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POETIC CORNER
RIFLESSO SFUOCATO
Ammiro un antico quadro di Monet
dipinto tra le trame della tela
far da contorno ad occhi di donna.
E’ raffigurato un piccolo uomo capovolto,
riflesso sfuocato, tra macchie
di un tenue colore pastello.
Lentamente il riflesso scompare
in una nuvola grigia unita soltanto
da una moltitudine
di rossi tratti irrequieti.
Nell’armonia contorta di una tela d’autore
prende forma, inconsapevole, l’ultimo capolavoro
di un artista impazzito.
L’UOMO OMBRA
C’è un uomo seduto nell’ombra di quel cipresso.
Si difende dal sole invadente,
primogenito di una primavera che nasce;
un istante, ed il suo sguardo, perduto,
si confonde con il fumo opaco della sua pipa di radica.
Non lontano i bambini ridono di lui
tra i rimbalzi di una palla
e gli schiaffi delle madri.
C’è un uomo seduto nell’ombra di quel cipresso.
Divino il raggio gli brucia sul volto
i ricordi di un passato che voleva dimenticare;
gli occhi si chiudono,
le mani si stringono
e la pipa di radica gli spegne il respiro.
C’è un uomo seduto nell’ombra di quel cipresso,
mentre le campane suonano a festa.
NATURA MORTA
Una natura morta vive in questa mia notte,
nell’anima di chi sa ascoltare la voce
di sensazioni che strisciano tra gli effluvi dell’alcool.
Scivola verso un baratro senza fine
quel fumo che nasce da una sigaretta senza più vita,
quel calore che muore tra le braccia del vento.
Prende vita la cenere intorno a me
danzando al ritmo di una civetta impazzita,
intonando nenie che hanno il sapore di noce.
Riscopro l’emozione di un inchiostro dimenticato
scorrere lungo la schiena di una madre depressa,
mentre riempio d’assenzio la coppa della vita
per reagire all’impulso dell’istinto umano.
Cercare così l’essenza di un universo relativo
senza imboccare la via della mediocrità,
senza illudersi di aver raggiunto la quiete
che è la rovina di chi ha solo certezze.
Bevo ancora da mio bicchiere sincero,
maledetto compagno di una solitudine estiva
e mi abbandono all’idea di una gioia fugace.
La paura di abbandonare la realtà,
annebbia la vista di chi non vuole dormire,
riempie i polmoni con l’illusione
di un fumo assaporato in compagnia di un rintocco lontano.
Una natura morta vive in questa mia notte,
spettro immortale di un misterioso domani.
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LA CANZONE DELL'IMPOSSIBILE (Sergio Cammariere)
La solitudine. La pioggia che dolcemente cade sulla città Un pomeriggio di fine inverno dopo il temporale raggi di sole si infiltrano tra nuvole malate di primavera pensa a una stanza con finestre altissime e un barlume di passato che riappare come se il vivere fosse attaccato ai tuoi vestiti e del prezzo che paghi come ogni soldato che ha chiuso la vita in un bacio non dato ma tu ora dimmi che cosa volevi da me Ritorna l’ordine dopo il disordine accettiamo il caos insieme all’utopia Con la matita un giorno scrissero la nostra storia pronta ad essere cancellata Ma c’è una calma e un cielo così limpido Che non mi sembra più nemmeno una città. Verso la fine dell’inverno il pomeriggio annuncia giorni lunghi e miti cercando un senso dove non c’è un senso è li che t’incontrai e ora mutano insieme a te giorni e stagioni che scendono al mare su un letto di fiumi che parlano ancora al poeta che scrive per te Guardiamo il mare con l’occhio implacabile Poi ci tuffiamo tra le verdi onde e dagli spruzzi alcune gocce si posarono laggiù dove sull’orizzonte sta un arcobaleno in chiave di violino.
La solitudine. La pioggia che dolcemente cade sulla città Un pomeriggio di fine inverno dopo il temporale raggi di sole si infiltrano tra nuvole malate di primavera pensa a una stanza con finestre altissime e un barlume di passato che riappare come se il vivere fosse attaccato ai tuoi vestiti e del prezzo che paghi come ogni soldato che ha chiuso la vita in un bacio non dato ma tu ora dimmi che cosa volevi da me Ritorna l’ordine dopo il disordine accettiamo il caos insieme all’utopia Con la matita un giorno scrissero la nostra storia pronta ad essere cancellata Ma c’è una calma e un cielo così limpido Che non mi sembra più nemmeno una città. Verso la fine dell’inverno il pomeriggio annuncia giorni lunghi e miti cercando un senso dove non c’è un senso è li che t’incontrai e ora mutano insieme a te giorni e stagioni che scendono al mare su un letto di fiumi che parlano ancora al poeta che scrive per te Guardiamo il mare con l’occhio implacabile Poi ci tuffiamo tra le verdi onde e dagli spruzzi alcune gocce si posarono laggiù dove sull’orizzonte sta un arcobaleno in chiave di violino.
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