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Creato da redazione_blog il 10/12/2006

BLOG PENNA CALAMAIO®

La piazzetta dei blogger, un'agorà virtuale, un luogo d'incontro e, soprattutto, una pagina infinita da scrivere insieme!

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Fare, copiare, incollare, lettera e testamento.

Post n°976 pubblicato il 16 Maggio 2013 da redazione_blog

Su una pagina PUBBLICA di Facebook, la Sig.ra Donatella Lauro, neo eletta a non so che, nell'ambito del Movimento Fare Per Fermale il Declino,  firma un aggiornamento di stato pubblicato appunto con l'account "Fare per Fermare il declino Pisa."
Si tratta, per intenderci...di quel Movimento politico il cui candidato Premier, nella recente tornata elettorale di febbraio, aveva avuto l'infelice idea di arricchire ed impreziosire il proprio curriculum vitae attraverso la nobile arte del copia-incolla.
Più precisamente, il Signor Candidato Premier aveva copiato ed incollato nel proprio curriculum vitae...qualche titolo accademico altrui.

Memore della deludente esperienza col suo ex candidato premier, la Sig.ra Donatella depreca questo modus operandi e stigmatizza l'analogo comportamento di alcuni esponenti del Movimento 5 Stelle, i quali, pare, da mesi, utilizzino il metodo di copiare ed incollare dichiarazioni altrui per espletare la propria attività politica e comunicare i propri programmi.

Aggiunge inoltre che se proprio bisogna copiare, bè si abbia almeno la decenza di rielaborare, personalizzare, adattare...insomma...un pò come si fa in alcuni portali con i post da mettere in home page.

N.B. HO VINTO AL GRATTA E VINCI. SE QUESTO POST ED IL BLOG SCOMPAIONO PROPRIO ORA, I DINDINI VINTI LI UTILIZZO IN AVVOCATI.
OVVIO CHE IL POST LO SALVO.
ERGO.....CONTARE SINO A 10-100-1000-10.000 PRIMA DI BANNARE.

 

Stranamente il permalink di questo post "non funziona più". Pazienza. Riposto e ricondivido. Che strane cose che accadono...

 
 
 

"Il primo che esce da questo infernale castello di carta che è l'euro, salva tutti!

Post n°974 pubblicato il 09 Ottobre 2012 da redazione_blog

E' importante!

Ascoltatelo e condividetelo


Su facebook è anche attiva una Pagina Fan che si ispira all'Avv. Paola Musu

http://www.facebook.com/PaolaMusu?ref=ts&fref=ts

 
 
 

Google search

Post n°973 pubblicato il 24 Settembre 2012 da redazione_blog

Google è senza dubbio il motore di ricerca più in uso in tutto il mondo.


Eppure osservando le parole chiave attraverso le quali i navigatori accedono al mio blog, mi rendo conto che sono davvero tanti a non conoscere le regole base per effettuare in modo rapido e soddisfacente una ricerca su Google.

Ma è mai possibile che tra le parole chiave riportate nel mio strumento di statistica devo trovare frasi intere quali ad es:

"cosa significa hai seguito questo url ma non riusciamo a rilevarne il feed"?

Pazzesco!

La regola base per cercare qualcosa su google è usare le virgolette. Virgolette. Chiaro?

Ad es. se volessi cercare informazioni su Antonio Converti, Ceo ed Amministratore Delegato di Libero S.r.l dovrei usare la chiave "Antonio Converti" appunto tra virgolette, e poi di lì, individuare ad es. il link al social Linkedin e fare il resto.

 

 

Certo non mi sognerei mai di accedere alla finestra di google search e digitare:

Uomo con baffetti e sorriso sornione che amministra Libero.

 
 
 

Shakerato, non mescolato!

Post n°972 pubblicato il 24 Settembre 2012 da redazione_blog

Un Dry Martini in un´ampia coppa da champagne.

Barman: Oui Monsieur!

Aspetti!
Tre parti di Gordon, una di Vodka e mezza di Kina Lillet.
Shakerato con ghiaccio.
Poi aggiunga una sottile scorza di limone.

Barman: ...va bene, Signore...

 

I

l barman del Casino Royale assunse un'espressione tra il perplesso ed il mortificato nell'accogliere la richiesta di un James Bond più perentorio ed egocentrico che mai.
Ma, del resto, per ogni barman che si rispetti, l'attenzione maniacale che gli amanti dei cocktail hanno per la preparazione della propria bevanda preferita, dovrebbe essere tanto croce quanto delizia, di un'arte che è attenzione del particolare elevata all'ennesima potenza.
Perchè il vero bevitore di cocktail, è il cliente esigente, quello per il quale il Negroni "sbagliato" è un mix per femminucce agghindate, ed un barman che non chieda che tipo di gin utilizzare, commette un vero crimine verso l'umanità.

Un  cocktail non è come un rum, che va bevuto nature perchè vada diretto dove deve andare, il bere miscelato è piuttosto un gesto glamour carico di fascino e di mistero, un rito iniziatico della convivialità un pò snob, evocativo di quel modo di vivere la vita, che Hemingway testimoniò nell'Harry's Bar di Venezia e, prima ancora, ne La Bodeguita del Medio a La Habama.
Perchè stupirsi dunque se letteratura e cinema hanno celebrato più volte i calici ricolmi di miscele colorate, elevandole a status symbol?
Sean Connery che sorseggia Vodka Martini o Scotch on the rocks in 007 Diamonds are Forever,  è semplicemente da sballo.
Il fascino discreto ed antico di un Bogart di bianco vestito che stringe tra le mani il suo Champagne Cocktail, al Rick's Cafè di Casablanca, è il tripudio di quelle atmosfere intriganti e raffinate dove il fumo e le luci soffuse si mescolavano alle passioni ed ai tormenti.
Altro che movida sfrenata e psichedelica dei nostri giorni!

Hollywood ha fatto la fortuna dei cocktail non meno del proibizionismo negli anni venti e trenta, sì che, cercare tutte le scene di film nelle quali i protagonisti sollevano i calici tracannando allegramente drink a base di champagne, gin, brandy o vermouth secco, è un'impresa degna dei gialli di Ian Fleming o Mickey Spillane.
Tuttavia, in questo effervescente e riuscito connubio  fra cinema e cocktail,  vi sono tracce rimaste indelebili ed indimenticabili.


E' il 1935, nella commedia di Robert Leonard Lo scandalo del giorno, il re di Hollywood, Clark Gable, domina la scena con la sua consueta eleganza, il suo sorriso sornione e le sue inconfondibili fossette nelle guance.
Duro, simpatico e dotato di un notevole magnetismo animale, Clark Gable interpreta il ruolo di uno spregiudicato giornalista intento a smascherare le malefatte di un aspirante senatore. Ci riesce, ovviamente,  al punto da rubargli il cuore della giovane ed attraente amante, la stella degli anni '30  Constance Bennet.
Insieme, sorseggiano un Margarita con olive (tequila, cointreau e lime), ed in quello scambio di sguardi allusivi, vi sono tutte le inconfessabili promesse, degne del corteggiamento di un perfetto mascalzone. Oh...Clarke Gable!!!

E' il 1940, Cary Grant, Katharine Hepburn e  James Stewart, in Scandalo a Filadelfia forniscono il perfetto spaccato di un'alta società viziata e gaudente nella quale l'alcool scorre a fiumi, il bicchiere è spesso tra le dita e non manca neanche l'intermezzo di una sbornia colossale.
Si brinda a base di Stinger, Martini, Sherry e ci si inebria con la bevanda mondana per eccellenza, lo Champagne dalle inconfondibili bollicine.
E' quasi un voler  anticipare sul set, i festeggiamenti per quella pioggia di candidature all'Oscar che il film farà registrare al Biltmore Bowl  di Los Angeles.
Grant come al solito, sfoggia un aplomb tipicamente inglese e, la sensualità sobria ed elegante dell'uomo, fa sì che gli calzi a pennello il ruolo del seduttore tenace ma raffinato.
James Stewart cede il passo per la bellezza, ma vince la corsa aggiudicandosi l'Oscar come miglior attore protagonista.

Ci saranno remake a gogò.

E' il 1961, Rock Hudson interpreta Torna a Settembre, al fianco di Gina Lollobrigida.
Come sempre lo champagne fa da sfondo a tutte le scene più intriganti della storia, cominciando da quella in cui il cin cin in una cena forzatamente collettiva è il pretesto per lasciare che le mani dei due protagonisti si sfiorino con l'avvicinarsi dei bicchieri.
Per il resto Rock Hudson sembra fare l'elogio delle bollicine e nutrirsi esclusivamente di ghiacciatissimo champagne, nella migliore tradizione americana.
Lo champagne và gustato persino a colazione e preferito alla salutare aranciata preparatagli dal suo solerte e truffaldino maggiordomo. Più di un oggetto di scena il cocktail era il simbolo di un modo di vivere.

Hollywood ha decretato il mito dei cocktail perchè,  davanti alla macchina da presa, i calici traboccavano di drink non meno che nelle feste da sogno a Beverley Hills, e ce n'erano per tutti i gusti!
L'ingenua e spontanea Audrey Hepburn di Colazione da Tiffany gustava un Planter's Punch ammaliando il giovane Paul Varjak con il suo charm eccentrico e ricercato.
In A qualcuno piace caldo,  una splendida Marilyn Monroe, sogno proibito d'America, accentuava la sua già travolgente e gioiosa carica erotica  sorseggiando un Pink Hound con pompelmo rosè.
E che dire del Paul Newman inquieto e maledetto di La gatta sul tetto che scotta?
Lo ricordiamo mandar giù, tutto d'un fiato, un  Suffering Bastard capace di stroncare al primo sorso anche il miglior esemplare alla Plaza de toros.
Che uomini, che donne, che film indimenticabili!




E' una torrida notte d'estate del 21° secolo. Non si vedono Clark Gable in giro ormai dagli anni '30.
Si fa quel che si può...
Non mi resta che ordinare il  mio coquetel preferito:

 

Barman, una Caipirinha in un bicchiere tumbler.

Barman: Oui Madame!

Aspetti!
12 pezzetti di lime e 3 cucchiaini di zucchero di canna.
Schiacci la polpa ruotando col pestello e non comprima la buccia.
Poi aggiunga il ghiaccio.
Spaccato a mano, non tritato!
Quindi ci versi 2/4 di cachaça.
Nè shakerato, nè mescolato.

Barman: ...va bene, Signora...


Lo vedo andar via silenzioso.
Sguardo 2/4 perplesso,
1/4 compiaciuto,
mezzo indispettito.

Forse, ci aggiungerà una sottile smorfia delle labbra,
maneggiando abilmente un basso bicchiere tumbler.

 

© Riproduzione riservata



Chi volesse contribuire con i propri post alla rubrica Cocktail Party o alle altre Rubriche di Blog Penna Calamaio può scrivermi sulla mail del profilo redazione_blog

 

 
 
 

Sogna con me...

Post n°971 pubblicato il 24 Settembre 2012 da redazione_blog

E’ notte fonda, la strada è illuminata da lampioni che emanano una luce fioca … Ho tanta strada da fare … cammino rapidamente, inizio a correre … forte, sempre più forte, ma la meta si allontana e dietro di me si avvicinano inesorabilmente 7 mani con 7 dita che tentano di arpionarmi. Corro con affanno, il cuore in gola … all’improvviso, davanti a me si apre un varco, intravedo la meta … ma poi, due cancelli dorati affiorano da terra e si ergono implacabili davanti a me. Non ho scampo …
Non stiamo parlando di un film di Dario Argento, ma del resoconto narrativo di un sogno di una ragazza qualche notte prima di un esame che la preoccupa molto e che ritiene decisivo ai fini della sua carriera universitaria.
Già, i sogni ... I sogni sono desideri, risuonano le note di un vecchio cartone, ma qui non parliamo di fantasie ad occhi aperti, bensì di quella attività notturna comune a tutti noi, che suscitò grande curiosità nel dottor Freud e che esercita un fascino di incomparabile misura.
Chi di noi, almeno una volta nella vita, non ha sperimentato questo gioco di illusioni, questa danza caleidoscopica di immagini bizzarre, di oggetti fuori posto e di anomalie sequenziali, dove il prima viene in seguito al dopo e viceversa?
Quanti di noi si sono interrogati sconcertati sul perché, durante la notte, nel loro salotto sia entrato un elefante o nel frigorifero giaceva imperterrita la testa dell’amante (sono esempi, nessuno sano di mente depositerebbe l’amante nello scomparto della verdura …).
A che ci serve tutto questo? In altre parole, perché sogniamo? Da principio, dunque, fu il dottor Freud a dire la sua: i sogni sono la via maestra per studiare l’inconscio, perché attraverso il ricco universo di simboli che li popolano, noi esprimiamo, in modo camuffato e quindi non angosciante, desideri inconsci socialmente censurati, a partire da quelli di natura sessuale. Sotto le mentite spoglie di strani simboli di difficile comprensione, praticamente noi possiamo fare sesso indisturbati con il mondo intero, persino, appunto, con lo stesso elefante che si trova nel salotto.
Oggi, seguendo una linea interpretativa ritenuta un po’ meno fantasiosa, si è più propensi a pensare che sognare non sia altro che un modo per mettere ordine ed elaborare il ricordo di ciò che ci è successo durante la giornata e per risolvere problemi che si presentano nella quotidianità. Altre teorie ci dicono invece che i sogni rappresentano qualcosa privo di significato: è come se di notte noi facessimo pulizia di tutto ciò che abbiamo dentro, lasciando come residuo la scia onirica.
Che sia teatro di desideri sdoganati, archivio di fatti quotidiani o “rumore bianco” che agisce da sottofondo, il sogno, proprio in virtù del suo essere misterioso e imponderabile, rappresenta ancora un grande, affascinante e sconcertante mistero, del quale non possiamo però fare a meno.
In fondo, a ben pensarci, cosa sarebbe la nostra vita senza quella sana, bizzarra sintesi, che solo l’amante in frigorifero o l’elefante in salotto ci possono dare?
Parliamone ...

Scritto da Morton0

 
 
 
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