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PARADISE IS HERE Non voglio piangere perché le lacrime confondono lo sguardo
Non voglio rincorrere il domani ma camminare l'oggi
Non voglio toccare il cielo ma contemplarlo (poetuncolo)
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TOCCARE Ogni nostra conoscenza comincia con l'esperienza
C'è più ragione nel tuo corpo che nella tua migliore sapienza
Non so se vi è mai capitato - a me sì - di incontrare persone che irradiano sensazione di repulsione nei confronti del contatto corporeo. Sensazione epidermica di decorporeizzazione.
E qui dobbiamo fare i conti con l'incidenza della concezione del Corpo nella nostra cultura. "Toccare", nel titolo del post, è sineddoche. "Corpo" ne è il tutto ed è parola vitale. Platone, S. Agostino, Cartesio ne sono stati gli artefici principali e i mistificatori. In questo ci hanno fatto un brutto, bruttissimo servizio. Non avremmo avuto bisogno di tanti "curatori d'anime", e ben prezzolati... psichiatri, psicologi, psicanalisti... psicoterapie a non finire.
Siamo Corpo, non siamo pensiero di un Corpo o solo pensiero in un Corpo, siamo vibrazioni di epidermide, sudore di passione o di dolore, siamo carezze, baci, mani protese verso chi invoca, gesto d'amore che si consuma e genera, ma anche, purtroppo e maledettamente, moto di violenza, di odio, di soppressione del corpo proprio o altrui. Corpo di vita e Corpo di morte, Corpo che sente. Corpo di sentimenti e sensibilità, Corpo di rancore e odio.
Già parlare del corpo è tradirlo, perché lo si interpreta, così come lo tradisce la ragione caricandolo di oggettività, quasi fosse un ospite sgradito.
L'unico "al di fuori del corpo" è il mondo, per questo il Corpo è apertura, "panorama", incontro col mondo. In questo incontro il Corpo si fa situazione, accumula simbologia, trova senso, si espone a salute o malattia, è giorno o notte. In questo connubio, dove ambivalenza non è schizofrenia, si genera identità. Schizofrenia è piuttosto lì dove l'Io non abita il Corpo, ma si sdoppia in altro. Come siamo Corpo, così siamo identità, come siamo Corpo così siamo interiorità; non vi sono nascondigli delocalizzati, dove vige verità oltre quello che siamo, o, se ci sono, è perché ci conviene illuderci o perché non manchiamo di eccessiva fantasia. |
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CHOCABECK Rimanere a bocca asciutta, non per mancanza di cibo, ma perché quel cibo che ci ha fatto sognare e crescere "sembra" aver perso le sue specifiche proprietà nutritive.
"SEMBRA"... ma, sappiamo che non è così, perché: abbiamo fatto l'amore nel cielo e nel sole
e, se il nostro intimo è INNAMORATO di cuori, conoscenza, ideali, utopie, fede, quell'odore di amore RIAFFIORA, lentamente, pazientemente, ostinatamente, tra le crepe di un terreno arido, indurito. Rimanere a bocca asciutta, non per mancanza di cibo, ma perché quel cibo è avariato da batteri mercantilistici e salutistici di una società che non tollera sbavature o anomalie. |
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L'UOMO INVISIBILE Sono sulle tue tracce e sono nella tua mente
The invisible man-Queen Vi sono periodi della nostra esistenza attraversati da una sorta di "essenza invisibile" (uomo invisibile) che, in seguito a un nuovo evento inaspettato con la sua carica dannosa e malefica, si insinua impercettibilmente nella nostra mente, si avvinghia agli stati del nostro umore, apre o chiude persiane, movimenta o blocca, popola di paure e incubi, confonde o attenua la vista, smorza entusiasmo e mette in ginocchio. Se prima "avevamo la sensazione", in un delirio di onnipotenza, di essere padroni incontrastati della nostra esistenza, basta che all'improvviso e senza apparente motivo questo folletto invisibile e dispettoso ci visiti e il castello della nostre sicurezze crolla e si frantuma. Dalla prima vola che lo lessi da giovane, non mi ha più abbandonato questo pensiero di B. Pascal: "l'uomo non è che un fuscello, il più debole della natura, ma è un fuscello che pensa". Grandezza e fragilità ci attraversano, l'una ci esalta, l'altra ci ridimensiona e abbatte. E quel "pensa" non è che mi abbia mai fatto inorgoglire più di tanto, perché la consapevolezza della propria debolezza e finitudine è fonte anche di grande sofferenza. E il primo destinatario fortunato o sfortunato è il nostro CORPO, che non sta per nulla zitto e ci rendiconta su ogni minuzia. Se lo si ascolta, pronuncia verità, non inganno. Se non lo si ascolta è il PENSIERO a sovrapporsi, a pronunciare inganno o condanna. Il corpo ci è amico se lo trattiamo da amico. Facile prodursi in fuochi d'artificio sull'unicità e grandezza della propria identità, sulle meraviglie dell'essere umano e i miracoli della natura, quando quel "fuscello" è ben saldo, non è sferzato da raffiche di vento o sottoposto a violente perturbazioni interiori, destabilizzato dall'uomo invisibile. Appena vacilla un po', addio meraviglie e sogni, tutto si complica e barcolliamo, traballiamo, ondeggiamo, frastornati, ubriacati da preoccupazioni o scenari bui. Sono queste le situazioni dove bisogna scandagliare il fondo e racimolare "un supplemento d'anima". Quando si frequenta il fondo è il buio a farci compagnia, si è ciechi, si suda sofferenza, ma è l'unico modo per illuminare ciò che ci fa paura: l'uomo invisibile.
Ed ora, se ti va, "Risorgeremo dal sole, dalla pioggia che va..." "stanno andando via tutti i soldati dalla mia città..."
liberazione-luce-fuoco-pane e vino-serenità-gioco-bambini-risorgere-donna (madre, compagna, amica), amore... |
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IL VOLTO Le visage, il volto è Vi sono giorni difficili, carichi di tristezza, di solitudine. Si vorrebbe piangere, ma le lacrime rimangono inchiodate nel cuore. Vi sono giorni di preoccupazione per noi stessi e per gli altri. Vi sono giorni di sofferenza fisica, di ansia per la salute, picchi di angoscia. Vi sono giorni in cui ci sembra di navigare come naufraghi nel vuoto, nel non-senso. Giorni… più notte che giorno. Sono i giorni in cui si ha bisogno di un "VOLTO".
Il volto non ci salva, |
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