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Creato da belledda il 10/12/2007
la relatività è la virtù della ragione
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Chi può scrivere sul blog
Da bambina sapevo correre
a perdifiato lungo la strada che dalla casa porta alla scuderia
correvo seguendo la voce del vento
che gli adulti non potevano ascoltare.
Guardavo il cielo cullare i miei sorrisi
mentre il silenzio abbracciava la mia innocenza,
mi domandavo come facessero le rondini
a non smarrire la strada di casa, nel loro valzer di inizio estate
mi chiedevo se tutta quella gioia fosse realmente mia.
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Una dentro l'altra le tue donne si nascondono
da occhi ingenui che si perdono nello spazio.
Donne di storia, dolore e coraggio
nascoste per sopravvivere e portare in grembo la specie umana
che ingrata beve il latte e poi lo butta a terra.
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Briciole di pane sul tuo tappeto bianco
caldo come una coperta di lana d'inverno
mentre la neve fuori sigilla i tuoi passi in casa.
Profumo di incenso e candele
a riportarmi un affetto cieco
un gommitolo di lana per la gioia di un gatto
mentre affamata di coccole guardo le tue foto.
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La colomba di rame vaga senza meta
nel suo cielo blu cobalto amico d'infanzia
amico di sempre.
Viaggia senza sosta col suo peso insostenibile
sercando un rifugio dalla gravità del suo rame,
in cerca di una forma diversa del suo essere mortale
conforme alla sua natura fragile e delicata
aldilà di ogni confine.
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Eccoti qui ancora una volta
affacciata alla mia finestra come una vecchia foto in bianco e nero.
Una foto in posa di fine Ottocento,
dove i volti ritratti raccontano storie mai narrate
volti seri diventati maturi prima dell'imbrunire.
Occhi profondi,
scuri,
come quelli di una maschera
dove puoi cadere con la paura di non poter più tornare indietro.
Maschere diverse per i tuoi diversi ruoli,
quando danzi in punta di piedi
nelle stanze della mia memoria,
quando una lacrima nera solca il tuo viso bianco
in attesa di un abbraccio confortante.
Così mi ritrovo a pensarti,
come una bambola di porcellana preziosa,
dipinta a mano con cure materne
che in un silenzio avvolgente rende prezioso il mio spazio emotivo
dove tutto si ferma,
dove il passato e il presente fanno l'amore
per dare vita al futuro
nella nostra foto in bianco e nero.
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Irriverente la penna si tuffa nel foglio
narcotica di caos e passione,
impulsiva e analitica in una tormentata
e non statica razionalità.
Adattabile ai bisogni si muove sinuosa
nella sua veste romantica abbraccia le lettere
che ubriache di gioia
corrono insieme in un'affabile follia.
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Camminavo lungo le vie del centro
dove i negozi con le loro luci aggressive
inquinavano i mie pensieri, confondendo i miei bisogni con i loro.
Una serata blasfema dove
le chiese si mascheravano da case chiuse
in cui senza troppa immaginazione i preti
violavano il candore di nasi colanti
smarriti in una strada su cui mai sarebbero dovuti essere.
Chiese di suore
severe e sadiche nei loro modi giudicanti
senza giustificazioni di sorta
solo un'eterna passione per una croce pesantissima ma invisibile.
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La nebbia del mattino
si affaccia all'orizzonte sussurrandomi buongiorno,
come un manto di seta abbraccia le colline
che ancora dormono senza alcun raggio di sole.
Il silenzio della strada culla i miei pensieri
come dolci caramelle comprate al luna park,
mentre un brivido di freddo sveglia i miei sensi
annunciando l'arrivo della prima nevicata.
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Le orme del gigante sulla neve bianca
che lenta si abbandona sul viale alberato,
una coperta fredda che ti abbraccia tenendoti al sicuro
dalla realtà che ti circonda.
Il silenzio che ti regala
per sentire solo i tuoi pensieri
mentre guardi le tracce di gatti in cerca di riparo,
mentre ti ritrovi a guardare il cielo col naso allinsù
e la neve ti bacia la fronte.
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Nei suoi sogni la luna è più pigra, stasera:
come una bella donna su guanciali profondi,
che carezzi con mano disattenta e leggera
prima d'addormentarsi i suoi seni rotondi,
lei su un serico dorso di molli aeree nevi
moribonda s'estenua in perduti languori,
con gli occhi seguitando la apparizioni lievi
che sbocciano nel cielo come candidi fiori.
Quando a volte dai torpidi suoi ozi una segreta
lacrima sfugge e cade sulla terra, un poeta
nottambulo raccatta con mistico fervore
nel cavo della mano quella pallida lacrima
iridescente come scheggia d'opale.
e, per sottrarla al sole, se la nasconde in cuore.
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Sulla riva del fiume il mio ricordo si affaccia
giocando a nascondino in un quartiere disabitato,
serate estive di giochi per strada
dove la luna sorvegliava un'incoscienza acerba
e le finestre di casa aperte erano un occhio presente sul nostro mondo.
Il fiume di fronte naturale come le stelle nel cielo
ingabbiato da una modernità ingombrante,
schiacciato dal peso di una natura costosa
che si porta dietro uno scorcio di infanzia.
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Vorrei imparare a volare
per bussare alle finestre delle case abbandonate,
per sentire dal camino il profumo delle castagne appena raccolte
che raccontano storie centenarie solo per chi è disposto ad ascoltarle.
Vorrei avere novant'anni per non correre dietro a lancette tiranne
con l'affanno di comprendere la vita fugace,
per aver visto il genere umano tramutarsi di generazioni
e commettere sempre gli stessi errori
capendo che prima o poi ci si ferma.
Vorrei che ci fosse per ognuno di noi
qualcuno che pianga la nostra assenza
perchè siamo persone,
non individui.
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Un raggio di sole timido
da il benvenuto ad un nuovo anno che inizia.
L'eco di risate, tappi danzanti e sorrisi ubriachi
dalle pareti risale come ricordi assopiti negli anni,
i buoni propositi non sono ancora arrivati
godendo dell'aroma di castagne profumate vestite a festa.
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Gocce di diamante sul tuo prato in erba
secco di anni il pungitopo di Natale
ormai vecchio e stanco
di raccontare storie passate.
La neve fuori timida si affaccia
cercando consensi di occhi lucidi
sperando nel freddo secco d'inverno
la catartica libertà da un cappotto pesante.
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I waited 'til I saw the sun
I don't know why I didn't come
I left you by the house of fun
I don't know why I didn't come
I don't know why I didn't come
When I saw the break of day
I wished that I could fly away
Instead of kneeling in the sand
Catching teardrops in my hand
My heart is drenched in wine
But you'll be on my mind
Forever
Out across the endless sea
I would die in ecstasy
But I'll be a bag of bones
Driving down the road alone
My heart is drenched in wine
But you'll be on my mind
Forever
Something has to make you run
I don't know why I didn't come
I feel as empty as a drum
I don't know why I didn't come
I don't know why I didn't come
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Di polvere rossa i miei pensieri si vestono
tormentati da una stagione senza inizio nè fine,
guardano cadere le foglie gialle che
con cura di arcobaleni ricoprono la strada.
Lontane le nubi di camini accesi
di castagne arrostite da mani ora stanche
che salutano in silenzio dalla finestra dei ricordi
rimasta aperta per un soffio di vento.
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Un tappeto giallo si muove davanti a me
che cammino in cerca di risposte,
foglie morte che abbandonano la loro casa
chiamate al proprio destino.
Cerco risposte note a domande nuove
che tormentano la mia quiete di un autunno mite,
vecchi pensieri di cinico umorismo
si beffano della mia logica irrazionale
danzando con le foglie gialle all'imbrunire.
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Fuori piove
la grandine bussa alla mia finestra
con una nostalgica insistenza,
urla più forte come per il timore di non essere ascoltata
come per l'ironia di una sordità improvvisa.
Un tuono irrompe nei miei pensieri
annunciando l'inizio di un temporale.
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Sotto una coperta di marmo
rimane ciò che un tempo era il tuo corpo,
di fredde ossa e polvere
in sei anni trascorsi ti sei mascherato.
Vestiti di fiori per la festa in cimitero.
Visite di allegre voci che invadono i campi
senza chiedere permesso con occhi inquisitori sbirciano curiose
mentre senza vergogna gettano calunnie
su vite indifendibili chiuse nel legno da mani bagnate
di animi infranti per vuoti incolmabili.
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