Creato da biangege il 29/12/2009

Bian e Gege

I diari di viaggio di due mototuristi

 

2 agosto 2017: uno sprazzo notturno di Roma

Post n°204 pubblicato il 03 Agosto 2017 da biangege
 

Anche una trasferta di lavoro può suscitare impressioni.

Palazzo della Civiltà del Lavoro all'EUR

 
 
 

30 luglio 2017: Beata Vergine del Monte Bisbino

Post n°203 pubblicato il 31 Luglio 2017 da biangege
 

“Ma che razza di idea...
ma avete mai sentito parlare un motociclista della salita a Monte Bisbino?”


Il rimprovero arriva dalla ventola del radiatore all’ennesimo stop causato da un incrocio tra un’auto che scende e quella che ci precede. La salita di Monte Bisbino, sopra Cernobbio (CO), ha una pendenza quasi costante del 7% (si arriva a 1325 m slm, in totale sono 1100 metri di dislivello in 15 km) e non appare nemmeno panoramica, la strada è stretta e ci sono pochissime possibilità di sorpasso. Ci chiediamo “ma ne varrà la pena di venire qui?”.
Non è questione di distanza: a Cernobbio arriviamo in 40 minuti, ma se non c’è soddisfazione è solo benzina bruciata. Il Bian ha due mezzi ricordi di Monte Bisbino: era sede di un teleposto dell’Aeronautica e avrebbe dovuto accompagnare, anni fa, il suo Generale per un’ispezione che poi non si fece; inoltre tentò di venire qui in moto una quindicina di anni fa desistendo per le pessime condizioni della strada.

Arrivati in cima l'orizzonte è lattiginoso, tutta la pianura Padana è sotto una cappa di vapore. Eh sì, peccato, perché da qui la vista sarebbe spettacolare... ma allora non è proprio un posto da denigrare: Como e Brunate sono lì di fronte; Milano sarebbe laggiù: non è il posto a essere sbagliato, è la giornata. Col sereno sarebbe uno spettacolo.


Una rampa di scale annunciata da una pianta di agrifoglio porta al Santuario e al Ristoro. L’hanno chiamato così, Ristoro e non "ristorante", i quattro giovani che alcuni anni fa l’hanno aperto tentando questa avventura, anche loro chiedendosi talvolta “ma ne varrà la pena?”. Ristoro per le membra, per lo stomaco e per l’anima di chi la vuole affidare all'Eterno. Caffè, acqua minerale e passeggiata intorno all’edificio. Di là, a poche decine di metri, è già Svizzera.


Il santuario è chiuso ma, dalla loggia, una porta conduce direttamente alla sala del Ristoro: chiedere non costa niente… “E’ possibile visitare il Santuario?”  –E’ già chiuso, ma se aspettate qualche minuto ve lo apriamo noi-

Entriamo dalla sacrestia, un tavolo, un camino e una stufa a legna; nella stanzetta dopo abiti talari, in quella appena prima dell’abside le ampolline e un incensorio.
Sull’altare una bella statua di marmo bianco della Vergine, chi dice attribuita alla scuola di Leonardo e chi risalente solo al 1700. Dietro l’altare una stanzetta piena di ex-voto e, in una nicchia, un’altra bella Madonna con Bambino, chi dice scolpita da un pastore del posto e chi proveniente addirittura dalla Terrasanta. Il Santuario risale al Trecento, originariamente vi era un rifugio per pastori che portavano le greggi al pascolo. Più avanti inizia la devozione, insieme a quella del Santo Crocifisso di Como. La peste del '600 di manzoniana memoria non tocca queste lande mentre MIlano ne è decimata.



I racconti arrivano a un’era più recente, i contrabbandieri che arrivavano dalla Svizzera con le gerle piene di sigarette e le Guardie di Finanza che avevano disseminato il crinale di caserme e garitte. Non solo sigarette però. La pianta di agrifoglio, ben protetta da una rete contro le caprette che se la mangiarono appena piantata, è dedicata ai Giusti Sconosciuti. Lasciò testimonianza un anziano di origine ebrea: “avevo dieci anni, con la famiglia eravamo sfollati a Moltrasio ma girava voce di una retata, così un passatore ci portò a rischio della vita verso la Svizzera passando dalla Madonna del Bisbino, una guarda di frontiera ci vide e non chiuse solo un occhio ma tutti e due: non conoscemmo mai i loro nomi”. Tante storie così. Sul muro del Santuario un’altra targa ricorda sette giovani partigiani qui caduti.

Non solo Santuario: “qui sotto” ci dice l'’improvvisata guida “c’è una rete di gallerie, la vetta era un caposaldo della Linea Cadorna, un’altra volta posso accompagnarvi a vedere le bocche di lupo delle postazioni, sono talmente imboscate che non le trovereste da soli".

Abbiamo ascoltato, noi e una famiglia di tre persone, questi racconti e nel nostro piccolo ne usciamo arricchiti. Il cielo si è fatto nuvoloso, in discesa qui e là qualche sprazzo di lago regala davvero altri bei panorami. Raggiunta Como, in poco più di mezz’ora siamo già in box, e non importa se adesso si scatena il temporale.


LE FOTO

Tutti gli itinerari

 
 
 

28 luglio 2017: addio dottor Pasquano

Post n°202 pubblicato il 31 Luglio 2017 da biangege
 

Marcello Perracchio, 1938 - 2017

 
 
 

2-16 luglio 2017: vacanze Trentine feline...

Post n°201 pubblicato il 31 Luglio 2017 da biangege

 
 
 

17-18 giugno 2017: le "Nuove Motocicliste più Una" sui passi francesi

Post n°200 pubblicato il 20 Giugno 2017 da biangege
 

Le Motocicliste più Una si sono evolute!

Auto-estromessasi la coppia “Per chi sa” ne abbiamo guadagnata un’altra, e migliore:

Anna e Giuseppe su BMW R1200GS
Antonio e Agnese (noi) su BMW K1100LT
Lorella e Luigi su Triumph Tiger XRx800
New Entry Sergio e Angela su Triumph Tiger 1050
Raffaella e Nino eccezionalmente su VW Touran TSI

Sull’onda del weekend "per chi sa" di quasi due anni fa la proposta (da leggersi come "richiesta"...) era stata “ma perché non ne organizziamo un altro?”. Per salvare capra (automobile) e cavoli (quattro moto) l’idea preliminare era stata quella di un giro Langarolo e Monregalese in primavera, poi il conciliare una data idonea a tutti ci ha trasportati in questo caldo giugno e per evitare di cuocere nelle tute l’itinerario è stato cambiato al volo l’ultima settimana fissando un meeting a Briançon: la Raffimobilista per strada diretta, le Motocicliste affronteranno i passi!

Sabato 17, tabella di marcia rispettata al minuto, incredibile, c’è stata solo da aggiungere la sosta-pranzo che era da decidere al momento. Milano-Alba via autostrada, poi su per la val Varaita e sosta a Chianale, censito tra I borghi più belli d’Italia dove ci siamo fermati per la visita e il pranzo nella piccola trattoria “Ai Laghi Blu” dove sono molto generosi con gli gnocchi locali, chiamati Les Ravioles.

  

Per digerire, salita ai 2744 m del Colle dell’Agnello con i suoi tornanti e le vaste praterie, dove entriamo in Francia. Il Monviso, purtroppo, è pelato malgrado i suoi oltre 3800 m: nevi eterne, dove siete finite?

Discesa verso Chateau-Queyras con il castello che incombe sul paese e salita sulla rampa sud dell’Izoard, con sosta nel sempre bellissimo punto panoramico “marziano” della Casse Deserte.


Fotografie di repertorio del Bian, aspettiamo le altre più recenti

Transito a passo d’uomo al Col d'Izoard molto frequentato da ciclisti e motard e infine discesa (con fotografo-cecchino) su Briançon dove, al parcheggio, troviamo gli amici in auto che sono arrivati con calma e si sono goduti il fresco nel dehor del bar.

 

 

Passiamo un paio d’ore a Briançon a passeggiare e raccontarci la giornata e poi rientriamo in Italia per il Monginevro, dove la Raffimobilista non ha problemi a tenere il passo delle moto con la Touran TSI. Pernottamento a Sauze di Cesana, nella valletta adiacente a Sestriere, dove abbiamo prenotato cinque camere all’hotel “Cima del Bosco”, isolato, tranquillissimo, fresco, con garage chiuso gratuito per le moto e buon ristorante con cena abbondante a buffet: tutti contenti, la stellata nella limpida notte è compresa.

Domenica 18, giornata di visite: di km tortuosi ne abbiamo già fatti, oggi si passeggia. Dopo la colazione, da Sauze saliamo a Sestriere che Anna vorrebbe vedere, poi Cesana (piccola sosta per “binocolare” la vetta dello Chaberton e le sue otto torrette di artiglieria), Oulx e Susa percorrendo la parte più bella della SS24 passando accanto al forte di Exilles.

A Susa gironzoliamo per il borgo scoprendo il cortile del municipio con un’architettura vestigia del Ventennio, poi i già noti (a noi) Castello della Contessa Adelaide, Arco di Augusto, Cattedrale di San Giusto e porta Sabauda.

   

Pranzo da “Luna e l’altra” e poi, rettilineo per rettilineo, compiamo il tratto Susa-Avigliana in autostrada per salire alla Sacra di San Michele, l’imponente Abbazia che domina l’imbocco della Val Susa da quasi 1000 metri di altezza.

Weekend finito, si rientra, ma la voglia di farne un altro c’è: teniamo buono il programma Langarolo-Monregalese per il 7-8 ottobre con le vigne di mille colori... ma ci sarebbe anche la tentazione di una WeinStrasse bolzanina!

Nota di colore: Gegeniglia promossa da Navigatrice (titolo meramente onorifico) a Marconista: grazie al casco Shoei NXR può indossare comodamente gli occhiali senza fastidi e tenere i contatti via Whatsapp con la Raffimobilista.

La galleria fotografica (work in progress, aspettiamo tutti i contributi)

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