Creato da biangege il 29/12/2009

Bian e Gege

I diari di viaggio di due mototuristi

 

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26 aprile 2014: "O m o fa e cruze"

Post n°100 pubblicato il 27 Aprile 2014 da biangege
 

A seconda della stagione, dell'ora e del clima, in piazza Nettuno puoi trovare i pescatori intenti a riparare e asciugare le reti dopo la battuta di pesca, o la gente del posto che negli intervalli del lavoro si rilassa e prende il sole, mangiando una fetta di fugassa sotto gli sguardi dei turisti, oppure il Dio del Mare che con la burrasca viene a reclamare l'acciottolato a lui dedicato. Piazza Nettuno non è propriamente "lastricata": come tante spiagge liguri non è di sabbia ma di ciottoli arrotondati prima dai torrenti che li hanno portati al mare, poi dal mare stesso. Sui tre lati, case intonacate in tinte pastello dal giallo al rosa all'ocra, con le persiane verdi che occhiegiano anche dai muri ciechi in trompe-l'oeil. Sui tetti, tra i gatti che passeggiano puoi trovarne una con una macchia nera sul muso. Da una finestra una donna di nome Livia guarda il mare e telefona al suo zito Salvo che guarda anch'egli il mare da una veranda molto più a sud: i due si scambieranno qualche parola d'amore ma più frequentemente avranno una sciarratina. Un cantautore passeggia su per le crêuze, i viottoli che si arrampicano su queste terre tra monte e mare, magari volge lo sguardo al cielo e pensa ad un altro cantautore che senz'altro ora abita in quella stellina che lui vedeva dalla finestra della sua vecchia soffitta, e forse gli sovvengono le parole di una canzone, "Crêuza de mä"...

Siamo a Genova... o meglio, siamo a Boccadasse.

Arrivarci è "facile". Per noi padani, da Serravalle Scrivia l'autostrada, prima noioso rettilineo, si infila in Appennino tra curve e controcurve: il cartello di limite a 80 km/h non è eccessivamente prudente ma realistico. La carreggiata si sdoppia, quella "a salire" e quella "a scendere" che si intrecciano tra viadotti e gallerie, la discesa dopo Serra Riccò fino al bivio sembra un toboga, l'uscita di Genova Est è subito dopo la galleria e ti costringe a un tornante completo. La Liguria non è mai stata "facile" per le strade... adesso basta scendere lungo il Bisagno fino alla Foce e poi svoltare a sinistra: corso Italia, una delle "passeggiate" dei genovesi, costeggia il mare fino a piegare verso l'entroterra all'altezza della chiesa di Sant'Antonio da Padova. Fermatevi lì, parcheggiate negli spazi appositi (che a Genova non mancano, gli abitanti si spostano in buona parte su due ruote, se non lo facessero le strade sarebbero torrenti di lamiera) e andate sul belvedere... ne valeva la pena, vero?

La crêuza Aurora scende a piazza Nettuno: oggi ci sono turisti e bagnanti, i più preparano la base per l'abbronzatura, qualcuno osa un bagno. Due ristoranti si guardano in faccia, un terzo è più discosto, un quarto è proprio nascosto. Qualche piccola galleria d'arte propone tempere ed aquerelli sul tema del borgo. Profumo di focaccia nell'aria. Ma non c'è niente di finto: solo un po' più esclusivo. Le case dei marinai in certi casi sono diventate esclusive dimore di villeggiatura, ma qui la gente ci abita ancora.

La crêuza di Santa Chiara sale al castello Türcke, un ibrido tra medioevo e liberty da cui si vede la costa sino al monte di Portofino... se non c'è foschia. Va bene lo stesso: le previsioni meteo erano scoraggianti, invece è una bellissima giornata.

"Crêuza de mä" non è solo una bellissima canzone, è un'osteria che non propone le solite trofie al pesto. Non è proprio economica, ma merita, sia per la cucina che per l'ambiente e la gentilezza dei proprietari. Un oretta passata qui, a gustare sapori marini e guardare la gente in spiaggia, è ben spesa.

Adesso viene il momento di guidare di nuovo: abbiamo l'intero pomeriggio a disposizione e nessun colpo di coda della mezza bottiglia di Pigato di poc'anzi. L'Aurelia ci porta a Recco, rifornimento di focaccia al formaggio da portare a casa, niente deviazione per Camogli che già ben conosciamo, ma infiliamo la SS333 che più volte abbiamo percorso "in discesa" e mai "in salita"... e abbiamo fatto bene! Un cartello presso Uscio, visibile solo da chi sale, indica la "Panoramica di Monte Fasce": che sarà mai? Andiamo!

Sono solo tredici chilometri, ma meritano di essere percorsi in entrambi i sensi: La SP 67 "di Monte Fasce" non attraversa alcun centro abitato, ha l'unica sua ragion d'essere nel suo correre a mezza costa tra monte e mare, ogni tanto cambiando versante pur privilegiando quello a sud, con belle curve dall'asfalto abbastanza ben tenuto. Per questo motivo è percorsa dagli smanettoni del posto, ma spezziamo una lancia per questi piloti: non abbiamo trovato nessuno che ci abbia sverniciato; quando nel nostro passo turistico vedevamo qualcuno che si accodava, bastava fargli un cenno "passa pure", e il bolide superava e ringraziava. Il ritrovo è su una bella curva ampia e regolare: al di là del guardrail c'è una piazzola vasta che permette di fermarsi, ammirare il mare e vedere spuntare da dietro i colli una moto che, in tecnica GP o supermotard, percorre il curvone e sparisce dietro gli altri colli.

A ovest la SP 67 scende di nuovo a Genova: arriviamo al km 0 per vedere il panorama della Superba, invertiamo la marcia e riprendiamo la nostra strada. Dopo Uscio andiamo a "lume di naso", ma quanto è diversa questa via, se fatta in senso inverso... sappiamo che prima o poi troveremo la SS45 "di val Trebbia", ma nel dubbio diamo un'occhiata alla cartina dopo diversi km di curve e boschi per scoprire che la SS45 è proprio oltre la galleria che c'è alla prima curva. Non è la via consueta che facevamo in senso opposto in altre occasioni, abbiamo fatto una lunga deviazione, ma va bene così. Adesso le alternative sono due: o 100 km di SS45 fino a Piacenza, o 20 km di SS226 fino a Busalla; vista l'ora, puntiamo su Busalla e rimettiamo le ruote sulla Serravalle per tornare a casa. E la Scoffera? Accidenti, da nord non si capisce mai da dove prenderla, da sud invece il cartello che la indica è proprio lì... ok, un'altra volta...

"Crêuza de mä" è una bellissima canzone, ed è metafora del viaggio. Le crêuze sono sì sentieri tracciati dall'uomo, ma per estensione sono le strade, i percorsi del territorio, della mente, della vita... A Genova dicono che "O mä o fa e crêuze" quando, dall'alto, sembra che sulla superficie del mare si formino dei sentieri: anche se non abbiamo una barca, e siamo vincolati ai nastri d'asfalto, una moto ci regala sempre l'occasione di compiere la nostra crêuza personale.

Grazie, maestro Camilleri
Grazie, maestro Paoli
Grazie, maestro De Andrè

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Post n.100... buone strade, i Famigerati sono tornati

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