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Bios III

Post n°35 pubblicato il 19 Luglio 2007 da Biosbios
 
Tag: Bios

 

Ehi come mai ti trovi in questo blog col caldo che fa? Mica meglio una spiaggia? Visto che sei qua, leva la mano dal mouse, rilassati e ascolta quello che devo dirti. Dai, quanta timidezza, siediti su questo gradino di marmo, ecco, bene, non c'è polvere non temere per il vestito leggero e chiaro che indossi: qui c'è sempre qualcuno seduto, non ti credere, la polvere non ha il tempo di depositarsi.



Questo è il bar della Rita. Siamo seduti su questo comodo rialzo di marmo, la schiena appoggiata alla grande vetrata. Alle nostre spalle il bar e i suoi frequentatori: girati leggermente e guarda. Chi beve, chi legge il giornale, alcuni giocano a briscola, uno ride da solo. Là c'è Roger, guarda, per fare un aperitivo beve sette Ceres. Quello magro con i dentoni è Cavallo Pazzo, sempre pronto a fare battute, è simpatico a tutti, tranne a Teschio, un ragazzo scheletrico che vive qui in zona, al quale deve mille euro da tempo; quei due al tavolo sono Cesare e Guido: coi baffi è Cesare, ha una figlia in Venezuela, un figlio laureato in America, due amanti sempre senza soldi e una moglie che non esce mai di casa; l'altro, senza baffi, è Guido, pompiere, divorziato, suo compare da quando han vent'anni e han fatto il militare; vedi al banco, quello con la camicia a righe, è Michele, il matto del quartiere (dopo Bios): si mette qua fuori, chiede sempre cinque euro in prestito, poi entra, e offre da bere a qualcuno. Là in fondo ci sono gli imbianchini, con le loro divise di lavoro impiastrate di colori spessi, sulle loro scarpe, guarda, c'è uno strato di vernice che sta su per conto suo. Tra di loro, che spicca per mole e chiasso, c'è Van Gogh, il capobranco: fece una figura meschina l'altro giorno per causa di Bios, e lui ci rode ancora. Il signore seduto qui dietro a noi è un pensionato comunista, viene qui a leggere il giornale, nessuno l'ha mai visto spendere un centesimo in questo bar, Rita sorvola, ma la pensione che prende è buona, si dice. Dietro il banco c'è Rita, con il suo sguardo fiero, i suoi denti perfetti, il suo grande seno che fa sognare chi ha la fortuna di vederlo. Ha un bel viso dolce, di una donna che ha goduto e sofferto senza rancore. Solo lei sa tenere a bada una selva così variegata di uomini mezzi matti, matti del tutto se ubriachi. Tutti la rispettano, eccome, e tutti se la porterebbero a letto.




Senti che caldo? Si muore, sì, sotto il naso hai alcune goccioline di sudore. Dentro il bar si sta bene, è climatizzato, ma qui c'è da tamponarsi la fronte ad ogni momento. Ma questo è il mio posto preferito, spesso mi siedo qui e guardo le auto passare: mi piace vedere i volti che ci sono dentro: tristi, assorti, solenni, seducenti, feroci, vecchi, scuri e pallidi, che passano e corrono dietro alle loro cose. Cosa hai detto? Hai sete. Certo, vorrai qualcosa di fresco: adesso faccio un cenno a Sara, la cameriera, e ti faccio portare qualcosa. Guarda la lunga fila di autovetture che attende il suo momento per immettersi nella grande rotonda, è l'ora di punta, tutti escono dal lavoro per la pausa dopo una mattinata passata soffrendo, con le vacanze e la voglia di evadere nella testa. Ehi guarda là: lo vedi quel tipo malvestito che attraversa la strada? Cristo com'è spettinato oggi! Quel tipo è Bios, si, ne hai sentito parlare, certo. Vedi come bighellona? Ora s'incammina per il sentiero del suo passaggio, si fermerà qualche minuto all'altezza della scuola elementare per salutare i bambini, poi proseguirà fino al convento dei frati, e avrà anche oggi il suo pasto gentilmente offerto dai religiosi che tanto lo stimano. Per me resta un fannullone che mette in giro storie assurde che non hanno significato e si inventa slogan che pasticcia sui muri. Spesso racconta la storia dei turisti sul pullman. E' un fatto di cronaca, io credo, successo chi sa dove e chi sa quando, ma lui lo narra in continuazione a chi incontra, senza rispetto per una disgrazia capitata a della brava gente. Un gruppo di turisti, dice Bios, viaggiava su un pullman diretto al mare. Stavano per imboccare una ripida discesa piena di tornanti. I freni del pullman smettono di funzionare. Il conducente lo sa ma non lo dice, e i turisti ignari continuano a cantare.

 

Bios è sempre solo. Parla poco e forse è un bene. Io non so se c'è in lui una coscienza, una lucidità che tutti abbiamo e ci accomuna. E' sereno, daccordo, ha un sorriso che porta buonumore, ma per me resta un soggetto da tenere d'occhio. L'altro giorno l'ha combinata grossa: se ne parla ancora, e se ne parla male di lui. Non so se hai sentito parlare del comizio elettorale che si è tenuto in centro da poco. Qui da noi ci saranno le elezioni comunali tra due settimane. Hanno parlato i politici più influenti della nostra città che rappresentano la coalizione che governa attualmente. Era presente perfino il Capo del Governo che è della stessa forza politica del nostro sindaco. Insomma Bios si è piazzato davanti al palco e c'è rimasto per quattro ore. Impugnava un grosso cartello bianco, da lui assemblato con un grosso bastone, e su questo cartello, in bella vista, con una scritta rossa, compariva uno dei suoi soliti slogan surreali che solo lui capisce. I politici, da quello che mi hanno detto, non hanno gradito affatto questa sua iniziativa. Il Capo del Governo bisbigliava nervosamente all'orecchio del Sindaco per chiedere spiegazioni. Sul palco c'era anche un assessore che abita in quel palazzo verde che ti sto indicando, si chiama Mentevota, è un tipo tosto, molto autorevole, e sa benissimo che il vagabondo spettinato che imbratta i muri della città e il folle che in quel momento sventolava il cartello sotto il loro naso, sono la stessa persona. Il suo bambino, tra l'altro, frequenta la scuola elementare dove Bios usa passare quattro volte al giorno, e l'assessore sa che i bambini, oltre la recinzione, si intrattengono con lui quando passa, allungano le manine tra le barre di metallo per toccare quelle di Bios, acchiappano i piccoli regali che egli offre loro (animaletti ricavati dai sassi).

Il comizio è comunque proceduto senza inconvenienti. Alcuni dicono che l'assessore Mentevota abbia fissato più volte e per molto tempo il suo sguardo su quella figura disordinata e buffa che reggeva quel cartello tanto fastidioso. Cosa c'era scritto su quel cartello? Io non capisco cosa intendesse dire Bios con quel messaggio, so solo che in molti lo hanno visto. Devi sapere che il giorno dopo, in prima pagina sul nostro quotidiano locale, c'erano quattro colonne di servizio dedicate all'avvenimento politico e una fotografia a colori, grande, che ritraeva la piazza, il palco, la folla presente. Tu non ci crederai, ma in questa fotografia, ciò che si nota di più, è il cartello tenuto in mano da quel balordo. Ho conservato questa pagina, la voglio mostrare a quel pazzo, l'ho proprio qui nella tasca, adesso la dispiego e ti faccio vedere il suo contenuto, guarda, hai visto cosa ha scritto Bios sul cartello con la tinta rossa?



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