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dalla finestra

Post n°1555 pubblicato il 09 Febbraio 2010 da cateviola
 

Quando la sera mi fermo davanti alla finestra che dalla cucina mi regala Firenze nell'abbraccio delle colline, starei le ore senza fare altro che godere...

Quanto mi piacerebbe farvi vedere quanto è bella la vista, ma la mia macchinuccia non sa fotografare la magia della sera fiorentina da quella finestra, viene tutto sfuocato e giallino (senza la correzione di sopra)

Mi perdo i tramonti, da questo lato, però imparo ad amare l'alba (anche se vorrei dormire di più)

Anche durante il giorno non è male, comunque, la vista; almeno a me dona momenti di pura pace,

con la gioia dello spazio meno soffocato (quanto mi mancava l'aria e la luce e la vista nell'appartamento lasciato a Novoli! Lì, dalla finestra di cucina vedevo il retro di un hotel e le terrazze strette dei vicini, troppo vicini)

Anche da qui vedo le terrazze dei vicini, con avvistamenti felini a sorpresa

Ma è la sera che mi incanta

 e ogni sera m'innamora di sé

 
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nei luoghi perduti della follia

Post n°1554 pubblicato il 09 Febbraio 2010 da cateviola
 

Domenica sera, per via della partita, mi ero persa la prima parte del film per la tv C’era una volta la città dei matti, dedicato all'esperienza di Franco Basaglia. Stasera (ieri ormai) mi sono fatta un bel pianto con la seconda e ultima parte. Senza paura di risvegliare troppi fantasmi, perché non sono sola. Accanto a me, con amore infinito, Sandro, porto felice dopo burrasche e naufragi.

L'anno scorso, per i 30 anni della legge 180, che cancellando la barbarie dei manicomi, ha tentato innanzitutto di restituire il sentimento della dignità ai malati, a Basaglia avevo dedicato un post da cui ritiro su qualcosa, perché sono stanca e la febbre è appena scesa, non riuscirei a scriverne ex novo:

Un tentativo nobile, sorretto da una forte idealità, segno che quegli anni non potranno restare nella memoria soltanto come la stagione plumbea del terrorismo o della collusione di massa con la "violenza giusta".
Quel tentativo è comunque almeno in parte fallito: ma non "per colpa" della legge, voluta da un gruppo di psichiatri eccellenti prima che "rivoluzionari", aggettivo retorico di cui ormai si può fare a meno - sempre che sulle questioni di civiltà non ci siano tentazioni di sapore regressivo.
Il punto è un altro e riguarda piuttosto le discutibili scelte nella modalità delle cure, il "come" viene ancora oggi affrontato il dolore mentale, prima ancora dei "luoghi" più o meno adeguati all´assistenza di chi sta male e a volte malissimo. Il problema riguarda una certa miserrima cultura psichiatrica, priva di qualsiasi orizzonte etico, che continua con ostinazione a oggettivare gli esseri più sofferenti, a racchiuderli in gabbie diagnostiche senza senso prima ancora che senza anima, a utilizzare sempre e solo lo strumento dei farmaci: magari per sedarli se sono maniacali o per eccitarli se sono depressi. Il ricorso alla chimica, molto spesso utile, a volte indispensabile, diventa sempre una scorciatoia brutale in assenza di una disponibilità all'ascolto e quindi alla comprensione, alla capacità di cogliere un senso in quell'affondare tragico nella notte nera della follia, in quella condizione fatale che si traduce in esperienze segnate dall'ossessione e dall'enigma.

Copiavo, tagliando e sottolineando, dalla bella e lunga intervista di Luciana Sica a Eugenio Borgna, primario emerito dell'ospedale maggiore di Novara - per suo merito non più un manicomio, ormai da tanto.


Nell'antologia intitolata Nei luoghi perduti della follia  ad apparire credibile, agguerrita del suo antiriduzionismo, è comunque la psichiatria di area fenomenologica, decisamente estranea all'utopia farmacologica e alle pure classificazioni diagnostiche, ma anche a certe derive "antipsichiatriche" di un tempo, all'idea tutta ideologica che fosse la società cattiva a produrre la malattia. 

Lo stesso Basaglia, nei dieci anni precedenti all'approvazione della "sua" legge, aveva scritto testi di grande interesse teorico. «Erano - dice Borgna - lavori rigorosi di psichiatria fenomenologica, seppure più legati a Jaspers che a Binswanger. Poi, però, nell'enfasi "rivoluzionaria", su un piano più politico che del rigore indispensabile al metodo scientifico, in parte è scivolato anche lui su quel terreno molto franoso: il continente vastissimo e sempre inesplorato della follia diventava la conseguenza più o meno diretta di situazioni di ordine generale assegnando alla società il ruolo del diavolo».

Ci sono state delle forzature o anche delle ingenuità, ma Borgna non è in linea con i critici più severi della legge, non la trova culturalmente rozza, schematica, demagogica, tecnicamente sbagliata, socialmente ingiusta…
«Sono argomenti che  trovo inconsistenti. La fuoriuscita dai manicomi lager è stata un'impresa che ancora oggi meriterebbe un consenso assoluto e senza riserve. Non è l'architettura di quella legge che dovrebbe scuotere le coscienze, ma piuttosto la violenza spropositata della psichiatria ufficiale, l'accademia orientata esclusivamente in senso farmacologico, le scuole di specializzazione segnate dalla sindrome del deserto emozionale e affettivo nei confronti dei pazienti».

«In ogni epoca storica e in ogni forma di società ci sono stati (e ci sono) i "malati" mentali. Le moderne indagini epidemiologiche non sono riuscite a dimostrare differenze qualitative nella frequenza d'insorgenza della schizofrenia nei diversi strati sociali».
E la letteratura ha spesso anticipato i risultati della diagnostica clinica:

«Ad esempio le cose che Goethe ha scritto di Ottilia nelle Affinità elettive rappresentano un'anticipazione straordinaria, quasi profetica di quella sindrome clinica, oggi quanto mai problematica, che è l'anoressia».


Dire però che la follia è la sorella sfortunata della poesia, pensare alla disperazione degli schizofrenici come a qualcosa di non troppo dissimile dalla nostra angoscia, può forse dissimulare gli aspetti più sgradevoli e alienanti della psicosi.

 

«È vero», dice Borgna. «Guai a precipitare nel gorgo della trionfalizzazione della malattia, guai però a non cogliere i significati umani che sopravvivono al suo interno, e in forme molto più intense e originali che in noi così spaventosamente "normali", divorati dalla banalità e dal vuoto, rapinati dalle chiacchiere e dall'incapacità di dare ascolto al dolore che sempre lo implora».

 
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che sfida...

Post n°1553 pubblicato il 07 Febbraio 2010 da cateviola
 

Sono pronta a piangere di gioia o di rabbia
Sono pronta a tremare di freddo e di emozione

Che serata, stasera...
...stasera, che sera !

C'è chi dice che la partita di stasera è quella della svolta per la Fiorentina. Vedremo...
Certo che i tre punti ci servono, se si vuole ancora sognare la zona Champions e, contro una Roma in splendida forma, non sarà facile.

La partita di stasera, all'Artemio Franchi di Firenze, sarà anche la sfida tra due allenatori che sono entrati di diritto nella storia della Fiorentina: Ranieri sulla panchina gigliata ha vinto coppa Italia e Supercoppa, Prandelli ancora nessun trofeo, ma ci ha portati agli ottavi di Champions in Europa (e alla qualificazione, sul campo, ogni anno) e alla semifinale di coppa in Italia, poco dopo la rinascita dal fallimento. E poi sono entrambi due signori, il che in questo mondo di cialtroni non è poco.

Poi c'è la questione dei tifosi ospiti.
La partita di stasera è considerata ad alto rischio non a caso. Non è La Partita, sia chiaro, la sfida con i gobbi è unica, ma stasera si confrontano comunque due tra le più calde tifoserie d'Italia e i tempi del gemellaggio sono putroppo lontani.
Ritorna la polizia intorno e dentro lo stadio, c'è tensione nell'aria, l'anno scorso si sfiorò la tragedia. E oggi? Come l'anno scorso, il settore ospiti può contenere meno giallorossi di quanti ne siano ormai arrivati, però faranno entrare anche chi è venuto da Roma senza biglietto e li metteranno, come l'anno scorso, in Maratona, sloggiando i viola in quel settore abbonati. Vorrei scrivere che spero di essere smentita, ma non ci credo. E domani sui giornali non ci sarà scritto nulla, a meno che non ci scappi il morto...

Sono pronta a piangere di gioia o di rabbia.
Sono pronta a tremare di freddo e di emozione.
Non sono più disposta a piangere per i lacrimogeni della polizia per una partita: sciarpa sul viso, naso e bocca ben coperti e stavolta non farò foto, non mi porto che tessera per entrare e lana per coprirmi, stasera allo stadio con meno roba possibile in tasca, non voglio svernare ai tornelli del prefiltraggio.

FORZA FIORENTINA!!!

e solo per poco nemiche io e Reddina

 

Il risultato è bugiardo. Alla Fiorentina sarebbe stato stretto anche il pareggio e, invece, alla fine di una partita bella e sofferta, i tre punti sono partiti per Roma

Commenti post partita nei commenti... sono gelata

 

 
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ogni volta

Post n°1552 pubblicato il 07 Febbraio 2010 da cateviola
 

Ma le canzoni sono come i fiori
nascono da sole
sono come i sogni
e a noi non resta
che scriverle in fretta
perché poi svaniscono
e non si ricordano più

Una Canzone per Te

Ma le tue le ricordiamo ancora, quelle che ci hanno fatto emozionare, ogni volta che ne parte un accenno, un accordo, una nota o una parola si spalancano i cassetti dei ricordi e il cuore torna adolescente....

E non solo ricordi così lontani, con questa canzone mi torna in mente Fortapàsc


Una sera di fine estate a Napoli.
La radio trasmetteva Ogni volta di Vasco Rossi.
Una voce fuori campo: "non so, se avessi saputo che di lì a poco sarei morto, se avrei ascoltato proprio quella canzone"
Fortapàsc si apre con l'invenzione della voce narrante di Giancarlo Siani sulla sua  Citroën Mehari  verde, pochi minuti prima di essere ucciso, la sera del 23 settembre del 1985. Era la sera del concertone di Vasco a Napoli, la ragazza di Giancarlo voleva andarci, ma non avevano trovato i biglietti, lui era uscito da poco dalla redazione del "Mattino" (avrebbe dovuto firmare presto il suo primo contratto da giornalista) e correva a casa, guidando leggero e innamorato lungo la costa, per farsi una doccia e passare a prendere lei, per portarla almeno a cena fuori, in pizzeria.
Ogni volta che riascolterò Ogni volta penserò allo stupore sul volto del giovane cronista abusivo, come a dire "ma cercate proprio me? Sicuri? Sono io che vi faccio paura?"

ogni volta che mi viene in mente
qualche cosa che non c'entra niente
ogni volta che non sono coerente
ogni volta che non è importante
ogni volta che qualcuno
si preoccupa per me

Buon compleanno, provocautore
Buon compleanno a chi ha cantato emozioni e storie in cui ci siamo identificati in tanti, ciascuno convinto a volte che il Blasco parlasse proprio di quel che si stava vivendo.

 
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sabato senza voglia

Post n°1551 pubblicato il 06 Febbraio 2010 da cateviola
 

Che senso avrà scrivere che non ho niente da scrivere oggi? Nessuno.
Basterebbe non scrivere e tornare solo se e quando si rifacesse viva la voglia di condividere, comunicare, farsi vedere.
Poi, però, qualcuno potrebbe preoccuparsi... qui, a fronte di tanti sconosciuti con volti vecchi o volti nuovi che nascondono vecchie conoscenze, passano anche persone vere che mi si sono affezionate e con cui canto e trapasso quel che resta del tempo che ci è toccato in sorte. Non lo so, proprio non so che cosa mi sia preso in questi giorni, so solo che mi tornano su tante cose sbagliate che ho fatto e subìto e mi vengono giù lacrime come piovesse. E fuori piove come se tutte le nuvole si fossero date appuntamento per piangere in coro.
Le porte sbattute in faccia fanno male quasi quanto i lividi nascosti dietro la bugia "ho sbattuto nella porta".
Bon, non mi passa... auguro buon sabato a tutti e vi lascio con una canzone

Tu mi hai insegnato a vivere
insegnami a partir...

Tu mi hai insegnato il sogno
io voglio la realtà.

 
nuvole rosse in un sabato grigio

Ma, ripensandoci, mi piace troppo un'altra canzone del nostro Faber:

quando la morte mi chiederà
di restituirle la libertà
forse una lacrima forse una sola
sulla mia tomba si spenderà
forse un sorriso forse uno solo
dal mio ricordo germoglierà

se dalla carne mia già corrosa
dove il mio cuore ha battuto un tempo
dovesse nascere un giorno una rosa
la do alla donna che mi offrì il suo pianto

per ogni palpito del suo cuore
le rendo un petalo rosso d'amore

 
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Italiani per esempio

Sono bassi, simpatici, allegri, sempre alla moda. Gli italiani assomigliano agli albanesi.
 (Vera, 9 anni, Albania)


Un mio amico italiano di questa scuola, che non dico il nome, lui dice sempre che lui non va mai ai ristoranti cinesi perché i cinesi mangiano i gatti. Io dico che non è vero e lui dice che a lui lo ha detto sua mamma, perché sua mamma aveva letto sopra un giornale italiano e sopra quel giornale c'era scritto così.
Io non so proprio che giornali ci sono in Italia!
(Tong, 10 anni, Cina)


Teneri, spiazzanti, curiosi, amari. I bambini stranieri in Italia guardano gli italiani.
L’ironia è l’occhio sicuro che sa cogliere lo storto, l’assurdo, il vano dell’esistenza. (Søren Kierkegaard)
L'occhio dei bambini, forse meno sicuro, non è da meno, per fresca purezza o inesperienza (beati quelli che ancora non sanno stare al mondo comme il faut).

Alcune frasi tratte dall'antologia Italiani per esempio di Giuseppe Caliceti, presentato oggi sul Venerdì di Repubblica:

Una cosa che mi dà fastidio di alcuni compagni di classe italiani è questa: se loro mi regalano una palla e dopo un giorno dicono che non mi hanno regalato la palla e la riprendono. E dicono che io non ho capito bene. Ma io ho capito benissimo.
(Jo, 10 anni, Repubblica Dominicana)

Le mamme dell'Italia trattano i figli un po' da piccoli anche se sono più grandi, invece io ho capito subito che dovevo arrangiarmi da sola.
(Olga, 11 anni, Togo)


Un bambino pensa che io ho la pelle così perché mi sono colorata con un pennarello. E se io lavo la mia faccia bene, dopo divento bianca. Ma alla fine fanno tutti le domande. Dicono: "Perché non ti scancelli?". Dicono: "Di che colore è il tuo sangue?". Dicono: "Veh, ma tu fai la cacca nera?". Dicono così perché sono piccoli, non sono cattivi. Loro appena vedono la pelle un po' nera pensano che tutto è nero, ma non è così. Io non mi arrabbio, perché a loro la maestra deve ancora insegnare tutto, sono troppo piccoli. Poi io non ho mai visto una cacca bianca, nessuno la vede, non esiste!
(Ines, 9 anni, Repubblica Dominicana)

 

Per me se si amano fanno bene a sposarsi anche se lui è nero e lei è bianca, non vuol dire niente il colore, perché anche chi viene dall'estero è una persona, non un animale. Però il marito e la moglie si devono mettere d'accordo molto bene sul mangiare, sulla religione e sulla educazione dei figli, perché magari avevano delle abitudini diverse e perciò per mettersi d'accordo devono parlare un po' di più, altrimenti dopo ci sono dei casini e anche dei litigi. Ma ci possono essere casini anche se la madre e il padre sono tutti e due italiani, infatti in Italia ci sono molti matrimoni non misti ma anche molti divorzi.
(Kumari, 10 anni, Pakistan)

Mio fratello mi aveva detto che se lui vuole andare in discoteca, lui qui in Italia non può andarci. Non perché è piccolo, ma perché è straniero. Perché a Reggio Emilia e a Parma nelle discoteche a ballare ci vogliono solo degli italiani. Però se sei una femmina, una ragazza, ci puoi andare anche se sei marocchina. Ma solo se sei bella. (Omar, 11 anni, Marocco)


In Italia ci sono due re: un re è Berlusconi, l'altro re è il Papa. Berlusconi comanda l'Italia, il Papa comanda gli italiani.
(Lili, 9 anni, Cina)
 
In Italia ci sono uomini che odiano tutti gli altri uomini e donne e bambini venuti da fuori, ma soprattutto gli albanesi perché dicono che noi siamo ladri. Loro dicono così perché noi siamo più poveri. E uno ricco ha sempre paura di un povero, ha paura di essere rubato. Però non tutti i poveri e gli albanesi sono ladri, dico io. Altrimenti quanti ladri ci sono?
(Genti, 8 anni, Albania)

Ci sono dei ragazzi italiani amici di mio padre che dicono: "Se ci sono troppi stranieri come te, questo non è più il nostro paese". Per me invece il paese è sempre uguale, perché i posti sono fermi, i paesi sono fermi.
(Kumari, 9 anni, Pakistan)

I lavori più leggeri sono degli italiani perché sono arrivati prima in Italia.
 (Isham, 8 anni, Marocco)

I bambini non sono migrati in Italia, sono portati, perché li portano i loro genitori. Se era per me, io qui non ci venivo.
 (Sheela, 9 anni, Sri Lanka)

Secondo me i bambini, se non sapevano che erano nati tutti in paesi diversi, era più facile andare d'accordo. Anche da grandi.
(Damian, 10 anni, Romania)


A Santo Domingo la gente si picchia di più, i più grandi picchiano i più piccoli e anche i grandi tra loro, però sei anche più allegro che in Italia, più rilassato, ti sfoghi di più, puoi anche cantare di notte e non viene subito la polizia come qui, perché qui siete più tristi anche se nessuno vi picchia.
(Roberto, 10 anni, Repubblica Dominicana)

In Italia sono diverso io, perché è naturale, in Italia quasi tutti i bambini sono italiani, ma se un bambino italiano viene in vacanza in Marocco è diverso lui, perché là quasi tutti i bambini sono arabi, nelle scuole arabe non ci sono i bambini italiani, neanche svizzeri, neanche africani, allora io dico: "Noi siamo tutti uguali e diversi, dipende solo dove sei nato e dove vai a abitare!".
 (Omar, 9 anni, Marocco)

 
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parole e musica

Post n°1549 pubblicato il 04 Febbraio 2010 da cateviola
 

 

 

Abbiamo avuto il coraggio di innamorarci
abbiamo aperto il cielo e siamo entrati dentro
ora che siamo nuvole squarciate
tutti guardano quella feritoia
nostra
discutendo di quotidianità
non sanno
non sanno
nessuno vede ancora noi sospesi
nessuno comprende i dialoghi silenziosi
scorrono accanto sguardi di stelle senza luce
nel retrobottega degli occhi
il tuo respiro
si incontra ancora con il mio

da

  Fino a che non muore il tempo
di Giulio Maffii 

Come le canzoni più amate, come le poesie in musica di Faber,

 quei giorni perduti a rincorrere il vento...

sono le rime imparate da bambina a risuonarmi in testa.
Imparare a memoria le poesie (e le date e le formule...) era a volte noioso, se obbligo di scuola, ma quel che resta è tanto, fa bene al cuore: resta dentro anche il gusto per la musica dei versi, per la musicalità delle rime palesi o nascoste, per le assonanze e il ritmo delle parole che accolgono pensieri e sentimenti.
Il re  dei Pensieri di vento mi ha portato fogli e fogli di poesie inedite, alcune non nuove per me, ne aveva lette due o tre
il giorno dell'incontro  a Firenze per l'incanto di Sguardo e poesia in musica

 

Altro impossibile me, nel gelo che ci stringe, ti sto leggendo, differenza tra un verso ed un bel pensiero a parte, in fondo, dopo il tulipano e il girasole e i rami e la brina...
Ti leggo e mi perdo e mi ritrovo e ti sento ( e risento quel che avevi letto il giorno dell'incontro)... ancora non so (saprò mai?) commentare le parole che mi hai regalato, ma ti ringrazio e ti abbraccio

e rileggo

Dissoluzione della paura


Che confusione tra la memoria e il sogno
è l'avaria di una frase
nascosta nel bisogno di non sapere
non sapere del tutto la mia
parola dove si colloca
sai
termina l'appassionante passione
si fraziona l'emozione e
si smarrisce nella quotidianità
nelle avversità e nelle tortuose
contraddizioni che ci rendono unici
In quell'unicità mi tuffo ancora
adesso che mi sento lontano
adesso che il sogno trattenuto è ciò che dura
e mi abbandono alla paura di essere umano
guarda leggi accogli ascolta
tutte le parole di carta
quella paura dissolta


(Giulio Maffii, Equinozio di girasoli)

Grazie per tutto quello che è oltre le parole, grazie per le parole... mi incantano i giochi di musica che crei

p.s. le poesie inedite restano tra noi fino a che non vorrai darle al pubblico

 
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serata a San Siro

Post n°1548 pubblicato il 03 Febbraio 2010 da cateviola
 
Foto di cateviola

Mai sentita tanto la Coppa Italia... un groppo di emozioni tra gola e stomaco, non ho testa per altro oggi, il cuore è un fabbro che mi batte in testa e la mia testolina è già in volo per Milano a sostenere la Viola.
Stasera, a San Siro, c'è l'andata della semifinale che la Fiore ha raggiunto con tanta voglia di vincere finalmente un trofeo e con qualche ricaduta sull'andamento in campionato: alle 20.45 si giocherà Inter-Fiorentina.

  

 

In campo, agli ordini di Cesare Prandelli, dovrebbero scendere:

Frey,
Comotto, Gamberini, Felipe, Gobbi;
Montolivo, Bolatti;
Marchionni, Jovetic, Vargas;
Gilardino

Mourinho ha convocato subito il neo-acquisto Mariga, ma lascia ancora fuori Eto'o, tornato non in buona forma dalla Coppa d'Africa.


Questo l'elenco completo dei convocati dall Mister nerazzurro:
Francesco Toldo, Julio Cesar, Paolo Orlandoni;
Ivan Cordoba, Javier Zanetti, Lucio, Maicon, Marco Materazzi, Walter Samuel, Davide Santon;
Ricardo Quaresma, Thiago Motta, Wesley Sneijder, Sulley Muntari, Rene Krhin, MacDonald Mariga, Esteban Cambiasso;
Diego Milito, Goran Pandev, Mario Balotelli, Marko Arnautovic.
 
Insomma, affronteremo stasera la squadra più forte del campionato italiano, ma forse proprio perché non abbiamo nulla da perdere (una sconfitta contro l'Invincibile Armata non è troppo umiliante per nessuna formazione), potremo cercare di mettere in difficoltà la capolista e fare comunque una grande partita.

Ieri, Cesare Prandelli ha parlato anche del mercato, doppia sorpresa di Cassano a parte, la Fiorentina ha perso due volte di fila il capitano (prima Dainelli e poi Jorgensen) e acquistato molti giovani:
"I giovani rappresentano il futuro, abbiamo giocatori che porteranno entusiasmo, ma è chiaro che avremo bisogno di un po' di tempo per riassestare il gruppo e il gioco. (...)
I tanti infortuni mi hanno costretto a far giocare sempre giocatori che avrebbero dovuto riposare; inoltre le vicende dell'ultima settimana e qualche partenza hanno rotto equilibri consolidati. Ne usciremo atttraverso il gioco"
Su Mutu: "Adrian è un giocatore fondamentale per noi. In questo momento non può aiutarci sul campo, ma lui vorrebbe dare il suo contributo almeno allenandosi col gruppo".

A Milano ci sarà poi l'esordio vero e proprio di Bolatti, che giocherà dall'inizio. Anche a Palermo era entrato, ma solo per pochi minuti.


Benvenuto Gringo
Forza VIOLA!!!

Luci spietate a San Siro... regalo di Natali ai nerazzurri: il primo tempo della semifinale si è chiuso col vantaggio dei padroni di casa. Il 14 aprile riproveremo a Firenze

 
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contro il fanatismo

Post n°1547 pubblicato il 02 Febbraio 2010 da cateviola
 

A volte perdo la pazienza, la curiosità invece non mi manca. Ma quel che amo nei miei migliori amici (e in me quando la grazia mi sfiora), il bene di cui spesso sento la mancanza, un bene raro e potente vaccino contro ogni male, è il senso dell'umorismo. Da non confondersi col cinismo, né con l'insensibilità superficiale; spesso noi fiorentini sembriamo cattivi, perché facciamo battute su tutto, specie su quel che ci tocca il cuore, forse per mettere un argine alla piena di sentimenti che minacciano di farci annegare...

Dare le chiavi della città allo scrittore Amos Oz è stata una bella scelta di Firenze.

"Il male non è mai banale. Non credete dunque alla banalità del male.
Ciascuno sa cos’è il dolore, anche un bambino di tre anni.
E se fa del male a qualcuno è consapevole del male che procura".

Il 27 gennaio, a Firenze, è stato Amos Oz a chiudere l'incontro della Giornata della Memoria e a lanciare alle migliaia di studenti riuniti al Nelson Mandela Forum il messaggio:


"Vi propongo di fare un patto di ferro; non fate mai male a nessuno. La vostra generazione mi dà una grande speranza. Avete tre meravigliosi patrimoni da tutelare saldamente e tenere cari: la pazienza, la curiosità e il senso dell’umorismo.
Non ho mai visto un fanatico con il senso dell’umorismo né un uomo con il senso dell’umorismo diventare fanatico. Il senso dell’umorismo è il nostro vaccino contro il male. Una persona curiosa, paziente e che sa ridere di sé non manderà mai nessuno alla camera a gas".

 
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Plato. Notte dei diritti

Post n°1546 pubblicato il 01 Febbraio 2010 da cateviola
 

Con l'aggiunta di foto scattate durante i blitz notturni (senza rendere pubbliche quelle che ritraevano le persone coinvolte, sia lavoratori cinesi che agenti comandati all'ispezione), continua il racconto del mio amico, uno sfogo di una persona che per il suo lavoro è costretto a vedere e fare cose che ripugnano alla sua coscienza:

" Allora ti parlo dei blitz notturni dai cinesi.
Prima si facevano gli accertamenti noi, quelli mirati alle (certe) violazioni edilizie e successivamente si mandava copia dell'accertamento alle varie autorità competenti. Qualcuna adempieva altre ignoravano. Va ricordato comunque che in tutta la provincia di Prato il personale dell'Ispettorato del Lavoro era costituito da due unità! Da metà del 2008 la Prefettura ogni tanto disponeva questi blitz. Poi dopo la trasmissione di Anno Zero, a Prato e aree limitrofe si è scatenato il finimondo. Le disposizioni le dà ancora la Prefettura, ma il coordinamento è affidato al comando provinciale dei CC. Qualche giorno prima, se va bene, ci avvisano ma senza indicare dove e da chi si andrà a fare il sopralluogo. È capitato anche di essere avvisati alle 18, dopo aver iniziato il turno alle 14, per operare la notte stessa. Ho fatto così più di 12 ore consecutive di lavoro, straordinario a recupero naturalmente! Comunque ritorno al blitz. Si parte in carovana tutti con i lampeggianti accesi, caramba, noi, VVFF, etc.. Noi seguiamo i CC perché ancora non ci hanno comunicato la destinazione, sai non si fidano... i pubblici dipendenti sono gentaccia, sai? Lavoratori di serie B.
Arriviamo nella notte quasi sempre verso le 23, così fa più effetto, no? La propaganda funziona così. Insieme a noi, nel gruppo, di solito è presente una ragazza cinese che funziona da interprete, appositamente nominata ausiliario di P.G., altrimenti tutti gli atti che compiono sarebbero nulli. Arrivati davanti al portone si prova a entrare con le buone maniere, ma i cinesi naturalmente diffidenti non aprono. Conseguenza: con il mandato di perquisizione viene affidato ai VVFF il compito di sfondare gli accessi. Così si entra e nel capannone inizia il fuggi fuggi e il caos. Per prima cosa ci mette un fazzoletto su bocca e naso e guanti di plastica alle mani.

I cinesi lì lavorano, vivono, mangiano, fanno di tutto, e di solito in ogni capannone si trova una comunità di alcune decine di persone. Cibo, materiali di lavorazione e altro... è tutto mescolato, insieme ai topi che non mancano mai. Di solito i cinesi usano i locali antibagno per allestire la cucina e la mensa, non puoi immaginare la sporcizia ed il degrado in cui vivono.

In ogni fabbricato minimo troviamo dalle 5 ditte in su. Tutte divise da pareti di cartongesso.A sua volta ogni unità è divisa in tanti loculi, io li ho chiamati così fin dall'inizio, e a Prato ora è in uso questo termine, questi angusti spazi sono allestiti a camera da letto soggiorno e altro. Lì ci dormono con i materassi in terra un paio di persone.

Durante il blitz, alcuni cinesi si presentano spontaneamente, altri ingenuamente si nascondono sotto i piumoni o addirittura cercano di fuggire sul tetto. Dimenticavo, i loculi sono realizzati in compensato e cartongesso e la loro struttura, anche il soppalco, è sorretta da un'intelaiatura di regoli di legno di tre centimetri per tre: io quando cammino sui soppalchi ho sempre il timore di venire giù!

I cittadini cinesi, una volta radunati, vengono contati e identificati. I regolari restano lì, gli altri vengono trasportati coattivamente presso le caserme per le procedure d'identificazione. A noi municipali spetta l'onere di eseguire il sequestro di tutto il fabbricato. Di conseguenza una volta apposti i sigilli i cittadini regolari sono costretti a uscire fuori. Sia gli irregolari che i regolari se ne vanno e vengono portati via con quello che hanno addosso. In ciabatte, in pigiama... Per consentire loro di racimolare vestiti adeguati e effetti personali noi municipali ci dilunghiamo a redigere il verbale di sequestro. Infine tutti escono vestiti alla meno peggio, con qualche valigia e sacco pieno.

Ironia della sorte, che cosa succede a questo punto? Pensa al freddo di queste notti da dicembre fino ad oggi. Gli irregolari in un modo o l'altro passeranno la nottata al caldo nelle caserme e qualche anima gentile darà loro da bere qualcosa di caldo, forse, ma ci credo poco.
I regolari invece non se li porta via nessuno quindi restano nel mezzo di strada
. Pensa, io parlo del mio comune  che è quasi tutta campagna, quindi situazione più severa che in Via Pistoiese e limitrofe di Prato. Non so come mai, ma anche i cinesi intuiscono la mia natura. Durante le operazioni vengono, donne, ragazzi e uomini, a pigolare da me perché trovi il modo di lasciarli al caldo nelle loro tane, tane sì, ma sempre casa! Io in questo caso, contro la mia natura, in modo brusco li respingo. Ti informo, Caterina, che scene di violenza non si verificano. I cinesi sono un popolo mite e paziente, sopportano tutto. (...). Ma le operazioni, proprio per il loro svolgimento, sono violente.
Immaginati, Caterina, ti sfondano la porta  (la potevi aprire, ma se hai qualcosa da nascondere, come la loro irregolarità, ci pensi un po’ prima di girare la maniglia) e ti buttano fuori di notte al freddo, con un bambino in braccio che tossisce e tu magari sei incinta? Questo avviene nei blitz. I servizi sociali dovrebbero essere presenti con un punto di accoglienza, ma nessuno li attiva, tanto sono cinesi, vivono nella sporcizia, mezzi irregolari, chi se ne frega, no? Per me invece sono persone e i miei diritti sono anche i loro.
In fondo che cosa hanno fatto di male? Nulla. Hanno rubato? No. Vanno in giro a molestare? No. Sì, un paio di delitti li hanno commessi: 1) Sono emigrati con coraggio e azzardo dal loro paese che non garantiva loro di vivere con dignità, altrimenti starebbero lì. 2) Lavorano, lavorano e si fanno sfruttare. Ecco i loro torti, perciò subiscono quello che ti ho raccontato, senza che alcuno si indigni, anzi!

Dimenticavo, la notte quando torno a casa dopo i blitz, sveglio mia figlia e ne parlo, altrimenti starei troppo male.
Un abbraccio e grazie "

Grazie a te, amico mio, per la testimonianza documentata e per la tua coscienza.
E ringrazio quanti hanno lasciato i loro contributi e ulteriori spunti di riflessione nei commenti al post precedente.

 

 
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