Community
 
cercoilcora...
   
 
Creato da cercoilcoraggio il 31/05/2012

Umile cantastorie

il dono più prezioso sono le emozioni.

AREA PERSONALE

 

ARCHIVIO MESSAGGI

 
 << Aprile 2014 >> 
 
LuMaMeGiVeSaDo
 
  1 2 3 4 5 6
7 8 9 10 11 12 13
14 15 16 17 18 19 20
21 22 23 24 25 26 27
28 29 30        
 
 

FACEBOOK

 
 
Citazioni nei Blog Amici: 30
 

 

Al mio cuore gemello

Post n°85 pubblicato il 31 Marzo 2014 da cercoilcoraggio


Caro cuore gemello, 
ti scrivo perché lo faccio da quando sono bambino. La prima lettere che ho spedito in vita mia, la scrissi a scuola. Era un compito e la maestra ci disse di scrivere in alto il destinatario e io scrissi, in lette grandi :”Al mio cuore gemello”. In quella prima lettera ti chiesi se volevi essere mia amica. Nella seconda lettera ti scrissi di non essere triste e di sorridere sempre. E nella terza lettera ti dissi che c’è una cosa che fa più male di tutte ad un cuore: non essere capito. Ti dissi che nella vita ti capiterà di fare tante cose meravigliose, di dipingere i colori più splenditi, ma nessuno li vedrà mai. Nessuno ti farà i complimenti per quello che avrai fatto. E allora potrai pensare che non vale più la pena di creare cose meravigliose. Ma non è vero, non è cosi. Ed è per questo che dalla quarta lettera in poi, ho iniziato ,sempre, scrivendo:” Sei stata bravissima!”. Perché io sono il tuo cuore gemello ed un cuore gemello vede tutti i disegni che dipingi nel cielo. 
E ancora oggi alzo sempre gli occhi al cielo, anche se la gente non capisce perché lo faccio, e dentro di me penso sempre: ”Sei stata bravissima!”

 
 
 

Tutto è possibile!

Post n°84 pubblicato il 27 Gennaio 2014 da cercoilcoraggio

 

L’uomo era pazzo. Pazzo letteralmente, completamente.  E i bambini lo sapevano.  Qualche volta facevano a gare di coraggio per vedere chi di loro riusciva ad andargli più vicino prima che la paura li prendesse e li facesse tornare indietro di corsa. Chi arrivava più lontano, vinceva il diritto di provare un tiro alla giostra della città. Un giorno un bambino era riuscito ad arrivare fino a 10 metri dal pazzo e gli altri bambini gli avevano pagato un tiro alla giostra. Il bambino aveva fatto centro e aveva vinto un peluche.  Lo aveva poi regalato alla sua fidanzatina. 

Ma un giorno arrivò una bambina, era arrivata da fuori città con i genitori per via del loro lavoro.  Era bella e tutti i maschietti la ammiravano. La fidanzatina con il peluche, come molte altre fidanzatine, iniziarono ad essere gelose. Poi un giorno la bambina disse:” Voglio provare anche io a giocare al gioco del pazzo!” Ma i bambini storsero la bocca. Quello era un gioco per maschi, ci voleva coraggio. Ma le bambine, speranzose che il pazzo rapisse la bambina –si diceva che il pazzo rapiva i bambini –, incoraggiarono l’idea della bambina proveniente da fuori città. 

“Fatela provare” disse la fidanzatina con il peluche. “Non c’è scritto da nessuna parte che le femmine non possono provare!” 

E cosi la bambina provò il gioco. E piano piano si avvicinò al pazzo.  Quest’ultimo sembrò guardare a terra, parlava da solo. No, aspetta. Parlava, si accorse la bambina, con un piccolo oggetto che aveva in mano.  Forse un pezzo di stoffa di vestito. Non sembrava accorgersi della bambina. Il pazzo guardava quel pezzo di stoffa e sembrava assorto in un’ animosa conversazione. Cosi la bambina, che era molto coraggiosa, si potè avvicinare al pazzo. 10 metri, 5 metri. Aveva già battuto il record degli altri bambini. E proprio questi ultimi la guardavano ammirati. Era bellissima e coraggiosa. E in molti speravano che un giorno lei potesse diventare la loro fidanzatina.  E la fidanzatina con il  peluche, come tutte le altre fidanzatine, iniziarono a guardare con invidia. Speriamo che il pazzo se la porta via, cosi pensavano le fidanzatine dentro di loro. 

Alla fine la bambina arrivò a solo 2 metri dal pazzo. Lo guardò conversare da solo e notando che era completamente pazzo, si girò e se ne andò via. Ritornò dai bambini che la applaudivano e in molti iniziarono a farle i complimenti e a farle la corte. Le bambine se ne andarono via furiose.  La bambina andò alla giostra, pagata dai bambini, e fece tre centri e si portò via tre  peluche. 

-----------------------------------------------------

Quella notte, un bambino usci di nascosto da casa e andò a sedersi vicino al pazzo. 

“Ciao. Hai visto oggi quella bambina? Hai visto quanto è bella? E non ha avuto neanche paura di te. E’ molto coraggiosa e a scuola è anche molto brava. Dicono che presto si fidanzerà con Jack. Quel bullo grande e grosso che a scuola le da a tutti. Ma alle donne piace!” 

“Se la bambina ti piace molto, perché non le parli?” Disse il pazzo mentre accarezzava un pezzo di vetro e parlava con un sasso raccolto a terra. 

“Tu parli cosi perché sei pazzo e per te tutto è possibile. E io ti voglio tanto bene, amico mio. Ma,non funziona cosi.  Lei è bellissima e si fidanzerà con il più bello della scuola. Noi siamo soltanto due pazzi.” Disse il bambino e lo abbracciò.

---------------------------

 Il giorno dopo a scuola si venne a sapere che il bullo Jack aveva deciso che sarebbe diventato il fidanzato della nuova arrivata da fuori città. Questo voleva dire che nessun doveva più mettere gli occhi o il pensiero sopra la bambina.  Lei, ormai, era diventata proprietà di Jack.  Era soltanto questione di tempo prima dell’ufficializzazione della cosa. Giusto il tempo che Jack mettesse in mostra i suoi capelli biondi, i suoi occhi azzurri e i suoi grandi muscoli; giusto il tempo, insomma, che la fanciulla si innamorasse di lui. Jack era sicuro che era solo questione di poche ore.  Ma la bambina, vedendolo, non rimase per nulla impressionata, anzi.  Ma jack aveva deciso che doveva essere sua. Allora alla bambina venne in mente una cosa e disse:” Io mi fidanzerò con colui che andrà più lontano nel gioco del pazzo! Facciamo una gara, e colui che andrà più lontano diventerà il mio fidanzato!” 

Nella scuola si ebbe il putiferio. Tutti che volevano provare, ma bastò una solo occhiataccia di Jack, e dei suoi compari, perché tutti rinunciassero. Jack era il bullo più cattivo della zona e tutti avevano paura di lui. 

Cosi Jack, sorridente, disse: ”A quanto pare non ci sono sfidanti. Questo mi fa diventare il vincitore unico!”

E la bambina guardò tra la folla, gli occhi tristi, alla ricerca di qualche salvatore. E il bambino, che era tra la folla, incrociò quegli occhi.  E la pazzia che era in lui, venne alla luce. Pazzia, perché pazzia era sfidare Jack. Ma contro la pazzia non c’è cura. 

Si fece avanti e disse:” Voglio gareggiare anche io!” 

E tutti lo guardavano come se fosse matto.  Ma lui matto lo era per davvero. Completamente.  Forse, ogni tanto, poteva mentire a se stesso. Ma di fronte a quello sguardo, di fronte a quella fanciulla, non è stato più capace di negare la sua natura. 

“Ora ti rompo la faccia!” urlò Jack andando incontro al bambino. 

Ma ormai la pazzia nel bambino si era risvegliata e dentro di se pensò :”ce la posso fare a batterlo, ce la posso fare!” e Jack lo riempi di botte e lo lascio per terra. Poi prese con forza la bambina e la baciò. 

Le bambine furono invidiose, perché volevano loro il bello e forte Jack. I bambini furono rassegnati perché ormai lei era di jack. 

---------------------------------------------------------------------------------------

Quella notte il bambino usci di casa di nascosto e andò dal pazzo!

“Che cosa hai fatto in faccia?” Chiese quest’ultimo, parlando attraverso una lattina vuota mentre cercava di prendere delle mosche invisibili. 

“Per un attimo ho pensato che tutto fosse possibile.  Ma mi sbagliavo. Oggi ti devo dire addio. Hanno ragione i miei genitori. Non posso più credere che tutto sia possibile, è arrivato per me il momento di crescere. Io non sono forte come te.  Credere che tutto sia possibile è pericoloso nella realtà. Essere pazzi non è facile. Oggi ho fatto una pazzia e ora guardami come sono ridotto? Guarda tu, come sei ridotto! No. Io devo crescere. Mi dispiace, ma ti devo dire addio!” Disse il bambino, mentre lo abbracciava per un ultima volta. 

---------------------------------------------------------------

Il giorno dopo Jack e la bambina entrarono mano nella mano a scuola. Lui sorrideva, lei era un po triste. Ma si disse, jack era bello e forte, si sarebbe abituata a lui.  Ma per un attimo la bambina pensò al qual bambino che si era fatto picchiare da Jack. Che pazzo che era stato e le scappo un sorriso a pensare a quel bambino. E chi la vide sorridere, credette che era felice. Quale ragazza non era felice tra le braccia muscolose di Jack? 

Quello stesso giorno, quando i bambini andarono al parco, il pazzo non c’era più. Dove era finito? Chiesero  ovunque, ma nessuno sembrava averlo visto quel giorno. Era sparito.

------------------------------------------------------------------------------------------

10 ANNI DOPO

 

Fine prima parte! (domani sera la seconda e ultima parte). 

 
 
 

..

Post n°83 pubblicato il 25 Gennaio 2014 da cercoilcoraggio

Mi piace guardare il cielo, mentre tutti altri guardano sempre dove vanno di fronte a se. 
Mi piace guardare lontano, anche se qualche volta rischio di inciampare contro qualcosa che mi è vicino. E’ solo una ferita in più per aver sognato. 
Mi piace sognare ad occhi aperti, anche se qualche volta sbaglio strada e non me ne accorgo, ma mi dico che non importa. Magari questa strada mi porta da lei. 
Qualche volta, è vero, mi perdo il presente. Sembro sbadato e imbranato. Forse distratto. 
Ma vi posso assicurare che in ogni momento della mia vita, in ogni improbabile strada io mi possa trovare, so perfettamente tutto questo dove alla fine mi porterà. Ma la mia strada non la posso trovare guardando di fronte a me, non la posso trovare evitando ostacoli o guardando indicazioni stradali per non sbagliare direzione. La mia strada sta scritta nel blu del cielo, nelle stelle della notte. Nei sogni, quelli che fai quando cammini. Nelle strade che vedi quando ti perdi. La mia strada è scritta ogni volta che cado e poi mi rialzo. 
Perché è cosi che io ed il mio cuore gemello ci incontreremo.

 
 
 

......

Post n°82 pubblicato il 24 Gennaio 2014 da cercoilcoraggio

Mi potranno dire quante volte vogliono che la terra, il sole, la luna e gli altri pianeti stanno li dove sono perchè seguono le leggi della fisica. Ma io a quelli che lo dicono, scuoterò sempre la testa. Come quando ero bambino e andavo a scuola; la maestra ci insegnava l'astronomia e le forze della fisica che determinavano il tutto. Ma io mi alzavo dal banco e ,di fronte a tutti, scuotevo la testa e dicevo:" No maestra. Non è cosi! I pianeti sono vicini perchè è il legame dell'amicizia che li lega tra loro. E' cosi maestra. E' cosi!" E la maestra ogni volta mi metteva in punizione. E io guardavo gli occhi di quella bambina in seconda fila, ma lei abbassava la testa perché non ci credeva.  E io piangevo, perché nessuno credeva. E ancora oggi ne sono sempre più convinto.  Dato più che crescendo ho iniziato ad avere amici, ho visto come il mio cuore li cercava, come la mia mente girava intorno a loro. Ho visto come gli amici sono legati tra loro. A volte si cercano soluzioni complicate invece di accettare le risposte più semplice e più vere. Il sole, la luna, la terra e gli altri pianeti sono amici, per quello si girano intorno, qualche volta si allontanano, ma poi ritornano vicini.  Che cosa c’è di cosi complicato da spiegare? Ma secondo voi è mai  possibile che se un giorno la forza di gravità/di attrazione(o quello che sia) smettesse di funzionare la luna si allontanerebbe veramente dalla terra? Dopo tutti questi anni di amicizia? E la luna potrebbe veramente mai abbandonare tutti i sognatori che la guardano durante la notte, tutti i bambini che la guardano e cosi facendo prendono il coraggio per affrontare il buio? Per favore, è ora di smettere di raccontare le favole su leggi improbabili e fredde.  I bambini non devono più piangere per le bugie dei grandi!

 

I genitori della bambina in seconda fila, fecero ritirare la loro figlia dalla scuola perché non volevano che frequentasse  uno come me. Da quel giorno non sò più nulla di lei, ma sò per certo che un giorno ci incontreremo ancora; perché è cosi che funziona l’amicizia. Ci si allontana, ma poi ci si riavvicina, sempre. Questa è la legge dell’amicizia. Facile, semplice perché i primi ad impararla devono essere i bambini, e gli adulti devono solo ricordare come funziona. 

 
 
 

...

Post n°81 pubblicato il 21 Gennaio 2014 da cercoilcoraggio

Un angelo, proprio un angelo mi ha fermato per strada. Era una donna, triste ma bella. Mi ha indicato un vecchio solo su di una panchina. E poi l’angelo mi ha raccontato una storia e allora ho capito. Mi chiedeva di andare dal vecchio.  L’angelo mi ha spiegato che lui non riusciva a vederla perché non credeva  più. Cosi sono andato da vecchio e ho iniziato a parlare.

Ho iniziato a raccontare di due bambini che vivevano tanti anni fa. Un bambino ed una bambina. Erano vicini di casa. Un  Natale lei ha ricevuto una macchina per bambini, di quelle a pedali.

Cosi bambino dice alla bambina :”Ma che strano regalo per una ragazzina come te! Pensavo che Babbo Natale ti avrebbe portato una bambola o qualcosa del genere. Una macchina è un gioco per maschi!”

E la bambina gli risponde :”Si lo so. Ma tu, quando passi davanti al negozio di giocattoli, la guardi sempre questa macchina. Lo so che ti piace, cosi ho chiesto a Babbo Natale di portarmela.  Lo so bene che a te Babbo Natale non può portartela, cosi l’ho voluta io. Adesso ci possiamo giocare insieme!”

Infatti il bambino era di famiglia povera. Cosi i due bambini iniziarono subito a giocare con la macchinina a pedali. Per la verità era più il bambino che giocava e la bambina guardava. Ma alla bambina piaceva tanto guardare il bambino giocare, e per lei andava bene cosi.

Fino a che un giorno la macchina si ruppe e la bambina si fece triste, perché pensava di non poter più vedere il bambino cosi felice. Ma il bambino le prese la mano e le disse :”Non fa nulla, faremo un altro gioco insieme.  La macchina mi piace molto, ma il suo divertimento  è perché ci sei tu che mi guardi!”

E cosi il bambino andò a casa a dormire e la mattina, quando si alzò, vide la macchina rotta buttata dentro il cassonetto dell’immondizia dove l’avevano lasciato la sera prima,  ma non vide la bambina da nessuna parte. Chiese in giro della bambina con le trecce e le guance rosse, ma nessuno gli diceva nulla.  Cosi il bambino iniziò a giocare da solo, ma non c’era più lei che lo guardava. E piano piano i giochi non gli sembravano più tanto divertenti. Fino a che un giorno, prese tutti i suoi giochi e li buttò via. Ed iniziò a fare le cose dei grandi, cosi come le fanno i grandi: senza sorriso. E cosi fece per tutta la sua vita da adulto.  Quel bambino crebbe e diventò un adulto, un grande lavoratore. Fece molti soldi, ma non si innamorò mai. E soprattutto non sorrise mai più.

 

Alla fine del mio racconto, il vecchio mi guardò e disse:” Questa potrebbe assomigliare alla storia della mia vita. Come fai tu a conoscerla?”

“Perché ho parlato con quella bambina!” Risposi.

“Ma è sparita tanto tempo fa!” Disse il vecchio sconsolato.

“Non è mai sparita.” Gli dissi. “Ti racconto quello che non sai sulla bambina. Quella notte, mentre tu dormivi, lei scese in strada per andare a prendere la macchina rotta che avevate lasciato vicino al cassonetto dei rifiuti. Voleva provare ad aggiustarla, anche se tu le avevi detto che non faceva nulla. Ti voleva far trovare la macchina aggiustata. Ti voleva veder felice, voleva vedere il tuo sorriso. Ma una macchina la investi  mentre  attraversava la strada. Le andò addosso e non ci fu nulla da fare per la povera bambina.  Mentre i fari le abbagliavano veloci gli occhi, pensò solo ad una cosa –Chi riparerà quella macchina per lui?-. Voleva vederti sorridere. I medici dicono che è morta sul colpo. Ma lei non è morta quel giorno. No, quel giorno no. Lei è morta nei giorni a venire, è morta quando tu hai smesso di sorridere. E’ morta in tutti questi anni. Perché lei voleva solo il tuo sorriso. Se tu avessi sorriso, lei sarebbe vissuta per sempre. Invece è morta quel giorno in cui hai buttato via i giocatoli ed il tuo sorriso! Vieni, ti devo portare da una parte”.

E cosi portai il vecchio dove mi aveva indicato l’angelo. In una strada di periferia.  E li la trovammo: c’era una piccola auto da gioco per bambini, una di quelle auto a pedali. Era blu, un po vecchia ma funzionante.

E il vecchio, aiutandosi con il suo bastone, gli andò vicino e la iniziò ad accarezzare. Gli si piegò sopra.

“E’ lei!”, mi disse piangendo, mentre la accarezzava e la abbracciava. “E’ la macchinana. E’ aggiustata!”

Pianse, il vecchio. Pianse molto. E alla fine, quando si girò per guardarmi, lo vidi per la prima volta in quella giornata: vidi il sorriso del vecchio. Il vecchio stava ridendo, rideva felice. Rideva forte.  Un sorriso che ricordava un bambino. E l’angelo donna apparve in quel momento, apparve al fianco del vecchio e resto cosi a guardarlo.  Fu allora che li lascia soli.  Il vecchio che giocava con la sua auto da bambino e l’angelo donna che lo osservava felice.

 

Qualche volta, nel vedere gli angeli, si passa per pazzi. Altre volte, ci si sente fortunati. 

 
 
 
Successivi »
 

CERCA IN QUESTO BLOG

  Trova
 

ULTIME VISITE AL BLOG

giancarmen10leccestellaAngelika63giusj1959Briseide.dgllulunonmollacercoilcoraggiomariobotticellilost4mostofitallyeahDJ_Ponhziprincesssweetdeteriora_sequoranonimo.sabinoAttimofuggente89maraciccia
 

ULTIMI COMMENTI

CHI PUÒ SCRIVERE SUL BLOG

Solo l'autore può pubblicare messaggi in questo Blog e tutti gli utenti registrati possono pubblicare commenti.
 
RSS (Really simple syndication) Feed Atom