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Creato da cateviola il 19/08/2006
¡ Quién bien te quiere, te harà llorar !
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finestre sul mondo
" Servono tanti Don Chisciotte
per ribaltare lo slogan imperante:
il business è tutto.
Servono tanti Don Chisciotte
per rimettere al centro dei pensieri
i bisogni sociali delle persone.
Servono tanti Don Chisciotte
per combattere contro i mulini a vento
dell'omologazione imperante.... "
Serve il blog di Bruno,
la mia finestra sul mondo
E dal blog NEL TEMPO....

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come un uomo sulla terra
C’erano una volta gli sbarchi.
E chi non faceva domanda d’asilo veniva smistato nei centri di identificazione e espulsione (Cie) d’Italia in attesa del rimpatrio o del rilascio con un ordine di allontanamento. Ma adesso che gli sbarchi sono diminuiti del 90% negli ultimi cinque mesi (dati del Viminale), chi è che finisce dentro i Cie? Per scoprirlo Fortress Europe sta girando i Cie di tutta Italia. Cominciando da quello di Roma, a Ponte Galeria. Lì hanno scoperto che, oltre a un terzo circa di ex detenuti trasferiti direttamente dal carcere, le vittime del giro di vite sulla clandestinità sono soprattutto “italiani”. Italiani tra virgolette, perché non hanno la cittadinanza, ma in Italia vivono da quindici, venti o trent’anni. Gente che ha avuto il permesso di soggiorno con le sanatorie del ‘93 e del ‘95, e che il permesso se l’è visto ritirare per scadenza termini, essendosi trovato senza datore di lavoro al momento del rinnovo. In vent’anni però in Italia uno si costruisce una vita. E allora c’è chi fuori ha moglie e bambini piccoli. Ci sono famiglie che rischiano di essere spezzate in due. In nome della sicurezza degli italianisenzavirgolette. Drammi che hanno portato alcuni a tentare il suicidio, bevendo la candeggina o tagliandosi i polsi. Oppure a imbottirsi di psicofarmaci per non impazzire.
Fortress Europe ha raccolto per noi le loro storie.

Oggi mi è arrivato questo messaggio e lo pubblico soprattutto per gli amici che vivono a Roma:
A tutti i firmatari della petizione per i diritti dei migranti in Libia.
Martedì 10 novembre 2009.
Nel giorno in cui il Ministro Maroni torna a Tripoli per festeggiare il disumano successo del trattato con il dittatore libico, annunciando che presto altre 3 motonavi italiane saranno fornite alla polizia di Gheddafi per rinforzare controlli e respingimenti.
Nel giorno in cui un'altra barca di esseri umani rischia di essere lasciata in balia del mare o restituita alla violenza e all'arbitrio della polizia libica.
Noi non rinunciamo alla necessità della denuncia e consegnamo agli uffici di rappresentanza in Italia di Parlamento Europeo e Commissione Europea, con la presenza di UNHCR, le 18.000 firme raccolte per chiedere:
- un' inchiesta internazionale sulle modalità di controllo dei flussi migratori in Libia in seguito agli accordi bilaterali con il Governo Italiano
- una missione umanitaria in Libia per verificare la condizione delle persone detenute nelle carceri e nei centri di detenzione per stranieri
Lo faremo insieme ai protagonisti del film nel pomeriggio di martedi 10 novembre 2009. Filmeremo e fotograferemo l'incontro e pubblicheremo le immagini sul sito.
Poi alle 18.00 vi invitiamo tutti al CINEMA AQUILA a Roma per la PRESENTAZIONE del dvd+libro di "COME UN UOMO SULLA TERRA"con proiezione speciale del film.
In attesa che prima o poi anche i destinatari italiani della petizione, i Presidenti di Camera e Senato, accettino di accogliere la nostra delegazione in rappresentanza dei 18.000 firmatari che chiedono il rispetto e la tutela di miglaiia di esseri umani.
Grazie a tutti voi.

Come un uomo sulla terra di Andrea Segre, Riccardo Biadene e Dagmawi Yimer, è un viaggio di dolore e dignità, attraverso il quale Dagmawi Yimer riesce a dare voce alla memoria quasi impossibile di sofferenze umane, rispetto alle quali l’Italia e l’Europa hanno responsabilità che non possono rimanere ancora a lungo nascoste. Il documentario si inserisce nel progetto di Archivio delle Memorie Migranti.

Questa è la lettera che Dagmawi Yimer ha scritto a tutti coloro che hanno lavorato con lui al film:
Vi dico una cosa solo che sono talmente soddisfatto, fiero, fiero personalmente e mi sento un grande sollievo per quanto riguarda il contributo che ho fatto per quei miei amici che stanno in guai ancora.
Sono anche libero (innocente storicamente). Non so se mi avete capito bene.
Mi disturbava dentro di me una voce che mi accusa colpevole (guilty) e adesso con tutto il vostro lavoro, la vostra volontà e dedizione non c'è più quella voce.
Sono anche libero e innocente come un uomo sulla terra.
Per me questa è la giustizia: dare voce a quelli che non hanno il potere.
Un abbraccio forte a tutti
dormo... dormo... e
certo che mi sveglio di nuovo
Innocente storicamente... è bellissimo.
Se non hai fatto niente non sei innocente, se non provi nemmeno non sei libero
Se non hai fatto, se continui a non fare, se non continui a provare,
sei storicamente coinvolto e non innocente.
Esiste un'innocenza storica,
consiste nel fare, nel provare, non nel "non aver commesso nulla"

La lettera di Andrea Segre:
È la ricerca di uno spazio di dignità che mi ha mosso a fare questo film.
Ma non per i migranti.
Per me. Per me come cittadino italiano, come cittadino, come uomo.
Ho vissuto e sto vivendo gli anni della mia maturità in un mondo, e ancor più in un Paese che di fronte alle sue contraddizioni ha scelto la via della distrazione. Invece di affrontare i nodi delle ingiustizie che provocano squilibri e repressioni, i gruppi di potere gestiscono le luci dello spettacolo per coprire violenze e responsabilità. Per questo ero alla ricerca di uno schiaffo, di un pugno diretto. Avevo bisogno di prendermi un cazzotto in faccia, per trovare l’evidenza inevitabile di una violenza. La mia speranza era che da quello schiaffo potesse nascere una reazione di dignità.
Non credo esista nessuna persona che, in buona fede, possa anche solo sospettare la falsità dei protagonisti di COME UN UOMO SULLA TERRA.
A mio avviso non è in alcun modo dubitabile la verità dei loro volti.
Volti vivi, intelligenti, attenti: volti in primo piano che possono finalmente esistere nella loro individualità, nella loro dignità umana.
Quella stessa dignità umana che costituisce la prima vittima del meccanismo micidiale che oggi domina il mondo.
Allora, però, se quello che le donne e gli uomini etiopi raccontano è vero, non può esistere nemmeno qualcuno in grado di sostenere l’innocenza storica e umana del nostro Paese. Tutti hanno visto lo spettacolo della stretta di mano tra il Cavaliere e il Colonnello e tutti ricordano la frase scolpita a suggello di quell’incontro: “Più petrolio, meno clandestini”
Ora basterebbe unire quello spettacolo al racconto reale dei volti di COME UN UOMO SULLA TERRA..
Se agli italiani oggi venisse davvero, e sottolineo davvero, concesso di poter unire questi due elementi, credo che qualcosa inizierebbe a incrinarsi nella grande distrazione di cui tutti, tranne piccoli gruppi di potere, siamo vittime.
Una distrazione che in fondo altro non è che la più assoluta delle distrazioni possibili, quella dalla dignità dell’essere uomini.
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