro le basi e la militarizzazione dei territori permeassero le mobilitazioni del movimento NoWar.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Con questo obiettivo abbiamo contribuito alla realizzazione della Carovana contro la guerra, che in tre direttrici ha attraversato il paese, entrando in sintonia ed attivizzando oltre 40 realtà locali con le quali , dal Sud al Nord, siamo entrati in contatto.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Gli obiettivi e le parole d’ordine della carovana, non a caso, sono entrati a pieno diritto nella piattaforma del 9 di giugno, passando prima attraverso la manifestazione del 19 maggio a Novara contro gli F35, per la Val di Susa, Aviano, Ghedi, Sigonella, camp Darby, Forlì, Lecce, Napoli, Colleferro e in moltissime altre località nelle quali sono insediate basi o industrie militari, sino a giungere il 2 giugno a ponte Castel Sant’Angelo a rappresentare degnamente la festa della Repubblica nata dalla Resistenza partigiana contro gli occupanti nazifasciti.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;In questo percorso sono scaturite alcune proposte di mobilitazione generale, al fianco dei vicentini contro la base USA al Dal Molin, alla lotta contro lo scudo missilistico USA, al no alle basi e agli accordi e trattati militari.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La petizione popolare contro l’accordo quadro Italia USA per lo scudo missilistico e la proposta di Legge di iniziativa popolare su trattati militari, basi e servitù militari sono la materializzazione di questo orientamento, di cui abbiamo discusso nell’incontro del 30 giugno a Roma, insieme all’altro obiettivo che ci vedrà impegnati nelle prossime settimane: la mobilitazione per impedire l’inizio dei lavori all’aeroporto Dal Molin di Vicenza.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;L’incontro ha visto la partecipazione di molte realtà con le quali abbiamo fattivamente collaborato alla realizzazione delle mobilitazioni e che abbiamo incontrato durante il tragitto delle carovane.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;I rappresentanti del presidio permanente NoDalMolin, delegati del presidio NoTav della Val di Susa, rappresentanti del comitato Via le Bombe di Pordenone, i componenti dell’Asti Social Forum, un delegato del comitato NoF35 di Novara, i rappresentanti di semprecontrolaguerra e del comitato “fermare chi scherza con il fuoco atomico”, il comitato per la pace e contro la militarizzazione di Napoli, i rappresentanti del comitato contro la base di camp Darby.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Significativo il contributo di Manlio Dinucci ed il saluto di Giulietto Chiesa, che è possibile leggere sul sito di Disarmiamoli! (www.disarmiamoli.org)&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Importantissimo il contributo esplicativo dell’Avvocato Giangiacomo Claudio sulla proposta di Legge d’iniziativa popolare su trattati internazionali, basi e servitù militari.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Dai vari interventi sono emerse alcune importanti indicazioni generali ed alcune scadenze da inserire nel calendario del movimento contro la guerra nazionale.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Le indicazioni provenienti da Vicenza, prime tra tutte per centralità temporale e politica, sono quelle di una attivizzazione su tutti i territori per mantenere viva l’attenzione e la mobilitazione di tutti i militanti in previsione dell’inizio dei lavori, contro i quali l’indicazione è quella di una determinata “azione diretta nonviolenta”. Di questo discuteremo in un incontro nazionale indetto dal presidio permanente NoDalMolin per il prossimo 14 luglio a Vicenza&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Dalla Val di Susa, attraverso la voce di Valentina - delegata al nostro incontro da una recentissima assemblea in valle alla quale hanno partecipato oltre 2.000 persone - ci è giunta una disponibilità alla collaborazione sul comune terreno della lotta per la difesa dei territori, minacciati allo stesso modo dalle grandi opere come dagli insediamenti militari. In questo senso il recente incontro dei NoTAV con la lotta dei vicentini è stato educativo e “unificante” per i per i cittadini della valle.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Valentina ci ha poi spiegato come il clima della valle sia in queste settimane pieno fermento e mobilitazione, in seguito alle notizie contraddittorie ed ambigue provenienti dal governo Prodi sulla possibile ripresa dei lavori per l’alta velocità.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La recente e partecipatissima assemblea testimonia della volontà delle popolazioni valligiane a non cedere di un millimetro di fronte ad eventuali ipotesi di rilancio dei lavori.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Da Novara l’indicazione è quella di una mobilitazione che attraverserà tutto il prossimo autunno - inverno, a partire da una due giorni il 23 - 24 settembre con un campeggio / convegno sul tema degli F35 e delle produzioni di guerra . Per il 4 novembre manifestazione Novara / Cameri per dire No alla costruzione degli hangar per l’assemblamento dei bombardieri atomici statunitensi.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Elena del comitato Via le Bombe ci ha parlato della prossima manifestazione contro la base di Aviano dal titolo “Air sciò”, che contesterà la festa dei militari statunitensi questo anno impegnati a festeggiare la loro ricorrenza nazionale con acrobazie degli aerei da guerra presenti nella base, , le stesse che portarono al massacro del Cermis.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Mario dell’Asti social Forum ci ha parlato del clima positivo determinatosi in città dopo la grande manifestazione del 9 giugno a Roma, che ha visto una ripresa dell’attività e dell’interesse intorno al lavoro del forum&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Molti altri gli interventi qualificati, come quello di Patrizia Creati di Semprecontrolaguerra, Alfonso Navarra del comitato “fermare chi scherza con il fuoco atomico”, della scienziata Paola Manduca, di Phil Rushton del comitato per la pace e contro la militarizzazione di Napoli, il bell’intervento canoro di Beppe Fiale di Torino, venuto a Roma insieme ai rappresentanti della federazione piemontese RdB CUB, sindacato impegnato in prima linea nelle mobilitazioni contro la guerra.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Gli obiettivi indicati dai vari interventi, insieme ai punti proposti dalla rete nazionale Disarmiamoli! saranno gli elementi intorno ai quali ci attivizzeremo unitariamente nei prossimi mesi.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Il prossimo appuntamento è il 14 luglio a Vicenza, per un incontro operativo delle realtà interessate.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Per l’autunno lanceremo la proposta di legge d’iniziativa popolare su trattati internazionali, basi e servitù militari. Alla fine della riunione è stato costituito il Comitato Promotore che chiederà alla Corte di Cassazione l’ammissione del testo per l’inizio della raccolta firme.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Congiuntamente alla Legge rilanceremo, attraverso incontri, convegni e iniziative di lotta la Petizione popolare contro l’accordo Italia USA sullo scudo antimissilistico.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Nelle prossime settimane il Comitato Promotore si riunirà per organizzare territorialmente le iniziative di presentazione della Legge d’iniziativa popolare e la costituzione dei Comitati locali per la raccolta delle firme.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Possiamo ben dire che l’incontro del 30 giugno ha permesso alla Rete nazionale Disarmiamoli! Di fare un grande passo in avanti.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La Rete nazionale Disarmiamoli!&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;www.disarmiamoli.org info@disarmiamoli.org 3381028120&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;p&gt; &lt;/p&gt;&lt;div class=&quot;content_footer_article&quot;&gt;&lt;div class=&quot;data&quot;&gt;Pubblicato mercoledì 4 Luglio 2007&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;</description>
            <pubDate>Thu, 05 Jul 2007 13:16:51 +0100</pubDate>
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            <title>Osservatorio sulle vittime dell’immigrazione clandestina: rapporto giugno ’07</title>
            <link>http://blog.libero.it/attaclocride/2944638.html</link>
            <description>&lt;div class=&quot;content_content&quot;&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Fortress Europe presenta&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Un mese al confine - Giugno 2007&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;ROMA - Sono 154 i giovani morti lungo le rotte dell’immigrazione clandestina nel mese di giugno, tra cui almeno 7 donne e 3 bambini. I corpi recuperati dal mare sono soltanto 41, gli altri 113 sono dispersi sui fondali del Mediterraneo. Centodiciotto le vittime del Canale di Sicilia; 28 sulle rotte per la Sardegna, in Algeria; 4 sulla via per le Canarie e 2 nel mar Egeo, nelle acque di Samos, in Grecia. In Francia un ragazzo è morto soffocato nel camion dove viaggiava nascosto verso l’Inghilterra, mentre in Spagna un giovane nigeriano ha perso la vita a bordo dell’aereo sul quale veniva deportato. Gli sbarchi in Italia continuano a diminuire, e il 25 giugno è iniziato il pattugliamento europeo del Canale di Sicilia. Intanto dalla Libia arriva notizia di 2.137 arresti nel solo mese di maggio. Dal 1988 le vittime dell’immigrazione clandestina sono almeno 9.200.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La strage del Canale di Sicilia non accenna a fermarsi. Gli sbarchi a Lampedusa sono dimezzati, contro un leggero aumento degli arrivi a Malta, circa 900 tra maggio e giugno rispetto ai 1.780 di tutto il 2006. Ma la lista dei morti continua a allungarsi. Sono già 249 i giovani che hanno perso la vita sulle rotte libiche dall’inizio del 2007, contro i 302 dell’intero 2006. Il tratto di mare tra la Libia, Malta e la Sicilia è diventato una fossa comune. Delle 2.178 vittime documentate da Fortress Europe nel Canale, tra il 1994 e oggi, 1.316 sono disperse sui fondali.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Il 25 giugno è partito il pattugliamento europeo del canale di Sicilia. Alla missione Nautilus II di Frontex partecipano Malta, Italia, Grecia, Spagna, Francia e Germania. “Nessuno sarà respinto in Libia” assicura Frontex da Varsavia. Tecnicamente non lo si può fare perchè la Libia non ha preso parte alle operazioni e quindi le pattuglie non operano in acque libiche. Il diritto marittimo internazionale non vieta a nessuno la navigazione in acque internazionali. Ma lo stesso diritto marittimo impone al porto più vicino di accogliere le barche in difficoltà. Insomma le barche intercettate in acque “search and rescue” di competenza libica, potranno comunque essere ricondotte verso i porti africani.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Secondo dati ufficiali, da settembre 2006 le autorità libiche hanno arrestato almeno 12.000 stranieri, 2.137 soltanto nel mese di maggio. Detenuti per mesi, uomini, donne e persino bambini, anche se rifugiati riconosciuti dall’Acnur di Tripoli. Lo scorso mese Fortress Europe ha documentato la detenzione, da sei mesi, di 400 giovani eritrei, etiopi e somali, nel carcere di Misratah, tra cui 50 donne, 7 bambini e 3 rifugiati. Un mese dopo non si conosce il loro destino. Ma la pratica comune, come documenta il recente libro reportage “Mamadou va a morire” - Gabriele Del Grande, Infinito edizioni - è la deportazione a Kufrah, in un centro di detenzione finanziato dall’Italia, secondo un rapporto Ue. A Kufrah sono denunciate torture ed abusi, documentate da Human Rights Watch e da “Mamadou va a morire”. E da Kufrah partono i camion carichi di deportati poi abbandonati in pieno deserto al confine con il Sudan.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Per leggere il rapporto completo: http://fortresseurope.blogspot.com&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;p&gt; &lt;/p&gt;&lt;div class=&quot;content_footer_article&quot;&gt;&lt;div class=&quot;data&quot;&gt;Pubblicato mercoledì 4 Luglio 2007&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;</description>
            <pubDate>Thu, 05 Jul 2007 13:09:59 +0100</pubDate>
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            <title>Brescia: Per gestire i servizi pubblici bisogna essere predatori?</title>
            <link>http://blog.libero.it/attaclocride/2933869.html</link>
            <description>&lt;div class=&quot;content_content&quot;&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;AEM-ASM PER GESTIRE I SERVIZI PUBBLICI BISOGNA ESSERE PREDATORI?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;“ &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Da oggi possiamo chiamarci predatori anche noi&lt;/i&gt; ” dichiara il presidente di AEM riguardo all’ incorporazione di ASM.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Dove ci porteranno questi processi di aggregazione?&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Quali conseguenze per i cittadini, i lavoratori ed i territori?&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Dove porta la strada della gestione beni comuni, come acqua, energia ed il ciclo dei rifiuti affidati ad S.p.a. che si quotano in borsa, aprono sempre più ai privati e danno vita ad alleanze ed aggregazioni su scala sempre più larga?&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Si può immaginare un sistema veramente pubblico che dia voce a lavoratori e cittadini per gestire questi servizi?&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Ne discuteremo in&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;ASSEMBLEA PUBBLICA&lt;/strong&gt; &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Martedì 3 luglio 2007 ore 20:30&lt;/strong&gt; sala della VI Circoscrizione via Lottieri,3 Brescia&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;con : Andrea Di Stefano, Direttore della rivista “Valori”;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Stefano Lucarelli, Economista Università di Bergamo;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Giulio Palermo, Economista Università di Brescia;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;E con rappresentanti di Comitati, Associazioni, forze politiche, sindacalisti, cittadini e lavoratori di Bergamo Brescia e Milano &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Vi invitiamo a partecipare tutti&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;p&gt; &lt;/p&gt;&lt;div class=&quot;content_footer_article&quot;&gt;&lt;div class=&quot;data&quot;&gt;Pubblicato martedì 3 Luglio 2007&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;</description>
            <pubDate>Tue, 03 Jul 2007 13:43:18 +0100</pubDate>
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            <title>Lettera di un cittadino che fini’ nella &amp;quot;macelleria messicana&amp;quot;</title>
            <link>http://blog.libero.it/attaclocride/2906491.html</link>
            <description>&lt;div class=&quot;content_content&quot;&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Mi dispiace ma non ci sto. Non dite che la questione G8 sta arrivando a conclusione, perche’ non e’ cosi’. Gianni De Gennaro esce di scena, ma le ferite di Genova sanguinano ancora, forse piu’ di prima. Se qualcuno pensa che la nomina di Antonio Manganelli sia un punto di svolta definitivo, si sbaglia di grosso. L’avvicendamento al vertice della polizia, per come e’ stato gestito e per cio’ che rappresenta, non ricompone affatto la frattura che si consumo’ nel luglio del 2001 fra forze di polizia e cittadinanza. Non sana la lesione che fu inferta all’ordinamento democratico, non riscatta le istituzioni, che si rivelarono inacapaci di impedire la sospensione dello stato di diritto.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Potrei parlare di tutto il G8, di quanto accaduto nelle strade di Genova, in piazza Alimonda, nella caserma di Bolzaneto, ma voglio limitarmi alla notte della Diaz, il 21 luglio 2001, perche’ ero dentro la scuola e ne uscii (con altri 92) con le ossa rotta, oltre che in stato d’arresto. Quella notte mi sentii letteralmente un cittadino senza Costituzione. Gli agenti delle forze di polizia del mio paese mi pestavano a sangue senza alcun motivo e mi privavano della liberta’ senza nemmeno premurarsi di comunicarmene il motivo. Non c’era piu’ legge, non c’erano garanzie. La Diaz era un buco nero senza democrazia.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Sono uscito da quella scuola con due obiettivi: recuperare fiducia nelle forze di polizia e nello stato democratico; ottenere giustizia in tribunale. Sotto quest’ultimo aspetto, che reputo il meno importante, e’ in corso un processo, che dovrebbe chiudersi in primo grado entro il 2007, ma che difficilmente arrivera’ al terzo grado di giudizio prima che scatti la prescrizione. La lentezza della giustizia e’ un male italiano molto noto e questo caso non sfugge alla regola.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Ma e’ il primo obiettivo quello che piu’ mi sta a cuore. Dopo i due giorni trascorsi in ospedale piantonato, e una volta recuperata piena serenita’ di giudizio, mi sono ripromesso di dare un contributo alla ricerca di una via d’uscita, sotto il profilo etico e politico, all’eclissi di democrazia che avevo sperimentato sulla mia pelle. Nel mio piccolo, ho scritto un libro su quanto accaduto alla Diaz, ho contribuito a fondare il Comitato Verita’ e Giustizia per Genova, ho partecipato a centinaia d’incontri e dibattiti in tutta Italia, ho cercato il dialogo con sindacalisti della polizia di Stato. Mi aspettavo, data l’enormita’ di quanto avevo vissuto, un forte moto d’indignazione fra la gente e fra gli uomini delle istituzioni. Credevo che i miei diritti di cittadino e le mie aspettative di riscatto morale sarebbero stati accolti e valorizzati. In questi sei anni, a parte il sostegno e l’affetto di migliaia di persone, ho raccolto invece ben poco, specie dalle istituzioni.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Da cittadino convinto che la Costituzione venga prima di tutto e che ogni funzionario debba esserle fedele, mi sarei aspettato nei giorni e nei mesi seguiti al G8 una serie di cose: una denuncia pubblica, da parte del potere politico, che abusi del genere sono intollerabili; un’ammissione di colpa da parte della polizia, con l’avvio di una rigorosa inchiesta interna e le dimissioni del massimo responsbaile del corpo; la sospensione immediata dei dirigenti coinvolti nell’operazione; un messaggio di scuse alle vittime delle violenze; la massima collaborazione con la magistratura; l’avvio, da parte del parlamento, di una commissione d’inchiesta sull’intera gestione dell’ordine pubblico durante il G8. E’ quanto avverrebbe in un paese autenticamente democratico, rispettoso delle leggi e della sua Costituzione.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;In questi anni, e’ accaduto invece questo: la polizia ha mentito nel riferire la dinamica del blitz (la resistenza degli occupanti, le ferite pregresse); ha costruito prove false per giustificare gli arresti (le bombe molotov); non ha sospeso i responsabili dell’operazione, che sono anzi stati promossi; non ha chiesto scusa di alcunche’; ha ostacolato l’azione della magistratura (gli elenchi incompleti degli agenti impegnati nel blitz, l’invio di foto inutilizzabili per i riconoscimenti, la scomparsa delle bombe molotov ricevute in custodia). Gli imputati, non paghi delle promozioni ricevute, hanno tenuto un comportamento processuale assolutamente inadeguato per funzionari dello Stato: hanno disertato tutte le udienze e solo due (Canterini e Fournier) su 29 hanno accettato di rispondere alle domande di pm e avvocati.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Il potere politico ha avallato questa condotta. All’epoca del centrodestra c’e’ stata una legittimazione piena, con le promozioni degli imputati, il rifiuto di una commissione d’inchiesta, la conferma del capo della polizia. All’epoca del centrosinistra la politica delle promozioni e’ proseguita e il capo della polizia viene sostituito &amp;quot;per fine naturale del mandato&amp;quot; proprio nei giorni in cui viene indagato per istigazione alla falsa testimonianza e a ridosso del clamore suscitato dalla deposizione di Michelangelo Fournier sulla &amp;quot;macelleria messicana&amp;quot;.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Come si vede, ci vorrebbe ben altro che l’ambiguo avvicendamento deciso dal governo Prodi. Non siamo di fronte ad alcuna svolta. Il governo in carica non ha denunciato gli abusi commessi alla Diaz per quello che sono, una &amp;quot;macelleria italiana&amp;quot;; non ha revocato le promozioni (anzi ne ha concessa una); non ha chiesto scusa alle vittime; non ha istituito una commissione d’inchiesta; non ha rimosso De Gennaro in quanto oggettivo responsabile, come capo della polizia, di quanto accaduto a Genova e delle coperture successive; ha scelto la strada della continuita’ anziche’ avviare quell’operazione di pulizia e trasparenza che sarebbe necessaria per ripristinare un clima di fiducia fra cittadinanza e forze dell’ordine.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Sono passati sei anni e la sensazione d’essere un cittadino senza Costituzione e’ ancora intatta. Almeno, vi prego, non prendeteci in giro, e rispondete, se potete, a queste semplici domande: chi controlla davvero le forze di polizia?&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Chi garantisce la effettiva preminenza dei diritti costituzionali?&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Lorenzo Guadagnucci &lt;br /&gt;(Comitato Verita’ e Giustizia per Genova)&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;a class=&quot;spip_url&quot; href=&quot;http://www.veritagiustizia.it/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;www.veritagiustizia.it&lt;/a&gt; &lt;br /&gt;&lt;a class=&quot;spip_url&quot; href=&quot;http://noidelladiaz.splinder.com/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;http://noidelladiaz.splinder.com&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;p&gt; &lt;/p&gt;&lt;div class=&quot;content_footer_article&quot;&gt;&lt;div class=&quot;data&quot;&gt;Pubblicato martedì 26 Giugno 2007&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;</description>
            <pubDate>Wed, 27 Jun 2007 13:43:42 +0100</pubDate>
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