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YMANEZ_DE_L...
   
 
Creato da YMANEZ_DE_LA_FRONTER il 27/04/2011

My Little Black

il fumo uccide

 

024

Post n°25 pubblicato il 20 Marzo 2012 da YMANEZ_DE_LA_FRONTER

Circondato da fumi di un fuoco ancora acceso… respiro.. piano… respiro… piano… cammino… non vedo… cammino… vado avanti… direzioni? Fissazioni? Malattie!!! Percorsi disinvolti, Percorsi trasparenti… non credo nel cammino, non credo nell’arrivo. Non credo nelle direzioni.

Una particella sparsa, un atomo atomico relativamente radioattivo. Una soluzione nella confusione. I numeri non ti danno soluzioni. Le parole non accendono interruttori. Mi sento… mi aspetto… sono troppo avanti per me, sono troppo indietro per me.

L’cchio guarda solo in una direzione, ma il collo è uno snodo essenziale che ci permette di osservare ogni cosa intorno. Siamo snodati. Siamo 360° di un goniometro decimale.

Ridotti in decimi di millimetri, ridotti senza equilibrio.

Ridotti ai minimi termini e ricomposti nel caos…

A perdersi c’è sempre tempo… a perdersi c’è sempre tempo… e il tempo non esiste… il tempo non esiste… è solo un’espressione aritmetica… una soluzione sbagliata visto l’anno bisestile che ogni tanto arriva… come l’errore… lo sbaglio … sbadiglio…le palpebre sfogliano veli sottili di carta vetrata…. Le palpebre battono come la pioggia sopra asfalto ruvido e nero…. Il ritmo del tempo svanisce… il ritmo del tempo si assesta… si nasconde.. si allontana… fino a non sentirlo più… tra convinzioni e ricorrenze… perso nei meandri del suo stesso tempo… il fumo appanna la memoria… la memoria si fa di allucinazioni inesistenti… entra nella pelle… tra la pelle… sulla pelle… l’unico numero esistente… è la X

 
 
 

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Post n°24 pubblicato il 28 Ottobre 2011 da YMANEZ_DE_LA_FRONTER

c'è ossigeno che viaggia tra il cuore ed il cervello..

quindi sono fatto di sangue... o se preferisci di carne... il collegamento all'immagine, il riflesso di un viso in uno stagno d'acqua... spogliati dei tuoi perchè... dammi una terza dimensione irreale, una volta lo sapevi fare... governato dall'ira perdi l'orizzonte forse? c'è chi riesce a vivere all'interno dei quadri... molti gli affibiano un nome ed è riconosciuta come malattia.. ma si è veramente sicuri che vedere oltre l'immagine sia una malattia? oltre l'immagine si... l'immagine... io che ne rubo mille per riporle in confusioni... mi è capitato spesso di voler essere  autunno... mi è capitato spesso di voler essere inverno... (inebriante sensazione di piacere)... io... io che di ricordi ne porto un sacco dall'altra parte del fiume... si un sacco al giorno... e non è mai abbastanza...  voglio raccogliere attimi di silenzio e trasformarli in musica lieve...

 
 
 

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Post n°23 pubblicato il 10 Ottobre 2011 da YMANEZ_DE_LA_FRONTER

INELLUTABILE -

Chili di silenzio per inaugurare un nuovo gioco
(solo agli sguardi è concesso di sperdersi nell'aria)
perché un sospiro può affilare il taglio del rasoio
e di nuove lacerazioni non c'è voglia

Nessuna possibilità di condividere sfiducia
costretti a un'immobilità colpevole

Il buio è un peso, è un imbroglio e brucia come il fuoco
Le cose opache lì intorno si muovono:
detta il ritmo lo smacco di ogni preghiera
e non c'è pace latente da cogliere

Nessuna possibilità di condividere sfiducia
costretti all'immobilità, noi carne esamine e sfinita

Nostri i corpi arresi al gelo dell'apnea!
Patiranno il giro di vite ineluttabile
Chili di silenzio sulla nostra pena
gran regina dell'incubo che verrà

Come girano i colori ed i sapori nella vita vera?
Qui per ora è nero come Angoscia e amaro come Fiele
E lì?

                                             (Marlene Kuntz)

 
 
 

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Post n°22 pubblicato il 07 Luglio 2011 da YMANEZ_DE_LA_FRONTER

come quando fuori piove

 
 
 

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Post n°21 pubblicato il 04 Luglio 2011 da YMANEZ_DE_LA_FRONTER

ho scritto una poesia a un bimbo... e poi un'altra a me stesso...
e Biancaneve ha mangiato la mela... cenerentola ha perso la scarpetta... la bella addormentata nel bosco si è punta un dito...
ho scritto una fiaba a un bimbo... e poi una a me stesso...
e pinocchio raccontava le bugie...Robin Hood rubava... alice si mangiava funghi allucinogeni...
non ho scritto niente a un bimbo... e nemmeno a me stesso...

 
 
 

019

Post n°20 pubblicato il 27 Giugno 2011 da YMANEZ_DE_LA_FRONTER

Immobile, senza un’età definita e con le scarpe da cambiare.
rieleggere il tuo passato come insindacabile futuro… giocare in mezzo alle strade di un quartiere malfamato aspettando i gradassi più grandi pronti a farti nero!!
Sono un mozzo che non sa la sua rotta… niente più di questo…
l’occhio sanguina parole senza senso, e la voce sottile è soffocata… soffocata…
L’ape regina se ne sta seduta a guardare, mentre io le porto il polline dell’unico fiore che ho trovato; un gambo sottile, una miriadi di spine, due petali rossi e un profumo... si, solo un profumo

ho un passo zoppo… niente più di questo…
siamo solo parole in un pezzo di carta, emozioni e rodimenti di culo impongono il loro essere con fare minaccioso… le nostre scritte non sono altro che noi stirati in pagine bianche, dove i particolari lasciano respiro all’immagine che trovano.
sono una foglia in autunno… niente più di questo…
ci sono trappole infernali in ogni passo che faccio, come una preda, cerco una tana più sicura… non voglio essere tappeto in un salotto.
è tutto un’incognita… tutto un’incognita…
domanda alla domanda…chissà cosa ti risponde…
- SPARA!!!! SPARA!!!!
ho corso sul ciglio di una strada… niente più di questo…
dormire per ore all’ombra di un albero spoglio… è tutto così maledettamente indefinito…
parla???? No, non ancora…

 
 
 

018

Post n°19 pubblicato il 22 Giugno 2011 da YMANEZ_DE_LA_FRONTER

Disteso, due palmi sopra una pozzanghera di sangue e piscio, con i capelli che ci intingono le punte come pennelli; una coperta di cenere blu elettrico cala lentamente sopra la pelle umida, pallida, con il sangue stanco di fare sempre la solita strada. gocciolo come uno straccio inzuppato. senti come rende il silenzio, più di una manciata di parole sparse… Siamo solo cornice di un quadro che sta dentro… i raggi del sole mi cuciono gl’occhi, alcolizzato da un’aria che non porta elettricità, ma solo quiete complice a me stesso. l’intorno è caratterizzato da rami morti, sento il calore delle iene che mi fissano dietro alberi spogli, curiose come le scimmie, affamate come i lupi. i colori cambiano posizione, e la luna prende a spintoni il sole finche non lo butta giù per l’orizzonte e si frantuma in miriadi di stelle. piango cioccolato amaro. nemmeno quando si è morti si è così fermi; ma dentro c’è guerra, caos. globuli bianchi che prendono a calci nel culo i globuli rossi, l’ossigeno che se la prende con l’anidride carbonica, i neuroni sputano addosso alle cellule, e via così… restando fermo… le labbra iniziano a farsi viola, e una foglia che cade dall’ultimo ramo, quello più vicino al cielo, mi sfiora la pelle del viso passata a setaccio dalla candeggina… si forma un piccolo taglio… il gusto dolce del mio sangue è troppo aspro, a volte troppo secco. qualcuno decide di soffiare, soffiare forte, qualcuno decide che le foglie devono cadere… ed ecco che a ogni foglia un taglio, a ogni taglio una goccia, a ogni goccia un gusto, un profumo… c’è il miele, l’orchidea, la sbobba di una settimana fa, il gusto del luppolo, il vino lasciato a riposare per anni, c’è gusto di sangue e profumo di marcio. è la natura morta che mi rende ancora in vita. un’immagine ghiacciata.

 
 
 

017

Post n°17 pubblicato il 21 Giugno 2011 da YMANEZ_DE_LA_FRONTER

La bocca ancora sporca dell'ultimo bicchiere, la bocca ancora sporca.


"AL LADRO
. AL LADRO AL LADRO."

Ecco le mie emozioni che se ne stanno andando, ecco le mie sensazioni che se ne sono andate. Nemmeno provo a seguirle, d'altronde chi me lo fa fare.
Luci puntate in viso e domande ripetute


- chi è stato??

non lo so

-hai qualche sopsetto?

Non lo so

Seduto sotto riflettori storpi di luce intensa, a capo chino e lo sguardo vuoto, che non è sperso nel nulla e nemmeno ritrovato.
non faccio caso all'abito da quando ho scoperto che non fa il monaco.

qualcuno qui ha preso qualcosa.

Paragoniamoci al freddo invernale.

Si, non va poi così bene, d'altronde lo si sapeva già che i binari presto sarebbero diventati ruggine e il vento gli avrebbe corrosi come acido sulla pelle.


Lo si sapeva già e non si faceva niente, lo si sapeva già e invece di correre, scappare, rincorrere si stava fermi lì, in quel sofà dai colori sobri, come me nei giorni dispari.

Farmi sommergere di carte variopinte e aspettare lentamente il due di picche, o la regina di cuori e perché no, la vecchia di spade.
certo, ognuno avrà pure il suo peso in questa sorta di equilibrio che continua a galleggiare in mari fatti di tempeste.
Provo...

Provo angosce di vario tipo e incazzature di vario colore poi piano piano passa tutto.

Restano solo i segni.

I ricordi? I ricordi se ne sono andati lasciano qui i pensieri armati di lame affilate e bastoni ricoperti di chiodi.

e poi il mitra....
tra me e il mondo c'è solo uno strato di pelle.... impermeabile..

 
 
 

016

Post n°16 pubblicato il 17 Giugno 2011 da YMANEZ_DE_LA_FRONTER

chiusi in tre dentro la stanza, chiusi dentro perchè fuori non ci sono abbastanza finestre per affacciarsi e guardare il vetro, chiusi in tre dentro la stanza, chiusi in tre dentro la stanza.... deliri... parole.... frasi.... vocali e consonanti, chiusi in tre dentro la stanza, dentro la stanza...
io chiedo, io rispondo, io sto zitto.... chiusi in tre dentro la stanza...
capelli lunghi, capelli corti, cappello blu...
camicia, felpa, maglione....
pantaloni, mutande, niente....
niente più di un pezzo di carne appeso a un filo della corrente a fare luce su fogli bianchi, niente di più di quanto c'è mai stato, niente di meno di quanto c'è gia stato...
chiusi in tre dentro al stanza, chiusi in tre dentro la stanza...
ripetere parole e nomi significativi, dare un numero, una matricola e un codice a barre con il prezzo ancora in lire...
chiusi in tre dentro la stanza, chiusi in tre dentro la stanza...

nessuno affoga e tutti guardano...
uno affoga e due guardano....
due affogano e uno guarda....
tre affogano e nessuno guarda...

in tre dentro una stanza, tre dentro una stanza....
le pareti sospese e i carichi in equilibrio, a volte precario a volte un pò meno....
taglia e cuci, taglia e cuci... rileggi, rileggiti, rileggimi....
mosaico di sembianze strane...
in tre dentro una stanza, in tre dentro una stanza...
razionale, irrazionale, io....
irrazionale, io, razionale...
io, razionale, irrazionale...
scappa, corri, ti rincorro, ti prendo, ti afferro, forse troppo forte... non respiri, nemmeno io, e lui? lui chi..
in tre dentro una stanza, in tre dentro una stanza.... morale della favola se la favola ha una morale.
nascondino, un due tre stella e ancora nascondino....
"piacere".... "piacere mio".... "piacere tuo"...
in tre dentro una stanza....
cioccolato, birra e caffè... uva spremuta in calici di marmo lavorati dal vento....
camicia sporca, fela sporca, maglione sporco....
la pelle... la pelle... la pelle...
io chi sono io e tu chi sei tu.... e non dimentichiamoci dell'altro....
zitto... zitto.... zitto....
guarda guarda guarda....
chiusi in tre dentro una stanza...
oilired.... spavento... civette e pipistrelli.... ratti e ragni enormi...
dipingi la tela come fa la tarantola, dipingi la tela come fa il pittore, dipingi la tela già dipinta di bianco...
nell'assouto al quale non credi, nell'assoluto al quale non credi...
periodico illimitato.... periodico illimitato... mettiamoci una barra sopra.... una barra sopra....
ora son solo dentro la stanza... dentro la stanza....
due se ne sono andati e io, ora son solo dentro la stanza...

 
 
 

015

Post n°15 pubblicato il 16 Giugno 2011 da YMANEZ_DE_LA_FRONTER

C’è uno spazio limitato dove i limiti non hanno un confine.
- Poker d’assi.
- Mi dispiace, scala reale.
fanculo…
camminare su strade larghe il palmo di una mano, riuscire a tenere l’equilibrio e reggere il bicchiere mentre passo passo ti fumi una sigaretta; da una parte 100 m di burrone, dall’altra il ciglio di una strada non ancora asfaltata…
brucia dai brucia…
raccogliere gambi senza fiore sperando che siano apprezzate solo le spine… una goccia di sangue forse è il prezzo da pagare… una goccia di sangue…
gira il mondo e io con lui…
Faccio due passi per smaltire la fatica, ho un passo blando che mi accompagna in questa cupa giornata di giugno...
il sole ha smesso di sorridere proprio ieri, e già non ricordo il suo caldo abbraccio; c’è solo un leggero vento freddo che ti entra nelle ossa, si fa sentire insieme a qualche canto d’uccello… per adesso nemmeno una macchina…
Fermarsi a guardare una linea d’orizzonte definita solamente dal punto di vista… che strano svegliarsi al mattino senza essersi resi conto d’aver preso sonno la notte…
In quel prato senza erba ho ammirato il santo senza nome, ma solo nella mia mente…
mischiato tra gente sconosciuta mi son riconosciuto… eccomi lì… mi sono salutato, mi son chiesto come va… le risposte a malapena le sentivo pronunciare, ma ero veramente io?
ho preso il giornale del giorno dopo, con candido stupore ho apprezzato il fatto di non essere presente nei necrologi… che bello sapere che domani sono ancora qui.
Perché una rondine non fa primavera, ma se mi sveglio presto, mi faccio tutta la giornata.

 
 
 

014

Post n°14 pubblicato il 13 Giugno 2011 da YMANEZ_DE_LA_FRONTER

pagine di storia e alfabeti in bianco e nero… scritte sui muri e graffiti in lastre di plexiglas semitrasparente ricoprono gli spazi al di fuori dei quali ci sono i vuoti… quell’ infinitesimo di strisce colorate che indicano strade chiare quanto la luce del sole…
c’è chi sorpassa il vento e chi beve acqua nel deserto

gira il mondo e gira pure la mia testa…

invecchia lui e invecchio pure io…

chissà da dove è nato lui però…
!!!non ho mai visto una giraffa nuotare!!!

Nubi tossiche sopra la mia testa e terreni verde radioattivo sotto i piedi…

Qualcuno mi diceva sempre che “bisogna fare un passo indietro e poi farne due in avanti”…

Il dislivello che c’è tre dove sono adesso e il passo indietro ora non lo ricordo bene, ma a volte mi chiedo come ho fatto ad arrivare fin qui e di seguito non si fa troppo desiderare un “ma qui dove?”
giusta domanda per guardarti intorno; sai che alle tue spalle stanno costruendo,  e allora ti chiedi se anche tu hai costruito qualcosa…
c’è un cartello di inizio lavori, una rete color arancio e reti di acciaio…ognuno di noi dovrebbe averne una, significherebbe una continua costruzione del nostro stesso io; un continuo lavoro lungo che tu fai iniziare e la morte finire.

Rocce consumate dal sole…

..e poi arriva la luna, che porta con se il riposo

 
 
 

013

Post n°13 pubblicato il 07 Giugno 2011 da YMANEZ_DE_LA_FRONTER

Ho dovuto ridurre lo specchio a brandelli perché
riproducesse la giusta immagine di me stesso.
Le schegge di legno infilate nella pelle prima erano sedie,
mentre i pezzi più grandi altri componenti di una arredo diventato inesistente.
le mani sgocciolano sangue vivo, sono gonfie, mi pulsano a ritmo
cardiovascolare, più che musica sembra uno strillo acuto.

la lampadina appesa al filo fissato nel soffitto è ancora accesa mentre crea
cerchi luminosi, si spostano le ombre, alcune si sormontano e si scopano.

m’infilo l’abito più bianco che ho, prendo un paio di chicchi di riso e mi
specchio lungo il pavimento, dove i mille specchi mi rappresentano in mille
modi.

sono pronto per questo funerale, per questo matrimonio con la morte al quale
sono stato invitato da parte di “lei”, perché lui manco lo conosco, nemmeno l’ho
mai visto.

è talmente palese l’amore tra i due che nemmeno serve pronunciare il solito
discorso.
Ho sempre due chicchi di riso in tasca da lanciare agli
sposi, ho sempre le mani gonfie e pulsanti, adesso si è aggiunto il caldo e il
sangue si mischia col sudore che mi brucia le ferite.
La cerimonia finisce, ci si sistema tutti fuori in gruppo
aspettando di vedere passare gli sposi, io lancio i miei chicchi di riso e gli
sento rimbalzare nel legno, poi negli scalini in pietra e poi più niente.
La pioggia scende piano e leggera come se ci fosse una
piccola perdita sulla nuvola che mi crea ombra, bisognerà chiamare gli addetti
ai lavori prima che il mio vestito
bianco s’inzuppi di poltiglia melmosa.
Socchiudo gli occhi formano piccole rughe agl’angoli e nella
fronte, guardo il cielo aspettando un raggio di sole che mi accechi. Ho dimenticato
il fuoco acceso.
“la sigaretta pende nel portacenere e non sa dove cadere”.
Sto aspettando, aspetto che la smetta di piovere, aspetto
che mi chiami qualcuno per dirmi che ho la casa in fiamme, aspetto che tutti si
sistemino prima di partire, aspetto perché se no il mio abito bianco si rovina,
aspetto…
Aspetto che la sposa lanci il suo Bouquet di fiori per vedere chi sarà il prossimo… mi metto in fila e aspetto…


 
 
 

012

Post n°12 pubblicato il 01 Giugno 2011 da YMANEZ_DE_LA_FRONTER

Occhi cuciti da raggi di sole…
non vedo… non vedo…
a piedi scalzi in mezzo al fango dove  fatico a camminare tra sterpaglie piene di spine. Il sangue gronda come sudore al 15 d’agosto, sento il suo rumore quasi fosse un fiume in cascata…
coperto solo da parole senza senso che qualcuno riesce ancora ad ascoltare.

Vagheggio immerso in pensieri affannosi… la mia mente errante chissà dov’è adesso…
un vuoto nel silenzio… la paura che emerge da sotto i miei piedi… la terra che trema…
Esangue, mi accascio lentamente... occhi che non vedono… sorriso che non c’è…
e una voce bambina mi trafigge l’udito… è talmente dolce che non riesco a non ascoltare…

- il tempo c’è, ma non esiste…
…c’è, ma non esiste…
…non esiste… -

La paura avanza e allora mi faccio coraggio…
 -sarà solo il lamento di uno sbronzo-

 
 
 

011

Post n°11 pubblicato il 31 Maggio 2011 da YMANEZ_DE_LA_FRONTER

che fine hai fatto?

Sei lì che cammini tranquillamente per la solita strada, non te ne frega un cazzo di avere l’aria da duro o da bonaccione, non te ne frega un cazzo di avere i pantaloni sporchi o quelli appena ritirati dalla pulitura, non te ne frega un cazzo se le tue scarpe puzzano o sei proprio tu a puzzare…

Alla fine dentro di te senti di essere te… (che sensazione strana)…

Sei così, con i tuoi problemi e i  tuoi… problemi….

Alto o basso, biondo o castano, occhi verdi o neri… ti sei visto crescere, non fai caso alle piccolezze, ormai sei grande cazzo!!

Finchè non scendi da quel gradino marcio, metti una mano in tasca e inizi a spaventarti…. Hai perso qualcosa….

…."Porca di quella troia"….

Non sai cos' hai perso, ma senti di aver lasciato andare qualcosa e inesorabilmente inizi a pensare poco e cercare tanto….

Controlli le tasche 60 volte, rifai la strada fatta con estrema attenzione alle impronte delle Tue scarpe, addirittura ti metti una mano dentro le mutande e dici: "Bhè, in fondo non si sa mai"; ma niente…. Secondo la Ragione tu non hai perso niente…

Com’è possibile???

Allora abbandoni un po’ la ricerca fisica e ti metti lì, seduto in un angolo all’ombra di quel grande salice piangente, a pensare cosa puoi aver perso…

 

"sigaretta?"

"no grazie, ho smesso"

 

e fin che lasci il tempo, il tempo in te lascia un ricordo…

e tu ricordi…

e ti dici: Che fine ho fatto?

 
 
 

010

Post n°10 pubblicato il 26 Maggio 2011 da YMANEZ_DE_LA_FRONTER

L’orologio ha le lancette ferme, così posso alzarmi alla stessa ora ogni mattina.
Apro gl’occhi, guardo il muro e decido com’è il tempo, me ne fotto se piove o nevica, se c’è sole o nebbia, lascio stare.

Mi siedo sul letto e penso per una mezz’ora. Gl’occhi si fissano su un punto preciso dal contorno uguale, non ho quadri alle pareti.
Mi alzo, inizio a camminare sentendo le ossa che si sciolgono dai nodi notturni. Mi vesto come il giorno precedente, infilo le scarpe di forza lasciando i cordoni legati, prendo le chiavi e esco a piedi.
I capelli litigano con la faccia.
Mi dirigo verso l’ospedale, passo davanti a un edicola, due tabaccai aperti pronti a vendermi veleno quotidiano, passo il panificio che emana profumo di pane caldo e il bar è lì accostato,  si presenta come una vetrina sul marciapiede dove la gente che è all’interno sembrano manichini di un negozio d’abbigliamento, fermi immobili ad assaporare caffè caldo, alcuni mettono lo zucchero per addolcirne l’animo, altri il sale.
L’ospedale è un monoblocco enorme, una grande sala d’esposizione dove malattie e virus sono i quadri dentro le stanze, lungo i corridoi. Le macchine automatiche del caffè hanno sempre una lista d’attesa, così come la sala raggi e quella per la risonanza magnetica. I visitatori sono pregati di non scattare foto, la luce del flash potrebbe rovinare qualche tela fatta di pelle ancora viva.
L’ingresso è gratuito e non ci sono giorni di chiusura, e per questo  c’è sempre un gran numero di gente che spesso esce dalle porte di servizio per fumarsi una sigaretta prima che arrivi la signora “astinenza”.
Prima di entrare mi fermo nel negozietto sporco e vecchio che vende fiori e cioccolatini, del primo ne prendo un mazzo abbastanza grande del secondo una scatola dove il liquore si veste di cioccolato fondente.
Con il mazzo di fiori colorato in mano e la scatola di cioccolato sotto il braccio prendo la rampa che porta all’ingresso, passo il lungo corridoio e mi lascio l’accettazione alle spalle, i nuovi visitatori sono in fila dietro gli sportelli per metà chiusi, cercano spiegazioni.
Gli ascensori si muovono a rilento, stanchi della solita routine che gli colpisce da anni. Io prendo le scale. Mi faccio gradino per gradino sentendo la fatica che mi colpisce prima i polmoni e poi le gambe, il respiro si fa affannoso e dopo tre rampe intere, mi prendo una pausa fissando lo sguardo nella verde corte interna, dove alberi secolari si affacciano ai piani alti. Riprendo l’ascesa, trattengo la fatica fino ad arrivare al quarto piano, dove per un attimo mi fermo e riprendo fiato. Non si vedono addetti ai lavori. La porta del grande ballatoio che porta alle stanze è socchiusa. La prima volta che son venuto qui mi aspettavo che dietro ci fosse una scultura in pietra fredda, ora so già che lungo le pareti ci sono solo carrelli in alluminio che si portano lenzuola sporche, è un arte che non ho mai capito.
Passo le prime tre stanze senza nemmeno sapere cosa c’è dentro, entro nella quarta aprendo la porta e restando colpito da una luce intensa che mi abbaglia per qualche secondo. Aspetto che che l’occhio si adatti completamente al bagliore e vado avanti.

 Mi avvicino al letto, prendo la cartella che è appoggiata ai piedi della struttura in metallo, la sfoglio, la scruto bene, leggo qualche riga per capire, ma la scrittura è geroglifico, lascio stare. La sedia è ancora di fianco al letto, proprio dove l’ho lasciata ieri e come il giorno precedente mi siedo nello stesso posto. La “mia giornata” è distesa nel letto, il volto ancora pallido e gl’occhi chiusi, con la mano gli tolgo i capelli davanti al viso e appena la sfioro si sveglia dal sonno leggero, apre piano gl’occhi e il suo primo sguardo è verso il soffitto bianco, poi, lentamente l’occhi si dirige verso di me, mi guarda, un accenno di un sorriso dolce e la sua voce penetra nel mio cervello - “che ci fai qui?”.
Gli restituisco il sorriso, appoggio fiori e cioccolatini nel mobile a fianco il letto. La guardo per un minuto. La fisso con occhi dolci di chi vorrebbe amarla e poi rispondo - “sono venuto a vedere come sta la mia giornata, come faccio ogni giorno”. La voce mi esce piano, calma, è calda come il sole d’agosto.
Poi di colpo la porta si apre, una donna vestita di bianco si avvicina con modi irrequieti e mi fissa con sguardo severo.Con lo stesso tono dei suoi occhi la sua voce riempie la stanza - “cosa ci fa lei qui? Lo sa che non ci può stare, questo è il reparto di prognosi riservata, esca subito prima che chiami la sicurezza”. Sposto di nuovo il ciuffo di capelli dal volto della “mia giornata”, gli sussurro piano all’orecchio “ci vediamo domani”.

Esco, seguo il ballatoio, apro la porta, scendo le scale, passo il corridoio, l’entrata si trasforma rapida in uscita. Mi dirigo verso il bar a prendere un caffè, dove anch’io, per un istante sarò manichino per le persone di passaggio.

 
 
 

009

Post n°9 pubblicato il 24 Maggio 2011 da YMANEZ_DE_LA_FRONTER

sindrome inversa....

Le mani nascoste dietro i capelli, i gomiti appoggiati alle ginocchia piegate sopra un pavimento a quadri grandi e freddi. La televisione trasmetteva immagini mute in bianco e nero, senza ordine, senza inizio, senza fine.
Gl’alberi muovevano le loro articolazioni al ritmo del vento, nuvole tenere ricoprivano il sole. i fiori guardavo il cielo aspettando qualche goccia d’acqua fresca che gli asciugasse la sete e gli bagnasse le radici.
Lungo le finestre i colori cambiavano opinione, sentivo il vento che spirava fuori muovermi i capelli dentro. la porta era completamente sradicata, appoggiata per terra lungo il muro, la maniglia arrugginita e bloccata la faceva apparire vecchia, ma era molto più giovane del suo passato. La luce nella stanza entrava lieve, era lei stessa un’ombra, sottile.
Gl’occhi chiusi riempivano le pupille d’immagini, il cuore pulsava vivo e la tensione m’irrigidiva l’animo. Pochi passi più in là dell’entrata, sotto strati di terra pesante, le ossa di un “io” passato lasciavano la loro carne ai vermi, mentre il sangue già finito aveva fatto crescere l’erba in modo forte, di un verde duro. Le voci soffocate dello scheletro non passavano il primo strato d’aria, e soffocavano come i miei polmoni in apnea.
Dall’alto, il sole iniziò a sputarmi in faccia qualche raggio di sole che mi infastidiva il viso, lo sentivo scaldarmi la pelle come mani gentili appoggiate in un volto bianco che lasciava alle vene il piacere della trasparenza.
Le scale in legno salivano, senza portare per forza a un paradiso fatto di vetro, un paradiso freddo, il legno dei gradini cigolava al minimo carico sospeso, perfino aria pesante lo faceva suonare.
I piedi nudi uno sopra l’altro si scaldavano a vicenda.
Rifarei gli stessi errori per tornare qui dove sono ora. Cercando me stesso, e spesso trovando il mio doppio.


qualcuno busserà alla porta prima o poi...

 
 
 

008

Post n°8 pubblicato il 17 Maggio 2011 da YMANEZ_DE_LA_FRONTER

inaspettata-mente

affusolata ninnananna a strisce verticali,languide carezze a fungere da spade arrugginite...

deboli le idee e deboli le forze, così come lo erano all'ora, adesso non lo sono più; rifilare l'albero dalle sue piume e calpestarne il senso... ora che c'è il fuoco giù nella valle, bisogna toglierci il respiro..
futile labile passato ricoperto da strati di vernice semitrasparente; figure catarifrangenti e opinioni poco chiare... una sedimentazione di cenere sopra, e me ne dimentico il nome. il sole si disperde in orizzonti indefiniti, la luna lo rincorre.... la luna si disperde in notti senza senso, il sole la rincorre....
di naturale ormai, c'è solo la fine....

 
 
 

007

Post n°7 pubblicato il 12 Maggio 2011 da YMANEZ_DE_LA_FRONTER

metamorfosi... riciclo di materiali plastici e fusioni di profumi.... due colori s'incrociano nel vento... due colori s' incrociano nel vento... metamorfosi...
parlami di te e io farò lo stesso... parlami di me e io farò lo stesso...
camaleonti appoggiati in arcobaleni.. musiche lievi mi sollevano dal tempo...
ricordi... ecco i ricordi...
nodi in gola e malta alle pareti, strati di pelle che si sormontano l'uno con l'altro per accaparrarsi il sole... minuti intermittenti e tempo... tanto... troppo... tempo
il sole cala le sue armi e la luna lo sormonta... dall'altra parte ci sono le stelle....
metafore e meteoriti, e poi le metamorfosi...
trasformazioni determinate dall'io assoluto che comprende i vari pezzi del puzzle.... ne manca uno o ne mancano cento...
immortalare i momenti e renderli tali... dargli una data d'inizio lavori e poi un giorno l'opera sarà completa... allora non ci vedremo più, nemmeno allo specchio...
i succhi gastrici sciolgono tutto... i succhi gastrici sciolgono tutto...
legato ad un palo aspetterò la pioggia, sarà candida di splendore e piena di vitalità; assuefatto dall'afa le darò una risposta, poi... più niente..

 
 
 

006

Post n°6 pubblicato il 11 Maggio 2011 da YMANEZ_DE_LA_FRONTER

Pensiamoci bene, pensiamoci a lungo...

lungo i sentieri che si portano dietro tutto, lungo le vie che non portano a niente.

Ci fermiamo allo specchio e guardiamo i cambiamenti di una vita. Ci trasformiamo da prede a predatori, poi torniamo prede e di nuovo predatori.
Assaporiamo il gusto strano di sensazioni che come il sole tramontano, poi
risorgono e tramontano ancora... poi risorgono, e avanti così, a contare i
giorni, a far passare i minuti, rileggendo libri interi alla ricerca di una
frase che in quegl'anni ti aveva colpito, come in quel libro di quel
personaggio strano.
Vorrei scrivere fiabe per bambini, vorrei scrivere sul muro e lasciare al
tempo il piacere di cancellare tutto.
I piedi si scordano spesso la strada fatta come spesso si perdono nel
percorrerne di nuove. Sopra l'asfalto bollente. Correndo chissà dove, forse
rincorrendo o forse scappando dalle mille paure che ci sormontano in
illusioni strane. Immagini capovolte, che si girano su se stesse e strappano
suoni alla gola.

 
 
 

005

Post n°5 pubblicato il 09 Maggio 2011 da YMANEZ_DE_LA_FRONTER

Il tempo fuori era il migliore che avessi mai visto, la pioggia cadeva sottile scandendo un ritmo di musica antica.

 La luna illuminava le nuvole che apparivano sfuocate di rosso, mentre piangevano sopra un mondo che aveva bisogno di lacrime vere per tornare a vivere.
Mi stavo rivestendo dal mio ultimo orgasmo, dovevo prepararmi per la mia notte che presto sarebbe venuta a prendermi per portarmi con se. Ero bagnato di sudore e la maglietta aderiva al corpo come un velo caldo che si appoggia sopra a terra fertile.
Andai fuori, a mischiare il mio sudore con la pioggia calda che si ramificava all’orizzonte. I  lampioni dipingevano serpenti, e alberi alti un miglio evidenziavano viali lunghi e dritti in ordine con se stessi, pieni di foglie cadute dall’alto che coprivano l’asfalto nero e freddo come coperte calde.

Tutto lasciava tutto e niente non esisteva più.
I capelli colavano sul volto spaccando l’immagine che i miei occhi cercavano intera, ogni secondo che passava finiva in pagine di storia.
Vampate di fumo… ultimi respiri di una sigaretta destinata a morire giovane…
Seguivo il passaggio delle nuvole sopra la mia testa, mentre il mio orgasmo mi abbandonava lì, in mezzo a una tempesta fatta di colori dei quali non ricordo il nome. Scippavo a me stesso i miei pensieri più belli, mentre ero distratto a guardare il sole che ancora non si affacciava a una finestra in ombra, di un giardino in fiore.

Piangeva con me la notte. Piangeva con me il tempo. Piangeva con me la rabbia. Piangeva con me il sole. piangeva con me il riposo.

 
 
 
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