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Creato da: coimbradgl1 il 29/06/2010
versione 2.0 di un ipocrisia che non cambia

 

 

il mare in burrasca aiuta la respirazione

Post n°11 pubblicato il 08 Settembre 2010 da coimbradgl1
 

Ci sono di nuovo anche se in vacanza, o meglio finalmente sto in vacanza e allora direte: che cavolo scrive se sta bellamente al mare di settembre. Beh non ci crederete ma ho più tempo per scrivere che quando sono in città.

Oggi burrasca e domani forse pure ma chissene..... la salsedine mi riempe i polmoni e svuota la testa. A prsto

 

 
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Un pò di refrigerio contro questo caldo ipocrita

Post n°10 pubblicato il 21 Luglio 2010 da coimbradgl1
 
Foto di coimbradgl1

Dopo molti anni la battaglia contro la privatizzazione dell'acqua è una di quelle che vale la pena di essere combattute.

Video della manifestazione di piazza Navona e consegna delle firme in Cassazione

Intanto.... Lunedì 19 luglio è stato il giorno più atteso per i comitati e i movimenti che hanno raccolto le firme per il referendum contro il decreto Ronchi, ovvero contro la privatizzazione del servizio idrico in Italia. A piazza Navona, a Roma, si è svolta una manifestazione dove vari interventi hanno ribadito le ragioni della consultazione referendaria. Un'iniziativa cominciata sotto il sole cocente della mattinata romana a conclusione di una campagna iniziata il 25 aprile e poi proseguita attraverso migliaia di banchetti sparsi in tutta la penisola, ai quali 1 milione e 400mila cittadini si sono avvicinati per dare la loro firma.

Si tratta di un risultato enorme (tutto il lavoro è stato svolto da volontari), probabilmente il più grande della storia dei referendum. Un successo se si pensa che alcune forze come il Pd hanno scelto altre vie, come quella della legge d'iniziativa popolare. Un atteggiamento autonomo ma forse singolare visto che tantissimi militanti democratici si sono adoperati per la riuscita della campagna. «L'acqua è un diritto, ce lo vogliono espropriare e la gente non lo sa ancora», è il leit motiv ripetuto dal palchetto davanti al quale c'è una folla attenta, alla quale si mischiano i moltissimi turisti.

«I privati non portano nulla e questo i sindaci lo devono sapere e ammettere onestamente visto che lo provano ogni giorno sulla propria pelle. I privati vogliono solo fare profitti». L'opinione di Danilo Bianchi, sindaco della cittadina di Anghiari vicino ad Arezzo, è chiara. Infatti sono proprio le amministrazioni locali le più esposte ad un'eventuale privatizzazione. Esperienze come quella nel Lazio del comune di Aprilia a Latina dimostrano che solo attraverso estenuanti battaglie si può ridimensionare il ruolo delle multinazionali.

Le super corporation hanno da anni fiutato il business idrico in Europa, mentre nei paesi del sud del mondo hanno già lucrato abbondantemente ai danni delle popolazioni locali. Una politica che ha portato alcuni paesi ad approntare una legislazione che impedisce l'esproprio della risorsa acqua come, ad esempio, in Uruguay. Ora nel mondo si guarda con interesse a quello che sta succedendo in Italia con il referendum. «Negli ultimi mesi siamo stati sepolti di richieste di chiarimenti su cosa succede qui», dice Tommaso Fattori del Contratto mondiale dell'acqua, «dopo che a Parigi i privati sono stati estromessi dalla gestione del servizio idrico, quella italiana è la seconda esperienza simile in un paese del nord del mondo».

 

La manifestazione si è poi conclusa sotto la Corte di Cassazione, il vecchio Palazzo di Giustizia romano dove, dopo un improvvisato corteo, sono state portate le scatole con le firme poi gettate simbolicamente in aria per la gioia dei fotografi. Un gesto benaugurante visto che le difficoltà per i referendari non sono di certo terminate, «prova ne è – dice ancora Fattori – che in Parlamento stanno già iniziando manovre per scongiurare la consultazione. La paura è che i cittadini si esprimano su un tema fondamentale come quello dei beni comuni contro le privatizzazioni».

 
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7 luglio, la verità degli aquilani contro l'ipocrisia

Post n°9 pubblicato il 15 Luglio 2010 da coimbradgl1
 
Foto di coimbradgl1

Di ipocrisia in ipocrisia non si sa dove si arriva, quindi per quanto ci si riesce bisogna metterci un argine. Prendete il terremoto de L'aquila ad esempio, una campagna elettorale costruita sulle disgrazie dei cittadini abruzzesi. Poi però finisce tutto e allora giù botte come è successo il 7 luglio. Se poi invece la verità viene a galla lo stesso ecco bella e pronta l'antica scusa dei provocatori infiltrati. Vorrei infiltrarmi nelle stanze dei bottoni per capire come vengono pianificate certe decisioni. per il momento cerco solo di documentare lo que pasa.

Vedi le immagini degli scontri

I cittadini aquilani sono tornati a Roma, questa volta dentro il Parlamento e non più davanti circondati e malmenati dalla Polizia. I comitati cittadini, che fin dal 6 aprile, giorno del terremoto che ha sconvolto l'Abruzzo, si sono costituiti per gestire l'emergenza accanto al lavoro ufficiale della Protezione civile, hanno infatti tenuto una conferenza stampa nella sala del Mappamondo a Montecitorio per spiegare la loro verità su come si sono effettivamente svolti i fatti della manifestazione dello scorso 7 luglio.

In quell'occasione i cittadini aquilani si erano dati appuntamento a Roma, con i sindaci in testa, per reclamare dal governo la sospensione dei tributi e un provvedimento ad hoc per riattivare l'economia aquilana ancora a terra. «16.000 persone hanno perso il lavoro, 30.000 persone sono ancora senza casa e la ricostruzione tarda e ad agosto scade il termine per pagare gli alberghi dove sono ancora migliaia di cittadini» spiega Sara Vegni del Comitato 3.32.

La manifestazione invece si è trasformata in una prova di forza con le forze dell'ordine che hanno usato la mano pesante con i dimostranti, il risultato è stato il ferimento di due persone ma molte altre hanno subito danni anche se non se ne avuta conoscenza. Le ragioni della rabbia aquilana quindi si sono perse nella cronaca degli scontri e l'attenzione si è concentrata sugli episodi di violenza. Alcuni giornali e ambienti governativi hanno parlato della presenza di infiltrati e provocatori. Affermazioni nettamente respinte dai comitati che nel corso della conferenza stampa hanno anche proiettato, a supporto della verità, alcuni

 
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Un paese democratico? No solo ipocrita

Post n°8 pubblicato il 14 Luglio 2010 da coimbradgl1
 
Foto di coimbradgl1

 

Una settimana che non scrivo, una settimana calda e densa di avvenimenti. Ora però vi racconto una bella storia che dimostra, se solo ce ne fosse bisogno, che il nostro è un paese di merda. Spero solo che teniamo sempre il timone ben saldo naturalmente contro l'ipocrisia di chi dice che l'Italia è una nazione democratica.

Si chiama operazione “Insider”, ed è l'indagine condotta dal nucleo operativo dei Carabinieri della Capitale che sta scoprendo il volto oscuro di quella che è stata definita già la “nuova P2”. Un sodalizio criminal-politico capeggiato da tre uomini noti: il faccendiere Flavio Carboni che da decenni scorrazza all'interno degli episodi più oscuri e inconfessabili dei misteri italiani, il giudice tributario Pasquale Lombardi e l'imprenditore napoletano Arcangelo Martino. Uomini ben addentrati nei palazzi della politica e privi di scrupoli.

I tre finiti, tutti in carcere nell'ambito dell'inchiesta sugli appalti per le centrali eoliche in Sardegna da cui si è risaliti ad operazioni ancora più gravi. Per il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e il sostituto Rodolfo Sabelli gli arrestati avevano creato una vasta rete di contatti per pilotare le nomine di personaggi funzionali a un preciso disegno «in posizioni di rilievo in enti pubblici e apparati dello Stato». La contropartita sarebbe stata l'ottenimento di «appalti pubblici, provvedimenti giudiziari e amministrativi favorevoli». Il tassello più inquietante dell'inchiesta è quello che emerge da centinaia di intercettazioni, che fanno parte delle ben dodicimila pagine dell'inchiesta, dove il gruppo interloquisce con alcuni parlamentari.

Il gruppo infatti avrebbe avuto come referenti politici ad alto livello due pezzi da novanta del Pdl: il senatore condannato per mafia Marcello Dell'Utri e il coordinatore Denis Verdini. Nella residenza romana di quest'ultimo si tenevano gli incontri per coordinare la vasta attività del sodalizio. Il movimento di denaro, si apprende dalla richiesta di custodia cautelare, ammonta a circa 4 miliardi di euro serviti ad operazioni di corruzione. Tra le attività più eclatanti dell'organizzazione il tentativo di influenzare il voto della Corte Costituzionale sul Lodo Alfano attraverso Antonio Martone, avvocato generale in Cassazione che nei giorni scorsi ha deciso di lasciare la magistratura.

Ma non finisce quì poichè, i nuovi “fratelli di loggia” tentarono anche di favorire l'elezione a presidente della Regione Campania del sottosegretario alle Finanze Nicola Cosentino. Per realizzare ciò venne messa in piedi una campagna di diffamazione contro l'attuale presidente Nicola Caldoro. Una vicenda che ha portato alle dimissioni dell''assessore regionale Ernesto Sica che spiava Caldoro stesso.

La base operativa del gruppo criminale era il "Centro studi giuridici per l'integrazione europea Diritti e Libertà", per i magistrati tramite questo strumento si operava per « acquisire e rafforzare utili conoscenze nell'ambiente della politica e della magistratura». Una delle prove risiede nel tentativo fatto di stringere una relazione con esponenti della procura fiorentina che, guarda caso, proprio in quel momento si stavano occupando dello scandalo “Grandi eventi” e cioè l'inchiesta sugli appalti del G8. I magistrati toscani avrebbero dovuto partecipare ad un « onvegno milanese programmato per il marzo 2010» Un piano che non si realizzò per un fatto ben preciso, e cioè il tentativo di far riammettere la lista del presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni prima esclusa dalle elezioni regionali e poi reintegrata dal Tar.

 
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il mondo è grande, la città di più

Post n°7 pubblicato il 09 Luglio 2010 da coimbradgl1
 

Amo la mia città percorrendo le mille periferie, parchetti abitati da ragazzi e adulti con figli. musica anni '80 che magari i neo papà o mamma non conoscono neanche. Amo la semplicità e la spontaneità che contraddistingue la metropoli mentre i più si affollano nelle varie feste dell'Unità (si chiamanno ancota così?) e nei locali all'aperto. Ho bisogno di verità, ho bisogno di sapere che succede nei quartieri. Ho bisogno che l'ipocrisia del divertimento venga sconfitta da chi abita le mie strade.

Buona notte

 
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