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Creato da: labuonastregadelnord il 31/05/2011
Eccellenze del Nord (note e meno note)

 

 

SARA SIMENONI

Post n°104 pubblicato il 05 Agosto 2012 da labuonastregadelnord

SARA SIMEONI

(Rivoli Veronese, 19 aprile 1953)
è stata un atleta italiana specializzata nel salto in alto.

Campionessa olimpica e medaglia d'oro alle XXII Olimpiadi di Mosca nel 1980, è stata primatista del mondo con la misura di 2,01 metri stabilita due volte nel 1978, anno in cui vinse il campionato europeo. È dunque la prima donna ad aver superato la barriera dei 2 metri nel salto in alto. Ha vinto inoltre due medaglie d'oro alle Universiadi, altrettante ai Giochi del Mediterraneo e quattro titoli di campionessa europea indoor. Quattordici volte campionessa italiana, ha detenuto il primato italiano per 36 anni dal 12 agosto 1971 all'8 giugno 2007 quando le fu strappato da Antonietta Di Martino.

Carriera

Nata a Rivoli Veronese in provincia di Verona, cominciò ben presto a frequentare le pedane di atletica adottando il neonato stile Fosbury. Fu seguita dapprima dal tecnico Bragagnolo, quindi da Erminio Azzaro, anche lui saltatore in alto, che diventerà suo allenatore e marito.

Divenuta primatista italiana assoluta quando era ancora nella categoria juniores, aveva tra le sue armi migliori tecnica e determinazione. Nelle manifestazioni più importanti, sia indoor sia all'aperto, ha avuto una progressione di risultati che l'hanno portata a valicare il fatidico muro dei 2 metri in una lotta agonistica spesso contrapposta alle rivali tedesche Rosemarie Ackermann ed Ulrike Meyfarth.

Nel suo curriculum vanta una medaglia d'oro ai Giochi olimpici di Mosca 1980 ed anche due medaglie d'argento ai giochi olimpici (Montreal 1976 e Los Angeles 1984), un oro e due bronzi agli europei, quattro ori agli europei al coperto, due vittorie alle Universiadi e ai Giochi del Mediterraneo e 24 titoli italiani; ha indossato la maglia azzurra per 72 volte.

È stata alfiera azzurra durante la cerimonia d'apertura delle olimpiadi di Los Angeles, e il 26 febbraio 2006 è stata portatrice della bandiera olimpica nel corso della Cerimonia di chiusura della XX Olimpiade invernale di Torino.

ProgressioneSalto in alto

Stagione Risultato Luogo Data Rank. Mond.
19842,00 mBandiera degli Stati Uniti Los Angeles10-8-1984
19831,84 mBandiera della Finlandia Helsinki7-8-1983
19801,97 mBandiera dell'URSS Mosca16-7-1980
19782,01 mBandiera dell'Italia Brescia4-8-1978
19761,91 mBandiera del Canada Montreal28-7-1976
19721,85 mBandiera della Germania Monaco di Baviera4-9-1972

Palmarès

Anno Manifestazione Sede Evento Risultato Prestazione Note
1971EuropeiBandiera della Finlandia HelsinkiSalto in alto1,78 mRecord personale
1972OlimpiadiBandiera della Germania Monaco di BavieraSalto in alto1,85 mRecord personale
1973Europei indoorBandiera dei Paesi Bassi RotterdamSalto in alto1,82 m
UniversiadiBandiera dell'URSS MoscaSalto in altoBronzo Bronzo1,81 m
1974EuropeiBandiera dell'Italia RomaSalto in altoBronzo Bronzo1,89 mRecord personale
Europei indoorBandiera della Svezia GöteborgSalto in alto11ª1,75 m
1975Europei indoorBandiera della Polonia KatowiceSalto in alto1,80 m
Giochi del MediterraneoBandiera dell'Algeria AlgeriSalto in altoOro Oro

UniversiadiBandiera dell'Italia RomaSalto in altoArgento Argento1,88 m
1976OlimpiadiBandiera del Canada MontrealSalto in altoArgento Argento1,91 mRecord personale
1977Europei indoorBandiera della Spagna San SebastianSalto in altoOro Oro1,92 mRecord dei Campionati
UniversiadiBandiera della Bulgaria SofiaSalto in altoOro Oro1,92 m
1978EuropeiBandiera della Rep. Ceca PragaSalto in altoOro Oro2,01 mSport records icon RM.svg
EuropeiBandiera dell'Italia MilanoSalto in altoOro Oro1,94 mRecord dei Campionati
1979Giochi del MediterraneoBandiera della Jugoslavia SpalatoSalto in altoOro Oro

UniversiadiBandiera della Bulgaria SofiaSalto in altoOro Oro1,92 m
1980OlimpiadiBandiera dell'URSS MoscaSalto in altoOro Oro1,97 mSport records icon RO.svg
Europei indoorBandiera della Germania SindelfingenSalto in altoOro Oro1,95 mRecord dei Campionati
1981Europei indoorBandiera della Francia GrenobleSalto in altoOro Oro1,97 mRecord dei Campionati Record nazionale
UniversiadiBandiera della Romania BucarestSalto in altoOro Oro1,96 m
1982EuropeiBandiera della Grecia AteneSalto in altoBronzo Bronzo1,97 m
1983MondialiBandiera della Finlandia HelsinkiSalto in altoelim. qualif.1,84 m
1984OlimpiadiBandiera degli Stati Uniti Los AngelesSalto in altoArgento Argento2,00 m
1986EuropeiBandiera della Germania StoccardaSalto in altoelim. qualif.1,86 m

Campionati nazionali

Campionati italiani assoluti
  • Oro Oro: 15 volte (dal 1970 al 1981, 1983 e 1985 nel salto in alto e 1972 nel pentathlon)
Campionati italiani assoluti indoor
  • Oro Oro: 10 volte (1970, 1971, 1973, 1974, 1975, 1977, 1978, 1980, 1981 e 1986)

Manifestazioni internazionali

1977

  • Argento Argento alla Coppa del mondo di atletica leggera, salto in alto

1979

  • Argento Argento alla Coppa del mondo di atletica leggera, salto in alto
  • Argento Argento alla Coppa europa di atletica leggera, salto in alto

1985

  • alla Coppa europa di atletica leggera, salto in alto

Le immagini del record

Il filmato contenente le immagini a colori del record del mondo (2,01 m) ottenuto il 4 agosto 1978 al Meeting di Brescia, è stato diffuso solo trent'anni dopo grazie al reperimento del materiale girato quel giorno da un'emittente locale; la RAI, infatti, non era presente al Meeting fra le nazionali di Italia e Polonia. Prima del ritrovamento del video, esistevano testimonianze solamente fotografiche dell'evento e principalmente in bianco e nero.

Onorificenze

Commendatore Ordine al Merito della Repubblica Italiana - nastrino per uniforme ordinariaCommendatore Ordine al Merito della Repubblica Italiana

— Roma, 11 settembre 1980. Di iniziativa del Presidente della Repubblica Italiana
Grande Ufficiale Ordine al Merito della Repubblica Italiana - nastrino per uniforme ordinariaGrande Ufficiale Ordine al Merito della Repubblica Italiana

— Roma, 23 dicembre 1986. Di iniziativa del Presidente della Repubblica Italiana

Riconoscimenti

  • Sportiva mondiale dell'anno della Gazzetta dello Sport nel 1978
  • Sportiva italiana dell'anno della Gazzetta dello Sport nel 1978,1980,1981 e 1984

 

http://it.wikipedia.org/wiki/Sara_Simeoni



 
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SUPERGA, LE SCARPE CON LA SUOLA DI GOMMA

Post n°103 pubblicato il 22 Luglio 2012 da labuonastregadelnord

SUPERGA, LE SCARPE CON LA SUOLA DI GOMMA

Superga è un marchio registrato che nasce a Torino il 3 ottobre 1911, quando la società Anonima per Azioni Walter Martiny inizia a produrre calzature con suola in gomma marchiate "Superga".

Nel 1929 inizia la produzione di calzature in tela con fondo in gomma vulcanizzata. Nel 1934 Superga annovera decine di modelli di calzature destinate alle pratiche sportive (tennis, pallacanestro, yachting, ginnastica).

Dopo la seconda guerra mondiale, Superga riprende la produzione e si concentra principalmente nella fabbricazione di calzature. Nel 1951 la fusione con Pirelli SpA, socio di maggioranza, fa aumentare la produzione in maniera vertiginosa: tra il 1952 e il 1975 le paia di scarpe prodotte passano da 2 a 12 milioni.

Dal 1975, risentendo della nuova crisi che colpisce il mercato italiano, Superga si specializza nella fabbricazione di articoli sportivi e nel 1981 debutta ufficialmente nel campo dell'abbigliamento sportivo.


Nel 1993 Superga si stacca da Pirelli SpA e confluisce nel gruppo So.PA.F. Per Superga sono anni difficili.

Dal febbraio 2004 la Basic Net possiede la licenza mondiale per produrre e distribuire i prodotti Superga e dal 2007 è proprietaria del marchio. La sede storica di Torino, i negozi monomarca e gli stabilimenti vengono chiusi.

Nel 2011 BasicNet sigla un importante accordo con Steve Madden, celebre stilista di scarpe statunitense (il cui gruppo è quotato all'American Stock Exchange) che diventa distributore esclusivo per il mercato statunitense, canadese e messicano del marchio Superga.


Nel 2012 ritorna nei negozi.

 
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Niccolò Tartaglia

Post n°102 pubblicato il 19 Giugno 2012 da labuonastregadelnord

Niccolò Tartaglia

Triangoli ed equazioni

Niccolò Fontana conosciuto come Tartaglia, nacque nella città di Brescia nell'anno 1499 circa, in una famiglia poverissima, figlio di un umile postino. Stava per essere ucciso da ragazzo, quando nel 1512 i francesi conquistarono Brescia uccidendo gran parte degli abitanti. In mezzo a questo grande massacro, il ragazzo di dodici anni ricevette orrende ferite facciali, che tagliarono la sua mascella e il palato, facendolo lottare con la morte. Le affettuose cure della madre assicurarono che il giovane sopravvivesse, ma nel corso della vita Niccolò portò sempre la barba per nascondere le sue ferite e poté solo parlare con difficoltà: da questi fatti e dalle conseguenze gli venne affibbiato il soprannome Tartaglia, che significa proprio balbuziente.

Niccolò Tartaglia fu autodidatta in matematica, avendo una straordinaria abilità, fu capace di guadagnarsi da vivere insegnando a Verona e a Venezia. Come un umile insegnante di matematica a Venezia, gradualmente acquistò reputazione come un promettente matematico partecipando con successo a un gran numero di dibattiti. La prima persona conosciuta per aver risolto le equazioni cubiche algebriche fu il bolognese Scipione del Ferro ma questi non disse a nessuno della sua impresa. Sul punto di morire infatti, del Ferro trasmise il segreto al suo (alquanto povero) studente Fior. Fior cominciò a vantarsi del fatto che egli sapeva risolvere le equazioni cubiche e fu organizzata una sfida tra lui e Tartaglia nel 1535.

A entrambi furono sottoposte trenta domande da completare. Fior era altamente fiducioso del fatto che la sua abilità nel risolvere le cubiche sarebbe stata sufficiente a sconfiggere Tartaglia ma poiché non furono usati i numeri negativi non comparve un tipo solo di equazioni cubiche ma diverse e Fior aveva imparato da del Ferro a risolverne solo un tipo. Tartaglia si sottopose a una molteplicità di differenti domande, denunciando Fior come un mediocre matematico, anziché il migliore. Fior, d'altro canto, offrì a Tartaglia trenta opportunità per risolvere la cosa e il problema cubico credendo di essere l'unico capace di risolvere questo tipo di problemi. Tuttavia, nelle prime ore del 13 febbraio 1535, a Tartaglia venne l'ispirazione e scoprì il metodo per risolvere la cosa e i problemi cubici, rapidamente risolse tutti i trenta problemi di Fior in meno di due ore. Poiché quest'ultimo aveva fatto pochi progressi con le domande di Tartaglia, fu ovvio per tutti chi fosse il vincitore.

Fu a questo punto che Cardan (Girolamo Cardano) entrò nella storia. Durante una pubblica conferenza di matematici alla Fondazione Piatti a Milano, egli si era accorto della cosa e dei problemi cubici, ma, fino alla disputa, egli aveva appreso dalle parole di Pacioli (Fra' Luca Bartolomeo de Pacioli) e aveva supposto come Pacioli stesso esponeva nella Summa pubblicata nel 1494, che le soluzioni erano impossibili. Cardan fu grandemente interessato quando apprese della disputa e immediatamente cominciò a lavorare per cercare di scoprire il metodo di Tartaglia per se stesso, ma senza successo. Alcuni anni più tardi, nel 1539 egli contatto Tartaglia, attraverso un intermediario, richiedendo che il metodo venisse incluso in un libro che egli stava per pubblicare quell'anno. Tartaglia rifiutò questa opportunità, esponendo le sue intenzioni di pubblicare la formula in un suo libro che aveva intenzione di scrivere più in là nel tempo. Poi Cardan, accettando questo, chiese di vedere il metodo, promettendo di mantenerlo segreto. Tartaglia rifiutò comunque.

L'esasperato Cardan scrisse direttamente a Tartaglia, dimostrando la sua amarezza, sfidandolo a un dibattito ma, allo stesso tempo, accennando che stava discutendo dell'intelligenza di Tartaglia con il governatore dell'esercito imperiale a Milano, Alfonso d'Avalos, il marchese del Vasto, uno dei potenti garanti di Cardan. Al ricevimento di questa lettera, Tartaglia radicalmente corresse la sua posizione, capendo che la conoscenza con l'influente governatore Milanese si sarebbe rivelata veramente proficua e avrebbe potuto fornire una via d'uscita dal modesto lavoro di insegnante, allora accettò, un proficuo lavoro alla corte Milanese. Rispose a Cardan in termini amichevoli, cercando di farsi introdurre al Signor Marchese. Cardan fu entusiasta del avvicinamento di Tartaglia, e, lo invitò a casa sua, assicurandogli che avrebbe organizzato un incontro con d'Avalos.

Così, nel 1539, Tartaglia lasciò Venezia per spostarsi a Milano. Per la costernazione di Tartaglia, il governatore era temporaneamente assente da Milano ma Cardan si occupò di tutti i bisogni del suo ospite e presto la conversazione cadde sulla cosa e il problema cubico. Tartaglia, dopo molte persuasioni, acconsentì a dire il suo metodo a Cardan, se egli avesse promesso di non rivelare mai il segreto e inoltre di non scriverlo mai così che alla sua morte, nessuno avrebbe potuto scoprire il segreto dai suoi scritti. Cardan prontamente fu d'accordo, e Tartaglia rivelò la sua formula in un poema, per aiutare a proteggere il segreto, se il foglio fosse caduto nelle mani sbagliate. Ansioso ora di lasciare la casa di Cardan, egli ottenne dal suo ospitante, una lettera di introduzione per il Marchese e lasciò che lo trovasse. Invece meditò e tornò a Venezia, pensando se la sua decisione di rinunciare alla sua formula fosse stato un errore.

Nel tempo in cui egli raggiunse Venezia, fu sicuro di aver commesso un errore a fidarsi di Cardan e cominciò a sentirsi molto arrabbiato di essere stato persuaso a rivelare la sua formula segreta. Cardan pubblicò due libri di matematica quell'anno e, non appena ricevette le copie, Tartaglia si accertò di essere sicuro che la sua formula non fosse inclusa. Tuttavia egli provò una lieve felicità a scoprire che la sua formula non era inclusa nel testo, quando Cardan gli scrisse in modo amichevole egli rifiutò la sua offerta di continuare l'amicizia e crudelmente schernì i suoi libri per la mera banalità.

Basandosi sulla formula di Tartaglia, Cardan e Ludovico Ferrari, il suo assistente, fecero ragguardevoli progressi trovando conferma di tutti i casi della cubica e, persino risolvendo l'equazione quartica. Tartaglia non si mosse a pubblicare la sua formula, a dispetto del fatto che, da adesso, si sarebbe conosciuto un simile metodo. Probabilmente egli desiderava tenere la sua formula di scorta per un eventuale dibattito.

Cardan e Ferrari viaggiarono fino a Bologna e appresero da della Nave che del Ferro e non Tartaglia fu il primo a risolvere l'equazione cubica. Cardan capì che sebbene avesse giurato di non rivelare il metodo di Tartaglia certamente niente gli avrebbe impedito di pubblicare la formula di del Ferro. Nel 1545 Cardan pubblico "Artis magnae sive de regulis algebraicis liber unus" o "Ars magna" come questa è più comunemente conosciuta che conteneva le soluzioni per le cubiche e le equazioni quartiche e tutto il lavoro addizionale che egli aveva completato dalla formula di Tartaglia. Del Ferro e Tartaglia furono pienamente avvalorati per le loro scoperte, poiché Ferrari, e tutta la storia erano scritti nel testo.

Tartaglia divenne furioso quando scoprì che Cardan aveva ignorato il suo giuramento e il suo intenso disprezzo per Cardan si trasformò in un patologico odio. L'anno seguente Tartaglia pubblicò un libro, Nuovi problemi e Invenzioni che esponeva chiaramente la sua posizione nella storia e la sua convinzione che Cardan avesse agito in cattiva fede. Per gran parte, egli aggiunse alcuni maliziosi insulti rivolti contro Cardan.

"Ars Magna" affermò chiaramente Cardan come il più autorevole matematico del mondo e non fu tanto danneggiato dai velenosi attacchi di Tartaglia. Ferrari, tuttavia, scrisse a Tartaglia, rimproverando la sua crudeltà e lo sfidò a un pubblico dibattito. Tartaglia fu estremamente riluttante a discutere con Ferrari, ancora un matematico poco conosciuto, contro colui che anche una vittoria sarebbe stata un piccolo importante profitto. Un dibattito con Cardan, d'altro canto riscontrava una grande attrazione per Tartaglia. Non solo egli lo odiava ma Cardan era la figura più importante nel mondo matematico, medico, letterario, e anche presentare un dibattito con lui avrebbe accresciuto la posizione di Tartaglia. Nonostante la magnificenza della sua scoperta della soluzione della cosa e del problema cubico, Tartaglia era ancora un relativamente povero insegnante di Venezia.

Così Tartaglia rispose a Ferrari, cercando di portare Cardan nel dibattito. Cardan, comunque, non aveva intenzione di discutere con Tartaglia. Ferrari e Tartaglia si scrissero infruttuosamente per circa un anno, trattando i più offensivi personali insulti ma realizzando poco nella strada per risolvere la disputa. Improvvisamente nel 1548, Tartaglia ricevette un'impressionante offerta di lettorato nella sua città natale, Brescia. Per provare chiaramente le sue credenziali per il posto, a Tartaglia fu chiesto di spostarsi a Milano e prendere parte alla disputa con Ferrari.

Il 10 agosto 1548 la disputa ebbe luogo nella chiesa nel giardino dei Frati Zoccolanti. Niccolò Tartaglia aveva fatto una vasta esperienza simili dibattiti e si aspettava di vincere. Tuttavia, alla fine del primo giorno, era chiaro che le cose non stavano andando a favore di Tartaglia. Ferrari capì chiaramente la cubica e le equazioni quartiche perfettamente e Tartaglia decise che avrebbe lasciato Milano quella notte e così lasciare il contesto irrisolto. Con la partenza infamante di Tartaglia, la vittoria fu lasciata a Ferrari.

Tartaglia soffrì per il risultato della disputa. Dopo aver dato le sue lezioni per un anno a Brescia, fu informato che il suo stipendio stava per non essere pagato. Anche dopo numerose cause, Tartaglia non ottenne alcun pagamento e ritornò, seriamente senza una lira, al suo precedente impiego a Venezia, nutrendo uno smisurato risentimento per Cardan. La sconfitta a Milano sembrerebbe apparire come la causa del mancato pagamento di Tartaglia.

Tartaglia è adesso ricordato per il fatto che la formula per risolvere la cubica viene chiamata formula di Cardan-Tartaglia. Tuttavia, Tartaglia diede un contributo alla matematica anche in altri campi. Abbastanza presto nella sua carriera, prima che fosse coinvolto nelle discussioni sull'equazione cubica, egli scrisse "Nova Scientia" (1537) sull'applicazione delle matematica per il fuoco d'artiglieria. Nel lavoro egli descrisse nuovi metodi balistici e strumenti, includendo il primo tavolo da fuoco.

Tartaglia scrisse inoltre un popolare testo aritmetico e fu il primo italiano a tradurre e pubblicare gli "Elementi di Euclide" nel 1543. Nel 1546 pubblicò "Quesiti et Inventioni diverse de Nicolo Tartalea" attribuito al suddetto. Egli stampò anche le edizioni latine dei lavori di Archimede.

Morì a Venezia il giorno 13 dicembre 1557.

http://biografieonline.it/biografia.htm?BioID=2343&biografia=Niccol%F2+Tartaglia

 
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LIVIO BERRUTI, Una curva, un rettilineo, una storia

Post n°101 pubblicato il 08 Giugno 2012 da labuonastregadelnord

Livio Berruti

Una curva, un rettilineo, una storia

Campione italiano di atletica leggera, Livio Berruti nasce a Torino il 19 maggio 1939. Il suo nome è inciso in modo indelebile nella storia dello sport nazionale dal 1960, quando vinse alle XVII Olimpiadi di Roma la gara dei 200 metri. Quella vittoria fu simbolica anche perchè Berruti spezzò il dominio statunitense in quella specialità e fu il primo atleta italiano a gareggiare e vincere una finale olimpica.

La famiglia apppartiene alla buona borghesia piemontese; Livio inizia a praticare sport al Liceo Cavour di Torino. Presto attratto dall'atletica leggera, la disciplina che più lo appassiona è il salto in alto.
Inizia anche a frequentare il centro sportivo della Lancia nella speranza di poter praticare il
tennis. Poi a diciassette anni sfida per gioco il campione della scuola nei 100 metri piani: lo batte.
Scoperto il proprio talento nella velocità, si dedica a questa specialità. Alla fine dell'anno scolastico sarà uno dei migliori velocisti dell'Italia intera. Quell'esplosività nelle caviglie covata con il salto in alto sarà una qualità che si renderà preziosa nelle partenze.

Ha solo diciotto anni quando nel 1957, a quasi 20 anni di distanza, eguaglia il record italiano dei 100 metri (10"4) stabilito nel 1938 da Orazio Mariani.
Il padre Michele quando viene a sapere che facevano provare i 200 metri al figlio, invia una lettera allo staff della Nazionale, diffidandoli dal proseguire, preoccupato per il gracile fisico di Livio. Non gli daranno retta.
Nel 1958 abbassa il record di un decimo: il tempo di 10"3 vale a Berruti il primato mondiale juniores.



Passa un anno ed eguaglia, prima, e migliora, poi, il record italiano dei 200 metri: a Malmoe in Svezia, porta il tempo a 20"8.
All'Arena di Milano, su una pista di 500 metri (quindi con curva più breve), corre in 20"7. A Duisburg supera nei 100 metri il fortissimo Hary; nei 200 batte il francese Abduol Seye, detentore del miglior tempo europeo.

Alla fine del mese di maggio 1960 corre a Verona in 10"2 i 100 metri, stabilendo un nuovo primato italiano; poi però viene sconfitto a Londra sulla stessa distanza da Radford. A Varsavia conferma il 20"7 nei 200.
Si avvicinano le
Olimpiadi: Aristide Facchini, tecnico della squadra delle Fiamme Oro e suo allenatore, convince Berruti a puntare solo sulla gara dei 200 metri, senza correre i 100.

Arrivano finalmente i Giochi Olimpici di Roma: i principali antagonisti sono i tre statunitensi Norton, Johnson e Carney, oltre ai due europei Radford e Seye. Berruti gioca "in casa" e, forte dell'incitamento del pubblico, realizza i migliori tempi sia in batteria, sia nei quarti di finale. Il grande favorito sembra essere comunque Seye, il quale domina la prima semifinale; nella seconda semifinale Berruti deve lottare anche mentalmente con il fatto di trovarsi ai blocchi con a fianco tre detentori del primato del mondo: Norton, Johnson e Radford. Corre una curva perfetta e quando entra nel rettilineo, una colomba si leva in volo proprio dalla corsia dell'italiano. Berruti, che è solito farsi notare indossando occhiali scuri e calzini bianchi, domina la corsa e, pur non spingendo sino in fondo sul suo acceleratore, conclude eguagliando il vigente record mondiale di 20"5.
Sono passate solo poche ore dalla semifinale: sono le ore 6 nel pomeriggio di sabato 3 settembre quando parte la finale. Berruti, 180 cm per 66 kg, sembra divorare la curva: all'ingresso del rettilineo è in testa. Seye e Carney stanno rimontando, ma è Livio Berruti che taglia il traguardo del filo di lana per primo. Fa segnare nuovamente il tempo di 20"5.
Prima di questo giorno nessuno sprinter azzurro è mai riuscito a entrare in una finale dei
Giochi Olimpici. Bisognerà attendere Pietro Mennea nel 1980 per eguagliarlo.

A coronamento della sua Olimpiade, Berruti parteciperà (con Sardi, Ottolina e Colani) alla staffetta 4x100: la squadra manca per un centesimo la medaglia di bronzo, ma stabilisce con 40"0 il nuovo primato italiano.

Per la sua storica prestazione riceve una "500" dalla Fiat, 800.000 Lire dal CONI per la medaglia d'oro e 400.000 Lire per il record mondiale.

La carriera agonistica di Berruti attraversa poi fasi alterne. Si presenta nella sua forma migliore alla vigilia dei Giochi Olimpici di Tokyo 1964: corre la semifinale in 20"78 arrivando quinto nei 200 metri, primo bianco e primo europeo. Con la squadra di staffetta 4x100 arriva settimo e abbassa il record nazionale a 39"3.

Il 1968 è il suo ultimo anno ad alto livello. Corre i 200 m in 20"7 a Trieste e partecipa alle Olimpiadi di Città del Messico: ancora una volta con la staffetta 4x100 arriva settimo e ottiene un nuovo primato italiano (39"2). I problemi ai tendini si fanno più acuti e decide di ritirarsi.

A 45 anni di distanza in occasione delle Olimpiadi invernali di Torino 2006, Berruti è uno degli ultimi tedofori che apre la manifestazione.

Un suo motto è: «Lo sport è cultura, spero che continui a esserlo.»

http://biografieonline.it/biografia.htm?BioID=1489&biografia=Livio+Berruti

 
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Carlo Cattaneo, Pragmatismo e lungimiranza

Post n°100 pubblicato il 08 Giugno 2012 da labuonastregadelnord

Carlo Cattaneo

Pragmatismo e lungimiranza

Carlo Cattaneo nasce a Milano il 15 giugno del 1801. Allievo del filosofo e giurista liberale Gian Domenico Romagnosi, nel 1824 si laurea in giurisprudenza. Dal 1828 al 1838 è redattore degli "Annali universali di statistica". Grande sostenitore del progresso industriale, fonda la rivista culturale mensile "Il Politecnico" - la cui prima serie va dal 1939 al 1944 - con intento divulgativo delle conoscenze tecnico-scientifiche.

L'iniziativa - che, specchio della poliedricità del suo autore, spazia dalla storia all'economia, dalla politica alla filosofia e alle scienze - ottiene grande successo e gli conferisce un notevole prestigio negli ambienti intellettuali.

La sua coscienza patriottica e liberale, formatasi anche grazie al suo maestro, lo porta a partecipare - da capo del consiglio di guerra - ai moti delle Cinque giornate di Milano. Il ritorno degli austriaci lo costringe, nell'agosto 1848, a riparare prima a Parigi e poi in Svizzera.

Nel corso del volontario esilio Cattaneo si schiera su posizioni repubblicane e federaliste, contestando lo sbocco monarchico delle conquiste risorgimentali, diversamente da
Mazzini che si mostra disponibile a rinunciare alle rivendicazioni repubblicane pur di ottenere l'unificazione nazionale; in questa fase scrive "L'insurrection de Milan en 1848", pubblicata nel 1849, che oltre a contenere una dura critica alla politica di Carlo Alberto, vuole assolvere anche al compito formativo di una rinnovata società civile che creda nel progresso tecnico-scientifico ed economico.


Questo monumento si trova a Milano,
via S.Margherita (ang. via T.Grossi)

Cacciati gli austriaci, rientra a Milano. Negli anni seguenti è più volte eletto deputato senza però mai prendere parte ai lavori del parlamento per non giurare fedeltà alla monarchia. Nel 1859 riprende le pubblicazioni del "Politecnico", che dureranno fino al 1864, dando ampio spazio ai temi dell'unità nazionale.

Nel 1860 incontra
Giuseppe Garibaldi a Napoli, nel quale ripone le sue speranze federaliste che ancora una volta, però, vedrà frustrate.

Fa poi ritorno a Castagnola, in Svizzera. Qui Carlo Cattaneo si spegne all'età di 67 anni, il 6 febbraio 1869.

Cattaneo è autore di molte opere, quasi tutte accomunate da uno stesso filo conduttore: dal tentativo, cioè, di portare la filosofia su un terreno meno teorico e più pragmatico, agganciandola ai campi dell'economia e delle scienze. Tra le più importanti si citano: "Notizie naturali e civili su la Lombardia" (1844); "Archivio triennale delle cose d'Italia" (1850-55); "Invito alli amatori della filosofia" (1857); "La città considerata come principio ideale delle istorie italiane" (1858); "Del pensiero come principio di pubblica ricchezza" (1859); "Psicologia delle menti associate" (1859-63); "Memorie d'economia pubblica" (1860).

http://biografieonline.it/biografia.htm?BioID=2587&biografia=Carlo+Cattaneo

 
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