|
|
Creato da pff58 il 31/08/2007
Diario - Info - Incontri
|
Area personale
Sito del Patronato di Conselve
NUOVO FAX PATRONATO
Menu
I miei link preferiti
- Maddalena
- Diocesi di Padova
- Patronato Conselve
- Vicariato di Conselve
- Don Spritz
- Spatakkio
- Classe 5B
- p. piero
- Maranatha
- dark_illusion
- moea ea cagna
- Meteo Conselve
- Mercatino della Solidarietà
- Volontari Tanzania
- Africa-Zanotelli
- Madonna Cavarzere
- Classifica serie A
|
Post n°860 pubblicato il 17 Gennaio 2012 da pff58
Tentazioni di Gesù http://www.youtube.com/watch?v=CsVNlzrdMGQ&feature=related Il Perdono
|
|
Post n°859 pubblicato il 23 Ottobre 2011 da pff58
|
|
Post n°858 pubblicato il 22 Ottobre 2011 da pff58
La sentenza della Corte europea di giustizia di martedì, che ha sancito il divieto di brevettabilità per l’utilizzo di embrioni umani a fini industriali e commerciali, ha aperto un’essenziale questione antropologica e giuridica: l’embrione è soggetto di diritto? «È talmente vera la soggettività giuridica dell’embrione che è prevista in una specifica norma nella direttiva europea del 1998», risponde Andrea Stazi, docente di Diritto comparato presso l’Università europea di Roma. «La sentenza della Corte di Lussemburgo fa riferimento a questa norma, e ci fornisce un’importantissima interpretazione estensiva del concetto di embrione, includendo anche gli ovuli non fecondati quando contengano un nucleo di cellule umane». La Corte Ue interpreta il diritto comunitario per assicurarsi che venga applicato nello stesso modo in tutti i Paesi dell’Unione. Questo determina che la sentenza sia destinata a connotare in maniera rilevante l’ordinamento comunitario. È facilmente prevedibile infatti che, pur facendo riferimento nello specifico a questioni di brevettabilità, questa interpretazione possa avere ricadute su altri temi. «La dottrina giuridica e i tribunali – continua Stazi – dovranno riconsiderare la nozione di embrione alla luce di questa posizione ufficiale della Corte di giustizia, che ha fissato con chiarezza un’interpretazione autentica della norma». «L’interpretazione della Corte è destinata ad avere un’efficacia veramente pervasiva, anche al di là del caso specifico», commenta Filippo Vari, professore straordinario di Diritto costituzionale. «Con questa sentenza, veramente epocale, la Corte supera la visione fondata sul soggetto di diritto, affermando che l’embrione è essere umano e come tale portatore della dignità tipica degli esseri umani che è uno dei princìpi fondamentali e fondanti dell’Unione europea». Ma non è tutto. Per Vari con questa decisione si sgombra anche il campo da tutte quelle teorie capziose che volevano introdurre distinzioni tra le varie fasi dell’embrione così da poterne giustificare l’utilizzo. «E’ stata riconosciuta continuità all’essere umano, arrivando fino alle sue primissime fasi», spiega Alberto Gambino, ordinario di Diritto privato. «In questo modo, qualificando in termini sempre più completi l’essere umano, se ne è ampliata la sfera di protezione». Qual è la ratio della sentenza? «I brevetti sono procedimenti legali per garantire l’esclusiva all’inventore di un nuovo ritrovato o procedimento tecnico – continua Gambino –. Abbiamo quindi chiaramente a che fare con cose, con applicazioni, non con soggetti, esseri umani. Dire che non si può brevettare ciò che viene dalla vita significa riconoscere che non sono cose, ma enti dotati di soggettività giuridica. Di qui a dire che sono soggetti di diritto, quindi, il passo è breve». Una parte consistente della dottrina giuridica europea aveva già dimostrato una spiccata sensibilità verso la tutela dell’embrione, ora ampiamente recepita dalla Corte. Non va però dimenticato che questo riconoscimento non estende il divieto anche al fare ricerca utilizzando o distruggendo embrioni umani ma vieta solo la brevettabilità dei risultati. La decisione si pone come importante paletto per disincentivare le lobby farmaceutiche, ma, più realisticamente, dirotterà gli investimenti verso quei Paesi che non hanno un’opportuna normativa a tutela dell’embrione. Molti anche ieri gli interventi dal mondo politico e accademico. Mario Mauro, capogruppo Pdl al Parlamento europeo, ha commentato che «sull’inviolabilità dell’embrione umano la Corte ha stabilito un principio fondamentale nel rispetto di quello che dovrebbe essere un concetto etico alla base della ricerca». Sulla stessa linea anche Domenico Di Virgilio, vicepresidente dei deputati del Pdl, già presidente dell’Associazione medici cattolici italiani: «Il riconoscimento della piena dignità dell’embrione umano è per noi medici cattolici impegnati in politica fonte di estrema emozione e soddisfazione». Adriano Pessina, direttore del Centro di Bioetica dell’Università Cattolica, rileva come «il principio ha una grande portata simbolica oltre che una conseguenza pratica: vietare lo sfruttamento significa ribadire che non contano soltanto i risultati che si possono raggiungere, ma che è decisivo come vengono raggiunti». Anche l’Osservatore Romano saluta la decisione della Corte come un fatto positivo ed esprime l’auspicio che questo riconoscimento di diritti finora spesso ignorati possa trovare conferme anche in altri ambiti. |
|
Post n°857 pubblicato il 22 Ottobre 2011 da pff58
Una due, tre, tante volte. Troppe. Gli ultimi istanti di Gheddafi tracimano dai canali tv e inondano il web. Il volto è di un moribondo prima e di un morto poi. Il sangue è il suo sangue. I libici che si affollano e gli danzano attorno non sono attori. Anzi sì, ma non professionisti. Come tutti: una telecamera con la lucina rossa del record, o un videofonino puntato, sono un richiamo irresistibile davanti al quale esibirsi. Anche il più incolto e illetterato intuisce, in quell’attimo, di far parte della storia. E non si tira indietro. Una, due, tre, infinite volte. Quando la misura è colma? Forse quando un sussulto etico, o un residuo di pietas, suggeriscono che è ora di smettere? No. La parola fine verrà proclamata dall’implacabile curva dell’audience che comincia a scivolare all’ingiù. Diritto di cronaca? Dovere di mostrare "la verità"? Tremebonde foglie di fico. Quando hai esibito lo scempio del rais una volta – avvisando il pubblico di ciò che sta per aggredirlo sul video e dandogli il tempo e la libertà di cambiar canale – la seconda non è già più cronaca e nulla aggiunge all’informazione, ma è spettacolo. È puro e furbo show acchiappa-pubblico. E chi rimane accalappiato non è quasi mai l’amante perverso del sangue, né un media-sadico. Molto spesso è una persona normale fatalmente ipnotizzata dall’orrore: non lo cerca, ma se glielo sbattono in faccia non sa sottrarre lo sguardo. I Mot (Masters of television) lo sanno e se ne approfittano. E l’eccezione di Tv2000, e dei pochissimi altri che possano esserci sfuggiti, non basta a rincuorarci. Evidentemente l’orrore di piazzale Loreto non ci basta né ci ha insegnato nulla. Recidivi e cinici. Così la tv italiana ha perso la sua guerra di Libia. |
|
Post n°856 pubblicato il 16 Ottobre 2011 da pff58
|
|
Post n°855 pubblicato il 15 Ottobre 2011 da pff58
Un confronto con i responsabili delle realtà ecclesiali e i “nuovi evangelizzatori” impegnanti in tutto il mondo, avendo sullo sfondo la meta del prossimo Sinodo dei vescovi, che si terrà nell’ottobre 2012 e sarà dedicato proprio alla nuova evangelizzazione. “Nuovi evangelizzatori per la nuova evangelizzazione. ‘La Parola di Dio cresce e si diffonde’” è il tema dell’appuntamento organizzato oggi e domani in Vaticano per iniziativa del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione. Aperto dalla relazione del presidente del dicastero vaticano, mons. Rino Fisichella, l’incontro con i responsabili delle realtà ecclesiali – in mattinata – ha visto un confronto a partire da sette ambiti di testimonianza tratti dai “Lineamenta” per il prossimo Sinodo dei vescovi: cultura, fenomeno migratorio, comunicazione, famiglia, liturgia, politica, pastorale ordinaria. Nel pomeriggio vengono proposti gli interventi di madre Veronica Berzosa, fondatrice superiora di Iesu Communio, dello scrittore Vittorio Messori, dello scienziato Marco Bersanelli e di mons. Fabio Suescun Mutis, vescovo castrense della Colombia. Alle 18, nell’aula Paolo VI, concerto del tenore Andrea Bocelli, mentre l’incontro con il Papa chiuderà la giornata. Domani, infine, la celebrazione eucaristica in San Pietro (alle 9.30) presieduta da Benedetto XVI. Risposte adeguate. “Un fiume che irriga il mondo di oggi là dove le persone vivono e lavorano” è l’immagine che mons. Rino Fisichella ha utilizzato nella sua relazione introduttiva all’assemblea per definire la nuova evangelizzazione. Un ambito al quale hanno contribuito i 27 anni del magistero di Giovanni Paolo II e ora quello di Benedetto XVI, anche attraverso l’istituzione del Pontificio Consiglio e l’esortazione a “offrire risposte adeguate”. “La marginalizzazione di Dio – ha sottolineato il presidente – ha portato disorientamento nell’identità personale”, “indifferenza, ignoranza rispetto ai contenuti essenziali della dottrina”. “Molti, sbagliando, hanno pensato che l’annuncio esplicito non fosse più necessario e la sola testimonianza della vita fosse la via della nuova evangelizzazione”, ha aggiunto il presule precisando che, al contrario, è la stessa testimonianza cristiana a richiedere di essere annunciatori. Guardando alle realtà ecclesiali presenti all’assise, mons. Fisichella ha lodato questo “segno di grande dinamismo”, indicazione “che la fede provoca tanti cristiani, perché la chiamata alla conversione sia esperienza di salvezza”. E, “se qualcuno oggi vuole riconoscere i cristiani, lo deve poter fare per il loro impegno nella fede, non per le belle intenzioni”. La parrocchia, testimone sul territorio. È nella pastorale ordinaria di cui la parrocchia è “struttura fondamentale”, che “dovremo trovare le forme perché l’intera comunità scopra il suo essere evangelizzatrice”, ha poi precisato mons. Fisichella andando a trattare quegli ambiti di testimonianza posti al centro dell’attenzione. Da qui parte “la sfida”, per cui “dobbiamo esprimere un progetto che permetta alla comunità parrocchiale di essere testimone sul territorio”. Il vescovo ha quindi parlato della liturgia, azione “mediante la quale la Chiesa esprime il suo essere nel mondo” ed è “linfa vitale per il suo annuncio”, che “nella differenza dei riti mostra l’unità del credere”. Sul fronte della cultura, “la mancanza di pensiero indebolisce la fede” e la rende “incapace di raggiungere tutti”. Contro questa deriva, ha ammonito, “dobbiamo ritrovare la via maestra per riportare lo sguardo sull’essenziale”. Per le generazioni future. Ancora, la formazione, “essere propositivi in un momento di debolezza culturale generalizzata”, a partire dalla famiglia, della quale bisogna curare la promozione anche in un’ottica di evangelizzazione, poiché “essa costituisce lo spazio materiale al cui interno avviene la trasmissione della fede”. E la politica, dove un impegno dei cristiani “è urgente perché lì si fanno le leggi che determinano la cultura delle generazioni che verranno dopo di noi”. Mentre, di fronte al sempre più massiccio fenomeno migratorio, “l’impegno della Chiesa non si può limitare a una distribuzione di servizi, ma dev’essere accompagnato da uno slancio evangelizzatore”, ricordando al contempo che le differenti tradizioni religiose dei fratelli di fede che provengono da altri contesti “possono essere una ricchezza per stimolare l’indifferenza dei nostri battezzati”. Da ultimo, l’ambito della comunicazione, che “non può essere considerato solo in un’ottica funzionale”, ma chiede di “conoscere, studiare e utilizzare” il linguaggio dei media, “senza tradire il messaggio di cui siamo promotori”. Il gigante si risvegli. Rappresentanti di Chiese locali, associazioni e movimenti vecchi e nuovi hanno quindi preso la parola, a partire da Julian Carron (Comunione e liberazione) che ha rilevato come ogni persona sia “plasmata dalla comunità in cui nasce” e “allo stesso modo la cultura è una dimensione fondamentale della fede”, andando ad approfondire il rapporto tra fede e cultura. Sull’immigrazione, per Adriano Roccucci (Comunità di Sant’Egidio) “c’è un’eloquenza evangelica” nell’accoglienza degli immigrati da parte delle Chiese in Occidente: la loro domanda “trova la risposta della carità, che è un primo messaggio evangelico, ma che non può restare senza le parole dell’evangelizzazione”. Fortemente condiviso dai presenti l’appello di don Gigi Perini, parroco a Sant’Eustorgio (Milano) e ideatore delle “cellule dell’evangelizzazione”: “È necessario – ha detto – che quel gigante addormentato che è la parrocchia si risvegli! Una parrocchia dinamica, carica dell’amore di Dio, che affascina i suoi fedeli e li spinge all’evangelizzazione è possibile”. Insieme nell’unità. Vede nell’oggi un “tempo favorevole per l’evangelizzazione” Franco Miano (Azione cattolica italiana), per il quale “il risveglio delle nostre parrocchie è possibile”; in questa realtà varia e articolata di esperienze, “associazioni e nuovi movimenti costituiscono una via d’acceso preziosa per l’evangelizzazione, a condizione di portare ciascuno il suo dono e metterli insieme nell’unità”. Evangelizzare gli evangelizzatori, poiché questi “non possono essere tali se non hanno una fede profonda”, è il messaggio del vescovo di Washington, mons. Donald Wuerl. E se “ogni epoca ha avuto le sue accentuazioni pastorali”, oggi “essere cristiani – ha richiamato Kiko Arguello (Neocatecumenali) è far sì che appaia la comunità cristiana”, chiamata – ha aggiunto Salvatore Martinez (Rinnovamento nello Spirito) – “a formare in Cristo uomini nuovi, in grado di fare nuova pure la politica” per “liberare il nostro tempo dalla moltiplicazione delle strutture di peccato”.
|
|
Post n°854 pubblicato il 27 Settembre 2011 da pff58
Quando arrivo in fondo al villaggio, una signora mi fa un segno, mi invita ad andare a sedermi vicino a lei sotto un fico. Arriva la sua vicina, ci scambiamo qualche parola. Sono in Turchia ormai da tre settimane e incomincio a sbrogliarmi con qualche parola elementare. Intrattengo una piccola conversazione. Le signore ridono di cuore davanti ai miei tentativi, che sortiscono risultati sommari. Arriva il marito della prima, che, con un' aria solenne, mi invita a seguirlo nel cortile interno. Mi servono caffè, frutta, biscotti e cioccolato. Nel frattempo ci raggiunge una decina di persone. Che accoglienza insperata ogni volta! Questa assemblea accoglie l'ospite venuto da lontano, qualunque sia la sua razza, la sua religione o la sua estrazione sociale. Per quanto mi riguarda, a me sembra di dover camminare migliaia di chilometri prima di arrivare a un tale grado di semplicità, prima di poter raggiungere un simile livello di semplicità, prima di poter accogliere l'altro totalmente nella sua differenza. Un cammino lungo è come una cipolla che si sbuccia pian piano: le idee ricevute, i pregiudizi, l'orgoglio, il narcisismo, tutto questo se ne va esattamente come gli strati della cipolla che non servono. Devo congedarmi da queste persone e dalla loro calorosa accoglienza, perché oggi devo ancora percorrere un po' di strada. Un'orda di bambini corre dietro di me per un chilometro. Com'è dolce la vita, all'improvviso! Dopo una buona ora di marcia, ecco mi di nuovo nel bel mezzo di nulla. In lontananza, qualche collina brulla anima il paesaggio. Sulle strade deserte, una macchina mi si avvicina suonando il clacson: è l'uomo che mi ha accolto nel suo cortile interno ... |
|
Post n°853 pubblicato il 16 Settembre 2011 da pff58
|
|
Post n°852 pubblicato il 12 Settembre 2011 da pff58
Poi continua: |
|
Post n°851 pubblicato il 10 Settembre 2011 da pff58
Un giorno il pellegrino incontra ad Istanbul Aida che viene dal Kirghizistan: E' approdata ad Istanbul dopo aver viaggiato da sola in una trentina di paesi. E' perchè ama questo genere di cose. All'ingresso del ristorante, tutt'a un tratto mi parla confidenzialmente: |