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SUDAN: NOI NON DIMENTICHIAMO
Post n°5 pubblicato il 30 Settembre 2006 da codicimagazine
Settemila morti nella guerra dimenticata. Questo è il tragico bilancio fornito dalle organizzazioni internazionali del conflitto in Sudan nei primi mesi del 2005. Sulle cifre è scontro tra queste organizzazioni ed il governo sudanese, secondo il quale le vittime sarebbero soltanto cinquemila. Dietro questa strage, ancora una volta ci sono risorse contese. Nel territorio del Darfur si sospetta, infatti la presenza di petrolio. Ma il Sudan è attraversato da crisi politiche istituzionali, che da vent'anni ha visto protrarsi una guerra civile tra il governo settentrionale arabo e musulmano e di ribelli del Sudan People's Liberation Army a prevalenza cristiana. L'ONU però non definisce genocidio ciò che sta accadendo in Darfur, poiché solo con tale definizione infatti, sarebbe possibile un intervento militare delle Nazioni Unite. Il conflitto è alimentato dalle armi che giungonodall'estero ci sono paesi come l'Iran, la Cina,la Russia e la Bielorussia che sarebbero tra i principali fornitori di armi del governo sudanese. Al contrario, Usa, Israele ed Eritrea sono sospettati di appoggiare i ribelli. A pagare il prezzo maggiore di questi contrasti sono soprattutto i civili l'aspettativa di vita di 55 anni, la mortalità infantile, sotto i 5 anni, l'impossibilità della metà della popolazione di avere accesso ai farmaci essenziali e il basso numero di medici sono i dati che testimoniano le difficili condizioni di vita del paese. Un ruolo di primo piano è svolto da Emergency che, nel giugno del 2003, ha avviato una missione in Sudan. L'intervento dell'associazione Umanitaria vuole garantire il diritto alla salute come diritto universale e non come un privilegio di pochi. Per questo l'obiettivo di Emergency è stato quello di creare un Centro di Cardiochirurgia per i pazienti affetti da malformazioni cardiache e collegato ad ambulatori dislocati nei nove paesi confinanti col Sudan. Senza una maggiore informazione dei mass-media, conflitti come quelli del Sudan, non potranno mai essere conosciuti dall'opinione pubblica, che non avrà mezzi per contribuire alla sensibilizzazione su questa guerra. Anche noi, alunni dell'ITIS grazie a PeaceReporter, siamo venuti a conoscenza di questa realtà e contrubuiremo con una raccolta di fondi destinati al progetto di Emergency. V°AET ITIS “ENRICO FERMI” Con la collaborazione di: Prof. Felicetti Fiorella Giornalista Perantozzi Renato
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