Creato da biangege il 29/12/2009

Bian e Gege

I diari di viaggio di due mototuristi

 

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24 novembre 2012: lungo il Naviglio Pavese

Post n°62 pubblicato il 24 Novembre 2012 da biangege
 

Contrariamente alle previsioni non favorevoli, la nebbiolina delle nove del mattino fa appena da schermo ad un azzurro pallido, ma pur sempre azzurro, e si sa: la nebbia lascia il tempo che trova. L'idea di oggi è quella di un giringiro senza una precisa meta, ma con un unico scopo: seguire il Naviglio Pavese.

La SS35 è una di quelle strade che sarebbe meglio evitare, motociclisticamente non trasmette niente nel suo essere pressoché rettilinea per una trentina di km da Milano a Pavia, ma accanto ad essa scorre una di quelle che furono le importanti vie d'acqua che i Visconti-Sforza vollero, su progetto Leonardesco, per far affluire le merci a Milano: ricordiamolo, anche i blocchi di marmo di Candoglia con cui venne realizzato il Duomo arrivarono dalla Val d'Ossola sulle chiatte, viaggiando "a ufo" (A.U.F., Ad Usum Fabricae). Ne è uscito un giretto scalda-olio a 35 km/h, tanta è la velocità del Bian in versione moto-fotografo, a caccia di testimonianze storiche dell'epoca della navigazione nei canali, quando Milano era una piccola Amsterdam. In effetti la bicicletta sarebbe molto più agile in questi casi... vien da pensare alla scena in cui Aldo, Giovanni e Giacomo in “Chiediimi se sono felice” pedalano sull’alzaia destra, con sullo sfondo il Duomo e la Torre Velasca, e un rapido controllo a posteriori su Autoroute mostra che la direzione del Naviglio Grande è perfettamente allineata con il centro del Duomo… non credo sia un caso.

Si "parte" da via Chiesa Rossa, che ovviamente prende il nome dalla chiesa di Santa Maria la Rossa, risalente al X secolo, dall'inconsueta posizione a tre metri sotto il piano stradale a causa dei lavori di ampliamento del Naviglio eseguiti nel XVIII secolo. Il rettilineo porta con poca fantasia a sud, ma così posso guardare senza pericolo ai lati della strada. Il Naviglio Pavese da Milano a Pavia scende di circa 50m ed il dislivello viene superato grazie a dodici conche che permettevano (e permetterebbero) la connessione tra il lago Maggiore ed il Po. La Conca Fallata, che incontro per prima nella mia strada, incorpora una piccola centrale elettrica realizzata in tempi attuali, che però non ha mai funzionato a pieno regime a causa dei frequenti intasamenti delle griglie di presa dovuti ai materiali di scarico (non solo fogliame) che il Naviglio trasporta. Ogni conca è dotata di un ponte stradale che collega le due strade alzaie, ma spesso si incontrano bei ponti pedonali in ferro. Palazzi abbandonati fanno pensare alle epoche in cui questa era una piccola riviera dove i nobili milanesi venivano a passare le calde estati.

Appena superata la Tangenziale Ovest, incontriamo a mio avviso una bruttura. Quella che era la torre di essicazione del riso nel complesso della risiera di Rozzano, un bell'edificio industriale di mattoni a vista, è stata convertita in un condominio rivestito in klinker. Gli appartamenti, di pregio, sono tuttora in vendita. Mi chiedo chi vorrebbe venire a vivere qui, lontano da ogni servizio cittadino...

Scendendo ancora, alla Conca di Moirago si nota una grande corte con un palazzo in stile gotico e grandi stalle e fienili diroccati, il tutto purtroppo circondato da reticolati e divieti di accesso per scavi. Qui è ben visibile il Casello del “Guardiano idraulico", versione per le vie d'acqua della casa cantoniera e del casello ferroviario. Vi abitava il guardiano che manovrava la conca e provvedeva alla piccola manutenzione del suo tratto di canale. Questo particolare casello è stato trasformato nell'atelier di uno scultore, altri sono stati o abbandonati o riconvertiti ad altri scopi.

Dopo Binasco, dove strada e Naviglio piegano leggermente a sinistra e si intersecano, per non arrivare a Pavia senza fare neanche una piega scelgo una deviazione a caso che passa in mezzo ai campi ed a piccole frazioni, come Carpignano, dove cascine abbandonate fanno pensare ai tempi in cui la Bassa Milanese era caratterizzata dalle lottizzazioni dei Cistercensi. Mi fermo in quella che doveva essere un'aia ed immagino i contadini che separavano il grano dalla pula...

La Certosa di Pavia è un monumento che non ha bisogno di presentazioni, e che ho già visitato in passato: una strada in parte percorribile in moto ma non in auto (piccoli privilegi) ne segna il perimetro, e dalla stazione della ferrovia si riesce a scorgere una vista meno comune della chiesa, alle spalle del complesso, gettando lo sguardo al di là del severo muro di cinta alto quasi cinque metri.

Dove la Via alla Certosa incrocia la SS35, un'altra conca e un altro casello idraulico sono dominati dalla mole dell’edificio dei Molini Certosa, risalente al 1889 e realizzato con il gusto dell’epoca in mattoni a vista: sembra di essere a Liverpool o a Manchester, non alle porte di Pavia. Stupisce il fatto che (risulta dal sito societario) l’interno è invece stato dotato dei macchinari più moderni.

Salto la città di pari passo mediante la sua tangenzialina, voglio arrivare al Ponte della Becca, un viadotto in reticolato di ferro su piloni di mattoni risalente al 1912 che scavalca il Po proprio nel punto in cui il grande fiume riceve il Ticino suo affluente. Il ponte è stato danneggiato dalle piene del Po degli anni scorsi e una segnaletica molto terroristica ne limita il transito ai veicoli di massa inferiore alle 3,5 t, con barriere di dissuasione e sbarre telecomandate… mi chiedo: avranno dotato tutti gli autorizzati al transito di un telecomando? Di fatto le sbarre sono aperte e solo dei New Jersey limitano l’accesso ai veicoli pesanti. L’ora però si è fatta “tarda” e non posso proseguire per l’Oltrepo’ rientrando dal ponte più a est, la Gegeniglia mi aspetta per le 13… vada per il ritorno rettilineo, le pieghe dovranno aspettare.

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