ayah...sono una donna italiana da poco ritornata all'Islam. Amo la mia religione e la voglio raccontare con la mia voce. |
"Non c'è costrizione nella religione. La retta via ben si distingue dall'errore. Chi dunque rifiuta l'idolo e crede in Allah, si aggrappa all'impugnatura più salda senza rischio di cedimenti. Allah è audiente, sapiente."
Sura al-Baqara 2:256
"In verità proponemmo ai cieli, alla terra e alle montagne la responsabilità (della fede) ma rifiutarono e ne ebbero paura, mentre l'uomo se ne fece carico. In verità è ingiusto e ignorante."
Sura al-Ahzab 33:72
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Mi riallaccio a questo interessante commento di Sherif Al Sebaie che linko da, IlDialogo e che vi invito a leggere. Scusate! ma a questo punto non posso proprio fare a meno di ricordarmi di quelle povere ragazze dell'est che ogni pomeriggio sostano in strade trafficatissime come Via Salaria (Roma) al caldo e al freddo, a seconda delle stagioni. Mi balza in mente quando venerdì scorso ore 17.30, piena luce, ne ho vista una ballare la lap dance ad un palo della luce. Mi chiedo? Ma queste poverine non hanno diritti? C'è qualcuno di dovere che se ne occupa, magari qualcuno che dopo essersi occupata delle donne mussulmane sottomesse e senza dignità, trova qualche minutino per loro? Mi sono chiesta, mentre le guardavo, se nelle altre macchine ferme in fila, ci fosse qualcuno che come me riuscisse a vederle ancora, oltre il loro corpo, oltre il triste e misero luogo comune che rappresentano nell'immaginario collettivo e superficiale. Anche loro hanno una storia, hanno un nome e un cognome. E rifletto sulla donna! rifletto da italiana! rifletto da mussulmana qui in Occidente su una realtà che non è certo islamica, o orietale! rifletto su quanto avevo sentito dalla trasmissione di Annozero! rifletto sul potere dell'hijab oggi, e mi chiedo, in rima a quanto scritto da Sebaie, perchè chi porta avanti pubblicamente in questi giorni i diritti delle donne così animatamente in nome della dignità della donna, parla solo delle donne mussulmane? Eppure questo non è un paese mussulmano! Quanti hijab si vedono in giro? diciamo la verità! pochissimi. Io nella mia zona, Roma nord sono l'unica. A parte qualche immigrata. E si! E' proprio triste ammetterlo, come faccio a non essere d'accordo con Sebaie sull'uso criminoso della tv, che ha finito addirittura per avvolgere e nascondere i diritti di tutte le donne, italiane non, dentro un hijab. Potere della televisione! Ma-salama. Ayah |
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Apprendo la notizia dal sito web giulemanidaibambini che, cito: "...sta venendo promossa attivamente una strategia di iper-medicalizzazione dell'infanzia e dei disagi ad essa correlati, mediante la somministrazione di psicofarmaci a bambini ed adolescenti." E' doveroso che chiunque di voi ama i bambini e il domani, approfondisca e firmi la petizione. Ayah. |
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Ecco il link Emergency per partecipare all'appello per la liberazione di Rahmatulla Hanafi, che è stato determinante per la sua liberazione, e per Adjamal Nashkbandi, l'interprete di Mastrogiacomo che non ha ancora fatto ritorno alla sua famiglia. Aderiamo! |
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Post n°2 pubblicato il 23 Marzo 2007 da Ayah
Bismillah ar-Rahmani ar-Rahimi E' di questi giorni la notizia pubblicata da SPIEGEL ON LINE INTERNATIONAL (http://www.spiegel.de/international/0,1518,473017,00.html) relativa alla decisione di un giudice tedesco, che ha citato il Corano in una lettera in cui sostanzialemente rifiutava alla diretta interesstaa, una donna marocchina mussulamana, il diritto di ottenere il divorzio dal marito violento con rito abbrevviato. Vi riporto la traduzione (scusate se non è perfetta): "Un giudice tedesco cita il Corano in un caso di divorzio Il marito ha colpito la moglie e l'ha infilzata con un coltello. Ma dal momenteo che i due coniugi, sono entrambe originari del marocco, il giudice non vi ha ravvistao in queste ripetute violenze, nessuna necessità di accordare un rito breve per il divorzio. Il caso sembra troppo semplice per essere vero. Una mamma di due figli, di anni 26, a voluto liberarsi da un matrimonio che era diventanto ormai solo violento e misero. E' stata chiamata anche la polizia per separare i due coniugi - entrambi marocchini - dopo un episodio di violenza nel maggio 2006. Il marito è stato obbligato ad abbandonare la casa, ma il terrore per la donna continua: anche dopo la loro separazione, il marito minaccia di morte la moglie. Così un matrimonio a rito breve sembra essere l'unica soluzione - la donna ventiseienne - non ha alcuna voglia di attendere l'anno previsto dalle leggi tedesce dopo la separazione per ottenere il divorzio. Lei sperava che dal momento che non fossero più stati sposati, lui l'avrebbe lasciata sola. L'avvocato della signora, Barbara Becker-Rojczyk è d'accordo, e chiede lo scorso ottobre, per un divorzio ia rito breve presso la corte di Francoforte. Entrambe le donne sentivano che la violenza domestica e la minaccia di morte erano elementi sufficienti per ottenere un divorzio immediato. A gennaio, arrivò una lettera dal giudice a cui era stato assegnato il caso. Il giudice rigettò la domanda di divorzio immediato a ragione di un passaggio nel Corano, di controversa interpretazione, a cui qualcuno ha attribuito il significato, che al marito è consentito picchiare sua moglie. Questo è un diritto che è oggetto di intensi dibattiti tra le varie scuole di diritto islamiche. ''L'esercizio del diritto a punire non è conforme a quanto definito da Paragraph 1565 (delle leggi federali della Germania),'' il quotidiano Frankufurter Rundschau citò la lettera del giudice proprio per evidenziare ciò. Il giudice, argomentò, che la scelta deve essere considerata in virtù del backgound culturale della coppia. Il marito può picchiare sua moglie "Il diritto di punire per me significa: che il marito può picchiare la moglie'', ha detto Barbara Becker-Rojczyk, interpretando il verdeto del giudice. In un intervista con SPIEGEL ON LINE, Barbara Becker-Rojczyk ha detto che il giudice le ha mostrato che non esiste una ragione per cui accordare un rito di divorzio immediato. Il consiglio del giudice? Aspettare che trascorra un anno come la legge prescrive. L'avvocato e la sua cliente rimasero scioccate. Subito, hanno fatto un reclamo poichè il giudice rifiutava la loro richiesta, a causa di un conflitto di interessi. Capirono, che a causa del punto di vista del giudice, l'avvocato non sarebbe riuscita ad ottenere il verdetto che desiderava. Nella risposta inviata all'avvocato, il giudice si riferiva espressamente ad un versetto del Corano - o sura - che indica che l'onore di un uomo è offeso quando sua moglie assume comportamenti e modi non educati o sconvenienti. ''Sembra vhe il giudice ritenga sconveniente quando la mia cliente adotta un stile di vita occidentale'' ha detto l'avvocato. Martedì sera, Barbara Becker-Rojczyk ha espresso la sua meraviglia nel sapere che il giudice è ancora sull'onda, dato che il verdetto controverso è stato emesso già settimane fa. L'avvocato è stata scelta per portare al pubblico un caso, che ha spostato l'attenzione sulla condotta del giudice. Sembra così. Di venerdì, dopo la pubblicazione di martedì su SPIEGEL ON LINE, l'avvocato ricevette una lettera dalla corte di Francoforte a favore del conflitto di interessi lamentato e assolvendo il giudice dall'operare in questo caso. Ancora, non è piacevole che il caso sarà discusso ancora prima che scada l'obbligo dell'anno di attesa nel mese di maggio. Ma il giudice che ha seguito il caso potrebbe avere ancora altre conseguenze per la scelta dell'avvocato di fare il reclamo. Di venerdì diversi politci di Berlino, hanno espresso il loro orrore per il verdetto - e hanno chiesto azioni disciplinari contro il giudice." Caso strano? direi di si... un giudice europeo che di sana pianta contravviene alle leggi federali dello stato tedesco in virtù e a ragione del background culturale religioso dei coniugi... non dovrei giudicare! Però avrebbe fatto bene secondo me ad attenersi al codice civile che conosce, e non a quello di cui... direi io, ha sentito parlare al bar. Ovviamente la frase controversa esiste, e la riporto per onestà: "Gli uomini sono preposti alle donne, a causa della preferenza che Allah concede agli uni rispetto alle altre e perchè spendono (per esse) i loro beni. Le donne virtuose sono le devote, che proteggono nel segreto quello che Allah ha preservato. Ammonite quelle di cui temete l'insubordinazione, lasciatele sole nei loro letti, battetele. Se poi vi obbediscono, non fate più nulla contro di esse. Allah è altissimo, grande." (Corano, sura 4:34) A questo punto, quello che dobbiamo cominciare a capire è che, il ruolo della donna, e i suoi diritti, gli sono attribuiti e riconosciuti sia dal Corano che dalla tradizione della Sunna del Profeta Muhammad, la pace e la benedizione scendano su di Lui. Direi, per analogia quindi, che se una rondine non fa primavera, una frase del Corano non può certo rappresentare il ruolo della donna all'interno dell'assetto della famiglia e della società islamica. E potrei anche riportare una sfilza di versetti del Corano, che sono stati rivelati per proteggere la donna e per salvaguardare la sua identità di persona e di credente ...e potrei non finire più questo lunghissimo post Aggiungo solo un ultima cosa. Penso che la vera integrazione debba passare, prima di tutto attraverso la conoscenza e il rispetto della cultura e tradizione altrui. E che senza questo presupposto, non si riuscirà mai veramente a rispettare l'altro, conservando al tempo stesso la nostra identità culturale. Ritengo che accogliere l'altro, debba essere sinonimo di conoscenza, e non per forza di condivisione, e che questo sia il primo passo, per attribuire il rispetto al suo background culturale. Non possiamo pensare di immetterci ed intrometterci in ciò che non è nostro. In temi come questi ad esempio, in cui sapienti della tradizione islamica dibattono e scrivono km e km di opinini. Così siamo fuori strada! "O uomini, vi abbiamo creato da un maschio e da una femmina e abbiamo fatto di voi popoli e tribù, affinché vi conosceste a vicenda. Presso Allah, il più nobile di voi è colui che più Lo teme. In verità Allah è sapiente, ben informato" (Corano al-Hujurat 49:13). Ma-salama. Ayah |
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Post n°1 pubblicato il 20 Marzo 2007 da Ayah
BismiAllah Ar-Rahman Ar-Rahim. Assalamu alaykum wa rahamtullahi wa barakatuhu a tutti! Non è facile raccontare la mia conversione. E' successo tutto gradualmente e inaspettatamente... Dovessi ripescare il bandolo della matassa (e che matassa!), direi che è nel mio cuore cresciuto in occidente. In un mondo così lontano dai ritmi che tanto ho desiderato senza saperlo e che ho ritrovato solo nell'Islam. Quattro anni fa era una religione sconosciuta, talmente sconosicuta che era un luogo comune. Oggi è la mia religone, la Sola Religione che è perfetta come un cerchio che si chiude, in cui trovo finalmente tante risposte, e di cui mi fido ciecamente per quello che non mi è dato sapere, perchè l'immagine che mi rende di Allah subhana wa t'Ala, è talmente grande, talmente potente da non poterla neache immaginare oltre la sua luce. Nel mio camminio ci sono stati momenti di stupore, serenità ma anche dolore. Prima mio marito, e la lettura del Corano poi, alhamdulillah sono stati la mia salvezza. Quando ho cominciato a leggerlo, leggevo rispettosamente e con curiosità uno dei libri sacri, il Libro che mio marito venerava sin da bambino. E' stata la lettura più coinvolgente della mia vita, ha sbaragliato "L'insostenibile leggerezza dell'essere" di Milan Kundera e tutti i dubbi e le paure del nostro triste e depresso millennio che cozza con la sua folle corsa. Mi ha accarezzato dolcemente, ma mi ha anche ferita e in qualche occasione, trafitta quando parlava di Abramo, alaihi sallam, e di suo padre. Mi ci sentivo dentro con tutte le scarpe... e ho pianto. Mi sono sentita giudicata, senza possibilità e volontà di replica. Ricordo agli inizi una mia amica mi chiese un parere sul Corano, non avevo ancora finito di leggere "Al-Baqara", dissi che era come la voce di un padre autoritario, una lettura difficile. Una volta ho anche provato ad ignorarla, ma non si può tornare indietro. Ho capito che quella voce era dolce, anzi la più dolce, la voce del Misericordioso, del Compassionevole e che quello che mi chiedeva era veramente poco, rispetto al dono che mi aveva fatto. Alhamdulillah, mi sono ritrovata a volerne sapere di più, e sempre alhamdulillah ho trovato quello che cercavo, la strada giusta e le persone giuste. Volevo che la mia shahada fosse vera, volevo essere fiera di essere mussulmana, fiera di uscire con il velo. Ma non ero così forte qualche tempo fa. Oggi, non mi sento ancora forte come vorrei, però questo hijab non lo toglierò tanto facilmente... perchè è per Allah, subhanaHu wa t'ala, è il simbolo del patto che abbiamo stretto, e della Sua immensa misericordia verso di me. Formalmente il mio ritorno all'Islam è stato di martedì 20 febbraio ad Al-Ahzar, al Cairo. Direi che il mio viaggio verso l'Egitto è andato liscio ed è stato piacevole. Allah, subahanaHu wa t'Ala, ha voluto che in un aereo che era mezzo vuoto, noi capitassimo accanto ad un'altra famiglia simile a noi, lei egiziana mussulmana e lui italiano ritornato all'Islam (Mashallah!), con tanto di mamma italiana al seguito. Al decollo dell'aereo mentre noi mussulmani facevamo le nostre invocazioni, la signora si faceva il segno della croce. Mi sembrava un ottimo auspicio ed un segno che l'Islam non divide nè le persone e nè le famiglie. Arrivati ad Alessandria d'Egitto, sono rimasta a bocca aperta nel vedere, la partecipazione anche di gente sconosciuta a quello che mi stavo apprestando a fare. Il sarto, mai visto e conosciuto, non si è fatto pagare un gheni per tutte le gonne e i pantaloni che mi ha accorciato, un Imam ha dato di tasca sua a mia suocera, 20 gheni egiziani per comprarmi una copia del Generoso Corano.... Alhamdulillah... le strade erano aperte e quando abbiamo viaggiato verso il Cairo e siamo arrivati ad Al-Ahzar, ero veramente emozionata... ma proprio tanto tanto, ancora mi commuovo. Non ci credevo, finalmente dopo tutti quegli arrovellamenti del cervello e del cuore! Ho fatto piangere quasi tutti. Insieme a me c'erano altri due neo-fratelli, uno dalla Svezia ed uno dal Portogallo. Abbiamo parlato con l'Imam, che aveva la faccia più buona e serena del mondo, direi il volto di chi l'Islam lo conosce bene, e ormai lo traspira e la trasuda. Non dimenticherò mai la sua espressione, le sue parole, e la sua voce nel dire il mio nome islamico, Aya... sister Aya. Vista la sua enorme disponibilità, gli ho chiesto se, tornando nel mio paese non islamico, avrei fatto un peccato grave nel non indossare il velo. E lui ha detto che l'Hijab per la mussulmana è come la corona per la regina, esiste una regina senza corona? No! Ovviamente. E così, lo indosso da quel giorno e chiedo ad Allah ogni volta che esco di casa di proteggermi da Satana il lapidato, e invoco il Suo Nome perchè sò con certezza che solo in Lui c'è forza e potenza e alhamdulillah, nessuno ancora tra amici, lavoro, genitori mi ha attaccata per questo esotico fazzoletto (come lo chiama qualcuno), Lui mi sta proteggendo. Addirittura il mio capo ufficio, mi ha detto, che devo essere felice e pensare alla mia famiglia, non sembrano neanche parole dette da lui, Alhamdulillah! Non mi vergognerò mai della mia religione, inshallah bismillah. Riponete la vostra vita in Allah, e niente di quello che avete dato sarà mai perso. E' vero, vivere l'Islam qui in occidente non è facile. Sono miliardi le piccole cose che ci possono traviare. Per questo mi tengo stretta al mio Corano e alla Nobile Sunna e indosso il velo nel nome di Allah il Sommamente Misericordioso e Compassionevole, Re del Giorno del Giudizio. Rabbena, afrigh alaina sabran wa tawaffan muslimiin. Alhamdulillah Rabbì al-Alamiin Ayah P.s. un pensiero speciale va a questa preziosissima Umma virtuale, che scenda su voi tutti la pace e la benedizione di Allah e che continui a guidarci e a proteggerci, inshAllah bismillah! |



Inviato da: amal.silpad
il 04/04/2007 alle 14:45
Inviato da: Ayah
il 28/03/2007 alle 17:06
Inviato da: ferruccio1982
il 28/03/2007 alle 11:15
Inviato da: khadis
il 25/03/2007 alle 01:05
Inviato da: Aisha.muslima
il 23/03/2007 alle 16:08