Creato da regina_crimilde il 25/10/2005

C'era una volta...

le fiabe sono solo dei ricordi d'infanzia o non sono piuttosto un codice da interpretare? Andiamo alla ricerca dei valori, dei miti, della storia profonda dell'umanità e dell'io che trasmettono.

 

 

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Il mostro

Post n°134 pubblicato il 08 Agosto 2007 da regina_crimilde
 

All’origine dell’orrore come genere letterario, alla radice della paura della narrazione c'è essenzialmente l'intrusione nel racconto di esseri ignoti, non spiegabili sulla base dell'esperienza della comunità narrante.

Sono i cosiddetti MOSTRI: esseri fantastici come draghi, orribili come orchi, malvagi come streghe, seduttori come le sirene, portatori di poteri straordinari come i genii.

Sono esseri creati e narrati all'interno di contesti che ispirano sentimenti contraddittori, repulsione ma anche attrazione,  timore e di curiosità.
Così si rapportano alla loro apparizione i protagonisti delle fiabe e dei miti; ma anche così si rapportano alla loro narrazione gli ascoltatori (o i lettori).

Ulisse è attirato e respinto dal canto delle sirene: le teme ma ne vuole fare ugualmente l'esperienza.
Barbablù è un essere seduttivo che attrae le mogli che poi uccide.
Sotto l'apparenza di mostro (spesso in seguito ad una magia punitiva) si nascondono principi bellissimi che finiranno per rivelarsi un Principe Azzurro sui generis.


E del resto monstrum, la parola latina, è un termine ambivalente, senza specificazione morale e senza valore negativo o positivo. Monstrum è un prodigio, un oggetto che genera meraviglia ma anche sconcerto e paura.

Monstrum è qualcosa mai visto, raro, unico.
Monstrum è l'alieno della fantascienza moderna; monstrum è il diverso della società. Monstrum è stato, per esempio, a lungo, l'albino o il glabro, nella società antica; il nano o il gigante; il deforme.
Ma più banalmente il biondo tra i neri; la donna dai capelli rossi o gli occhi verdi (spesso letti come indicazione di poteri paranormali); lo straniero che balbetta la lingua del paese in cui si inserisce (il barbaro); il guaritore cui accade di non poter sempre guarire; il lunatico, l'epilettico, lo schizofrenico che "parla con i morti".

 
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