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Blog Penna Calamaio si tinge di giallo

Oggi e domani il blog avrà un inconsueto sfondo giallo.
Lo faccio per manifestare la mia adesione alla Giornata Mondiale per la Prevenzione della violenza sui bambini indetta per domani, 19 Novembre.

Maggiori informazioni su quanto ognuno di noi può fare, concretamente, potrete leggerle nel post pubblicato da Mondo Libero,  http://blog.libero.it/mondolibero/8008651.html  che ho già segnalato a tutto il mio spazio amici,

nonchè nel sito di Terre des Hommes raggiungibile a questo indirizzo

http://www.terredeshommes.it/campagna-sms-48543.php

Sono stata positivamente sorpresa, entrando nel blog ufficiale di Libero di trovare questo appello. Lo faccio mio e lo estendo a voi tutti.

Invia un sms al numero 48543 per donare 2 euro ai progetti di prevenzione della violenza sui bambini.

 

 

 

 
 
 

Indignazione bipartisan contro il fumetto che offende il Ministro Giorgia Meloni: quando l'insulto si traveste da satira.

Giorgia Meloni, Ministro della Gioventù per il Governo Berlusconi, si trova suo malgrado ad essere la protagonista di un fumetto intitolato "La Ministronza", opera del vignettista Alessio Spataro  edita da Grrrzetic. L'autore, ha già all'attivo diverse collaborazioni con Liberazione ed il Manifesto, dunque la sua estrazione politica appare  evidente mentre, meno evidente, di primo acchito, è il motivo che lo spinga ad attaccare il giovane Ministro di sesso feminile, salvo riconoscerle tre peccati capitali:

essere donna, avere un cervello ed essere di destra.

Già, perchè Giorgia Meloni non ha mai pubblicato calendari, non ha mai lavorato nel mondo dello spettacolo, ha manifestato il suo impegno e la sua passione politica sin dalla scuola, non è una pariolina, anzi, proviene dalla Garbatella, (quartiero romano popolare e storicamente di sinistra), si è fatta con le sue mani, è persino incensurata ed, orrore, pare non l'abbia neanche "data" per diventare Ministro.
Però però sembra che, nell'Italia degli anni 2000 questo genere di donne continui a fare paura, sì,  notevolmente paura ai signori maschietti, compresi quelli moderni, progrediti, impegnati, di larghe vedute che, per antonomasia, militano esclusivamente ed ovviamente nell'area della sinistra.
Ed allora come si reagisce? Semplice, con attacchi che definirli "personali" sarebbe già un complimento, tanto più che  la satira dovrebbe enfatizzare le caratteristiche del personaggio rappresentato per scatenare l'ilarità nel lettore. Ed invece l'unico connotato fisico e/o reale di Giorgia Meloni sul quale Alessio Spataro si trova facilmente (ed in misura alquanto scontata) ad indulgere è la scarsa altezza del giovane ministro, della quale certo non può dirsi che appartenga alla tribù dei watussi.
Per il resto il fumetto è un susseguirsi di sessismo, maschilismo e di volgarità rozza e becera che in pochi si sono sentiti di assolvere, salvo l'autore stesso, dalle critiche che in modo bipartisan si sono scatenate negli ultimi giorni. Quegli stessi connotati dello stereotipato maschio fascista, disegnato e sbeffeggiato da tanta satira della sinistra diventano oggi, grazie alla "Ministronza", il bagaglio e l'armamentario di un vignettista di sinistra che, oltre ad aver sbagliato completamente il bersaglio, ha confezionato  in modo banale e scontato il suo prodotto.

Giorgia Meloni, nel libello è ribattezzata "Giorgia Mecojoni" e Spataro la dipinge come una giovane "maschia",  "tappa" e ninfomane che si esprime in un romanesco triviale, si aggira nelle fogne di Roma, non si lava (perchè l'omme pe esse omme ha 'da puzzà) vive le sue avventure fra sorci e scarafaggi e pratica sesso con gli sconosciuti. Il campionario delle volgarità non è tuttavia esaurito perchè la Meloni è altresì ritratta con un copricapo nazista, mentre a seno nudo si aggira tra un popolo di falli, o mentre legge i suoi discorsi politici, rigorosamente scritti sulla carta igienica.

La maggioranza di centro destra ha fatto giustamente quadrato intorno al suo ministro, stigmatizzando le vignette definite scandalose e grevi ed invocando una presa di distanza anche dell'opposizione, ricordando anzi ad essa che, meno di un mese or sono in tanti si erano strappati i capelli per una Rosy Bindi definita "più bella che intelligente".
Le donne del Pd ed in generale del centro sinistra non si sono fatte attendere:
Vittoria Franco, responsabile nazionale Pari Opportunità del Pd ha manifestato il suo apprezzamento per la Meloni "giovane volitiva, con una lunga esperienza in politica motivata dalla passione" attaccata con "appellativi sgradevoli" nelle vignette di Spataro;
Anna Finocchiaro, capogruppo del Pd al Senato, ha espresso "totale solidarietà alla Meloni" auspicando che quest'ultima "non si lasci fermare  da certe oscenità, nella sua attività politica, svolta con una passione riconosciuta da tutti";
Rosy Bindi, presidente del Pd e vicepresidente della Camera è apparsa indignata: "al ministro Giorgia Meloni va la mia solidarietà di donna e di vicepresidente della Camera. La satira diverte, morde e può anche far male; ma se è satira intelligente non scade mai nel turpiloquio o nell’insulto gratuito. Ma in questo caso si tratta solo di volgare maschilismo che offende tutte le donne, senza distinzione di ruolo o appartenenza politica".
Livia Turco dichiara a sua volta: "Voglio esprimere profonda stima a Giorgia Meloni, una giovane che ha una propria storia, sa camminare con le sue gambe, sa ragionare con la sua testa e che, come ministro, ha saputo dimostrare sul campo di avere il dono, piuttosto raro nella politica, di sapere ascoltare i suoi interlocutori e di essere disposta a imparare da chi ha più esperienza di lei".
Paola Concia deputato Pd affonda ulteriormente il colpo: "Quel libro di fumetti mi sembra un’operazione di misoginia, un attacco del genere fa male a tutte le donne. Ho grande stima del ministro. Se anche ha posizioni diverse dalle mie, non la considero certo un nemico da abbattere".

A leggere queste dichiarazioni, verrebbe da concludere che,  come sempre,  la sinistra si fa male da sola, producendosi in "raffinati" autogol, proprio poco  dopo aver stigmatizzato  il "sistema Berlusconi" come reo di sfruttare l'immagine della donna a fini politici  ed agevolarne una visione machista non mediata dalla educazione e dalla cultura.
Alle donne del Pd è toccato fare il "mea culpa" per correggere il tiro sferrato dai maschietti militanti nelle proprie fila.
Per conto mio a certi maschietti impauriti da qualsiasi donna si dimostri capace e valida in ciò che fa, mi limito solo a dire: "ma che ve rode?"

A meno che,  trincerandosi dietro una presunta satira si sia assistito alla solita fiera di quell'odio politico che attacca le persone quando è incapace di scalfirne le idee.

 
 
 

Crocifisso si, crocifisso no....

 

Con la sentenza che dice no alla presenza del Crocifisso a scuola, la Corte europea dei diritti dell'uomo ha paradossalmente negato se stessa, in quanto ha calpestato il più alto, il più sacro, il più intimo, il più inviolabile dei diritti umani: quello della libertà interiore. Dico libertà interiore, ancor prima che religiosa, perché alzare gli occhi alla parete dove sta appeso quel Simbolo per rivolgergli una rapida preghiera, un'invocazione, una supplica, un ringraziamento, fa parte della più elementare e vitale libertà: quella di coscienza.

Ora i giudici europei in nome di una presunta violazione dei diritti di una minoranza appartenente ad altre religioni e di una minoranza politica tanto esigua da essere ormai quasi inesistente, negano il diritto della pressoché totale maggioranza dei cittadini italiani di conservare nelle aule il Simbolo della nostra millenaria fede, delle nostre più profonde radici, della nostra basilare e viscerale esigenza di libertà interiore, affermando che lo Stato è tenuto a conformarsi alla neutralità confessionale nell'ambito dell'educazione pubblica "al fine di accrescere la capacità degli alunni a pensare criticamente".
Inoltre, la presenza dei crocifissi nelle aule scolastiche sarebbe inoltre "una violazione della libertà dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni e della libertà di religione degli alunni".

L’Italia si divide per l’ennesima volta in due schieramenti dalle idee contrapposte. Questa decisione ha fatto esplodere l'ennesima improduttiva polemica. Durissime le prime reazioni, soprattutto nel centrodestra tra i cattolici. La Cei e il Vaticano attaccano. Più cauto il neosegretario del Pd Pier Luigi Bersani, ma la sinistra esprime il suo parere favorevole nella rassegna stampa di Uno Mattina, Paolo Ferrerò, l'esponente di uno dei tanti partiti comunisti ha affermato che la sentenza che toglie i Crocefissi è giusta e ci voleva, un segnale di laicità che andrebbe applicato a tutti simboli religiosi (cristiani ma non musulmani, è una questione di cultura). Dimenticando tutti quei docenti che usano la cattedra come un pulpito da usare a proprio piacimento dal quale indottrinare i futuri elettori. Quella è una propaganda elettorale bella e buona, diretta e mirata. Non è forse il voler inculcare certe ideologie anche una sorta di catechesi laica?

Gli sdegnati cattolici italiani che hanno dimenticato Il significato autentico della pratica religiosa e non considerano più il crocifisso come un simbolo religioso, ma lo usano come un amuleto svuotato di ogni senso di solidarietà e fratellanza, non devono scandalizzarsi più di tanto ma riflettere e rammentare che noi stacchiamo Cristo dalla Croce tutti i giorni.
Quando allontaniamo dalla scuola un nostro simile ritenendolo diverso. Quando volgiamo lo sguardo per non guardare gli umili occhi di un debole che chiede aiuto. Quando non insegniamo a nostro figlio a cedere il posto a una donna incinta, anche se è nera, cinese o se indossa lo chador. Strappiamo Cristo dalla Croce tutti i giorni. Quando accettiamo che in nostro nome vengano abbandonati in mare o re-spinti i disperati. Quando per difendere radici cristiane, vengo meno all'insegnamento cristiano. Quando concediamo la nostra fiducia a chi per primo tradisce i principi e i valori che predica. Gettiamo Cristo nel fango tutti i giorni. Quando scriviamo sulle fibbie dei nostri soldati "Gott mit uns" (Dio è con noi). Quando, coscienti dei nostri peccati, scagliamo la prima pietra. Quando all'amore che dovrebbe governare le coscienze, sovrapponiamo il valore materiale e il denaro. Quando incolpiamo giudici lontani di costringerci a togliere un crocifisso da una parete da qualche tempo spoglia.

 
 
 

Al grido di "puttana" la cacciano dall'università. Indossava una minigonna

Lei è bionda, belloccia, formosa e piacente, magari anche un pò "in carne". Si chiama Geysi Villa Nova Arruda.
Loro, sono 700 studenti della Bainderante University, un ateneo privato nei dintorni di San Paolo, in Brasile, la patria del punto B.
I fatti sono molto semplici, ciò che sorprende sono i toni, la sorta di linciaggio posto in essere dai coetanei dell'università "brasileira". Linciaggio che, a guardare le immagini, ha rischiato di non rimanere di tipo solo verbale.
La ragazza aveva l'abitudine di frequentare l'ateneo utilizzando un abbigliamento che i più giudicavano troppo sexy.
Pare che i responsabili dell'Ateneo e gli stessi studenti l'avessero più volte richiamata all'uso di un abbigliamento più consono e non in contrasto con "i principi etici e la dignità accademica".
Nulla di fatto: Geysi si è ripresentata in aula con una minigonna rosa, attillata ed esplicita.
Non so se vi sia stata un'esplosione di ormoni impazziti ma quel che è certo è che la "tumultuosa reazione passionale " non è mancata, perchè si è scatenato quasi un linciaggio, le cui immagini, riprese con un telefonino ora stanno facendo migliaia di accessi su youtube e sulle altre piattaforme di video sharing.
Geysa è stata "accompagnata alla porta" al grido di "puttana", scortata dagli agenti e coperta in extremis con il paltò di un docente, per celare l'oggetto dello scandalo.
I portavoce dell'Ateneo hanno riferito che l'espulsione è stata decisa di comune accordo con gli studenti ed anzi,  le motivazioni dell'espulsione sono state persino pubblicate su di un quotidiano locale.
Le foto di Geysa adesso impazzano sul web, i link si riproducono su Twitter e lei in alcuni talk show ha dichiarato di essere una vittima e di essersi sentita profondamente umiliata dal trattamento riservatole.
Intanto, Nilcea Freire, responsabile delle politiche femminili per il  comune di San Paolo è intervenuta duramente nel richiedere spiegazioni su questo episodio, giudicato espressione di discriminazione e di intolleranza.
Personalmente la ragazza non mi sembra il prototipo della vittima, ed un pò recidiva deve pure esserlo stata, però però...al posto di Nilcea Freire io mi sarei limitata a chiedere al rettore di quell'Ateneo (ed ai 700 studenti inviperiti), se linciare verbalmente una persona sia coerente con "i principi etici e la dignità accademica".

Godetevi il video e fatemi conoscere la vostra opinione, è in lingua originale ma le immagini lasciano ben poco alla fantasia. :-)
Sentirsi dare della "puttana" per una minigonna, a mio avviso è un pò troppo, se poi a farlo sono dei giovani studenti universitari, la cosa lascia da pensare..

 

 
 
 

Magistratura e Politica DEVONO imparare a conoscere Internet!

L'anonimato è una delle caratteristiche salienti di Internet.
Diritto all'anonimato o comunque libera espressione del proprio pensiero senza doverlo necessariamente firmare con nome cognome, data di nascita e codice fiscale, non è diritto di ingiuria o di diffamazione.
Sappiamo tutti che, quando interagiamo su internet, pur utilizzando l'anonimato o degli pseudonimi chiamati nickname, siamo responsabili di ciò che scriviamo.
Sappiamo anche tutti che, su richiesta di un Pubblico Ministero i file di log con i dati delle connessioni possono essere consegnati a fronte della commissione di reati.
Però attenti: siamo responsabili se offendiamo, ingiuriamo, diffamiamo, scriviamo il falso, commettiamo reati, NON SE ESPRIMIAMO LA NOSTRA OPINIONE O ESERCITIAMO UN DIRITTO DI CRITICA ENTRO I LIMITI DELLA CIVILTA' E DELLA CORRETTEZZA.

Eppure in questi giorni un giudice del Tribunale di Firenze ha oscurato il forum ADUC «Di' la tua - Fabio Oreste e la fantafinanza» adducendo che lo stesso, in quanto aperto ad interventi anonimi, non meritava di esistere.
Nel resoconto della vicenda fatto dall'Aduc, tra l'altro in questa pagina, si legge che secondo l'orientamento del giudice, gli utenti del forum dovrebbero poter  inserire i propri commenti solo firmandosi con i propri dati anagrafici.

Premesso che, ove questo orientamento trovasse accoglimento sarebbero a rischio blog, social network, newsgroup ecc,  premesso che sono stata sempre una sostenitrice del dovere di perseguire chi, attraverso internet offende e diffama, mi convinco sempre più del fatto che magistrati e politici prima di normare su Internet dovrebbero imparare a conoscerlo.
Del resto, quello proposto dal giudice di Firenze sembra essere lo stesso principio proposto nel cd. DDL Carlucci.
Però, ora che ci penso bene..non so se ho diritto di scrivere questo post e di manifestare la mia opinione...perchè sto utilizzando il nickname redazione_blog e non la copia della mia carta d'identità.

Nel frattempo l'ADUC pare abbia impugnato l'ordinanza di oscuramento del proprio forum.
Decideranno i Giudici.
Si spera che conoscano a fondo internet.

 
 
 
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