La costanza non è più il mio maggiore pregio, a quanto pare. Ma ho più di una scusante.
Innanzitutto, banalmente, il lavoro. Stare otto-nove ore al giorno davanti ad un pc riesce a far sì che, una volta raggiunta la mia caotica dimora, io aborra qualsiasi tipo di contatto con una tastiera.
Riesco a ripristinare qualche contatto virtuale soltanto in orario lavorativo, di straforo, mentre attendo che il mio capo mi tempesti nuovamente di telefonate e/o richieste o mentre cerco di decifrare le stesse con l'ausilio del web.
Il mio capo si è reso inesorabilmente conto della mia ignoranza. Addirittura, non mi chiama più "Dottoressa Aus" neppure in presenza di potenziali clienti.
In fondo, la colpa è mia. Un giorno ho scoperto più o meno per caso che esistono procedure standard e obbligatorie, che devono essere applicate a seconda del tipo di intervento che la ditta dovrà attuare nei confronti di un impianto. Procedure che, evidentemente, non solo avrei dovuto conoscere per scienza infusa, ma che avrebbero dovuto essere messe in pratica dopo una qualche rivelazione onirica miracolosa e illuminante.
Inoltre, mi è stato riconosciuto un grossissimo difetto. Faccio tutto subito. Ovvero, nel momento in cui mi viene assegnato un compito, è mia premura cominciare lo svolgimento nell'attimo stesso in cui esso mi viene annunciato. Un difetto che sto comincianto io stessa a ritenere gravissimo, in quanto spesso si tratta di compiti che magicamente cambiano forma, nome e colore non appena vengono formulati, rendendo quindi vano ogni mio sforzo di efficienza.
Mi riconosco anche qualche difettuccio extra che mi impedisce di essere una segretaria modello.
Per esempio, l'ascolto dicotomico mi è alquanto ostile. Nel momento in cui due persone contemporaneamente mi spiegano due cose differenti, che mi sono del tutto sconosciute, è inevitabile che mi perda qualche passo fondamentale di uno o di entrambi. Se poi queste spiegazioni mi vengono dettate in un dialetto stretto che non conosco, le probabilità che io mi raccapezzi scendono molto vicine allo zero.
Mi duole molto anche non possedere il dono della telepatia. Quando il mio capo entra trafelato in ufficio dicendo "manda un fax a Tal dei Tali" e io non conosco Tal dei Tali, non so cosa devo comunicargli e nemmeno a che numero, la mia missione fallisce miseramente nella delusione generale. Ormai si è rassegnato a lasciarmi tutto per iscritto. La mattina entro in ufficio e trovo i seguenti messaggi:
- "Telefonare a Pinco Pallino"
- "Mandare email a Caio"
- "Sempronio???"
A quel punto la rogna molesta di dovermi illuminare telefonicamente sul numero di Pinco Pallino e su che cosa dovrebbe vertere la mia telefonata ("Aus, perché sei così restia a telefonare? Non ti piace il contatto con il pubblico?"), su cosa dovrei scrivere a Caio ed eventualmente anche a che indirizzo email ("Aus, prova a chiamarlo per chiedere l'indirizzo email e se non hai il numero cercalo da qualche parte") e sul perché Sempronio gli ha destato così tanta perplessità ("Prova a chiamarlo e vedi cosa ti dice") è qualcosa di incommensurabile.
Poi un giorno scopro che ha deciso di assumere anche un'altra persona per l'ufficio. Con cui spartire le mie quotidiane valanghe di incomprensibili richieste tecniche.
Una persona di fiducia, a cui poter affidare compiti importanti e di responsabilità.
Un collega che condividerà le mie perplessità.
Un ragazzo che si dovrà trasferire in Romagna dalle sperdute lande ferraresi.
Il CdM.
E a questo punto la storia si è fatta interessante.
Inviato da: Kastania
il 12/03/2012 alle 16:05
Inviato da: bamboo furniture
il 29/12/2011 alle 02:26
Inviato da: bamboo furniture
il 29/12/2011 alle 02:25
Inviato da: bamboo furniture
il 28/11/2011 alle 01:33
Inviato da: ospite
il 01/11/2011 alle 13:53