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Creato da cercoilcoraggio il 31/05/2012

Cantastorie

il dono più prezioso sono le emozioni.

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Post n°88 pubblicato il 18 Luglio 2014 da cercoilcoraggio

…perché prima o poi spunta il sole, ma devi guardare il cielo. E se ti dicono che non vai bene, tu non ti arrabbiare, ma insegna loro a sognare. E se la gente è cattiva, tu non ti arrabbiare, ma insegna loro a guardare il cielo. Perchè il sole prima o poi spunta, ma devi guardare in alto, anche quando il cielo è nero di nuvole e fa paura! Perchè è li che spunta il sole.

 
 
 

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Post n°87 pubblicato il 15 Luglio 2014 da cercoilcoraggio

Non so a voi come è andata…ma a me è andata cosi!

 Chissà a che cosa stavo pensando quando, appena creato nel porto del Paradiso, mi hanno consegnato quel taccuino e me lo hanno messo tra le mani. Li c’era la lista di cuori che potevo scegliere, il cuore che mi avrebbe accompagnato per tutta la mia vita.  Chissà se anche a voi capita di pensare, e se avessi fatto una scelta diversa?  Io a dire il vero ero cosi ansioso di  nascere che ne ho scelto un a caso.  Ce ne erano tanti, sembravano tutti uguali, perché non sceglierne uno a caso, mi sono detto?  Poi mi hanno dato quel borsone talmente grande che riuscivo appena a portarlo e mi hanno messo in fila. Ricordo che c’era un sacco di vento sulla pista di atterraggio. Potevo scegliere qualsiasi volo volessi, ogni volo una destinazione per nascere. Non so voi come avete scelto, ma io ho seguito quello di fronte a me. Avevo paura di sbagliare, cosi ho fatto quello che faceva lui. L’ho seguito fin sopra le scale dell’aereo e poi sono entrato. Ho scelto un posto a sedere da dove potevo vedere fuori , mi sono seduto e ho guardato dentro il borsone che mi avevano dato.  C’erano vestiti di ricambio e qualche giocattolo. Ne presi uno e inizia a giocarci, cosi un po a caso.  Di fianco a me c’era un altro bambino ,che anche lui stava rovistando tra la borsa, e ad un certo punto vedo una bambina che gli si avvicina e gli fa –Ciao, posso sedermi?”.  Lui fa si con la testa e poi la bambina chiede ancora  -Tu che cuore hai scelto?- E lui risponde quello della bellezza. E la bambina sorride e gli dice che lei, invece, ha scelto quello del romanticismo. E li vedo prendersi per mano e sorridere.  E in quell’attimo, mi viene il dubbio che forse  prima di sceglierlo, quel cuore, forse avrei dovuto leggere, avrei dovuto leggerlo quel taccuino.

 

Il gioco che ho tra le mani non lo capisco e lo metto via.  Arriva una hostess e mi sorride e mi dice che stiamo per partire, che devo allacciare la cintura e non devo aver paura perché il viaggio non è pericolo. Gli rispondo che ho capito e poi, dopo qualche secondo, ci penso e le dico –Mi scusi, signorina. Ma posso cambiare cuore? Credo di aver preso quello sbagliato!- Ma lei mi sorride ancore e si mette a ridere e poi si allontana. Credo che la risposta sia no.

Intanto il bambino seduto di fronte a me si gira sul sedili e mi fa –Fammi vedere che hai dentro lo zaino-. Lo dice con tono arrogante e con forza mi ruba lo zaino. Ehi, è mio, protesto io, ma quello mi da una spinta forte e mi fa sbattere la testa sul sedile dell’aereo. 

-Cuore di bullo, sicuramente- sento dire dalla bambina romantica affianco al bambino con il cuore bello. Allora il bambino con il cuore bello si alza e va di fronte al bambino bullo e gli dice –Ora ridai lo zaino al suo proprietario, chiaro? Se no te la vedi con me. Ora dai subito lo zaino al bambino con il cuore pauroso e sbrigati.- 

-E va bene, calma è! Mi stavo solo divertendo un attimo. Tieni bambino pauroso. – mi fa il bambino bullo mentre mi restituisce lo zaino….e...no…aspetta….ma ho sentito bene? Bambino pauroso mi hanno chiamato?

-Scusami, Perché….perchè mi avete chiamato bambino pauroso?- chiedo.

E’ la bambina a rispondermi  –Perché è il cuore che ti sei scelto! Un cuore pauroso!-

 

Merda!

 

Ecco come è andata! 

 
 
 

LA GUERRA

Post n°86 pubblicato il 12 Luglio 2014 da cercoilcoraggio

Caro angelo,

vedi io non penso di essere uno che ha paura. Di certo non ho paura degli uomini, perché sò che loro, nonostante tutto, hanno un cuore. E chi ha un cuore, allora lo posso far sorridere. Non ho paura degli angeli, che già sorridono e non ho paura dei diavoli. Se un giorno dovessi mai andare all’inferno, angelo mio, non venire a prendermi. L’inferno, vedi, ha tanto bisogno di sorrisi. Non ho paura perché angeli, diavolo e uomini, hanno tutti un cuore.  E anche se tutti fanno tanto per apparire diversi, in realtà siamo tutti uguali. La gente pensa che la diversità li rende speciali, ma in realtà è avere un cuore che ci rende speciali. E i cuori, caro angelo, mi hai insegnato a capirli, quelli si. I cuori sono tutti uguali, i cuori sognano tutti la stessa cosa: una carezza, una parola gentile, un po di affetto, di essere ascoltati, di guardare l’arcobaleno stretti tra loro, di poter guardare il futuro con un sorriso, di amicizia, di tanti sorrisi e di immenso amore.  Quale cuore non vuole queste cose? Quale? Nessuno, questo mi hai insegnato. Perciò non ho paura dell’inferno perché i diavoli, si anche i diavoli, anche loro vogliono queste cose. Forse non lo sanno, ma il loro cuore si. E sono tutte cose che anche uno come me può dare. Mi hai insegnato ad apprendere dai bambini, perché loro sono i maestri del cuori. Loro si che sanno donare mille sorrisi.  E anche il Diavolo in persona, alla fine di tutto, cadrà di fronte al sorriso di un bambino, l’ultimo dei bambini, il più povero ed umile, ma con un cuore grande come non se ne è mai visto prima. Perciò non ho paura, ho tanti sorrisi ancora da donare ai diavoli, agli umani e magari anche a qualche angelo.  Non ho paura, la tristezza la scaccio con le stelle, la cattiveria con una carezza e l’odio con l’amore.  Eppure, il giorno che feci domanda per il servizio civile, invece di fare il militare, mi mandarono a chiamare i carabinieri. Mi trovai di fronte quest’uomo in divisa grande e grosso e mi disse:” Ma non ti vergogni? E se scoppia una guerra? Mandi a difendere i tuoi cari e la tua patria agli altri? Non ti vergogni? Vuoi comportarti da codardo?” Io non risposi, perché aveva ragione.  Posso affrontare il diavolo, ma la guerra mi fa paura. Perché il diavolo ha ancora un cuore nel petto, la guerra, il cuore, se lo è strappato via da molto tempo ormai. E allora io, angelo mio, che cosa posso fare di fronte alla guerra? In guerra ogni parola d’affetto è sommersa dal rumore della paura e dai pianti. Non puoi far sorridere le persone parlandogli delle stelle, perché il cielo è oscurato dalla polvere di distruzione. In guerra non puoi donare carezze perché le armi sono fredde e non hanno cuore ma solo una mente precisa che non sbaglia mai un colpo. Nella guerra, caro angelo, i primi a perdere sono i bambini, loro che sono i più forti tra noi. E se perdono loro, cosa posso fare io? La guerra se ne porta via tanti di bambini, perché la guerra sa che loro sono i più forti, la guerra ha paura di loro e allora se li porta via sempre il più possibile.  E allora ,forse, l’unica possibilità è quella di far si che questi bambini un giorno crescano e screscano uomini che sanno ancora sorridere ed amare e guardare le stelle e dare una carezza. E allora un uomo cosi, quando qualcuno gli domanda: “Ma non ti vergogni? E se scoppia una guerra? Mandi a difendere i tuoi cari e la tua patria agli altri? Non ti vergogni? Vuoi comportarti da codardo?”, un uomo cosi gli risponde:” Vengo ora dalla trincea, sto in prima linea, mi sparano da tutte le parti. Mi bombardano e mi odiano. Mi deridono e mi credono stupido. Vivo nella solitudine della trincea. Ma io resto li, a combattere e le mie armi sono un sorriso, le stelle e la luna, il sole ed il blu del cielo. Le lacrime del mio viso, le mani per stringere ed abbracciare, la mente per ascoltare ed infine il cuore per amare.  Non ho paura io, perché alla fine, non ne ho mai dubitato un solo istante della mia eterna solitudine, vinceremo noi! Vincerà il sorriso.”

 

Ecco, ma io non sono un uomo cosi e parlare di tutta questa guerra mi ha messo addosso una gran paura. E ovunque ci sono persone grandi e grosse che pensano di difendere la mia libertà e la mia vita con le loro potenti armi , o persone che vogliono togliermi la liberta e la mia vita con le loro potenti armi uccidendo e uccidendo e uccidendo ancora, ancora e ancora. Uccidendo tutti gli uomini, angeli e diavoli. E poi uccidendo ancora e ancora.  Ma per fortuna non vinceranno loro. Loro hanno già perso ,anche se ancora non lo sanno. Vinceranno i bambini. Si, vinceranno i bambini.  Loro e gli angeli, ovviamente :-)

 
 
 

Al mio cuore gemello

Post n°85 pubblicato il 31 Marzo 2014 da cercoilcoraggio


Caro cuore gemello, 
ti scrivo perché lo faccio da quando sono bambino. La prima lettere che ho spedito in vita mia, la scrissi a scuola. Era un compito e la maestra ci disse di scrivere in alto il destinatario e io scrissi, in lette grandi :”Al mio cuore gemello”. In quella prima lettera ti chiesi se volevi essere mia amica. Nella seconda lettera ti scrissi di non essere triste e di sorridere sempre. E nella terza lettera ti dissi che c’è una cosa che fa più male di tutte ad un cuore: non essere capito. Ti dissi che nella vita ti capiterà di fare tante cose meravigliose, di dipingere i colori più splenditi, ma nessuno li vedrà mai. Nessuno ti farà i complimenti per quello che avrai fatto. E allora potrai pensare che non vale più la pena di creare cose meravigliose. Ma non è vero, non è cosi. Ed è per questo che dalla quarta lettera in poi, ho iniziato ,sempre, scrivendo:” Sei stata bravissima!”. Perché io sono il tuo cuore gemello ed un cuore gemello vede tutti i disegni che dipingi nel cielo. 
E ancora oggi alzo sempre gli occhi al cielo, anche se la gente non capisce perché lo faccio, e dentro di me penso sempre: ”Sei stata bravissima!”

 
 
 

Tutto è possibile!

Post n°84 pubblicato il 27 Gennaio 2014 da cercoilcoraggio

 

L’uomo era pazzo. Pazzo letteralmente, completamente.  E i bambini lo sapevano.  Qualche volta facevano a gare di coraggio per vedere chi di loro riusciva ad andargli più vicino prima che la paura li prendesse e li facesse tornare indietro di corsa. Chi arrivava più lontano, vinceva il diritto di provare un tiro alla giostra della città. Un giorno un bambino era riuscito ad arrivare fino a 10 metri dal pazzo e gli altri bambini gli avevano pagato un tiro alla giostra. Il bambino aveva fatto centro e aveva vinto un peluche.  Lo aveva poi regalato alla sua fidanzatina. 

Ma un giorno arrivò una bambina, era arrivata da fuori città con i genitori per via del loro lavoro.  Era bella e tutti i maschietti la ammiravano. La fidanzatina con il peluche, come molte altre fidanzatine, iniziarono ad essere gelose. Poi un giorno la bambina disse:” Voglio provare anche io a giocare al gioco del pazzo!” Ma i bambini storsero la bocca. Quello era un gioco per maschi, ci voleva coraggio. Ma le bambine, speranzose che il pazzo rapisse la bambina –si diceva che il pazzo rapiva i bambini –, incoraggiarono l’idea della bambina proveniente da fuori città. 

“Fatela provare” disse la fidanzatina con il peluche. “Non c’è scritto da nessuna parte che le femmine non possono provare!” 

E cosi la bambina provò il gioco. E piano piano si avvicinò al pazzo.  Quest’ultimo sembrò guardare a terra, parlava da solo. No, aspetta. Parlava, si accorse la bambina, con un piccolo oggetto che aveva in mano.  Forse un pezzo di stoffa di vestito. Non sembrava accorgersi della bambina. Il pazzo guardava quel pezzo di stoffa e sembrava assorto in un’ animosa conversazione. Cosi la bambina, che era molto coraggiosa, si potè avvicinare al pazzo. 10 metri, 5 metri. Aveva già battuto il record degli altri bambini. E proprio questi ultimi la guardavano ammirati. Era bellissima e coraggiosa. E in molti speravano che un giorno lei potesse diventare la loro fidanzatina.  E la fidanzatina con il  peluche, come tutte le altre fidanzatine, iniziarono a guardare con invidia. Speriamo che il pazzo se la porta via, cosi pensavano le fidanzatine dentro di loro. 

Alla fine la bambina arrivò a solo 2 metri dal pazzo. Lo guardò conversare da solo e notando che era completamente pazzo, si girò e se ne andò via. Ritornò dai bambini che la applaudivano e in molti iniziarono a farle i complimenti e a farle la corte. Le bambine se ne andarono via furiose.  La bambina andò alla giostra, pagata dai bambini, e fece tre centri e si portò via tre  peluche. 

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Quella notte, un bambino usci di nascosto da casa e andò a sedersi vicino al pazzo. 

“Ciao. Hai visto oggi quella bambina? Hai visto quanto è bella? E non ha avuto neanche paura di te. E’ molto coraggiosa e a scuola è anche molto brava. Dicono che presto si fidanzerà con Jack. Quel bullo grande e grosso che a scuola le da a tutti. Ma alle donne piace!” 

“Se la bambina ti piace molto, perché non le parli?” Disse il pazzo mentre accarezzava un pezzo di vetro e parlava con un sasso raccolto a terra. 

“Tu parli cosi perché sei pazzo e per te tutto è possibile. E io ti voglio tanto bene, amico mio. Ma,non funziona cosi.  Lei è bellissima e si fidanzerà con il più bello della scuola. Noi siamo soltanto due pazzi.” Disse il bambino e lo abbracciò.

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 Il giorno dopo a scuola si venne a sapere che il bullo Jack aveva deciso che sarebbe diventato il fidanzato della nuova arrivata da fuori città. Questo voleva dire che nessun doveva più mettere gli occhi o il pensiero sopra la bambina.  Lei, ormai, era diventata proprietà di Jack.  Era soltanto questione di tempo prima dell’ufficializzazione della cosa. Giusto il tempo che Jack mettesse in mostra i suoi capelli biondi, i suoi occhi azzurri e i suoi grandi muscoli; giusto il tempo, insomma, che la fanciulla si innamorasse di lui. Jack era sicuro che era solo questione di poche ore.  Ma la bambina, vedendolo, non rimase per nulla impressionata, anzi.  Ma jack aveva deciso che doveva essere sua. Allora alla bambina venne in mente una cosa e disse:” Io mi fidanzerò con colui che andrà più lontano nel gioco del pazzo! Facciamo una gara, e colui che andrà più lontano diventerà il mio fidanzato!” 

Nella scuola si ebbe il putiferio. Tutti che volevano provare, ma bastò una solo occhiataccia di Jack, e dei suoi compari, perché tutti rinunciassero. Jack era il bullo più cattivo della zona e tutti avevano paura di lui. 

Cosi Jack, sorridente, disse: ”A quanto pare non ci sono sfidanti. Questo mi fa diventare il vincitore unico!”

E la bambina guardò tra la folla, gli occhi tristi, alla ricerca di qualche salvatore. E il bambino, che era tra la folla, incrociò quegli occhi.  E la pazzia che era in lui, venne alla luce. Pazzia, perché pazzia era sfidare Jack. Ma contro la pazzia non c’è cura. 

Si fece avanti e disse:” Voglio gareggiare anche io!” 

E tutti lo guardavano come se fosse matto.  Ma lui matto lo era per davvero. Completamente.  Forse, ogni tanto, poteva mentire a se stesso. Ma di fronte a quello sguardo, di fronte a quella fanciulla, non è stato più capace di negare la sua natura. 

“Ora ti rompo la faccia!” urlò Jack andando incontro al bambino. 

Ma ormai la pazzia nel bambino si era risvegliata e dentro di se pensò :”ce la posso fare a batterlo, ce la posso fare!” e Jack lo riempi di botte e lo lascio per terra. Poi prese con forza la bambina e la baciò. 

Le bambine furono invidiose, perché volevano loro il bello e forte Jack. I bambini furono rassegnati perché ormai lei era di jack. 

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Quella notte il bambino usci di casa di nascosto e andò dal pazzo!

“Che cosa hai fatto in faccia?” Chiese quest’ultimo, parlando attraverso una lattina vuota mentre cercava di prendere delle mosche invisibili. 

“Per un attimo ho pensato che tutto fosse possibile.  Ma mi sbagliavo. Oggi ti devo dire addio. Hanno ragione i miei genitori. Non posso più credere che tutto sia possibile, è arrivato per me il momento di crescere. Io non sono forte come te.  Credere che tutto sia possibile è pericoloso nella realtà. Essere pazzi non è facile. Oggi ho fatto una pazzia e ora guardami come sono ridotto? Guarda tu, come sei ridotto! No. Io devo crescere. Mi dispiace, ma ti devo dire addio!” Disse il bambino, mentre lo abbracciava per un ultima volta. 

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Il giorno dopo Jack e la bambina entrarono mano nella mano a scuola. Lui sorrideva, lei era un po triste. Ma si disse, jack era bello e forte, si sarebbe abituata a lui.  Ma per un attimo la bambina pensò al qual bambino che si era fatto picchiare da Jack. Che pazzo che era stato e le scappo un sorriso a pensare a quel bambino. E chi la vide sorridere, credette che era felice. Quale ragazza non era felice tra le braccia muscolose di Jack? 

Quello stesso giorno, quando i bambini andarono al parco, il pazzo non c’era più. Dove era finito? Chiesero  ovunque, ma nessuno sembrava averlo visto quel giorno. Era sparito.

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10 ANNI DOPO

 

Fine prima parte! (domani sera la seconda e ultima parte). 

 
 
 
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