PIAZZIBLOGBlog del Liceo Piazzi |
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"ODE ALLA VITA" DI MARTHA MEDEIROS
Lentamente muore / chi diventa schiavo dell'abitudine, / ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, / chi non cambia la marcia, / chi non rischia e cambia colore dei vestiti, / chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione, / chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle "i" / piuttosto che un insieme di emozioni, / proprio quelle che fanno brillare gli occhi, / quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore / davanti all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore / chi non capovolge il tavolo, / chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno, / chi non si permette almeno una volta nella vita, di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia, / chi non legge, / chi non ascolta musica, / chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, / chi non si lascia aiutare / chi passa i giorni a lamentarsi / della propria sfortuna o della pioggia incessante.
Lentamente muore / chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, / chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, / chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi, / ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.
Soltanto l'ardente pazienza / porterà al raggiungimento / di una splendida felicità.
TAG
MUSICA ITALIANA
Modà feat Emma - "Arriverà"
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Jovanotti - "Tutto l'amore che ho"
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Malika Ayane & Cesare Cremonini - "Hello!"
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Modà - "La notte"
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Modà - "Sono già solo"
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Ligabue - "Un colpo all'anima"
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Le Vibrazioni - "Respiro"
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Vasco Rossi - "Ad ogni costo"
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Gianna Nanini & Giorgia - "Salvami"
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Elisa & Giuliano Sangiorgi - "Ti vorrei sollevare"
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Neffa - "Lontano dal tuo sole"
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Ligabue - "Sulla mia strada"
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Negrita - "Gioia infinita"
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Eros Ramazzotti - "Controvento"
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Negramaro & Dolores O'riordan - "Senza fiato"
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Gianna Nannini - "Maledetto ciao"
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I MIEI LINK PREFERITI
MUSICA ITALIANA
Vasco Rossi - "Siamo soli"
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Vasco Rossi - "Gioca con me"
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Vasco Rossi - "Il mondo che vorrei"
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Ligabue - "Il mio pensiero"
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Ligabue - "Piccola stella senza cielo"
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Elisa feat Ligabue - "Gli ostacoli del cuore"
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Negramaro - "Via le mani dagli occhi"
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Negramaro feat Jovanotti - "Cade la pioggia"
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Negramaro - "L'immenso"
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Negramaro - "Solo tre minuti"
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Negramaro - "Mentre tutto scorre"
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Le Vibrazioni - "Insolita"
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Max Pezzali - "Mezzo pieno o mezzo vuoto"
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Max Pezzali - "Eccoti"
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Max pezzali - "Sei fantastica"
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Tiziano Ferro - "Alla mia età"
POESIE DI AUTORI STRANIERI I
William Shakespeare
Sonetto 18
Dovrò paragonarti ad un giorno estivo?
Tu sei più amabile e temperato:
cari bocci scossi da vento eversivo
e il nolo estivo presto è consumato.
L’occhio del cielo è spesso troppo caldo
e la sua faccia sovente s’oscura,
e il Bello al Bello non è sempre saldo,
per caso o per corso della natura.
Ma la tua eterna Estate mai svanirà,
né perderai la Bellezza ch’ora hai,
né la Morte di averti si vanterà
quando in questi versi eterni crescerai.
Finché uomo respira o con occhio vedrà,
fin lì vive Poesia che vita a te dà.
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Emily Dickinson
Se io potrò impedire ad un cuore di spezzarsi
non avrò vissuto invano -
Se allevierò il dolore di una vita o allevierò una pena -
O aiuterò un pettirosso caduto a rientrare nel nido
Non avrò vissuto invano
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Conosco vite della cui mancanza
non soffrirei affatto -
di altre invece ogni attimo di assenza
mi sembrerebbe eterno.
Sono scarse di numero - queste ultime -
appena due in tutto -
le prime molto di piu' di un orizzonte
di moscerini.
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Non avessi mai visto il sole
avrei sopportato l'ombra
ma la luce ha aggiunto al mio deserto
una desolazione inaudita.
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Muore la parola
appena è pronunciata:
così qualcuno dice.
Io invece dico
che comincia a vivere
proprio in quel momento.
POESIE DI AUTORI STRANIERI II
Charles Baudelaire
Spesso, per dilettarsi, gli uomini della ciurma
catturano gli albatros, grandi uccelli marini
che seguono, indolenti compagni di viaggio,
la nave che scivola sugli amari flutti .
Appena deposti sulle assi della tolda
questi re dell'azzurro, maldestri e vergognosi
lasciano pietosamente le .grandi ali bianche
trascinarsi come remi accanto a sè.
Quant'è goffo e fiacco questo viaggiatore alato!
Lui, prima così bello, quant'è comico e brutto!
Uno tormenta il suo becco con un mozzicone acceso,
l'altro mima, zoppicando, l'infermo che volava.
Il Poeta assomiglia al principe delle nubi
che sfida la tempesta e sbeffeggia l'arciere;
esiliato al suolo in mezzo al baccano
le sue ali di gigante gli impediscono il cammino.
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Kostantinos Kavafis
Itaca
Devi augurarti che la strada sia lunga. Che i mattini d'estate siano tanti quando nei porti - finalmente e con che gioia - toccherai terra tu per la prima volta: negli empori fenici indugia e acquista madreperle coralli ebano e ambre tutta merce fina, anche profumi penetranti d'ogni sorta; piu' profumi inebrianti che puoi, va in molte citta` egizie impara una quantita` di cose dai dotti.
Sempre devi avere in mente Itaca - raggiungerla sia il pensiero costante. Soprattutto, non affrettare il viaggio; fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio metta piede sull'isola, tu, ricco dei tesori accumulati per strada senza aspettarti ricchezze da Itaca. Itaca ti ha dato il bel viaggio, senza di lei mai ti saresti messo sulla strada: che cos'altro ti aspetti?
E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avra` deluso. Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso gia` tu avrai capito cio` che Itaca vuole significare.
Quando ti metterai in viaggio per Itaca devi augurarti che la strada sia lunga, fertile in avventure e in esperienze. I Lestrigoni e i Ciclopi o la furia di Nettuno non temere, non sara` questo il genere di incontri se il pensiero resta alto e un sentimento fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo. In Ciclopi e Lestrigoni, no certo, ne' nell'irato Nettuno incapperai se non li porti dentro se l'anima non te li mette contro.Candele
Restano indietro i giorni del passato, penosa riga di candele spente: le più vicine danno fumo ancora, fredde, disfatte, e storte. Non le voglio vedere: m'accora il loro aspetto, la memoria m'accora il loro antico lume. E guardo avanti le candele accese. Non mi voglio voltare, ch'io non scorga, in un brivido, come s'allunga presto la tenebrosa riga, come crescono presto le mie candele spente.
Le finestre
Stanno i giorni futuri innanzi a noi come una fila di candele accese, dorate, calde e vivide.In queste tenebrose camere, dove vivo giorni grevi, di qua di là m'aggiro per trovare finestre (sarà scampo se una finestra s'apre). Ma finestre non si trovano, o non so trovarle. Meglio non trovarle forse. Forse sarà la luce altra tortura. Chi sa che cose nuove mostrerà.POESIE DI AUTORI STRANIERI III
PABLO NERUDA
Non t'amo come se fossi rosa di sale, topazioo
freccia di garofani che propagano il fuoco:
t'amo come si amano certe cose oscure,
segretamente, entro l'ombra e l'anima.
T'amo come la pianta che non fiorisce e reca
dentro di sè, nascosta, la luce di quei fiori;
grazie al tuo amore vive oscuro nel mio corpo
il concentrato aroma che ascese dalla terra.
T'amo senza sapere come, nè quando nè da dove,
t'amo direttamente senza problemi nè orgoglio:
così ti amo perchè non so amare altrimenti
che così, in questo modo in cui non sono e non sei,
così vicino che la tua mano sul mio petto è mia,
così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno.
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Questa volta lasciami essere felice, non è successo nulla a nessuno non sono in nessun luogo, semplicemente sono felice nei quattro angoli del cuore, camminando, dormendo o scrivendo. Che posso farci, sono felice, sono più innumerabile dell'erba nelle praterie, sento la pelle come un albero rugoso, di sotto l'acqua, sopra gli uccelli, il mare come un anello intorno a me, fatta di pane e pietra la terra l'aria canta come una chitarra.
| « Luis | Qing Tian ( cluodless day ) » |
Melanie [3° Parte]….E giorno dopo giorno, Melanie si aggrappa alla razionalità con artigli sempre più forti, perché non lascerà che le sfugga nuovamente di mano. “Moda oggi”, legge sulla copertina lucida della rivista, che lentamente fa scivolare a terra. Quando la osserva immobile accantonata sotto i suoi piedi, Melanie pensa che quelle fotografie che si intravedono dalle pagine mal piegate non siano poi così tanto belle. Insomma, non sente l’istinto di sfogliarle, né tantomeno la curiosità di nutrire gli occhi con quelle immagini. Così tira fuori dallo scatolone tutte le riviste, una dopo l’altra, fino ad ammassarle a terra, perché sa bene cosa sta cercando. Sul fondo dello scatolone, un paio di copertine colorate finalmente catturano il suo sguardo: sono due libri di narrativa di cui non conosce la trama, né chi sia stato a riporli lì. La curiosità diviene un elastico che vibra nei muscoli e muove quelli di una mano che accuratamente, stando attenta a non sgualcirli, percorre gli angoli di quelle pagine giallastre. E così Melanie delizia le iridi castane con quei caratteri minuscoli che sembrano quasi solleticarle, lasciando che un cavaliere senza identità la accompagni lungo un percorso strambo e irregolare, dove man mano si dissolve l’essenza della realtà circostante e la vita non è poi così amara e difficile da comprendere……. Anche stamattina i rami del pesco fuori dalla finestra sono piuttosto affollati: uno stormo di uccellini dalle piume variopinte vi alloggia allegramente, ma il loro modo di cantare, da qualche tempo a questa parte non è lo stesso di tanti anni fa, come se volesse preannunciare un cambiamento. E in effetti un cambiamento c’è stato, stamattina il sole danza per lei, che con la testa piegata in avanti fa una leggera smorfia prima di accorgersi di essere stata ancora una volta abbindolata dai sogni su quella poltroncina di velluto. Fissa per qualche secondo la 236° pagina di quel libro che è rimasto aperto tra le sue braccia, come per fare in modo che quella dimensione immaginaria potesse avvolgerla per tutta la notte, per poi chiuderlo di scatto e riporlo sul comò. Com’è bella la vita, lì fuori. Melanie si sporge lievemente in avanti tenendosi saldamente sul davanzale, le sembra di poter cinguettare con quelle creature serene, ed è sicura che se solo conoscesse la loro lingua le riuscirebbe benissimo. Perché questa mattina è speciale, questa mattina è la vera Melanie. Quant’è passato, quanti giorni? Quanto tempo è trascorso da quella prima volta, quella fresca mattinata che nonostante ciò sembrava volerle gelare le ossa con la brezza tiepida? Quando la mente inizia a calcolare i giorni trascorsi da allora, giunge a un risultato finale di circa quattro anni. “Quattro anni”, si ripete lei, “detti così tutto d’un fiato, non sembrano tanti”, ma in fondo è certa che moltiplicando nel modo opportuno, verrà a sapere che si tratti di ben 1460 giorni, e si chiederà se siano tanti o pochi. Allora se concentrerà la sua attenzione soltanto sull’arco di tempo trascorso, si convincerà che siano stati davvero tanti tutti quei giorni passati lì, in quel centro di recupero. Ma se analizzerà profondamente la materia di cui sono stati fatti e ciò che hanno portato nella sua vita, le sembrerà si poterli rivivere alla stessa velocità di uno schiocco di dita. E la proporzione non sarà poi così tanto banale. Melanie cerca se stessa, indaga nella sua immagine e si chiede chi sia, chi sia ora. Ora che tutto è diverso, che il mondo gira in una nuova direzione, e lei fa parte di quel mondo. Ammira le cose più piccole e semplici come fossero meravigliose visioni, annusa il profumo dell’aria, che a lei sembra di poter percepire reale, respira l’essenza di chi gli sta intorno come se volesse trascinare a sé frammenti dell’esistenza di ognuno. Cammina a passi più decisi, certa che non inciamperà, non ha bisogno di guardare attenta a terra per ricordarsi di porre dritti i piedi sul suolo. Guarda la gente nutrirsi di indifferenza, e questo non la fa sentire schiacciata dall’universo, perché nessuno stavolta cercherà di scioglierla con sguardi minacciosi. La vita è diversa ora, come se fosse davvero rinata sotto vesti nuove, questo le passa per la mente. Così quelle porte di vetro pesanti e lente a chiudersi alle sue spalle non le nota più, le pile di documenti sulla scrivania dell’attendente non la impressionano più, né i lunghi corridoi della struttura le fanno venire in mente la fatica di camminare. Al contrario, il piacere di sentirsi chiamare per nome e non essere accompagnata sotto braccio, i sorrisi degli assistenti che la incontrano nella sala d’aspetto, gli sguardi stupiti di tutte quelle ragazze che si scambiano opinioni e consigli nelle stanzette del centro la allietano profondamente, non potrebbe chiedere di meglio. Lisa le offre una cioccolata calda, che lei non rifiuta. <<Hai visto per caso quel film sul pluriomicida l’altra sera? Era terrificante! >> , commenta la donna vicino la macchinetta delle bevande. << No, sai sono un po’ debole di stomaco…>>, risponde lei ammiccando. La familiarità che ormai la circonda è qualcosa che ha imparato ad amare, la serenità con cui accenna al passato è qualcosa che le fa onore. Melanie oggi è lei, questa ragazza dalle iridi e i capelli castani che adora la moda e l’abbinare i colori, ma che non perderebbe mai e poi mai la sua dignità dietro un’ossessione così forte da costringerla a spegnersi lentamente. Perché la sua dignità oggi è qualcosa che va oltre tutto, qualcosa che supera qualsiasi banale fissazione o dolorosa costrizione di avere un’identità che non le appartiene, la sua è una forza che culla le grandiose aspettative che ha per il suo futuro. Per Melanie il futuro è una carta tutta da giocare: non sa cosa le riserverà ed è certa di non volerlo sapere perché ci penserà la vita, si diverte perciò ad ipotizzare quali nuove esperienze la attendano, ma l’unica cosa certa è che non vivrà da sola questo tempo nuovo. Dov’è quel giovane dall’aria quasi misteriosa, ma dolcemente affascinante che aveva incontrato per la prima volta quattro anni prima? George stringe la sua mano giungendo da dietro, poi avvolgendole la vita con un braccio si fa piccolo attorno a lei, come per non farle ombra. Quella stretta di mano è così nuova, così meravigliosa da non poterla raccontare, perché il cuore galopperebbe a una velocità eccessiva da esser strappato via dall’anima. Quant’è importante allora, sentirsi vicini? Per Melanie quel gesto è tutto, è la sua forza e sicurezza, è il trampolino di lancio verso il cielo, la ragione di ricominciare a credere in se stessi. Ricorda perfettamente l’inizio di tutto: “Tu sei diversa, Mel” aveva pronunciato George un pomeriggio d’inverno di qualche tempo prima, mentre lei stava per andarsene. Poi l’aveva guardata negli occhi come nessun altro aveva mai saputo fare, catapultando nel suo cuore un’emozione del tutto nuova e in apparenza indecifrabile, ma che solo dopo aveva compreso. E i sentimenti, coltivati attimo dopo attimo, germogliano straordinari, accontentandosi anche solo di un fine raggio di luce. Così da quegli istanti la diversità nel vocabolario di Melanie veniva di volta in volta tradotta con un significato radicalmente diverso, dotata di un suono non più amaro. Era stata la prima volta che aveva avvertito quella sensazione accettando di essere trascinata da quell’entità fino ad allora straniera alle sue percezioni. Si era fidata, e in tutto quel tempo aveva continuato a farlo nutrendo una passione nuova, un autentico amore. Cos’è l’amore? Oh, in molti se lo chiedono spesso, ma Melanie non l’ha mai fatto. Mel non si chiede cosa sia, lei vuole viverlo e basta. Vivere, ridere, ascoltare, cantare, gridare a pieni polmoni come non ha fatto mai, non perdersi nemmeno una briciola di ciò che la circonda, ma soprattutto vuole amare, vuole riversare tutto il bene che conserva nel cuore nell’amore verso le persone che le appartengono e a cui appartiene. E George è quell’onda attesa da tempo, l’essenza della naturalezza che ora la investe, il simbolo di una giovinezza che germoglia di fronte alla vita vera. Come se avesse aspettato lei, come se tutto il centro l’avesse attesa per quei quattro anni, e la singola stanza al secondo piano fosse stata preparata apposta per Mel. Potrà mai dimenticare? Assolutamente no, potrà mai rendersi conto di come si presentava agli occhi di chi la osservava per la prima volta, di cosa avvertiva chi le stava accanto al suo arrivo? Si. Oggi è una di quelle che, come Lisa, prendono sotto braccio le nuove arrivate e le invitano dolcemente ad entrare in una di quelle stanze apparentemente inospitali, ma che lei ora può assicurare, si riveleranno prima o poi prigioni fittizie dalle quali sarà facili evadere. Basterà cercare accuratamente la chiave e inserirla con decisione nella fessura, anche se la ricerca non sarà semplice. Il coraggio nutre chi siamo se lo desideriamo profondamente, è qualcosa che risiede nell’anima di ognuno di noi, basta saper esplorare bene ogni angolo del cuore.
<< Come sto? >>, chiede all’immagine di George riflessa nello specchio. Fa scorrere le mani lungo i fianchi volteggiando in entrambi i lati. Gli sguardi si incontrano sul vetro e poi scivolano lungo di lei, è veramente bellissima, il motivo floreale della sua camicetta di pizzo si intona in modo fantastico al colore dei capelli. La gonna cade a pennello sulle ginocchia, lasciando scoperte quelle gambe snelle e slanciate che la sorreggono e sembrano quasi farsi spazio timidamente l’una vicino all’altra, i piedi sono cinti da deliziosi cordoncini bianchi che vanno ad unirsi in un tacco poco elevato ma che le sta benissimo. L’indecisione sta nell’acconciatura, che non sa se lasciare libera o raccogliere con un fiocco dello stesso colore della camicia, ma al cenno di George lei decide di liberare nel vento i ricci morbidi. << Sei meravigliosa, Mel >>, sussurra baciandola delicatamente sul collo. Lei afferra il rossetto sul mobile di legno, ma prima si concede un altro bacio, per poi sigillare le labbra con un rosso vivo. E così la città vive di un nuovo amore, che mano nella mano riempie l’impercettibile distanza fisica tra i loro due cuori. Mel è quasi certa che sia il terreno a correre sotto i suoi piedi e non viceversa, la sua casa non è molto distante da quella di George. Sale rapidamente le rampa di scale dell’ingresso, e sua madre la riceve portandosi dietro un’essenza squisita e dolce che subito li avvolge invadendo l’ambiente. Mel non può fare a meno di abbracciarla: quella donna è sempre lei, sua madre, ora come mai la riconosce e sente il profumo dell’infanzia a contatto con la sua pelle. Quante cose ha passato quella donna, quante sensazioni. Come dev’essere stato per lei abitare con una figlia così, avere a che fare con un individuo senza identità per anni ed anni, vivere sotto lo stesso tetto con una sconosciuta? Quale peso ha dovuto sopportare per tutto quel tempo, quanta fatica, quanto affanno, e sicuramente voglia di smetterla devono averla angosciata... Ma nessuno se n’è mai curato, lei non se n’è mai preoccupata, inseguendo quelle false gioie. L’amarezza deve averle bruciato il cuore in quegli anni, che molto probabilmente non è ancora guarito del tutto e porta ancora le cicatrici ben sulla sua superficie. Quanto vorrebbe accarezzarlo, adesso, quanto vorrebbe magari sostituirlo con il suo e scusarsi, chiedere perdono di tutto. Desidererebbe con tutta se stessa essere certa che possa capirla, che possa amarla come sua figlia, e che non la disprezzi proprio ora. Ma Mel non sa che sua madre la sta già abbracciando con il cuore, che non vorrebbe perderla per nessuna ragione al mondo ed anzi, proprio ora è orgogliosa di lei. Perché sua figlia è tornata, e non la lascerà più. Allora si stringono l’una nell’altra, e nessuno potrebbe dire chi sia la più piccina tra queste due grandi donne. << Tanti auguri amore mio >>, singhiozza cercando di mascherare la commozione. Uno striscione colorato alle sue spalle conclude la frase. “Ti voglio bene”, c’è scritto, e il cuore vola ancora una volta. Poi mentre la donna li invita ad accomodarsi in salone, George passa nella sua mano un piccolo foglio a colori, è un’immagine che a Mel strappa un sorriso divertito e non può che avere un significato importante. Ancora presi per mano si fanno spazio lungo la sua cameretta e lei punta dritta verso un oggetto in particolare: una cornice dal bordo argentato che racchiude una vecchia immagine sgualcita. Sfila con decisione la cornice sostituendo quel pezzo di carta ormai poco lucida con ciò che le ha appena regalato George. Così, adesso sul suo comodino c’è anche una loro foto, si abbracciano sorridenti con una serenità da far invidia. E con il cuore libero, Mel è certa che finalmente il passato non centra nulla con chi è adesso, né con le pose esagerate di quelle modelle dal volto smagliante, perché quel sorriso lì, il loro, è tutta un’altra storia. |
INFO
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MUSICA STRANIERA
Ne-Yo - "Beautiful monster"
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G. Dragon - "Breathe"
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Black Eyed Peas - "I gotta feeling"
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Muse - "Time is running out"
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Muse - "Starlight"
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Mika - "We are golden"
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Metallica - "Nothing else matters"
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Coldplay - "Viva la vida"
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Coldplay - "Violet hill"
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Coldplay - "The Scientist"
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Nirvana - "About a girl"
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Nirvana - "Come as you are"
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Oasis - "Stop crying heart out"
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Oasis - "The shock of the lighting"
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Oasis - "Wonderwall"
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U2 feat Mary J. Blige - "One"
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U2 - "Elevation"
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U2 - "Electrical storm"
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Tokyo hotel - "Monsoon"
POESIA LATINA
Catullo, carme V
Viviamo, mia Lesbia, ed amiamo,
e i mugugni dei vecchi moralisti
tutti insieme non stimiamoli un soldo.
I giorni tramontano e tornano;
ma noi, quando cade la breve luce della vita,
dobbiamo dormire un'unica, interminabile notte.
Donami mille baci, poi altri cento
poi altri mille, poi ancora altri cento,
poi di seguito mille, poi di nuovo altri cento.
Quando poi ne avremo dati migliaia,
confonderemo le somme, per non sapere,
e perché nessun malvagio ci invidi,
sapendo che esiste un dono così grande di baci.
*************************************************
Catullo, carme LI
Mi sembra simile ad un dio,
anzi, se è lecito, superiore agli dei,
colui che, seduto a te di fronte, a lungo
ti guarda e ti ascolta,
mentre dolcemente gli sorridi; a me infelice
questo toglie completamente i sensi; perché non appena
ti vedo, o Lesbia, non mi resta più
un filo di voce,
la lingua s'inceppa, sottile per le membra
serpeggia una fiamma, rimbombano le orecchie
per un suono interno, su entrambi gli occhi
cala la notte.
****************************************************
Catullo, Carme LXXXV
Odio e amo. Perché io lo faccia, forse ti chiedi.
Non so, ma sento che accade, e mi tortura.
****************************************************
Orazio, ode I, 11
Non chiederti - che non è lecito - quale fine gli dei daranno a te e quale a me, o Leuconoe, e non interrogare gli oroscopi babilonesi.
Accetta qualunque cosa verrà come se fosse il meglio! Sia che questo inverno - che ora stanca il mare Tirreno sulle opposte scogliere - sia l'ultimo che Giove ti ha concesso, sia che te ne abbia concessi ancora parecchi. Sii saggia, filtra il vino e ridimensiona speranze eccessive, perché breve è il cammino che ci viene concesso.
Mentre parliamo, il tempo fugge invidioso : cogli l'attimo, fidandoti il meno possibile del domani.
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POESIA ITALIANA (I)
CECCO ANGIOLIERI
S'io fosse fuoco, arderei 'l mondo
S'i fosse fuoco, arderei 'l mondo;
s'i fosse vento, lo tempestarei;
s'i fosse acqua, i' l'annegherei;
s'i fosse Dio, mandereil' en profondo;
s'i fosse papa, allor serei giocondo,
ché tutti cristiani imbrigarei;
s'i fosse 'mperator, ben lo farei;
a tutti tagliarei lo capo a tondo.
S'i fosse morte, andarei a mi' padre;
s'i fosse vita, non starei con lui;
similemente faria da mi' madre.
Si fosse Cecco com'i' sono e fui,
torrei le donne giovani e leggiadre:
le zoppe e vecchie lasserei altrui.
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DANTE ALIGHIERI
Tanto gentile e tanto onesta pare
Tanto gentil e tanto onesta pare
la donna mia quand'ella altrui saluta,
ch'ogne lingua deven tremando muta,
e li occhi no l'ardiscon di guardare.
Ella si va, sentendosi laudare,
benignamente d'umilta' vestuta;
e par che sia una cosa venuta
da cielo in terra a miracol mostrare.
Mostrasi si' piacente a chi la mira,
che da' per li occhi una dolcezza al core,
che 'ntender non la puo' chi no la prova;
e par che de la sua labbia si mova
uno spirito soave pien d'amore,
che va dicendo a l'anima: Sospira.
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FRANCESCO PETRARCA
Erano i capei d'oro a l'aura sparsi
Erano i capei d'oro a l'aura sparsi
che 'n mille dolci nodi gli avolgea,
e 'l vago lume oltra misura ardea
di quei begli occhi ch'or ne son sì scarsi;
e 'l viso di pietosi color farsi,
non so se vero o falso, mi parea:
i' che l'esca amorosa al petto avea,
qual meraviglia se di subito arsi?
Non era l'andar suo cosa mortale
ma d'angelica forma, e le parole
sonavan altro che pur voce umana;
uno spirto celeste, un vivo sole
fu quel ch'i' vidi, e se non fosse or tale,
piaga per allentar d'arco non sana.
******************************************
UGO FOSCOLO
Alla sera
Forse perché della fatal quïete
tu sei l'immago a me sì cara vieni
o Sera! E quando ti corteggian liete
le nubi estive e i zeffiri sereni,
e quando dal nevoso aere inquïete
tenebre e lunghe all'universo meni
sempre scendi invocata, e le secrete
vie del mio cor soavemente tieni.
Vagar mi fai co' miei pensier su l'orme
che vanno al nulla eterno; e intanto fugge
questo reo tempo, e van con lui le torme
delle cure onde meco egli si strugge;
e mentre io guardo la tua pace, dorme
quello spirto guerrier ch'entro mi rugge.
POESIA ITALIANA (II)
GIACOMO LEOPARDI
L'infinito
Sempre caro mi fu quest'ermo colle,
E questa siepe, che da tanta parte
De l'ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminato
Spazio di là da quella, e sovrumani
Silenzi, e profondissima quiete
Io nel pensier mi fingo, ove per poco
Il cor non si spaura. E come il vento
Odo stormir tra queste piante, io quello
Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
E le morte stagioni, e la presente
E viva, e 'l suon di lei. Così tra questa
Infinità s'annega il pensier mio:
E 'l naufragar m'è dolce in questo mare.
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GIOVANNI PASCOLI
Temporale
Un bubbolio lontano... ************************************* GIUSEPPE UNGARETTI Veglia Un'intera nottata ****************************************** UMBERTO SABA La capra Ho parlato a una capra. ***************************************** EUGENIO MONTALE Spesso il male di vivere ho incontrato Spesso il male di vivere ho incontrato: Bene non seppi; fuori del prodigio
Rosseggia l'orizzonte,
come affocato, a mare;
nero di pece, a monte,
stracci di nubi chiare,
tra il nero un casolare,
un'ala di gabbiano.
buttato vicino
a un compagno
massacrato
con la sua bocca
digrignata
volta al plenilunio
con la congestione
delle sue mani
penetrata
nel mio silenzio
ho scritto
lettere piene d'amore
Non sono mai stato
tanto
attaccato alla vita
Cima Quattro il 23 dicembre 1915
Era sola sul prato, era legata.
Sazia d'erba, bagnata
dalla pioggia, belava.
Quell'uguale belato era fraterno
al mio dolore. Ed io risposi,prima
per celia, poi perché il dolore è eterno,
ha una voce e non varia.
Questa voce sentiva
gemere in una capra solitaria.
In una capra dal viso semita
sentiva querelarsi ogni altro male,
ogni altra vita.
era il rivo strozzato che gorgoglia,
era l’incartocciarsi della foglia
riarsa, era il cavallo stramazzato.
che schiude la divina Indifferenza:
era la statua nella sonnolenza
del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato.
POESIA ITALIANA (III)
SALVATORE QUASIMODO
Alle fronde dei salici
E come potevamo noi cantare
con il piede straniero sopra il cuore,
fra i morti abbandonati nelle piazze
sull’erba dura di ghiaccio, al lamento
d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero
della madre che andava incontro al figlio
crocifisso sul palo del telegrafo?
Alle fronde dei salici, per voto,
anche le nostre cetre erano appese,
oscillavano lievi al triste vento.
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CESARE PAVESE
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi- Per tutti la morte ha uno sguardo. ******************************************** MARIO LUZI Questa felicità Questa felicità promessa o data **********************************************
questa morte che ci accompagna
dal mattino alla sera, insonne,
sorda, come un vecchio rimorso
o un vizio assurdo. I tuoi occhi
saranno una vana parola,
un grido taciuto, un silenzio.
Così li vedi ogni mattina
quando su te sola ti pieghi
nello specchio. O cara speranza,
quel giorno sapremo anche noi
che sei la vita e sei il nulla
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
Sarà come smettere un vizio,
come vedere nello specchio
riemergere un viso morto,
come ascoltare un labbro chiuso.
Scenderemo nel gorgo muti.
m’è dolore, dolore senza causa
o la causa se esiste è questo brivido
che sommuove il molteplice nell’unico
come il liquido scosso nella sfera
di vetro che interpreta il fachiro.
Eppure dico: salva anche per oggi.
Torno torno le fanno guerra cose
e immagini su cui cala o si leva
o la notte o la neve
uniforme del ricordo.
POESIA ITALIANA IV
ALDA MERINI I poeti lavorano di notte Quando il tempo non urge su di loro Quando tace il rumore della folla E termina il linciaggio delle ore I poeti lavorano nel buio Come falchi notturni od usignoli Dal dolcissimo canto E temono di offendere Iddio Ma i poeti nel loro silenzio Fanno ben più rumore Di una dorata cupola di stelle.
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