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Messaggi del 24/05/2012

paura

Post n°7 pubblicato il 24 Maggio 2012 da anga
Foto di anga

Mentre aspettavamo che l'infermiera ci chiamasse, C. s'era appisolata sulla mia spalla, con le cuffiette appese che pareva colasse latte dalle orecchie. La posizione non era proprio comoda, dopo un po' il collo mi tirava in basso verso la sua testa un po' puzzolente d'adolescente. Ma ogni tanto, in quei tre quarti d'ora d'attesa, gli avevo dato un bacino, proprio in mezzo alla scriminatura troppo rada dei sui capelli: un gesto compiaciuto e solitario d'affetto.
Intanto la donna camminava nervosa davanti a noi, in quell'anticamera ricavata da uno stanzone in fondo alla corsia del reparto.
C., su quella signora, prima di crollarmi addosso, m'aveva fatto dei segni, a indicarmela, quando quella non la stava guardando, che dicevano, molto eloquenti, quanto per lei fosse strana. Con gli occhi sgranati per la meraviglia m'aveva sussurrato: "Quella vecchia mi guarda, male, con lo sguardo cattivo e poi bisbiglia qualcosa…. eh mamma, perché, che vuole…?". Io l'avevo rassicurata, immaginando che la fantasia dei ragazzi é fervida e ingigantisce ogni cosa. Gli avevo detto che forse pregava, la vecchina, e chissà a cosa pensava guardandola, ché sicuramente non ce l'aveva con lei.
Ora osservavo il solitario avanti-indietro della vecchia e m'ero fissata sulle sue scarpe consumate e impolverate, nere, col cinturino e la linea leggermente allungata, un tacco largo, tipo bebè da adulta, un po' retrò, calzate su un paio di gambe non robuste ma forti, per quello che si poteva indovinare attraverso una gonna nera dritta e comoda, che ne tagliava a metà i polpacci. Sopra indossava una camiciola ruggine comoda anche quella, a mo' di casacca, con le maniche a tre-quarti, che nei bordi e nei risvolti del colletto disegnava un leggero ricamo. I capelli bianchi emanavano un riflesso dorato e li portava raccolti dietro alla nuca con poche mollette di un diverso castano l'una dall'altra, messe alla meno peggio, ma nell'insieme, la capigliatura aveva un'aspetto pulito e ordinato. Al posto della borsa teneva stretta fra le dita una grossa busta di plastica blu, che faceva indovinare una nutrita documentazione medica.
A tratti, interrompeva l'andirivieni, tirava fuori una delle tante cartelle dalla busta blu, la apriva, allungava il collo verso le stanze dei medici, e recitava parole senza suono fra sé e sé aggrottando le sopracciglia e rilasciando dagli occhi una piccola, solitaria paura. Allora sembrava una bambina cresciuta, con le sue scarpe bebè, presentata alla vita anzitempo e rimasta aggrappata alle sue filastrocche come rimedio al buio. Ma ogni volta che sollevava la busta di plastica blu, si vedevano muovere sotto la pelle avvizzita degli avambracci, i muscoli sviluppati, di una vita sudata e conquistata giorno dopo giorno.
Il collo, ancora abbastanza eretto, poggiava sulle spalle ricurve, come lentamente piegate per una qualche attività protratta negli anni, o nell'intera sua vita, che le imponesse di chinarsi, o forse era solo l'effetto dell'età; per il resto, il suo corpo appariva solido e asciutto come di chi ogni giorno lo usa ancora per un lavoro.
Forse era qui proprio nel tempo di pausa del suo lavoro e quell'impazienza che snocciolava come un rosario interrompendo i passi a intervalli regolari altro non era che segno di preoccupazione per il ritardo che la lunga attesa gli avrebbe causato, forse un rimprovero. Ma ad ogni apertura di porta allungava il collo e a chi usciva, agli altri pazienti, faceva timide domande, chiedendo sempre scusa, col tono gentile di un tempo passato, e ringraziava, sempre con lo stesso tono. Poi avevo colto un frammento di questi brevi scambi: …"ha fatto male?" E allora avevo capito bene, che questa donna ormai vecchia era ancora forte, fatta di muscoli e carne solo per sopravvivere al mondo che c'è fuori, ma dentro, lei era un'anima bambina, ancora coi i suoi rifugi segreti, la gentilezza magica delle cantilene mute, e perché non aveva nessuno ad accompagnarla, persino all'ospedale quando aveva paura.
Finalmente era uscita anche lei dalla stanza dei medici e la dottoressa a dirle "ha visto che non ha sentito niente!" ; lei, proprio come fanno i bambini, la mano a sistemare qualcosa nella sua busta blu e col sorriso rilassato, dimentica della paura passata era pronta ad andare.

 
 
 

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