Creato da biangege il 29/12/2009

Bian e Gege

I diari di viaggio di due mototuristi

 

26-27 agosto 2017: con Nella sulle Dolomiti

Post n°206 pubblicato il 30 Agosto 2017 da biangege

 
 
 

12-15 agosto 2017: dal Bodensee alla Zugspitze

Post n°205 pubblicato il 17 Agosto 2017 da biangege
 

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2 agosto 2017: uno sprazzo notturno di Roma

Post n°204 pubblicato il 03 Agosto 2017 da biangege
 

Anche una trasferta di lavoro può suscitare impressioni.

Palazzo della Civiltà del Lavoro all'EUR

 
 
 

30 luglio 2017: Beata Vergine del Monte Bisbino

Post n°203 pubblicato il 31 Luglio 2017 da biangege
 

“Ma che razza di idea...
ma avete mai sentito parlare un motociclista della salita a Monte Bisbino?”


Il rimprovero arriva dalla ventola del radiatore all’ennesimo stop causato da un incrocio tra un’auto che scende e quella che ci precede. La salita di Monte Bisbino, sopra Cernobbio (CO), ha una pendenza quasi costante del 7% (si arriva a 1325 m slm, in totale sono 1100 metri di dislivello in 15 km) e non appare nemmeno panoramica, la strada è stretta e ci sono pochissime possibilità di sorpasso. Ci chiediamo “ma ne varrà la pena di venire qui?”.
Non è questione di distanza: a Cernobbio arriviamo in 40 minuti, ma se non c’è soddisfazione è solo benzina bruciata. Il Bian ha due mezzi ricordi di Monte Bisbino: era sede di un teleposto dell’Aeronautica e avrebbe dovuto accompagnare, anni fa, il suo Generale per un’ispezione che poi non si fece; inoltre tentò di venire qui in moto una quindicina di anni fa desistendo per le pessime condizioni della strada.

Arrivati in cima l'orizzonte è lattiginoso, tutta la pianura Padana è sotto una cappa di vapore. Eh sì, peccato, perché da qui la vista sarebbe spettacolare... ma allora non è proprio un posto da denigrare: Como e Brunate sono lì di fronte; Milano sarebbe laggiù: non è il posto a essere sbagliato, è la giornata. Col sereno sarebbe uno spettacolo.


Una rampa di scale annunciata da una pianta di agrifoglio porta al Santuario e al Ristoro. L’hanno chiamato così, Ristoro e non "ristorante", i quattro giovani che alcuni anni fa l’hanno aperto tentando questa avventura, anche loro chiedendosi talvolta “ma ne varrà la pena?”. Ristoro per le membra, per lo stomaco e per l’anima di chi la vuole affidare all'Eterno. Caffè, acqua minerale e passeggiata intorno all’edificio. Di là, a poche decine di metri, è già Svizzera.


Il santuario è chiuso ma, dalla loggia, una porta conduce direttamente alla sala del Ristoro: chiedere non costa niente… “E’ possibile visitare il Santuario?”  –E’ già chiuso, ma se aspettate qualche minuto ve lo apriamo noi-

Entriamo dalla sacrestia, un tavolo, un camino e una stufa a legna; nella stanzetta dopo abiti talari, in quella appena prima dell’abside le ampolline e un incensorio.
Sull’altare una bella statua di marmo bianco della Vergine, chi dice attribuita alla scuola di Leonardo e chi risalente solo al 1700. Dietro l’altare una stanzetta piena di ex-voto e, in una nicchia, un’altra bella Madonna con Bambino, chi dice scolpita da un pastore del posto e chi proveniente addirittura dalla Terrasanta. Il Santuario risale al Trecento, originariamente vi era un rifugio per pastori che portavano le greggi al pascolo. Più avanti inizia la devozione, insieme a quella del Santo Crocifisso di Como. La peste del '600 di manzoniana memoria non tocca queste lande mentre MIlano ne è decimata.



I racconti arrivano a un’era più recente, i contrabbandieri che arrivavano dalla Svizzera con le gerle piene di sigarette e le Guardie di Finanza che avevano disseminato il crinale di caserme e garitte. Non solo sigarette però. La pianta di agrifoglio, ben protetta da una rete contro le caprette che se la mangiarono appena piantata, è dedicata ai Giusti Sconosciuti. Lasciò testimonianza un anziano di origine ebrea: “avevo dieci anni, con la famiglia eravamo sfollati a Moltrasio ma girava voce di una retata, così un passatore ci portò a rischio della vita verso la Svizzera passando dalla Madonna del Bisbino, una guarda di frontiera ci vide e non chiuse solo un occhio ma tutti e due: non conoscemmo mai i loro nomi”. Tante storie così. Sul muro del Santuario un’altra targa ricorda sette giovani partigiani qui caduti.

Non solo Santuario: “qui sotto” ci dice l'’improvvisata guida “c’è una rete di gallerie, la vetta era un caposaldo della Linea Cadorna, un’altra volta posso accompagnarvi a vedere le bocche di lupo delle postazioni, sono talmente imboscate che non le trovereste da soli".

Abbiamo ascoltato, noi e una famiglia di tre persone, questi racconti e nel nostro piccolo ne usciamo arricchiti. Il cielo si è fatto nuvoloso, in discesa qui e là qualche sprazzo di lago regala davvero altri bei panorami. Raggiunta Como, in poco più di mezz’ora siamo già in box, e non importa se adesso si scatena il temporale.


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28 luglio 2017: addio dottor Pasquano

Post n°202 pubblicato il 31 Luglio 2017 da biangege
 

Marcello Perracchio, 1938 - 2017

 
 
 
 

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