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PIAZZIBLOG

Blog del Liceo Piazzi

 
Citazioni nei Blog Amici: 2
 

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MUSICA ITALIANA

Modà feat Emma - "Arriverà"

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Jovanotti - "Tutto l'amore che ho"

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Malika Ayane & Cesare Cremonini - "Hello!"

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Modà - "La notte"

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Modà - "Sono già solo"

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Ligabue - "Un colpo all'anima"

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Le Vibrazioni - "Respiro"

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Vasco Rossi - "Ad ogni costo"

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Gianna Nanini & Giorgia - "Salvami"

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Elisa & Giuliano Sangiorgi - "Ti vorrei sollevare"

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Neffa - "Lontano dal tuo sole"

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Ligabue - "Sulla mia strada"

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Negrita - "Gioia infinita"

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Eros Ramazzotti - "Controvento"

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Negramaro & Dolores O'riordan - "Senza fiato"

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Gianna Nannini - "Maledetto ciao"

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MUSICA ITALIANA

Vasco Rossi - "Siamo soli"

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Vasco Rossi - "Gioca con me"

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Vasco Rossi - "Il mondo che vorrei"

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Ligabue - "Il mio pensiero"

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Ligabue - "Piccola stella senza cielo"

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Elisa feat Ligabue - "Gli ostacoli del cuore"

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Negramaro - "Via le mani dagli occhi"

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Negramaro feat Jovanotti - "Cade la pioggia"

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Negramaro - "L'immenso" 

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Negramaro - "Solo tre minuti"

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Negramaro - "Mentre tutto scorre"

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Le Vibrazioni - "Insolita"

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Max Pezzali - "Mezzo pieno o mezzo vuoto"

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Max Pezzali - "Eccoti"

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Max pezzali - "Sei fantastica"

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Tiziano Ferro - "Alla mia età"

 

TRAMONTO

 

POESIE DI AUTORI STRANIERI I

William Shakespeare

Sonetto 18

Dovrò paragonarti ad un giorno estivo?

Tu sei più amabile e temperato:

cari bocci scossi da vento eversivo

e il nolo estivo presto è consumato.

L’occhio del cielo è spesso troppo caldo

e la sua faccia sovente s’oscura,

e il Bello al Bello non è sempre saldo,

per caso o per corso della natura.

Ma la tua eterna Estate mai svanirà,

né perderai la Bellezza ch’ora hai,

né la Morte di averti si vanterà

quando in questi versi eterni crescerai.

Finché uomo respira o con occhio vedrà,

fin lì vive Poesia che vita a te dà.

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Emily Dickinson

Se io potrò impedire ad un cuore di spezzarsi
non avrò vissuto invano -
Se allevierò il dolore di una vita o allevierò una pena -
O aiuterò un pettirosso caduto a rientrare nel nido
Non avrò vissuto invano

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Conosco vite della cui mancanza
non soffrirei affatto -
di altre invece ogni attimo di assenza
mi sembrerebbe eterno.
Sono scarse di numero - queste ultime -
appena due in tutto -
le prime molto di piu' di un orizzonte
di moscerini.

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Non avessi mai visto il sole
avrei sopportato l'ombra
ma la luce ha aggiunto al mio deserto
una desolazione inaudita.

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Muore la parola
appena è pronunciata:
così qualcuno dice.
Io invece dico
che comincia a vivere
proprio in quel momento.


 

 

 

POESIE DI AUTORI STRANIERI II

Charles Baudelaire

Spesso, per dilettarsi, gli uomini della ciurma
catturano gli albatros, grandi uccelli marini
che seguono, indolenti compagni di viaggio,
la nave che scivola sugli amari flutti .

Appena deposti sulle assi della tolda
questi re dell'azzurro, maldestri e vergognosi
lasciano pietosamente le .grandi ali bianche
trascinarsi come remi accanto a sè.

Quant'è goffo e fiacco questo viaggiatore alato!
Lui, prima così bello, quant'è comico e brutto!
Uno tormenta il suo becco con un mozzicone acceso,
l'altro mima, zoppicando, l'infermo che volava.

Il Poeta assomiglia al principe delle nubi
che sfida la tempesta e sbeffeggia l'arciere;
esiliato al suolo in mezzo al baccano
le sue ali di gigante gli impediscono il cammino.

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Kostantinos Kavafis

Itaca

Devi augurarti che la strada sia lunga. Che i mattini d'estate siano tanti quando nei porti - finalmente e con che gioia - toccherai terra tu per la prima volta: negli empori fenici indugia e acquista madreperle coralli ebano e ambre tutta merce fina, anche profumi penetranti d'ogni sorta; piu' profumi inebrianti che puoi, va in molte citta` egizie impara una quantita` di cose dai dotti.

Sempre devi avere in mente Itaca - raggiungerla sia il pensiero costante. Soprattutto, non affrettare il viaggio; fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio metta piede sull'isola, tu, ricco dei tesori accumulati per strada senza aspettarti ricchezze da Itaca. Itaca ti ha dato il bel viaggio, senza di lei mai ti saresti messo sulla strada: che cos'altro ti aspetti?

E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avra` deluso. Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso gia` tu avrai capito cio` che Itaca vuole significare.

Quando ti metterai in viaggio per Itaca devi augurarti che la strada sia lunga, fertile in avventure e in esperienze. I Lestrigoni e i Ciclopi o la furia di Nettuno non temere, non sara` questo il genere di incontri se il pensiero resta alto e un sentimento fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo. In Ciclopi e Lestrigoni, no certo, ne' nell'irato Nettuno incapperai se non li porti dentro se l'anima non te li mette contro.

Candele

Restano indietro i giorni del passato, penosa riga di candele spente: le più vicine danno fumo ancora, fredde, disfatte, e storte. Non le voglio vedere: m'accora il loro aspetto, la memoria m'accora il loro antico lume. E guardo avanti le candele accese. Non mi voglio voltare, ch'io non scorga, in un brivido, come s'allunga presto la tenebrosa riga, come crescono presto le mie candele spente.

Le finestre

Stanno i giorni futuri innanzi a noi come una fila di candele accese, dorate, calde e vivide.In queste tenebrose camere, dove vivo giorni grevi, di qua di là m'aggiro per trovare finestre (sarà scampo se una finestra s'apre). Ma finestre non si trovano, o non so trovarle. Meglio non trovarle forse. Forse sarà la luce altra tortura. Chi sa che cose nuove mostrerà.
 

POESIE DI AUTORI STRANIERI III

PABLO NERUDA

Non t'amo come se fossi rosa di sale, topazioo

freccia di garofani che propagano il fuoco:

t'amo come si amano certe cose oscure,

segretamente, entro l'ombra e l'anima.

T'amo come la pianta che non fiorisce e reca

dentro di sè, nascosta, la luce di quei fiori;

grazie al tuo amore vive oscuro nel mio corpo

il concentrato aroma che ascese dalla terra.

T'amo senza sapere come, nè quando nè da dove,

t'amo direttamente senza problemi nè orgoglio:

così ti amo perchè non so amare altrimenti

che così, in questo modo in cui non sono e non sei,

così vicino che la tua mano sul mio petto è mia,

così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno.

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Questa volta lasciami

essere felice,

non è successo nulla

a nessuno

non sono in nessun luogo,

semplicemente

sono felice nei quattro angoli

del cuore, camminando,

dormendo o scrivendo.

Che posso farci,

sono felice,

sono più innumerabile

dell'erba nelle praterie,

sento la pelle

come un albero rugoso,

di sotto l'acqua,

sopra gli uccelli, il mare

come un anello intorno a me,

fatta di pane e pietra la terra

l'aria canta come una chitarra. 

 

 

I TRADITORI DELLA PATRIA E DEGLI OSPITI

Post n°200 pubblicato il 15 Giugno 2011 da Francy.Mancy

E mentre continuavo il mio viaggio con Virgilio, arrivammo nella zona Antenora: “Qui vengono puniti tutti coloro che in vita tradirono la propria patria, anche non volendo.” disse Virgilio. “Ma qui vi è una divisione”, continuò Virgiliò, infatti mi disse che non vengono puniti solo coloro che tradirono la propria patria, ma anche coloro che tradirono i propri ospiti, il quali vengono però rinchiusi per l'eternità nella zona Tolomea. Andammo quindi verso l'Antenora e mi ero accorto che era tutto ancora più desolato, come se fosse “dimenticato da Dio”. L'ingresso all'Antenora era una grande cava, completamente buia, vi era solamente qualche fiaccola qua e la ogni tanto. Prima di trovare qualche anima con cui parlare ci misi un po' e Virgilio, bacchettone, mi ripeteva sempre di non toccare nulla, tutto lì era molto fragile, in modo tale che se qualche anima avesse mai toccato qualche roccia sarebbe caduto tutto sopra di essa. In quella specie di cava stavamo scendendo sempre più fino a quando quella galleria che stavamo percorrendo finì in un gran buco. Lì vi erano tutte le anime, controllate da enormi talpe: le obbligavano ai lavori forzati, ovvero dovevano spostare pesanti pietre e a fine lavoro le improgianavano tutte legandole contro una parete. I dannati subivano una pena dolorosissima: venivano colpiti da enormi massi che queste talpe gli tiravano contro. Fu molto difficile per me questa volta parlare con qualcuno: solo grazie all'aiuto di Virgilio riuscimmo a convincere una talpa che ci fece parlare con un dannato. Bruscamente lo slegò dal muro, la sua faccia era irriconoscibile! Il suo nome era Servio Burlasconi: mi raccontò che fu Presidente in Italia e che svariate volte per molti soldi e per i suoi interessi personali non fece il suo lavoro, scordandosi della sua patria. Per questo dannato non provai per niente compassione, infatti chiesi gentilmente a Virgilio di rimetterlo “dove lo aveva preso” in modo da fargli provare ancora più dolore. Molto innevorsito andai via di corsa da quel posto, uscendo per una delle tante gallerie: era la prima volta che fu Virgilio a corrermi dietro, poiché non volevo rimanere in un luogo di dannati. Virgilio mi chiese nel tragitto verso la Tolomea cosa mi fosse prese e gli risposi semplicemente che, secondo me, la patria è la cosa principale, non si può tradirla per dei soldi, ma Virgilio non fece parola. Arrivamo molto in fretta lì dove venivano puniti i traditori contro gli ospiti. La prima cosa che notai lì fu una grande casa, più un castello diciamo.. Da fuori si sentivano molte voci, tutte luci illuminavano la reggia e vi era perfino una piscina: sembrava proprio una cena per ospiti. Ma la cosa strana è che appena aprimmo la porta non vi era nessuno dentro, o almeno non vi era nessuna cena! Si sentiva ogni tanto qualche bisbiglio e qualche spirito che mi passava dietro le spalle, fino a che poi non me ne sbucò uno proprio davanti e uscì così all'improvviso tanto da farmi prendere uno spavento. Era un dannato molto euforico, non stette un attimo fermo! Si scordò persino di dirmi il suo nome e in un attimo mi raccontò la sua storia: sempre per un'ingente somma di denaro, dopo aver invitato alcuni amici nella sua casa in montagna, li abbandonò li dentro senza né cibo, né acqua, facendoli morire. Ora in morte queste anime sono colpite da ventate fredde che le congelano e taglienti lamine improvvisamente compaiono e le tagliano in mille pezzi. In un istante ancora più piccolo poi questo dannato scomparve e io andai a raccontare cosa vidi lì dentro a Virgilio, che mi disse solamente di andare via... E ci avventurammo verso l'ultima zona dell'Inferno!

NB: questa è un’opera di fantasia, pertanto ogni riferimento a fatti o presone reali è puramente casuale.

 
 
 

I TRADITORI CONTRO PARENTI

Post n°199 pubblicato il 15 Giugno 2011 da Gio.94b
 

“Mmmmmmm... ok! Concentrati Dante.. Dove ti trovi ora?” mormorai dentro di me. Dopo che mi tirai in piedi vidi accanto a me Virgilio, nuovamente annoiato: forse dormivo o svenivo troppo spesso e lui magari aveva un po' perso la voglia di farmi da guida, ma per sua fortuna il viaggio nell'Inferno era quasi finito. Non feci neanche in tempo a chiedergli in quale girone fossimo che mi accorsi di un malandato cartellone di legno, posto accanto ad un'enorme porta chiusa. Su quel cartello si poteva notare una scritta, quasi interamente cancellata! E su questa vi erano le quasi terrificanti parole “Zona Cima: Qui puniti i traditori contro i parenti”. Virgilio approfondì dicendomi che qui vengono puniti tutti coloro che per gelosia, invidia, rabbia e varie tradirono o peggio ancora uccisero un loro parente, proprio come Caino fece con suo fratello Abele. Impaurito seguii la Guida che si avvicinò alla porta. La porta era in realtà parlante, infatti ci creò dei problemi. Ci trattenne un po' li davanti chiedendo a Virgilio perché dovevamo proprio entrare lì: e neanche la scusante di Virgilio che ha ripetuto più o meno a mezzo inferno “Questo è un viaggio voluto da Dio, dobbiamo passare per forza!” servì! Solo dopo qualche cosiddetto “lecchinamento” la porta sbuffò e ci fece passare, pensando:”Hanno visto otto gironi, facciamogliene vedere anche nove, no?”.. E così la porta si aprì e si raccomandò dicendoci di fare molta attenzione, ma questo Virgilio già me lo aveva preannunciato. 

Immediatamente ho pensato che un posto più orrendo e pauroso di questo non l'avevo mai trovato all'Inferno. La zona si presentava come una grande città abbandonata, sembrava un po' una New York semi-distrutta. Molti palazzi abbandonati, alberi spogli e secchi, fontane non funzionanti e addirittura vi erano negozi allestiti con vetrine rotte probabilmente da sassi o mattoni. La città era apparentemente fantasma, non c'era un'anima neanche a pagarla oro! Però Virgilio smentì subito la supposizione della città fantasma: anche se le anime erano fiere di quello che avevano fatto, si nascondevano nei vicoli più bui e sporchi della città! Mi disse che quando meno ce l'aspettavamo sarebbero usciti tutti quanti allo scoperto. Erano, secondo lui, come topi rognosi che si nascondono tutto il giorno nelle fogne e di notte vanno in cerca di qualcosa da rosicchiare.
Virgilio mi propose un piccolo break (doveva sicuramente fare pipì!) e mi disse di non allontanarmi molto e che tra circa quindici minuti ci saremmo dovuti rincontrare proprio nello stesso punto! Mentre Virgilio si allontanava per andare al bagno io andai a perlustrare la zona. Ero terrorizzato: non c'era ancora nessuno.... per ora! Infatti due minuti dopo girai lo sguardo e scorsi un'anima che piangeva e piano piano si corrodeva, un altro signore seduto vicino ad un albero era praticamente disperato e urlava anche per il dolore. Ancora non riuscivo a capire quale fosse la loro pena, fino a che non trovai un internet point. Lentamente entrai e aprii la porta cigolante. Vi erano tutti computer accesi, ma ancora non era uscita allo scoperto nessun'anima: era la prima volta che impiegai così tanto tempo per colloquiare con qualche dannato! Però tutto d'un tratto da dietro mi si avvicinò qualcuno che mi toccò una spalla; per lo spavento saltai e mi girai di scatto! Lo sconosciuto che mi toccò era un'anima di una dannata, e notai che anche il suo corpo si corrodeva. Mi fermai a guardare il suo corpo e lei mi disse che spariva a causa della pena che doveva subire. Mi spiegò la loro pena: anche se loro non si pentivano di ciò che avevano fatto, in qualche modo nell'Inferno i sensi di colpa prendevano vita ed entravano all'interno del corpo dei dannati, corrodendolo pian piano. Infatti mi mostrò i computer accesi: su ognuno vi era la stessa notizia di un giornale; raccontava della morte di una ragazza, di nome Larah Mazzi, uccisa per opera della cugina. Quell'anima che mi parlò era proprio lei, la cugina di Larah; si chiamava Marina Tosseri. Parlando mi disse che in vita era innamorata persa di un ragazzo e molte volte pensava che sua cugina, a lui, potesse piacergli molto di più! E un giorno, per gelosia appunto, la uccise violentemente e la lasciò per molto tempo in un campo. In lei iniziò una fase di disperazione, ma non per il fatto che avesse ucciso la cugina, più che altro perché pensava che “quella sciacquetta” poteva portarle via il suo amore. Rimasi scioccato per la crudeltà che c'era qui: dannati che uccisero i propri parenti e, inoltre, disposti a farlo altre mille volte. Mentre Marina mi si era avvicinata, in preda alla disperazione, da lontano sentii la voce di Virgilio: “Danteeeee! Danteeee! Dove sei?”. Riuscii a liberarmi da quella pazza e uscii fuori dal negozio, in modo che Virgilio potesse vedermi. Quando vide Virgilio arrivare al negozio, Marina si nascose immediatamente e continuò a giacere e a corrodersi nel buio! Virgilio mi fece la sua solita ramanzina per il fatto che mi ero allontanato e mi chiese cosa avevo fatto, chi avevo incontrato e che mi aveva detto. Mentre gli spiegavo quello che mi accadde mi interruppe e mi invitò a guardare un'indicazione stradale: il cartello indicava la via per la Zona Antenora, dove venivano puniti tutti i traditori della patria. E con Virgilio ci incamminammo verso l'Antenora mentre gli raccontavo del mio incontro con Marina....

N.B.: Questa è un'opera di fantasia. Pertanto, ogni riferimento a fatti o persone reali è puramente casuale.

                       

 
 
 

I FALSARI

Post n°198 pubblicato il 12 Giugno 2011 da ivandp94

Mi sono rialzato tutto rimbambito... Non sapevo di nuovo né dove stavo né che mi era successo! A svegliarmi fu Virgilio con una sberla in faccia, che oltretutto mi fece pure un po' male! Mi urlò contro dicendomi:"Danteeee! Andiamo! Mamma mia abbiamo finito quasi di vedere 8 gironi sarai svenuti una decina di volte! Alzatiiiii!"... Io, rintronato, avevo solamente capito che dovevo tirarmi su, ed è quello che feci. Poi dopo un po' realizzai :"Oh diamine! Siamo già alla fine dell'ottavo girone??"... E rimasi così incantato a pensare quanta strada avevamo già fatto! Intanto Virgilio mi guardava con la sua solita faccia da ebete-arrabiato, anche se in realtà lì l'ebete ero io! Mi richiamò un attimo all'attenzione e io tornai quindi in me stesso. Mi disse che dovevamo proseguire verso la 10ima ed ultima bolgia dell'ottavo girone! Qui, come sentì da Virgilio, venivano puniti i falsari, però vi erano quattro categorie diversi: i falsari di monete, di persone, di parole e di metalli. Ognuno aveva una pena più o meno simile, la scontavano nello stesso luogo anche se ogni tipologia di dannato si trovava in zone differenti della bolgia. 
Virgilio mi disse di seguirlo verso l'entrata della bolgia, e io quello feci... Arrivammo molto vicini all'entrata: la bolgia si presentava come una landa desolata; vi era solo erbaccia secca e un cartello in legno con quattro indicazioni, che ti conduceva, a seconda della via che sceglievi, da una delle quattro tipologie di falsari. Virgilio mi disse di prendere una decisione, visto che non potevamo visitare tutti i falsari. Dopo un po' di indecisione scelsi di andare dai falsari di parole, ovvero i bugiardi. Virgilio nel cammino mi spiegò in grandi linee come "se la spassavano" all'Inferno gli altri tre "branchi" di falsari. I falsari di monete vennero collocati in una sorta di grande banca; la banca straripava di soldi falsificati da loro in vita. Oltre al fatto di non poter più godere di una ricchezza materiale, poiché era vietato loro di toccare anche un singolo centesimo, venivano colpiti da un forte gelo che li congelava. Le monete poi, come per magia, dopo aver iniziato a fluttuare si scagliavano con molta potenza sulle anime congelate distruggendole in mille pezzi... e così all'infinito. I falsari di metalli invece si trovavano in un'acciaieria: obbligati a stare in fila indiana, molto lentamente una colata di acciaio fuso gli si riversava sopra ustionandoli. Infine ai falsari di persone era imposta come pena "il cambio di connotati". Ammetto che ci ho messo un po' per capire di cosa si trattava, però poi provai quasi dolore io per loro. "Il cambio di connotati" letteralmente consisteva in un cambio di faccia per i dannati, per fargli provare poi tutti i dolori fisici. Mentre mi spiegò bene cosa dovevano passare questi "poveri" dannati, eravamo quasi arrivati dai bugiardi. La prima cosa che vidi davanti a me era una grande chiesa: Virgilio mi spiegò che come loro in vita mentirono, passeranno la loro morte in un luogo di verità costretti a non parlare per niente a causa della loro bocca cucita. Virgilio mi consigliò di entrare nella chiesa, anche se ero un po' titubante nel farlo; entrati, non vidi altro che gente seduta sulle solite panche da chiesa. Mi sembrava di star assistendo ad una messa. Un silenzio tombale, nessuno si girò minimamente a guardarci. Tutti concentrati a giacere nel silenzio... poi ripensai a quello che mi disse Virgilio: la loro bocca era cucita, era normale che vivessero in quel silenzio, non sembrava neanche di stare all'Inferno! La prima cosa che pensai è come avrei fatto allora a parlare con qualche dannato: dovevo per forza sentire la storia di qualcuno! Ma Virgilio mi rasserenerò dicendomi che, esclusivamente per la mia presenza, sarebbe stata possibile qualunque cosa... anche parlare con un muto! Allora mentre Virgilio si sedette su una panca, io girai per questa "chiesa" per vedere se qualcuno poteva raccontarmi qualcosa sul suo peccato. Non incontrai nessuno disposto a subire tale dolore, ovvero scucirsi la bocca, solamente per parlare con me... fino a quando da dietro una colonna mi sbucò l'anima di un dannato. La sua bocca era cucita, in modo da non farlo parlare, ma quando mi vide piano piano iniziò ad aprirlà scucendosela. Credo che il dolore che provò sia stato immenso, infatti mi stavo quasi sentendo male. La sua bocca era completamente sanguinante, ma come mi disse Virgilio "per la mia presenza tutto è possibile!". Il dannato non mi volle dire il suo nome, ma si limitò solamente a raccontarmi la sua storia. Quando era ancora vivo viveva in Germania e dopo aver ottenuto un modesto successo come imprenditore decise di unirsi negli affari con un altro importante uomo di Berlino. Grazie alle sue menzogne lui riuscì ad ottenere la società senza nessun altro compagno al fianco. Purtroppo furono proprio le sue bugie che lo portarono alla morte, in quanto una sera, uscito dal lavoro, sotto i parcheggi, fu picchiato fino allo svenimento. Il suo copro venne trascinato fino ad un cantiere e gettato in un fosso che doveva essere interamente cementato. Una gettata di cemento venne buttata sopra di lui e nessuno riuscì mai a scoprire dove fosse il suo cadavere. La sua storia fu una delle più tristi tra tutte le storie che ascoltai dai vari dannati... e quando volevo fargli qualche domanda in più notai che la sua bocca si stava immediatamente ricucendo. Allora ritornò Virgilio che mi prese per un braccio e mi portò fuori. Entrambi ci stavamo incamminando verso il IX cerchio, quando improvvisamente persi i sensi....

N.B.: Questa è un'opera di fantasia. Pertanto, ogni riferimento a fatti o persone reali è puramente casuale. 

 
 
 

I SEMINATORI DI DISCORDIA

Post n°197 pubblicato il 12 Giugno 2011 da ale.ronaldo7
 

I SEMINATORI DI DISCORDIADopo un lungo sonno mi risvegliai, ma, nonostante tutto mi sentivo ancora stanco: le gambe mi tremavano e la stanchezza mi stava sopraffacendo, ma dovevo farcela. Non potevo rinunciare a terminare la mia opera. Cosi, con gran forza di volontà, mi alzai e svegliai anche Virgilio, il quale, imperterrito, mi continuava a dire che oggi non voleva andare a scuola, cosi presi la mia bottiglia d’acqua e gliela rovesciai in testa e lui finalmente si svegliò. La strada che ci circondava era sempre deserta e polverosa e io, stanco di vedere sempre le solite cose, esclamai ad alta voce: “Ma possibile che non c’è mai “anima viva” da queste parti?” e Virgilio, cominciando a ridere, rispose “Forse perché siamo all’inferno e sono tutti morti?”e insieme ci facemmo una bella risata. Dopo questi minuti di divertimento era giunto il tempo di rimettersi in viaggio. Camminammo per 10 minuti quando ci trovammo di fronte ad una struttura a forma di mela gigante e a quel punto avevamo capito di essere arrivati a destinazione e quindi incuriositi ci avvicinammo. Arrivati ai piedi della grande mela, incontrammo una donna, ci avvicinammo, ci presentammo e gli chiedemmo chi fosse. Lei ci rispose che era Eris, la dea della discordia e la padrona indiscussa della nona bolgia. A quel punto colsi l’occasione di farmi spiegare tutto nei minimi dettagli. Come prima cosa le chiesi il perché quella struttura fosse a forma di mela e lei rispose che era cosi a causa del mito del pomo della discordia, che causò una lite furibonda fra Era, regina degli dei, Afrodite, dea della bellezza, e Atena, figlia di Zeus. A quel punto la dea ci disse di seguirla e ci mostro come venivano puniti i dannati in questo luogo. Lei ci disse che le anime correvano lungo la mela cercando di sfuggire a dei vermi grandissimi, che le catturavano e le portavano sotto terra per poi mangiarle e questo ciclo si ripeteva all’infinito. Proseguendo il viaggio, la dea ci presentò due suoi aiutanti che insieme a lei mantenevano l’ordine in questo luogo oscuro. Quando scoprii chi erano, rimasi a bocca aperta: erano nient’altro che Adamo ed Eva, i primi uomini creati da Dio, che a causa del loro peccato, ovvero quello di mangiare la mela proibita, una volta morti, sono stati mandati nell’inferno. Finita la visita nella nona bolgia, proseguimmo nel nostro cammino fino a quando un verme, che rincorreva un anima in fuga, mi colpi ed io caddi a terra sbattendo la testa e svenni.

 
 
 

I CONSIGLIERI DI FRODE

Post n°196 pubblicato il 22 Maggio 2011 da MyChemicalR
 

I CONSIGLIERI DI FRODE

Stanco, sono davvero stanco di vedere tante miserie e tanta sofferenza.
La mia guida procede imperterrita, con il suo altero atteggiamento di superiorità morale. Finora ho registrato dolore e perdizione, in tante forme differenti ma tutte accomunate da un unico dato certo: l’assenza di speranza. Cosa altro mi aspetta? Saranno pur sempre anime dannate, ma la mia natura di uomo mi spinge alla pietà ed alla compenetrazione. Sono esseri deboli, dei perdenti, ma sapere che per loro è finita per sempre mi sconcerta. Tra l’altro, saranno pur sempre entità incorporee, ma paiono sentire la lacerazione del dolore fin troppo chiaramente. Ecco, adesso è ben distinto l’odore invero orrendo di carni lacerate dal fuoco: in lontananza, scorgo delle orribili spire infuocate ed urla bestiali. “Maestro, chi sono costoro? Che hanno fatto per esser così dilaniati?”
“Non meritano la tua pietà, ma capisco il tuo sentire umano che ti impedisce di leggere le profonde leggi divine. Davanti a te, ecco la schiera dei consiglieri fraudolenti, di coloro i quali hanno avuto per unico interesse il danneggiare l’amico pur di ottenere, sfruttando la fiducia o il bisogno di chi gli si rivolgeva, il proprio tornaconto o quello dei loro complici. Adesso, per giustizia divina, scontano la loro colpa eterna, afflitti da dolorosissime ustioni sempre ravvivate dalle fiamme eterne che li avvolgono. Ma, te ne prego, ferma- se vuoi- quell’anima che ci sta scrutando così torva e parlale”.
“Ascoltami, o anima sofferente e raccontami la tua storia, se ti aggrada”
“Capisco, dal tuo modo di porti che non appartieni a quest’area di eterna ed inconsolabile afflizione. Da tempo immemore nessuno si rivolgeva a me con gentilezza. Siamo condannati ad avere dei domani sempre uguali, scanditi dal rimorso e dall’impossibilità di poter fare qualcosa per cambiare la nostra condizione. Qual è la mia colpa? In vita, mi chiamavo Michele Sondini, ero un consulente finanziario pronto a rischiare beni non miei per procacciarmi ricche provvigioni, seguendo l’idea di ricchi e grandiosi guadagni. Ho adescato tante persone con i miei grafici, in cui favoleggiavo ricchezze incommensurabili; anche quando c’erano dei buoni ritorni, provvedevo ad intascarne una percentuale stratosferica, mentendo sull’effettivo ammontare. Ma, moltissime volte, ho carpito la buona fede ed ho rovinato tante persone, senza rimpianto alcuno. Ecco perché sono qui.”
“Lo so che la mia domanda è forse insensata: ma adesso cosa provi? Rispondimi, mentre già la mia guida mi esorta a non indugiare oltre”.
“ Che risposta posso darti? Il mio esser stato umano, come ancora sei tu, è stato contaminato dalla bramosia e dall’assenza di scrupoli. Che senso ha parlarne adesso, anche se provo una struggente nostalgia per il mio tempo andato, quando forse avrei potuto gestire con saggezza ed umanità il mio essere uomo? Forse, posso affidarti un messaggio. Diveniate consapevoli di come tutti i giorni correte – capirai che devo rivolgermi a voi umani, sapendo di non far più parte della vostra comunità - affannosamente per inseguire una meta vicina ed apparentemente semplice, raggiunta la quale riprendete la vostra corsa, ogni volta più insoddisfatti e demotivati. Volete di più ed ancora di più, senza neanche sapere di cosa abbiate realmente necessità. Fratelli - consentimi l’unica consolazione di sentirvi miei fratelli - non rincorrete finti idoli, non ascoltate stupidi insegnamenti sempre uguali a se stessi. Chi vi indica una giusta via forse è il primo ad aver perso la propria, chi è pronto ad emettere sentenze di condanna è forse il primo ad aver sbagliato ed urla la vostra colpa per non far sentire la sua. Non seguite le ansie del branco ed imparate ad entrare in sintonia con il vostro cuore. Capirete che il sorriso di un bambino felice può fornirvi tante più indicazioni di insulsi insegnamenti morali. Non siate meschini e crudeli, come son stato io, e sappiate fermarvi ad ascoltare la voce della vita. Io, non posso più farlo!”
Detto questo, l’anima del dannato tacque per sempre ed io, meditando sulle sue parole, ripresi il triste cammino nel mondo infernale.

NB: Questa è un’opera di fantasia, pertanto ogni riferimento a fatti o persone reali è puramente casuale.

 
 
 

I LADRI

Post n°195 pubblicato il 18 Maggio 2011 da Elisa.Gbrll
 

Un gelido soffio di vento, svegliandomi, mise a tacere i miei mostruosi incubi sui giorni precedenti, il cui ricordo ancora oggi mi tormenta.
In piedi accanto a me vidi Virgilio, che stava aspettando il mio risveglio per continuare il lungo cammino.
“ So quanto sia difficile dormire sonni tranquilli in queste circostanze, ma vedrai che ne sarà valsa la pena di seguirmi in questo viaggio. “ Disse. E io annuii, fidandomi delle sue parole.
Mi fece salire sulla vespa rosso sgargiante, che aveva noleggiato mentre stavo dormendo, e iniziammo a percorrere una lunga e ampia autostrada impolverata. Il paesaggio mutava sotto i miei occhi, diventando sempre più desolato e spopolato.
Finalmente in lontananza vidi una grande struttura isolata e capii subito che quella era la nostra destinazione.
Quando ci avvicinammo e il sommo maestro rallentò, compresi che quell’enorme costruzione era una banca.
Prima di entrare venimmo accolti da un elegantissimo nanetto in giacca e cravatta, che iniziò a guardarmi in malo modo, ma ormai ero abituato a non essere il benvenuto all’inferno, essendo ancora vivo. Fortunatamente anche Virgilio notò la sua espressione e gli disse che non si doveva preoccupare della mia presenza perché era stata voluta dall’alto.
Dopo quelle parole lo strano essere, anche se un po’ scocciato , forse dalla presunzione del mio maestro, ci guidò attraverso le lunghe rampe di scale fino ad arrivare all’ultimo piano dell’edificio dove si trovava un’enorme camera blindata.
Entrato in essa mi si presentò un curioso scenario: la stanza era spaventosamente grande e, nonostante questo, non c’era un punto dove non ci fossero dei dannati. Le pareti erano ricoperte di splendidi ed affilati diamanti, che erano, come tutto del resto, macchiati di sangue. Questo perché le anime erano costantemente colpite da banconote taglienti e pietre preziose, “le stesse che nella vita avevano ardentemente desiderato sottrarre agli altri” disse Virgilio, e per scappare da esse correvano continuamente fino ad ammassarsi gli uni sugli altri. Per fortuna l'inconsistenza delle anime mi evitava di essere schiacciato tra la folla.
In quel caos non riuscivo a distinguere le singole anime, ma guardando più attentamente riuscii a riconoscere l’eroe di tanti fumetti, il famigerato Re del terrore: Diabolik. Nel suo volto, sfigurato dai tagli, si leggeva la freddezza che lo aveva contraddistinto nelle sue storie.
Mentre poco distante da lui riconobbi anche un altro mito della mia giovinezza, Lupin. Sfortunatamente mi fu impossibile dialogare con loro a causa del trambusto presente in quel luogo infernale.
Virgilio mi dovette richiamare più volte, tanto ero preso da orrendi pensieri, perchè era ora di andarcene da quel girone per continuare il nostro lungo viaggio tra ben altri peccati e peccatori.
Elisa Gabrielli

Questa è un’opera di fantasia. Pertanto, ogni riferimento a fatti o persone reali è puramente casuale.

 
 
 

Gli Ipocriti

Post n°194 pubblicato il 17 Maggio 2011 da simoneerba
 

Continuando il viaggio insieme a Virgilio, inizammo ad esplorare, come mi fece sapere la mia Guida, la sesta bolgia dell’ottavo cerchio. Da quello che lui mi disse, lì si trovavano coloro che in vita peccarono di ipocrisia. Gli chiesi cosa mi aspettava di tanto orrendo in questo girone e mi rispose che non mi sarei scandalizzato più di tanto, in quanto abituato alla politica del mio tempo, a parer suo piena di ipocriti. L'ingresso mi si presentò davanti come l'entrata di un grande parlamento; appena arrivati davanti ci si aprì immediatamente una porta, non ci volle neanche l'intervento di Virgilio. La bolgia non era molto estesa: aveva una forma di semicerchio e dall'altra parte della porta di ingresso era posto un piccolo “rialzo”. Allora Virgilio, che vide la mia faccia incuriosita, mi spiegò che quel “rialzo” era la parte principale della pena. La loro pena li obbligava a salire sopra quella parte rialzata del girone, posta alla fine della bolgia; da lì loro sprofondavano in un profondo buco e, durante la discesa, molte urla e voci false li rintrovano all'infinito, come loro fecero in vita. Particolare tra la bolgia degli ipocriti era la presenza del giorno e della notte. Di notte essi venivano torturati da queste menzogne che gli perforavano la testa, e di giorno potevano godersi apparentemente il riposo. Ma non venivano del tutto lasciati in pace poiche durante la mattinata grosse cavallette e insetti li punzecchiavano fino a farli sanguinare. Allora subito rimasi perplesso, poiché come pena mi sembrava abbastanza dura! Ma Virgilio mi rassenerò dicendomi che a breve avrei incontrato dannati con pene molto più pesanti. Iniziammo quindi ad esplorare la bolgia e mi accorsi immediatamente di un'immensa fila di dannati, tutti quanti obbligati ad aspettare il proprio turno della pena. Virgilio mi spiegò che qui, maggiormente, si trovavano coloro che parteciparono alla vita politica (ma non mancavano anche avvocati per esempio). Mostrò una tale indignazione che sembrava quasi odiare più lui i politici che io gli ignavi!

Avanzando nella perlustrazione si fece notte e decidemmo di accamparci; durante la notte moltissime urla mi facevano provare dolore a me che ero immune a quella pena! Non osavo neanche immaginare come potevano sentirsi quei dannati... Ma poi mi addormentai in un sonno profondo. Il mattino dopo ci svegliammo e sembrava come ci fossimo spostati in un'altra bolgia. Sciami e sciami di mosconi e grandi gruppi di cavallette si accanivano violentemente sui dannati, facendogli provare ancora più dolore della “pena notturna”. Ma tra tutti quegli sciagurati ne notai in particolare uno, separato da tutti gli altri, quasi come si stesse nascondendo ma sapeva però del mio arrivo. Mi distaccai dalla mia Guida senza dirgli nulla, ma non sembrò importargli molto della mia assenza. Arrivai piano piano dietro a questo dannato sconosciuto, alle sue spalle, e delicatamente gli toccai una spalla! Si girò improvvisamente e mise spavento: completamente sfigurato a causa delle punture dei dannosi insetti. Iniziò un breve dialogo tra me e lui. Mi raccontò in parte della sua vita, la sua nascita, i suoi primi amori... insomma mi fece un riassunto biografico. Mi disse anche che grazie ad un giro di conoscenze di famiglia riuscì ad entrare nel mondo della politica. Lì si rovinò completamente la sua, ma sottolineò più volte il fatto che fu proprio grazie alla sua ipocrisia che riuscì ad avere una vita talmente agiata da potersi permettere di tutto. Il suo nome era Silvano Rullesca, considerato da Virgilio come il più ipocriti tra tutti. Mi predilesse anche il fatto che un giorno, quel gigantesco buco che di notte li risucchia ininterrotamente verrà chiuso e tutte gli insetti saranno colpiti da una moria. Quel giorno era noto tra tutte le anime come “Giorno del Giudizio”, nel quale loro potevano riacquisire i loro corpi! Mi preparò inoltre al fatto che più giù avrei trovato gironi orrendi, forse da ripudiare, come per esempio i Ladri o i Seminatori di Discordia. Il nostro dialogo però durò molto poco, visto Virgilio dopo un po' dovette far finta di interessarsi a me (anche lui, dopo tutto questo gran giro di dannati, credo che un minimo si sia stancato). Mi chiamò, e mi distaccò dal Sig. Rullesca dicendomi che non dovevo neanche minimamente azzardarmi a parlare con dannati simili. Io salutai Silvano, che quasi quasi un po' di pena me la fece anche lui. E con Virgilio continuammo ad avviarci verso l'altra bolgia, i Ladri. All'uscita della bolgia piena di ipocrisia vi era un ripido ruscello; Virgilio mi consigliò di mettermi al lavoro per costruire insieme a lui una zattera, ma sprofondai in un profondo sonno.


N.B.: Questa è un'opera di fantasia. Pertanto, ogni riferimento a fatti o persone reali è puramente casuale.

 
 
 

I Barattieri

Post n°193 pubblicato il 15 Maggio 2011 da simoasr94


M’incamminavo con la mia guida cosi rapidamente, che arrivammo fino a metà del quinto ponte di Malebolge, senza prestare attenzione al cambiamento di scena; poi lassù ci fermammo a dare un’occhiata alla fenditura della nuova bolgia e ai tormenti senza compenso di nuovi dannati. Vedendo questa nuova bolgia, la cosa che mi impressionò di più fu, senza ombra di dubbio, la nerezza del fossato: a fondo bolgia, infatti, bolliva una pece spessa, che impiastrava completamente le pareti dei due costoni. La mia attenzione era totalmente focalizzata su quella superficie nera e lucida, in perenne ebollizione. Virgilio mi disse “Caro amico, in questo momento ci troviamo nella quinta bolgia, dove vengono puniti i barattieri; questi nella loro vita erano tutti morti di fame disposti a guadagnare soldi dalle prestazioni più umilianti, ed anche coloro che hanno commesso reati di peculato”. Non avevo bisogno di chiedere al mio maestro che pena dovessero scontare questo tipo di dannati, l’avevo già davanti ai miei occhi: essi erano immersi nella pece bollente! 
Tra i vari dannati ve ne fu uno in particolare che mi colpì e lo riconobbi subito: era Salvo Burlescano. Mi avvicinai immediatamente a lui e gli chiesi “Salvo, he ci fai tu qui?” Egli mi rispose “Non ho esitato a ricevere e dare favori per la mia bramosia di potere, anche a discapito dei più deboli” mentre diceva queste parole, dalla sua espressione del viso e da come parlava, capivo che in lui c’era un forte rimorso. Dopo un breve silenzio, ripresi a parlare “Rimpiangi molto ciò che hai fatto, vero?” Mi rispose: “Si, ma ormai è troppo tardi: solo ora mi rendo conto del mio comportamento crudele verso le persone che riponevano molta fiducia in me e che invece ho usato solo per i miei scopi. Per arricchirmi, ho ridotto sul lastrico tanta gente che ogni giorno lavorava duramente nella speranza, un giorno, di avere una vita migliore. L’unica cosa che desidero adesso è poter essere perdonato da quelle persone che ho maltrattato; di certo non posso tornare indietro e il fatto che io riconosca i miei sbagli non servirà certo a cambiare la mia sorte. A te do però un consiglio: non farti mai corrompere, per nessun motivo! Impara ad apprezzare quello che possiedi e non pensare mai che, attraverso i tuoi amici, tu possa raggiungere i tuoi scopi: E’ MEGLIO AVERE UN AMICO SU CUI SAI DI POTER CONTARE PER TUTTA LA VITA ,CHE AVERE UN’ ESISTENZA, SI DI LUSSO, MA ANCHE FATTA DI RIMPIANTI E SOLITUDINE”. Dopo esserci fissati per dei secondi, Virgilio mi invitò a seguirlo; mentre me ne andavo, vedevo Salvo che, imperturbabile, scontava la sua pena. Il suo vero male però lo aveva nell’anima e quello era più forte di qualsiasi altra cosa.

Questa è un’opera di fantasia. Pertanto, ogni riferimento a fatti o persone reali è puramente casuale.

 
 
 

Gli Indovini

Post n°192 pubblicato il 07 Maggio 2011 da ieia_1994
 

“Virgiliooo, rallenta! Ci sono i vigili! Così rischiamo di prendere una multa!” “ Tranquillo Dante, fidati di me, so quello che faccio!” 

Giunti in prossimità dei vigili, Virgilio con tutta tranquillità li saluta e gli affida la moto raccomandando loro di averne cura e comunica a Dante che stavano per addentrarsi nella quarta bolgia dell’ottavo cerchio, quella dove si trovavano gli Indovini.

“Oh no Virgilio, ancora una volta a piedi? Sono stanchissimo, ma quando finisce questo viaggio?! Accidenti a me che ti ho dato retta nel cominciarlo!” “Invece di lamentarti sempre, stai attento! Non vedi che siamo circondati da sfere di cristallo che girano a tutta velocità? Forza mettiti carponi, dobbiamo superare il cerchio in questo modo!”

Dante, naturalmente di malavoglia, è costretto a mettersi come Virgilio gli aveva suggerito per poter uscire vivo dalla bolgia e iniziano così a strisciare faticosamente verso l’interno di questa. Ad un tratto Dante si blocca cercando di interpretare il motivo per cui tutte quelle persone non riuscivano a stare ferme, domandandosi come fosse possibile che nessuna di queste si fosse accorta della loro presenza. 

A un certo punto Virgilio si accorge che Dante non era più con lui e così innervosito, ancora una volta è costretto a tornare indietro per recuperarlo: “Dante! Quante volte devo dirti che non puoi fare di testa tua? E poi cosa stai facendo, cerchi di capire da solo ciò che fanno questi uomini? Giochi forse a fare l’indovino? Stai molto attento Dante, perché è proprio per la loro presunzione di interpretare e prevedere il futuro che questi dannati si trovano costretti ora a predirsi ciascuno un futuro pieno di insidie e difficoltà, causandosi una continua ansia e angoscia che non permette loro neanche di dormire.” “Scusami ma la mia perplessità nel vederli così agitati mi ha portato a trasgredire i tuoi consigli…Virgilio avrei una domanda: come mai queste persone non si sdraiano come noi in modo così da evitare di essere colpiti dalle sfere?” “ Perché queste sfere oltre a rappresentare un ostacolo, con il loro volteggiare così velocemente offuscano la loro vista con il vento che creano e anche la loro mente, impedendo loro qualsiasi forma di ragionamento, e quindi li portano a non capire che basterebbe abbassarsi per evitarle.”

Nel proseguire il viaggio, una voce più squillante delle altre attira l’attenzione di Dante che voltandosi incrocia lo sguardo di Vanda Varchi, una donna che oltre che per il tono della voce appariva evidente anche per il suo colore rosso acceso dei capelli.” Virgilio posso parlare con lei?” “ No meglio evitare le persone come Vanda Varchi, è una brava raggiratrice di menti, ha plagiato e ingannato milioni di persone con le sue televendite.. d’accordo? Meglio proseguire!”

Mentre continuano il cammino assorti ognuno nei suoi pensieri, il silenzio è rotto da un grido di Dante. “Che cosa succede?” chiede Virgilio. “Maestro, maestro attenzione! Ci sta per attaccare un toro infuriato e un capricorno! Guardi il sagittario sta scagliando frecce verso di noi!!..” “Tranquillo Dante, è solo un’illusione ottica per rendere l’atmosfera ancora più tetra e la pena ancora più angosciante!” “ Ah, mi hai fatto prendere uno spavento assurdo.. Non me lo potevi dire prima?!”

“Ahahah.. Dai, andiamo che stiamo facendo tardi!” “ Ma Maestro, quello non è Paulo Box? Seguivo sempre il suo oroscopo, posso chiedergli cosa mi aspetta per il prossimo mese?!” “Provaci, ma data la pena…”

“Paulo, Paulooo sono un tuo fan! Seguivo sempre il tuo oroscopo.. Non è che mi diresti cosa mi aspetta per il prossimo mese? Vorrei anche un tuo autografo! Che emozione incontrarti dal vivo!!!” “Oh mio Dio, tra circa 10 minuti verrò travolto da una tromba d’aria e scaraventato contro quella montagna, ne uscirò vivo?! Si penso di si, ma dopo 20 minuti sarò subito colpito da una deformazione improvvisa dei piedi che mi vedrà costretto sulla sedia a rotelle e a una vita piena di sofferenza… Aiutoo, ho pauraaa!!” 

“Visto? Cosa ti avevo detto?!” “ Si, avevi ragione! Cerchiamo di uscire il prima possibile da questo Inferno!” 

E così dicendo si dirigono verso l’uscita, dove si trovano i vigili che li aspettano con la moto pronta per avviarsi verso la bolgia successiva… Quali sorprese li attenderanno?

 

NB: questa è un’opera di fantasia. Ogni riferimento a fatti o persone reali è puramente casuale.

 

 
 
 

I Simoniaci

Post n°191 pubblicato il 07 Maggio 2011 da Reality_Marble
 

I SIMONIACI

Quando finalmente rinvenni, un impaziente Virgilio mi indicò il sentiero che avremmo dovuto percorrere per arrivare alla bolgia successiva. Era ormai parecchio tempo che io e Virgilio eravamo in cammino, e la strada da piana si era fatta progressivamente più ripida, fino a tramutare la passeggiata in scalata. Arrivati che fummo in cima (Il vecchio poeta era, naturalmente, arrivato per primo) si aprì ai miei occhi uno spettacolo incredibile: un enorme affossamento infuocato si stendeva davanti a me, sembrava quasi un cratere, se non fosse che la distesa era tutta della stessa altezza e si stendeva dopo un ripido pendio. Tutta la stanchezza accumulata nella scalata si tramutò in stupore, quando capii che non era un solo fuoco quello che ardeva nella demoniaca fossa, ma erano innumerevoli roghi che bruciavano senza fumo.Volsi una stupefatta faccia verso Virgilio e dissi:

D – "Oh mio duce...."

V - " non chiamarmi duce, mi fa troppo fascista"

D – "Compagneros, hasta la Beatrice siempre! Scendiamo a dare un'occhiata, che la bolgia si fa interesante..."

V – "non avere fretta, ma aguzza meglio la vista e scruta nel nero pozzo infernale. Io ti spiegherò dove siamo e quali sono le pene di quelle anime, e dopo, forse, andremo a parlare con qualcheduna di esse."

D – "Senti vecchio, è da quando siamo partiti che mi dici sempre cosa fare. Ormai ho una certa esperienza in viaggi mistici ed oltretombali, quindi perchè non smetti di fare la balia? Mi sembra di stare in una visita guidata di un villaggio turistico!"

V – "Come?! Uno si fa in quattro per farti visitare tutto l'inferno e tu osi rispondermi cosi? A me, che sono nato sotto la gens Iulia, che ho raggiunto le vette della letteratura, che vengo studiato e rispettato dai posteri! Vuoi più libertà? Perfetto! Visitatela da solo questa bolgia, io mi vado a prendere un caffè con Bonifacio VIII, che è tanto che non lo vedo. Bhà! Tu guarda che sfrontato, uno lo aiuta e questo è il ringraziamento!"

Continuando a brontolare, Virgilio si allontana verso un bar poco distante, ed io, finalmente senza latini alle calcagna, comincio la discesa nella bolgia. Innanzitutto, vedo che dei roghi alcuni sono fissi, mentre altri si muovono. Avvicinandomi, scopro che i roghi fissi sono persone: legate nelle più svariate maniere, alcuni su delle croci, altri in buche, altri su dei pali,vengono bruciati da fiamme vive e torurati da demoni infuocati. Arrivato dentro la bolgia, osservo l'affannarsi dei torturatori che per gestire quella enorme massa di anime sono costretti a muoversi da una parte all'altra, e noto che i dannati indossano toghe cardinalizie, sai, vesti religiose e tuniche. Incuriosito, mi avvicino ad un demone dall'aspetto importante seduto su una panchina e attacco bottone.

D – "Mi scusi, sono in visita all'inferno per conto di Dio, e mi chiedevo se poteva darmi qualche indicazione su questo luogo..."

K – "Ah! Tu devi essere il fiorentino di cui avevo sentito parlare! Io sono Kalash, il nero torturato dell'abisso infuocato, e tu sei nella bolgia dei simoniaci, gestita dal sottoscritto. Quì vengono dannati i religiosi che hanno tralasciato i loro sacri obblighi per venerare il Doblone, e che sono rimasti attaccati alle cose terrene, senza curarsi della salvezza eterna. Purtroppo, sono molto occupato e non posso accompagnarti in giro, ma fai come se fossi a casa tua, e parla pure liberamente con chi preferisci."

D – "Grazie, signor Kalash. Vedo che qui siete tutti molto indaffarati, e correte da un rogo all'altro... posso chiederle come mai?"

K – "Bhè, il problema è che non fanno più i preti di una volta. Da quando hanno cominciato a mandarci i religiosi pedofili, le anime sono triplicate! Dobbiamo fare i doppi turni per gestirle tutte, e non abbiamo più un giorno libero! Ho provato a parlare con il sindacato e ci hanno promesso nuova manodopera entro breve, ma per ora la situazione è quella che vedi.

Dopo aver salutato questo simpatico diavolo, cominciai a passeggiare per questo ridente luogo di dannazione. Ad un certo punto, udii delle grida familiari, e ascoltando meglio captai delle parole che sembravano avere un accento già sentito. Mi diressi verso la fonte sonora e mi trovai davanti ad un papa (lo intuii dalle vesti che indossava) legato da catene infuocate ad un muro, circondato da demoni che lo frustavano con delle fiamme. Chiesi ai torturatori se potevo scambiare due parole con quella povera anima ed essi se ne andarono, non senza prima avermi avvertito: "Dubito che riuscirai a cavarne qualcosa: da quando è arrivato non fà che parlare in tedesco". Tedesco. La mia seconda lingua. Mi avvicinai, schiarendomi la voce.

D – "Uhm, uhm. Ein klein pinzimonie wunder matrimonie krauten und erbeeren? Und patellen und arsellen fischen Zanzibar? Und einige krapfen frùer vor schlafen und erwachen mit walzer! und Alka-Seltzer fùr dimenticar.

R – "Ich war der" Gloria olivae "Die 111 der von Maleachi prophezeit. Vor mir, dem Osten war" De labore solis ". Ich konnte nicht einen Leitfaden für die Seelen meiner Herde sein, und ich nur die Leitung der Politik, dummerweise versucht, streng religiösen Ansichten zu Fragen, die nicht in meinen Zuständigkeitsbereich verhängen Ich war auf weltliche Volkswagen Güter angebracht, machthungrigen, und ich kann die Kirche wie ein Königreich ausgeführt werden können. nicht meine Pflichten wie der Pfarrer des Nazareners erfüllt haben. gefoltert und verbrannt von diesen ewigen Flammen"

D – "Come scusa?"

R - "Ho detto: io fui il "Gloria olivae ", Il 111 dei profetizzati da Malachia. Prima di me venne dall'est il "De labore solis ". Non seppi essere una guida per le anime del mio gregge e mi occupai solo della politica, provando stoltamente ad imporre una rigida visione religiosa su argomenti non di mia competenza. Rimasi attaccato ai beni terreni, affamato di potere, credendo di poter gestire la chiesa come fosse un regno. Per non avere adempiuto ai miei obblighi come vicario del Nazareno, sono torturato e arso da queste eterne fiamme.

Detto questo, riprese ad inveire in tedesco. Io naturalmente capivo ogni sua parola. Richiamai i demoni addetti al vecchio crucco e me ne andai. Camminando, giunsi nei pressi di un'anima molto particolare: se ne stava ritta in piedi senza emettere suono e con un espressione superba e sembrava insensibile alle frustate inflittegli dai demoni e alle fiamme che lo avvolgevano. Mi avvicinai, incuriosito da quell’anima, ed incominciai: "Chi sei, oh dannato, tu che sfidi l'inferno con tal superbia? E per quale colpa scendesti nella buia voragine?" Egli volse lo sguardo su di me, con i diavoli che continuavano a tormentarlo, e mi disse, con voce calma e controllata: "Il mio nome è Rodrigo Borgia, detto lo Spagnolo, signore della romagna e conosciuto come papa Alessandro VI, il "Bos Albanus in portu ". In vita fui dedito non a Dio, ma ai piaceri e ai vizi. Ebbi molti figli: Cesare, il mio favorito, è custodito nella Caina. Vissi una vita intensa e peccaminosa, conobbi ogni vizio e peccato ed esaudii ogni mio desiderio, ma non mi pento di nulla, perchè tutto ciò che feci, lo feci con cognizione di causa e volendolo. Dominai tutti e tutto, non mi piegai davanti a nulla e così continuo a fare nella dannazione. Non ho rimpianti.

Pieno di ammirazione per quell'uomo, fermo nella sua dottrina anche dinnanzi all'Inferno, proseguii verso l'uscita. Chissà cosa sarebbe riuscita a fare una tale volontà se messa a buon frutto!.

Uscendo dalla bolgia, incontrai il mio vecchio maestro, che mi aspettava. Mi avvicinai.

V – "Come è andata?"

D – "Bene, me la sono cavata egregiamente. Com'era il caffé?"

V - "A che bell’ò cafè pure all'inferno ‘o sanno fa co’ à ricetta ch’à Ciccirinella compagno di pena ci ha dato mammà.

D – "Come?"

V – "Lascia perdere. Comunque, scusa per prima, mi sono lasciato prendere dall'ira."

D – "No, scusami tu. Sei un'ottima guida. Comunque, sono pronto per la prossima tappa. Però, scorgo una interminabile strada infuocata da qui alla prossima bolgia. Come faremo a percorrerla?"

V – "Con queste moto. Sono veloci e pratiche da usare:"

D – "Io prendo quella rossa"

Mentre guidavamo per quell'impervio luogo, condivisi i miei dubbi con Virgilio. "Maestro" gli dissi "Da quando abbiamo cominciato questo viaggio sono perseguitato da una strana sensazione di deja vu, come se avessi già vissuto tutto questo, seppur in maniera differente." Lui mi guardò, e mi disse "Questa non è una domanda facile. Devi sapere che c'è una corrente filosofica chiamata idealismo, per la quale tutto ciò che è reale è già contenuto preliminarmente nella nostra mente, e quindi l'essere è il dispiegamento della ragione, e tutto ciò che esiste è il frutto di essa. ""Quindi" dissi io "tutto quello che sta accadendo, che è accaduto e che accadrà accade perchè delle menti superiori vogliono che sia così?" Mi rispose:"Non proprio, Dante. È più simile ad un romanzo. Ciò che succede in un romanzo non ha un'esistenza propria, ma è solo il frutto della mente dello scrittore. Questa esistenza non è altro che una storia nella mente di un Dio, o di molti dei e dee. Ma il dio non è qualche cosa di interno alla realtà, ma una forza, o mente, esterna che la plasma." Continuammo a discorrere ancora per molto tempo, fino a quando non vedemmo all'orizzonte la bolgia degli indovini.

NB: Questo racconto è un'opera di fantasia. Pertanto ogni riferimento a persone o a fatti reali è puramente casuale.

 
 
 

Gli Adulatori

Post n°190 pubblicato il 30 Aprile 2011 da Klunkh

Quando riaprii gli occhi mi trovai in un luogo a me sconosciuto; non seppi bene in quale girone mi trovavo, ma la prima cosa che mi colpì fu l’intenso e agro odore che impregnava l’aria di quel luogo. In lontananza vidi avvicinarsi a me la mia guida Virgilio e la interrogai :”Oh maestro in quale oscuro girone ci troviamo?” Egli, con un’espressione indignata in volto, che lasciava carpire il suo disprezzo verso questi dannati che ancora non si paravano dinanzi i nostri occhi, rispose:”Oh mio giovane pupillo, in questo luogo risiedono coloro che in vita si sono insozzati moralmente: gli adulatori”. Ricevuta la risposta iniziai a guardarmi intorno cercando di scorgere qualche anima a me conosciuta; notai la struttura circolare, con un enorme pozzo, nel centro e intanto il fetido odore cospargeva sempre di più l’aria. Anche la mia guida,vedendomi quasi incuriosito, mi indicò il cammino facendomi strada, passarono pochi minuti e ci ritrovammo in una vallata che sembrava non aver fine, nella quale erano poste un numero inimmaginabile di anime sovrastate da montagne di sterco. Dinanzi a quella visione inorridii al solo pensiero di cosa li avesse spinti in vita a osare tanta adulazione, coscienti della loro pena in morte. Delle lacrime di terrore mi solcarono il viso. Ormai giunto vicino a loro, cercai qualche anima alla quale rivolgere parola, ma apparentemente nessuna di esse si prestava al mio scopo; finche dalle schiere si levò una figura a me nota, che inizialmente non riuscii ad identificare, finché non mi si avvicinò e mi mostro il suo volto. Alla sua vista rabbrividii: era uno dei miei oppositori politici, nonché portavoce del leader dell’altra fazione; inizialmente fui restio a rivolgere a costui la parola, ma fu lui che prese l’iniziativa e con volto quasi stupito al vedermi mi domandò:” Tu, mortale, come puoi vagare in questi luoghi nei quali solo le anime dannate e peccaminose sono destinate a restare fino al giorno del giudizio universale?” Ed io:”Risposta per la tua domanda da me non puoi ottenere; mi trovai smarrito in una selva oscura e la mia guida mi portò errante in tutti i gironi che precedono questo, per giungere all’uscita”. Udite queste parole la sua espressione del volto si rasserenò e io ne fui stupito, poiché in vita noi fummo acerrimi rivali. Un breve silenzio interruppe la nostra conversazione cosi Virgilio lo esortò:” Raccontaci o Sandi Drondi cosa ti spinse in vita ad adulare in modo cosi ossessivo il tuo leader?” ed egli cambiando repentinamente espressione iniziò a raccontare:”Che dire sappiamo bene tutti e tre la quale fosse la mia situazione politica in vita ero stato costratto a scegliere e cosi ho fatto. In seguito notai i vantaggi che ottenevano i miei compagni di partito, semplicemente sostenendo in modo accentuato la nostra causa e portando lodi al nostro leader e cosi, invidioso dei benefici, intrapresi anche io quella strada”. Intanto tutt’intorno a noi le anime si lamentavano con dei gridi striduli che penetravano nella mia mente, lasciando un sentimento di dolore e paura, che ormai mi accompagnava dall’inizio della discesa nei gironi. Nonostante fossi terrorizzato, avanzai io un’ultima domanda prima di lasciare l’anima al suo guardiano Gerione, il quale furioso per l’uscita di quest’ultima dalle schiere, veniva presso di noi mostrando gli artigli delle sue zampe feline e agitando la coda di scorpione nell’aria:”Dunque è questo che pensi di meritare? Nonostante tu abbia cercato di resistere, la tentazione è stata più forte di te; ma quasi provo pena per te che ormai sembri esser pentito per ciò che macchiò la tua anima mortale in vita” egli sobbalzò disorientato dalle mie parole e poi riprese:”Sono onorato di esser degno della tua compassione, ma non compiango la mia vita mortale, poiché resa ricca di bene materiali grazie alla mia adulazione”. Non fece in tempo a giungere a fine frase che gli artigli del guardiano lo scaraventano in mezzo alle altre anime, facendolo tornare alla sua eterna pena. Gerione, iracondo, si girò verso di me, mostrandomi tutta la sua collera funesta, che fu tale da lasciarmi senza fiato e caddi in terra incosciente di quale sarebbe stato il mio destino.

Questa è un'opera di fantasia: ogni riferimento a fatti o persone reali è puramente casuale.

 
 
 

Mezzani & Seduttori

Post n°189 pubblicato il 21 Aprile 2011 da alix9.0

 

MEZZANI E SEDUTTORI

"Dante!!!! Dove sei finito!?" Urlò Virgilio ripetutamente.

"Ti avevo lasciato qui! Ti avevo detto di non muoverti! Ma è possibile che non comprendi la gravità della situazione? Non hai fatto caso che ci troviamo tra due schiere? Mezzani e seduttori? E se ti perdi ahimè sarà la fine per te..."

Proprio così, i due erano giunti nell'ottavo cerchio: prima bolgia dell'inferno "Mezzani e seduttori". Dante prima di rincontrarsi con Virgilio ingenuamente si mise ad esplorare il nuovo mondo: appena entrati, enormi caverne vi erano ad accoglierli, le pareti erano ricoperte da una patina che variava dal color rossastro al marrone e ricopriva interamente le pareti consumate delle caverne. Ogni tanto comparivano nicchie di media dimensione, ornate da numerose stalattiti e stalagmiti, che rendevano il luogo ancor più inquietante, probabilmente erano le "cucce" dei numerosi demoni che erano lì. Il luogo appariva angusto e buio e a renderlo ancor più inquietante e pauroso erano le numerose grida e urla che provenivano dal nulla. Questa infatti era la cosa che spaventava di più Dante.

Inconsapevole delle sue azioni, Dante, anche senza la presenza della sua guida Virgilio, si spinse alla scoperta di questo nuovo luogo, anche se il suo maestro era stato abbastanza determinato e chiaro, quando gli aveva detto che non si sarebbe mai dovuto spingere da solo avanti, senza la sua presenza, perchè avrebbe corso gravi rischi. Ma Dante superbo, incuriosito dalle numerose grida, decise di andare  in avanscoperta, senza pensarci troppo...

"Perbacco, quante anime dannate vagano in questa bolgia! E quanti demoni..." queste furono le parole sbalordite  di Dante alla vista dei dannati. Ma prima che l'ingenuo Dante compisse un altro passo, ecco spuntare affaticato Virgilio, che rimproverò severamente il povero Dante. " Mi scusi maestro, pensavo vi foste perso... per questo ho continuato il viaggio da solo." Disse Dante... " Io perso? Conosco questi luoghi come il palmo delle mie mani...io perso? Non credi che forse sia il contrario?... Per fortuna che ti ho trovato!".. ribattè Virgilio, che nel frattempo si era calmato e riposato.

Alla vista dei due vi erano due grandi schiere di dannati : in una, quella dei mezzani, le povere anime dovevano subire un pena alquanto faticosa. Infatti essi dovevano sottostare a faticosi lavori manuali, come spostare pesantissimi massi da una parte all'altra, accatastarli, riordinarli dal più piccolo al più grande per poi essere nuovamente disfatti da loro stessi, spalare quintali e quintali di terra senza mai fermarsi, scavare buche larghe e profonde per poi ricoprirle e ricominciare il lavoro da capo: insomma venivano sfruttati come loro facevano nella loro vita terrena (adulare e blandire persone solo ed esclusivamente per ottenere favori) continuamente, con un solo scopo: farli pentire e fargli pagare i loro errori. Mentre dall'altra parte vi era un altro tipo di dannati, i seduttori. Questi ultimi erano completamente circondati da altissime fiamme, non vi era una via libera per uscire da questo cerchio di fuoco e l'unica possibilità che avevano era quella di sedurre in TUTTI I SENSI (... lascio a voi immaginare come...)

Un vecchio e rachitico demone per le donne ed una per gli uomini: entrambe avevano su per giù un centinaio d'anni, pelle rugosa, bocca priva di denti, ragni e insetti circondavano completamente il loro corpo, in particolare il viso, i capelli erano infestati da pidocchi, pulci, le unghie erano lunghe e sporche di terra, emanavano un odore POCO piacevole e la loro voglia di incontrare i loro seduttori era insaziabile! Una tortura a dir poco sgradevole... e chiunque fosse riuscito a sedurre " i due vecchietti" sarebbe riuscito a sorpassare le fiamme senza bruciarsi.

 

Alla vista di tutto ciò, Dante si incuriosì ancor di più e decise, insieme a Virgilio, di avvicinarsi ai dannati, e a colpirlo tra le due schiere furono due personaggi illustri: nella schiera dei mezzani vi era un importante personaggio mitologico, Teseo, mentre nella schiera dei seduttori vi era un importante veneziano, Giacomo Casanova.

Dante, ormai presa confidenza con il luogo e incuriosito dal perché quei due si trovassero in quel posto decise di rivolgere loro la parola.

"Hei tu .." disse Dante " Sì proprio tu, che ti sei ora rivolto dalla schiera dei ruffiani" ribattè...

"Parli con me?" rispose Teseo, dopo aver posato in terra un pesante masso .." Sì, posso porgerti una domanda? Perché ti trovi in questo posto?" ... "Se solo mi potessi fermare a parlare con te, amico, sarebbe un piacere per me, proverò a raccontartelo velocemente giusto per farti fare un'idea."

I due cominciarono a dialogare e Teseo illustrò a Dante il perché della sua presenza in quel luogo: Era figlio di Egeo, re di Atene e di Etra. Trascorse l'infanzia presso quest'ultimo, poi sedicenne, intraprese il viaggio per raggiungere il padre ad Atene. Giunto ad Atene e riconosciuto dal padre Egeo, partì di nuovo per affrontare un toro mostruoso che infestava la pianura di Maratona e ne tornò vincitore; poco dopo accompagnò a Creta i giovinetti che costituivano il tributo dovuto dagli Ateniesi al re Minosse per il Minotauro; si fece chiudere nel labirinto dopo che Arianna, la figlia del re, gli aveva procurato il filo seguendo il quale ritrovò infine l'uscita, dopo aver superato ogni insidia e ucciso il mostro. Partito da Creta con Arianna, la abbandonò nell'isola di Nasso per ordine di Dioniso; giunto nelle vicinanze delle coste dell'Attica, addoloratissimo per la perdita di Arianna, dimenticò di cambiare le vele nere, con le quali, in segno di lutto, la nave era partita, con quelle bianche, segnale convenuto col padre per indicare il successo dell'impresa; per cui Egeo, ritenendo il figlio perduto, si uccise gettandosi da una rupe nel mare che da lui prese il nome.

Dante rimasto sbalordito dalla tragica storia decide di dargli un ultimo saluto e di dirigersi verso un'altra figura che lo attirava tra i dannati che facevano parte della schiera dei seduttori: si trattava del Don Giovanni di Venezia gli illustrò Virgilio.. "Questo, gli disse, fu un importante avventuriero e scrittore, uno dei personaggi più celebri e più rappresentativi del tema lussurioso, libertino e decadente della Venezia settecentesca."

Incuriosito dall'intrigante aspetto di quest'uomo, Dante decide di rivolgersi a lui : "Salve Don Giovanni" .. l'uomo non sembrava essere interessato, per questo non gli rivolse parola se non per metterlo al corrente che non avrebbe voluto istaurare nessun tipo di colloquio.

"Ahimè Dante, quest'uomo è un tipo abbastanza particolare, ha una personalità tutta sua, distaccata dagli altri, solo con le donne sembra essere un gentiluomo, Casanova era un gran frequentatore di salotti, giramondo e conquistatore di donne, di certo non perde tempo con un "impiccione come te", sottolineò Virgilio .. per questo Dante decise di allontanarsi e ascoltare attentamente solo le spiegazioni del suo maestro..

Una volta salutati i due, soddisfatto della sua avventura, Dante decide di allontanarsi dal luogo angusto e di intraprendere nuovi viaggi insieme al suo maestro Virgilio...

NB: questa è un'opera di fantasia. Ogni riferimento a fatti o persone reali è puramente casuale.

 

 

 
 
 

Resoconto di viaggio..

Post n°188 pubblicato il 17 Aprile 2011 da zeppola93

Di ritorno da un viaggio così particolare, non posso che guardarmi indietro e ripercorrere il ricordo di questi tre giorni. Ogni anno si ha modo di ricordare una delle storie più macabre e terribili del mondo, spesso con delle cerimonie, visioni di film inerenti alla vicenda, lavori a tema. Ecco, forse è stata proprio questa sorta di “tradizione”  a rendermi desiderosa di vivere più da vicino quelle storie, tanto che avrei sempre voluto visitare quei luoghi famosi per gli orrori che vi si sono consumati. Dunque, al presentarsi dell’occasione, ho deciso di provare a partecipare ed effettivamente sono stata scelta. Posso dire con certezza che, come sempre accade, tendiamo a costruire nella nostra mente mille fantasie per provare ad inquadrare come sarà la realtà che troveremo una volta giunti a destinazione, oppure siamo soliti immaginare qualcosa per poi rimanere completamente esterrefatti nel momento in cui ci imbattiamo nella verità. Ecco, questo è quello che è accaduto. Se c’è una cosa di cui sono ancor più certa, dopo questo viaggio, è che soltanto vivendo una determinata situazione la si può veramente capire. Parlo ovviamente degli effetti, delle sensazioni, delle “emozioni” che la vista dei campi di sterminio di Auschwitz mi hanno trasmesso. Quando giungì lì, davanti a quella struttura orizzontale in pietra rossa ai piedi della quale si estendono i lunghi binari arrugginiti, allora ti dici che non puoi veramente trovarti in quel luogo, come se certe cose potessero esistere soltanto sui libri e sembra impossibile vederle davanti ai propri occhi; è la stessa sensazione che puoi provare varcando il cancello con la scritta in ferro “Arbeit macht frei”, prima di iniziare a guardarti intorno chiedendoti se sia tutto un sogno. Più di sogno però, parlerei di incubo. Auschwitz si è presentato ai miei occhi come un boia mascherato: il prato molto verde, il sole a picco, il freddo tagliente nonostante il cielo sereno; c’è chi oggi risiede in alcuni villini edificati proprio a pochi passi da lì (ed io personalmente mi chiedo come si possa resistere); ma sotto quelle mentite spoglie il passato riposa ancora con tutta la crudeltà e l’odio che l’hanno caratterizzato. E’ la prova che niente è sufficiente per dimenticare, nemmeno il correre infinito del tempo. Questo perché l’incubo ho potuto scorgerlo negli occhi dei miei compagni, ma soprattutto l’ho udito nelle parole di chi l’ha veramente vissuto. Sì, perché a raccontare quel dramma a circa cinquecento ragazzi c’erano quattro sopravvissuti, uomini e donne che oserei definire fortunati per la libertà riottenuta, ma non per tutto ciò che hanno perso in quei recinti per animali. Animali, ecco, così venivano trattati. Ho ascoltato ogni parola dei loro racconti, ho seguito le loro memorie, taciuto portando rispetto per la loro persona, li ho visti più giovani, smarriti nel giungere alle soglie del campo, disperati nel vedersi dividere dai propri cari e ho tentato di mettermi nei loro panni. Ogni volta, provandoci, ho ringraziato il cielo che certe cose non fossero accadute proprio a me, eppure sapevo anche di non poter capire fino in fondo il significato delle loro parole. Qualcuno ha affermato “bisogna trasmettere il ricordo a questi ragazzi, in modo che essi comprendano e portino il ricordo vivo alle generazioni future”, e qualcuno ha risposto “comprendere non sarà mai possibile e questa non potrà mai essere la memoria di nessun altro”. Bè, io credo che avesse ragione, perché per quanto ci sforziamo di capire, non ci riusciremo mai abbastanza, e questa è una condanna per l’umanità ma al contempo una grazia. C’era un uomo, tra quei quattro, che stava per tornare in quei luoghi dopo circa settant’anni. Ho immaginato cosa volesse dire per lui, e quei momenti mi hanno trasmesso delle sensazioni così forti che non potrei spiegare. Ancora adesso, pensandoci, ho le lacrime agli occhi. Ha mantenuto una buona fermezza per una parte del suo racconto, ma poi, ricordando i suoi familiari, non ce l’ha fatta, e la commozione è giunta nei cuori di tutti come un viandante che bussava già da tempo alla porta e che attendeva soltanto che si aprisse un poco per entrare. Lui si è avvicinato al filo spinato e ha voluto lasciare dei piccoli sassi in ricordo della sorella uccisa, è stato uno dei momenti più tristi insieme alla visione delle valigie, le scarpe, i vestiti, le foto delle vittime con scritti i loro nomi, gli occhiali, addirittura i capelli. E’ stato soprattutto nel vedere quelle centinaia di bagagli ammassati l’uno sull’altro in una grande teca, che ho mandato giù un boccone troppo amaro. Ho pensato al viaggio, al loro viaggio, che magari avevano intrapreso con chissà quale speranza nel cuore, e ho pensato anche ai viaggi di ognuno di noi. Si aspettavano che finisse così, credevano minimamente che qualcuno per loro avesse riserbato quella fine? Perché proprio per loro, in fondo? Eppure tutto ciò è accaduto, e a noi non resta che immaginare i sogni posti nelle loro valigie chiuse in quella grande teca. Inutile dire di aver pensato ai miei sogni, e a quanto sia stato ingiusto e crudele scegliere quali distruggere e quali no. Auschwitz è stata un’onda assassina che ha cancellato due delle cose più importanti al mondo: la libertà e la dignità dell’uomo. Mi chiedo se ci sia mai qualcuno che potrebbe rinunciare ad esse, e sono profondamente convinta che non esista un individuo del genere. Se oggi mi guardo indietro e ripenso a ciò che ho visto e vissuto in questi tre giorni, posso affermare con certezza che sia stata un’esperienza assolutamente interessante e costruttiva. Sembra assurdo, ma è come se fossi più cosciente di tutto quello che ho, certo anche di tutto ciò che mi manca, ma assaporo perlopiù il lato positivo di ogni cosa. Che c’è sempre chi vive peggio di noi, questo lo sapevo già, ma ora mi sento veramente fortunata, semplicemente apprezzo di più la mia vita imperfetta. Stupendamente imperfetta, direi, e questo, credo, perché ho osservato con i miei occhi tanto male. Per quanto possa essere strano e doloroso, ognuno dovrebbe recarsi in quei luoghi, affinché visitarli sia sinonimo non solo di partecipazione, ma anche di impegno a fare in modo che nulla del genere accada di nuovo, nemmeno tra un milione di anni, perché nessuna vita merita ancora di essere distrutta con tanta brutalità. Davanti alle rovine di uno dei forni crematori di Auschwitz I, sotto una corona di fiori bianchi appoggiata su un nastro rosso, sono stati posti dei piccoli sassolini, e tra di essi ce n’è uno con su scritto “ MAI PIU’ ”: ecco, questo è il vero messaggio che mi porto dentro insieme ai miei compagni, indelebile come l’inchiostro nero del pennarello con cui sono state tracciate quelle lettere.

 
 
 

Violenti contro: Dio,Natura e Arte:

Post n°187 pubblicato il 13 Aprile 2011 da crikko_94
 

VIOLENTI CONTRO: DIO, NATURA E ARTE.

 

Mi risvegliai tutto d’un tratto sentendo il suono della nave ormai familiare. Erano le dieci del mattino e dopo la visita fatta agli scialacquatori avevo proprio bisogno di fare una bella dormita. Mi trovavo, come al solito, nella mia stanza della nave da crociera “L’Inferno”. Nonostante il nome metta un po’ paura la vita qui non è niente male. A dir la verità posso dormire in una bella e comoda stanza senza che nessuno mi disturbi, potendo anche godermi il paesaggio. L’unico piccolo problema è, che ogni volta, mi viene a svegliare il mio Maestro Virgilio, del quale ho molta stima, ma a volte preferirei di non aver mai accettato la sua proposta di fare un viaggio nell’Inferno.

“Dante forza sveglia!”

“Si arrivo”. Ecco come al solito era giunta l’ora di rimettersi in cammino. Non c’è mai una mattina di riposo! Così presi la mia penna e il mio quaderno e con il mio saggio Maestro ci dirigemmo verso un nuovo luogo. “Maestro che cosa vedremo oggi?” “Caro Dante sei sempre il solito impaziente! Vedremo l’ultimo semicerchio dei Violenti: i violenti contro Dio, Natura e Arte”. “Interessante”. In realtà dentro di me pensai “Ma chi me l’ha fatto fare? Camminare così tanto e guardare cose spesso sgradevoli. Speriamo che oggi sarà un po’ meglio. Ah senza dimenticare che non so ancora se dovrò pagare io il conto della nave!”

Cammina cammina raggiungemmo il primo piano e ci ritrovammo davanti ad una porta dove c’era la scritta “Violenti contro Dio”. Virgilio così mi spiegò che avremmo visitato tre stanze diverse della nave in cui avrei visto cose molto interessanti. Entrammo e subito vidi una grande stanza con tanti tavoli, camerieri, gente che urlava e bestemmiava, bevendo allegramente. Eravamo in un pub! “Ma che strano pensai dentro di me, forse il Maestro finalmente si è un po’ modernizzato”. Vedendo però la mia risatina sarcastica, Virgilio arrossì e mi ammonì subito, dicendomi che eravamo lì solo per osservare la pena che spettava a questi dannati. Il pub era molto grande e c’era roba da bere ovunque. Il Maestro mi spiegò che qui si trovavano coloro che avevano imprecato contro Dio, violando il comandamento biblico"non nominare il nome di Dio invano", tramite la semplice pronuncia del nome o di un epiteto identificativo di Dio fuori dal contesto religioso di riferimento. Aggiunse poi che questi erano condannati ad ubriacarsi e picchiarsi in eterno. Così mi avvertì di stare alla larga da loro. Nel frattempo si avvicinò un uomo, che mi sembrava di conoscere. “ O bischero vuoi tu una bestemmia sprint? Fidati è una bomba: vai subito su di giri”. Rispose Virgilio:“ No grazie ma non beviamo”. Aveva i capelli biondi e lunghi, gli occhi chiari e il naso aquilino. Era sicuramente lui, Massimiliano Ceccheretti. “Massimiliano! Che piacere! Come va?”. Lui rispose: “Tutto bene! Sto benissimo!” e ridendo ed imprecando mi spiegava il perché si trovasse lì. “Mi dispiace! Sei stato un grande comico e attore. Mi sei sempre piaciuto perché avevi il coraggio di dire le cose in faccia, però hai una colpa non da poco. Quell’imprecazione in diretta a quel programma potevi risparmiartela!”. “Ma per la miseria! Non l’ho fatto a posta sai. Io son un bravo uomo e mi dispiace aver lasciato la mia famiglia così. Ora però non posso far nulla, ma vorrei tanto tornare indietro perché ho capito la gravità della mia colpa e prego Dio tutti i giorni!”. “Ok. Questo è importante. Magari un giorno verrai perdonato! Ora però scusami ma devo andare.” Lo salutai notando il forte odore dell’alcool e mi girai non trovando più il mio Maestro. C’erano solo ubriachi! “Ma guarda tu dove si è cacciato Virgilio” pensai vedendolo poi ad un bancone mentre parlava con delle persone che non conoscevo. “ Caro maestro sei sempre il solito è!? Non ti si può lasciar mai da solo neanche un attimo? E pensare che te dovresti essere la mia guida …”. “Dante mio non sto facendo niente di male sai? Sto solo parlando con degli amici e bevendo un po’ per sciacquare la bocca.” “ Si si certo!”. E uscimmo velocemente, con il mio anziano Maestro che mi guardava timido abbassando la testa come un bambino, mentre io orgoglioso camminavo a testa alta ridendo.

 

In seguito prendemmo l’ascensore per arrivare al secondo piano e dopo una breve camminata ci ritrovammo davanti ad un’altra stanza con l’insegna: “Violenti contro Natura”. Prima di entrare però il mio Duca mi disse di non spaventarmi, né di scandalizzarmi di quello che avrei visto e io curioso, ma allo stesso tempo incredulo, annuii. Bussammo alla porta e ci aprì un grosso uomo con la maschera di Magnioglio. Pensai che probabilmente era un butta fuori. Il mio Maestro gli spiegò che eravamo due viaggiatori, che io ero venuto per la prima volta nella nave e che stavo vedendo un po’ le varie stanze. Così l’omone si scansò facendoci passare. Solo Dio sa dove mi ero cacciato. Un enorme Gay Pride! Beh il Maestro è proprio andato: questa ne è la conferma. Virgilio mi prese per mano e mi disse: “Caro Dante vedi questa gente? Codesti sono i sodomiti, ovvero gli omosessuali, coloro che tendono al comportamento o all'attrazione sentimentale e/o sessualecon individui dello stesso sesso, a livello situazionale o in un'indole duratura. Qui vedrai uomini baciarsi e parlare tranquillamente tra di loro e avranno quasi tutti la maschera di Magnioglio, il Vip di questo Gay Pride”. Io risposi:” Ok caro Maestro, però potresti lasciarmi la mano? Sai non vorrei che qualcuno pensasse male …”. “ Ah Dante sei sempre il solito! Era solo per tranquillizzarti, che pensi? Comunque fai poco lo spiritoso e osserva bene questo girone. Qui gli omosessuali sono condannati a sfilare eternamente, senza mai smettere di camminare.”. Annuii al mio Duca e gli dissi se potevo parlare con qualche dannato e lui mi diede il permesso dicendo però di parlare con cautela e di non impiegare troppo tempo. Così mi diressi subito sul palco dove sfilavano gli uomini e mi avvicinai a colui che cantava. Un uomo giovane sui trent’anni, alto, moro, occhi castani. Senza alcun dubbio era lui: Terenzio Ferri. “Eilà Terenzio! Come va? Sono Dante, uno scrittore, non so se ti ricordi di me … Comunque è un piacere vederti! Sei stato uno tra i miei cantanti preferiti!”. “Ei anima viva, che fai qui?”. “ Sto visitando la nave con il mio Maestro Virgilio quello là”. “ Ah si si lo conosco. Il buon vecchio Virgilio. Uomo saggio ma un po’ troppo ripetitivo.”. “Eh già. Parlami di te però … Come mai sei qui? Mi mancano le tue canzoni, ma non chiedermi di cantarle, perché sono stonato.” “Ahah no non ti preoccupare. Comunque son qui perché ammisi la mia omosessualità e di aver avuto rapporti anche con altri uomini. Per questo fui criticato e cacciato via anche dalla televisione e ora mi ritrovo qui.” “Oh mi dispiace. Beh sappi però che resterai sempre un grande cantante! Scusa non vorrei sembrare sciocco, però … Mi faresti un autografo?” “Ahah si si. Ecco! Al mio caro amico Dante con affetto Terenzio Ferri.” “ Grazie mille! Lo porterò sempre con me e ricorderò a tutti di te quando tornerò sulla Terra. Ora però devo andare, altrimenti il mio Maestro mi lascerà qui. Ciao Terenzio è stato per me un grande piacere!” “ Ok. Ciao Dante, lo è stato anche per me. Porta i miei saluti al buon Virgilio”. “Senz’ altro”. Me ne andai contentissimo di aver parlato con un grande cantante, uno tra i miei favoriti. Come al solito però non trovai il mio Maestro. Dove si sarà cacciato stavolta? Ma guarda te! “ Maestro che fai là?” “Niente ti aspettavo” “ Si in mezzo a tutte quelle persone?” “Beh non c’è niente di male nel parlare con un po’ di amici” “ Ah caro Virgilio credo proprio che i miei dubbi ora siano divenuti certezze, ma non preoccuparti non c’è niente di male. Non lo dirò a nessuno.” “ Ma che dici sciocco! Come ti permetti? Andiamo forza!”. Eheh anche stavolta ho fatto arrabbiare il mio Maestro, ma che ci posso fare è più forte di me! Comunque penso che questa pena sia ingiusta per degli uomini che invece di provare sentimenti per una donna li provano per un altro uomo, perché in fondo non hanno fatto nulla di male a nessuno e tutti dovremmo godere della stessa libertà e quindi se pensano questo, ben venga per loro.

Avvolto da tutti questi pensieri, seguii il Maestro e senza accorgermene avevamo ripreso l’ascensore e ora ci ritrovavamo al terzo piano. Così mi ripresi subito e notai che ora ci aspettava solo visitare l’ultimo sotto girone del settimo cerchio, vale a dire quello dei “Violenti contro Arte”, scritta che, come tutte le altre, apparve all’ingresso di una porta. Anche stavolta Virgilio mi spiegò cosa ci aspettava dicendomi di fare molta attenzione e di non parlare troppo. Aggiunse poi:” Caro Dante ora vedremo gli Usurai, vale a dire gli Strozzini, coloro che forniscono prestiti a tassi d’interesse considerati illegali, socialmente riprovevoli e tali da rendere il loro rimborso molto difficile o impossibile, spingendo perciò il debitore ad accettare condizioni capestro poste dal creditore a proprio vantaggio, come la vendita a un prezzo particolarmente vantaggioso per il compratore di un bene di proprietà del debitore, oppure spingendo il creditore a compiere atti illeciti ai danni del debitore per indurlo a pagare. Di solito le vittime dell'usura sono persone e aziende in difficoltà economiche. Qui troverai personaggi anche di un certo spessore, persone che hanno avuto un certo rilievo, quindi stai attento a quello che fai o che dici. Guarda attentamente ma non mancargli di rispetto, perché i poliziotti, custodi del girone, riservano particolari pene per chi crea scompiglio.” Per la prima volta mi trovai spiazzato di fronte alle parole di Virgilio, ma lo rassicurai comunque, riflettendo sulle sue parole, curioso di vedere cosa spettava a queste anime. Bussammo alla porta e ci aprì subito una grossa guardia armata, che volle i nostri documenti e ci disse di stare molto attenti a quello che facevamo, perché chi non avrebbe rispettato le regole sarebbe stato pesantemente torturato. Al suono di quella parola rabbrividì subito, ma il mio Maestro rassicurò la guardia dicendogli che io ero solo in visita e sotto la sua responsabilità e che il mio viaggio era voluto dalla Provvidenza. Così il custode ci lasciò passare. Varcata quella porta, vidi un qualcosa di incredibile, difficile da descrivere. Posso solo dire che al pensiero impallidisco ancora: una grande aula sferica, poliziotti ovunque che picchiavano le anime che non rispettavano le leggi, litigando tra di loro, facendo confusione o non rispettando i pagamenti. Vi erano urla da ogni parte, gente persa e disperata, che piangeva. Virgilio mi mise una mano sulla spalla per tranquillizzarmi e mi disse che questa era la pena che spettava a questi dannati, secondo la legge del contrappasso per analogia, che paragonava la qualità della “colpa” a quella del “castigo”. Pensai quindi che questi uomini, non avendo rispettato la legge in vita, facendo prestiti illegali e facendo sprofondare nella crisi le famiglie bisognose, ora erano condannate eternamente a rispettare la legge, ricevendo lo stesso trattamento che loro riservavano a chi non pagava entro i termini. Dopo essermi un po’ ripreso, chiesi al mio Maestro di parlare con quei uomini la giù in fondo che erano tutti riuniti e confabulavano tra loro. Con accenno di Virgilio mi diressi da loro e parlai con colui che dava l’idea di essere il capo. Dissero di chiamarsi “Banda della Magnana” e capii subito che erano quella famosa banda di cui tutti parlavano. Salutai il capo e mi sedetti vicino a lui. Alto sui cinquant’anni, capelli bianchi, occhi neri, espressione crucciata e seria, non avevo dubbi era lui, Libano, quello che manipolava la banda, gestendo tutti i pagamenti. Iniziai dicendo:” Ciao Libano, che ci fai qui? Ho saputo che ti avevano arrestato da non molto tempo, ma non immaginavo che avresti fatto questa fine”. “ Eh già a chi lo dici! Purtroppo il denaro mi diede al cervello e persi la ragione. Ho fatto un lavoro sporco e me ne pento. Ho ricattato povera gente bisognosa, che chiedeva solo un prestito e io sono arrivato a comandare di intimidirli o di venderli ad altri usurai. Purtroppo ho commesso anche pene più gravi, come quella di omicidio. La mia pena è eterna. Ho peccato pienamente e me ne pento e ora ricevo la pena giusta data a me da Dio.” “ Beh, Libano vedi il denaro non è tutto nella vita. Per vivere bene basta solo avere la felicità, ma questa non va comprata con il denaro, ma va ricercata. Deve essere trovata all’interno della famiglia, tra le persone che ami, ma l’importante è fare ciò che ritieni utile che possa aiutare te, ma a volte anche un compagno, perché fare del bene non nuoce a nessuno, mentre quello che hai fatto si” “ Hai ragione Dante, ma sai, ho ragionato da egoista. Tutti quei soldi e purtroppo non riesco ancora ad eliminare la mia colpa e a pentirmene completamente, per questo mi trovo qui e non avrò mai modo di arrivare al Purgatorio. Piuttosto dimmi, hanno preso tutta la banda?” “ Non so, comunque ne hanno presi un bel po’. Ora però vado che mi aspetta il mio Maestro”. Me ne andai salutandolo. Camminai cercando Virgilio e fui subito tormentato da quel rumore frastornante. Le urla rimbombavano nel vuoto. Provai una forte nausea, un terribile mal di testa e non so come spiegare caddi a terra svenendo. Mi svegliai il giorno dopo, ritrovandomi in una casa sconosciuta e pensai che forse tutto questo fosse solo un sogno, ma invece sentii il mio Maestro chiamarmi da un’altra stanza. Oddio il viaggio non è ancora finito!

"NB: Questo racconto è un’opera di fantasia. Pertanto, ogni riferimento a persone o a fatti reali è puramente casuale".

 
 
 

I violenti contro se stessi

Post n°186 pubblicato il 10 Aprile 2011 da Andreadellaporta
 

Era l'alba del 9 aprile, correva l'anno 1300. Ero sempre al fianco della mia
fidata guida e mi ero appena lasciato alle spalle il girone dei tiranni, degli
omicidi e dei predoni. Non so bene il motivo ma quella mattina la mia
stanchezza si faceva sentire coma mai prima, avevo una terribile voglia di
fermarmi, coricarmi sotto uno di quegli alberi e chiudere gli occhi.
Improvvisamente quella natura aggrovigliata, scura e maligna che mi avvolgeva
non mi incuteva più il terrore e l'angoscia che avevo provato appena giunto
nell'inferno, mi stavo lentamente abituando a quel senso di perdizione eterna.
Man mano che avanzavamo tra quegli alberi ostili e quelle spine velenose,
incominciai a percepire quelle grida come un rumoroso silenzio. Come se tutto
il dolore dei dannati mi scivolasse addosso, come se non riuscissi più a
provare nessuna compassione per quelle anime in pena. Con la stanchezza che mi
impediva di mantenere la mia solita lucidità, proseguii dietro il mio maestro
tra bisbigli e lamenti che non ebbi la voglia di chiedermi nemmeno da dove
provenissero. All'improvviso una figura, correndo nuda e urlando, ci
tagliò la strada e io in modo scorbutico mi spostai per lasciarla
passare, non curandomi più di tanto di loro. Quella cadde e si abbatté su un cespuglio, il quale gridò di dolore. Dalla pianta, improvvisamente, si levò una voce: "In vita mi chiamavano Vincent Van Gogh, fui un artista, umile uomo e onesto lavoratore. Ebbi numerosi problemi e fui costretto a ricoverarmi, il motivo per cui sono ridotto a tanta miseria è che nel fiorir dei miei
trentasette anni scelsi il suicidio alla vita che la Somma Autorità aveva
deciso per me. Ritenevo di non aver più un valido motivo per vivere e
soprattutto in quegli anni la follia si era impadronita del mio buon senso". Ci
fu qualche secondo in cui rimanemmo in silenzio, ma furono attimi
interminabili, nei quali per giunta la seconda anima non smise un momento di
scrutarmi. Non appena si fu rialzata da terra, l'anima che prima correva si girò con espressione terrorizzata, gridando alla mia guida:" Ti prego aiutatami! Allevia la
mia dannazione eterna, quelle bestie mi inseguono e mi voglion fare a pezzi!"
Il poveretto gridò indicando due cagne che inferocite si avvicinavano con
passo felpato. Fu allora che il mio maestro si parò nel bel mezzo della strada,
allungò la mano tesa e tenne lo sguardo fisso sulle bestie. Quelle d'improvviso
si fermarono e con la coda tra le gambe incominciando a guaire, fuggirono
spaventate. Non mi soffermai a chiedere a Virgilio quale criterio o sorta di
gesto rituale avesse usato, già sapevo che la sua risposta non mi sarebbe stata
del tutto comprensibile, quindi preferii sorvolare sull'accaduto e mi girai
rivolto all'anima: "Chi sei tu, che sei destinato a tale supplizio?" . E
quella rivolta a me: "Dunque tu non sei un anima dannata, nè una beata; tu fai ancora parte del mondo dei vivi!".
Nonostante il suo tono, nei suoi occhi non vidi stupore né meraviglia. Aveva l'aria di un uomo che per quanto sicuro di sé, non aveva avuto affatto vita facile. Allora la mia curiosità un poco si risvegliò e gli chiesi: "Chi fosti tu in vita, oh anima?". E lui a me: "Il mio nome era Michael Joseph Jackson, ai tempi d'oro fui il re del pop, fui cantautore, ballerino, coreografo, attore e sceneggiatore. Nulla per me era più importante della musica, che trascina qualunque uomo l'ascolti. Fui un brav'uomo ma peccai di prodigalità, spendendo sempre più di quanto realmente occorresse". Poi all'improvviso in lontananza si sentì un forte boato e le anime ripresero il loro cammino attraverso quel bosco senza luce, né sentieri. La sensazione di stanchezza che mi aveva accompagnato
sino ad allora si fece più forte, più violenta, insostenibile. Ancora con la mente alle parole dei due dannati mi lasciai cadere a terra; da quel momento di quel girone non vidi più nulla. Non udii più niente, se non quelle parole che riecheggiavano nella mia testa; da lì, da quel momento tutto fu lontano, non ci fu più niente oltre la paura e l'angoscia. Crollai in profondo sonno.

NB: questo è un racconto di fantasia. Ogni riferimento a fatti o persone reali è puramente casuale.

 

 
 
 
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Inviato da: zeppola93
il 22/11/2010 alle 15:57
 
Bravissimo^^il mio scrittore preferito ormai sei tu. mi...
Inviato da: nihal_14
il 15/11/2010 alle 16:43
 
Grazie mille!
Inviato da: nihal_14
il 15/11/2010 alle 16:41
 
 
 

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MUSICA STRANIERA

Metallica - "Nothing else matters"

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Coldplay - "Viva la vida"

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Coldplay - "Violet hill"

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Coldplay - "The Scientist"

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Nirvana - "About a girl"

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Nirvana - "Come as you are"

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Oasis - "Stop crying heart out"

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Oasis - "The shock of the lighting"

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Oasis - "Wonderwall"

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U2 feat Mary J. Blige - "One"

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U2 - "Elevation"

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U2 - "Electrical storm"

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Tokyo hotel - "Monsoon"

 

POESIA LATINA

Catullo, carme V

Viviamo, mia Lesbia, ed amiamo,
e i mugugni dei vecchi moralisti
tutti insieme non stimiamoli un soldo.

I giorni tramontano e tornano;
ma noi, quando cade la breve luce della vita,
dobbiamo dormire un'unica, interminabile notte.

Donami mille baci, poi altri cento
poi altri mille, poi ancora altri cento,
poi di seguito mille, poi di nuovo altri cento.

Quando poi ne avremo dati migliaia,
confonderemo le somme, per non sapere,
e perché nessun malvagio ci invidi,
sapendo che esiste un dono così grande di baci.

*************************************************

Catullo, carme LI

Mi sembra simile ad un dio,
anzi, se è lecito, superiore agli dei,
colui che, seduto a te di fronte, a lungo
ti guarda e ti ascolta,

mentre dolcemente gli sorridi; a me infelice
questo toglie completamente i sensi; perché non appena
ti vedo, o Lesbia, non mi resta più
un filo di voce,

la lingua s'inceppa, sottile per le membra
serpeggia una fiamma, rimbombano le orecchie
per un suono interno, su entrambi gli occhi
cala la notte.

****************************************************

Catullo, Carme LXXXV

Odio e amo. Perché io lo faccia, forse ti chiedi.
Non so, ma sento che accade, e mi tortura.

****************************************************

Orazio, ode I, 11

Non chiederti - che non è lecito - quale fine gli dei daranno a te e quale a me, o Leuconoe, e non interrogare gli oroscopi babilonesi. 

Accetta qualunque cosa verrà come se fosse il meglio! Sia che questo inverno - che ora stanca il mare Tirreno sulle opposte scogliere - sia l'ultimo che Giove ti ha concesso, sia che te ne abbia concessi ancora parecchi. Sii saggia, filtra il vino e ridimensiona speranze eccessive, perché breve è il cammino che ci viene concesso.

Mentre parliamo, il tempo fugge invidioso : cogli l'attimo, fidandoti il meno possibile del domani.

 

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POESIA ITALIANA (I)

CECCO ANGIOLIERI

S'io fosse fuoco, arderei 'l mondo

S'i fosse fuoco, arderei 'l mondo;
s'i fosse vento, lo tempestarei;
s'i fosse acqua, i' l'annegherei;
s'i fosse Dio, mandereil' en profondo;
s'i fosse papa, allor serei giocondo,
ché tutti cristiani imbrigarei;
s'i fosse 'mperator, ben lo farei;
a tutti tagliarei lo capo a tondo.
S'i fosse morte, andarei a mi' padre;
s'i fosse vita, non starei con lui;
similemente faria da mi' madre.
Si fosse Cecco com'i' sono e fui,
torrei le donne giovani e leggiadre:
le zoppe e vecchie lasserei altrui.

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DANTE ALIGHIERI

Tanto gentile e tanto onesta pare

Tanto gentil e tanto onesta pare
la donna mia quand'ella altrui saluta,
ch'ogne lingua deven tremando muta,
e li occhi no l'ardiscon di guardare.

Ella si va, sentendosi laudare,
benignamente d'umilta' vestuta;
e par che sia una cosa venuta
da cielo in terra a miracol mostrare.

Mostrasi si' piacente a chi la mira,
che da' per li occhi una dolcezza al core,
che 'ntender non la puo' chi no la prova;

e par che de la sua labbia si mova
uno spirito soave pien d'amore,
che va dicendo a l'anima: Sospira.

***************************************

FRANCESCO PETRARCA

Erano i capei d'oro a l'aura sparsi

Erano i capei d'oro a l'aura sparsi
che 'n mille dolci nodi gli avolgea,
e 'l vago lume oltra misura ardea
di quei begli occhi ch'or ne son sì scarsi;

e 'l viso di pietosi color farsi,
non so se vero o falso, mi parea:
i' che l'esca amorosa al petto avea,
qual meraviglia se di subito arsi?

Non era l'andar suo cosa mortale
ma d'angelica forma, e le parole
sonavan altro che pur voce umana;

uno spirto celeste, un vivo sole
fu quel ch'i' vidi, e se non fosse or tale,
piaga per allentar d'arco non sana.

******************************************

UGO FOSCOLO

Alla sera

Forse perché della fatal quïete
tu sei l'immago a me sì cara vieni
o Sera! E quando ti corteggian liete
le nubi estive e i zeffiri sereni,

e quando dal nevoso aere inquïete
tenebre e lunghe all'universo meni
sempre scendi invocata, e le secrete
vie del mio cor soavemente tieni.

Vagar mi fai co' miei pensier su l'orme
che vanno al nulla eterno; e intanto fugge
questo reo tempo, e van con lui le torme

delle cure onde meco egli si strugge;
e mentre io guardo la tua pace, dorme
quello spirto guerrier ch'entro mi rugge.

 

 

POESIA ITALIANA (II)

GIACOMO LEOPARDI

L'infinito

Sempre caro mi fu quest'ermo colle,
E questa siepe, che da tanta parte
De l'ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminato
Spazio di là da quella, e sovrumani
Silenzi, e profondissima quiete
Io nel pensier mi fingo, ove per poco
Il cor non si spaura. E come il vento
Odo stormir tra queste piante, io quello
Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
E le morte stagioni, e la presente
E viva, e 'l suon di lei. Così tra questa
Infinità s'annega il pensier mio:
E 'l naufragar m'è dolce in questo mare.

*********************************************

GIOVANNI PASCOLI

Temporale

Un bubbolio lontano...
Rosseggia l'orizzonte,
come affocato, a mare;
nero di pece, a monte,
stracci di nubi chiare,
tra il nero un casolare,
un'ala di gabbiano.

*************************************

GIUSEPPE UNGARETTI

Veglia

Un'intera nottata
buttato vicino
a un compagno
massacrato
con la sua bocca
digrignata
volta al plenilunio
con la congestione
delle sue mani
penetrata
nel mio silenzio
ho scritto
lettere piene d'amore

Non sono mai stato
tanto
attaccato alla vita

Cima Quattro il 23 dicembre 1915

******************************************

UMBERTO SABA

La capra

Ho parlato a una capra. 
Era sola sul prato, era legata. 
Sazia d'erba, bagnata 
dalla pioggia, belava. 
Quell'uguale belato era fraterno 
al mio dolore. Ed io risposi,prima 
per celia, poi perché il dolore è eterno, 
ha una voce e non varia. 
Questa voce sentiva 
gemere in una capra solitaria. 
In una capra dal viso semita 
sentiva querelarsi ogni altro male, 
ogni altra vita.

*****************************************

EUGENIO MONTALE

Spesso il male di vivere ho incontrato

Spesso il male di vivere ho incontrato:
era il rivo strozzato che gorgoglia,
era l’incartocciarsi della foglia
riarsa, era il cavallo stramazzato.

Bene non seppi; fuori del prodigio
che schiude la divina Indifferenza:
era la statua nella sonnolenza
del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato.

 

POESIA ITALIANA (III)

SALVATORE QUASIMODO

Alle fronde dei salici

E come potevamo noi cantare
con il piede straniero sopra il cuore,
fra i morti abbandonati nelle piazze
sull’erba dura di ghiaccio, al lamento
d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero
della madre che andava incontro al figlio
crocifisso sul palo del telegrafo?
Alle fronde dei salici, per voto,
anche le nostre cetre erano appese,
oscillavano lievi al triste vento.

*******************************************

CESARE PAVESE

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi-
questa morte che ci accompagna
dal mattino alla sera, insonne,
sorda, come un vecchio rimorso
o un vizio assurdo. I tuoi occhi
saranno una vana parola,
un grido taciuto, un silenzio.
Così li vedi ogni mattina
quando su te sola ti pieghi
nello specchio. O cara speranza,
quel giorno sapremo anche noi
che sei la vita e sei il nulla

Per tutti la morte ha uno sguardo.
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
Sarà come smettere un vizio,
come vedere nello specchio
riemergere un viso morto,
come ascoltare un labbro chiuso.
Scenderemo nel gorgo muti.

********************************************

MARIO LUZI

Questa felicità

Questa felicità promessa o data
m’è dolore, dolore senza causa
o la causa se esiste è questo brivido
che sommuove il molteplice nell’unico
come il liquido scosso nella sfera
di vetro che interpreta il fachiro.
Eppure dico: salva anche per oggi.
Torno torno le fanno guerra cose
e immagini su cui cala o si leva
o la notte o la neve
uniforme del ricordo.

 **********************************************

 

POESIA ITALIANA IV

ALDA MERINI

I poeti lavorano di notte

Quando il tempo non urge su di loro

Quando tace il rumore della folla

E termina il linciaggio delle ore

 

I poeti lavorano nel buio

Come falchi notturni od usignoli

Dal dolcissimo canto

E temono di offendere Iddio

 

Ma i poeti nel loro silenzio

Fanno ben più rumore

Di una dorata cupola di stelle.

 

 

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