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Il riflesso di Mario

Post n°204 pubblicato il 15 Settembre 2011 da bartelio
 

 


 
Ieri pomeriggio in treno c'era una donna nel mio quadriposto che leggeva Infinite Jest. Io ridacchiavo su Franny e Zooey di Salinger, non so se avete presente. Siamo saliti entrambi a Lambrate, mentre fuori il cielo era trasparente. Dal vetro fumè enorme, alla mia destra, sua sinistra, entrava quel sole scintillante, enormissimo, residuo di temporali, che bruciava ogni recesso di intimità. Eravamo sfalsati, non dirimpetto, per via delle gambe, sapete. Le gambe allungate e il sole e il vetro fumè e lo scintillio delle sei del pomeriggio. Di fianco c'era un tale che leggeva quattroruote, nell'altro quadriposto. Una lettura che va forte sul treno. Poi una ragazza con un ipod estremamente rumoroso. Dalla mia postazione osservavo lo schermo di un laptot, qualche posto più avanti, che riproduceva un film, o forse uno spot pubblicitario, che non sapevo identificare. C'erano due, uomo e donna, seduti in auto, lui guidava come un folle in strade che potevano essere lungomari di oceani, c'erano palme, e poi una ragazzina che attraversava di gran carriera per evitare di essere investita.

La donna di Infinite Jest aveva una gonna nera sotto il ginocchio, collant velati, una canottiera bianca a righe sottili e al collo una sorta di collana stranissima, tante roselline bianche di tessuto appiccicate a questa fascia-collana. Aveva i capelli castani lunghissimi, era magra ossuta. Delle scarpe nere basse tipo ballerine.

Io Infinite Jest non sono mai riuscito a finirlo. Ci ho provato tre volte, ma mi sono arenato sempre nello stesso punto o forse in punti differenti, non ricordo bene. Ogni volta ho ricominciato da capo. Nel mio quarto tentativo ho deciso di leggerlo un pezzetto ogni tanto, quando mi vien voglia. Sono convinto che contenga cose bellissime. Ho l'edizione non-Einaudi, la prima uscita in Italia, l'edizione Fazi, che è intrasportabile, non in borsa non in treno, un font più grande, un formato pagina più piccolo, meno alto, milletrecento pagine comprese le note maniacali. E' una fatica anche solo tenerlo in mano. Ha le dimensioni di una piccola cassa.

Ammiravo molto questa donna che era arrivata a pagina 914. Avrei voluto stringerle la mano e dirle congratulazioni, lei ce l'ha fatta, e poi addirittura in treno, ma come fa, io IJ lo leggevo solo al mattino, alle 9.00 del mattino, fresco e riposato dopo un sonno ristoratore e una buona colazione. Però non ho detto niente. Ho pensato che una donna che legge IJ fino a pagina 914 non è accessibile alla conversazione da treno. Che avrei potuto dirle. Mi piace molto DFW, ho tutti i suoi libri, ho pianto quando s'è impiccato. Ho anche tradotto una sua intervista. Per il mio blog. Il mio blog?

Lei lo teneva sulle ginocchia, aperto, stava aperto da solo, e teneva le braccia incrociate all'altezza del petto. Una distanza abissale, per quel che mi riguarda. Ho sbirciato l'inizio di pagina 914, diceva al riflesso di Mario (Incandenza) nella finestra divisa in quattro. Non oso immaginare cosa succeda a pagina 914 al riflesso di Mario.
Il treno è partito da Lambrate in orario. Il finestrino era sempre scintillante e enormissimo. Ho scritto col tratto pen sul preventivo dell'assicurazione dell'auto quelle parole di pagina 914.

La prima fermata è Pioltello, dopo meno di dieci minuti. Quando siamo entrati in Pioltello, la donna dormiva già da qualche minuto. Infinite Jest sempre aperto. Il sole rischiarava. Non si è più svegliata. Non equivocate, credo che a Bergamo sia poi scesa. Non ne ho la certezza ma credo sia così. So per certo che a Dalmine sono sceso io e camminando sul marciapiede ho dato ancora una scorsa all'interno dello scompartimento. Niente. Occhi sempre chiusi. Ah, buon vecchio David Foster Wallace, che la terra ti sia soffice come cotone, o il loculo profumato di gelsomino, sob.

 

 
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