[Le Monde]
La polizia ha reso noto che cinque italiani e due iraniani sospettati di appartenere ai servizi segreti del loro paese sono stati arrestati, mercoledì 3 marzo, in Italia per esportazione illegale di armi verso l’Iran. Altri due iraniani, a cui sono indirizzati dei mandati di arresto nell’ambito della stessa inchiesta, si trovano in Iran, ha indicato il procuratore antiterrorismo Armando Spataro durante una conferenza stampa tenutasi a Milano.
Uno dei sospettati fermati, un giornalista iraniano accreditato a Roma presso il club della stampa straniera, è una presunta spia, come i suoi tre compatrioti, “considerati membri dei servizi segreti iraniani”, spiega la polizia. Uno dei cinque italiani risiede abitualmente in Svizzera, un altro è un avvocato di Torino che dirigeva un’impresa di import-export in armamenti. Secondo il
tenente colonnello della guardia di finanza Vincenzo Andreone, quest’ultimo ha avuto in Iran “contatti con alti responsabili dell’esercito”. Sono stati tutti arrestati nell’ambito dell’operazione Sniper, condotta nel corso della notte in diverse città.
“Un’inchiesta di un’importanza considerevole”
“Si tratta di un’inchiesta di un’importanza considerevole, perché riguarda tutta la comunità internazionale”, ha spiegato il procuratore Spataro, sottolineando che era durata otto mesi. La polizia ha detto di aver collaborato con le autorità britanniche, svizzere e rumene, e interrotto alcune consegne di materiale ottico di origine tedesca così come di giubbotti speciali per uso militare.
Il traffico esisteva “almeno dal 2007″ ed era fondato su un sistema triangolare. Gli imprenditori si procuravano legalmente in Europa in particolare in Germania, le armi che richiedeva loro l’Iran poi le inviavano in Gran Bretagna, Svizzera o Romania, e infine attraverso altre società verso l’Iran, talvolta passando per Dubai.
Tutto è cominciato con una richiesta di controllo della dogana rumena sulla regolarità delle armi esportate. Nell’occasione, sono stati sequestrati 200 mirini ottici in Romania e 100 a Londra. “L’ordine era di 1000 mirini, di cui 150 erano già stati spediti in Iran, attraverso la Svizzera. Il nostro intervento ha peraltro permesso d’interrompere la fornitura di 120 panciotti stabilizzatori di immersione per uso militare”, ha specificato Vincenzo Andreone. L’operazione ha permesso anche di bloccare i preparativi per la vendita all’Iran di un’importante quantità di proiettili anticarro prodotti in Bulgaria e nei paesi dell’ex Urss, così come di materiale chimico esplosivo (zirconio e nickel).
Violazione dell’embargo internazionale
Ci sono state due violazioni specifiche della legislazione, secondo Armando Spataro: l’esportazione di armi verso l’Iran a dispetto dell’embargo internazionale e la vendita all’Iran di armi “a doppio uso”, cioè per uso civile e militare. “Le nostre indagini sono state complesse, perché i trafficanti giocavano sull’ambiguità tra armi ad uso civile e militare”, ha sottolineato il procuratore. L’inchiesta ha portato i suoi frutti grazie all’utilizzo intensivo delle intercettazioni telefoniche, ha affermato il procuratore prendendo le difese di questo sistema parzialmente rimesso in discussione da un progetto di legge in Italia. Armando Spataro si è felicitato anche per la collaborazione con la polizia giudiziaria di Berna, essendo uno degli italiani arrestati residente in Svizzera, e con le autorità britanniche, che hanno arrestato recentemente un inglese implicato in questo traffico.
[Articolo originale "Un réseau de trafic d'armes vers l'Iran démantelé en Italie" di AFP&Reuters]





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