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Messaggi di Agosto 2012

...nell'estate 1963

Post n°32 pubblicato il 24 Agosto 2012 da CreepyDoll

   Anni e anni fa, in un agosto del 1963, che nella mia romanzata fantasia immagino torrido quasi quanto l’attuale, al fratello di mia nonna venne in mente un’idea, semplice quanto geniale. Comprò un registratore a nastro, un cimelio allucinante al confronto con la tecnologia di oggi, e iniziò a registrare le storie che suo padre e sua madre, i miei bisnonni, avevano da raccontare sulle loro vite. Nel tempo le vicissitudini della mia famiglia hanno, purtroppo, disperso o distrutto la maggior parte di quelle registrazioni, come se esse fossero passate attraverso un Medioevo della durata di pochi decenni. Oggi i nastri rimasti, trasportati poi in cassette, sono inoltre quasi tutti troppo rovinati, molto spesso del tutto inintelligibili. Ma una piccola parte è arrivata fino a me!!! Mio padre (anche lui colto da un colpo di genio simile a quello di suo zio) qualche anno fa, con pazienza, si mise a trasportare quelle cassettine registrate dal nastro, in compact-disc. Genio! Proprio stamattina, per la prima volta nella mia vita, e probabilmente esibendo un privilegio che non tutti hanno potuto avere, ho ascoltato la voce tremolante di anziano del mio bisnonno, amorevolmente chiamato dal figlio “sor Antò”.

   Un solo cd, con poche tracce, contiene quello che i miei bisnonni hanno raccontato, una piccola parte, spero la migliore, ma purtroppo non ne ho il minimo indizio.

   Ascoltare il mio bisnonno che racconta alcune esperienze vissute durante la Prima Guerra Mondiale è stato particolarmente emozionante. Probabilmente ha tenuto per sé i momenti più difficili, raccontando solo quello che meno gli causava dolore. Sarà per questo, oltre ai commenti del figlio, che in realtà alcuni episodi hanno un sapore molto più comico che tragico, se non ci si sta troppo a pensare su, ovviamente. Ad esempio quando racconta della sua partenza dal porto di Catania verso Tripoli: “…stettimo nel birosco” inizia a raccontare il mio bisnonno, una frase pronunciata in modo esilarante, il figlio che schernisce il padre, e traduce per noi “…entrammo nel piroscafo”. Dopo l’arrivo a Tripoli “andassimo con l’autoblù a Bengassì”, dove l’”autoblù” era semplicemente l’autobus! E il figlio, fratello di mia nonna, in sottofondo che se la ride a crepapelle! “Bengassì” è chiaramente Bengasi. Quando poi il figlio prova a correggerlo… Bengassì diventa Bengasia. Drammatico se si pensa alla condizione dei nostri soldati (alla richiesta “ma cosa avevate, il casco, il tascapane?” lui risponde “No no!”) ma comico quando tutto ciò esce dalla bocca del mio bisnonno, che credo, avesse solo le elementari, e non so nemmeno se le avesse finite.

  So così poco di loro, in fondo. So che questo mio bisnonno era un Ardito, che durante la guerra una scheggia di qualche ordigno lo colpì in testa e lì rimase, ricoperta dalla pelle, perché i dottori all’epoca dicevano che era più pericoloso toglierla che lasciarla. In vecchiaia ha amato molto il vino di Palestrina, che tipo… e sua moglie era una donna dagli occhi piccoli ma chiarissimi, quasi trasparenti. Si dice che fosse un po’ strega, ma chi lo sa questo cosa significa… forse era solo brava con le erbe medicinali.

   Dopo questa escursione nei ricordi, penso che starò più attenta alle parole delle mie nonne. L’idea di tutti quei nastri perduti un po’ mi rattrista, se ogni nipote mantenesse memorie dei propri nonni, la nostra storia non si perderebbe mai.

   Ma immagino che sia un modo di pensare che non appartiene più a questa epoca, dove tutto è superveloce.

   Intanto io, quelle memorie, me le ritrascrivo su un quaderno! Che se il cd si smagnetizzasse o il computer dove sono salvate si rompesse, le avrò comunque a portata di occhi. Non sarà come sentire le loro voci registrate, ma sarà sempre meglio che perdere completamente le loro parole.

 
 
 

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