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Creato da cateviola il 19/08/2006
¡ Quién bien te quiere, te harà llorar !
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finestre sul mondo
" Servono tanti Don Chisciotte
per ribaltare lo slogan imperante:
il business è tutto.
Servono tanti Don Chisciotte
per rimettere al centro dei pensieri
i bisogni sociali delle persone.
Servono tanti Don Chisciotte
per combattere contro i mulini a vento
dell'omologazione imperante.... "
Serve il blog di Bruno,
la mia finestra sul mondo
E dal blog NEL TEMPO....

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Assegnare nel 2010
il premio Nobel per la Pace
alle donne africane
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Tutti per Stefano Borgonovo
Poco più di un mese al trasloco e si avvicina il momento di scegliere le tinte per le pareti del nuovo nido.

E per la prima volta posso scegliere come fare davvero nostra (anche mia) la casa dove vivremo insieme, perché in questi cinque anni siamo stati come accampati in una provvisorietà romantica e noncurante che inizia a rivelarsi scomoda... ma sarebbe una lunga storia.

Pensavo di vestire la nostra prima casa nuova con i colori dell'acqua e del cielo, delle foglie e delle nuvole, con tutte le sfumature del tramonto ...

di rosa, d'arancio, di pesca e albicocca,

crema di luce, ombre di fuoco

giallo solare puro o in lampi chiari in altro rosa

Con lo scialle di lana sulle spalle e un catalogo di colori da sogno sulle ginocchia, lascio passare la bronchite immaginando le pareti... e la sera propongo a Sandro, ma mi sono accorta che la scelta dei colori emoziona soltanto me, allo sposo pare vada bene tutto quel che mi passa per la mente, non è di grande aiuto per decidere. Mi affiderò anche ai consigli amici, allora, anche se alla fine, come sempre, farò di testa mia, con il viola sempre in testa (anche se il viola scuro alle pareti tutti i giorni può stancare) e un verde chiaro sfumato come orizzonte di riposo...

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La Convenzione sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza rappresenta lo strumento normativo internazionale più importante e completo in materia di promozione e tutela dei diritti dell'infanzia.
Contempla l'intera gamma dei diritti e delle libertà attribuiti anche agli adulti (diritti civili, politici, sociali, economici, culturali).
Costituisce uno strumento giuridico vincolante per gli Stati che la ratificano, oltre ad offrire un quadro di riferimento organico nel quale collocare tutti gli sforzi compiuti in cinquant'anni a difesa dei diritti dei bambini.
La Convenzione è stata approvata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre del 1989 a New York.

Google festeggia così la Giornata universale dell’infanzia e dell'adolescenza, che compie oggi il ventesimo anniversario

L'Italia ha ratificato la Convenzione il 27 maggio 1991 con la legge n. 176 e a tutt'oggi 193 Stati, un numero addirittura superiore a quello degli Stati membri dell'ONU, sono parte della Convenzione.
Il testo completo si può leggere nel sito dell'UNICEF.
La mostra fotografica Il diritto di crescere illustra gli articoli della Convenzione.
***
E per chi è cresciuto? Il diritto di continuare a sperare...
Le nostre firme non sono inutili:
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La terza guerra mondiale si combatterà per ottenere il controllo dell'acqua?
La prima guerra dell'acqua per opporsi alla privatizzazione delle risorse idriche scoppiò a Cochabamba all'inizio del nostro millennio (quello che doveva vedere la sconfitta della fame nel mondo... per ora ci si porta avanti col lavoro aggravando la sete).

Cochabamba (in quechua Quchapampa) è la terza città più importante della Bolivia.

Il suo nome deriva dalle parole quechua "qucha = cocha" (lago) e "pampa" (pianura). La città fu fondata il 2 agosto 1571, come parte del Viceregno del Perù, per ordine del viceré Francisco de Toledo.
A Cochabamba è presente l'università più grande della Bolivia: l'Universidad Mayor de San Simón.

Nel 1999 la coalizione di forze politiche guidata dal dittatore Banzar decide di privatizzare l'acqua.

La concessione viene affidata alla multinazionale statunitense Bechtel, insieme all'italiana Edison.
Nello stesso anno nasce un comitato composto dai cittadini, chiamato "coordinadora de defensa del agua y la vida", per protestare contro la privatizzazione dell'acqua. Inizia così una vera e propria battaglia, che provocherà 6 vittime e numerosi feriti, e che terminerà il 10 aprile 2000 con la vittoria del popolo boliviano. Il governo infatti cancella la legge che aveva dato il via alla privatizzazione dell'acqua, a cui seguirà l'espulsione della Bechtel.
E da noi si blinda con la fiducia un decreto (il decreto Ronchi) che contiene norme sulla «privatizzazione» dell'acqua.
L'acqua non è una merce! Un bene vitale (come l'aria) non può esser considerato come un qualsiasi bene di consumo. L'accesso all'acqua è un diritto di tutti i viventi. Ma non si è riusciti a difenderne lo status di "diritto", bene vitale. Per cui, anche se penso che tutti sentiamo che l'acqua è vitale e che non si può negare l'accesso all'acqua a chi ha sete, se viene considerata un "bene", come "bene" può esser venduta, comprata, gestita da enti pubblici o da privati, come una qualsiasi merce.
Ieri ne scriveva Reddina, nel post dal bel titolo camilleriano La forma dell'acqua
p.s.
e ora, ormai venerdì 20 novembre, la striscia rossa è dedicata all'acqua:
L'acqua è l'elemento primordiale per eccellenza: uno degli elementi fondamentali nella vita dell'uomo e attualmente anche uno dei diritti fondamentali di ogni uomo e di ogni donna che popolano il nostro pianeta. Padre Alex Zanotelli
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"Sai che cosa penso?
Che il povero Renzo
domani arriverà
le nozze chiederà
lo stesso" (Perpetua sulle note di Un senso di Vasco Rossi)
"Ho fatto un voto di castità permanente..." (Lucia sulle note di Battiato)
Ma il voto dieci a "Bravi, bravi... non te l'aspettavi...."
I Promessi Sposi in un micromusical di dieci minuti (sigla di venti secondi esclusa)
Grandi Oblivion!
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pensando a tanti, in tutto il mondo, imprigionati per idee dissonanti, comportamenti difformi, scelte dissidenti... ovunque e sempre,
ma in questi giorni con Stefano ancora nella tribuna centrale del cuore, con le vittime solo vittime, né santi né eroi...

ho scolpito sulla pelle
che chi piange riderà
ma quei bastardi ridono
mi hanno tolto mani, bocca e occhi,
occhi... occhi, occhi... occhi, occhi...
occhi, occhi...
e ogni gabbia uccide un uomo ma la rabbia fa resistere
e ha scolpito sulla pelle che chi piange riderà.
Sono il vento, sono libero come il vento, senza fine
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Lotta alla fame senza i grandi
Loro non ci saranno. Nonostante le promesse, nonostante i tiepidi impegni presi durante il G8 de L’Aquila. I “grandi” della Terra, da Obama a Sarkozy, dalla Merkel a Brown, al vertice mondiale sull’alimentazione della Fao, che inizia domani, non verranno. A parlare di fame ci saranno soltanto gli affamati e i presunti “cattivi”, i Gheddafi e gli Chavez, gli iraniani e i coreani e così via. Sono passati meno di due anni dalla grande “crisi dei cereali”, dai più di duecentomila morti di fame in pochi mesi che si aggiunsero alla già terrificante media annuale mondiale. Due anni dalle sommosse in tanti Paesi dell’Africa, dell’America Latina e dell’Asia. Per il pane. Si scoprì, fin da subito, che la crisi era artificiale, causata da operazioni speculative finanziarie sul prezzo dei cereali, epicentro Chicago. Duecentomila morti, sommosse, repressioni, qualche conflitto e qualche Paese destabilizzato da un pugno di broker senza scrupoli. Non bastavano le crisi ambientali e alimentari causate dai cambiamenti climatici (ormai Onu, Fao, Pam e Undp hanno legato i due problemi strettamente senza temere di essere smentiti); non bastavano i conflitti e la desertificazione di intere aree del pianeta per ottenere il nuovo oro verde, i biocarburanti ottenuti da coltivazioni intensive e distruttive di palma, colza, canna da zucchero; non bastava la crisi economica e finanziaria che ha aperto una lunga fase di recessione mondiale. Ci mancavano solo gli speculatori di Borsa. L’ultimo vertice della Fao sull’alimentazione si chiuse con un nulla di fatto, una dichiarazione non impegnativa per i Paesi aderenti, generica, che ovviamente rimase solo sulla carta. Oggi ci si ripresenta a Roma a ranghi ridotti, senza la presenza di quelli che contano. E l’Agenzia dell’Onu ne è talmente consapevole che lancia un appello non ai governanti delle nazioni ricche, ma ai cittadini. Un impegno chiesto a ogni singolo cittadino del pianeta. Quello di sottoscrivere una petizione ai grandi della Terra perché si impegnino a finanziare un programma straordinario contro la fame. Servono, dice la Fao, 44 miliardi di dollari di aiuti allo sviluppo all’anno per affrontare l’emergenza alimentare che riguarda circa un quinto della popolazione mondiale. E poi azioni concrete di sviluppo ed equità e scelte chiare sull’ambiente e sui cambiamenti climatici. E ancora, Onu e Fao sono arrivate a lanciare, come una qualsiasi Ong e non come agenzie internazionali, uno sciopero della fame. Di 24 ore. Uno sciopero a cui ha aderito anche il segretario generale delle Nazioni unite Ban Ki-moon. Solo pubblicità, solo un atto simbolico, facile demagogia? Forse, ma il segnale è chiaro. La fame è un problema di tutti e va imposto nelle agende dei vari governi. Questo il messaggio della vigilia del vertice di Roma, in attesa che qualche “cattivo” o qualche gaffeur nostrano non distolga l’attenzione dal tema del giorno: la lotta alla fame nel mondo.
Così scriveva Pietro Orsatti alla vigilia del Vertice Fao, ieri, domenica 15 novembre 2009. Oggi, infatti, sui principali quotidiani on line si parla delle hostess di buona famiglia per il Colonnello.

Oggi, però, Swala, ha ripreso Orsatti per rilanciare la petizione che ciascuno di noi è chiamato a firmare:
E l’Agenzia dell’Onu ne è talmente consapevole che lancia un appello non ai governanti delle nazioni ricche, ma ai cittadini. Un impegno chiesto a ogni singolo cittadino del pianeta.
Quello di sottoscrivere una petizione ai grandi della Terra
perché si impegnino a finanziare un programma straordinario contro la fame.
Servono, dice la Fao, 44 miliardi di dollari di aiuti allo sviluppo all’anno per affrontare l’emergenza alimentare che riguarda circa un quinto della popolazione mondiale.
E poi azioni concrete di sviluppo ed equità e scelte chiare sull’ambiente e sui cambiamenti climatici.
E ancora, Onu e Fao sono arrivate a lanciare, come una qualsiasi Ong e non come agenzie internazionali, uno sciopero della fame. Di 24 ore.
Uno sciopero a cui ha aderito anche il segretario generale delle Nazioni unite Ban Ki-Moon. Solo pubblicità, solo un atto simbolico, facile demagogia?
Forse, ma il segnale è chiaro.
La fame è un problema di tutti e va imposto nelle agende dei vari governi.

Il 13 novembre Grazia ricordava la petizione

Oggi mancano meno di 10.000 firme all'obiettivo ... stasera superate le 150.000 firme che avaaz.org aveva fissato come obiettivo: 169.331 adesso (verso le 23)

- Chi decide sul cibo e sull’agricoltura?
Dove vengono prese le decisioni? - Chi controlla le risorse di produzione del cibo?
- Come viene prodotto il cibo?
- Chi ha accesso al cibo e chi ne ha bisogno?
I temi al centro del Forum parallelo
al Vertice mondiale sulla Sicurezza Alimentare
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Woody Allen è tornato a Manhattan e funziona.
Dall'inizio alla fine del film resta scoperta la consapevolezza dello sguardo del pubblico, la visione d'insieme, insomma, un gioco esplicito con gli spettatori, anche quelli che, tanto per cambiare, arrivano al cinema in ritardo e si cercano, dopo, da casa, l'inizio nel tubo:
L'alter ego di Woody, Boris Yelnikoff, ex fisico di fama mondiale autoproclamatosi e ancora proclamantesi genio, un uomo già anziano, reduce da un tentato suicidio, cinico, ipocondriaco, misantropo e logorroico, accoglie in casa una svampita ragazzina fuggita dalla provincia, Melody Celestine, molto scema e molto allegra e finirà per sposarla quasi per caso, senza deciderlo, trascinando altri personaggi, come i genitori bigotti e repressi della biondina, in una trasformazione dalla triste illusoria vita beata alla ricerca della grazia nella provvisorietà di tutto. La storia è un caleidoscopio di sorprese scoppiettanti e leggere, frutto di una consumata abilità nel calibrare sceneggiatura libera e creativa e battute a raffica, molte al vetriolo altre più delicate di un tempo.
(in rosa le battute di Melody, in azzurro quelle di Boris)
"Naturalmente ci sono eccezioni a quello che sto per dire, ma sono eccezioni, non la regola. L'amore, malgrado quello che dicono, non è vero che conquisti tutto e non è neanche vero che duri in eterno, alla fine le tue romantiche aspirazioni della giovinezza si riducono a ... basta che funzioni" "Ma perché tutti gli psicotici religiosi vengono a casa mia?" "Entropia è ... quella cosa per cui non si riesce a rimettere il dentifricio nel tubo" "La gente rende la vita peggiore di quello che dovrebbe essere e credetemi è già un incubo senza il bisogno del suo aiuto!" "Quanto odio i festeggiamenti di capodanno: tutti vogliono disperatamente divertirsi, cercando di festeggiare in qualche misera patetica maniera. Festeggiare che cosa? Un altro passo verso la tomba? Ecco perché non lo dirò mai abbastanza: qualunque amore riusciate a dare e avere, qualunque felicità riusciate a rubacchiare o a procurare; qualunque temporanea elargizione di grazia... Non voleva essere un film consolatorio, ma finisce per far sentire proprio bene. Anche se, con Sandro e Cloud, avremmo gradito gustare il film senza commenti e risate sguaiate dalla fila dietro...
"Ho visto l'abisso"
"Oh, non preoccuparti, ora mettiamo un'altra cosa…"
"Come ci si può fidare del genere umano, quando hanno dovuto inventare la toilette autoigienizzante perché non tiriamo neanche la catena?"
Basta che funzioni! "

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Sfogliando un antico libro ...

[Da qualche giorno, una settimana circa, ricevo molte più visite del solito, su questo blog, da parte di visitatori senza profilo, profili senza blog, utenti senza faccia, profili allucchettati, anonimi mascherati, perfetti sconosciuti che a volta si fermano a lasciare commenti incongruenti (ora, senza leggere i post è difficile scrivere un commento sensato, lo ammetto, ma soltanto dagli amici, come saluto, lo gradisco), ma tutto questo è parte del gioco, rientra nelle varianti di clima e nelle conseguenze prevedibili del tenere in pubblico uno spazio personale, reale o virtuale in proporzioni note solo a chi si conosce e riconosce. Non mi piace, ma basta che ci passi io meno tempo, solo quando ci ritrovo i volti amici.]
Da domenica sera, con un picco allarmante lunedì (quasi duemila visite senza esser stata schiaffata in home), molte visite dal Perù.

Perché?
Forse perché un mio amico si è creato un profilo con il nome della stella della fascia sinistra? Non credo proprio che questo sia il solo blog a parlare di Juan Manuel Vargas, non mi pare di scrivere solo di calcio e Fiorentina, né di farlo con particolare competenza, certo, la Viola è la mia passione più felice e in questa stagione (nel senso di annata calcistica), Vargas brilla tra le stelle del mio cielo viola...

Sospendo il giudizio sull'origine della mia inattesa, estemporanea e misteriosa popolarità oltreoceano e riporto un frammento d'intervista (ricevuta per e-mail, non saprei citare la fonte originale) a Marcelo Segundo, l'argentino che è stato "terza centro" della squadra di rugby Giunti Firenze, molto amico di Juan Manuel :
Marcelo, da quanti anni vivi a Firenze e come è stato il tuo primo impatto con la città?
"Sono qui ormai da dieci anni; all'inizio è stato un po' difficile, perché i Fiorentini sono un po' rigidi, ma poi, quando te li fai amici, non ti lasciano più. E poi la città è davvero splendida…"
Quando e come è iniziata la tua amicizia con Juan Manuel Vargas?
"Appena lui è arrivato a Firenze; l'ho conosciuto grazie a Sergio Almiron, che come me è originario di Rosario".
Anche Vargas ha avuto delle difficoltà ad ambientarsi?
"Si, soprattutto perché all'inizio gran parte della sua famiglia non lo aveva ancora raggiunto a Firenze"
Segui anche il calcio, e la Fiorentina in particolare?
"Certo, non mi perdo una partita..."
Quindi avrai notato che anche in campo il suo inizio a Firenze non è stato affatto facile…
"Lo so, e lui era veramente abbattuto, in certi momenti ha pensato addirittura di andarsene. Noi abbiamo cercato di aiutarlo, standogli vicino, andando fuori a cena anche per farlo svagare…"
Finalmente è arrivata la definitiva consacrazione. Non è che per caso gli hai dato qualche consiglio, magari dal punto di vista atletico?
"Assolutamente no, lui non ne ha bisogno, fisicamente ha sempre avuto una forza bestiale…"
…magari potrebbe giocare anche a rugby…
"Certo, sarebbe una fantastica terza linea"
Addirittura! Comunque pare cresciuto anche tecnicamente…
"Su questo non ho mai avuto dubbi; per il carattere che ha, sapevo che prima o poi si sarebbe esaltato giocando al fianco e contro avversari di alto livello"
In Perù lo chiamano "El Loco", i tifosi viola iniziano a chiamarlo "la locomotiva". Quale soprannome viene usato quando è tra gli amici?"
" 'Loco', ovviamente, perché lui è matto davvero; in senso buono, naturalmente"

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sottotitolo: bisogna proprio rompere le palle anche alla Luna?
Ammetto che ogni nuova sulla Luna mi emoziona, persino un logo nuovo di Google su qualcosa che già era stato detto

e riconosco l'importanza di ogni minima scoperta per la curiosità che muove la ricerca, non solo scientifica
"come i campioni prelevati dai ghiacciai artici contengono indizi sul passato remoto della Terra, l'analisi dei materiali nascosti nelle zone perennemente in ombra della Luna possono raccontare i segreti dell'evoluzione dell'intero sistema solare..."
Ma è necessario continuare a bombardare anche la Luna?
Che per i poeti, i matti e i gatti non è mai stata un posto arido e desolato

Il gatto lecca raggi di luna nella scodella dell'acqua, pensando che siano latte.
Proverbio Indù

Preferisco continuare a sognare con Moonlight Shadow
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«Così, da quella volta, in qualsiasi posto vado, tutti mi chiamano “Sozaboy”, “Sozaboy”. Anzi, sono diventato proprio famoso a Dukana. Tutti i ragazzi dicono che sono un tipo in gamba. Sposando, come niente fosse, una bella ragazza di Lagos e poi preparandomi per andare ad arruolarmi nell’esercito. Dicono che, dopo un po’ di tempo, mi daranno un ruolo veramente importante nell’esercito. Per conto mio, ero molto orgoglioso. Quando mi chiamano “Sozaboy”, rispondo all’istante. E addirittura dico in giro, perfino, che Sozaboy è il mio nome. Se vado a casa di qualcuno e busso alla porta e chiedono chi è, rispondo “Sozaboy”. Quel nome mi piace proprio.»

Sozaboy è il capolavoro di Ken Saro-Wiwa.
Un poeta, prima di tutto.
La vera prigione
Non è il tetto che perde
Non sono nemmeno le zanzare che ronzano
Nella umida, misera cella.
Non è il rumore metallico della chiave
Mentre il secondino ti chiude dentro.
Non sono le meschine razioni
Insufficienti per uomo o bestia
Neanche il nulla del giorno
Che sprofonda nel vuoto della notte
Non è
Non è
Non è.
Sono le bugie che ti hanno martellato
Le orecchie per un'intera generazione
È il poliziotto che corre all'impazzata in un raptus omicida
Mentre esegue a sangue freddo ordini sanguinari
In cambio di un misero pasto al giorno.
Il magistrato che scrive sul suo libro
La punizione, lei lo sa, è ingiusta
La decrepitezza morale
L'inettitudine mentale
Che concede alla dittatura una falsa legittimazione
La vigliaccheria travestita da obbedienza
In agguato nelle nostre anime denigrate
È la paura di calzoni inumiditi
Non osiamo eliminare la nostra urina
È questo
È questo
È questo
Amico mio, è questo che trasforma il nostro mondo libero
In una cupa prigione.
Ken Saro-Wiwa (1941-1995) è stato ucciso, ma fino a che leggeremo le sue parole non sarà morto.
"... Provo sgomento per la vergognosa povertà del mio popolo che vive su una terra molto generosa di risorse; provo rabbia per la devastazione di questa terra; provo ansia di ottenere che il mio popolo riconquisti il suo diritto alla vita e a una vita decente..."
Ken Saro-Wiwa, come ricordava Roberto Saviano nello speciale La bellezza e l'inferno, è riuscito a costruire il nostro immaginario sui bambini africani col ventre gonfio, le gambe magre magre, i volti affamati, i bambini nella guerra del Biafra che devastò la Nigeria dal 1967 al 1970.
Ken Saro-Wiwa è uno scrittore: è stato il suo impegno letterario a fare paura al potere. Non era un marginale, aveva ricoperto incarichi instituzionali all’interno del governo federale della Nigeria, negli anni '70, per arrivare a conoscere e poi a denunciare con la potenza della parola letteraria la politica corrotta asservita alle multinazionali del petrolio nel Delta del Niger.
Nel 1990 fondò il MOSOP (Movimento per la Sopravvivenza del Popolo Ogoni).
Arrestato, senza regolare processo condannato a morte, venne impiccato il 10 novembre del 1995, insieme con altri attivisti del MOSOP.

“Io non mi arrendo,
mi avrete soltanto con un colpo alle spalle.
Io non dimentico e non mi arrendo.
Io non mi arrendo,
è nell’indifferenza che un uomo,
un uomo vero, muore davvero.”
A maggio 2009, quattordici anni dopo, si è conclusa una causa intentata dal Center for Constitutional Rights contro la Shell, accusata di coinvolgimento nell’esecuzione di Ken Saro-Wiwa: la Shell ha patteggiato accettando di pagare 15,5 milioni di dollari.
“Bugiardi dentro, fuori assassini, vigliacchi in divisa. Generazioni intere ingannate per sempre a sangue freddo.”
Una multinazionale processata per l'impiccagione di un poeta, uno scrittore che ha fatto con la parola quel che non sono riusciti a fare prima ambientalisti e guerriglieri: paura al potere.
Aggiungo una canzone suggerita dall'angelo briaho
Primo video tratto da A sangue freddo, il secondo album de Il teatro degli orrori.
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