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Creato da claranera il 09/10/2009

di arte e di poesia

"La pittura è una poesia che si vede e non si sente, e la poesia è una pittura che si sente e non si vede. Adunque queste due poesie, o vuoi dire due pitture, hanno scambiati i sensi, per i quali esse dovrebbero penetrare all'intelletto" (Leonardo da Vinci)

 

 

M. Luzi e A. De Nittis

Post n°344 pubblicato il 03 Gennaio 2012 da claranera
 
Tag: Luzi

Come tu vuoi

(A. De Nittis- Paesaggio d'inverno)

.

La tramontana screpola le argille,
stringe, assoda le terre di lavoro,
irrita l'acqua nelle conche; lascia
zappe confitte, aratri inerti
nel campo. Se qualcuno esce per legna,
o si sposta a fatica o si sofferma
rattrappito in cappucci e pellegrine,
serra i denti. Che regna nella stanza
è il silenzio del testimone muto
della neve, della pioggia, del fumo,
dell'immobilità del mutamento.

Son qui che metto pine
sul fuoco, porgo orecchio
al fremere dei vetri, non ho calma
né ansia. Tu che per lunga promessa
vieni ed occupi il posto
lasciato dalla sofferenza
non disperare o di me o di te,
fruga nelle adiacenze della casa,
cerca i battenti grigi della porta.
A poco a poco la misura è colma,
a poco a poco, a poco a poco, come
tu vuoi, la solitudine trabocca,
vieni ed entra, attingi a mani basse.


È un giorno dell'inverno di quest'anno,
un giorno, un giorno della nostra vita.

.

Mario Luzi

 
 
 

H. Hauge e Homer Winslow

Post n°343 pubblicato il 16 Dicembre 2011 da claranera
 
Tag: Hauge

 

 Una parola una pietra

(Homer Winslow -Hudson River)

.

Una parola

una pietra

in un fiume gelido.

Un'altra pietra.

Dovrei avere più pietre

per passare dall'altra parte.

.

 Holav Hauge
 

 
 
 

Ezra Pound e H. Blakey

Post n°342 pubblicato il 05 Dicembre 2011 da claranera
 
Tag: Pound

Francesca
(Hamish Blakely - Straniera)
.
.
Venivi innanzi uscendo dalla notte
recavi fiori in mano
ora uscirai fuori da una folla confusa,
da un tumulto di parole intorno a te.
Io che ti avevo veduta fra le cose prime
mi adirai quando sentii dire il tuo nome
in luoghi volgari.
Avrei voluto che le onde fredde sulla mia mente fluttuassero
e che il mondo inaridisse come una foglia morta,
o vuota bacca di dente di leone, e fosse spazzato via,
per poterti ritrovare,
sola.
.
Ezra Pound

 
 
 

A. Giampietro e A. Hughes

Post n°341 pubblicato il 24 Novembre 2011 da claranera

Clair de lune

(Arthur Hughes - Il giovane Poeta)

.

Natura di bionde ragazze al chiaro di luna,

risate violette schiariscono il fremito estivo.

Danze di velluto, mani come petali d’acqua,

biancore della pelle in conflitto con la notte,

la nuca bagnata e gli occhi chiusi in deliquio.

I passi delle dita sulla schiena dell’amica

compongono un bianco-nero tappeto

di soffice saffica sinfonia. Chiusura del buio.

Accenno d’onda si fa largo fra le chiome,

scompone i riccioli composti, disserra

gli abbracci in fetale armonia. Azzurre,

le iridi spente accendono il corso liquido

delle lievi miscele di acqua e lampo lunare.

Anfore di bocche s’aprono a bere, a baciare

nugoli di oblunghe carezze in forma d’ombra.

 

- Ricordate il mattino?

- No, è già passato!

Tutto l’aroma della serena oscurità dissolve

la sua prospettiva di sfinge, e si svela, muto.

Le giovani donne dal corpo umido di perle

s’alzano dalla superficie arcana e marina,

riposano a riva, cercano stelle da dedicarsi.

 

Un fiotto di maschi adolescenti sgorga

alle spalle delle timide ninfe scolorate.

Tremore di spalle, sussulti di seni, e corse

che scrosciano nell’erba, fremono nell’onda.

Niente da fare. Si sentono afferrare. Cedono.

Suona l’arpa che limita il decorso degli eventi

il cui suono traspare in verginale contrasto

con l’abbandono d’un labbro all’altro.

 

Il chiaro di luna è un occhio senza sguardo,

lascia pure che le figlie fiorite alla sua ombra

appoggino la guancia sopra un petto virile.

 

Deve perdersi l’amore, nel riposo, nell’affanno.

 

Andrea Giampietro

 
 
 

Cesare Pavese e F. Hodler

Post n°340 pubblicato il 03 Novembre 2011 da claranera
 
Tag: Pavese

Mito

(F. Hodler - Adoration III)

.

Verrà il giorno che il giovane dio sarà un uomo,
senza pena, col morto sorriso dell'uomo
che ha compreso. Anche il sole trascorre remoto
arrossando le spiagge. Verrà il giorno che il dio
non saprà più dov'erano le spiagge d'un tempo.

Ci si sveglia un mattino che è morta l'estate,
e negli occhi tumultuano ancora splendori
come ieri, e all'orecchio i fragori del sole
fatto sangue. È mutato il colore del mondo.
La montagna non tocca più il cielo; le nubi
non s'ammassano più come frutti; nell'acqua
non traspare più un ciottolo. Il corpo di un uomo
pensieroso si piega, dove un dio respirava.

Il gran sole è finito, e l'odore di terra,
e la libera strada, colorata di gente
che ignorava la morte. Non si muore d'estate.
Se qualcuno spariva, c'era il giovane dio
che viveva per tutti e ignorava la morte.
Su di lui la tristezza era un'ombra di nube.
Il suo passo stupiva la terra.

Ora pesa
la stanchezza su tutte le membra dell'uomo,
senza pena, la calma stanchezza dell'alba
che apre un giorno di pioggia. Le spiagge oscurate
non conoscono il giovane, che un tempo bastava
le guardasse. Né il mare dell'aria rivive
al respiro. Si piegano le labbra dell'uomo
rassegnate, a sorridere davanti alla terra.

.

Cesare Pavese

 
 
 
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