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confetto1
   
 
Creato da confetto1 il 09/08/2006

Cielostupito

vuoi dirmi che non hai una mutanda commestibile da strappare a morsi?

 

 

Ehm... principessa... forse era sufficiente un bacio sulla guancia

Post n°523 pubblicato il 11 Novembre 2009 da excerptum
 

© Christopher Gilbert

 
 
 

Orsł, ragazze, fate qualcosa per Camillo!

Post n°522 pubblicato il 10 Novembre 2009 da excerptum
 

Nicolas Boucher Patchworked by myself

 
 
 

Cesare e Alberto, 25 ma non si sa ancora per quanto.

Post n°520 pubblicato il 06 Novembre 2009 da pronci
 

Sono due giorni che Elena è lì che mugugna e ha ‘sto tarlo che gira e gira ed è nervosa, ieri ha litigato col vigile che le stava facendo la multa solo che dopo avergli detto che era un uomo cattivo si era accorta che la macchina non era sua e che era andata in bici al lavoro.

È tanto stanca e stamattina è andata in comune per una commissione del suo capo e la tipa dello sportello era bionda e con la erre moscia ed Elena per dispetto le ha attaccato la cingomma sul vetro quando lei era girata a cercare un timbro per chissàcchè. Ed è tornata dal capo un po’ soddisfatta della questione.

Comunque è mercoledì e hanno il frigo vuoto, quindi torna a casa, scribacchia la lista delle compere da fare, si fa una doccia e si prepara.

E lo vede, quell’oggetto inutile e anonimo che di colpo diventa la mela del peccato.

Il tubo del dentifricio.

Adesso quando si dice che le coppie litigano per il tubo del dentifricio uno pensa che si esageri,  ma a pensarci se uno cerca rissa ed è la mezza mela che il tubo lo schiaccia dal fondo con quello va sul sicuro.

Elena ha sentito la porta chiudersi, quindi lui è a casa. Finisce di truccarsi, ed è una cosa lunga, perché si prende tutto il tempo per pensare, fondotinta, recriminare,cipria, accusare,fard rosato, contraccusare, ombretto grigio perla, arringare, eyeliner nero, farlo sentire in colpa, kajal, e sfoderare la sua superiorità nello scontro verbale, mascara. Bene, un colpetto alla frangia, impugna il tubetto di dentifricio, mezzo martoriato, lo impugna come se fosse un fucile da caccia (in effetti pensa alla scena del cacciatore che esce per sparare a Biancaneve), apre la porta; solo che mentre sta  aprendo la bocca per dire “Alberto, dimmi cosa ti costa cosa schiacciare il tubo del dentifricio dal fondo”, rimane lì con la “A…” dietro le corde vocali perché Alberto sta parlando al telefono, seduto sulla sedia della cucina e giochicchia con la cravatta (quella coi gigli è deceduta per bocca di Cesare) con un alone di sorriso stampato in faccia.

Alone che evapora nonappena Elena compare sulla porta della cucina. Lo sente dire “Scusa devo andare, ci vediamo lì, ciaociao”.

Lui dice “Scusa devo andare, ci vediamo lì, ciaociao”  poi la vede lì, arrotolata dentro l’asciugamanone marrone, con la frangia che è così perfettamente tonda che si chiede se esista un cilindro apposito attorno a cui arrotolarla, con un braccio per aria che sventola un tubo di dentifricio e la bocca aperta, e prima che lei possa pensare a qualcosa da dire spara “Sbrigati che andiamo a fare la spesa”.

L’ha fregata, l’ha presa in contropiede. Bastardo. Adesso lui ha cambiato discorso e lei non può tornarci sopra perché poi lui l’accuserebbe di volersi intromettere,che era una telefonata di lavoro, che è troppo gelosa,che se ha delle colleghe femmine non le può coprire col burqa, che lui è un uomo libero, che allora se ne torna a casa sua sul suo futon con Cesare e lei non deve fare la solita scenata di sempre quando litigano che lei scoppia a piangere e dice “tu mi fai male, mi fai diventare pazza, mi vuoi lasciare e non hai il coraggio di dirmelo”.

“Ok. Mi metto qualcosa e andiamo.”

Il tragitto in macchina sembra finto. Sono fermi, dialogo neanche a parlarne, immobili, tesi che al semaforo uno li potrebbe scambiare per manichini da crash test. Elena osserva dentro di sé la scena tagliata del litigio mancato, Alberto non si sa a cosa pensi ma non guarda i semafori, ne perde due verdi e cerca di prendere il carrello infilando la chiave della macchina al posto dei due euri.

A un certo punto, sono nella corsia della conserva di pomodoro, Elena sbotta ed esclama “Ma che hanno da guardare quei due ruderi?” Alberto la osserva e le dice “Sei truccata da ribaltabile”.

“Prego?”

“Tutto quel trucco ti sta male, sembri più vecchia. Sembri mio padre quando da piccolo ci truccavamo da donna tutti e due a carnevale”.

Ora non è che lui l’abbia detto con cattiveria eh, anzi. Era un po’ distratto e non ha rimesso il filtro cervello-bocca, e siccome ha un senso dell’umorismo un po’ del cazzo pensava di fare lo spiritoso, di farla ridere ed evitarsi lo sbattimento di litigi imminenti ma qualcosa è andato storto. Su in sala di comando devono avere spento il centro della risata.

Solo che Elena a questo punto non ha più voglia di litigare e vorrebbe un po’ piangere ma le colerebbe il trucco e poi sembrerebbe un panda da ribaltabile, quindi continua a buttare roba nel carrello in silenzio, e l’unica cosa che dice in tutti i 31 minuti seguenti, e più che dirla la sibila, mentre scaglia un tubo di acquafresh contro un pacco di assorbenti nonplusultra è: “questo è il mio dentifricio, da oggi avremo due dentifrici separati e se ti azzardi a schiacciarlo nel mezzo io ti  taglio a coriandoli ogni singolo paio di mutande che possiedi”.

 

 
 
 

ciao, Alda

Post n°519 pubblicato il 02 Novembre 2009 da confetto1

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(Sono una piccola ape furibonda.)
 Mi piace cambiare di colore.
 Mi piace cambiare di misura.

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Cesare e Alberto, 24

Post n°518 pubblicato il 27 Ottobre 2009 da confetto1
 

Alberto con un cerotto sul naso, lo stomaco sottosopra, una certa sensazione di inadeguatezza nei confronti del mondo e Elena con i boccoli e un muso da qui a lì. Cesare pacioso come al solito, spalmato sul tappeto del bagno mentre uno si lava i denti e l'altra tenta di lisciarsi i capelli legandoli stretti sulla nuca. 

Suona il cellulare con la sigla di Mazinga Zeta, ovvio che è di Alberto: il problema è capire dove caspita si sia ficcato il cavolo di telefonino, che intanto suona e risuona e intanto vola la giacca vola la felpa fino a che lo recupera e risponde con la voce più cavernosa e scazzata della storia della voce e dall'altra parte gli risponde in francese una tizia dicendo buongiorno architetto, ti ricordi di me o una cosa del genere. 

Erre moscia, aRchitetto. La francese.

Ricapitoliamo, chi cazzarola è questa? Pensa Alberto e ha una bava di dentifricio sulla guancia.

Appunto, chi cazzarola è questa? Pensa Elena pestando Cesare e togliendosi l'elastico.

 
 
 
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