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Creato da: labuonastregadelnord il 31/05/2011
Eccellenze del Nord (note e meno note)

 

 

BRUNO LAUZI

Post n°96 pubblicato il 24 Maggio 2012 da labuonastregadelnord

BRUNO LAUZI

Bruno Lauzi, nato all'Asmara l'8-8-1937 ma cresciuto a Genova, è ritenuto con Umberto Bindi, Gino Paoli e Luigi Tenco uno dei fondatori della cosiddetta "scuola genovese" da cui nacque la canzone moderna italiana ed il cantautorato.



Ha conosciuto e condiviso insieme al suo amico e compagno di banco Luigi Tenco al Ginnasio "Andrea Doria" la passione per i film musicali e per il jazz: con Luigi - siamo all'incirca nel 1953 - faceva parte della stessa "band", la "Jelly Roll Morton Boys Jazz Band ". Nello stesso periodo i due iniziano a scrivere canzoni sotto la guida di Gianfranco Reverberi e di Giorgio Calabrese. Dopo il '56, trasferitosi a Varese, conosce e collabora con Piero Chiara (di cui corregge le bozze dei primi libri) alla nascita del quindicinale politico liberale "L'Altolombardo"; scopre la canzone francese di Brassens, Brel, Aznavour ed inizia il suo percorso (mentre ancora studia Legge alla Statale di Milano) componendo il brano che darà l'impronta a tutta la sua produzione artistica futura: "Il poeta".


Si diploma in inglese alla Scuola Interpreti di Milano che raggiunge quotidianamente viaggiando sul treno che da Varese porta a Milano assieme a studenti ed operai (non prenderà mai la patente...!). Sono gli anni del boom economico e contemporaneamente del fenomeno dell'emigrazione; da questi treni Bruno vede scendere famiglie di emigranti arrivate al Nord col miraggio del lavoro: nasce così "La donna del Sud" mentre vince nel frattempo due concorsi nazionali di traduzione, ma abbandona coraggiosamente a due esami dalla laurea la Facoltà di Legge, decidendo di dare alla sua vita una ormai irrinunciabile svolta artistica. In quel periodo compone "Ritornerai"e con questo brano cominciano ad arrivare i primi riconoscimenti.
A Milano inizia a frequentare e conoscere l'ambiente artistico di quegli anni, dai Gufi ad Enzo Jannacci e a lavorare al mitico "Derby" di Milano, il locale del cabaret degli anni sessanta assieme a Cochi e Renato, Felice Andreasi e Lino Toffolo: il suo successo come autore, cantante ed interprete comincia a diventare sempre più importante; inizia così la sua vera attività artistica che comincia ad impegnarlo in concerti e tournee internazionali fra le quali anche una insieme con Mina.



Alla fine degli anni Sessanta Bruno Lauzi conosce e diventa amico di Lucio Battisti che gli propone di entrare nella sua casa discografica, la "Numero Uno": inizia una proficua collaborazione col duo Battisti-Mogol che Bruno suggellerà portando al successo, come interprete, brani storici quali "E penso a te", "L'aquila" e "Amore caro, amore bello", con il quale raggiunge il primo posto in hit parade: vince vari premi della critica discografica con canzoni cantate da lui o scritte per altri quali "Lo straniero" per George Moustaki, "Quanto t'amo" per Johnny Halliday, "L'appuntamento" per Ornella Vanoni, "Piccolo uomo" per Mia Martini incontrando artisti internazionali come Vinicius De Moraes , Toquinho, Petula Clark, Dionne Warwick,Tony Bennet, Peter Ustinov, Gabriel Garcia Marquez,Serge Reggiani, scrive canzoni per bambini tra le quali"La tartaruga", e"Johnny Bassotto" ed inizia a collaborare praticamente con tutti gli artisti nazionali, tenendo, tra gli altri, a battesimo "sconosciuti" come Edoardo Bennato, Roberto Vecchioni, i Gatti di Vicolo Miracoli.

Collabora con i fratelli La Bionda (per un periodo suoi chitarristi nei concerti dal vivo) ed è il primo tra i colleghi ad ospitare in televisione Baglioni e, forse, l'unico con Mina ad avere Battisti in un suo "speciale"televisivo. Sempre in quel periodo nasce una sincera simpatia personale con il suo avvocato di allora, un certo Paolo Conte, che gli fa ascoltare su un vecchio "mangiacassette"un brano ("Onda su onda") di cui subito Bruno s'innamora portandolo al successo. Sarà poi la volta di brani come "Genova per noi" e "Bartali" tanto che lo stesso Conte ebbe a definirlo "grande ambasciatore della mia musica"... Incide "Angeli" con Lucio Dalla, "Naviganti" con Ivano Fossati, "Maria dei parafulmini" con Ron ed il figlio Maurizio fino ad ospitare Paolo Conte al vibrafono nel proprio disco "Back to jazz". Vince il premio della critica nel 1989 al Festival di Sanremo con il brano "Almeno tu nell'universo" scritto con Maurizio Fabrizio magistralmente interpretato da Mia Martini.



Decide di diventare discografico ed editore di se stesso: fonda una propria casa editrice che chiama significativamente ”Pincopallo” e, sempre con Maurizio Fabrizio, dà alla luce nel 1992 uno degli album più significativi della sua carriera “Il dorso della balena”.
Pubblica due volumi di poesie: "I mari interni" edito da Crocetti Editore nel 1994 e "Riapprodi" edito da Rangoni Editore nel 1996, riuniti più tardi in un unico volume dal titolo "Versi facili", Edizioni Marittime dello stesso Lauzi.
Diceva Bruno di sé: “alla tenera età di 63 anni amo definirmi un cantante, compositore, autore di testi, cabarettista e poeta e gran cercatore di funghi…”
Nel tempo libero trova il tempo di occuparsi inoltre, di politica, giornalismo ed enogastronomia, tanto da arrivare assieme alla moglie Giovanna e su suggerimento del grande Giacomo Bologna a produrre un Barbera denominato “La Celesta” che Veronelli ebbe a definire "grande vino" ottenuto con le uve raccolte dai vigneti della propria cascina, nell’amata Rocchetta Tanaro.



All’inizio degli anni 2000 Bruno Lauzi si ammala, fortunatamente in forma non grave, del morbo di Parkinson, e come confidava lui stesso "comincio a temere che il tempo a mia disposizione possa cominciare a scarseggiare"  La sua vita artistica subisce così un’improvvisa accelerazione e si moltiplicano attività ed iniziative in più direzioni: riprende a pubblicare per la propria etichetta, la Pincopallo, una nuova serie di album che ne testimoniando così la vitalità dirompente del suo estro creativo: ”Una vita in musica”, ”Omaggio alla città di Genova”, “Omaggio al Piemonte”,
“Tra cielo e mare: la Liguria dei poeti”, “Back to Jazz”,
e per altre case discografiche escono “Il manuale del piccolo esploratore ”e “Nostaljazz”. Nel frattempo pubblica il secondo volume di poesie “Esercizi di sguardo” edito da Edizioni Marittime, libro che si impone all’attenzione della cri
tica e di poeti quali Nico Orengo, Giuseppe Conte ed Elena Bono, ma soprattutto commuove il grosso pubblico. Una delle liriche ivi contenute, dedicata allo sfarfallìo della mano colpita dal morbo “ La Mano”, diventa un gadget per la raccolta di fondi a favore della ricerca scientifica sul morbo di Parkinsone pubblica il volume ”Poesie contromano”, un omaggio alla sua calligrafia scomparsa…
Gira il cortometraggio “Ora dicono fosse un poeta” coaudiuvato dall'amico Felice Andreasi, e che ottiene vari riconoscimenti dalla critica, vincendo, tra l'altro, alcuni premi della tra i quali citiamo quello del Festival di Bellaria.
Scrive un musical con Gianfranco Reverberi “Una volta nella vita” che diventerà testo scolastico per le scuole di musical. Rinfrancato dal giudizio positivo di esperti del settore (Garinei stesso si complimenta con Bruno), scrive una nuova co
mmedia musical con Pippo Caruso “Donna Flor”, rinnovando fra i due le sintonie e la stima di sempre.



Diventa testimonial dell’AIP (Associazione Italiana Parkinson) contribuendo con diverse iniziative alla raccolta fondi per la ricerca.
Una nuova terribile malattia mina la salute e la vita di Bruno che nel 2005 che trova l’energia per far scrivere chi curava e tuttora cura questa breve biografia: “Come massimo segno di fortuna e dopo non poche vicissitudini, attraverso i buoni uffici dell’amico Franco Battiato, vede la luce a venti anni dalla prima stesura, il “non-romanzo” “Il caso del pompelmo levigato” che viene pubblicato da Bompiani Editore” e che Bruno amava definire “ piccolo trattato umoristico sul libero arbitrio ed altre arbitrarietà…”
Nell’ultimo anno di vita Bruno Lauzi detta e fa pubblicare il suo libro autobiografico
“Tanto domani mi sveglio” pubblicato da Gammarò Editore, realizza per RAI Trade l’album “Cioccolatino” e per l’Associazione Italiana Parkinson l’album “Ogni bambino è un miracolo in più”.
Il Club Tenco di Sanremo con cui Bruno Lauzi, dopo un tormentato periodo, aveva nel 2001 ripreso un'intensa e affettuosa collaborazione, decide di dedicargli il massimo riconoscimento del Club, il Premio Tenco, in questo caso eccezionalmente dedicato a un cantautore italiano.
Lauzi ne resta sorpreso e onorato ed è ormai consapevole della suo destino. 
Nello stile asciutto che gli è caro commenta: "Ho cominciato con Tenco, finisco con Tenco" suggellando così con disincantata lucidità il suo iter di uomo e di artista.

Saranno la moglie Giovanna ed il figlio Maurizio a ritirare per lui il premio sul palcoscenico di Sanremo l' 11 Novembre 2006: nell’Ottobre del 2006, infatti, Bruno Lauzi si spegne lasciando un’eredità umana ed artistica di rara nobiltà.
A noi, amici e collaboratori, non resta che raccogliere il testimone da lui lasciato e seguire il preciso progetto artistico e culturale da lui tracciato al quale stiamo lavorando.

 


pubblicato da
www.ildorsodellabalena.org


 

 
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FERRERO, LA NUTELLA (1° parte)

Post n°95 pubblicato il 29 Aprile 2012 da labuonastregadelnord

FERRERO

 

1940

La storia comincia ad Alba (CUNEO), nel 1942, dove la Ferrero ha ancora oggi il suo più grande stabilimento. Pietro Ferrero apre un laboratorio in via Rattizzi, in cui inizia a fare esperimenti e a inventare golosità. La moglie Piera gestisce la rinomata pasticceria Biffi di via Maestra.


La scoperta delle nocciole
I tempi sono duri, con la guerra diventano introvabili anche gli ingredienti più semplici. Pietro Ferrero non si scoraggia e ha un’idea geniale: sfruttare una delle ricchezze maggiori del territorio, le nocciole.

La pasta gianduia
È il 1946. dal laboratorio di via Rattizzi esce il primo prodotto Ferrero: la pasta gianduia o giandujot, a base di nocciole, avvolta in carta stagnola che si taglia e si mette sul pane, un prodotto buono che costa poco. La pasta gianduia incontra i favori del pubblico oltre ogni aspettativa.



Nasce la Ferrero
Il laboratorio di via Rattizzi è ormai troppo piccolo la fabbrica viene trasferita nella sede più ampia di via Vivaro. Il 14 maggio 1946, con tanto di atto costitutivo alla camera di commercio, nasce ufficialmente la Ferrero.

Una rete di vendita
Bisogna far conoscere la pasta gianduia anche fuori da Alba e dal Piemonte.
Ci pensa Giovanni Ferrero, fratello minore di Pietro, che organizza una rete di vendita molto efficiente e capillare. L’idea sembra gli sia venuta un giorno a Milano quando, aspettando un grossista, il suo veicolo viene circondato da una folla di persone che vogliono acquistare la pasta gianduia. In poco tempo tutto il carico viene smaltito e Giovanni pensa di organizzare la vendita diretta saltando i grossisti utilizzando mezzi propri marchiati Ferrero.

Un formaggino al gusto di nocciola

L’estro e la fantasia di Pietro mettono a segno un altro successo, il Cremino.
Grande come un formaggino, pesa 21 grammi ed è la versione monodose della pasta gianduia, apprezzata anche per la sua praticità. La fabbrica arriva a produrre 3.000 quintali di prodotti e Alba è meta di molti operai che arrivano qui in cerca di lavoro.

La natura si ribella
Il 4 settembre 1948 un‘alluvione rischia di compromettere il lavoro dei primi anni.
L’azienda resta isolata e i dipendenti non la abbandonano; insieme ai fratelli Ferrero si mettono a spalare la melma cercando di salvare i macchinari. Lavorano per quattro giorni ma ce la fanno e la fabbrica, alla fine del mese, torna attiva come prima.

L’addio a Pietro Ferrero
Qualche mese dopo, il 2 marzo 1949, un altro triste avvenimento: a 51 anni muore per infarto Pietro Ferrero, il geniale fondatore dell’azienda. Il testimone passa al fratello Giovanni che saprà raccogliere un’eredità così importante.

1950

Intanto, in azienda entra un nuovo componente della famiglia Ferrero: è Michele, figlio di Pietro, che con le sue straordinarie capacità e una visione da vero imprenditore porterà l‘azienda a quella dimensione di multinazionale che conosciamo oggi.

Il nuovo decennio porta il nome Ferrero in ogni regione d’Italia, grazie alla flotta di 200 furgoncini, che diventeranno oltre un migliaio qualche anno dopo. I dipendenti, invece, sono ormai quasi mille e la produzione arriva a 3.800 quintali l’anno. Ad Alba l’innovazione non si ferma, Supercrema l’antenata della Nutella, ottiene un grande successo.

Il nuovo marchio (1954)
La faccia sorridente di Gianduja, il personaggio che ha dato il nome al primo prodotto, non è più adatta a rappresentare una gamma di specialità che si sta ampliando e cede il posto a un nuovo marchio: una scritta Ferrero in corsivo minuscolo sotto una piccola corona stilizzata, a ricordare Alba, la “città delle cento torri”. Il nuovo logo compare sui furgoni, sui battelli e su ogni mezzo che circoli in Italia affermando ovunque il nome dell’azienda dolciaria.

L’iniziativa avvenuta all’estero

Ad Alba si guarda lontano, all’Europa, alla Germania. A Stadtallendorf, nell’Assia, a 150km da Francoforte, nascono la Ferrero GmbH e il primo stabilimento estero, che per molto tempo resterà l’unico esempio di una realtà dolciaria veramente internazionale. All’inizio i dipendenti sono cinque, ma sei mesi dopo sono già 60, fra italiani e tedeschi.
Si incomincia col lavorare un solo prodotto, la cremala, che viene presentato con successo sul mercato tedesco e a cui segue la messa in produzione del MON CHERI. Il successo di quest’ultimo è esorbitante.

La nuova generazione entra in azienda

Nel 1957 muore Giovanni Ferrero; il controllo passa al nipote Michele. Nato nel 1925, non ha ancora vent’anni quando inizia a lavorare in azienda. La creatività, la voglia di esplorare nuove vie e di sperimentare continuamente sono le caratteristiche che lo accompagneranno durante tutta la sua carriera. L’innovazione non si manifesta soltanto nell’ideazione di nuovi prodotti , ma anche nell’utilizzo di forme promozionali assolutamente originali per quei tempi.

1960

Ferrero continua la sua espansione nel vecchio continente. La Francia diventa la seconda sede fuori dai confini italiani.
Seguono Belgio, Olanda, Lussemburgo, Danimarca, Svezia, Svizzera e Gran Bretagna, dove Ferrero afferma la propria presenza.

Sempre più grandi in Italia.

Nei piani dell’azienda non c’è soltanto l’estero.
Lo sviluppo continua anche in Italia. Nel 1960, nei pressi di Milano, a Pozzuolo Martesana, viene aperto un altro stabilimento con 150 dipendenti (presto arriveranno a 700). In seguito viene inaugurato un altro impianto nel sud Italia, ad Avellino, adibito alla lavorazione delle nocciole.

La tv diventa un modo adeguato per comunicare grazie ai primi, pionieristici, spot pubblicitari comunemente chiamati le réclame.
Raccontano storie divertenti e creano dei personaggi diventati “cult” come Jo Condor e il Gigante Buono.

Ferrero al Giro d’Italia (1967)

“Per addolcire gli arrivi di tappa dopo aver addolcito i palati di mezzo mondo”. È questo l’intento di Ferrero, presente alla 50ª edizione del Giro d’Italia, una manifestazione ciclistica molto seguita.

Oltre al premio per il vincitore - che sarà Felice Gimondi - di 2.700.000 lire, l’azienda mette in palio a ogni tappa 100.000 lire (50 euro) per chi si aggiudica l’arrivo e per chi conquista la maglia rosa.

È l’ora del caffè (1968)
Perché pensare solo ai ragazzi? Anche gli adulti hanno bisogno di essere coccolati e di concedersi ogni tanto una “dolce pausa” e lo fanno con “Pocket Coffee”: una pralina di grande successo ancora oggi.
L’idea è un guscio di cioccolato pieno di caffè: un modo pratico per gustare la tanto amata bevanda anche lontani dal bar.

Tic Tac, un confetto worldwide (1969)

Non solo cioccolato e nocciole. Alla fine degli anni Sessanta, Ferrero decide di diversificare la sua produzione e crea un confettino alla menta che diventerà presto un successo mondiale.
Vi contribuisce anche la confezione: una mini-scatola dispenser, che rappresenta un piccola rivoluzione nel mondo del packaging.


Un centro direzionale in Italia.

Gli uffici direzionali della Ferrero trovano nel 1964 collocazione definitiva sulle colline intorno al capoluogo piemontese, Pino Torinese.
Qui viene realizzata una struttura con ampie vetrate, circondata dal verde, da cui si gode un panorama splendido.

Nasce nutella.
La mente creativa di Michele Ferrero non si ferma, da tempo sta pensando e sperimentando un prodotto adatto alle nuove esigenze dei consumatori che vivono più agiatamente e che sia commerciabile in ogni mercato.
Nasce così nel 1964 la Nutella, conosciuta in tutto il mondo, diventata un fenomeno studiato persino dai sociologi, inimitabile ancora oggi.



La rivoluzione Kinder.

Mamme più attente all’alimentazione dei figli, ragazzi sempre più esigenti. A trovare il giusto equilibrio fra questi due bisogni ancora una volta nel 1968 è un’idea di Michele Ferrero: si chiama “Kinder Cioccolato”, è una barretta di cioccolato ripiena al latte e proprio “più latte meno cacao” diventa lo slogan per una grande famiglia di prodotti raggruppati sotto questo marchio.



Da Alba alla “Grande Mela”.
Dopo la conquista dell’Europa, Ferrero si decide ad attraversare l’Oceano e arriva negli Stati Uniti nel 1969 aprendo un ufficio a New York.

1970

Di pari passo con la nascita di nuovi prodotti e la crescita dei mercati, Ferrero opera una modernizzazione delle sue linee produttive, a cominciare dallo stabilimento di Alba. Continua lo sviluppo all’estero; dopo le sedi europee in Austria e in Irlanda, dove ha sede anche uno stabilimento, vengono aperte società Ferrero a Portorico e in Ecuador. Espansione anche in Asia con Hong Kong e Giappone, e in Australia, dove si apre una nuova fabbrica.

Il piacere del tè freddo (1972)
Da sempre, Ferrero dimostra un grande interesse non soltanto al “che cosa” ideando prodotti sempre innovativi, ma anche al “come” accompagnando le sue creazioni a un packaging che privilegia la praticità: dalla Pasta Gianduja monodose, alla scatoletta di Tic Tac che si apre e chiude con un solo dito, al bicchierino di tè freddo. Il 1972 è, infatti, l’anno di nascita di “Estathé”, bevanda realizzata con vero infuso di tè, lanciato in una confezione in plastica monodose con tanto di cannuccia, alla quale si sono affiancati nel tempo nuovi gusti e nuovi formati.

La Kinder Division
Il pubblico risponde con entusiasmo ai nuovi prodotti con “più latte meno cacao” e ciò induce Michele Ferrero a creare una linea di specialità accomunate da questa caratteristica con un preciso obiettivo: soddisfare i desideri dei giovanissimi presentando una gamma di prodotti sani e genuini, che possano coprire i principali momenti della giornata e dell’anno. Nasce così la “Kinder Division”, che darà origine a una serie di prodotti-impresa destinati a lasciare il segno.

1980

A oltre trent’anni dalla sua nascita, Ferrero è un’azienda leader, e non solo in Italia. In Europa NUTELLA primeggia tra le creme da spalmare, Kinder negli alimenti per ragazzi, MON CHERI nelle praline al liquore e TIC TAC è il confetto più venduto nel mondo. Il segreto forse sta nel claim utilizzato in quegli anni: ”idee nuove, cose buone”.

L’oro di Ferrero Rocher (1982)
Un’anima costituita da una nocciola intera, immersa in un ripieno morbido e cremoso contenuto in una sottile cialda di wafer croccante e il tutto avvolto da uno strato di cioccolato coperto da scaglie di nocciola, confezionato in un’elegante carta goffrata dorata. Tutto questo è Ferrero Rocher, il trionfo del frutto-simbolo dell’azienda, un esempio di prodotto sofisticato alla portata di tutti. È un altro successo mondiale, grazie anche a una serie di spot televisivi con personaggi particolarmente graditi al pubblico, che sono rimasti nella storia della pubblicità, come “l’ambasciatore” in Gran Bretagna e il maggiordomo “Ambrogio” in Italia.
Con Rocher, lo stabilimento di Alba è al centro di un’ennesima evoluzione tecnologica con macchinari all’avanguardia adottati per far fronte alla produzione del nuovo prodotto.



 

La fondazione Ferrero
www.fondazioneferrero.it
Un legame con il passato e con il futuro, un punto di riferimento per chi ha lavorato e lavora in azienda, questo deve essere, secondo i desideri di Michele Ferrero la Fondazione Ferrero. Istituita nel 1983, diventa nel 1991 ente morale ed è presieduta dalla moglie Maria Franca. La sede è ad Alba, vicino allo stabilimento. “lavorare, creare, donare” sono i principi guida delle attività della Fondazione indirizzate in tre campi: cultura, sociale, impegno verso i giovani.

Due nuovi stabilimenti nel sud Italia

Nel 1985 iniziano i lavori per costruire, nel Sud Italia, due nuovi stabilimenti. Il primo a Balvano, in Basilicata dove, dopo soli due anni, entra in servizio la prima linea di produzione, alla quale fa seguito, nel 1994, la seconda. Il secondo impianto, realizzato anche per dare lavoro alle popolazioni colpite dal terremoto, viene costruito a Sant’Angelo dei Lombardi (Avellino); è dedicato inizialmente alla produzione di Nutella e Duplo, cui seguono Tronki e Kinder Bueno.

prosegue

 
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FERRERO, NUTELLA (2° parte)

Post n°94 pubblicato il 29 Aprile 2012 da labuonastregadelnord

FERRERO, LA NUTELLA (2°parte)

1990

Un gruppo sempre in espansione
Sono gli anni in cui vengono inaugurate le sedi commerciali in Ungheria, Russia, Repubblica Ceca e Polonia. Sono anche gli anni in cui vengono aperte le sedi in Messico, Argentina e Brasile.

Kinder e i mondiali di calcio
Per rilanciare i prodotti Kinder in Italia, in un momento in cui la concorrenza si fa sentire, ci vuole un’iniziativa forte che sappia valorizzare il marchio. La soluzione arriva con “Italia 90”, il campionato mondiale di calcio; la promozione si chiama “vinci campione” e utilizza come testimonial i calciatori più famosi delle varie nazionali: Gullit, Vialli, Mattheus, Ruben Sosa. Si vincono premi ambiti, dal pallone firmato alla tuta, alle magliette. Un grande successo che si rinnova quattro anni dopo con l’edizione dei Mondiali 1994.

Arrivano le merende “fresche” (1990)
Ancora una volta la creatività di Michele Ferrero mette a segno nuovi successi pensando di realizzare qualcosa di “fresco” da dare ai ragazzi. Nella sua mente, questa parola ha molti significati. Vuol dire una sensazione gradevole al palato soprattutto quando fa caldo, significa qualcosa di genuino e naturale, si estrinseca in un prodotto senza conservanti né additivi chimici da tenere in frigo. Nasce così “Kinder fetta al latte”, seguita poi da Kinder Pinguì (1992) e Kinder Paradiso (1994), rivolte anche a un pubblico più adulto

Una pralina per l’estate (1990)
Lanciata in Germania come pralina adatta alle stagioni più calde, perché non a base di cioccolato, molto presto “Raffaello” si afferma anche su altri mercati e il suo sapore insolito - dovuto alla presenza del cocco - è talmente apprezzato dai consumatori, che presto il prodotto si impone per tutto l’anno al pari delle altre specialità come Mon Chéri, Pocket Coffee e Ferrero Rocher.

A novembre, l’alluvione

Sono i primi di novembre 1994, piove da qualche giorno ma la situazione non sembra critica. All’improvviso i fiumi che costeggiano Alba escono dal loro letto provocando una terribile alluvione, che farà anche parecchie vittime in Piemonte. L’azienda subisce ingenti danni, la produzione è costretta a fermarsi ma, come gia avvenne nel 1948, i dipendenti-anche quelli che hanno le case in parte distrutte –decidono di lavorare accanto ai manager e alla famiglia Ferrero per riportare in sole due settimane la “loro” fabbrica in attività. La ripresa ha del miracoloso e l’azienda riesce a rispettare gli impegni presi con i clienti per fine anno.

I primi 50 anni
Sono trascorsi 50 anni da quando Pietro Ferrero inventa il Giandujot; dal laboratorio di via Ruttazzi si è passati a sedi e stabilimenti in tutto il mondo; il fatturato è di circa 7.500 miliardi di lire e dipendenti oltre 14mila. Il mercato è sempre più agguerrito, ma Ferrero ha le risorse per poter competere. E soprattutto una sola grande passione, rimasta immutata da mezzo secolo: creare dei prodotti squisiti e di alta qualità per nutrire in modo sano e per rendere un po’ più dolce la vita di tutti.

La terza generazione

Nel 1997 una nuova generazione fa il suo ingresso in azienda: sono Pietro e Giovanni, figli di Michele. Dopo anni di buon lavoro all’interno del Gruppo, diventano Chief Executive Officers con la responsabilità congiunta della conduzione dell’azienda.

2000

Buon compleanno Nutella
Nel 2004 con una serie di manifestazioni e addirittura un libro dedicato al suo mito, in Italia si festeggiano i 40 anni di NUTELLA, creata nel 1964. L’hanno citata cantanti e registi, le hanno dedicato saggi di sociologia e , all’estero i festeggiamenti continuano anche l’anno dopo.

Trent’anni di Kinder Sorpresa
Sempre nel 2004 si festeggiano i tre decenni dell’ovetto-sorpresa, Ferrero organizza una mostra itinerante che viene inaugurata in Italia, a Roma, e poi trasferita ad Alba e all’estero. Sotto gli occhi di migliaia di visitatori, le collezioni dei giochi e dei personaggi racchiusi nel guscio di cioccolato, creati in esclusiva per Kinder Sorpresa, ancora oggi oggetto di collezione.

Gli 80 anni di Michele Ferrero

Il 26 aprile 2005 Michele Ferrero compie 80 anni. In questa occasione, la città di Alba gli conferisce una medaglia d’oro e il presidente della repubblica lo nomina Cavaliere di Gran Croce, la massima onorificenza dello Stato italiano, che si aggiunge a quella di Cavaliere del Lavoro ottenuta nel 1971.

La vocazione internazionale

Con l’arrivo del terzo millennio si rafforza la crescita e la vocazione internazionale della Ferrero.
A fine esercizio è entrato in funzione il nuovo importante stabilimento canadese, costruito in soli due anni. Ferrero ha infatti avviato a Brantford, nell’Ontario, un polo produttivo da 85mila metri quadrati dedicato alla produzione di ROCHER,NUTELLA e TIC TAC in grado di far crescere la sua presenza sul mercato Nafta (Canada, Usa, Messico). Lavorano alla qualità e alla freschezza dei prodotti 250 dipendenti permanenti.

Gran Soleil (2006)
Il dessert ideale in ogni momento dell’anno. Gran Soleil rappresenta una vera innovazione, un dessert venduto allo stato liquido in comode vaschette ermetiche monodose che si trovano nei normali reparti di alimentari e non nei banchi freezer. Acquistato a temperatura ambiente e conservato in dispensa, il prodotto è sempre pronto all’uso: basta infatti agitare la vaschetta in modo che tutti gli ingredienti si mescolino perfettamente e riporla in freezer per poter gustare qualche ora dopo la sua freschezza.

Ferrero Garden (2007)

Deliziose praline nei gusti mandorla, pistacchio e nocciola. Oltre al gusto, a distinguere ciascuna pralina è il colore del prezioso incarto che si ispira al frutto. Il cuore della pralina, una morbida crema diversa a seconda del gusto, è racchiuso in una croccante cialda di wafer a sua volta ricoperta da uno strato di granella e delicatamente glassato in superficie. Ad arricchire ancora di più il gusto e la fragranza del prodotto, un’anima di frutto avvolta dalla dolce crema, che dona all’intera pralina un’essenza particolare e un sapore inconfondibile.

Rondnoir (2008)

La specialità caratterizzata dall’incredibile mix d’ingredienti che rivelano l’interpretazione Ferrero del fondente. Questa nuova e raffinata pralina è composta da un wafer ricoperto da una croccante granella con puro cioccolato fondente, ha un ripieno cremoso al cacao e al centro una vera e propria perla al dark chocolate.

Un'ottima reputazione (08-05-2009)
La Ferrero è la società al mondo che gode della migliore reputazione e affidabilità.

Con un indice di 85,17 su 100, Ferrero si aggiudica il primo posto nello studio del Reputation Institute di New York, che ogni anno valuta le aziende dalla migliore reputazione presso il pubblico a livello mondiale.
È uno straordinario risultato che premia l'impegno quotidiano dell'azienda che garantisce ai consumatori prodotti della più alta bontà, freschezza e qualità.
Un successo che rende orgoglioso il Gruppo, che quest'anno è salito dal quarto posto al gradino più alto del podio.


 

 
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MASERATI

Post n°93 pubblicato il 19 Aprile 2012 da labuonastregadelnord

MASERATI

Il 1° dicembre 1914 nasce a Bologna la Società anonima Officine Alfieri Maserati e da quel momento ad oggi la Maserati ha sempre rappresentato una parte importante della storia e della cultura dell’automobile sportiva.

Nel corso di quasi un secolo di vita si sono succeduti periodi ricchi di successi sulla pista e sulla strada e momenti di difficoltà che hanno contribuito a forgiare il carattere e la personalità dell’azienda. In questa sezione potrete ripercorrere tutte le fasi salienti dell’evoluzione del marchio Maserati. Dal record mondiale di velocità stabilito da Borzacchini nel 1929 a 246,029 Km orari, al campionato del mondo vinto da Fangio con la 250F nel 1957, fino ad arrivare al lancio della nuova GranTurismo da 405 cavalli avvenuto a Ginevra nel marzo 2007.

La storia della Maserati non è rappresentata solo dai traguardi sportivi e dal lancio di grandi vetture da strada, è anche il percorso di una grande azienda che può essere compreso solo conoscendone lo sviluppo industriale.

Il trasferimento da Bologna a Modena, presso l’attuale stabilimento di Viale Ciro Menotti, avvenuto nel 1940, e l’acquisizione da parte della Ferrari S.p.A., portata completamente a termine nel 1997, sono solo due esempi di passaggi cruciali che hanno determinato evoluzioni importanti nelle strategie di sviluppo e nel lancio di nuove vetture.

Il percorso storico della Maserati è quello di un marchio che, nato in una dimensione locale, è diventato una grande realtà industriale internazionale presente in 43 Paesi nel mondo. In questa sezione avrete modo di rivivere questa storia appassionante, i protagonisti, le imprese e le vetture che ne hanno reso famoso il blasone.

I fratelli Maserati

I sette fratelli Maserati nascono a Voghera da Rodolfo, macchinista ferroviere, e Carolina Losi: Carlo, il primogenito, nasce nel 1881, Bindo nel 1883 e Alfieri nel 1885.

Pochi mesi dopo la morte di quest'ultimo, i genitori decidono di dare il suo nome al figlio successivo, nato nel 1887; nel 1890 viene alla luce Mario, nel 1894 Ettore e, nel 1898, Ernesto. Tutti i Maserati si occuperanno di meccanica, progettazione e realizzazione di automobili, ad eccezione di Mario, pittore, che è ritenuto - seppur non con certezza - l'ideatore del marchio della Casa, il Tridente, ispirato alla statua del Nettuno dell'omonima piazza di Bologna.

Il primo ad occuparsi di motori è Carlo che, lavorando in una fabbrica di biciclette di Affori, vicino Milano, progetta un motore monocilindrico per velocipedi che viene, poi, prodotto dal Marchese Carcano di Anzano del Parco, nella sua fabbrica di motociclette.

Carlo Maserati corre anche in sella alle biciclette Carcano, equipaggiate col motore da lui disegnato, vincendo alcune corse e stabilendo, nel 1900, il record dei 50 km/h.

Nel 1901 Carlo si trasferisce alla Fiat, in seguito alla chiusura della Carcano, e poi, nel 1903, alla Isotta Fraschini, dove è collaboratore tecnico e collaudatore; alla Isotta fa assumere, a soli sedici anni, il fratello Alfieri. Carlo ha una brillante ma breve carriera perché muore a soli 29 anni, dopo aver lavorato e corso per la Bianchi, essere diventato direttore generale della Junior ed aver avviato, con il fratello Ettore, un'attività in proprio per la produzione di trasformatori di impianti elettrici per auto da bassa ad alta tensione.

Alfieri si segnala subito come l'erede spirituale di Carlo da cui ha preso il carattere estroverso e le doti di tecnico e pilota. Nel 1908, l'Isotta gli affida una vettura che Alfieri porta al traguardo in quattordicesima posizione nonostante la rottura del carburatore al Gran Premio delle Vetturette di Dieppe.

Nel frattempo anche Bindo ed Ettore iniziano a lavorare alla Isotta Fraschini dove Alfieri diviene prima tecnico e poi pilota. Assieme al fratello Ettore, diventa addirittura rappresentante della ditta in Argentina, USA e Inghilterra, prima di essere chiamato nel 1912 a dirigere, per l'azienda, il servizio di assistenza clienti a Bologna.

Le molteplici esperienze maturate negli anni precedenti generano la convinzione in Alfieri di essere pronto ad esplorare la possibilità di diventare un imprenditore finalmente libero di sfruttare a pieno le sue doti e la sua creatività. Nel 1914 Alfieri prese in affitto un locale in via de' Pepoli nel centro storico di Bologna, che diventa la prima sede della Società Anonima Officine Alfieri Maserati.

La prima Maserati, dal 1914 al 1937

Dopo la guerra, la società viene trasferita da Via de' Pepoli in una nuova sede, alla periferia di Bologna. L'attività principale dei fratelli Maserati, pur rimanendo focalizzata sull'elaborazione delle Isotta Fraschini, inizia ad allargarsi anche su altri tipi di vetture. Alfieri inizia la sua carriera di pilota e si dimostra subito valido, vincendo la Susa-Moncenisio, il Circuito del Mugello e la Aosta-Gran San Bernardo. Vista la sua competenza sia di tecnico che di pilota, la Diatto gli offre di progettare le sue vetture e anche di correre con esse; nel 1924, dopo aver dominato il GP di San Sebastiano, nonostante fosse stato costretto al ritiro, viene squalificato per cinque anni (pena condonata dopo qualche mese) per aver sostituito il due litri della sua vettura con un motore di tre litri.

Lontano dalle corse, Alfieri si dedica completamente al lavoro in officina e, dopo aver chiuso la collaborazione con la Diatto, nel 1926 fa nascere la prima vettura interamente Maserati, la Tipo 26, sulla quale appare per la prima volta il Tridente; la Tipo 26 vince all'esordio, nella propria classe, la Targa Florio, con alla guida proprio Alfieri Maserati.

Nel 1927, con la Tipo 26B, dopo aver ottenuto il terzo posto alla Targa Florio, Alfieri ha un grave incidente alla Coppa Messina; nonostante la forzata assenza del suo fondatore dalle corse, la Maserati vince il campionato italiano Marche.

Nel 1929 viene realizzata la V4, con motore 16 cilindri, che debutta nel Gp d'Italia e che stabilisce a Cremona, con Bonacin Borzacchini, il record mondiale di velocità sui 10 km per la classe C: 246,069 km/h.
Il record della V4 contribuisce notevolmente a far crescere l'immagine della Casa e garantisce un cospicuo afflusso di capitali che permettono di espandere l'azienda e l'attività.

Nel 1930, sempre con la V4 e con Borzacchini, arriva anche la prima vittoria assoluta in un Gran Premio, al GP di Tripoli. Nel 1931 vengono progettate la 4CTR e la 8C 2500 a trazione anteriore, ultima vettura concepita da Alfieri Maserati, il quale morirà il 3 marzo 1932. Ai suoi funerali, svoltisi a Bologna, parteciperà un'enorme folla nella quale si mescoleranno, nel dimostrare affetto ad un grande uomo, gli operai dell'officina, i più famosi piloti e tanta gente comune.

La morte di Alfieri non scoraggia i fratelli Maserati: Bindo, lasciata la Isotta Fraschini, torna a Bologna per continuare, con Ernesto ed Ettore, la grande impresa iniziata da Alfieri.

L'attività agonistica della Maserati continua intensissima e continua a mietere successi; viene, inoltre, realizzato un motore ad otto cilindri di tre litri.

Nel 1933 arriva Tazio Nuvolari, che darà anche un decisivo contributo tecnico, specialmente nel perfezionamento del telaio e nell'adeguamento di questo alle caratteristiche del nuovo motore; Nuvolari trionfa nel GP del Belgio, in quello del Montenero e in quello di Nizza; inizia, poi, il periodo delle conpetizioni contro Mercedes-Benz e Auto Union, che renderanno la vita difficile alle Maserati nelle corse più prestigiose. I successi tuttavia continuano ad arrivare copiosi nelle gare minori e questo spinge i Maserati ad orientare verso questo settore la produzione dell'azienda.

Nel 1936 i fratelli trovano un mecenate in Gino Rovere, il quale investe molto nell'azienda e fa diventare Nino Farina, il suo "protetto", presidente della società. In questo periodo viene prodotta la 6CM che garantisce alla Maserati una grande competitività nel settore vetturette.

Gli anni d’oro, dal 1937 al 1967

Nel 1937 i fratelli Maserati, pur senza trovarsi in difficoltà finanziarie, cedono le azioni dell'azienda ad una famiglia bolognese, gli Orsi. La sede viene trasferita da Bologna a Modena in Viale Ciro Menotti, dove ancora oggi vengono prodotte le vetture che circolano sulle strade di tutti i giorni. In questi anni Ernesto ha già progettato i motori 4CL e 8CL che equipaggeranno le omonime vetture alla fine degli anni '30.

I fratelli Maserati rimangono comunque a Bologna come responsabili tecnici fino al 1948 e riprendono a lavorare con nuovo vigore per riportare la Casa al vertice delle corse, vista la forte concorrenza Mercedes. nel 1939 arriva un'importantissima vittoria alla 500 Miglia di Indianapolis, il 30 maggio, con Wilbur Shaw sulla 8CTF, il quale si ripeterà anche l'anno successivo.

Durante la II Guerra Mondiale la Maserati si adatta alla produzione di macchine utensili, componenti elettrici, candele di accensione e veicoli elettrici. Nel dopoguerra l'attività riprende con la produzione di una nuova vettura GT, la A6 1500 e la A6GCS debutta con Alberto Ascari vincendo il circuito di Modena.

Sono questi gli anni delle competizioni contro le "Alfette", le Ferrari e le Talbot. Dopo altre vittorie, gli anni '50 iniziano in salita per la Maserati, con le Alfa Romeo e le Ferrari molto competitive nelle gare. Nel 1953 viene assunto come responsabile tecnico l'ingegnere Gioacchino Colombo che modifica la A6GCM e, nella stagione 1953, la squadra - nel frattempo potenziata - torna ad ottenere importanti vittorie, con piloti del calibro di Fangio, Gonzalez, Marimon, Bonetto, de Graffenried; al GP d'Italia di quell'anno Fangio vince davanti ad Ascari e Farina su Ferrari al termine di una battaglia incredibile che si concluse solamente all'ultima curva.

L'ingegner Colombo getta anche le basi per il progetto della Maserati 250F, il quale verrà poi sviluppato da Alfieri. Il 1954 vede l'esordio della 250F, vettura con cui Fangio vincerà all'esordio della stagione il GP di Argentina.

Nel 1955 e nel 1956 la Maserati ottiene ancora importanti vittorie; nel 1957 Fangio torna alla Maserati e con la 250F si laurea per la quinta volta campione del mondo, regalando alla Casa del Tridente il primo titolo mondiale di Formula 1.

Nello stesso anno la Maserati annuncia, tuttavia, il ritiro ufficiale dalle competizioni; in realtà non si tratta mai di un vero e proprio ritiro, perché il reparto corse continuerà a costruire vetture da corsa, come la "Birdcage" ed altri prototipi per team privati. Anche l'addio alla Formula 1 non è definitivo, tanto che i propulsori modenesi tornano ad equipaggiare monoposto di altre Case, come la Cooper, per cui verrà realizzato nel 1965 un motore 12 cilindri, tripla accensione, 3 valvole.

La produzione del 3500 GT, vettura presentata nel 1958, rappresenta un momento importante, l'inizio di una nuova era per il Tridente, che poterà anche ad un ampliamento degli stabilimenti: la produzione e il mercato divengono gli obiettivi principali e il mondo delle corse resta soltanto marginale.

Nel 1962 viene presentata la Sebring e nel 1963 la Quattroporte, la prima berlina Maserati con un motore otto cilindri a V di 90° di 4136 cc di cilindrata.

Fra alti e bassi, dal 1968 ad oggi


Nel 1968, quando la Citroen rileva il pacchetto azionario della famiglia Orsi, si preannuncia una grande rivoluzione per la Casa modenese, la cui presidenza onoraria rimane comunque al commendatore Adolfo Orsi.

Al Salone di Ginevra del 1971 viene presentata la prima Maserati a motore centrale costruita in serie, la Bora, carrozzata da Giugiaro; occasionalmente, inoltre, la Maserati fornisce motori per auto da corsa e proprio nel 1971 la Citroen SM con motore Maserati vince il Rally del Marocco.

Vengono lanciate la Merak e la Khamsin e la produzione Maserati regala continue soddisfazioni; nel 1973, però, la "Guerra del Kippur" scatena la crisi petrolifera, provocando all'azienda crescenti difficoltà, anche se inizialmente non insormontabili, tanto che vengono presentati il prototipo della Quattroporte II, carrozzata da Bertone, e la Merak SS.

La situazione, tuttavia, precipita e il 23 maggio la Citroen annuncia che la Maserati è posta in liquidazione (la Casa francese, infatti, aveva stipulato un accordo con la Peugeot e aveva perso interesse per l'azienda modenese).

La pressione dell'Associazione Industriali e dell'amministrazione comunale e provinciale riesce, però, a far intervenire il Governo e la Maserati evita la chiusura grazie all'amministrazione della GEPI (ente statale per il finanziamento delle imprese in difficoltà, a sostegno dell'occupazione): l'8 agosto 1975 viene firmato l'accordo con cui la Benelli acquisisce gran parte del pacchetto azionario della società e Alejandro De Tomaso, argentino, ex pilota (anche Maserati) diviene amministratore del Tridente.

De Tomaso riesce, anche se con difficoltà, a far riprendere l'azienda e, già nel 1976, lancia un nuovo modello, il Kyalami e poco dopo presenta, al Salone di Torino, la Quattroporte III, disegnata da Giugiaro.
Grazie a questi nuovi prodotti, già a fine anno la produzione fa registrare un notevole aumento.

Gli anni Ottanta si caratterizzano per la produzione di un nuovo tipo di vettura a costi contenuti e ad alte prestazioni, la Biturbo, che uscirà in oltre trenta versioni diverse, sia coupé che spider.

Il 1993 è l'anno che segna il grande cambiamento per la Maserati: è allora che avviene l'acquisizione dell'intero pacchetto azionario dell'azienda modenese da parte del Gruppo Fiat Auto. Già l'anno successivo viene presentata la prima novità sotto l'egida della Casa torinese, la Quattroporte disegnata da Marcello Gandini, vettura che raccoglie l'eredità di grande raffinatezza, lusso e sportività di questo modello.

Il 1° luglio 1997 la Ferrari acquista il 50% della Maserati dalla Fiat (il rimanente 50% verrà acquisito ad inizio del 1999): per la Casa del Tridente è l'inizio di una nuova era. Viene costruita una linea di montaggio altamente innovativa, studiata su misura per gli operai che ci lavorano. Lungo la linea prende forma una nuova vettura, la 3200 GT che è presentata al pubblico al Salone di Parigi nel 1998.

Disegnata da Giugiaro, la 3200 GT è affiancata nello stesso anno dalla Quattroporte Evoluzione e la produzione sale in poco tempo ad oltre 2000 vetture all'anno.
La completa riorganizzazione della rete commerciale e l'ampliamento dello stabilimento, con la costruzione del nuovo centro direzionale, danno un ulteriore forte impulso al rinnovamento nel 2000. L'anno successivo vede la nascita della nuova Spyder, esposta per la prima volta al Salone di Francoforte, con l'annuncio del prossimo ritorno della Maserati sul mercato nordamericano.

La decisione del Gruppo trova conferma nel gennaio del 2002, con la presentazione al Salone di Detroit della Coupé che, come la Spyder, introduce una serie di importanti innovazioni, dall'inedito motore V8 di 4,2 litri e 390 CV, alle sospensioni, al telaio e al cambio tipo F1.

Accanto al ritorno nei mercati più importanti con modelli di alta classe e raffinatezza, la Maserati è rientrata con successo nel mondo delle competizioni grazie alla MC12 (nei campionati FIA GT e ALMS), alla Trofeo (dando vita a due monomarca, in Europa e Brasile) ed alla Trofeo Light (distintasi nel GT Italiano e nella Grand-Am).

Nel settembre del 2003, al Salone di Francoforte, viene presentata la vettura che sarà al centro della inarrestabile crescita di Maserati negli anni a venire: l'ammiraglia Quattroporte. La nuova berlina del Tridente riscuote da subito un grandissimo successo non solo per quanto riguarda le vendite, in costante aumento nel corso degli anni, ma anche per la lunga lista di premi e riconoscimenti che le verranno assegnati da clienti, lettori e giornalisti di tutto il mondo.

Il 2005 si rivela un anno record per la Maserati, suggellato dalla consegna di ben 5.659 vetture in tutto il mondo, con una crescita del 22,8% rispetto al già fortunato 2004. Questo costante incremento rappresenta la naturale conferma delle attività avviate nell'ormai lontano 1998, quando le unità consegnate furono solo 518.

Grandi soddisfazioni arrivano infine dal reparto corse della Casa di Modena, con le fantastiche vittorie nel Campionato Mondiale FIA GT da parte della MC12, che hanno permesso a Maserati di conquistare la Coppa Costruttori e al team Vitaphone quello per le squadre. Indimenticabile, in tal senso, la doppietta delle vetture modenesi alla 24 Ore di Spa.

Titolo e vittorie anche per la Trofeo Light, vettura che ha dominato nella Classe GT3 del Campionato Italiano GT. Una grande vitalità confermata anche dai successi del monomarca della Casa del Tridente, giunto alla sua quarta edizione in Europa ed alla terza in Brasile.

Nel 2005, la proprietà della Maserati è passata dalla Ferrari alla Fiat al fine di sviluppare importanti sinergie industriali e commerciali con Alfa Romeo. La collaborazione, sia tecnica sia commerciale, all'interno del gruppo ha garantito a Maserati il necessario slancio per riposizionarsi da leader nel suo segmento e per ampliare la sua presenza sui mercati internazionali, anche grazie a vetture come la GranSport e la GranSport Spyder, oppure la MC Victory, sviluppata per celebrare i successi nel FIA GT. Tuttavia è soprattutto con la GranTurismo, nel 2007, che la Casa modenese trova la sua consacrazione e suggella un momento storico per l'azienda: il bilancio, infatti, torna ad essere in attivo.

La GranTurismo è una vettura fruibile tutti i giorni, con un handling eccellente, grande sportività, e coinvolgente nella guida. Allo stesso tempo è un'auto con una cura del comfort, dei materiali, dei dettagli; con una grande spaziosità interna e un'abitabilità per quattro persone adulte, superiore alla media del segmento. La stampa internazionale ne ha immediatamente decretato il successo, riservando giudizi lusinghieri e moltissime copertine alla vettura.

Nel mondo delle competizioni il Tridente continua a mietere successi, tanto da conquistare tutti e quattro i titoli in palio nella classe GT1 del Campionato Internazionale FIA GT 2007, facendo propria quella Coppa Costruttori che già aveva messo in bacheca nel 2005, e segnando un percorso di continuità dopo i trionfi tra le squadre ed i piloti nel 2006.
Successi che non si esauriscono, ma continuano anche negli anni successivi tanto che sono ben dodici i titoli Maserati nel FIA GT dal 2005 ad oggi: 2 Coppe Costruttori (2005 e 2007), 4 Campionati Piloti (Bartels-Bertolini nel 2006, Thomas Biagi nel 2007, Bartels-Bertolini nel 2008 e 2009); 5 Campionati a Squadre (dal 2005 senza interruzioni, sempre con il Vitaphone Racing Team); 1 Citation Cup nel 2007 con il gentleman driver Ben Aucott, JMB Racing, oltre a tre successi assoluti nella 24 Ore di Spa (2005, 2006, 2008).
Sui mercati mondiali, le Maserati continuano a riscuotere successi commerciali e di critica: la Quattroporte, dopo il lancio delle versioni spinte dal propulsore 4,7 litri equipaggiate con il cambio automatico, raccoglie oltre 56 riconoscimenti internazionali dalle testate più prestigiose; la GranTurismo, la cui gamma è stata recentemente ampliata grazie all’introduzione della MC Stradale, viene riconosciuta come una delle auto più belle della sua generazione, ed ha avuto il pregio di essere l'auto che ha riscritto le regole nel segmento delle sportive veloci e confortevoli, in grado di trasportare quattro adulti senza costrizioni; infine la GranCabrio, la prima cabriolet della storia Maserati, è già stata acclamata dalla stampa internazionale come una delle più belle auto al mondo ed ha registrato in ciascuno degli oltre 60 mercati nei quali è commercializzata risultati di vendita pari o addirittura superiori alle attese.

 
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CODICE PURPUREO

Post n°92 pubblicato il 12 Aprile 2012 da labuonastregadelnord

Brescia, 9 febbraio 2009

Un tesoro della storia, un codice longobardo collocabile tra il VI e VII secolo. Si tratta del «Codice Purpureo», noto anche come «Codice della regina Ansa».
Custodito dal 1794 presso la Biblioteca Queriniana di Brescia, il manoscritto è stato mostrato ieri ai responsabili istituzionali e tecnico-scientifici provenienti da diverse parti d’Italia, in corsa insieme ai colleghi bresciani per la candidatura italiana «a rete» «Italia Langobardorum - Centri di potere e di culto (568-774 d.C.)».
...

Il «Codice Purpureo» mostrato ieri è l’unico manoscritto longobardo presente a Brescia, e uno dei rari presenti in tutto il mondo.

La sua caratteristica principale è il colore, rosso intenso, da cui il nome. È formato da circa 400 pagine in pergamena di agnello, sottile e delicata, che necessita di particolari accorgimenti per la corretta conservazione.
Arrivato a Brescia in epoca longobarda, contiene i quattro vangeli di Matteo, Giovanni, Luca e Marco. Il testo vero e proprio è preceduto e corredato al piede della pagina dai canoni delle Concordanze di Eusebio di Cesarea. I fogli riportano il testo in onciale scritto in mica d’argento e oro.

Intorno a questo pezzo di storia esiste una leggenda, secondo la quale il manoscritto sarebbe stato commissionato dal re longobardo Desiderio per regalarlo alla regina Ansa. 
In questi giorni dedicati ai longobardi, si terrà un convegno aperto alla cittadinanza, per mostrare le caratteristiche di questi siti che si sono proposti per diventare patrimonio Unesco.

 
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